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Un sogno che si avvera

La storia di Gabriella: Da sempre ho amato i luoghi intimi, raccolti, in cui poter condividere con gli amici, con il partner, con la famiglia, il piacere di gustare dei buoni cibi. E piano piano ho cominciato a sognare di avere un posticino così, piccolo ma curatissimo nell’ambiente e nella cucina… Un sogno, visto che il lavoro in banca non lasciava spazio per nulla del genere… Poi un giorno mio figlio, il più piccolo, mi dice che lui, da grande, vuole fare il cuoco… aveva solo 12 anni, ma le idee molto chiare.. e così, oggi, a 61 anni, in pensione da un anno, il sogno si è avverato: c’è il ristorantino, c’è il cuoco che adesso ha dieci anni di più e il diploma della scuola alberghiera e ci sono io, che insieme a mio marito, ho costruito per mio figlio e per noi ragazzi sessantenni… un nuovo futuro…

Bello!  Spesso, quando dico che sono molte le persone della nostra età che riescono a reinventarsi una vita realizzando i propri sogni, mi sento chiedere dagli scettici delle dimostrazioni concrete: cara Gabriella, ti porterò sicuramente ad esempio di questa possibilità.  Sei riuscita a combinare insieme la passione per ciò che ti piace, gli affetti familiari e un impegno nuovo: complimenti !

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Sei rialzista o ribassista ?

Prendo a prestito un gergo borsistico (rialzisti e ribassisti) per ragionare di un atteggiamento psicologico.

Laura, cinquantasettenne che ha sempre lavorato, pensa che il suo futuro non porterà nulla di buono, che il meglio di se l’ha già dato e che i momenti più belli della vita sono già alle spalle. Sul lavoro fatica a tenere i ritmi che le sono richiesti e non riesce più a trovare dentro di se la spinta di una volta. Continuerà a lavorare per parecchi anni, ma non è una prospettiva che le piace. In famiglia prosegue il tran tran abituale, gli affetti rimangono saldi, ma anche qui Laura pensa che i momenti più intensi e gratificanti siano acqua passata. La salute tiene, ma si rende conto di un graduale e inarrestabile declino fisico. E dentro di sé non trova qualcosa che illumini il futuro.

Cerca qualche spunto dalle sue due amiche coetanee, Beatrice e Silvia, che riconosce invece essere molto più ottimiste di lei. Beatrice, ad esempio, pensa che alcuni aspetti del suo lavoro continueranno ad interessarle e le piace la prospettiva di potersene occupare ancora per un po’. Inoltre le piace molto l’idea che, con il tempo che si libererà, potrà dedicarsi di più al giardino della sua casa di campagna e alla fotografia che è sempre stata la sua passione. Silvia, dal canto suo, è convinta che il rapporto con suo marito, neo pensionato, possa vivere ora una fase di riscoperta insieme e accarezza l’idea, lei che ha sempre lavorato in un negozio, di lanciarsi in una nuova impresa commerciale, piccola ma che secondo lei ha buone possibilità di successo.

Laura affronta la nuova fase di vita al ribasso, Beatrice e Silvia al rialzo.    Il ribassista pensa che la situazione gli stia sfuggendo di mano e che la sua vita non possa che essere declinante. Il rialzista, al contrario, vede le opportunità insite nella nuova fase di vita e si pone con l’atteggiamento di chi ancora governa la situazione e sa cogliere le cose belle che ne possono venire.

Non c’è dubbio che vivrà meglio la sua nuova fase di vita il senior capace di porsi in una prospettiva al rialzo e al rilancio, invece che con un atteggiamento di inevitabile ribasso.

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Sono un tipo fortunato

Scrive Roberto: Ho 73 anni, ho lavorato fino all’età di 69 con significative responsabilità e soddisfazioni ed ora, fuori dal mondo del lavoro, sono attivissimo nel sociale e nella “politica dei cittadini”, tema sul quale tengo un blog piuttosto frequentato. Sono nonno di due bei nipotini e felicemente sposato da oltre 40 anni.
Credo che l’età post lavorativa sia una grande opportunità perchè permette di occuparsi con tempo e passione di temi della società, in forme di volontariato più o meno impegnative, a seconda delle proprie disponibilità di tempo ed energia.
Non solo è aumentata la prospettiva di vita ma, malgrado l’inquinamento, lo stress accumulato ed altri fattori negativi, le persone di 60/70 anni godono spesso di ottima salute.
Il segreto di questa età, a mio avviso, è il seguente: fare molto in ogni campo, ma avere il senso del limite: malgrado si goda di condizioni assai migliori delle persone che avevano questa età 50 anni fa, non si può dimenticare che il tempo lascia i suoi segni, che vanno accettati.

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Ma è davvero un’opportunità ?

La signora seduta di fronte a me sull’autobus deve essere vicino ai sessanta. Alla sua amica con cui sta viaggiando dice: “A me è chiaro cos’è successo. Che la vita di oggi, lavoro in ufficio e occuparmi a casa di marito e figli, continuerà ancora per un bel po’ di anni. E poi, quando sarò in pensione e i figli se ne saranno andati, mi dovrò occupare dei vecchietti di casa che a quel punto non ce la faranno più da soli, finché anch’io avrò bisogno dell’assistenza di altri”.

Le statistiche dicono che oggi a sessant’anni la speranza di vita residua è intorno a 21 anni e mezzo per gli uomini e a 26 per le donne.  Sempre le statistiche dicono che il rischio di incorrere in situazioni di non autonomia si alza di molto dopo gli 80 anni. Dunque, la signora dell’autobus ha probabilmente ragione: per i prossimi quattro o cinque anni, stante le nuove pensioni, continuerà a lavorare in ufficio e in casa come sempre, poi genitori e suoceri che avranno passato da un po’ l’ottantina le chiederanno aiuto e se in seguito è fortunata ce la farà in autonomia fino alla fine, se no avrà bisogno anche lei di qualche sostegno.

Tante altre situazioni sono più rosee: c’è chi non vive negativamente il lavorare ancora per qualche anno e anzi considera il lavoro l’attività ancora più motivante che non smetterebbe mai, chi può permettersi la badante per la cura quotidiana dei parenti anziani non autosufficienti e chi ha interessi e progetti coltivati o accarezzati da tempo che possono appassionare anche a questa età.  Ma anche se stiamo alla prospettiva grigia della signora dell’autobus, davvero non vogliamo considerare una clamorosa opportunità la finestra di vita in più che ci è stata regalata ?

Ad ogni età corrisponde una fatica e le diseguaglianze sociali si presentano sia da bambino, sia da adulto, sia da senior; ma preferiremmo forse scambiare la prospettiva di altri 20 anni attivi da esplorare in salute con una fotografia di cinquant’anni fa, in cui vecchio a sessant’anni lo eri senza ombra di dubbio, in cui il “meritato riposo” significava appassire seduto su una panchina e in cui dopo la pensione ti restavano pochi anni ancora da vivere ?

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Una nuova opportunità

I 50-70enni di oggi sono i primi a godere consapevolmente di un’opportunità che le generazioni precedenti non avevano: 15-20 anni di vita attiva in più rispetto al passato.  Le persone di queste generazioni hanno una speranza di vita più lunga, possono essere più a lungo attive e in buona salute e sono consapevoli di questa opportunità.

I cinquanta- sessant’anni non sono più la premessa della “vecchiaia vera”, ma la premessa di una fase di “vita nuova” – una finestra diversa da persona a persona, che può iniziare tra i 55/65 anni e terminare verso i 75/80 anni -  tutta da inventare, sia a livello di modello sociale sia a livello di progetto individuale.

La nuova fase di vita può essere affrontata facendo un salto di qualità positivo, soprattutto se siamo consapevoli di quali sono le sfide che incontreremo, sul fronte lavorativo, economico, della nostra motivazione, della nostra identità, dell’uso del tempo, delle soluzioni abitative, dei rapporti di coppia maturi, del rapporto con i figli ormai grandi, e così via.

Ti interessa capire come le persone stanno approcciando questa fase di “vita nuova”, diversa sia da quella adulta classica sia dalla “vecchiaia vera”, e come la stanno reinventando ? Come stanno superando i problemi o godendo delle opportunità che ai nuovi cinquanta-settantenni sono proposte ? In questo blog cercheremo risposte a queste domande. Potrai anche confrontare la tua situazione personale e i tuoi problemi con le storie e le vicende dei tuoi coetanei.

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