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Alla tua età dovresti restare a casa…

Dal web, in particolare da forum di siti di viaggi e turismo rivolti a over 50 e over 60:

“Io sono ormai over 60 ma adoro fare il viaggiatore (specifico: viaggiatore, non turista). Con amici ho condiviso il viaggio in borneo ed ora sto studiando qualcosa d’altro per il tardo autunno.”

“Posso fare un paio di viaggi all’anno anche per periodi lunghi, stando in budget limitati. Spero di poter trovare gruppetti di 4 viaggiatori che condividono una meta. Dico 4 perchè è il numero ideale per poter suddividere le spese di camere, auto, ecc. di più diventa complicata l’organizzazione faidate.”

“Sono amante dei viaggi, possibilmente non intruppati in un tour di massa (pardon, di gruppo).”

“Sono un’insegnante, con un figlio maggiorenne, e quindi ho molto tempo per viaggiare con amiche e amici.”

“Grazie ad internet conosco molti viaggiatori, e con alcuni di loro ho fatto viaggi, sono over 60 e sono pensionato, cerco di evitare viaggi nei periodi ferragosto/natale e simili in cui fai un viaggio e ne paghi 3. I nostri viaggi sono organizzati da noi stessi perche vogliamo fare 3 viaggi al prezzo di 1.”

“L’avete provato lo scambio casa ? Provatelo ! Io ho fatto due settimane in California senza pagare un centesimo d’albergo.”

Ebbene sì, viaggiare è una delle più diffuse passioni di cinquantenni, sessantenni e settantenni.  E anche degli ottantenni, finché il fisico lo consente.   Magari non tutti amano il fai da te e preferiscono una solida organizzazione alle spalle, ma il viaggio è un must.   Non rinunciare alla scoperta, confrontarsi con mondi diversi, mettersi ancora alla prova, realizzare un sogno, ma anche ricerca di relax, di benessere e di socialità: sono queste le molle che spingono il senior a mettere da parte, appena può, qualche soldo per viaggi e vacanze.

Gli operatori turistici amano alla follia i nuovi senior, soprattutto quelli che sono liberi da vincolanti impegni lavorativi.  Sono tanti e viaggiano in tutti i periodi dell’anno, approfittando il più possibile dei prezzi di bassa stagione.    Lo scorso 4 e 5 novembre a San Marino si è svolta con successo la Borsa del Turismo della Terza Età. Gli organizzatori, soddisfatti per la crescita di questo settore, hanno sintetizzato così: “Gli anziani hanno più tempo e aumentano le loro vacanze, per socializzare, per realizzare i sogni di viaggi e soggiorni. Ma vogliono costi certi, organizzazione, luoghi di storia ma anche di gastronomia e tipicità, con attenzione alla natura, alle terme e alle beauty farm.”     Insomma, turismo si coniuga con viaggi, ma va a braccetto anche con benessere.   In foto: sopra, coppia in viaggio; sotto, workshop alla borsa del turismo della terza età.

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La qualità dei rapporti umani

Chi, come il sottoscritto, ha corso per tutta la vita ventre a terra, destreggiandosi tra impegni di lavoro, responsabilità familiari e incombenze quotidiane che toglievano il respiro, quando entra in una fase di vita un po’ più rilassata scopre che può tornare a valorizzare ed apprezzare l’autenticità dei rapporti umani.

Ritmi meno stringenti e una dose inferiore di stress consentono di prestare più attenzione agli altri, altri con cui non vi sono necessariamente rapporti di lavoro o rapporti stretti familiari: ci si accorge di cosa dicono persone a cui avevamo prestato pochissima attenzione, di quali esigenze hanno, a volte persino si scopre della loro esistenza quando fino a poco tempo prima li avevamo ignorati. Non sono tutte sorprese positive, ma in molti casi sì.

Soprattutto, i rapporti umani più genuini e meno strumentali ci fanno vivere meglio. E’ vero che chi transita da una situazione di vita pienissima di obblighi e basata su criteri di efficienza ad una condizione di maggiore libertà di movimento, prova all’inizio una sensazione di straniamento e di perdita di punti di riferimento, ma poi si scopre che esistono tantissime altre situazioni in cui si può coltivare la qualità dei rapporti sociali e che questo fa la qualità della vita.

C’è chi prova questa esperienza partecipando all’attività di associazioni di volontariato, chi scopre o riscopre questa dimensione andando a vivere in località a misura d’uomo dove il senso di comunità è ancora forte, chi migliora la qualità dei rapporti partecipando a gruppi che condividono le medesime passioni (sportive, musicali, di viaggio, politiche, eccetera), così come chi lo fa rinvigorendo i rapporti con i propri amici.  Quel che accomuna tutte queste esperienze è la migliore qualità dei rapporti umani.

In foto: Alessio Boni, Alessandro Haber e Gigio Alberti. protagonisti dello spettacolo teatrale ART, sulla fragilità dei rapporti umani maschili

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All’estero con la pensione

Una volta era considerata una scelta eccentrica riservata a pochi privilegiati, buona per inglesi e nordici in genere, che d’inverno scappano dalle loro gelide terre per asciugarsi le ossa. Anche per gli operatori turistici e immobiliari, più che un mercato di nicchia in Italia era visto come il vezzo di un piccolo e insignificante manipolo di senzapatria.

  Oggi molti si stanno ricredendo: pare che anche i senior italiani stiano  prendendo in considerazione la possibilità di vivere all’estero (se non tutto l’anno, per molti mesi l’anno) in posti bellissimi e assai meno costosi dell’Italia, dove 1000 euro al mese di pensione o di rendita bastano per passarsela bene.

E’ un’opzione che riguarda appunto chi, senza essere ricco, riceve ben più della pensione minima (incassa più di mille euro circa un quarto dei pensionati) oppure chi è riuscito a mettere da parte risparmi nel corso della vita. Naturalmente per far la valigia è anche necessario non avere più impegni o incombenze familiari continuativi.   Comunque sia, non stiamo più parlando di una scelta limitata a pochissime persone. Non ci sono dati precisi sull’argomento, ma a conferma di quanto sto dicendo vale la pena di ricordare un segnale, riportato da Franca Roiatti nel suo informatissimo articolo comparso di recente su Panorama:  l’Inps paga quasi 400 mila pensioni all’estero; è vero che il dato comprende anche emigrati di lungo corso e residenti in altri paesi con doppia cittadinanza, però il numero è proprio alto. Altri che hanno provato a quantificare il fenomeno, hanno parlato di 29.000 pensionati, per lo più lombardi, che ormai hanno scelto di vivere all’estero e di popolare quelle che ormai vengono chiamate “le spiagge dell’Inps”.

Perché si fa questa scelta ? Molti la fanno per la bellezza dei posti di destinazione o per il clima, per vivere senza riscaldamento e godere di temperature miti anche d’inverno. Qualcuno la interpreta come la decisione di svolta della propria vita, il sogno lungamente vagheggiato e finalmente realizzato di fuga dalle nostre brutture quotidiane. Però la maggior parte è attratta proprio dal basso costo della vita di questi luoghi e quindi dalla possibilità di godersi un tenore di vita che in Italia, con gli stessi soldi, sarebbe impossibile.

La migrazione sta avvenendo verso i posti più disparati: solo per fare degli esempi, dalla vicina Spagna alla Tunisia, dalla Thailandia a Bali, per passare dal Centro America e dal Brasile e per finire in Egitto o in Kenia.  Tutti luoghi di attrazione dove sperimentare un nuovo  modo di vivere.

Per chi è interessato all’articolo della Roiatti: http://economia.panorama.it/Pensioni-estero-vivere-con-mille-euro-mese

 

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Scripta volant

Forse non ve ne siete accorti, cari ragazzi di sessant’anni che leggete questo blog e che postate su facebook i vostri commenti, ma nel corso dell’ultimo anno siete stati voi i protagonisti di una rivoluzione, quella mediatica.

  Sì, perché la penetrazione di Internet tra gli italiani è schizzata nell’ultimo anno da poco più del 50% al 62% (pensate che dieci anni fa solo il 27,8% utilizzava Internet) e la parte del leone in questo balzo è attribuibile soprattutto ai social media, soprattutto a You Tube (raggiunge il 61,7% di utenti tra le persone con accesso a Internet e quindi il 38,3% della popolazione complessiva) e ancor di più a  Facebook (66% degli internauti che usano questo mezzo nel 2012 rispetto al 49% dell’anno scorso; vuol dire che il 41,3% degli italiani usa facebook!).   Tutti a scrivere dunque, ma non è più come una volta che “scripta manent”, ora “scripta volant”, con post leggeri ed effimeri come solo le parole sapevano essere una volta.

Questi che ho riportato sono alcuni dei dati proposti dall’interessantissimo “Rapporto sulla comunicazione 2012”, appena pubblicato, che il Censis produce annualmente e che quest’anno s’intitola “I media siamo noi”.

Siete stati protagonisti di una rivoluzione, cari senior, anche perché secondo le indagini del Censis in tutte le classi di età si nota un incremento del consumo dei media, ma l’aumento più rilevante è quello che ha interessato i senior.  Il Censis propone i suoi dati dividendo in quattro classi di età (14-29 anni, 30-44 anni, 45-64 anni, 65-80 anni); ebbene, è netto il balzo in avanti della classe di età più anziana tra quelle considerate: “43,4 punti in più rispetto ai soli 2 punti in più per i giovani di 14-29 anni… Tra i tanti luoghi comuni che hanno fatto il loro tempo, c’è anche quello che considera le persone anziane del tutto estranee ai flussi dell’innovazione nel campo della comunicazione”.

Già nel Rapporto dell’anno scorso si leggeva come la “dieta mediatica” (cioè il mix di mezzi di comunicazione utilizzati da ciascuno di noi: televisione, radio, quotidiani, periodici, libri, cellulari, smartphone, internet nei suoi vari e sconfinati utilizzi, ecc:), cambia molto al cambiar dell’età. Da questo punto di vista le due classi di età più anziane confermano una “dieta” più varia di quella delle generazioni più giovani, in particolare una “dieta” aperta a tutti i mezzi. E’ vero che tra gli over 65 c’è un 43,2% che si ciba con diete solo audiovisive (essenzialmente tv e radio) e che l’accesso a Internet, pur essendo cresciuto molto, è ancora un misero 16,5% (tra i 45-64enni si arriva già al 42%) , ma la varietà è data da un consumo di mezzi a stampa (essenzialmente giornali e libri) che i più giovani hanno in misura molto più ridotta.

Insomma, noi senior non ci facciamo mancare un po’ di tv (come fanno tutti, anche i giovani), ascoltiamo la radio (soprattutto dall’autoradio), sempre di più stiamo scoprendo Internet e popolando i social network, ma dedichiamo del tempo anche a leggere libri, quotidiani, settimanali e mensili (anche se sempre meno), il che rende la nostra dieta mediatica la più varia fra tutte.

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Coppie senior

L’amore resiste senza il fuoco che arde ? Le coppie assestate di cinquantenni che dopo trenta o più anni di matrimonio ne prospettano davanti a sé altri venti o trenta prima di entrare davvero nella vecchiaia, ci riescono a tener vivo il rapporto di coppia ?

Eh sì, perché la nostra società di oggi – così fluida, variopinta e inaspettata – è vero che ci propone le situazioni più disparate: nuovi amori senza confini di età, aumento delle separazioni tra gli over 50 e 60, un numero elevato di senior che vivono da single, famiglie allargate agli ex e ai figli degli ex, eccetera eccetera, ma è innegabile che statisticamente la situazione più gettonata rimane la coppia stabile: cioè quella che si è formata quando si era giovani, che ha condiviso gioie e dolori per un trentennio e che arrivata alle soglie della nuova vita da senior, scopre di non avere davanti un futuro di sola solidarietà (che comunque sarebbe già molto), ma un buon ventennio in cui la coppia va tenuta vitale.

Oggi i 50-60enni sanno che il loro futuro, prima della vecchiaia vera, può essere attivo e pieno di opportunità. Questo vale anche per la coppia. Come ho provato a raccontare nel mio “I ragazzi di sessant’anni”, l’arrivo della fase di vita nuova è un momento in cui nella coppia si rimettono in discussione gli equilibri (di tempi, di spazi, di autonomie) faticosamente trovati in precedenza. La libido è in calo, eppure la sessualità, una volta negata a questa età, oggi è vissuta con più naturalezza. Spesso si può far conto su una buona dose di complicità, solidarietà e comprensione reciproca, e tutte le ricerche dicono che maschi e femmine in procinto di andare in pensione hanno aspettative positive di maggior intimità col coniuge, però non basta: senza rispondere insieme al desiderio di scoperta, di mistero, di esplorazione, che nei sessantenni di oggi non si è ancora sopìto, il rischio che la coppia senior si inaridisca è molto alto.

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Riappropriarsi del tempo

Tempo vincolato, tempo libero e tempo vuoto.  Il tempo è uno, ma i modi di intenderlo sono tanti.

“Ho troppi impegni, sono sempre di corsa, non ho un attimo libero, dalla mattina alla sera sono senza un minuto libero, sono troppo programmato”: chi non ha sentito affermazioni di questo tipo ?  Chi non si è espresso in questo modo in qualche momento della propria vita ?     Il tempo vincolato è di chi percepisce il tempo in questo modo. L’orario dell’ufficio, gli appuntamenti presi, le incombenze dei figli e della famiglia, gli impegni – anche quelli piacevoli – che da scelta iniziale sono diventati vincoli che costringono. Quando si pensa alla propria giornata in questo modo significa che si è dominati da una concezione del tempo come “tempo vincolato”.

Il tempo libero dovrebbe essere, al contrario, quello non vincolato dal contesto in cui si vive, ma lasciato a disposizione delle libere scelte dell’individuo. Chi per molto tempo ha sperimentato il tempo vincolato ambisce al tempo libero. E’ così che nel pieno della maturità molti vagheggiano la libertà dei weekend e delle ferie senza orari e ritmi di lavoro, o le sere di luglio senza gli impegnativi figli piccoli mandati al mare coi nonni. E’ così che chi è dentro una normale vita di lavoro mitizza il tempo della pensione come momento in cui sparirebbero i vincoli. Poi però succede che anche nel cosiddetto tempo libero si diventa preda di chi offre servizi appunto per il tempo libero e magari le ore non lavorative diventano più cariche d’impegni delle altre. Il tempo liberato dai vincoli è una cosa, il cosiddetto tempo libero dell’industria del tempo libero è un’altra.

Senza contare che tanti, soprattutto quelli che hanno trasformato la propria passione in lavoro, non riescono a spiegarsi tanto bene cosa è vincolo e cosa è libertà, perché quando lavorano fanno ciò che gli piace e si sentono già liberi di usare il tempo come più gli aggrada.

Il tempo liberato dai vincoli dovrebbe rendere più felici. Sicuramente è quel che succede immediatamente dopo la “liberazione”. Però è sempre in agguato un piccolo mostro che mette paura a tanti: il tempo vuoto. “Cosa c’è di più bello del tempo vuoto?” – potrà domandarsi qualcuno. Fatto sta che la paura del vuoto, della mancanza di contenitori che strutturano la tua vita, e quindi anche il tuo tempo, manda tanti fuori di testa.

Il pieno stanca, ma il vuoto spaventa.  “Mi ritrovo con le giornate vuote, non so bene cosa fare, faccio questa cosa perché mi annoiavo troppo a non fare niente”. Il fatto è che quando mancano i vincoli, il senso del come si impiega il tempo lo devi trovare tu, minuto dopo minuto: il vincolo ti costringeva, ma era allo stesso tempo molto rassicurante.

Quando si entra nella fase di vita nuova, cioè quando qualche evento indica che si sta passando dalla fase della piena maturità ad una fase da senior, in cui si sta invecchiando ma si è ancora lucidi e potenzialmente attivi, si è di solito di fronte ad una bella opportunità: quella di riappropriarsi del proprio tempo.  Spesso ci sono le condizioni per ridurre il “tempo vincolato” (i figli sono cresciuti e meno impegnativi, se ancora si lavora si sa come ritagliarsi maggiori libertà, se si è smesso di lavorare si aprono orizzonti sconosciuti) e aumenta la possibilità di autodeterminare l’impiego del proprio tempo.  A questo punto riappropriarsi del proprio tempo significa non cadere inconsapevoli nelle braccia dell’industria del tempo libero, né farsi prendere dall’angoscia del tempo vuoto, ma capire quali, tra le possibili attività fisiche, manuali, intellettuali, riflessive, danno più senso al nostro futuro.

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Festival delle generazioni

Come evolverà il rapporto tra giovani e anziani da qui al 2020 ?

E’ da una ricerca intorno a questa domanda che prende spunto il “Festival delle generazioni”, che si terrà a Firenze il prossimo fine settimana, da venerdì 12 a domenica 14 ottobre.

E’ il primo evento del genere in Italia, in cui momenti di   riflessione si intrecceranno con momenti di svago, tra Palazzo Vecchio, Piazza Santa Croce, Le Murate e i caffè storici di Firenze.

La manifestazione, organizzata da S3.Studio e promossa da FNP CISL,  è articolata in due convegni, quattro rassegne stampa, tre concerti, una grande mostra fotografica, sei incontri con scrittori, sei incontri con esperti, un mercato delle idee, oltre a cinema, videoclip ed eventi speciali. Moltissimi i nomi noti al grande pubblico.

In un incontro si parlerà anche de “I ragazzi di sessant’anni”: domenica mattina alle 10.30 a Palazzo Vecchio, Enrico Oggioni e Franco Moschini (Presidente di Poltrona Frau), intervistati da Manuela Rafaiani, converseranno di lavoro e fasi della vita.

Per vedere l’intero programma del Festival e per prenotarsi ai vari incontri il link è http://www.festivaldellegenerazioni.it/

 

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I ragazzi di sessant’anni fanno notizia

Nelle ultime due settimane sono state numerose le occasioni nelle quali mi è capitato di parlare in pubblico dei ragazzi di sessant’anni, segno di un interesse crescente verso il tema dell’ageing della società e della sorpresa diffusa nel trovarsi a che fare con milioni di cinquantenni, sessantenni e settantenni che, lungi dal considerarsi ai margini della vita attiva, occupano la scena con le loro iniziative, i loro problemi e le loro presenze.

  Il libro “I ragazzi di sessant’anni” è stato l’occasione, ad esempio, per parlare a Rai1Mattina di casi di genitori senior che mantengono loro figli ormai grandi, o per rispondere, durante la trasmissione Benfatto di Radio1, alla domanda su come il rinnovarsi a quest’età può aiutare il cervello a tenersi in forma.  Delle problematiche dei senior si è parlato durante l’affollata presentazione del libro a Roma, ad esempio cercando di mettere a fuoco le differenze tra esperienze maschili e femminili a quest’età. O ancora, focalizzandoci sui temi del lavoro,  di cinquantenni e sessantenni ne abbiamo discusso su La7, nella trasmissione L’aria che tira, insieme al Presidente dell’Inps, al prof Ichino e a un nutrito gruppo di esodati e di senior in cerca di lavoro.

Ancora, è di questi giorni una puntata dedicata a “I ragazzi di sessant’anni” della trasmissione radiofonica “Un libro per l’Europa”, di iniziativa della Commissione Europea, in cui la prospettiva con cui si guarda a queste generazioni è non solo psicologica, ma soprattutto di impatto sociale e politico (per ascoltare l’intera puntata il link è http://ec.europa.eu/italia/studio_europa/un_libro_it.htm#1 , oppure http://ec.europa.eu/italia/audio/libropereuropa20120928.mp3).

Insomma, l’interesse per l’argomento è vivo e crescente. Tutti si stanno rendendo conto della novità di una fase di “vita nuova”, per la quale mancano ancora modelli di riferimento e soluzioni consolidate, ma che pure è ricca di opportunità.

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Guardare in faccia il futuro

Silvia segue da tempo il blog. Oggi partecipa con questi suoi pensieri che, più che una “storia”, sono riflessioni intorno ai temi proposti ne “I ragazzi di sessant’anni”.  Mi fa piacere pubblicarli. Enrico

Scrive Sivia: Ho 68 anni, in pensione da 2 senza averla mai sognata. Alle spalle una carriera scolastica di insegnamento che mi ha dato grandi stimoli intellettuali e la cura preziosa delle relazioni con i giovani e gli adulti che ruotano attorno al mondo della Scuola.

Oggi mi guardo intorno e vedo anziani che, seppur coetanei, vivono a due velocità : quelli che chiameremo “con lo stile di una volta”, spesso abbigliati severamente (ad es. con le calze grigie già ora, a settembre..) con l’aria dimessa, spesso soli o accompagnati ….., e quelli “ di ora” , magari della stessa età, come dicevamo, che vivono con più apertura e coraggio. Lo so, può dipendere dalle condizioni di salute, dalle tristezza che la vita ci impone, ma resta il fatto che queste differenze esistono.

Tuttavia è bene qui sottolineare che esistono anche dei “pregiudizi” verso la persona anziana, spesso difficili da vincere, che vorrebbero che la vita del “ caro vecchietto” si svolgesse sotto una campana di vetro, per non interferire con la vita dei giovani adulti. Tutti noi che, come ci chiama l’autore siamo young old, sappiamo che la gente ci guarda non sempre con occhio libero dal condizionamento che la nostra età anagrafica impone. La differenza, anche per noi, sta proprio in questo: non lasciarci dominare dai pregiudizi e dalle paure dell’età, ma guardare in faccia la Vita e decidere ciò che ci è possibile fare.

Le storie che ci offre questo blog ci svelano un mondo di anziani privilegiati ( di aver vissuto senza guerre, di avere una pensione, alimentazione varia, medicine, ricerca medica…vita longeva…..ecc) che osano ancora VIVERE, PROGETTARE e SOGNARE, e non sopravvivere…

Io mi auguro che questi anziani siano sempre più numerosi rispetto a quelli che limitano i propri spazi esistenziali. Infatti gli studiosi ci dicono che, come in passato si sono sviluppati geni che hanno permesso all’Umanità di sopravvivere nelle più disparate condizioni ambientali, così potremmo ipotizzare lo sviluppo di geni che arricchiscono la possibilità di vivere in modo più attivo anche in tarda età. Tutto questo senza pensare di arrivare a 120 anni, ma di vivere gli anni che ci sono concessi dalla Provvidenza, arricchiti di significato e di valore per noi e per gli altri.

Silvia Ghidinelli

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Svuotato di forze

Da parte di Stefano:  Caro Enrico, seguo da un po’ il tuo blog perché ho condiviso da subito l’impostazione che hai dato e cioè che i sessantenni (ne ho 63) non devono pensare di essere vecchi e invece hanno un sacco di occasioni per godersi ancora un bel tratto di vita. Penso che questo sia giusto e cerco anche di praticarlo. Insieme a mio figlio stiamo costruendo una piccola casa in montagna che sarà soprattutto per lui e la sua famiglia, questa cosa ci piace tantissimo e io seguo i lavori che sono abbastanza impegnativi. Non ho smesso del tutto il lavoro nello studio dove ho lavorato per tanti anni, ho un po’ più di tempo libero che però tra aggiornamenti e qualche viaggio (altra cosa che mi piace molto) si riempie subito di cose da fare. Quindi va tutto bene. Però quest’estate per la prima volta in vita mia mi sono sentito svuotato di forze e incapace di fare le camminate che ho sempre fatto. Di salute sto bene, ma è come se il motore andasse a meno giri e avesse bisogno di soste continue. Così mi sono domandato se è proprio vero che tutte queste opportunità potremo godercele ancora…e mi sono risposto che è una questione di dosaggio. Non dobbiamo farci l’illusione di programmi come se avessimo trent’anni ma usare le nostre forze sulle cose più importanti.

Filosofia assolutamente condivisibile, caro Stefano.

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