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Attrazione fatale

Se vi fate un giro in internet scoprirete facilmente che i siti che promuovo il “ricominciare la vita” in un altro Paese stanno crescendo e che va molto lo scambio di consigli ed esperienze positive riguardo ai posti dove si vive meglio: reinventarsi la vita all’estero sta diventando di moda. E lo sta diventando in maniera evidente anche tra i senior.

Le molle che spingono un numero crescente di senior a diventare dei “residenti esteri” o dei “soggiornanti lunghi” in altri Paesi, o quanto meno a prendere in considerazione l’idea, sono principalmente riconducibili a due fattori: la qualità della vita che ci si immagina possibile nel luogo di destinazione (bellezza del posto, clima favorevole, collegamenti non troppo disagevoli, vicinanza con la natura, facilità di rapporti con la popolazione locale, ecc), oppure ragioni economiche (potere d’acquisto più alto, costo in generale basso della vita nel posto prescelto, fuga dalla tassazione italiana, ecc).

La prima ragione, la ricerca di una migliore qualità della vita, ha mosso nei secoli milioni di persone: senza scomodare le migrazioni storiche, più semplicemente basta ricordare le ondate di capelli grigi provenienti dal Nord Europa che d’inverno transumavano nei posti caldi del Sud Europa. Ora che i collegamenti anche transoceanici sono più a portata di mano, tutto il mappamondo è preso di mira e anche gli italiani non si sottraggono a questo sport.

La seconda ragione, quella economica, in tempi di crisi come ora sta diventando sempre più importante. Poter vivere con un buon tenore di vita con 1000 euro al mese in un posto da cartolina fa sognare più di un sessantenne. E se poi a disposizione si hanno più soldi, non solo ci si può concedere dei lussi, ma si può anche puntare ad un fisco più leggero.

A questo proposito, è istruttivo il bell’articolo pubblicato giovedì scorso da Francesca Basso sul Corriere della Sera (per chi è interessato, lo si può scaricare in pdf andando su http://www.confcommercio.it/home/SALA-STAMP/Rassegna-s1/Nazionale/3-gennaio-2013.pdf o al link http://archiviostorico.corriere.it/2013/gennaio/03/ora_Paesi_europei_corteggiano_gli_co_0_20130103_ffc7043e-556c-11e2-8a75-21dc585b88e4.shtml ), dal titolo “Fisco leggero e offerte su misura, i Paesi alla conquista degli over 65”. La giornalista racconta di soluzioni che prevedono di tassare solo il reddito prodotto nel nuovo Paese di destinazione e non il reddito proveniente dall’estero (cioè le pensioni), oppure che prevedono di offrire la residenza ai cittadini che investono in immobili locali. Sono soluzioni già adottate o allo studio da parte di Paesi come la Spagna, il Portogallo, la Grecia, Singapore, il Costa Rica, l’Uruguay ed altri.

Le sirene che incantano e spingono alla fuga dall’Italia sono dunque numerose e spiegano perché il fenomeno sta per uscire dalla marginalità.    Eppure… Eppure quando ne parlo con coetanei sento porre queste domande: accetteremmo di vivere lontano dai genitori anziani bisognosi ? o dei figli grandi che dopo attenti studi hanno trovato casa a portata di schioppo ? o di lasciare al suo destino l’odiata ma anche amata Italia ? o di rinunciare alla cerchia di amici, conoscenti e associazioni che abbiamo coltivato nella vita ? Forse per questo il fenomeno è importante ma non diventerà mai di massa.

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Sentirsi liberi

Luca non ha voluto scrivere la propria storia, ha preferito raccontarmela: oggi, a 62 anni, si  trova improvvisamente in una dimensione di vita tutta nuova rispetto al suo percorso precedente. Da una parte deve decidere cosa fare della sua attività professionale a cui si dedica da più di 30 anni ma che è arrivata ai minimi termini per via della crisi economica, dall’altra parte sta ri-sperimentando da poco tempo una vita a due con sua moglie dopo che il secondo dei figli se ne è andato di casa e si è reso autonomo anche economicamente. Che per Luca sia un momento di  cambiamenti importanti è fuor di dubbio, d’altra parte è consapevole che è arrivata un’età che offre ancora tanto ma che difficilmente si ripropone come la semplice continuazione degli anni precedenti. Luca si interroga sul proprio futuro e sta pian piano mettendo a fuoco una straordinaria verità: che non è “costretto” a vivere nel modo in cui ha vissuto fino ad oggi, né in un altro modo che qualcuno gli impone, ma che ha al contrario la grande opportunità, per la prima volta da tanto tempo, di reimpostare la propria vita in base alle proprie esigenze. Semplicemente, è libero di scegliere. Certamente Luca è un fortunato: della moglie con cui vive è ancora innamorato, i figli se la cavano da soli e, pur non essendo ricco, le sostanze che ha messo da parte negli anni della sua attività professionale, lo lasciano abbastanza tranquillo per i prossimi anni. Quindi Luca in questo  momento è in fase di elaborazione di idee su cosa vuole fare del suo futuro. Sta valutando se rimanere a vivere nella stessa città, se regalarsi un lungo periodo di vacanza, se proseguire nella sua attività professionale da solo o con altri più giovani, se riprendere la sua vecchia passione di lavorare con i motori. E soprattutto sta all’erta: perché le idee ti vengono se sei capace di ascoltare le occasioni.

I senior che si trovano ad una svolta della propria vita hanno la possibilità di vedere e di cogliere le opportunità che il futuro può loro offrire. Non c’è dubbio che le opportunità cambiano da persona a persona a seconda di una serie di risorse personali (capacità, relazioni, salute, risorse economiche, ecc,) e di condizioni esterne (dove si vive, contesto familiare e altro), ma nell’insieme prevale la possibilità di sentirsi liberi di scegliere, di non vivere il resto della propria esistenza come un destino ineluttabile e di immaginarsi dei futuri compatibili con le proprie esigenze.

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I senior e gli orti

Per fronteggiare la crisi gli italiani non si limitano piu’ a risparmiare lasciando l’auto a riposo, riprendendo a pedalare e cuocendo il pane nel forno di casa: hanno cominciato anche in tantissimi – 2,7 milioni –a coltivare in proprio frutta e verdura da consumare ogni giorno. Lo afferma il Censis nel suo rapporto annuale presentato settimana scorsa dal titolo “L’Italia alla prova della sopravvivenza”.

Per gli orti è vero boom.  In campagna non è mai scomparsa l’abitudine di coltivarsi un pezzetto di terra per farci crescere pomodori, fagiolini e lattuga. Ma la principale novità sono gli orti urbani, per i quali qualcuno evoca un ritorno agli “orti di guerra”: si tratta di microappezzamenti talvolta concessi a pensionati e appassionati gratuitamente dai Comuni, che di fatto costituiscono le trincee verdi al carovita. Secondo un recente sondaggio Nomisma in un caso su cinque si fa l’orto per risparmiare sulla spesa alimentare. Ma la coltivazione di radicchio, patate e carote sembra essere soprattutto un bisogno ecologico e di benessere: il 60,2% degli interpellati da Nomisma si e’ fatto prendere dall’ortomania ”per consumare prodotti genuini”, mentre il 54% ama coltivare per rilassarsi e stare all’aria aperta.

In questo boom degli orti i senior la fanno da protagonisti: da sempre nelle periferie delle grandi città si vedono signori di una certa età che zappettano e in parecchi centri urbani le aree coltivabili vengono assegnate a pensionati che hanno voglia di cimentarsi con insalate e verze. Per non parlare di iniziative come quella di Bologna dove sono stati organizzati dei corsi per aspiranti ortolani, nella convinzione che la maggior parte dei sessantenni cittadini la terra e le sementi non le hanno mai toccate http://www.lastefani.it/archivi/893-gli-aspiranti-ortolani-a-lezione-di-biologico.html

Il WWF porta ad esempio il suo presidente e fondatore  Fulvio Pratesi, 78 anni, “che nell’orto di casa all’Oasi WWF di Pian Sant’Angelo, nel viterbese, coltiva filari lussureggianti di insalata e carote, cipolle, cavoli, zucchini, cetrioli, melanzane, peperoni e finocchi, dominati dalle incannucciate gravide di pomodori di tante varietà diverse, fagioli e piselli rampicanti, sedano, prezzemolo, cespugli di salvia e rosmarino, un melo cotogno e due olivi. Ma che non rinuncia all’orto nemmeno in città, e nei pochi metri quadri del suo terrazzo romano ha cresciuto pomodori, piante aromatiche come alloro, rosmarino e prezzemolo, un limone, un arancio amaro, un melo, un albicocco, due nespoli e un fico di cui contende i frutti con le cornacchie”.

 

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Amo i progetti…

Io: Amo i progetti, mi danno una prospettiva interessante sul futuro. E sposo una visione di società aperta e delle opportunità, dove la responsabilità individuale e le libere scelte rispetto alla propria vita sono una componente fondamentale. Penso quindi che si possano immaginare (sognare?) varie opzioni riguardo a come vivere la fase di vita nuova, quella da senior, quella in cui non si è più nel pieno della maturità ma non si è ancora anziani “veri”.  Non mi piace quando – e capita anche a me – si fanno prevalere i vincoli sulle opportunità e ci si blocca di fronte a qualche avversità. Non sono cieco di fronte ai vincoli. Li vedo: quelli economici, quelli di salute, quelli pensionistici, quelli culturali, eccetera, ma sono convinto che all’interno di questi vincoli ci sia la possibilità per tutti, chi più chi meno, di scegliere tra diverse opzioni.

L’altro: Ti avrei dato ragione qualche anno fa, ma oggi come puoi sostenere ancora questo ? Non vedi che la crisi economica sta chiudendo tutte le strade ? Il pensionato di 58 o 60 anni, con un po’ di soldi da parte e con la possibilità di godersela, è una razza in via di estinzione. La pensione ce la stanno portando a 70 anni: altro che opzioni, devi continuare a lavorare altri dieci anni per portare a casa lo stipendio. E quelli che rimangono senza lavoro e senza stipendio non riescono a trovarne un altro. La via è obbligata: se sei fortunato, continui a lavorare come hai fatto fino ad oggi, se invece sei sfortunato fai la fame.

Io: La solita esagerazione, e la consueta mistificazione di come è fatta la società oggi: lo sai che tra i 55 e i 64 anni, più della metà non lavora, non perché espulso ma per scelta ? Sì, l’età della pensione si sta allungando ma non penserai davvero che fino a poco tempo fa tutti avessero in mente di smettere di lavorare a 60 anni ? Forse dimentichi che tantissimi artigiani, commercianti, professionisti, manager, professori e anche impiegati, hanno voglia di continuare a lavorare. E tra gli uomini, da un pezzo si sapeva che non si andava più in pensione a 60 anni.  Comunque è un errore pensare che le opzioni di vita dei cinquanta- sessantenni siano legate solo al lavoro e alla pensione. A quell’età non devi fare più il genitore a tempo pieno, puoi guardare alla carriera con più distacco, puoi regolare di più i tuoi tempi. Pensa a quante possibilità hai di dedicarti ad altre attività o a passioni non lavorative che ti hanno sempre preso. Non si tratta di passare tutto il giorno a giocare a carte o a tennis (che comunque non ci sarebbe niente di male), ma di dare un senso diverso alla propria vita.

L’altro: Benissimo, vuoi parlare di cose diverse dal lavoro ? Ecco: ti faccio l’esempio di un mio amico, che a 59 anni ha avuto una malattia che lo costringe a camminare con fatica, altro che viaggi ! O di un altro amico di 64 anni la cui principale preoccupazione è di arrivare a fine mese con i 600 euro di pensione che riceve. O di un altro ancora che ha perso la serenità per via del figlio ormai trentenne che non riesce a trovare uno straccio di lavoro e con cui convive con difficoltà. Questa è la realtà !

Io: Sono d’accordo che “anche” questa è la realtà. Tu mi porti sempre degli esempi sfortunati. Ma anche in questi casi gli spazi per vedere il bicchiere mezzo pieno ci sono. Le malattie ci sono sempre state, però è innegabile che oggi si vive di più e che i tanto bistrattati medici ci rimettono in sesto più di quel che succedeva una volta. E il tuo amico con la pensione bassa, nessuno nega che dovrà fare i salti mortali per la spesa quotidiana, ma magari può trovare ora il tempo per avere soddisfazioni nei rapporti familiari o in qualche giro di amici o in una passione che fino ad oggi non aveva potuto coltivare come avrebbe voluto. Sulla preoccupazione per i figli ti capisco molto, anch’io sono preoccupato per il futuro, come credo che oggi lo siano tutti i genitori di figli grandi, d’altra parte la nostra generazione è stata tra le più fortunate della storia dell’umanità, più che lamentarci dovremmo interrogarci su cosa abbiamo sbagliato per consegnare un futuro così incerto alle generazioni più giovani.

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I ragazzi di 60 anni all’Università Bicocca di Milano

  Seminario (a cura di)

                           Micaela Castiglioni                      

Presentazione del libro di Enrico Oggioni

      “I ragazzi di sessant’anni”

                 lunedì 3 dicembre, Aula R.Massa, ore 15-18

Introduce Micaela Castiglioni: Le transizioni nell’età adulta

Intervengono

Ottavia Albanese Sviluppo e invecchiamento

Dante Bellamio Ponti, guadi, traghetti

Barbara Mapelli Ragazze e ragazzi di sessant’anni. Ma le storie sono le stesse?

Sergio Tramma L’educazione informale all’invecchiamento

Mauro Vaiani Verso il pensionamento: evasione o liberazione ?

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Unitre: fervono i lavori

Fervono i lavori nelle Università della Terza Età !

Sono tante, tantissime, e in questo periodo danno fuoco alle polveri.  Ho l’avventura di venire informato quando compare una notizia riguardante un’ Università della Terza Età. E riuscire a tener dietro ai messaggi in entrata non è impresa da poco.  Perchè – giustamente – tutte, grandi e piccole, metropolitane e di provincia, pubblicizzano le loro iniziative.  Sì, anche piccole e di provincia, non solo le blasonate e storiche di Torino, Roma o Milano.

Un po’ di esempi, raccolti in questi giorni:

Inaugurato il 24 novembre l’Anno accademico dell’ Università della Terza Età di Frosinone.

A Trieste: L’Università della Terza età festeggia i suoi primi 30 anni.   Domenica alla sala Tripcovich lo spettacolo di cabaret con danza, musica e canti. E i laboratori artistici realizzeranno dei souvenir per celebrare il compleanno.

Castelvetrano (Trapani) – Sabato scorso un nutrito gruppo di persone, in particolare docenti ed ex docenti, ha costituito anche in città una sezione dell’Università Unitre della terza età.

Dal Comune di Arco (Trento): Accanto alle lezioni, come tradizione l’Università della terza età e del tempo disponibile propone anche durante l’anno accademico 2012/2013 una serie di conferenze sugli argomenti più vari.

Comune di Arbus – Provincia del Medio Campidano:  Università Terza Età – Incontro Istitutivo Gruppo Promotore – Venerdì 16 Novembre 2012, Ore 16.45 – Sala Comunale.

Soverato (Catanzaro) – Nell’ambito degli “Incontri culturali del venerdì” organizzati dell’Università della Terza Età e del Tempo Libero “Magno Aurelio Cassiodoro” di Soverato, il 30 novembre alle ore 18 verrà presentato il libro di Antonio Fiorita “Furono e non furono…S’inda ‘nventaru così…ma tanti si scordaru”.

Milazzo, 27 novembre 2012 – Nell’ambito delle iniziative programmate dalla Libera Università della Terza Età di Milazzo gli incontri del venerdì denominati “I Venerdì della LUTE” stanno riscuotendo particolare successo e partecipazione di pubblico . Venerdì prossimo 30 Novembre il tema della conferenza sarà incentrato sulla figura di Stefano Cartesio, già per lunghi anni sindaco della Città e scomparso nel 2011.

L’ Università della Terza Età continua a caratterizzarsi come uno dei più importanti punti di riferimento della Provincia di Foggia. Al via l’anno accademico.

I puristi lamenterebbero che non tutte sono propriamente attività da università. A me sembra che il fermento sia comunque un gran bel segno di come si può dare risposta a bisogni di acculturamento, di socialità e di aggiornamento.

 

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200 !

Cari amici de “I ragazzi di sessant’anni”,

vorrei fare un brindisi virtuale con tutti voi, perché siamo arrivati a 200.

E’ il numero che è comparso questa mattina sul pannello di controllo del blog www.iragazzidisessantanni e che mi ricorda quanti articoli ho finora pubblicato: 200, più o meno metà scritti da me e metà vostre storie.  Un’attività continua e intensa, da fine aprile ad oggi, sul blog e sulla pagina facebook collegata, che ha accompagnato l’uscita del libro, che mi ha entusiasmato e che è stata possibile grazie alla vostra partecipazione, fatta di attenzione, di commenti e delle storie che mi inviate.

E si profila una novità: una nuova indagine, sulle “buone e cattive pratiche dei 55-75enni”, è in corso di realizzazione grazie alle interviste che stanno svolgendo in varie parti d’Italia alcuni amici conosciuti virtualmente proprio grazie al blog e alla pagina facebook. I risultati saranno resi noti e messi al vaglio di tutta la nostra community, ormai composta di alcune migliaia di persone. Vi terrò aggiornati. Grazie a tutti. Enrico

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Esercizi per la mente

Preparatevi ! Fra non molto tutti noi senior che viaggiamo nel web riceveremo numerosi “consigli per gli acquisti” per comprare esercizi on line che promettono di tenere viva la nostra materia grigia.

Il desiderio di non veder declinare le nostre capacità cognitive, insieme alla paura sempre più diffusa della demenza senile, fanno di noi cinquantenni, sessantenni e settantenni un mercato ghiotto per chi offre l’elisir per la mente sempre brillante.

  Alzi la mano chi non è sensibile alla promessa di tenere su buoni livelli le seguenti capacità: la memoria di nomi e numeri, l’attenzione, la concentrazione, il ragionamento chiaro e rapido, la selezione delle informazioni importanti, la velocità di elaborazione mentale, l’uso combinato delle informazioni visive e auditive, eccetera.

Perché sono queste le capacità di cui parliamo, capacità che nel  momento in cui declinassero certamente ci farebbero sentire un po’ menomati, fino a quando non ci accorgeremmo neanche più di averle smarrite.

Non si tratta di sottoporsi ai tradizionali test psicologici o a trattamenti rieducativi, ma di giocare quotidianamente con esercizi, magari pure divertenti, che allenano la mente e che hanno l’intenzione persino di far crescere queste nostre abilità mentali.

Oggi cominciano ad apparire nel web alcuni siti che propongono questi esercizi. Dietro a questi siti ci sono organizzazioni, quasi sempre profit, che sono – o si dichiarano – emanazione di prestigiosi istituti universitari o di centri di ricerca medica e psicologica; organizzazioni che sembrerebbero avere il sostegno scientifico di neuroscienziati e il sostegno economico di importanti aziende farmaceutiche.

E’ così, ad esempio, che si propone Lumosity, che reclama di avere alle spalle le migliori università americane e che fa della commistione tra gioco e allenamento il suo slogan. Oppure il Memory Enhancement Program, una serie di attività per potenziare la propria memoria e sviluppare il proprio cervello, sviluppato da Cinthya Green del dipartimento di psichiatria della Mount Sinai School of Medicine.

Se aderirete ai loro programmi, vi troverete a giocare cercando contemporaneamente di prender di mira innocui uccellini (virtualmente, s’intende!), di ricordare delle lettere d’alfabeto e di indovinare il nome di questi volatili. Oppure dovrete provare a seguire istruzioni come queste: “Su un cartoncino scrivete dodici nomi di colori ma badate a non associare mai il colore esatto al nome che lo descrive. Così “black” andrà scritto in azzurro e “blue” in rosso, “red” in verde e così via. Allenate la vostra concentrazione e provate a leggerli sempre più veloci, senza cadere nella tentazione di correggere la mancata sincronia nome-colore.”

Alla fine, di solito, un punteggio vi dirà come è stata la vostra prestazione e nel tempo potete controllare i progressi o i regressi.

Tutto questo è scientifico ? Mah, il sottoscritto è prudente e vorrebbe capirne di più.

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Tributo a Peter Laslett

Due riflessioni di Peter Laslett, pioniere degli studi sull’invecchiamento attivo e sulle differenze tra terza e quarta età, che nel 1989 scrisse: “Una nuova mappa della vita – L’emergere della terza età”

  Realizzazione personale.  …Credo che il punto culminante della realizzazione personale sia nella terza età.  Chi obietta dice che è un periodo segnato dal declino delle capacità fisiche e intellettuali rispetto all’acme raggiunto nell’età matura. La mia risposta a questa obiezione è che uno degli errori di fondo  nello studio dell’invecchiamento è quello di esagerare la severità di questo declino lungo il corso della vita. D’altra parte si può dimostrare che la nostra esistenza attuale è caratterizzata dal differimento dell’autorealizzazione proprio a questo periodo di graduale – di solito molto graduale – declino personale….

Educazione.  …Nella fanciullezza e nell’adolescenza gli individui ricevono un’educazione in vista della maturità, ma nella visione ancora oggi prevalente del corso di vita e delle sue fasi l’educazione non ha nessuna ulteriore funzione o importanza. Un elemento cardinale della teoria della terza età è invece che l’educazione dovrebbe essere oggi …educazione lungo l’intero corso di vita, un interscambio continuo dalla culla alla tomba. La veneranda  e profondamente radicata tendenza ad associare l’educazione solo alla socializzazione (ndr del giovane nel mondo adulto) deve essere abbandonata….

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Ci provo

Ho letto da qualche parte che a 57 anni si è al massimo delle proprie capacità professionali, io ne ho 58 quindi non dovrei essere molto lontano dal top, invece per l’azienda per la quale lavoro da tanti anni sono una scarpa vecchia che non serve più.
Ho una laurea in ingegneria, fino a due anni fa lavoravo in produzione e al controllo qualità, poi in azienda è cambiato tutto e sono finito tra quelli a cui non sapevano cosa far fare. Mi hanno chiesto di occuparmi di attività commerciali, ho accettato ma è risultato evidente subito che non ero molto portato per un mestiere che non era il mio.  Adesso stiamo trattando per la mia uscita, che non posso prendere alla leggera. Ho tre figli, nessuno dei tre è autonomo economicamente e vivono ancora con me e mia moglie. Non penso che sia difficile immaginarsi le mie preoccupazioni per i soldi che devo portare a casa.
Che faccio ? mi sono chiesto. Proverò a farmi liquidare bene, questo è poco ma sicuro. Però a parte questo, non voglio pensare che la mia vita professionale sia finita, non voglio per la mia dignità e per non sentirmi morto prima del tempo. Così ho preso una decisione, un vecchio conoscente ha avviato da un anno una nuova piccolissima azienda nel settore dell’illuminazione intelligente, mi ha chiesto se gli do una mano per curare alcune attività di progettazione e gli ho detto di sì. L’azienda praticamente è ancora in fase di avvio e il settore io non lo conosco, quindi i rischi sono tantissimi ed è come andare per mare aperto senza essere un provetto navigatore, però questo è un treno che passa e se non lo prendi al volo poi non è detto che ne passa un altro più bello. Forzando la mia naturale prudenza ho deciso di provarci, l’animo è pesante ma magari questa sfida mi serve anche per rasserenarmi. Almeno lo spero.

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