Posts Tagged: opportunità

Non ho l’età…

Il mondo dei senior sta cambiando ad una velocità sorprendente e in maniera altrettanto veloce si sta diffondendo la percezione dell’importanza che le generazioni degli over 55 hanno e sempre più avranno nella nostra società.  Contemporaneamente, si stanno modificando l’atteggiamento mentale con cui si guarda a questa età e gli obiettivi che ci si pone, a livello sia individuale sia pubblico, su come affrontare questa fase della vita.

Il cambiamento in corso è tanto quantitativo che qualitativo. Non sono più solo pochi inascoltati demografi a segnalare che siamo di fronte ad una rivoluzione. Ormai, di fronte all’evidenza di 11 milioni di donne sopra i 55 anni e di 9 milioni di loro coetanei maschi (per stare solo all’Italia), tutti ci siamo accorti che qualcosa di profondo si sta modificando. Se poi a questo dato aggiungiamo la proiezione che dice che nel 2030 due persone su cinque avranno più di 65 anni, è facile prevedere che ai senior della terza e della quarta età saranno riservate nei prossimi anni attenzioni molto forti.  Questo riguarda il cambiamento sul piano quantitativo, ma forse ancor più significativa è la trasformazione sul piano qualitativo.

Sicurezza, benessere e opportunità sono le tre parole-chiave per comprendere l’evoluzione qualitativa in corso e come sta cambiando l’atteggiamento verso questa stagione della vita.  Il pensiero tradizionale dice che all’avanzare dell’età le opportunità diminuiscono ed aumentano invece i rischi. Sulla base di questo assioma, i primi sistemi di welfare, dedicati innanzitutto a pensioni e assistenza medica, hanno cercato (e in buona misura ci sono riusciti) di dare sicurezza alla persona “anziana”, proteggendola quanto più possibile dai rischi di povertà e di malattia in una fase della vita in cui le chances di farcela da soli diminuirebbero. Naturalmente, anche se il contesto in cui sono sorti non è più lo stesso, i sistemi di welfare sono ancora importantissimi e non è certo venuta meno la loro funzione protettiva originaria, di garanzia per il futuro, soprattutto in periodi di vacche magre.  Ma già svariati decenni fa, per lo meno nei Paesi più ricchi tra cui anche il nostro, alla ricerca di protezione e sicurezza si è aggiunta la ricerca di benessere. Una fase della vita chiamata “pensione” stava diventando prevalente e non era più sufficiente evitare povertà e abbandono; con il tempo è diventato un must anche far sì che il pensionato si potesse godere il meritato riposo, aiutandolo ad adattarsi alla nuova condizione e cercando, per gli anni rimanenti della vita, di trovare una condizione di benessere.

Oggi siamo di fronte ad un nuovo passaggio: sicurezza e benessere rimangono importanti, ma quel che sta accadendo è che la maggior parte dei senior fa fatica ad accettare di essere definita in base all’età, come se l’anagrafe determinasse dei modelli sociali da seguire, delle scelte obbligate da fare, degli stili di vita da seguire. In numero sempre più significativo, i “ragazzi di sessant’anni” non vogliono vivere con la paura che le loro speranze, i loro sogni, obiettivi e desideri vadano in soffitta unicamente per via dell’età. Non si tratta di non essere realisti o di non accettare l’invecchiamento, ma al contrario di riconoscere una nuova realtà in cui, arrivati a questa età e anche oltre, il film della propria vita può scorrere in modo molto “personalizzato” e non determinato solo dal dato anagrafico.

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Ce la si fa a ricominciare ?

Nell’ultima storia che ho pubblicato Anna è ad un nuovo passaggio della sua vita: nel suo caso, figlia e nipote tornano ad abitare con lei. In precedenza, tante altre storie su questo blog hanno raccontato di eventi che segnano un ulteriore passaggio dell’ esistenza quando ormai, da senior, si pensava che la vita non dovesse più riservare troppi cambiamenti. A volte sono eventi inaspettati e dolorosi (mariti o mogli che se ne vanno, un lavoro che improvvisamente non c’è più, una malattia che cambia tutto…), altre volte sono previsti e magari desiderati (l’inizio della pensione, i figli che diventano autonomi e lasciano più tempo libero…); in certi casi sono frutto di scelte  di cambiamento (“vado a vivere in un bel posto lontano”), in altri casi lasciano a bocca aperta (“mi sono innamorato a sessant’anni, è mai possibile?).    Quasi sempre si scopre che i binari su cui ci si era assestati nel corso della vita matura non vanno più dritti e qualche curva ancora, prima di arrivare all’età in cui si sperimenta la vera vecchiaia del calo d’autonomia, va affrontata.

Ricominciare diventa così la parola d’ordine. Per qualcuno è un ripartire su piccole cose, per altri è un rimettersi in discussione sugli assi fondamentali della propria esistenza.

Ricominciare: facile a dirsi per chi ha progettato dei cambiamenti da tempo ed ora li realizza. Molto più difficile invece per i tanti che prima di mettersi in una prospettiva di immaginazione del proprio futuro da sessantenni e settantenni devono superare lo shock dei nuovi eventi per i quali si sono trovati impreparati.  Per chi fa questa esperienza, le situazioni sono da affrontare sul piano psicologico prima ancora che sul piano pratico.  Il rischio di sentirsi vuoti, di deprimersi, di non riconoscere più la propria identità, di mettere in discussione la propria autostima, di percepirsi soli nell’affrontare la fase nuova, di non trovare più senso in quel che si fa, sono tutti rischi molto alti. E allora non c’è dubbio che le risorse di sempre che ciascuno possiede (le proprie capacità personali, le amicizie, la propria solidità psicologica, le proprie risorse economiche, eccetera) sono utilissime. Ma possono poco se non sono accompagnate da un atteggiamento aperto: l’attegggiamento di chi va all’ ”ascolto” delle nuove opportunità che potrebbero rivelarsi nei campi più disparati perché non si rifiuta di pensare che per un sessantenne le opportunità continuano ad esistere.

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Paradisi lontani, opportunità vicine

Ve lo ricordate il luogo comune per cui il sogno degli Americani in pensione sarebbe di andare ad abitare al caldo in Florida ? Ebbene, l’Urban Land Institute  ha scoperto che le preferenze dei baby boomers sono diverse da quelle dei loro genitori e che le aree con la maggiore crescita di over 65enni oggi stanno in posti come North Carolina, Texas, Idaho, insomma non esattamente luoghi che inducono a sognare la bella vita. Dicono gli esperti dell’ULI che i senior americani di oggi sono molto attratti dalle comunità che offrono abitazioni alla portata del portafoglio e con buoni servizi intorno (trasporti, servizi medici, strade pedonali, mostre, iniziative culturali, università, centri di apprendimento, biblioteche, negozi, ecc). Per non dire della forza di attrazione dei nipoti, che inaspettatamente anche nella realtà della dispersa famiglia americana, è diventata una delle molle principali per scegliere un luogo dove vivere. E nel regno della mobilità geografica (negli USA si cambia città nel corso della vita con molta più facilità che nel vecchio mondo) oggi il cambiamento di casa, città e Stato è fatto con più reticenza che in passato.

Il paragone con la nostra realtà è difficile: diverso il senso della famiglia, diversa la percentuale dei senior proprietari della propria abitazione, diverso l’attaccamento alla propria terra di origine e alla rete parentale e di amicizie di dove si è cresciuti. L’italiano medio, si sa, meno lo sposti da casa sua e più contento è. Risulta sì in crescita l’interesse per i viaggi e le permanenze lunghe nei luoghi paradisiaci della terra, ma le radici quasi sempre la vincono.  C’è però un aspetto sul quale le esigenze sono simili con quelle dei coetanei senior d’oltreoceano: finché i percorsi di vita sono concepiti con un passaggio dalla fase di vita matura direttamente ad una fase di pensionamento dominata dal tirare i remi in barca e dal far niente in attesa del declino, il paradiso lontano senza intorno troppe infrastrutture, servizi culturali e reti associative funziona bene. Se invece la “vita da senior” è concepita come un ventennio che precede la “vecchiaia vera” e che può essere ancora vivo, impegnato, attivo, intellettualmente e relazionalmente ricco, allora abitare in luoghi che offrono opportunità di studio, di cultura, di vita associativa, di cinema/teatro/concerti/mostre e persino di lavoro, continua ad essere importante.

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Tutti ci insegnano a crescere, nessuno ad invecchiare

Scrive Giuly53: Ciao Enrico, ti ho appena scoperto, oggi vado a comperare il tuo libro: ebbene sono del ’53 e pertanto anche io sono in una fase nuova.  Ho chiuso con il lavoro dipendente , la mia frase ricorrente è: “tutti ti insegnano a crescere, nessuno ti insegna ad invecchiare”. Sono una persona dinamica che anzi ha fatto del lavoro una missione, ho lavorato molto, formazione, marketing, organizzazione eventi, etc etc, ho fatto e faccio ancora volontariato, anche in carcere, ho giocato, amato,
cazzeggiato, ed ora tutto ciò non mi riempie, sento che devo scoprire un’ altra Giuliana, i miei occhi vedono ma il mio cuore è fermo, andrei avanti a scriverti le “non emozioni” che provo, io che sono sempre stata attenta a TUTTO IL MONDO.

Sono molto curiosa della nuova Giuliana che verrà ma sai, come tu hai scritto dalla parte dell’uomo mi piacerebbe scrivere dalla parte della donna: mi piace scrivere, mi piace parlare con le persone e le mie esperienze le trasmetto agli altri. Ok ora mi fermo, vado a prendere il libro ciao giuly.  In foto: Dinamismo di Umberto Boccioni

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Dove siete nella vita reale ?

Sono Maria e ho 63 anni. Sono un’insegnante in pensione di una cittadina della provincia di Varese. Vi scrivo per sapere se qualche altra persona della mia età incontra le mie stesse difficoltà a fare nuove conoscenze.  Da parte mia mi sono iscritta a vari corsi – arte, musica, cineforum, viaggi di gruppo, ma tranne rapporti di buona educazione non sono riuscita e non riesco a conoscere nessuno. Mi ritrovo sempre a svolgere ogni cosa da sola. Non penso di essere un orso e di allontanare con il mio modo di pormi verso il prossimo, ma come si fa a conoscere persone per condividere comuni interessi ? Si accettano consigli. Mille grazie. In foto: due amiche

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Le start up dei senior

Chissà se ha trovato lavoro il mio coetaneo esodato che faceva da testimone in settembre nella trasmissione su La7 alla quale partecipavo anch’io per parlare de I ragazzi di  sessant’anni. Sembrava averle provate tutte, ma non era riuscito a trovare un vero lavoro e la giornalista mi incalzava chiedendomi che suggerimenti avevo da dargli.

Probabilmente pressati da domande dello stesso genere, dalla Commissione Europea stanno arrivando varie risposte, tra le quali una delle più importanti è quella che in inglese viene chiamata “senior entrepreneurship”, vale a dire la promozione delle iniziative imprenditoriali attivate dai senior.  Insieme all’OECD (l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la Commissione, in uno studio che s’intitola appunto “Policy Brief on Senior Entrepreneurship”, raccomanda una serie di politiche per favorire le iniziative imprenditoriali dei senior, non solo di quelli esodati che è una particolarità tutta italiana, ma in generale di tutti coloro che possono permettersi ancora una vita attiva. Ad esempio, si raccomanda di assistere il 50-60enne che avvia una start up, aiutandolo nel trovare la rete di rapporti che gli servono o fornendogli la formazione di cui è carente sulle competenze necessarie alla nuova impresa. Oppure, di favorirgli il prestito finanziario per l’avvio della nuova attività o per l’acquisizione di una piccola attività imprenditoriale esistente. Suggerisce anche, questo studio, di incoraggiare i senior a creare imprese insieme a giovani, lavorando fianco a fianco oppure assumendo ruoli da business angels piuttosto che da mentori di giovani imprenditori.

Insomma, mancando opportunità di ricollocarsi in ruoli credibili come lavoratori dipendenti, le risorse che si possono mettere in campo sono le proprie idee, le proprie competenze e la propria iniziativa. Che poi il risultato sia positivo è tutto da vedere, perché il rischio di bruciare qualche risparmio messo da parte c’è. Non è una novità, se c’è impresa c’è rischio.

Con lo stesso spirito delle raccomandazioni della Commissione Europea, l’AARP (la più grande associazione americana degli over 50) propone a chi cerca di lavorare in proprio una lista ragionata dei costi da sostenere per avviare l’attività e sintetizza con una cifra media che si aggira intorno ai 25.000 euro la spesa per partire. Poi naturalmente le differenze sono grandissime da settore a settore e per i piccoli business, come ad esempio le attività da freelance, quelle svolte on line o quelle svolte da casa propria, l’impegno finanziario di partenza è molto più ridotto.

L’Italia è tradizionalmente ricchissima di piccole iniziative imprenditoriali e immaginare che da noi la “senior entrepreneurship”, soprattutto se di piccola taglia, possa attecchire è plausibile. Naturalmente contesto permettendo: in questo periodo in cui la morìa di piccole imprese è all’ordine del giorno per difficoltà di mercato e di credito, il progetto da cui si parte deve essere davvero convincente.

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Lunga vita! Che sia anche buona

Ogni secondo sul pianeta due persone festeggiano il loro sessantesimo compleanno e un individuo su nove oggi ha superato i 60 anni, percentuale che entro il 2050 arriverà a uno su cinque.   L’allungamento della vita è un fenomeno mondiale, non riservato solo a pochi paesi occidentali.  In Cina, il paese più popoloso del mondo con il suo miliardo e 354 milioni di abitanti, la popolazione in età lavorativa nel 2012 è calata in termini assoluti per la prima volta da un lungo periodo di tempo, mentre gli over60 crescono di numero e sono diventati 194 milioni. Nel rapporto internazionale “Invecchiare nel XXI secolo” si legge che “la speranza di vita alla nascita è attualmente di oltre 80 anni in trentatre paesi”, mentre cinque anni fa le nazioni che avevano raggiunto questo obiettivo erano solo diciannove.  Confermano il fenomeno i demografi Golini e Rosina: “Se ancora all’inizio del XX secolo meno di una persona su dieci arrivava a superare gli 80 anni, all’inizio del XXI secolo questa meta è diventata, per la prima volta nella storia dell’umanità, un’impresa alla portata dei più”. E alcuni studiosi sostengono che non è finita qui: a metà di questo secolo la maggioranza dei futuri inquilini del pianeta potrebbero, alla nascita, aspettarsi di vivere fino a 100 anni.

Insomma, siamo nel pieno di una rivoluzione demografica e come tutte le rivoluzioni trascina con sé enormi cambiamenti sociali, economici, umani.  Vivere più a lungo è una grande conquista. Poter vivere in tanti con buona o discreta salute decenni che una volta erano riservati solo a rarissimi fortunati è un progresso dell’umanità. Le opportunità potenziali sono innumerevoli e in queste pagine quotidianamente si cerca di metterle in evidenza. Attenzione però a non dare per scontata l’equivalenza: lunga vita uguale a miglioramento delle condizioni umane. Perché questo si avveri dovremo capire quanta pena porteranno con sé gli inevitabili malanni fisici in aumento, dovremo essere capaci di trovare risorse per garantire la dignità degli anni in più e  dovremo trovare il senso da dare alla porzione di esistenza aggiuntiva che alle nostre generazioni è stata regalata.

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Cerco lavoro, offro lavoro

“Giovane pensionata Italiana, 60 anni, molto dinamica, allegra e amante dei bambini, cerca lavoro per baby-sitter anche con piccoli lavori domestici per metà giornata (part time). Referenziata. Zona Esquilino e Centro. No Auto munita”

E’ la richiesta pubblica che Sonia ha messo sugli annunci di ebay, corredandola di una sua foto.  Mi ci sono imbattuto ieri e mi ha stupito. Non tanto per l’offerta in sé: sono tantissime le donne che si propongono per lavori di baby-sitteraggio e domestici. Mi ha colpito l’età di Sonia, unita a quel suo viso sorridente e giovanile, e più ancora il mezzo (ebay) che ha scelto per proporsi.

Sonia non è certo l’unica a cercare lavoro a sessant’anni, negli stessi annunci di ebay alla voce “giovani pensionati” si trovano parecchie inserzioni di “cerco lavoro” e di “offro lavoro” (per lo più sono richieste di agenti di vendita), e pure in passato questi lavori sono stati svolti da sessantenni, però mi sembra comunque un segno dei tempi il fatto che a questa età ci sia un mercato del lavoro abbastanza vivace. Bisogno economico e pensione insufficiente o spostata nel tempo? Desiderio di rimanere attivi con qualcosa che piace giocando sul dinamismo che ancora non è venuto meno? Probabilmente entrambe le ragioni hanno una parte importante nello spiegare l’incipiente mercato del lavoro dei sessantenni.

In questi mesi molte volte mi sono sentito chiedere qual è secondo me il canale giusto per un senior per trovare una nuova occupazione. Non credo che ci sia “un” canale giusto, ma più canali che possono essere tutti sperimentati (la cerchia di relazioni, i centri pubblici per l’impiego, le agenzie di lavoro interinale, le inserzioni sui giornali). Sonia si è lanciata sulle inserzioni on line. Brava!  Speriamo che questo mio commento le porti fortuna nella ricerca del lavoro che le piace !

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Giovane pensionata

Scrive Daniela: Oggi compio 58 anni ma sono andata in pensione 2 anni fa usufruendo dello “scivolo” che il mio istituto di credito aveva fatto per alleggerire la forza lavoro. Inizialmente ero euforica e contenta poiche’ avevo un sacco di cose da fare, poi esauriti i progetti che avevo accantonato da anni mi sento un po’ spenta. Faccio volontariato una volta alla settimana, ma per una come me che ha sempre lavorato e avuto una vita attiva, diventa noiosa la giornata. So di non essere l’unica in questa situazione, ho la fortuna di vivere in una città che offre molte opportunità (Milano) e allora che cosa posso fare, senza sentirmi impegnata come se andassi ancora a lavorare? Grazie Daniela.

Cara Daniela, qualcuno ha detto che bisogna dedicarsi professionalmente alla noia e qualcun altro ha scritto l’elogio della noia. Io la penso più come te, che alla nostra età una vita attiva, non necessariamente fatta solo di impegni lavorativi, dà più senso all’esistenza. Opportunità? L’elenco potrebbe essere infinito (dal dedicarti alle tue passioni allo studio di argomenti che ti interessano, dal proporti per piccoli lavori temporanei all’avviare tu una nuova piccola attività, dall’offrire il tuo tempo a parenti bisognosi all’intensificare l’attività di volontariato che già svolgi, eccetera eccetera) ma probabilmente il punto centrale è riconoscere quali sono le tue esigenze, le tue motivazioni e i tuoi interessi di oggi. L’hai già fatto ? Enrico

In foto: “La noia degli angeli” di Graziano De Luca

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Sono pronta per una vita diversa

Inviato da Claudia lo scorso 6 gennaio: Ho sessant’anni tondi tondi e domani riprendo a lavorare dopo un lungo periodo di vacanza che mi sono presa intorno a Natale e Capodanno. Ho un impiego presso una compagnia assicurativa, posto sicuro, stipendio decente, buon rapporto con le colleghe e i colleghi, compiti e responsabilità impegnativi ma alla mia portata. Sembrerebbe tutto bene visto così, ma il mio stato d’animo è diverso. Mai come nelle ultime due settimane ho capito che starei bene passando le giornate senza l’ufficio, ho moltissime altre cose che mi prendono (non sono andata a fare viaggi esotici, sono rimasta in città, a casa mia), letture, aiuto a mio figlio che ha appena messo su casa, ginnastica e piscina, rapporti con le amiche e con mio marito più distesi del solito, un po’ di shopping. Non credo che sia la solita difficoltà del rientro al lavoro dopo le ferie, qui c’è qualcosa di più, è che per la prima volta mi vedo bene facendo una vita diversa. Un anno fa, quando mi hanno detto che la pensione l’avrei presa più tardi non me ne sono preoccupata, mi sentivo ancora in forze e non mi dispiaceva l’idea di rimanere nel mondo produttivo. Oggi invece mi ritrovo a cercare di capire se c’è modo di smettere di lavorare prima (anche se mi sa che è difficile perché di famosi anni contributivi regolarmente pagati ne ho meno di quel che dovrebbero essere). Poi magari, una volta a casa, mi tornerà la voglia di fare qualche lavoretto ancora, ma non credo che cercherò più un lavoro così assorbente come quello di oggi.

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