Posts Tagged: ottimismo

Tenere mente e fisico attivi

Da parte di Sergio: Sono in pensione da 11 anni . Ho sempre occupato con soddisfazione incarichi di grande responsabilità nell’azienda dove lavoravo, ma negli ultimi anni si era molto deteriorato l’aspetto umano, per cui il pensionamento è stata la naturale conclusione. Ho curato tuttavia un distacco graduale dal lavoro perché per 5 anni ho continuato a mantenere un’attività di consulenze private finché, sei anni fa, ho interrotto completamente ogni attività lavorativa.
Ora amministro il mio tempo libero mantenendomi attivo, perché l’attività che mi occupa la mente e il fisico è per me basilare. All’inizio dell’anno scorso sono stato operato di cancro alla gola: il buon esito dell’operazione e i periodici controlli ai quali mi sottopongo mi inducono a vivere con maggior consapevolezza e pienezza la vita.
Mi occupo di giardinaggio, seguo l’arredamento e la manutenzione di casa, mi dedico molto alla lettura e sono un appassionato di viaggi (5 o 6 all’anno), che preparo con cura, documentandomi sui luoghi: mi dà molta soddisfazione prepararmi non solo con le classiche guide, ma anche con la lettura di romanzi, racconti e poesie, che parlano dei luoghi e dei popoli che intendo visitare. Mi appassiona anche l’arte, visito mostre in varie città d’Italia, in compagnia di mia moglie, che mi segue sempre. Inoltre, pratico ancora alcuni sport come motociclismo, tennis e sci. Sono gli sport che mi mantengono in forma fisica e in particolare lo sci mi costringe a diete ipocaloriche all’inizio di ogni anno, per essere sufficientemente agile sulle piste. Infine, da diversi anni dedico buona parte di tempo all’attività di consigliere comunale e dell’Unione del Fossanese, senza percepire compenso alcuno. Così come mi gratifica molto seguire scolasticamente alunni stranieri e mantenere aiuti umanitari e affettuosi rapporti con persone con cui siamo stati in contatto durante la guerra nei paesi dell’ex Jugoslavia.

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Ce la si fa a ricominciare ?

Nell’ultima storia che ho pubblicato Anna è ad un nuovo passaggio della sua vita: nel suo caso, figlia e nipote tornano ad abitare con lei. In precedenza, tante altre storie su questo blog hanno raccontato di eventi che segnano un ulteriore passaggio dell’ esistenza quando ormai, da senior, si pensava che la vita non dovesse più riservare troppi cambiamenti. A volte sono eventi inaspettati e dolorosi (mariti o mogli che se ne vanno, un lavoro che improvvisamente non c’è più, una malattia che cambia tutto…), altre volte sono previsti e magari desiderati (l’inizio della pensione, i figli che diventano autonomi e lasciano più tempo libero…); in certi casi sono frutto di scelte  di cambiamento (“vado a vivere in un bel posto lontano”), in altri casi lasciano a bocca aperta (“mi sono innamorato a sessant’anni, è mai possibile?).    Quasi sempre si scopre che i binari su cui ci si era assestati nel corso della vita matura non vanno più dritti e qualche curva ancora, prima di arrivare all’età in cui si sperimenta la vera vecchiaia del calo d’autonomia, va affrontata.

Ricominciare diventa così la parola d’ordine. Per qualcuno è un ripartire su piccole cose, per altri è un rimettersi in discussione sugli assi fondamentali della propria esistenza.

Ricominciare: facile a dirsi per chi ha progettato dei cambiamenti da tempo ed ora li realizza. Molto più difficile invece per i tanti che prima di mettersi in una prospettiva di immaginazione del proprio futuro da sessantenni e settantenni devono superare lo shock dei nuovi eventi per i quali si sono trovati impreparati.  Per chi fa questa esperienza, le situazioni sono da affrontare sul piano psicologico prima ancora che sul piano pratico.  Il rischio di sentirsi vuoti, di deprimersi, di non riconoscere più la propria identità, di mettere in discussione la propria autostima, di percepirsi soli nell’affrontare la fase nuova, di non trovare più senso in quel che si fa, sono tutti rischi molto alti. E allora non c’è dubbio che le risorse di sempre che ciascuno possiede (le proprie capacità personali, le amicizie, la propria solidità psicologica, le proprie risorse economiche, eccetera) sono utilissime. Ma possono poco se non sono accompagnate da un atteggiamento aperto: l’attegggiamento di chi va all’ ”ascolto” delle nuove opportunità che potrebbero rivelarsi nei campi più disparati perché non si rifiuta di pensare che per un sessantenne le opportunità continuano ad esistere.

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Da quando sono a riposo non riposo mai

Scrive Giuseppe: Adesso sono pensionato. Prima ero un imprenditore con un’azienda nel settore della strumentazione di controllo della temperatura, della pressione, della massa volumetrica, ecc. Da ragazzo ho iniziato come apprendista e sono poi arrivato ad essere operaio specializzato: insomma un inizio partendo dalla gavetta.

Da quando sono a riposo non mi riposo mai. Frequento un corso presso l’Università Bicocca di Milano (politiche sociali), mentre l’anno scorso frequentai corsi di psicologia e pedagogia. Precedentemente all’ Umanitaria unitamente ad un gruppo di non più giovani, frequentai un corso di autobiografia e di scrittura automatica. Nella veste di Mentore, sono diventato amico di Telemaco, ragazzino di nove anni IV° elementare, con lui ho percorso il secondo quadrimestre della classe II° , accompagnandolo nella III° elementare, attualmente al giovedì pomeriggio frequentiamo gli incontri in IV°. Per non farmi mancare nulla, ho incontri settimanali con due stupendi nipoti, dico stupendi non per amor di nonno ma perché sinora hanno sempre dimostrato un grande affetto verso tutti i nonni, sia materni che paterni (questa è una fortuna anche per loro). Speriamo che non incontrino compagnie balorde, anche se i loro genitori sono molto attenti.

Penso che sia normale, alla mia età, augurarsi di poter mantenersi nello stato di salute di oggi ancora per lungo tempo, come disse già una persona autorevole “ non mettiamo limiti alla provvidenza “. Il poter rimanere, unitamente alla moglie che mi sopporta da oltre 52anni, in queste condizioni psicofisiche, sarebbe una fortuna. Un sogno, il poter assistere al dibattito per la tesi di laurea dei nipoti. Posso sperare? Penso di sì, non costa nulla.

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Esodata

Da parte di Margherita: ”Comincia un nuovo capitolo: una nuova vita. Spero che sia migliore, anche se ne dubito. Mi manca il lavoro, mi mancano i colleghi, mi manca il rapporto con gli altri; mi sento sola fra la gente, non ho scopi, non ho voglia di fare niente. Passerà, mi devo solo abituare a questa nuova situazione, so che sara’ difficile devo solo riprendere la mia vita in mano e decidere cosa farne. Ho tante cose nella testa ma in questo momento non ho la minima idea di cosa voglio fare.”

Queste parole le dicevo un anno fa , quando ho accettato di stare a casa senza stipendio e senza pensione grazie a ‘Monti ‘, ebbene ragazzi la mia vita e’ cambiata ora faccio quello che voglio e quando ne ho voglia: scrivo, leggo, passeggio nei miei silenzi cerco in tutti i modi di tenermi occupata sia nel fisico che nella mente, penso sia l’unica soluzione al problema: solitudine, noia, e per non dire depressione.  In foto: donna che legge un libro

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Sto bene anche se la salute non assiste

Da parte di Maurizio: Avrei potuto andare in pensione a 58 anni (adesso ne ho 64), ma sfruttando la legge del governo precedente, sono rimasto in servizio per un altro anno con lo stipendio aumentato del 50%. L’anno seguente ho accettato, con vivo entusiasmo, la lauta offerta dell’azienda per interrompere l’attività. Ho potuto così gestire al meglio la ricompensa ristrutturando la vecchia abitazione. Ero felicissimo di essere arrivato alla pensione, ma come spesso capita, coincide con l‘età degli acciacchi. Il glaucoma mi ha tarpato le ali perché non sono più in grado di guidare come vorrei, e mi piaceva molto!
Ora però posso dedicare più tempo alle ragazze del softball che alleno e sono a disposizione del figlio per qualsiasi esigenza. Sono anche impegnato ad insegnare il mio sport preferito ai bambini e alle femminucce delle elementari. Sono sempre stato molto sportivo ed ora trovo soddisfazione nell’insegnare il softball che mi assorbe gran parte della giornata. Stare in mezzo alla gioventù aiuta a rimanere giovani di spirito e ad affrontare le cose con più disinvoltura. L’unico rammarico è non poter frequentare più spesso gli amici, ma palestra, diamante e scuola contribuiscono a farmi giungere a sera stanchissimo.
Devo gestire la quotidianità, compreso cucinare, e le risorse a disposizione. Visto quel che mi costano gli interventi agli occhi, non posso permettermi grandi viaggi, ma solo qualche breve vacanza. Il mese prediletto è luglio perché trascorrere agosto in città (abito a Bologna) è piacevolissimo in quando semi deserta. D’altra parte mi godo la mia “nuova” casa con compiacimento. Non soffro di solitudine e sto bene con me stesso. Mi piacciono le letture tecniche e i programmi scientifici, discutere di politica e sport. Vivo alla giornata, penso poco al domani e cerco di affrontare al meglio i problemi mano a mano che si presentano. Purtroppo la salute non mi sta assistendo, ma cerco di affrontare il problema nel miglior modo possibile.  In foto: il coach della nazionale di baseball under 15

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Spero che continui così

Scrive Daniele: Mi considero fortunato. Ma proprio tanto ! Una di quelle fortune più uniche che rare ! Se mi chiedi perché, ecco il motivo: ho 62 anni e tutti me ne danno cinque – dieci di meno, da tre anni godo di una pensione non da ricconi ma che mi permette di vivere tranquillamente. In più ho messo da parte qualcosa mentre lavoravo e ho comprato un appartamentino in un paese di montagna dove vado molto spesso, perché abito a un’ora dai monti e sciare mi piace ancora da morire. Una giornata sulla neve, col sole, una bella discesa, una polenta al rifugio, se capita innaffiata da una bevuta con gli amici, ma cosa vuoi di più dalla vita? Guardi il panorama dalla cima delle montagne e rimarresti lì incantato tutto il giorno. Le ossa e i muscoli ancora funzionano a dovere, la testa anche (mi sembra). A sciare posso permettermi di andare nei giorni che c’è poca gente e infatti evito i weekend, nei quali invece mi rintano in casa a leggere. Ogni tanto ho anch’io i miei problemi e i miei pensieri ma poi basta una giornata sui monti perché mi torni il buonumore. Qualche volta, molto di rado, mi vengono anche dei sensi di colpa pensando a tutti quelli meno fortunati di me, però, sono sincero, mi passano subito…

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Lunga vita! Che sia anche buona

Ogni secondo sul pianeta due persone festeggiano il loro sessantesimo compleanno e un individuo su nove oggi ha superato i 60 anni, percentuale che entro il 2050 arriverà a uno su cinque.   L’allungamento della vita è un fenomeno mondiale, non riservato solo a pochi paesi occidentali.  In Cina, il paese più popoloso del mondo con il suo miliardo e 354 milioni di abitanti, la popolazione in età lavorativa nel 2012 è calata in termini assoluti per la prima volta da un lungo periodo di tempo, mentre gli over60 crescono di numero e sono diventati 194 milioni. Nel rapporto internazionale “Invecchiare nel XXI secolo” si legge che “la speranza di vita alla nascita è attualmente di oltre 80 anni in trentatre paesi”, mentre cinque anni fa le nazioni che avevano raggiunto questo obiettivo erano solo diciannove.  Confermano il fenomeno i demografi Golini e Rosina: “Se ancora all’inizio del XX secolo meno di una persona su dieci arrivava a superare gli 80 anni, all’inizio del XXI secolo questa meta è diventata, per la prima volta nella storia dell’umanità, un’impresa alla portata dei più”. E alcuni studiosi sostengono che non è finita qui: a metà di questo secolo la maggioranza dei futuri inquilini del pianeta potrebbero, alla nascita, aspettarsi di vivere fino a 100 anni.

Insomma, siamo nel pieno di una rivoluzione demografica e come tutte le rivoluzioni trascina con sé enormi cambiamenti sociali, economici, umani.  Vivere più a lungo è una grande conquista. Poter vivere in tanti con buona o discreta salute decenni che una volta erano riservati solo a rarissimi fortunati è un progresso dell’umanità. Le opportunità potenziali sono innumerevoli e in queste pagine quotidianamente si cerca di metterle in evidenza. Attenzione però a non dare per scontata l’equivalenza: lunga vita uguale a miglioramento delle condizioni umane. Perché questo si avveri dovremo capire quanta pena porteranno con sé gli inevitabili malanni fisici in aumento, dovremo essere capaci di trovare risorse per garantire la dignità degli anni in più e  dovremo trovare il senso da dare alla porzione di esistenza aggiuntiva che alle nostre generazioni è stata regalata.

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Aggiustamenti della propria vita

Ripiego e ribilanciamento sono due soluzioni molto diverse, ma tutte e due sono degli aggiustamenti della propria vita che molti senior sperimentano.  Provo a spiegarmi.  E il modo migliore per spiegarsi, come sempre, è raccontare dei casi concreti, in questa occasione i casi di Lorenza e di Paolo, entrambi intorno ai sessanta.    Lorenza sta sperimentando delle novità significative nella propria vita, innanzitutto sul fronte familiare e affettivo. E’ stata felicemente sposata per tanti anni, poi il suo matrimonio si è incrinato, lei l’ha lasciato sopravvivere in stato vegetativo per molto tempo, quindi del tutto inaspettatamente, quando ormai credeva di essere fuori tempo massimo, si è innamorata, ricambiata, di un altro uomo. I suoi due figli sono ormai adulti autonomi e la scelta di separazione per lei è stata dolorosa ma non drammatica. Il suo nuovo compagno abita lontano, in un’altra città e non è pensabile far vivere il nuovo rapporto mettendo di mezzo troppi chilometri. Così Lorenza sceglie di trasferirsi in una città che non conosce, insieme fiduciosa e paurosa di ciò che l’aspetta. Il suo cambiamento (compagno di vita e città di residenza) è significativo, ma ci sono altri aspetti sui quali Lorenza non cambia la propria vita. In primo luogo il suo lavoro, che non prevede un ufficio fisso, ma di lavorare al computer e di viaggiare nelle diverse località dove ci sono i clienti da visitare: così per lei dal punto di vista del lavoro è indifferente abitare in una città o in un’altra, e decide di continuare a lavorare come prima. Anche il rapporto con i figli non si modifica di molto rispetto a prima. Si tenevano in contatto telefonicamente, con le email e incontrandosi più o meno ogni due o tre settimane: ora gli spostamenti sono un po’ più lunghi ma proseguono con questa frequenza. Nell’insieme Lorenza è soddisfatta dal suo nuovo equilibrio. Ha fatto un cambiamento importante su alcuni aspetti della propria vita ma non su tutti, in questo senso il suo è stato un aggiustamento e non una cesura totale, e soprattutto vede un futuro promettente grazie sia alle novità che ha introdotto sia al proseguimento di alcune attività e relazioni di sempre: da questo punto di vista il suo è un ribilanciamento, cioè un cambiamento parziale dell’equilibrio preesistente associato a un sentimento di rilancio ottimista della propria vita.

L’altro caso che racconto è quello di Paolo, che pure sta sperimentando un aggiustamento della propria vita, ma percepito in termini di ripiego. Paolo è sempre stato un compagnone e insieme un gran lavoratore. Il meglio l’ha sempre dato nella sua professione e nelle uscite con gli amici: al ristorante, nell’organizzare viaggi, gite, grigliate, grandi bevute. La sua bella carriera e i suoi chili di troppo sono i testimoni di queste preferenze.  Negli ultimi due anni però non tutto è andato per il verso giusto. Prima un ricovero d’urgenza per un problema cardiaco, poi dei continui malanni digestivi, l’hanno obbligato a limitare le uscite sociali. Quasi contemporaneamente, dove lavora gli hanno detto senza molti complimenti che se voleva restare gli avrebbero dovuto ridimensionare il ruolo. In realtà, pur con queste limitazioni, Paolo ha una vita piena: i problemi di salute non hanno completamente tarpato le ali alle sue uscite con gli amici, deve solo starci più attento; e sul lavoro, dato che il problema riguarda anche tanti altri, non ha perso la faccia e finché dura può mantenere lo stesso tenore di vita di prima. Senza contare che Paolo ha una moglie che gli è sempre stata vicino e a cui anche lui vuole bene.  Il punto è che Paolo vive quel che gli sta succedendo con un sentimento di ripiego: gli sembra di non avere più sotto controllo la situazione e si aggrappa a quel che gli rimane (oggettivamente ancora tanto) pensando che l’importante per il futuro è solo di non farsi travolgere e di evitare peggioramenti.

Lorenza e Paolo sperimentano entrambi degli aggiustamenti, cioè dei cambiamenti parziali dei loro equilibri precedenti, ma la prima li sperimenta in termini di ribilanciamento positivo, il secondo invece con un atteggiamento di ripiego.  I cambiamenti e le transizioni di quando si entra nella fase di vita da senior possono essere su molti fronti (lavoro, figli, coppia, salute, danaro, abitazione, ecc), ma sono sicuramente più numerosi i casi di aggiustamento di quelli di cesura totale con il passato. E certamente gli aggiustamenti sono più numerosi anche rispetto ai casi di ricerca di continuità totale con la vita di sempre. E’ vero che eventi più o meno fortunati che esulano dalla nostra volontà possono condizionare molto la qualità dei nostri aggiustamenti, ma per quel che è nelle nostre mani sicuramente atteggiamenti di rilancio a favore di un ribilanciamento sono molto più saggi di atteggiamenti che portano a sentimenti di ripiego.

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Prendere il bello e il brutto che viene

Da parte di Fernando: Mi chiamo Fernando, vado per i 57 anni e la mia professione è di macchinista ferroviere, una attività che naturalmente mi porta lontano da casa.
Nell’ambito del lavoro tutto procede come prima, a parte i miglioramenti tecnologici e i corsi da frequentare e seguire con sempre più fatica, data l’età.
Sono fortunato perché ho sempre lavorato, ho una bella famiglia che amo (ho tre figli, 29, 23 e 20 anni), ma il destino è sempre in agguato. Un paio di anni fa uno dei miei figli ha avuto un brutto incidente: tuffandosi in mare è rimasto paralizzato e attualmente è costretto sulla sedia a rotelle. Perciò, anche se continuo a lavorare e a viaggiare, anche per poter vivere e far vivere il ragazzo serenamente e normalmente, al primo posto c’è lui, accompagnarlo fuori e altro.
Si fanno tanti progetti per la seconda giovinezza, a volte riescono a volte no, basta organizzarsi e cercare di andare avanti. È un lusso piangerci addosso, nonostante tutto continuiamo a fare progetti serenamente, perché la vita va avanti.
Anche per questo mi sono avvicinato all’associazione “Oftal”, per seguire questi ragazzi che hanno la sfortuna di avere questi problemi.
Non è cosi che sognavo la mia vita da adulto, ma bisogna prendere il bello e il brutto che ci viene, ringraziando anche Dio che mio figlio sia qui.
In foto: un macchinista ferroviere ai comandi del treno

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Ricordi e progetti

Capita a tutti di aprire un cassetto chiuso da tanto tempo e veder saltar fuori un oggetto che ci riporta immediatamente indietro di parecchi anni, rinnovando con nostalgia un bel ricordo o con pena un episodio doloroso. Di cassetti rimasti chiusi per molto tempo, che quando li riapriamo ci riservano sorprese, ce n’è davvero tanti. Magari succede nel momento in cui smetti di lavorare, vuoi buttare le vecchie carte e invece di fare il terminator delle scartoffie ti ritrovi con tua stessa sorpresa a trascorrere delle ore a sfogliare vecchi documenti e appunti sgualciti, a ripassare mentalmente delle vicende che nemmeno ricordavi più di aver vissuto. Oppure se ne va il figlio da casa e non trovi di meglio da fare che aprire l’album delle fotografie di quando lo portavi in spalla e avevi trent’anni di meno. Per non parlare del momento doloroso di quando ad andarsene è un genitore e allora i cassetti che apri sono i suoi e ripercorri in una prospettiva inaspettata la sua esistenza e la tua infanzia.  Naturalmente i ricordi affiorano alla mente anche come momenti allegri e sereni, magari rivissuti insieme a vecchi amici o a fratelli e sorelle. Talvolta i ricordi si colorano di rimpianto o di rimorso, altre volte ci portano a credere che “allora” eravamo davvero bravi, belli e coraggiosi.  Ricordi…ricordi normali…in fin dei conti, la nostra identità sono anche i nostri ricordi.

La faccenda comincia però a farsi delicata se la vita si va riempiendo soprattutto di memoria del passato e quasi per niente di presente e di futuro. Se ci si anima solo quando si volge lo sguardo all’indietro e invece non c’è niente di quel che si sta facendo oggi che accende lo spirito. Se ogni accadimento è letto in termini di confronto con i nostri ricordi del tempo che fu e non si trova piacere nel leggere quel che succede adesso con degli occhiali contemporanei. Se ci si rifugia nei ricordi perché solo lì si trova un se stesso soddisfacente e non si pensa invece che si ha ancora da giocare delle belle partite. Allora, in tutti questi casi, si è sì davvero vecchi, perché la memoria diventa un veleno silenzioso e ad effetto lento che ci seppellisce prima del tempo.

L’antidoto è tanto semplice, quanto difficile da trovare per chi si è avvelenato: è il godere del presente e il pensarsi nel futuro. Dopo decenni vissuti intensamente, qualche altro lustro di pari intensità ma di qualità diversa ci è consentito: senza scomodare le ricerche che testimoniano di una ritrovata felicità a partire da quando si attraversano i cinquanta, vivere con gusto il presente da senior lo si può fare abbinando a una vita attiva una nuova serenità. E guardare in avanti con dei progetti ci dà il segno di una vita possibile ancor densa di senso.

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