Posts Tagged: matrimoni

Una brutta storia…

… di cui sono io il responsabile. Primavera dell’anno scorso: l’associazione di cui faccio parte organizza tre giorni di viaggio ad Assisi e ci andiamo in trenta, giovani e meno giovani, il più anziano ha 78 anni, il ragazzo più giovane 24. Il clima tra noi è bellissimo, c’è un’atmosfera fuori dal comune, quasi incantata. Io di anni ne ho 66, credo di portarli burrascabene e in quei giorni mi sento particolarmente vitale. Scherzo con tutti, faccio battute, aiuto chi ne ha bisogno. E mi accorgo che una delle donne del gruppo, vent’anni meno di me, è particolarmente piacevole e intrigante. Anche lei non è indifferente al mio stato di grazia di quei giorni, mi si avvicina spesso, parliamo molto, c’è intesa. Potrei fermarmi a questo stadio e in effetti mi passano per la mente pensieri saggi, tipo che alla mia età bisogna andarci cauti o che a casa mi aspetta una moglie a cui voglio bene. Invece sono proprio preso dal sacro fuoco e perdo completamente la testa per questa donna. Quando la gita finisce e torniamo a casa, passo settimane in cui non mi riconosco più, il pensiero fisso è per lei, continuo a chiedermi come ci si può innamorare alla mia età, trovo scuse in continuazione per non stare a casa la sera. Non mi importa niente né del passato né del futuro, è importante solo il presente e quello che sto vivendo. Mia moglie ovviamente si accorge che è successo qualcosa e non so mentirle. Sta molto male e subito mi chiede di trovarmi un altro posto dove andare a dormire. Passano pochi giorni e succede il peggio: la donna di cui mi sono innamorato sparisce, non risponde più alle telefonate, agli sms, alle mail, chiedo agli altri dell’associazione e nessuno ne sa più nulla, a casa sua dove vive da sola non risponde nessuno. Desaparecida. Anche in associazione sono preoccupati e le sue amiche non ho fatto in tempo a conoscerle. Passano due settimane di angoscia e di paura, poi mi avvisano che è ricomparsa. Mi precipito, e lì mi affronta dicendomi quel che ormai temevo: ci ho pensato, dovevo essere da sola per pensarci per questo sono andata via, io non sono innamorata di te e non credo che la nostra relazione possa avere un futuro, mi spiace. Insomma, mi scarica e io passo dalla disperazione più nera all’autocommiserazione. Perdo chili e la faccia mi diventa scavata. Mia moglie non vuole più sentir parlare di me e trovo ospitalità da un vecchio amico. Dopo qualche altra settimana il sentimento prevalente è che mi sento un cretino, un cretino che si è andato a buttare in una situazione che poteva solo finire così. Intanto rifletto anche su come il rapporto con mia moglie fosse fragile, inaspettatamente fragile dopo tanti anni di matrimonio. E così i giorni passano. E io a questo punto non riesco più a guardare avanti.

Questa storia é stata pubblicata anche su www.osservatoriosenior.it

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Nuovi orizzonti

Scrive Nicole: Francese, quasi 62enne, da molti anni in Italia, prima per lavoro in un’azienda francese a Roma poi per matrimonio in Liguria. Mi sono sposata a 40 anni con un piccolo imprenditore di 14 anni più grande, commettendo l’Errore della mia vita: licenziarmi. Infatti, dopo 2 anni, mio marito è fallito. Eravamo sul lastrico. Ha aperto un bar, a nome mio, e neanche questo è andato bene con penose conseguenze finanziarie per me. Anziché rimboccarsi le maniche, è scivolato nell’alcolismo. E’ da quel periodo che viviamo da separati in casa, né dormiamo né prendiamo i pasti insieme. Solo l’amore per i miei animali ed il mio orgoglio innato mi hanno dato la forza di andare avanti. Otto anni fa ho trovato un lavoro come operatrice in un call center, lavoro penosissimo e mal pagato ma a tempo indeterminato. Poi, 4 anni fa, ho conosciuto l’amore-passione per un mio coetaneo…non libero. Gioia e dolore insieme ma…vita. Sentirsi bella e desiderata alla mia età è fondamentale, rialza l’autostima. Ora non so cosa sarà della mia vita. Avrò finalmente la forza di lasciare marito e amante per nuovo orizzonti? (ma mai i miei animali). La Fornero mi costringe a sopportare per altri 2 anni l’inferno del call center. Poi, chissà… Leggere Voi è stata una scoperta, bellissima, spero poter scambiare pareri con Voi. Grazie

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Non si tratta solo di sesso…

Nelle ultime settimane ho ricevuto, inviate alla rubrica “Invia la tua storia”, vari messaggi che parlano di Viagra, Cialis e Levitra.  Ne riporto un paio.

Sotto il titolo “Come dovrei comportarmi?”, Rossana scrive: “Siamo una coppia di ultrasessantenni. In questi giorni ho scoperto da vie traverse ma con i miei occhi, che mio marito fa uso spesso di Cialis a mia insaputa. Potrebbe anche essere normale, se portasse dei benefici anche a me. Ma c’è una piccola cosa che fa la differenza. Non abbiamo rapporti intimi io e mio marito pur vivendo nella stessa casa e nello stesso letto da tanti anni. Lui dice che lo prende perché lo fa stare meglio, ma meglio con chi? gli chiedo io. Il Cialis non è un’aspirina per il mal di testa, o sbaglio? Come può reagire seriamente una donna di fronte ad una cosa che sa tanto di presa in giro? Cosa può pensare e come si deve comportare una donna- moglie di fronte ad un simile fatto? Accetto consigli. Grazie”

Il secondo post che riporto è di Giorgio Boratto e racconta del suo libro: “Sono l’autore di un libro dal titolo Bourbon & Viagra che racconta di un cantante country quasi settantenne che trova con il Viagra una seconda giovinezza sessuale… Il romanzo racconta la cavalcata, attraverso le canzoni country, di Martin Hedger, un cantante che si muove tra il Missouri, Nashville, Memphis e l’Alabama sulle orme di Johnny Cash e Willie Nelson.  Con in testa un cappello da cowboy, Martin Hedger vorrebbe lasciare traccia. Ma viaggiando nel vento il suo mondo dura quanto una canzone. Martin è così: uno dei tanti che si stupiscono d’invecchiare, ma hanno riempito la loro vita di tutti gli elementi che lasciano un cappello pieno di pioggia. Martin Hedger ha il vantaggio di essere ironico e trova un senso comico nella sua ricerca di sesso a tutti i costi. Come finirà? Nessuna indicazione, ma la sua vita è piena di indizi.”

Il Viagra, copostipite dei farmaci che aiutano le prestazioni sessuali, ha compiuto 15 anni pochi mesi fa. Non c’è dubbio che, insieme ai ritrovati che l’hanno seguito, abbia prodotto una piccola rivoluzione non solo nei comportamenti sessuali, ma forse ancor di più nelle aspettative, nell’immaginario, nelle relazioni, nei sentimenti e nei timori di uomini e donne senior.

Secondo il rapporto Coop 2013, i consumi in generale continuano a calare. Di recente diminuiscono soprattutto quelli legati ai cosiddetti vizi: il consumo degli aperitivi è calato del 5%, quello dei superalcolici del 3%, il vino ha registrato un -4% e in due anni le sigarette fumate sono state il 14% in meno. Persino il caffè, che è parte delle nostre abitudini quasi quanto gli spaghetti, in sei anni ha avuto una contrazione del 21%. Viagra ed affini invece no, loro vanno in controtendenza: + 8% in due anni, complice sì l’uso anche da parte dei più giovani, ma soprattutto la maggiore diffusione tra gli over 55. Se questa non è una piccola rivoluzione nei costumi…

Se, come racconta Boratto, il viagra può aver portato sensazioni di nuove opportunità, nuovi modi d’invecchiare e pure un po’ di comicità e di autoironia, d’altra parte, come invece testimonia Rossana, la “virilità maschile a tempo” può produrre nuovi sbandamenti.

“Il viagra potrebbe essere l’ultimo sfasciafamiglie” ha sostenuto la giornalista Terry Marocco su Panorama, che argomentava così: “La seconda giovinezza sessuale dei maschi ha messo in difficoltà unioni che da tempo avevano superato brillantemente la crisi del settimo anno” e suggerisce che il raddoppio dei divorzi in Italia degli ultrasessantenni negli ultimi dieci anni sia attribuibile anche a questi farmaci. Nello stesso articolo si riporta l’opinione di Paola Beffa Negrini, psicologa all’Università Cattolica di Milano, che sull’argomento ha condotto uno studio per la società di geriatria: “Oggi gli uomini hanno più carte da giocarsi rispetto alle coetanee settantenni. E le lasciano più facilmente, credendo che tutto si possa risolvere con le pillole, anche se poi senza la vecchia moglie non sanno neanche dov’è la tintoria”. Davvero vogliamo pensare che l’aiutino non possa essere a beneficio anche delle coppie più assestate ?

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Risveglio o letargo?

Da parte di Melacotogna: Dopo 5 anni da sola mi sposai a mezz’età con vedovo e figli putativi adolescenti; lavoro, casa, scuola di questi figli putativi, genitori anziani, spesa, qualche invito in casa e fuori: un turbine, da cui ero schiacciata e sempre piu’ pressata; lui diceva che quando i ragazzi sarebbero cresciuti, ci saremmo divertiti di piu’; invece gli fu presentata una straniera molto piu’ giovane dopo 8 anni dal mio matrimonio: bugie, complicità ed omertà di tutta la sua famiglia, e i suoi amici mi resero isolata ed esaurita, non ci credevo a questo triplo tradimento; mi indusse a separarci con un modesto benservito ed ancora fandonie, anche sul letto di morte dei miei genitori; solo ultimamente ho saputo che se la passa bene e si è pure sposato quella giovane, i ragazzi si son pure sposati e vivono felici e contenti. Il mio tempo mi pare perso e mi fa rabbia se mi dicono “non ci pensare”. Gli anni son passati e son rimasta da sola, ma aiuto ancora bimbi in difficoltà ed altro volontariato, ma nelle feste sto a casa, non ho piu’ una rete sociale da poter scegliere, a parte pochissime persone e la fede che è stata messa a dura prova.

Risveglio, risveglio, non letargo… Più che “non ci pensare”, “pensa che c’è ancora un futuro!”

In foto: di Eva Gonzales, “Risveglio mattutino”

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Coppie stagionate

Sergio e Serena si conoscono da trentasette anni. Amici comuni li presentarono, ma non fu subito colpo di fulmine. Solo dopo un anno Cupido scoccò la sua freccia e altri mesi trascorsero prima di decidersi a rivelarsi. Poi tutto seguì in fretta: convivenza, matrimonio, primo figlio, secondo figlio… e problemi di casa, di lavoro, economici, di salute, familiari, di educazione dei figli, di tradimento, tutti bene o male affrontati insieme. Oggi Sergio e Serena hanno 60 anni e si fa fatica a distinguere la loro vita dalla loro coppia. Hanno condiviso trentacinque anni di vita, si conoscono reciprocamente come nessun altro e da un pezzo hanno trovato un buon equilibrio nell’affrontare insieme la quotidianità, il che dà loro una sicurezza a cui non vorrebbero certo rinunciare. Soprattutto se presi separatamente, riconoscono subito che il loro rapporto non offre più né misteri né sorprese e che le palpitazioni di cuore se capitano non sono più dovute all’emozione per il partner ma a ben più prosaici motivi. C’è affetto, c’è complicità, c’è sesso moderato, c’è la soddisfazione di aver cresciuto insieme i figli: a Sergio e Serena sembra molto ed obiettivamente è tantissimo, hanno ragione ad essere soddisfatti. Però è Serena, più abituata a riflettere sul loro rapporto, che porta a galla un’inquietudine sul loro futuro, un interrogativo su come saranno i prossimi anni per se e per il ménage: “Adesso che stiamo ancora lavorando entrambi e che uno dei figli è ancora in casa faccio fatica a vedere dei cambiamenti tra me e Sergio, ma non mi piace l’idea che ormai tutto quello che c’era da scoprire è alle spalle e che davanti c’è solo un tran tran senza passione o peggio solo malattie e vecchiaia. Io vorrei imbattermi ancora in cose nuove, in emozioni, in scoperte che mi facciano sentire viva. E la mia speranza è di trovare tutto questo ancora con l’uomo della mia vita”.

Questo è il punto, quel che dice Serena è proprio la sfida principale delle coppie stagionate di oggi, per lo meno di quelle non in via di separazione: dare vitalità ai decenni successivi che si prevede si vivranno insieme. Se Serena e Sergio, e insieme a loro tutti i senior nelle stesse condizioni, pensassero a come è andata alle generazioni che li hanno preceduti, probabilmente scoprirebbero che l’inquietudine manifestata da Serena allora non era molto diffusa. Alla stessa età, intorno ai sessant’anni, si veniva da trenta – quarant’anni di matrimonio e la prospettiva accettata da quasi tutti era, nella migliore delle ipotesi, di trascorrere una serena vecchiaia insieme. Come per tutti gli altri aspetti dell’esistenza, anche per la coppia non si pensava di avere davanti a se altri vent’anni di vita attiva, da inventare, da progettare, da rendere interessante, prima di sperimentare la vera vecchiaia. Oggi invece, così come non ci si considera particolarmente fortunati se a settant’anni si è ancora pienamente autonomi e vitali, allo stesso modo non ci si considera pienamente appagati se la vita di coppia da senior si limita alle abitudini di convivenza, al sostegno reciproco e alla solidarietà in caso di bisogno. Si è più ambiziosi, giustamente! Ma non è scontato che si trovino risposte all’esigenza di rivitalizzazione della coppia e alla ricerca di nuovi assetti ed equilibri nella vita insieme.  Come ad ogni passaggio importante, la coppia può rigenerarsi oppure può frantumarsi e la crescita delle separazioni dei senior fa capire subito che le risposte da cercare non sono facili.  Le inquietudini e le speranze di Serena sono quelle di molti senior !  In foto: una coppia senior

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16.621

E’ il numero delle separazioni di ultrasessantenni avvenute in Italia secondo l’ultima rilevazione annuale. Considerando tutti gli over55 il numero sale a 27.545.  Se una volta le separazioni e i divorzi dei senior erano eventi abbastanza rari, oggi le rotture dei matrimoni sono diffuse e il loro numero sta aumentando. La tendenza è in atto da qualche anno e non accenna a diminuire.

Lo certificano i dati pubblicati dall’Istat lo scorso lunedì 27 maggio che, come sempre per questa rilevazione, si riferiscono a due anni prima, cioè in questo caso al 2011.      Secondo l’Istituto di statistica, in quell’anno le separazioni riguardanti tutte le classi di età “sono state 88.797 e i divorzi 53.806, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente (+0,7% per le separazioni e -0,7% per i divorzi)”, anche se nel lungo periodo “i tassi di separazione e di divorzio totale sono in continua crescita. Nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si contavano 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2011 si arriva a 311 separazioni e 182 divorzi”. Continua l’analisi dell’Istat: “L’età media alla separazione è di circa 46 anni per i mariti e di 43 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente, 47 e 44 anni”. Questi valori però “sono aumentati negli anni per effetto della posticipazione delle nozze in età più mature e per la crescita delle separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne”.

La crisi coniugale dunque colpisce particolarmente i quarantenni, ma non risparmia i sessantenni. “Nell’ultimo decennio le separazioni che riguardano uomini ultrasessantenni sono passate da 4.247 a 9.923 (dal 5,9% all’11,2% del totale delle separazioni). Per le donne over60, nello stesso periodo, si va dalle 2.555 del 2000 (pari al 3,6%) alle 6.698 del 2011 (6,4%)”.  In totale dunque 16.621 over60 che si sono separati.  Numero che, a differenza delle altre classi di età, non rimane stabile rispetto al’anno precedente (il 2010), ma che cresce in maniera robusta: per i maschi del 12% (da 8.726 separazioni nel 2010 a 9.923 nel 2011) e per le donne ben del 18% (da 5.677 a 6.698).

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Lutti, nuovi amori e figli

Mi capita sempre più spesso negli ultimi tempi di sentire di conoscenti over60 che avviano una nuova relazione sentimentale.  Qualche volta si tratta di persone che in passato sono state single, più frequentemente sono uomini e donne che hanno alle spalle rapporti di coppia lunghi che ad un certo punto sono finiti. Ci sono anche, tra questi ultimi, coloro che hanno conosciuto il grande dolore della morte del partner e che dopo un periodo più o meno lungo di lutto e di sofferenza, si sono riaffacciati alla  vita e hanno trovato un nuovo compagno o una nuova compagna, di cui si sono innamorati o comunque con cui hanno deciso di trascorrere un pezzo della vita.  Nelle due storie che conosco di Cristina e di Renzo (entrambi nomi di fantasia), uno dei problemi più sentiti in quanto nuova coppia senior con alle spalle un matrimonio finito con la morte di uno dei partner, è la difficile reazione dei figli grandi.

I sentimenti dei figli di fronte ad un nuovo rapporto di uno dei genitori sono sempre un tasto delicato, qualunque sia la loro età e l’età dei loro genitori, ma la faccenda pare complicarsi ulteriormente se il genitore è un senior e se l’altro genitore è morto.

Cristina ha 65 anni, suo marito è spirato due anni fa dopo una lunga malattia e lei gli è stata vicino fino all’ultimo. Dopo circa un anno un coetaneo ha iniziato a corteggiarla discretamente e lei non è rimasta insensibile ai modi di questa persona. Tra mille dubbi, ha avviato questa nuova relazione e ora, a distanza di mesi, pensa di aver fatto la cosa giusta. I suoi tre figli sono tutti autonomi e hanno una loro famiglia. Però quando Cristina ha comunicato loro, tra mille imbarazzi, l’esistenza del suo nuovo compagno, la reazione è stata prima di incredulità, poi di opposizione crudele. Compatti, hanno preso le distanze, l’hanno fatta sentire in colpa e hanno diradato al minimo indispensabile le comunicazioni. Per la prima volta si sono occupati seriamente del patrimonio familiare e hanno invitato la madre, senza troppi giri di parole, a non frequentare con il suo nuovo partner la casa di campagna di famiglia, che sarebbe servita a loro e ai loro bebè nei weekend e durante le vacanze.

Anche nella storia di Renzo la reazione dei figli è stata un problema. Renzo è più anziano di Cristina, ha 77 anni e sua moglie è morta quando lui ne aveva 73. Gli anni precedenti erano stati di faticosa e penosa assistenza alla moglie malata, che lui aveva sempre amato con passione. I primi due anni successivi alla scomparsa della moglie Renzo era inconsolabile e i suoi due figli quarantenni sono subentrati nel compito di assistenza, questa volta a favore del padre che sembrava non farcela a superare il trauma. Poi, durante una vacanza estiva, è comparsa una signora di dieci anni più giovane, per cui Renzo ha subito provato simpatia, ricambiata, e nel giro di qualche settimana è nata una nuova coppia. Hanno adottato una regola per cui ciascuno mantiene la propria abitazione, ma la frequentazione è quotidiana e non c’è dubbio che la vita ora l’affrontano insieme. Figli contenti che il padre avesse ripreso vitalità ? Nemmeno per sogno. Uno ha impiegato un anno prima di accettare di conoscere la nuova compagna del padre e l’altro appena può esprime un giudizio morale negativo verso il proprio genitore.

Per fortuna, sia Cristina sia Renzo non hanno rinunciato alle loro nuove storie d’amore, ma certamente la serenità di entrambi è stata intaccata da come i figli hanno reagito.

Ormai si può tranquillamente sostenere che il pregiudizio negativo nei confronti dell’amore e dell’innamoramento dei senior sia stato superato, ma non è per niente da sottovalutare la psicologia dei figli nati da precedenti coppie, specialmente se alle spalle c’è il lutto per uno dei genitori.

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Mi sento viva

Scrive Bruna: Mi sento finalmente viva. Era ora ! L’ultima volta che ho provato questa sensazione è stato troppi anni fa. Quanti ? Trenta ? Quaranta? Non ricordo più. La mia vita è stata come dentro un pallone da cui non potevo uscire. Il matrimonio con i figli all’inizio l’avevo voluto, ma non è stato come speravo. Ho fatto quel che fa una brava moglie e una brava madre, non ho fatto mancare l’affetto a nessuno, ma dentro di me sapevo che non stava andando come volevo. Adesso che è finita con mio marito, dolorosamente ma è finita, e che i figli sono autonomi mi sento con una pagina bianca davanti.  Ho fatto anche la brava figlia quando mio padre è rimasto solo e ha avuto bisogno di aiuto. Lo facevo volentieri ma anche quello mi ha condizionato tantissimo la vita. Per non parlare del lavoro, da brava impiegata avevo i miei orari fissi, mai lamentata per il troppo lavoro ma gli orari rigidi, quelli sì non li sopportavo. Adesso in pensione, mi sembra un miracolo che non suona la sveglia la mattina. Libera e viva !

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Effetto sandwich

La famiglia in Italia è il cemento sociale da sempre più importante e malgrado abbia avuto nel corso dei decenni delle trasformazioni enormi rimane uno dei pilastri chiave su cui si fonda la società. Quando si arriva intorno ai sessant’anni l’esperienza che fanno in molti è che paradossalmente, proprio quando i figli iniziano a rendersi autonomi, la dimensione familiare raggiunge la sua massima estensione.

Genitori, fratelli e sorelle, e in misura più ridotta gli altri parenti, sono quasi sempre i riferimenti dominanti quando si è bambini. Poi, man mano che si cresce, la loro presenza, soprattutto quella dei genitori, si attenua sostituita dal rapporto di coppia, dalla nuova famiglia d’elezione che si forma e dai figli, che diventano il nuovo centro di attenzione fino a quando non crescono anche loro.   E’ lì, quando i figli si fanno grandi e si penserebbe che i rapporti familiari si potrebbero attenuare, che invece spessissimo crescono d’intensità, perché ritornano importanti i rapporti con la famiglia d’origine e non si esauriscono per nulla i rapporti con la famiglia che si è costruita.

In una sorta di effetto-sandwich il senior si trova in mezzo tra altre generazioni a cui in moltissimi casi dedica il proprio tempo, il proprio affetto, le proprie energie e spesso anche i propri soldi. I genitori invecchiati ottantenni o novantenni diventano bisognosi di assistenza, i rapporti con i fratelli e le sorelle, se mai sono diventati più blandi, si tende e recuperarli. La qualità del rapporto con il partner di coppia richiede una manutenzione straordinaria e con i figli grandi, anche usciti di casa, rimangono comunicazioni frequentissime, se poi sono ancora in casa va da sé che le relazioni sono impegnative; infine chi ha nipoti un po’ di tempo a loro sicuramente cerca di dedicarlo. Il fatto è che sono molto più numerose le testimonianze di chi vive questi rapporti familiari come un arricchimento che non di chi sottolinea soltanto la componente di obbligo, che pure in qualche modo esiste.  In foto: famiglia allargata

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Il cammino continua

Racconta Costantino: Nato da una famiglia della borghesia triestina, la scomparsa di mio padre ha comportato una dura attività lavorativa da parte di mia madre. Sono stato uno studente piuttosto diligente senza essere un’ eccellenza. Finito il liceo mi sono laureato in lettere classiche.
Da studente ho anche lavorato in una ditta commerciale conoscendo più da vicino il mondo operaio e impiegatizio ed economico in generale. Ho insegnato tutta la vita in licei diversi affinando così conoscenze e competenze mirate su obiettivi specifici in rapporto alle scolaresche dei differenti indirizzi. A suo tempo ho lavorato anche in scuole private con risultati soddisfacenti specie sul piano umano ma ho fatto pure una significativa esperienza come produttore assicurativo sul territorio in cui ora vivo, la Romagna, negli anni settanta mentre negli anni ottanta ho collaborato insieme ad altri con il circondario riminese nel campo dell’orientamento scolastico e professionale. Sono stato fortunato sul piano affettivo per avere conosciuto una famiglia, quella di mia moglie, di grande umanità e generosità e devo a mia moglie gran parte di quello che sono ora, ma il cammino continua…
Il passaggio dalla vita lavorativa a quella da pensionato non è stata traumatica personalmente ma per un delicato intervento subito da mia moglie. Del resto non sono certo mancate e non mancano le occasioni di incontro, di crescita culturale e affettiva, di formazione permanente attraverso letture che mantengano vivo il contatto con la realtà in divenire in un continuo presente e guardando al futuro e alla conservazione delle amicizie e delle conoscenze. Per altro verso, le sofferenze e i lutti dell’ultimo decennio mi hanno portato a riflettere sul tempo la cui inafferrabile velocità appare evidente solo in età avanzata. Così ti rendi conto della inconsistenza e della inutilità di certa conflittualità passata sia sul lavoro sia nel contesto familiare e amicale e del conseguente male involontario che fai a te stesso e agli altri. Ma anche del bene il cui raggiungimento non è sempre scontato né facile ma proprio per questo quanto mai stimolante e affascinante, nonché gratificante nel momento in cui si ottiene il risultato sperato. Ed esiste un bene che va oltre la tua dimensione terrena. Quest’ultima è la più impegnativa e meno scontata per tutti. Ma ci provo.   In foto: una persona in cammino

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