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L’Italia e l’invecchiamento attivo

In che Paesi europei si dovrebbe vivere per essere sicuri di sperimentare un invecchiamento attivo ? Innanzitutto in Svezia, ma anche in Danimarca, nel Regno Unito, in Irlanda e in Olanda. L’ Italia è a metà classifica. E’ quanto emerge dalla prima misurazione fatta dall’Unione Europea sulla base dell’ AAI (Active Ageing Index), l’indicatore sintetico che misura quanto sono effettivamente realizzate le politiche e le prassi per l’invecchiamento attivo nei diversi Paesi dell’Unione.

Qualche giorno fa descrivevo su questo blog quali sono i fattori da cui è composto questo indice sintetico, che si riferisce alla popolazione tra i 55 e i 74 anni. In sintesi, le quattro macro aree di cui è composto sono: il “livello di occupazione”, il “grado di partecipazione nella società”, il “quanto si vive questa fase di vita in salute e in modo indipendente e sicuro”, infine la “capacità di invecchiare attivamente”. (Rimando al precedente articolo per capire meglio quali sono i fattori considerati all’interno di ciascuna macro area.)

La nostra posizione di metà classifica (l’Italia è al 15° posto su 27 Paesi) non è omogenea nelle quattro macro aree: difatti, siamo messi maluccio rispetto all’ “indipendent, healthy and secure living” (19° posto, al primo c’è la Danimarca) e ancora peggio riguardo al “livello di occupazione” (22° posto, qui il primo posto se lo aggiudica la Svezia), mentre possiamo andar fieri di un brillante 2° posto per quanto riguarda il “grado di partecipazione sociale” (davanti a noi c’è solo l’Irlanda).

Da cosa dipende questo risultato così divaricato nelle diverse macro aree ? Lo si capisce prendendo la lente d’ingrandimento e guardando ai singoli fattori.

Ad esempio, il 2° posto che ci guadagniamo nel “livello di partecipazione sociale” è tutto da attribuire al fattore “prendersi cura dei figli e dei nipoti”. E’ un’attività che nell’indagine viene presa in considerazione se svolta almeno una volta alla settimana e su questo non ci batte nessuno: siamo al primo posto e l’indicatore che la misura ci attribuisce un vantaggio di più di venti punti rispetto alla media di tutti i Paesi (53,7 vs 32,4). Siamo sopra la media anche nel “prendersi cura degli anziani e dei parenti non più autosufficienti”, ma in questo caso risultiamo solo secondi (dopo la Finlandia) e non di molto sopra la media (16,9 vs. 12,8). Nello svolgimento di attività di volontariato, un altro fattore che compone il “livello di partecipazione sociale”, siamo invece perfettamente in media (14,9), ma dopo Paesi come l’Austria o l’Olanda che raggiungono livelli sopra il 30.

Dove invece risultiamo in grande ritardo rispetto all’invecchiamento attivo ? Sempre la lente d’ingrandimento ci dice che dovremmo preoccuparci di tre aspetti: l’esercizio fisico, la dimestichezza con le tecnologie informatiche e il life long learning.  Anche se in Italia sta crescendo tantissimo in questi ultimi anni l’attenzione dei senior per queste attività, abbiamo ancora molto da fare se vogliamo raggiungere gli standard europei. Il divario è eclatante se si guarda all’ esercizio fisico, dove otteniamo un misero 1,6 (penultimi seguiti solo dai bulgari) rispetto ad una media di 11,0 e a Paesi come la Svezia o l’Irlanda che sono oltre il 20. D’altra parte, quanti di noi supererebbero l’asticella utilizzata, che è fare esercizio fisico o sport almeno 5 volte la settimana ?  Anche nel life long learning (misurato dal criterio: percentuale di 55-74enni che nelle ultime quattro settimane hanno ricevuto training, formazione, partecipato a corsi, ecc) siamo ampiamente sotto media (1,8 vs 4,7), così come nell’ uso di internet almeno una volta la settimana (22,0 vs 38,3).

Per finire, ma questo è un fenomeno arcinoto, il livello di occupazione italiano (dati 2010) risulta di una decina di punti più basso della media nella classe di età 55-64 anni e addirittura con differenze fino a 40 punti rispetto ai Paesi in cima alla classifica per la classe di età 60-64 anni.

Insomma, se l’obiettivo è l’invecchiamento attivo i punti forti e quelli di recupero sono chiari.

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Giornate di libertà

Ciao, sono Sabrina, 63 anni. Finalmente la bella stagione! E’ primavera ma fa così caldo che sembra estate e dopo mesi di pioggia, pioggia, pioggia (almeno qui dalle mie parti, zona prealpina) qualche bella giornata di sole ci voleva! Molte mie amiche mi stanno tentando proponendomi dei weekend in qualche città europea, chi dice andiamo a Lisbona, chi andiamo a Dublino e hanno ragione perché questo è il momento migliore per andare a fare dei viaggetti. Una mi ha proposto di andare in crociera, secondo lei è il momento migliore anche per le crociere, almeno per i prezzi. Io in crociera non ci sono mai andata e un po’ mi attira ma credo che dirò di no a tutte perché alla fine la cosa che mi piace di più è di prendermi delle giornate di libertà da tutto e fare delle belle gite in bicicletta stando fuori tutto il giorno. Non preoccupatevi, non sto parlando di maratone ciclistiche pedalando per troppi chilometri, ma un po’ di allenamento ce l’ho e senza strafare un’ora all’andata e un’ora al ritorno ce la faccio e senza rimanere poi a letto tutto il giorno dopo. E’ bellissimo trovare qualche strada poco battuta dalle macchine e poi fermarsi in una radura o in qualche bosco, quando sono in vena mi porto anche il pranzo al sacco. Non mi avventuro mai da sola e la cosa più bella è proprio condividere con altri le sensazioni che ti danno l’aria di primavera, la natura e la vita sana. Quello che spero davvero è di tenere ancora le forze per gli anni a venire e di poter ancora continuare a fare queste gite.

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Esercizio mentale o fisico ?

Diciamoci la verità. Su come si fa a proteggere il nostro cervello dall’invecchiamento e a prevenire le malattie mentali brancoliamo ancora nel buio. L’interesse per il tema è crescente, i senior cercano di tenersi aggiornati sul punto in modo sempre più attento e contemporaneamente crescono a dismisura le “ricette” suggerite per mantenere alte le nostre capacità cognitive anche in età avanzata. Ma per il momento sia nel mondo scientifico sia tra il grande pubblico si ascoltano soluzioni tra loro discordanti e pochissimo confermate.  E’ sicuramente un bene che il mondo della ricerca scientifica si adoperi non solo per capire meglio da cosa dipende il possibile decadimento cognitivo, ma anche per trovare rimedi e accorgimenti preventivi. Però bisogna essere degli inguaribili ottimisti per pensare che a breve vengano dette delle parole risolutive sull’argomento. 

Ad oggi, le proposte più frequenti riguardano sicuramente gli esercizi di allenamento della mente. Esercizi che ricordano, ad un profano della materia come il sottoscritto, i videogiochi e che stimolano a pensare velocemente, a fare associazioni veloci fra oggetti diversi, a concentrarsi su ciò che interessa senza farsi distrarre da altri stimoli, a sviluppare la capacità di reazione, a migliorare la capacità di processare mentalmente ciò che vediamo e sentiamo per ricordarlo nel tempo, a considerare contemporaneamente più dati per giungere a conclusioni, eccetera. Per chi vuole farsene un’idea, la seguitissima rivista dell’American Association of Retired Persons ne offre un assaggio nel suo sito, alla pagina http://brain.aarp.org/    Ed è sull’onda di queste proposte che si stanno moltiplicando di numero coloro che dedicano parte del loro tempo all’esercizio mentale, anche perché questi esercizi, pur avendo alle spalle un retroterra scientifico, si presentano quasi sempre come dei giochini divertenti.

Poi però ogni tanto compaiono le conclusioni di altri ricercatori che mettono seriamente in dubbio la capacità di questi stimoli di dare benefici in termini di prevenzione dalle malattie mentali degenerative legate all’età. E’ il caso, per fare un esempio, della ricerca svolta dal Dr. Alan J. Gow dell’Università di Edinburgo, pubblicata sulla rivista scientifica Neurology e ripresa dal New York Times sulle sue pagine dedicate alla salute http://well.blogs.nytimes.com/2012/10/26/exercise-may-protect-against-brain-shrinkage/ : ciò che fa la differenza, secondo questo studio, è l’attività fisica. Dopo aver seguito un ampio gruppo di senior nelle loro attività quotidiane sia fisiche, sia intellettuali, sia sociali, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che è proprio l’esercizio fisico il mezzo che può servire per proteggere il cervello dall’invecchiamento e che invece le stimolazioni date dalle attività intellettuali e sociali al massimo possono favorire il benessere e la qualità della vita, ma non aiutano a proteggere il cervello dalla degenerazione. 

In aggiunta a tutto ciò, se la maggior parte di coloro che si occupano dell’argomento prendono in considerazione l’esercizio mentale, l’esercizio fisico e le frequentazioni sociali, non mancano neppure coloro che mettono al centro dell’attenzione la corretta alimentazione, ipotizzando un rapporto stretto tra come mangiamo e l’efficienza del nostro cervello nel tempo.

Come comportarsi di fronte a queste diverse conclusioni ? Difficile rispondere, in mancanza di un consolidamento delle evidenze scientifiche.  D’accordo, gli esercizi mentali ci aiutano a tenere in forma il cervello, ma non è chiaro se è possibile prevenire le patologie, e nel caso come farlo.  Intanto, per non sbagliare e per dare un ruolo anche al nostro buonsenso e alle nostre esperienze, non ci resta che dedicarci alle buone letture, non smettere di studiare ciò che ci piace, applicarci a qualche attività, fare quotidianamente qualche camminata o biciclettata, non rinunciare a frequentare gli amici e perseverare nella nostra amata cucina mediterranea.

 

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Esercizio fisico antiaging

In un recente articolo sui “segreti per vivere bene e a lungo” Guidalberto Guidi, cardiologo nonché specialista in medicina preventiva e del benessere, ha elencato una serie di comportamenti e stili di vita che sono comuni alle persone longeve e che sono invecchiate bene. Scrive Guidi: “Parliamo…di segreti, quelli che ogni essere longevo ha provato su se stesso raggiungendo l’obiettivo di vivere bene, sano e a lungo.  Quale «segreto» custodirà quel giovanotto torinese di 93 anni che andrà in orbita per fare la cavia degli esperimenti spaziali ? E quale altro segreto consente all’ottantaquattrenne Big Jim americano di sfoggiare linea perfetta , muscoli tonici, articolazioni elastiche, polmoni di subacqueo ? E i longevi e sani abitanti di Campodimele? (ndr: gli abitanti di Campodimele hanno tassi particolarmente bassi di “colesterolo cattivo”) Ancora una volta dobbiamo constatare che vi è convergenza quasi assoluta sullo stile di vita”.

Tra i comportamenti elencati dal dr. Guidi, alcuni alimentari e altri legati al non fumare e all’essere attivi, spicca l’importanza dell’attività fisica: “Tutti svolgono attività fisica regolare, meno intensa ma prolungata i più anziani, lavorare l’orto per esempio, più dinamica ed intensa quelli che vogliono conservare una adeguata massa muscolare.”

Che l’esercizio fisico sia cruciale per prevenire le malattie e per ritardare l’invecchiamento è ormai convinzione comune anche dei diretti interessati, cioè dei senior quando arrivano ad interrogarsi su come fronteggiare l’inevitabile declino fisico. Anzi, che molto movimento e una vita non troppo sedentaria facciano bene non è neppure più un segreto; il vero “segreto” da carpire è come riuscire a mettere in pratica con costanza questo proposito senza farsi vincere dalla pigrizia.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che I ragazzi di sessant’anni hanno appena concluso emerge elevata l’attenzione ai regimi di vita, e in particolare alle attività fisiche che favoriscono la prevenzione delle malattie. L’esperienza delle “buone pratiche” dei 55-75enni prevede che si facciano frequentemente lunghe camminate o nuotate, che si usi la bicicletta per spostarsi, che si vada con regolarità in palestra, che non si interrompano gli sport che si amano. Ma anche che si conduca una vita attiva con impegni, praticando attività che sollecitino insieme corpo e mente: da una parte, dedicarsi ad attività che assorbono aiuta i processi biochimici cerebrali a mantenere vivace il ragionamento e positivo l’umore, dall’altra il movimento fisico associato ad una attività mentale coinvolgente ha più probabilità di essere praticato. E’ proprio questo probabilmente il “segreto” per non lasciare che il corpo si deteriori senza far nulla e per praticare con costanza il movimento del corpo: riuscire a trovare attività fisiche (sportive o non) che ci piacciano di per sé, che ci assorbano anche la mente, che ci siano utili per la realizzazione dei nostri interessi.

 

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Viaggione

Scrive Adriana: In questi ultimi giorni io e mio marito ci siamo messi a parlare seriamente di un sogno che coltiviamo da anni: fare un lunghissimo viaggio nei paesi del nord europa. Quando dico lunghissimo intendo davvero tanto tempo, tipo un anno. L’idea è di prendere un camper spazioso e affidabile e di usare quello per spostarsi e dormire. Un piccolo camper l’abbiamo già avuto da giovani e siamo capaci di usarlo. Poi andremmo in posti dove i camper sono ben accetti e ci sono le strutture per accoglierli. Ogni tanto questa idea del viaggione ritorna e i nodi sono sempre stati due: staccare dal lavoro per tanto tempo e i soldi necessari per coronare il sogno. Adesso il primo nodo si sta sciogliendo: mio marito, che ha 65 anni, ha finalmente trovato una persona che lo affiancherà in negozio e che dovrebbe sostituirlo, così fra qualche mese dovrebbe essere libero. Io sono più giovane ma sono tra le fortunate che sono andate in pensione qualche anno fa e quindi ho il tempo libero per permettermi un viaggio. Abbiamo un figlio, ma è andato a vivere lontano ed è completamente autonomo, vincoli particolari non ce n’è. Rimane il problema soldi: comprare un camper bello costa e stare in giro per un anno anche di più. Che fare ? Usare tutti i risparmi ? ma poi quando torniamo se ce n’è bisogno che facciamo ? Chiedere un prestito per questa ragione non se ne parla, figuriamoci se ci indebitiamo per una cosa che alla fin fine non è una necessità. Alla fine di molti ragionamenti, visto che abbiamo la casa dove viviamo e anche due piccoli box, ci stiamo orientando per vendere i box, l’auto e per affittare per un anno la casa, anche se c’è il rischio di dover tornare prima di un anno e di essere senza abitazione. Qualcuno ha idee migliori ?

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A Malpensa

Alle 7.30 prendo il trenino che porta dal centro di Milano a Malpensa, mi aspetta un lungo viaggio e sono convinto di aver scelto un giorno non affollato per la partenza. Errore! Il trenino ha quasi tutti i posti occupati e malgrado l’ora c’è un gran vociare, soprattutto per merito di un gruppone di ragazzi. Su questo treno il bipolarismo la fa ancora da padrone: 49% di ventenni, 49% di senior e un paio di quarantenni che appaiono del tutto fuori luogo. I viaggiatori aziendali non li vedo, una volta erano i padroni di aerei e treni, soprattutto a quest’ora del mattino, dove li hanno messi ? Niente più trasferte e solo meeting via skype ? Uno dei due quarantenni si rivolge ai ragazzi vocianti e con l’aria di chi cerca un dialogo chiede: “Dove state andando di bello ?”  “A Praga” gli rispondono quelli felici “E Lei ? ” “Io lavoro al deposito cargo, sto andando lì.”  Ah, volevo ben dire…

In aeroporto il compito di osservazione sociologica è fin troppo facile: a parte chi nello scalo ci lavora, ti guardi intorno e ritrovi la stessa umanità del treno. Una ventina di ragazzi men che ventenni americani sta tornando in patria, coppie di fidanzatini si dirigono con aria esperta verso i check in delle compagnie low cost, il gruppone del treno si fa riconoscer anche lì e speri solo di non ritrovarteli ancora tra i piedi. Davanti a me sulla scala mobile una lei tranquillamente over 60 spiega al suo lui le bellurie dell’India che stanno andando a visitare grazie all’itinerario che ha preparato nei mesi precedenti. In coda per il controllo bagagli il gap generazionale è del tutto evidente, ma questa volta i penalizzati sono i più agés. Il tempo che impieghi a spogliarti, a mettere nel cesto sul tapis roulant i tuoi effetti e a superare il controllo può essere benissimo preso a misuratore dell’età delle persone che transitano: mentre i ragazzini sembra che non abbiano fatto altro nella vita, noi più maturi ci imbraniamo,  facciamo cascare i pezzi, non troviamo più il biglietto proprio al momento giusto e un po’ sudaticci conquistiamo i metri dopo il metal detector. Per fortuna poi il gap generazionale scompare quando c’è da salire sull’aereo. Malgrado le hostess ripetano per tre volte le procedure d’imbarco e chiedano di non accalcarsi al gate, tutti senza differenza di età blocchiamo l’ingresso e ce ne facciamo un baffo delle procedure. Ma questo dev’essere perché su questo volo siamo quasi tutti italiani…

Malpensa, 27 febbraio 2013

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Armonia e passioni

Da parte di Vinicio: Facevo l’autista di mezzi meccanici pesanti, il mio era un lavoro molto faticoso, quindi la pensione, che ho dovuto rincorrere per un po’, è stata molto agognata, ma una volta raggiunta ho potuto godermi di più la famiglia e dedicarmi alle mie passioni (la caccia, cercare funghi e lumache, riposarmi), che svolgevo saltuariamente.
Questo in teoria, perché invece i parenti (mamma, moglie, cognati, sorelle) mi hanno tempestato di richieste: chi doveva rifare il bagno, chi aveva una porta da aggiustare, l’orto da fare… sembrava che per anni avessero accumulato i lavori solo per quando sarei andato in pensione!
Avendo iniziato a lavorare presto, sono sempre stato abituato ad accontentarmi di quello che ho. Sono sempre per la vita semplice e decorosa. Anche adesso che sono in pensione non ho grandi aspettative, perché non mi interessa avere uno stile di vita diverso da quello che ho condotto finora. Mi basta solo vivere in armonia e potermi dedicare alla mia famiglia e alle mie passioni, tra cui la caccia, che mi impegna tre giorni alla settimana: il giovedì vado a caccia piccola, il sabato vado in montagna a preparare le postazioni da dare ai cacciatori per il giorno successivo, e la domenica vado a caccia grossa. L’impegno, essendo da anni capo caccia, tra le altre cose, consiste anche nel dover preparare e programmare il pranzo di fine battuta per tutti i cacciatori.
Un altro compito molto importante per i cacciatori è portare in montagna i cani e addestrarli, io sono molto orgoglioso dei miei cani da cinghiale, e guai a toccarli, quando si perdono sto giorni in montagna a cercarli. Da pensionato chiaramente ho più tempo da dedicarmi a loro.
Un’altra cosa che mi impegna molto è il mio orto, a cui dedico gran parte del mio tempo, così da avere sempre frutta e verdura fresca. Inoltre mi dedico alla raccolta dell’uva e delle olive per la produzione di vino e di olio.

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Alla guida

Uno studio condotto dal Transportation Reasearch Institute dell’Università del Michigan (si sa che gli Americani misurano tutto) ha contato il numero dei patentati e ha sondato quanto attrae ancora la guida di un’auto e quanto è alta l’aspirazione a conseguire la patente di guida. Il risultato è che pare ci siano più donne che uomini al volante, con un sorpasso avvenuto nel 2010. Non solo, è risultato anche che un numero sempre più basso di Americani è attratto dalla guida, soprattutto gli uomini si stanno disamorando, secondo i ricercatori perché trascorrono più piacevolmente il loro tempo tra internet e smartphone piuttosto che sull’asfalto.  Questo vale per tutte le fasce di età ? Non proprio: i senior ad esempio mantengono un’abitudine alla guida maggiore delle generazioni più giovani. Ad esempio, dal 1995 la percentuale di maschi patentati è in calo, ma per le fasce di età sotto i 60 anni, e nella seconda parte della vita le donne guidatrici sono costantemente più numerose dei coetanei maschi.

Siamo tantissimi, noi senior, e anche se apprezziamo tantissimo camminate e biciclettate, popoliamo strade e autostrade con le nostre auto (poi bisognerebbe anche capire, dalle nostre parti, che impatto ha e ha avuto la crescita del prezzo della benzina). Comunque, che significato ha, per un senior di oggi, guidare un’automobile ? Nel tempo sono stati attribuiti vari significati e funzioni: dal più scontato, quello di mezzo comodo di trasporto, a quello più simbolico di status symbol, fino ad arrivare a considerare la quattroruote come uno strumento di emancipazione, di autonomia e di indipendenza.  A me capita spesso di ascoltare donne e uomini di sessanta – settanta– ottant’anni che vivrebbero lo smettere di guidare come una riduzione secca della loro autonomia e una resa anticipata al tempo che scorre.  Non mi stupirei, il giorno che venisse fatta un’indagine da noi, se si scoprisse che le tante e i tanti senior che non smettono di guidare associano a questo un sentimento di vitalità e che il loro invecchiamento attivo passa anche attraverso il muoversi liberamente in auto.  In Europa hanno dato per sicuro che le strade saranno sempre più frequentate da persone in là con gli anni e per questo hanno lanciato un progetto, che si chiama “Sameru”, dedicato alla sicurezza stradale fra gli over 65. Ad esempio, nello scorso mese di dicembre si sono svolte, presso l’Autodromo di Modena, alcune attività sperimentali legate a questo progetto: i partecipanti over65 si sono cimentati con prove pratiche come frenate di emergenza, slalom, miniskid e giri in pista per migliorare la fluidità di guida, sempre assistiti da istruttori specializzati. “La terza età scopre all’autodromo di Modena la sicurezza stradale” hanno titolato i giornali. Il progetto, finalizzato alla riduzione degli incidenti stradali tra gli utenti più anziani in tutto il territorio dell’Unione, ha permesso ai guidatori senior di sperimentare tecniche di guida sicura e di conoscere le nuove normative inserite nel Codice della Strada.

Insomma: tanti senior motorizzati in circolazione, che non vogliono perdere l’autonomia e l’indipendenza offerta dal guidare l’auto, ma che saranno chiamati a fare sempre più attenzione alla sicurezza.

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Ritorno alle origini

La storia di Arduino raccontata in un’intervista: Sono andato in pensione a 59 anni dopo 40 anni passati nell’Esercito in cui ero entrato volontario a 20 anni come soldato semplice. Con impegno costante e forza di volontà ho fatto una carriera completa concludendola col grado di Generale di Brigata. Mi sono sposato a 40 anni e nell’arco di sette anni sono nati tutti i miei cinque figli. Nonostante i molteplici impegni di lavoro ho sempre cercato di essere un padre presente ed affettuoso anche se rigido. Una volta andato in pensione ho riscoperto l’amore per la terra, legato alle mie origini contadine. Provengo infatti da una famiglia della Ciociaria e, fino alla partenza per il militare, ho sempre aiutato mio padre nel lavoro dei campi. La possibilità di dedicarmi alla campagna, sia al paese che vicino casa, ha fatto sì che trovassi un nuovo modo di sentirmi utile. Oltre ai lavori che periodicamente vado a fare al mio Paese, ho un piccolo orto vicino casa dove, quasi quotidianamente, passo alcune ore a coltivare le verdure di stagione. Quest’attività, oltre a farmi bene fisicamente, mi rasserena nella contemplazione della natura che sempre si rinnova in ogni stagione. Ho varie malattie, ipertensione, diabete, miastenia, ma le tengo sotto controllo con i farmaci in modo abbastanza soddisfacente. Sono molto attaccato alla mia famiglia, mia moglie, i miei figli, i miei cinque nipotini e spero di essere riuscito a trasmettere loro quegli stessi principi di appartenenza e di solidarietà familiare ereditati dai miei genitori. In foto: due uomini nei campi.

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I tenaci

I tenaci sono una legione piuttosto numerosa ed agguerrita. Li riconosci perché ti guardano male se gli fai notare che invecchiare capita a tutti e scantonano quando, ad un certo punto della conversazione, tra coetanei ci si confronta sulle abbondanti sfumature di grigio che ornano le capigliature.

Fanno una certa fatica ad accettare l’idea che il tempo passa e che è saggio prepararsi ad affrontare i cambiamenti dell’età, comunque ci pensano il meno possibile e i loro sforzi sono concentrati soprattutto sul riuscire a mantenere in tutti i campi le stesse performance degli anni precedenti. Un mix di volontà e desiderio posti al servizio del perpetuare il presente.

Sul lavoro, il tenace dice con orgoglio che morirà con la testa che gli cascherà sulla scrivania. Nel frattempo tiene duro, nei momenti in cui deve dare prova di sé è concentratissimo e dosa con precisione da farmacista le sue energie e la sua esperienza. Effettivamente gli si scalda ancora il cuore quando risolve un problema lavorativo o dà una buona prestazione e considera impensabile che qualcuno più giovane possa pareggiarlo in bravura. Se poi pensa che qualcuno gli minacci la posizione, il senior tenace diventa spietato.  I segni del suo successo sono tutti ben in evidenza e l’idea di rinunciarvi anche in parte gli toglie il sonno.

Il tenace tiene molto anche alla propria forma fisica e al proprio aspetto. Beh, tutti ci teniamo, ma il tenace ne fa un punto d’orgoglio. Lo sport e il movimento che decide di praticare non sono solo attività che gli piacciono e che evitano ossa scricchiolanti e grasso di troppo, ma anche un modo per dimostrare a se stesso e agli altri che si sta vincendo la sfida con il tempo. Nella sessione di jogging tiene il ritmo di quelli di vent’anni più giovani, nello spogliatoio dopo la partita a tennis è gratificato quando gli amici commentano che il suo scatto è sempre vincente e la biciclettata gli si trasforma subito in una scommessa su quanti chilometri riuscirà a percorrere.

Il tenace fa anche una certa fatica ad andare dal medico, visto un po’ come termometro della propria sfida con gli anni che passano. Ricorrervi frequentemente è sconveniente e quindi il tenace è riottoso agli inviti fatti da chi gli vuol bene ad andare a farsi visitare. Solo quando i segnali diventano incontrovertibili, prende l’appuntamento col medico.

Vita dura, quella del senior che non molla. Gli amici lo aiuterebbero se gli facessero capire che ogni fase della vita porta con sé piaceri diversi.

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