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Le opzioni di vita

Parlare di opportunità e di opzioni di vita per i senior può sembrare una provocazione in questo periodo dominato dal pessimismo, dalle preoccupazioni e dalle ansie per il futuro. La sofferenza dei numerosi over50 e over60 che non trovano lavoro avendone bisogno o che, al contrario, si sentono obbligati a lavorare quando invece speravano di poter ricevere l’assegno pensionistico, è una realtà.  Ma è una faccia della medaglia. L’altra faccia include altrettanto numerose persone (magari anche tra le fila degli stessi sofferenti) che sentono di avere ancora sotto controllo questa fase di vita e che ritengono di poterla affrontare cercando di cogliere al massimo le opportunità, in una prospettiva di elaborazione delle proprie opzioni di vita.

Il concetto di opzione di vita non riguarda solo l’ambito lavorativo e prevede che non vi sia un’unica scelta obbligata, ma al contrario che vi siano più alternative tra cui scegliere il proprio assetto di vita. Questo approccio presuppone che le persone, ad ogni età, non si sentano vittime di un ineluttabile destino o di qualche legge matrigna che impedisce scelte personali, ma che tutti possano al contrario individuare e valutare dei modi alternativi di vivere partendo dalle opportunità che ciascuno può scorgere e incontrare lungo il proprio cammino. Ciò che conta, in questa prospettiva, è sviluppare la capacità di “ascolto” delle occasioni.    E’ un concetto forse estremo, ma non meno estremo di quello secondo il quale oggi – pur essendo nella società occidentale del XXI secolo! - tutto quello che si fa (o non si fa) sarebbe responsabilità (colpa) della società o dello Stato.

Coloro che adottano la prospettiva delle opzioni di vita sanno che le opportunità in qualche caso possono capitare dall’esterno: un vecchio amico che ti coinvolge in un’associazione, un’occasione di lavoro che non ti aspettavi più, un parente che ti propone un’iniziativa insieme, un gruppo di persone con le tue stesse passioni conosciute casualmente che ti coinvolgono nelle loro attività, e così via. In altri casi sono opportunità che si incontrano lungo la strada, grazie a un atteggiamento di curiosità personale per ciò che sta intorno, unito ad una propria produzione di idee.

Naturalmente il numero delle opportunità realisticamente perseguibili dipende dal punto di partenza di ciascuno e segnano una diseguaglianza sociale: chi dispone di più competenze, rete di relazioni, disponibilità economiche, curiosità e capacità di affrontare il nuovo, ha anche più possibilità di accorgersi delle opportunità, di valutarle e di perseguirle.

Ma tutti, anche chi ha sviluppato meno queste aspetti nel corso della vita, al di là delle sicurezze che ci si può attendere dalle protezioni pubbliche, può trarre da questa prospettiva delle opzioni di vita un beneficio e una speranza in più.

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Iniziative locali – news

Le iniziative a favore dei senior o che li vedono protagonisti sono numerosissime e si svolgono in tutta Italia. Manifestazioni, convegni, fiere, corsi, spettacoli, scambi, viaggi, iniziative pubbliche e private sono lì a testimoniare che i senior oggi sono diventati una realtà importante e che raccoglie molta attenzione. Quel che stupisce particolarmente è quanto queste iniziative siano diffuse e capillari in tutti gli angoli della penisola.

Chi, come il sottoscritto, cerca di tenersi informato su cosa succede intorno al mondo dei senior, non può non notare la crescita esponenziale di notizie riguardanti eventi che mettono al centro dell’attenzione i senior e che provengono sia dalle grandi città sia dalla provincia, sia dal Nord e dal Centro che dal Sud.  D’accordo, non avranno una rilevanza nazionale eventi come il salone “pescaraseniorcity” che si terrà appunto a Pescara, o il gemellaggio coristico delle Università della Terza Età di Frosinone e di Perugia, piuttosto che l’iniziativa dei Comuni irpini per ridurre il digital divide che penalizza chi è più avanti nell’età, ma sicuramente iniziative come queste sono la testimonianza di come si sta trasformando nei fatti la vita dei senior.

A partire da oggi “I ragazzi di sessant’anni” segnaleranno, sulla pagina facebook collegata al blog, anche le notizie locali di questo tipo con il titolo “Iniziative locali – news”

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I paradisi dove ricominciare

Ai nostri occhi italiani i posti segnalati da InternationalLiving.com suonano esotici e un po’ eccentrici. Quando fantastichiamo di qualche bel posto dove trasferirci, spesso ci vengono in mente méte mediterranee o piccoli paradisi italiani. Così sentirci proporre come prima destinazione l’Ecuador e come seconda Panama ci lascia un po’ interdetti. Eppure International Living, che –va detto- ha un punto di osservazione americano e che è un sito dedicato proprio ai senior che si vogliono trasferire in bei posti senza necessariamente essere ricchi, fa le cose per bene: hanno costruito il loro bell’indice per valutare 22 luoghi scelti come possibile destinazione e, utilizzando la loro rete di scrittori, editori e coetanei abitanti già nei Paesi esaminati, hanno espresso il loro parere prendendo in considerazione un ampio range di fattori: dalle condizioni climatiche al tenore di vita che si può permettere un occidentale, dalla facilità di fare amicizie locali al quanto ci si sente a proprio agio nel muoversi per strada o con i mezzi pubblici, dal quanto si può fare affidamento sulle cure mediche locali fino ai prezzi per l’eventuale acquisto o affitto di una casa in loco.

L’Ecuador, dunque. Ecco come International Living presenta entusiasticamente la sua prima scelta:  “La nostra vita in Ecuador è tutto quello che speravamo”, dice Mike Grimm, che è arrivato a Cuenca due anni e mezzo fa con la moglie Patty. “Siamo totalmente felici e programmiamo di vivere qui il resto della nostra vita.”
Continua International Living: “E’ comune sentire un apprezzamento così forte dal crescente numero di espatriati in Ecuador. Ecuador supera anche le più alte aspettative: può capitare di vivere accanto a un fiume che scorre dolcemente in una pittoresca vallata, di sperimentare lo stile di vita cosmopolita di città come Quito e Cuenca, o di rilassarsi in comunità più piccole come Cotacachi o Vilcabamba. E ovunque si vada, si incontra gente amichevole, felice di accogliervi nel loro bel paese.
E questo paese offre ottime opportunità immobiliari. Ma per molti, la vera attrazione è il clima perfetto. Ecuador si trova sull’equatore. Le spiagge sono tropicali, ma sulle Ande il clima è mite e primaverile tutto l’anno.

Le principali città dell’Ecuador hanno ottimi ospedali e medici ben addestrati. E tutti i residenti sono ammessi al sistema sanitario locale a fronte di premi mensili incredibilmente bassi.
Si può cenare al ristorante per $ 2.50, un’ora di massaggio per $ 25 una birra costa $ 0,85 e alcune coppie dicono che vivono con meno di 900 dollari al mese, esclusi i fitti.
E se uno desidera mantenersi occupato con il lavoro, è uno dei migliori paesi per un avviare una start-up da parte di uno straniero.”

Ah, dimenticavo: dopo Ecuador e Panama, gli altri tre Paesi segnalati sono Malesia, Messico e Costa Rica.

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Riallargare lo sguardo

Qualche giorno fa, era il momento di pausa di un incontro in cui si parlava proprio di baby boomers, un coetaneo 57enne (lo chiamerò Roberto) mi si avvicina e inizia a mettermi a parte delle preoccupazioni che ha per il suo futuro prossimo e lontano. Mi dice che fa da sempre un lavoro autonomo, fornisce servizi logistici alle imprese, anche se in realtà è sempre stato legato a pochi clienti e quindi il suo destino è   molto condizionato dalle loro sorti. Sorti che non sembrano affatto essere rosee; anzi, pare che alcuni dei suoi clienti storici abbiano già dovuto chiudere i battenti e il suo reddito ne ha risentito immediatamente. Roberto vede sì i suoi 57 anni come l’inizio di una fase di vita nuova, ma di una fase di disgrazie e peggioramenti più che di opportunità. Gli piacerebbe rimanere attivo, trovare nuovi modi di vivere e di lavorare, ma fa fatica a concepirli.  E’ alla fine della nostra breve conversazione che mi confida la frase rivelatrice: “Fossi capace di immaginarmi qualcosa di diverso! Ma non ci riesco. Mi viene in mente quello che ho fatto in passato ma faccio fatica ad immaginarmi qualcosa di nuovo!”. Roberto l’ha capito da solo: chiaro che la crisi economica generale e la sua in particolare hanno la loro parte nel determinare la situazione, ma il punto è proprio questo, che se continui ad usare le stesso navigatore che hai usato nei trent’anni precedenti di vita e non lo riprogrammi  e non resetti, prima ancora che dalle condizioni esterne sarai frenato dagli schermi posti dal tuo passato.

Fortunati coloro che possono continuare a vivere come hanno sempre vissuto e non sentono alcun bisogno di dare una registrata alla loro esistenza, ma per tutti gli altri diventa importante interrogarsi su domande di questo tipo: sono in grado di pensare in modo immaginativo il periodo tra la vita di mezzo e quella veramente anziana, allontanandomi dalla tirannia delle abitudini, delle idee che ormai adesso non sono più attuali, dai modelli basati su quello che sapevo fare bene ma che non è detto adesso funzioni ancora?  Sono capace di riallargare lo sguardo per capire se c’è la possibilità di costruire un nuovo equilibrio, un nuovo assetto di vita, facendomi guidare da nuovi sogni e progetti, facendo propri dei nuovi criteri per definire cosa è di successo e cosa no ?

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Mi sento viva

Scrive Bruna: Mi sento finalmente viva. Era ora ! L’ultima volta che ho provato questa sensazione è stato troppi anni fa. Quanti ? Trenta ? Quaranta? Non ricordo più. La mia vita è stata come dentro un pallone da cui non potevo uscire. Il matrimonio con i figli all’inizio l’avevo voluto, ma non è stato come speravo. Ho fatto quel che fa una brava moglie e una brava madre, non ho fatto mancare l’affetto a nessuno, ma dentro di me sapevo che non stava andando come volevo. Adesso che è finita con mio marito, dolorosamente ma è finita, e che i figli sono autonomi mi sento con una pagina bianca davanti.  Ho fatto anche la brava figlia quando mio padre è rimasto solo e ha avuto bisogno di aiuto. Lo facevo volentieri ma anche quello mi ha condizionato tantissimo la vita. Per non parlare del lavoro, da brava impiegata avevo i miei orari fissi, mai lamentata per il troppo lavoro ma gli orari rigidi, quelli sì non li sopportavo. Adesso in pensione, mi sembra un miracolo che non suona la sveglia la mattina. Libera e viva !

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I piaceri della mente allenata

“Io ho 61 anni e sto studiando adesso La Divina Commedia…ho iniziato per una sfida con me stessa, adesso vedo che quella che doveva essere una semplice sfida, mi sta insegnando tante cose. Ho più paura dell’invecchiamento della mente che di quello del corpo”. Così scrive Lucia commentando l’indagine “Vita da senior” nella parte dedicata al come tenere in forma la mente.

Tutti i senior sperano di mantenere lucidità e buona efficienza mentale il più a lungo possibile, senza arrivare a soffrire di malattie mentali che – come dice Lucia – sono oggi più temute persino delle malattie fisiche in senso stretto.

Di conseguenza, trovare i modi più efficaci per “tenere in forma la mente” è considerato da tutti di grande importanza. Diciamo subito che per ottenere lo scopo non è indispensabile ingaggiarsi in imprese come lo studio della Divina Commedia, che può essere di grande piacere, ma che per molti rischia di essere troppo impegnativo o di relativo interesse.

L’esperienza dei senior, così come emerge dalle buone e cattive pratiche emerse nell’indagine appena conclusa, è innanzitutto all’insegna della varietà dei mezzi impiegabili per tenere la mente allenata.  Così come nell’utilizzare i media risultiamo essere la fascia di età con la “dieta mediatica” più varia (non solo tv, non solo internet, ma anche i mezzi a stampa che altre generazioni abbandonano), allo stesso modo facciamo scelte di varietà quando decidiamo la nostra “dieta mentale”. E’ lontano infatti il tempo in cui la mente veniva sollecitata soltanto dallo schermo televisivo o da qualche trasmissione radiofonica, a cui si accompagnava solo qualche stimolo da parte dei familiari, magari di quelli più giovani. Per carità, oggi seguire qualche buona trasmissione di aggiornamento e di informazione è ancora visto come un modo per non mettere a riposo le facoltà cerebrali, però sono molto più gettonate le pratiche in cui si è protagonisti attivi. Ad esempio, usare il computer e navigare in internet è ormai un esercizio efficace molto praticato. Così come leggere rimane un piacere e un’attività utile per molti senior. E senza dimenticare i più o meno tradizionali esercizi di enigmistica, che impegnano molti senior.

Ma se la varietà dei mezzi è la prima caratteristica che emerge dall’indagine, un’altra e più significativa è quella del connubio forte tra allenamento della mente da una parte e piacere dall’altra. Intendo dire che se a tante attività viene riconosciuta la capacità di far bene alla mente, non basta comunque solo questo perché venga praticata. Innanzitutto deve essere una attività piacevole e motivante: ben venga se poi è anche un aiuto per la sanità mentale. In questa chiave non sorprende allora ritrovare pratiche che vanno dal continuare a studiare qualcosa che interessa all’ascoltare musica, dall’imparare una lingua che non si conosce al dedicarsi ad attività creative ed artistiche e a tante altre.

Infine, un capitolo a sé merita il rapporto tra lucidità mentale e rapporti umani. Quanto è rilevante per la nostra mente il coltivare le relazioni con gli altri e il fare vita sociale ? Si sa che in generale l’isolamento sociale senza confronto non aiuta la brillantezza mentale e anche molti senior non riescono ad immaginare una mente tenuta viva senza dialogo, comunicazione, scambio con altri. Ancor meglio, se i flussi di comunicazione sono corredati da flussi di affettività.

Per chi è interessato a leggere tutte le pratiche emerse nel corso dell’indagine “Vita da senior”, si possono trovare a questo link

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Tra sogni e realtà

L’esplorazione della fase di vita successiva a quella della piena maturità è spesso contrassegnata da interrogativi su cosa si vuol fare del proprio futuro. I più bravi e fortunati riescono a far emergere sogni e progetti, in qualche caso a far riemergere idee lasciate nel cassetto da molto tempo. Il gusto dei viaggi sempre rimandati, la passione per un’attività manuale di cui si è sentita la mancanza per anni, una vita fatta di relazioni autentiche e non strumentali, un lavoro svolto con meno ansia del solito, sono – per fare degli esempi – delle prospettive su cui mobilitare le proprie energie e delle méte per le quali applicarsi. I mesi nei quali ci si trova a riflettere su se stessi e sulle tante possibili strade da intraprendere sono insieme eccitanti e disorientanti: eccitanti perché si allargano gli orizzonti dopo che per tanti anni si era battuta una strada iper-conosciuta, disorientanti perché c’è il rischio di perdersi tra le possibili alternative e perché, alla veneranda età di 55 o 65 anni, tocca rimettersi a fare i conti con le proprie risorse.

Il sogno ci rende energici e lievi, aperti al confronto con nuove altre persone, capaci di pensare al cambiamento delle abitudini che ci hanno accompagnato per lustri. E quando ci sembra di aver intravisto una nuova strada da percorrere, una desiderabile méta su cui impegnarci, siamo anche rassicurati perché allora la vita riprende più senso.

E’ a questo punto del tragitto che si annida il rischio della delusione, quando il progetto e il sogno sono messi alla prova della realizzabilità. Il progetto che ho accarezzato si regge in piedi? Le capacità necessarie per dargli forma sono tra quelle di cui dispongo ? La nuova identità che verrebbe associata alla realizzazione del sogno mi piace ? Le risorse richieste dal sogno sono alla mia portata ? Eventi imprevisti, ma ahimé a questa età un po’ più frequenti, come qualche serio acciacco fisico, mi obbligano per caso ad abbassare le pretese ?

Sogno e realtà viaggiano a braccetto e il senior impara velocemente che se non vuole cadere in una lunga apatìa, ma nemmeno rimanere nel mondo dei sogni, una buona dose di creatività, flessibilità e iniziativa nel continuare a rigenerarsi è assolutamente necessaria

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Single

Chi l’ha detto che non si può invecchiare bene da soli ? Che senza un partner fisso si è destinati  ad anni tristi e solitari ?   Roberta single lo è sempre stata, quindi adesso che ha 61 anni non si pone neppure il problema: continua ad andare tutte le mattine nel negozio di arredamenti dove lavora da vent’anni, abita da sola in un bell’appartamento dove ogni tanto organizza delle cene, un paio di sere la settimana esce con gli amici per andare al cinema o al ristorante e l’ultima relazione di un qualche peso l’ha terminata un paio di anni fa più con un senso di liberazione che di sofferenza. Cosimo invece da solo si è ritrovato d’improvviso all’età di 59 anni, quando la moglie ha scelto di separarsi: sicuramente ha sofferto ed è rimasto disorientato per molti mesi, poi però ha trovato la forza per riprendersi, ha mantenuto una relazione molto forte con i due figli ormai grandi, ha approfittato del momento traumatico anche per intraprendere una svolta sul lavoro e ora, pur vedendosi ogni tanto con una donna con cui c’è sintonia, non ci pensa proprio a condividere casa e vita. Beatrice una nuova relazione non saprebbe neppure immaginarsela, dopo la morte di suo marito avvenuta ormai tre anni fa: ha raggiunto un nuovo equilibrio, fatto di vita sociale in un’associazione di volontariato, di recupero dei rapporti con la famiglia di origine, di buone letture e di allegria con amici vecchi e nuovi: ma quando le parlano di innamorarsi o di sesso replica convinta che a 60 anni ci sono almeno altre dieci cose che danno più soddisfazione.  Con Beatrice si può non essere d’accordo, e anzi sono moltissimi gli over 60 che si reinventano una vita sentimentale e sessuale, ma quel che conta è che serenità e soddisfazione possono essere raggiunte anche con un equilibrio diverso.   Perché questa è la novità di rilievo: il vivere da soli può pure essere associato all’immagine dominante dell’anziano abbandonato, isolato, non autonomo e bisognoso di assistenza, ma questo (che è un problema reale) è più vero per una parte delle persone che si trovano nella stagione della “vecchiaia vera”; per i senior cinquanta-settantenni che invece vivono la “vita nuova”, l’essere single può anche essere un’opzione, una scelta di cui si è felici. In foto: donna senior

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Nuova vita a 60

Scrive Sergio: I cani da guardia del mercato del lavoro hanno un nemico giurato: il cinquantenne. Appena ne fiutano uno procedono alla sua eliminazione. Stavo precipitando in questa scomoda posizione quando una coppia di amici decise di investire denaro, energie, speranze e attitudini professionali in una nuova start-up, un sito internet per prenotazioni di visite mediche online: Idoctors. Gli inizi furono terribili ma poi il vento cominciò a girare. Fu così che una mattina bussarono alla mia porta: con la cautela e il tatto che solo il sentimento dell’amicizia sa cavar fuori dalle parole e dai gesti di chi ti vuole aiutare, cominciarono a parlare di sviluppo, nuovi orizzonti, contatti con i media, filmati, gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa. Nella mia condizione di uomo invisibile e inservibile non li feci neanche finire. Dissi sì. Oggi mi trovo a far parte di un progetto in pieno sviluppo, coi conti a posto e prospettive rosee. Lavoro (per la maggior parte del tempo dal pc di casa), dando il mio contributo e sperando di aiutare a crescere l’impresa sempre più velocemente. La maggior parte dei colleghi sono più giovani e più bravi di me col pc, ma le mie idee e i miei progetti vengono discussi e vagliati come quelli di tutti gli altri e, sembrerà strano ai solerti cani da guardia, talvolta anche accettati e realizzati. Peccato sia solo la storia di un vecchio sessantenne, altrimenti varrebbe quasi la pena di raccontarla… In foto: un senior che ha trovato un nuovo lavoro

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Esperienze di volontariato over55

Pino, 58 anni, dedica due sere alla settimana all’associazione che supporta i familiari dei malati di Parkinson. A Lella, 59, si sono liberati i pomeriggi e per tre volte la settimana, su indicazione della fondazione benefica di cui fa parte, accompagna i disabili quando devono uscire di casa. Vincenza invece, da quando è in pensione riutilizza le sue competenze di insegnante e segue dei giovani alunni nel loro percorso scolastico. Anche Massimo, 66enne, mette a frutto la sua precedente esperienza professionale di medico e si rende disponibile per un centro di accoglienza. Alessandro, 62, è poi orgoglioso di continuare ad essere socio volontario del soccorso e di partecipare alle iniziative della protezione civile. Per Sandra infine, volontariato significa andare una volta al giorno dalla sua vicina di casa novantenne per vedere se ha bisogno di qualcosa.

I senior sono tra i principali protagonisti del volontariato, un fenomeno in crescita a tutte le età ma che in particolare riguarda gli over55 e gli under25.  Secondo i più recenti dati dell’Istat, In Italia la partecipazione ad attività di volontariato in poco meno di vent’anni è passata dal 6,9% al 10%. Nel 2011, secondo le stime dell’Istituto di statistica, sono più di 5 milioni gli italiani che hanno svolto una qualche attività gratuita presso un’associazione di volontariato e il valore economico delle attività volontarie in Italia è stimato intorno agli 8 miliardi di euro. Tra i 55 e i 64 anni la partecipazione ad attività di volontariato è sopra la media, in particolare tra i neo sessantenni raggiunge quasi il 13%, a fronte del misero 5,2%, che era il dato nel 1993.

I numeri sembrano precisi, in realtà il volontariato è un oggetto che sfugge come un’ameba.  Innanzitutto non sai mai bene cosa rientra nella definizione volontariato: è solo quello che transita attraverso un’associazione o è anche l’atto generoso spontaneo di una persona verso il prossimo, come quello di Sandra che va ad assistere la sua vicina di casa ? E partecipare, per fare degli esempi, ad associazioni come le pro-loco o le cooperative abitative locali, è anch’esso volontariato ? O ancora: essere attivi senza ricompensa in associazioni culturali, prestare gratuitamete servizio di sorveglianza in un museo, cucinare gratis alla sagra del paese o fare donazioni ad associazioni benefiche rientrano o no nel perimetro delle attività di volontariato ? Molti cinquanta-sessantenni, vogliosi di avvicinarsi a questo mondo, si domandano quali sono le modalità più efficaci, sia per fare cose utili, sia contemporaneamente per trovare una fonte di arricchimento morale e personale, che dia senso alla loro “vita nuova”. Le possibilità sono molte: per questo nell’indagine “vita da senior” abbiamo chiesto agli stessi senior quali sono le pratiche più efficaci che hanno sperimentato quando si sono dedicati al volontariato. I risultati si possono leggere a questo link, dove si possono anche aggiungere le considerazioni che vengono dalla propria esperienza.

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