Posts Tagged: muoversi

In motocicletta

Scrive Giuliano: Di solito quando lo racconto a persone che conosco da poco tempo non mi credono. Mi guardano, vedono un signore abbondante di quasi cento chili e con almeno sessanta primavere sulle spalle e pensano che sto raccontando una balla. Invece no, è tutto vero: io le vacanze le faccio girando il mondo con il mio Vespone (oddio, il mondo fino a un certo punto, diciamo che le mete distano qualche centinaia di chilometri da Verona dove abito). E’ un’abitudine che ho da qualche anno: insieme al mio amico Giorgio, anche lui un bel tardone con venti chili meno di me, in primavera ci mettiamo a studiare i possibili itinerari, facciamo la manutenzione delle moto e poi a luglio via, si parte ! Infatti tra poco partiamo, quest’anno il giro prevede la Croazia (in onore dell’entrata nell’Europa), viaggio lungo la costa fino a Spalato e Dubrovnik e, se ci riusciamo, salto di confine e puntata a Sarajevo. Poi ritorno, il tutto in quindici giorni, una media di 100-150 chilometri al giorno, abbastanza per fare dei bei giri e per non arrivare a sera troppo stanchi. In passato abbiamo fatto dei viaggi attraversando gli Appennini in lungo e in largo fino ad arrivare all’Aquila, un anno invece siamo andati su verso Innsbruck, Salisburgo e Monaco. La vacanza in moto mi piace perché ti consente dei ritmi umani, vedi bene quel che attraversi, ti fa sentire libero e ti sembra che gli anni non passino. Lo so, lo so che passano, ma dài, per quindici giorni fatemi pensare che non è così…

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La mia memoria sarà normale ?

Lo dichiaro da subito: il calo della memoria è una delle cose che mi mettono più in apprensione. Non che non sia abituato a dimenticare in fretta date e nozioni, questo mi è sempre successo, anche da ragazzino mandare a memoria le poesie o ricordare le date delle battaglie non è mai stato il mio forte, ma è innegabile che da un po’ di tempo a questa parte i buchi di memoria diventano più frequenti. Mi consolo un po’ quando vedo che più o meno tutti i miei coetanei sono alle prese con lo stesso problema, ma il punto è proprio questo: sarò nella norma? c’è modo di capire se le mie capacità mnemoniche stanno declinando prima del dovuto ? e in ogni caso come si fa a rimediare o almeno a rallentare il declino ?

Naturalmente non sto parlando dei ricordi di vecchia data. Quelli sono ancorati e saldi nella mente: sono capace di ricordare nel minimo dettaglio una conversazione importante avvenuta vent’anni fa e di ricostruire ambiente, fatti e personaggi di episodi lontanissimi che per me hanno avuto un significato particolare o che mi avevano emozionato. Non sto parlando di questo, ma della memoria a breve termine, di quelle centinaia di informazioni che costellano la nostra esistenza quotidiana e che, non appena voltato lo sguardo altrove, abbiamo già scordato. Ad esempio, se tra il lusco e il brusco ti chiedono: “titolo, regista e principali attori degli ultimi tre film che hai visto ”, rispondi subito o cominci a fare giri di parole per prendere tempo ? “Come si chiamavano le cinque principali località del posto che hai visitato sei mesi fa?” (Londra o Berlino non valgono, contano solo i nomi di quelle cittadine che prima del viaggio non avevi mai sentito nominare). E se poi a cena non ti ricordi più cosa hai mangiato a pranzo, o la maggior parte delle volte che ti sposti da una stanza all’altra a metà percorso non sai più perché lo stai facendo, allora la cosa comincia  a farsi seria. 

Mi ha colpito – sarà per questa mia apprensione che dicevo prima – l’esperienza di una editor americana, Lisa Davis, che ha raccontato di recente in un articolo apparso sulla rivista dell’AARP la sua visita al Neurology Institute for Brain Health and Fitness vicino a Baltimora, con l’obiettivo di farsi misurare la memoria e di avere suggerimenti su come migliorarla e conservarla. Non so se mi sottoporrei alla medesima visita, ma mi sembra comunque interessante sapere che si stanno sviluppando pratiche di questo genere. Nel suo resoconto di un giorno e mezzo di visita, la Davis racconta di diagnosi multidisciplinari, tutte basate sul princìpio sostenuto dal guru dell’istituto, Majid Fotuhi, secondo il quale sono soprattutto gli stili di vita e le routine quotidiane a condizionare le nostre menti, e quindi a spiegarci eventuali problemi di memoria; meglio quindi occuparsi di essi piuttosto che solo delle componenti fisiologiche del cervello.  L’assessment a cui si è sottoposta la Davis è iniziato da una verifica dei riflessi fisici e del vigore complessivo. Poi è proseguito con il parlare di sé e con la ricostruzione della propria storia medica. Non sono mancate domande sul livello di colesterolo, sulle abitudini di esercizio fisico, sul sonno e sui livelli di stress a cui si è sottoposti. Queste domande sono legate alla convinzione che alcune condizioni di contesto producono effetti sul funzionamento del cervello: ad esempio, l’obesità e la pressione alta, ma anche la carenza di sonno e gli stati depressivi, favorirebbero il declino mentale.  Naturalmente nell’assessment cognitivo non potevano mancare dei test di memoria, che alla Davis hanno ricordato i test attitudinali a cui veniva sottoposta alle scuole elementari. E infine la ricognizione si è allargata ad un esame radiologico e alla verifica di come fluisce il sangue nelle arterie che alimentano il cervello.  Un assessment completo, non c’è che dire ! Al termine, la Davis è stata rassicurata sull’ottimo livello delle sue capacità cognitive e sul perfetto flusso sanguigno e le è stato raccomandato un percorso di tre mesi a base di esercizio fisico, meditazione e giochi al computer. Soprattutto, le hanno spiegato che il cervello va considerato come un muscolo: va tenuto in esercizio e tonico, se no si immiserisce  e diventa inutile.    “La memoria umana, melmosa e parziale, sfugge a qualsiasi tentativo di contenerla” così ha scritto un commentatore del famoso dipinto di Salvador Dalì “La persistenza della memoria”. Chi avrà ragione ?

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Basta poco !

Scrive Fabio: Non so se devo considerarmi fortunato o sfortunato. Probabilmente più la prima che la seconda, però ho avuto anch’io le mie sventure. Tre anni fa mi hanno trovato un polipo all’intestino, mi hanno operato e da allora mi devo controllare sempre su tutto quello che mangio. Ma soprattutto ho perso mia moglie, ormai dieci anni fa, che ha sofferto a lungo prima di andarsene e che mi ha lasciato un grande vuoto dentro. Per rimettermi in piedi ce n’è voluto, però la vita va avanti, mi sono fatto forza e adesso mi posso definire un sereno pensionato che sa apprezzare qual che ha. Ad esempio, sono in pensione da qualche anno e ogni mese ricevo dallo Stato 1800 euro, che non è una grande cifra ma quando faccio i confronti con le cifre delle pensioni medie che leggo sui giornali o con le incertezze dei più giovani, mi sembra di essere dalla parte dei fortunati e comunque per il mio tenore di vita sono sufficienti. E anche la salute, a parte l’inconveniente che raccontavo prima, non mi ha abbandonato e mi consente di fare ancora una vita quasi normale. Mi rendo conto ogni mattina che la vita vale la pena di godersela veramente quando faccio le due cose che mi danno più soddisfazione. Da quando sono in pensione sono venuto a vivere in una cittadina di mare e di buon mattino faccio una corsetta sulla spiaggia, ad andatura leggera ma non meno di mezz’ora, se riesco a convincere qualcun altro vado in compagnia, se no da solo. Poi torno a casa, faccio colazione abbondante e la seconda cosa che mi godo ogni giorno è la passeggiata che faccio con il mio cane, un bastardino a cui sono molto affezionato e con cui m’intendo a meraviglia. Poi il pomeriggio leggo, navigo in internet o mi vedo con degli amici. Troppo poco? No, secondo me basta per essere contenti. In foto: signore con cane

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Reinventarmi è quel che so fare

Da parte di Susy: Reinventarmi è tutta la mia vita. L’ho sempre fatto, è stato il mio modo di vivere e di sopravvivere e adesso che ho superato i sessanta non vedo altro modo per guardare avanti.
Nella mia prima vita ero una creativa che lavorava in un’agenzia di pubblicità, era il periodo che la pubblicità era ancora un mondo di sogni e di grande fascino, ti facevano lavorare fino a tardi la sera ma l’ambiente ti teneva viva. Ero a contatto con molte aziende e quando ti riusciva una campagna ti sentivi contenta. Dopo qualche anno però non ne potevo più dell’ambiente, mi sentivo vuota e volevo cercare di più me stessa.
Così ho lasciato la pubblicità e ho cominciato a girare per il mondo, mi fermavo qualche mese nei paesi dove andavo, campavo insegnando l’italiano cercando quei pochi che lo volevano imparare e io studiavo la lingua locale: è così che ho imparato un po’ l’inglese, il portoghese, lo spagnolo. A volte facevo l’accompagnatrice di viaggi organizzati e anche questo era un modo per girare il mondo. Questa seconda vita l’ho fatta per quasi cinque anni, finché ho incontrato quel che è diventato mio marito. L’ho conosciuto in Italia, anche se lui è francese. Aveva un lavoro per cui si doveva trasferire per la sua compagnia per dei periodi lunghi in paesi diversi e io, terzo cambiamento!, ho cominciato a fare la moglie devota che lo seguiva dovunque andasse. Sono diventata madre di due marmocchi, li ho cresciuti e facevo qual che fanno le mamme, con l’aggiunta che cercavo di farli sentire a loro agio anche se continuavano a cambiare città, lingua e amici. Mi dedicavo anche a cucinare e cercavo di imparare i piatti locali. Quando dovevo organizzare delle cene a casa nostra, mi esibivo in sofisticate combinazioni italiane e del Paese che ci ospitava in quel momento e l’effetto era sempre notevole.
Ad un certo punto ho capito che il mio matrimonio non stava più in piedi e mi sono ritrovata nuovamente a reinventarmi. I ragazzi erano diventati abbastanza grandi e una sera, quando un’ospite si è complimentata per la mia cucina e mi ha proposto di unirmi a lei in un’impresa di catering, non ci ho pensato due volte. Le ho detto subito di sì, ho cercato un appartamento dove andare a vivere e mi sono buttata nel mio nuovo lavoro, che per fortuna ha avuto successo e che ho continuato per quasi dieci anni. Finché dall’Italia non mi sono arrivate brutte notizie sulla salute dei miei genitori e insieme una grande improvvisa nostalgia delle origini. Ho mollato tutto e sono tornata per prendermi cura di loro. Sto cercando di convincere anche i miei figli che l’Italia può essere un bel posto dove vivere. Sono pronta per reinventarmi ancora. Qui mi sto rendendo conto che di stranieri che hanno bisogno di imparare l’italiano ce n’è tanti e non è escluso che mi dedichi ad insegnare loro la nostra lingua, però questo si vedrà, intanto mi guardo intorno, pronta a reinventarmi ancora.

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Sul luogo del delitto

Scrive Silvia: Trentacinque anni fa una studentessa piena di belle speranze fece un viaggio che considerava molto avventuroso attraversando l’Inghilterra in lungo e in largo. L’accompagnava un ragazzo che parlava poco ma che le piaceva molto e insieme passavano da un treno all’altro con il sacco a pelo sulle spalle, cercando di districarsi in un mondo che allora, per due italiani, era diversissimo e un po’ mitico. Quella ragazza ero io e il giovane taciturno è poi diventato mio marito. Di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima, ma quel viaggio è sempre rimasto indelebile nella nostra mente. Abbiamo girato per quasi un mese, un po’ foraggiati dai soldi dei genitori e ogni tanto con qualche soldino che guadagnavamo in lavoretti improbabili.
Qualche mese fa ci siamo detti: ma perché non proviamo a ripetere quell’esperienza. Detto, fatto. Fra pochi giorni partiamo e ripercorreremo più o meno lo stesso viaggio, però in dieci giorni, con la carta di credito in mano e prendendo l’aereo e poi un’auto a nolo. Lo so che lo spirito non è più quello del viaggio misterioso, ma mi piace comunque tantissimo l’idea di vedere come sono cambiati i posti dove siamo stati e di tornare sul “luogo del delitto” con il mio “ragazzo” dopo così tanti anni.

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In tournée

Non è necessario essere artisti professionisti per andare in tournée. Può capitare anche a degli appassionati: è il caso del gruppo canoro di cui faccio parte, CantiCorum, che sta per intraprendere un tour scozzese per esibirsi a Edinburgo e nella vicina ex capitale Dunfermline nel corso del weekend. Siamo un gruppo di cinquantenni e sessantenni amanti della musica, canteremo Vivaldi e abbineremo ai concerti un po’ di turismo accompagnato, of course, da qualche bevuta di whisky.

Questo è anche il motivo per cui nei prossimi giorni farò una prova di astinenza da internet e non potrò alimentare il blog. Sarà dura vivere qualche giorno non connesso, ce la farò ?

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Tempo di bilanci e nuovi progetti

Scrive Salvatore: Ho superato i 60, dopo oltre 40 anni di lavoro (sempre nella stessa azienda) ho maturato una discreta pensione prima delle ultime sfavorevoli modifiche.
Durante gli ultimi anni di lavoro mi sono preparato un angolo di pace in campagna, dove ora trascorro gran parte del tempo disponibile, fantasticando su nuove iniziative da realizzare (quasi tutte alla fine sono bocciate). Una scelta positiva è stata frequentare la palestra, ci ho guadagnato in salute.
Oltre che giocare con i cani e gatti, curare l’orto e le piante, mi rimane del tempo per leggere e navigare in internet, riesco ad organizzarmi nei minimi dettagli due viaggi all’anno sfruttando i periodi di bassa stagione (molti altri restano solo nella fantasia).
La maggior parte del tempo è orientato ai piccoli progetti di oggi e di domani, solo in qualche occasione mi guardo indietro e scaturiscono i bilanci:
- ho sempre rimpianto la sospensione degli studi a 18 anni ma ad oggi è stata la mia fortuna, non sarei andato in pensione con le vecchie regole
- il percorso lavorativo è stato molto positivo e pieno di soddisfazioni
- un grosso merito dei miei risultati è da attribuire a mia moglie che da 40 anni mi sostiene ed ora insieme cerchiamo di goderci la situazione
- unico cruccio la precarietà economica della figlia che a 34 anni deve fare affidamento sulla pensione di papà.
In conclusione nessun rimpianto, obiettivo goderci la vita con quanto ad oggi abbiamo a disposizione finchè la salute ce lo permette.                                                                                                                                Un sereno pensionato.
Salvatore

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Ritorno a casa ?

Scrive Serena: Io e mio marito siamo nati in Puglia, nella zona di Brindisi, siamo andati a scuola e siamo cresciuti da quelle parti. Quando ci siamo conosciuti avevamo vent’anni, io aiutavo in un negozio e lui, che era diventato geometra, non era contento di quel che faceva lì e voleva trasferirsi. Allora ha deciso di venire a Torino e io, che non ero per niente convinta, però l’ho seguito anche se di malavoglia. Qui però devo essere onesta le cose sono andate bene, lui ha trovato un lavoro che gli piaceva, anch’io ho continuato a lavorare facendo quel che sapevo fare cioè aiutando in un negozio di abbigliamento, ma intanto sono nati due figli, bellissimi, e ormai sono anche nonna da qualche mese di una stupenda nipotina. Adesso sento che casa mia è qui. Però mio marito è uno inquieto e adesso che sta smettendo di lavorare continua a ripetermi che tornare in Puglia adesso sarebbe la cosa migliore, che là c’è una casa che ci aspetta e della terra che vorrebbe lavorare.
Noi in Puglia ci siamo tornati ogni anno d’estate e ci hanno sempre accolto a braccia aperte e anche ai miei figli è sempre piaciuto molto andare da quelle parti. Purtroppo i genitori miei e di mio marito non ci sono più, però ci sono ancora tanti parenti. Mio marito è il solito schiacciasassi che non sente ragioni, si è messo in testa questa cosa e io come al solito sono qui che non dico né sì né no e intanto mi chiedo come starei in un posto tutto diverso e lontano da figli e nipoti. Tornare a casa in Puglia vuol dire ricominciare una cosa tutta diversa, magari bella ma magari anche brutta. Devo decidermi se mi va di ricominciare da capo come quando avevo vent’anni.

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Un po’ di esercizio tutti i giorni

Ci sono rimasto male quando ho letto, nelle graduatorie europee sull’invecchiamento attivo dei senior, che risultiamo in fondo alla classifica per lo sport e l’esercizio fisico. Ma come? Tutti i cinquantenni, sessantenni e settantenni tricolori che testimoniano di fare camminate, biciclettate, nuotate, dove sono finiti ? Eppure i numeri europei parlano chiaro. E allora bisogna farsene una ragione e capire un po’ di più il fenomeno.

Nell’indagine “Vita da senior” svolta recentemente da I ragazzi di sessant’anni emergeva che lo spirito con cui i senior approcciano il movimento fisico è che esso dà energia invece che toglierla. Malanni fisici e obesità possono creare problemi, ma non sono un ostacolo assoluto al fare sport e movimento. Secondo le evidenze di questa indagine, quando si dedicano a qualche sport e fanno movimento, i senior sembrano mossi principalmente dalla speranza di mantenere o recuperare una discreta forma fisica, che consenta di rimanere il più a lungo possibile in buona salute e autonomi. L’atteggiamento verso l’esercizio fisico dunque sembrerebbe positivo e probabilmente sono noti ai più i danni derivanti dall’inattività fisica.

Per l’Organizzazione mondiale della Sanità la vita sedentaria è una delle prime dieci cause di morte e di inabilità, l’inattività fisica provocherebbe addirittura più di 2 milioni di morti l’anno.  Per il nostro Ministero della Salute, come recita il suo portale alla sezione “Sport e attività fisica”: “L’organismo umano non è nato per l’inattività: il movimento gli è connaturato e una regolare attività fisica, anche di intensità moderata, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita.  Al contrario, la scarsa attività fisica è implicata nell’insorgenza di alcuni tra i disturbi e le malattie oggi più frequenti: diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatori (infarto, miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), tumori”.  Senza contare che una moderata attività fisica consente di mantenere nel tempo una vita indipendente e attiva nella propria comunità.

Diciamoci la verità: chi di noi, passata la quarantina, non si è sentito dire dal proprio medico di base che un po’ di sano movimento fisico avrebbe aiutato ? Insomma, tutti sappiamo che ci farebbe bene e che ci eviterebbe qualche guaio. E molti non si sottraggono, per dire, a una sgambata, a un po’ di palestra, o a un po’ di giardinaggio che mette alla prova schiena e muscoli. I problemi dunque non nascono dall’ignoranza sul tema, ma si presentano quando si comincia a parlare di frequenza dell’esercizio fisico e della sua continuità nel tempo. Si legge sempre sul portale del Ministero della Sanità: “In Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e può essere definito sedentario. In particolare, il rischio di sedentarietà aumenta con il progredire dell’età, ed è maggiore tra le persone con basso livello d’istruzione e difficoltà economiche…”.

L’asticella posta nell’indagine svolta a livello europeo e dalle Nazioni Unite sull’invecchiamento attivo dice che un’attività fisica moderata richiederebbe comunque di praticarla cinque volte la settimana: che non vuol dire che mi devo fare dieci chilometri a piedi ogni giorno dal lunedì al venerdì, ma più semplicemente che ogni giorno trovo l’occasione di muovermi, una volta camminando da un posto ad un altro, una seconda volta lavorando alle piante del giardino, una terza facendo lo sport che preferisco per un’oretta o facendo le scale a piedi evitando l’ascensore, e così via.  Questo anche perché, se il movimento fisico e lo sport sono inseriti nella vita quotidiana e non richiedono particolari strutture o attrezzature, è pure più probabile che le pigrizie saranno superate con maggior facilità.

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I paradisi dove ricominciare

Ai nostri occhi italiani i posti segnalati da InternationalLiving.com suonano esotici e un po’ eccentrici. Quando fantastichiamo di qualche bel posto dove trasferirci, spesso ci vengono in mente méte mediterranee o piccoli paradisi italiani. Così sentirci proporre come prima destinazione l’Ecuador e come seconda Panama ci lascia un po’ interdetti. Eppure International Living, che –va detto- ha un punto di osservazione americano e che è un sito dedicato proprio ai senior che si vogliono trasferire in bei posti senza necessariamente essere ricchi, fa le cose per bene: hanno costruito il loro bell’indice per valutare 22 luoghi scelti come possibile destinazione e, utilizzando la loro rete di scrittori, editori e coetanei abitanti già nei Paesi esaminati, hanno espresso il loro parere prendendo in considerazione un ampio range di fattori: dalle condizioni climatiche al tenore di vita che si può permettere un occidentale, dalla facilità di fare amicizie locali al quanto ci si sente a proprio agio nel muoversi per strada o con i mezzi pubblici, dal quanto si può fare affidamento sulle cure mediche locali fino ai prezzi per l’eventuale acquisto o affitto di una casa in loco.

L’Ecuador, dunque. Ecco come International Living presenta entusiasticamente la sua prima scelta:  “La nostra vita in Ecuador è tutto quello che speravamo”, dice Mike Grimm, che è arrivato a Cuenca due anni e mezzo fa con la moglie Patty. “Siamo totalmente felici e programmiamo di vivere qui il resto della nostra vita.”
Continua International Living: “E’ comune sentire un apprezzamento così forte dal crescente numero di espatriati in Ecuador. Ecuador supera anche le più alte aspettative: può capitare di vivere accanto a un fiume che scorre dolcemente in una pittoresca vallata, di sperimentare lo stile di vita cosmopolita di città come Quito e Cuenca, o di rilassarsi in comunità più piccole come Cotacachi o Vilcabamba. E ovunque si vada, si incontra gente amichevole, felice di accogliervi nel loro bel paese.
E questo paese offre ottime opportunità immobiliari. Ma per molti, la vera attrazione è il clima perfetto. Ecuador si trova sull’equatore. Le spiagge sono tropicali, ma sulle Ande il clima è mite e primaverile tutto l’anno.

Le principali città dell’Ecuador hanno ottimi ospedali e medici ben addestrati. E tutti i residenti sono ammessi al sistema sanitario locale a fronte di premi mensili incredibilmente bassi.
Si può cenare al ristorante per $ 2.50, un’ora di massaggio per $ 25 una birra costa $ 0,85 e alcune coppie dicono che vivono con meno di 900 dollari al mese, esclusi i fitti.
E se uno desidera mantenersi occupato con il lavoro, è uno dei migliori paesi per un avviare una start-up da parte di uno straniero.”

Ah, dimenticavo: dopo Ecuador e Panama, gli altri tre Paesi segnalati sono Malesia, Messico e Costa Rica.

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