Posts Tagged: ottimismo

La malattia che mi attendeva al varco…

MCristina scrive: 65 anni ad ottobre, in pensione da due. Ho insegnato con grande passione per 40 anni, prima alle elementari, poi alle medie inferiori. Il contatto con l’infanzia prima e i preadolescenti più tardi mi ha stimolato a non fermarmi mai, a coltivare interessi e curiosità verso il mondo che cambia. E pensare che da ragazza non volevo proprio saperne dell’insegnamento ed è stato mio padre a spingermi a partecipare al concorso che poi vinsi.  Piansi molto e non di gioia… ma a distanza di tanti anni son contenta che lui abbia saputo esercitare la sua autorità!
Avevo programmato per i miei anni liberi un’attività di volontariato e più tempo da dedicare alle mie passioni: letture, viaggi, cinema, teatro, fotografia e la rete. Più tempo anche per condividere con mio marito le passioni che abbiamo in comune. Ci conosciamo da ben 41 anni e siamo felici di essere ancora insieme.
Purtroppo soltanto tre mesi dopo l’inizio del mio nuovo tempo, ho scoperto di avere un carcinoma polmonare, pur non avendo mai fumato! Il cancro è un ciclone che investe tutta la tua vita e quella delle persone più vicine, obbligandoti a modificare il punto di vista. E’ infatti cambiato il mio sguardo sulle cose e sono diventate importanti anche le sfumature.
Nonostante la malattia mi sento una donna fortunata: sono tante le persone che mi vogliono bene e mi seguono. Non pensavo davvero che fossero così numerose e questa scoperta mi dà forza. Ora mi sento abbastanza bene, continuo le terapie ed ho accettato questa nuova realtà, tanto che riesco a parlarne anche nel mio blog.
Con disappunto però mi accorgo che non riesco più a programmare e ad intraprendere nuove attività, forse per il timore di non riuscire a svolgerle bene e con continuità. Dipende certamente anche dal mio perfezionismo, un difetto che mi ha sempre afflitto! Ero una donna molto attiva ed ora invece sento che sto perdendo colpi, ma più a livello psicologico che fisico. Ho appena scoperto con piacere questo blog che continuerò a frequentare, perchè mai come ora ho bisogno di tutti voi, ragazzi e ragazze di sessant’anni, del vostro entusiasmo, di nuove relazioni, di vita!
Arrivederci a presto!

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Le opzioni di vita

Parlare di opportunità e di opzioni di vita per i senior può sembrare una provocazione in questo periodo dominato dal pessimismo, dalle preoccupazioni e dalle ansie per il futuro. La sofferenza dei numerosi over50 e over60 che non trovano lavoro avendone bisogno o che, al contrario, si sentono obbligati a lavorare quando invece speravano di poter ricevere l’assegno pensionistico, è una realtà.  Ma è una faccia della medaglia. L’altra faccia include altrettanto numerose persone (magari anche tra le fila degli stessi sofferenti) che sentono di avere ancora sotto controllo questa fase di vita e che ritengono di poterla affrontare cercando di cogliere al massimo le opportunità, in una prospettiva di elaborazione delle proprie opzioni di vita.

Il concetto di opzione di vita non riguarda solo l’ambito lavorativo e prevede che non vi sia un’unica scelta obbligata, ma al contrario che vi siano più alternative tra cui scegliere il proprio assetto di vita. Questo approccio presuppone che le persone, ad ogni età, non si sentano vittime di un ineluttabile destino o di qualche legge matrigna che impedisce scelte personali, ma che tutti possano al contrario individuare e valutare dei modi alternativi di vivere partendo dalle opportunità che ciascuno può scorgere e incontrare lungo il proprio cammino. Ciò che conta, in questa prospettiva, è sviluppare la capacità di “ascolto” delle occasioni.    E’ un concetto forse estremo, ma non meno estremo di quello secondo il quale oggi – pur essendo nella società occidentale del XXI secolo! - tutto quello che si fa (o non si fa) sarebbe responsabilità (colpa) della società o dello Stato.

Coloro che adottano la prospettiva delle opzioni di vita sanno che le opportunità in qualche caso possono capitare dall’esterno: un vecchio amico che ti coinvolge in un’associazione, un’occasione di lavoro che non ti aspettavi più, un parente che ti propone un’iniziativa insieme, un gruppo di persone con le tue stesse passioni conosciute casualmente che ti coinvolgono nelle loro attività, e così via. In altri casi sono opportunità che si incontrano lungo la strada, grazie a un atteggiamento di curiosità personale per ciò che sta intorno, unito ad una propria produzione di idee.

Naturalmente il numero delle opportunità realisticamente perseguibili dipende dal punto di partenza di ciascuno e segnano una diseguaglianza sociale: chi dispone di più competenze, rete di relazioni, disponibilità economiche, curiosità e capacità di affrontare il nuovo, ha anche più possibilità di accorgersi delle opportunità, di valutarle e di perseguirle.

Ma tutti, anche chi ha sviluppato meno queste aspetti nel corso della vita, al di là delle sicurezze che ci si può attendere dalle protezioni pubbliche, può trarre da questa prospettiva delle opzioni di vita un beneficio e una speranza in più.

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Come un palloncino…

Anche stamattina mi sveglio.. e sono stanca. Comincio a vedere i miei sessant’anni all’orizzonte eppure continuo ad essere ancora in quella fase di ‘nuovi progetti’.. E’ più forte di me, farà parte del mio dna, non fermarmi mai, pensare sempre a cosa farò da grande (…) e buttarmi a capofitto come quando avevo vent’anni. Poi però mi accorgo che non ho più quell’energia e mi affloscio come un palloncino… ma tant’è..
Sono così testarda da non mollare mai la presa. Devo esserne costretta altrimenti la battaglia continua, ogni giorno, per raggiungere l’obiettivo. Leggo di queste vite tranquille, finalmente ripagate delle fatiche vissute, godersi la vita con un libro, la pittura, il teatro. Tutte cose che io amo tantissimo ma per le quali non ho mai avuto, né avrò mai, il tempo. Se ripercorro la mia vita partendo dal suo inizio ‘lavorativo’ mi vedo in quella grande azienda dove, dopo dieci anni, ho maturato la mia discreta esperienza per una professione che ha poi tracciato tutto il percorso della mia vita. Mi occupavo di eventi, corsi di formazione organizzati per i dipendenti. L’incontro con il mondo degli alberghi e del turismo mi ha affascinato subito scoprendo però poi anche la frustrazione del vivere i dieci metri quadri d’ufficio. Così ho mollato tutto ed iniziato la mia vita un po’ anarchica di un lavoro vissuto viaggiando.. Non mi preoccupavo minimamente della pensione, vivevo la giornata perché un giorno ero a Sydney.. il giorno dopo chissà… Ho una figlia fantastica che oggi ha più di trent’anni e mi somiglia. E’ in carriera, piena di energia vitale, milanese. Io invece vivo ad un’ora d’auto, sulle colline dell’oltrepò pavese, non troppo lontano da lei. Da dieci anni le mie maniche sono rimboccate, le mie mani un po’ acciaccate, la schiena non parliamone.. Ma vivo in un paradiso.. che ancora non è finito. Era una vecchia decrepita casa sommersa dalla vegetazione; come Indiana Jones ho vissuto con il macete facendomi strada tra le sterpaglie. L’acqua del pozzo, la stufa a legna, fuori la notte buia, silenziosa. Se ripenso a quel tempo mi viene la pelle d’oca ma io ero felice lontana dallo stress e dalla competizione sfrenata. Oggi, dopo più di dieci anni, la mia casa è un bed&breakfast, il giardino un’oasi ancora da finire ma c’è il laghetto con le mie anatre selvatiche, i miei gatti alla finestra ad osservare le cincie mangiare le molliche di pane sul davanzale, il mio ultimo cucciolo bianco che diventa ogni giorno più grande..
Il mio motto è sempre stato ‘chi mi ama mi segua’, perché non mi sono mai preoccupata di partire sola, ho sempre fatto da testa d’ariete, da avamposto alla scoperta di nuove mete. Così ho un compagno fantastico ma vive fuori casa dieci e più ore al giorno con il suo lavoro.. ed io qui, con le maniche rimboccate, le ossa indolenzite, lo sguardo un po’ assonnato che vorrebbe svegliarsi un giorno e vedere intorno tutto in ordine e già fatto, almeno una volta.
Con questa nuova crisi sono scoperta, non ho reti protettive perché i lanci nel vuoto sono la mia specialità. Così mi lamento che ancora una volta, come nel ’93 a Milano, la crisi mi sorprende fragile e con scarse risorse per affrontarla. Ma la verità non è il destino beffardo, semplicemente è la mia vita che è sempre vissuta così, sull’onda.
E mentre intorno a me le mie amiche cominciano a godersi la vita da ‘pensionate’ io sono ancora qui a fare i conti con i miei limiti, misurati sempre un po’ oltre la linea di demarcazione.

Allora penso che sì, adesso sì, vorrei qualcuno con cui condividere questo progetto, anche per avere il tempo e il modo di godermelo almeno un poco. Mi piacerebbe molto che fosse una donna, un’amica, irrequieta come me, piena di entusiasmi infantili come me, un po’ colta come me, un po’ matta.. proprio come me.
Per piantare un nuovo fiore, creare un nuovo angolo nel verde, inventare e progettare, eventi per gli ospiti-amici da organizzare in questa oasi di ventimila metriquadri di boschi, prati ed un laghetto. In rete ho messo il mio B&B latorrettadisotto.it creato anch’esso da me, grazie al mio essere stata, anche, una consulente in marketing turistico internazionale. Forse è questa la nuova fase della mia vita: essere partecipata.. Se leggendomi senti un piccolo sobbalzo del cuore, scrivimi!    In foto: il giardino per la colazione della casa di Patrizia

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Terza età a tempo pieno

Scusate se mi intrometto. Sono maggiorenne con 79 anni e 4 mesi. Pensionato a fine 1994, dopo una carriera da tecnico, mi sono reiventato. Separato, riempio il mio tempo con le arti a livelli che, fino ad oggi, nei concorsi, mi hanno dato oltre 140 premi nella poesia, narrativa, bassorilievi, acquerello, musica, canto e recitazione. Ho studiato di tutto e di più conquistando innumerevoli amicizie in tutta Italia. Nel 2010, confrontandomi per 3 giorni con artisti stranieri, mi son aggiudicato la medaglia d’oro (vero) nel “Pentathlon internazionale della cultura” e, a fine maggio, nel concorso internazionale di Abano Terme avrò il “Premio alla carriera per le arti “a 360°. Nel 2012 è uscito il mio “Terza età a tempo pieno”, presentato dall’UPTER, con testimonianze di vita, poesia, 32 quadri e un CD di un recital (su 33) che ha avuto successo. Sul mio sito web, FB e google si può vedere come sia stato possibile tutto questo e trovare consigli a chi, pensionato, si annoia in solitudine. Sono felice di vivere per altri 18 anni da pensionato. Saluti e auguri a tutti.       Il nostro “Acquerello” ci ha inviato anche un suo autoritratto. Bello ! Per chi vuole saperne di più http://www.albertocanfora.it/

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I migliori anni della nostra vita

“Non ho motivo di lamentarmi. Lavoro che mi piace, una famiglia divertente con figli ancora giovani, sto studiando di nuovo per una seconda laurea. Non amo pensare al futuro con preoccupazione. Ho ancora troppo da fare e troppo entusiasmo.”

Brava, amica baby boomer ! Il “francobollo” che ci hai inviato mi piace. Spero che il tuo ottimismo e la tua vitalità ci contagino

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Che buffo, mi sono innamorata

Ebbene sì, quasi non oso dirlo, ma mi sono innamorata, adesso, a sessant’anni passati da un po’. Non volevo crederci e soprattutto non volevo cascarci e invece è successo. E’ buffo. Lui ha la mia età, l’ho conosciuto qualche mese fa tramite amici comuni (che banalità!), è ancora un bell’uomo, ha alle spalle un matrimonio con due figli finito da dieci anni ed è un appassionato di arte. Io non mi sono mai sposata e non ho figli ma anch’io ho alle spalle due storie importanti. Mi sembrava di avere già dato, per questo ero arciconvinta che il resto della mia vita sarebbe stata senza la compagnia di un uomo. Mi dicevo che avevo già sperimentato troppe emozioni e sentimenti per poter anche soltanto pensare di infilarmi di nuovo in una situazione di coppia. E in effetti per un bel po’ di tempo sono stata benissimo da sola, frequentando amiche e amici e facendo quel che mi pareva. Quando ho capito che lui dimostrava dell’interesse per me anche oltre l’amicizia la prima reazione che ho avuto è stata di farmi una risata, non volevo crederci. Poi anch’io mi sono resa conto che desideravo rivederlo e che il suo viso stava sempre in cima ai miei pensieri. Non dico che ero uscita di testa come una ragazzina alle prime armi, però insomma il sonno me l’aveva rovinato. Ora abbiamo deciso di provare a stare insieme, con una quantità di cautele da far paura, ma secondo me utili. Ognuno a casa sua, quando ceniamo insieme ci invitiamo un po’ a casa dell’una un po’ a casa dell’altro, i figli suoi per il momento preferisco non conoscerli. Sono coinvolta, felice, ma che rischio! In foto: Van Gogh, Coppia di innamorati

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Mi sento viva

Scrive Bruna: Mi sento finalmente viva. Era ora ! L’ultima volta che ho provato questa sensazione è stato troppi anni fa. Quanti ? Trenta ? Quaranta? Non ricordo più. La mia vita è stata come dentro un pallone da cui non potevo uscire. Il matrimonio con i figli all’inizio l’avevo voluto, ma non è stato come speravo. Ho fatto quel che fa una brava moglie e una brava madre, non ho fatto mancare l’affetto a nessuno, ma dentro di me sapevo che non stava andando come volevo. Adesso che è finita con mio marito, dolorosamente ma è finita, e che i figli sono autonomi mi sento con una pagina bianca davanti.  Ho fatto anche la brava figlia quando mio padre è rimasto solo e ha avuto bisogno di aiuto. Lo facevo volentieri ma anche quello mi ha condizionato tantissimo la vita. Per non parlare del lavoro, da brava impiegata avevo i miei orari fissi, mai lamentata per il troppo lavoro ma gli orari rigidi, quelli sì non li sopportavo. Adesso in pensione, mi sembra un miracolo che non suona la sveglia la mattina. Libera e viva !

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Problema o risorsa ?

Più l’opinione pubblica si sensibilizza al tema dell’impetuosa crescita numerica dei baby boomers, più si divide tra chi ci considera un grande problema e chi invece ci tratta da risorsa preziosa. Qui oggi vorrei parlare della dimensione pubblica del fenomeno, non dei vantaggi e degli eventuali svantaggi che sul piano individuale vengono dall’allungamento della vita e dalle migliori condizioni di salute prima della “vecchiaia vera”.

E’ abbastanza evidente perché l’invecchiamento della società spaventa: circa 20 milioni (già oggi) di over55, destinati ad aumentare e ad ingrossare le fila dei percettori di pensioni pubbliche e dei destinatari di prestazioni sanitarie con i soldi pubblici, non lascerebbero tranquillo neanche il più incosciente degli amministratori e dei cittadini. A maggior ragione noi senior siamo percepiti come un problema se, come nel nostro caso italiano, le nuove leve (i giovani) sono molto meno numerose di quelle dei padri. E se, come molto probabile, i nostri figli avranno i loro bei problemi a cavarsela da sé, figuriamoci a produrre risorse per sostenere genitori e nonni.

Se l’argomento “rivoluzione demografica” e aumento dei baby boomers lo vediamo solo da questa prospettiva, non c’è dubbio che quel che si vede è solo buio pesto.  Ma guardare contemporaneamente pure all’altra faccia della medaglia è anch’esso un esercizio istruttivo. Infatti, noi senior possiamo ben essere considerati anche una risorsa preziosa. Una risorsa che contribuisce già ora al benessere comune e che potenzialmente potrebbe essere ulteriormente valorizzata, sol che si sia capaci di uscire dagli stereotipi del sessantenne visto come anziano e “fardello della società”.

Siamo già oggi una risorsa preziosa, se solo pensiamo all’importante contributo che i senior danno nelle famiglie e, in misura crescente, nel volontariato. In famiglia, i senior spesso “producono servizi” di enorme valore sociale nella cura alle persone: basti pensare ai nonni che accudiscono i nipotini e che sgravano i figli di costi d’asilo e baby-sitteraggio altrimenti poco sostenibili, o ai figli 50-60enni che si occupano, in maniera altrettanto preziosa, dei genitori ormai non più autosufficienti. Per non parlare del sostegno economico che genitori vissuti nel periodo della crescita spesso riescono a dare ai figli, ormai grandi ma ancora bisognosi. Anche le attività di volontariato stanno coinvolgendo sempre più i senior e, come calcolato da molti di recente, si sa che il risultato di questo tipo di attività ha ormai un valore economico enorme.

Ma si potrebbe fare di più per valorizzare il possibile contributo dei senior alla società. Non mi riferisco tanto all’allungamento della vita lavorativa attiva, che ormai è nelle leggi. Mi riferisco soprattutto all’enorme patrimonio di esperienza, saggezza, competenze, saperi, mestieri, di cui i baby boomers sono portatori e che potrebbero essere o ancora utilizzati direttamente o trasferiti alle giovani generazioni. Se è vero che alcune competenze sono diventate obsolete e superate dalla tecnologia o dal modo di lavorare, è parimenti vero che un patrimonio altrettanto ricco rimane molto spendibile anche oggi. Nelle imprese ci si potrebbe attrezzare per organizzare questo trasferimento, nel mondo associativo si potrebbe favorire lo scambio con i più giovani, da parte dell’amministrazione pubblica si potrebbe evitare la dispersione di mestieri ancora utili.

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Una donna …semplice

Scrive Nonnarita: Mi presento? Ho 62 anni, sono qui davanti al pc e ho raccolto l’invito a raccontare la mia storia. Non è facile in 20 righe, ma ci proverò.
Sono nata a Perugia,una splendida città di provincia dove sono cresciuta e dove ho vissuto la mia gioventù. Vita semplice, studentessa responsabile, ma non secchiona, belle amicizie e vita spensierata. Poi è arrivato il primo vero innamoramento, mi sono perduta, mi sono poi sposata con lui e abbiamo creato una bella famiglia con tre figli sani e belli, bella professione, sono un medico. Avevo tutto e pensavo che la felicità mi era quasi dovuta e che non potesse mai finire. Poi il terremoto, un problema serio di un figlio, mio marito è scappato dalle responsabilità, se ne è andato con un’altra. Dopo 25 anni di matrimonio, il mondo non aveva più colore, ma ho resistito, ho lottato, cresciuto i miei figli, da sola. Il dolore era urente, si era spezzato il mio sogno e credevo che ormai la vita senza di lui non avesse più un senso.Poi, piano piano, la mia vita è cambiata, mi sono sentita sempre più forte e sicura, buone amicizie e sono andata avanti, cominciando ad apprezzare la mia indipendenza e la mia libertà. Ho lavorato molto, ma con soddisfazione. Poi la perdita di mio padre adorato, ma è stato un dolore dolce, perchè gli sono stata vicina sempre e ora so che lui mi guarda. Vita ora tranquilla: amici, casa, nipotini, burraco. A questa età all’improvviso mi sono innamorata perdutamente di una persona, e ho capito che così non avevo mai amato, con gioia e freschezza. Mi sono sentita ridicola e mi dicevo: “ma alla tua età”. Ma continua e lo voglio vivere senza paura.E’ una storia semplice, di una donna semplice, con una vita un po’ complicata.  In foto: una nonna con nipote.

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Nuova vita a 60

Scrive Sergio: I cani da guardia del mercato del lavoro hanno un nemico giurato: il cinquantenne. Appena ne fiutano uno procedono alla sua eliminazione. Stavo precipitando in questa scomoda posizione quando una coppia di amici decise di investire denaro, energie, speranze e attitudini professionali in una nuova start-up, un sito internet per prenotazioni di visite mediche online: Idoctors. Gli inizi furono terribili ma poi il vento cominciò a girare. Fu così che una mattina bussarono alla mia porta: con la cautela e il tatto che solo il sentimento dell’amicizia sa cavar fuori dalle parole e dai gesti di chi ti vuole aiutare, cominciarono a parlare di sviluppo, nuovi orizzonti, contatti con i media, filmati, gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa. Nella mia condizione di uomo invisibile e inservibile non li feci neanche finire. Dissi sì. Oggi mi trovo a far parte di un progetto in pieno sviluppo, coi conti a posto e prospettive rosee. Lavoro (per la maggior parte del tempo dal pc di casa), dando il mio contributo e sperando di aiutare a crescere l’impresa sempre più velocemente. La maggior parte dei colleghi sono più giovani e più bravi di me col pc, ma le mie idee e i miei progetti vengono discussi e vagliati come quelli di tutti gli altri e, sembrerà strano ai solerti cani da guardia, talvolta anche accettati e realizzati. Peccato sia solo la storia di un vecchio sessantenne, altrimenti varrebbe quasi la pena di raccontarla… In foto: un senior che ha trovato un nuovo lavoro

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