Posts Tagged: ottimismo

Malgrado tutto sono ottimista!

Da parte di Angela: Ho 63 anni, pensione minima, continuo a lavorare anche se non conviene tra tasse e inps che richiede indietro soldi non dovuti, provo rabbia quando vedo i compensi di manager pensionati e con cariche prestigiose e milionarie, ma non ho alternative.

Rabbia perchè, dopo divorzio e una vita non facile, non posso godermi questi anni in santa pace facendo le cose che veramente mi interessano e sono tante!

Ho un carattere allegro e mi incuriosisce conoscere e imparare cose nuove, dall’inglese al teatro ai corsi dell’UNI 3 ecc.ecc , godermi i nipotini, viaggiare e così via.Non è detto che non ci riesca, malgrado tutto sono ottimista e poi riciclarsi mantiene giovani vero!!!!!!!!!!!

  Biancospino: speranza e buona fortuna !

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Rinato !

Scrive Massimo: Io ne ho 61. Se l’anno scorso avessi letto queste pagine avrei pensato che erano tutte frottole: in quel momento l’idea che si potevano iniziare cose nuove mi sarebbe sembrata una provocazione. Stavo male e mi sono dovuto sottoporre ad un delicato intervento chirurgico, mi domandavo se sarei sopravvissuto… Sono sopravvissuto, e non solo, adesso la penso come voi, che questo è il momento giusto per guardare avanti e buttare il cuore oltre l’ostacolo. I medici mi hanno rimesso in sesto e poi dentro di me è scattato qualcosa, ma come, mi sono detto, posso ancora studiare la storia medievale (vabbè, interessa solo a me, ma è la mia passione da sempre), posso riscoprire gli amici, senza esagerare ogni tanto fare qualche viaggetto, godermi le colline di dove ho casa che mi piacciono tanto, mi sono persino messo a studiare chitarra. L’importante è non guardare la carta d’identità e non pensare di avere imboccato il viale del tramonto perché invece le cose belle sono tantissime. In questo periodo mia moglie e mio figlio mi sono stati vicino, è stato molto importante e sono molto riconoscente, oltretutto se penso che per tutta la vita di lavoro li ho abbastanza trascurati. Anche la parola amicizia, che non sapevo più cosa fosse, è tornata. Spero che anche i miei coetanei, senza bisogno di passare dalle mie disavventure di salute possano riscoprire queste cose importanti della vita.

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La vita che volevo…

Da parte di Adelina: La mia vita è una vita intensa e ricca di avvenimenti ma sempre vissuta con la mia famiglia..il lavoro è sempre stato solo per arrotondare uno stipendio, per questo ho sempre dato priorità alla mia famiglia trovandomi lavori mal pagati ma che mi permettessero di gestire i miei figli senza dipendere da nessuno…Ho avuto in periodi problemi gravi di salute ma con il mio carattere vivace e solare sono riuscita sempre a rialzarmi. Ora non faccio più nulla….sono disponibile verso tutti perchè è il mio di essere, ma dedico il tempo più a me stessa. Vivo ad Albisola da 57 anni (i primi dieci della mia vita li ho trascorsi in un paesino, Sassello) quindi Albisola è il mio paese sul mare…adoro il mare ed i boschi e questo è il posto ideale, amo gli animali ed ho un un cane raccolto moribondo…il terzo trovatello nel tempo è speciale per me si chiama Susy…Quest’anno anche mio marito è andato in pensione e finalmente possiamo goderci ore insieme..amiamo tutti e due la bici da corsa e facciamo lunghe pedalate d’estate sulle colline ed in inverno in riviera. La nostra Liguria si presta a tutto, è un posto splendido. Per coronare il tutto ora ci sono due nipotine..la gioia per noi, ma solo per divertirci perchè le incombenze frustranti sono a carico dei loro genitori.. dimenticavo, da due anni scrivo racconti e poesie per diletto personale…Che voglio di più dalla vita dopo sacrifici immensi non voglio spostarmi di un millimetro ma godere ogni giorno della mia vita con mio marito e le persone che mi amano nella mia terra che adoro..un abbraccio a tutti ..Lina (Adelina)

 

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Libero!

Scrive Pinuccio: Sto vivendo la stagione più bella della mia vita da quarant’anni a questa parte. Adesso ne ho 64 e da un paio di anni è cambiato tutto, in meglio.
Le due svolte fondamentali sono state sul lavoro e con la mia ex-moglie.
Per una serie di ragioni di contributi previdenziali che non sto qui a spiegare, non potevo andare in pensione. Non che mi importasse molto la pensione, il mio lavoro mi è sempre andato a genio, ma avevo un capo, più giovane di me, che ogni volta che lo vedevo mi si bloccava lo stomaco tanto mi stava antipatico. Quando ad un certo punto mi hanno proposto di uscire venendomi incontro economicamente ho accettato in meno di un minuto: non riuscivo più a sopportare la situazione e infatti da quel momento mi sembra di essere un’altra persona. Libertà ! Con la mia ex moglie eravamo d’accordo da un po’ che saremmo andati ad abitare ognuno per conto proprio quando i figli sarebbero diventati autonomi. Così è stato, quando l’ultimo è andato a vivere per conto suo, abbiamo fatto quel che avevamo detto tante volte. Anche in questo caso: libertà! Ognuno faceva già vita propria, ma andare a vivere da solo a sessant’anni è un’altra cosa. Cosa faccio della mia libertà ? Le cose che mi piacciono, sto con gli amici del circolo sportivo che frequento, do una mano a un amico che ha bisogno in un’officina, qualche viaggio a vedere cose nuove. Niente di speciale, ma tutte cose fatte in libertà.

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Ricordi…

Da parte di Maria Rita: La mia vita e’ lunga come la vostra ho 63 anni , abito in un piccolo paese della provincia di Belluno, che diciamo il vero, non offre tanto.
Sono in pensione, perche’ ho lavorato in Svizzera , sempre mio malgrado, però l’unica fortuna che ho ed ho avuta al mondo e’ stata quella di aver incontrato un uomo veneto (io sono siciliana) buono, affabile e che mi vuole un mondo di bene .
Questo mi ha aiutata in tutto , perche’ senza affetti sinceri non si va da nessuna parte.
In breve, ritornata in Italia non ho lavorato, sono stata molto depressa e ne sono venuta fuori grazie all’aiuto dei dottori che mi hanno detto scegliti qualcosa da fare , adesso che tua figlia e’ grande.
Prima ho scelto di fare volontariato cioe’ stirare e parlare con le persone anziane nella casa di riposo del nostro paese; inoltre mi sono data alle conserve in estate di pomodoro ecc.., poi per 10 anni mi sono iscritta a Feltre all’universita’ degli adulti-anziani , dove nei primi 4 anni anni ho dato 10 materie, le piu’ disparate, anche che non avevo studiato a scuola come storia dell’arte e musica.
Per finire mia figlia mi ha regalato due bambini e praticamente li abbiamo cresciuti noi , adesso sono grandini, faccio fare i compiti solo al piccolo, seconda elementare.
Poi l’amore della mia vita, cioe’ l’uncinetto ed il mezzo punto nei quadri , ho fatto 3 tovaglie d’altare e non so quante altre cose sempre gratis, adesso sto facendo un copriletto matrimoniale .
Insomma la nuova vita bisogna inventarsela!
Per finire vi scrivo due righe sulla felicita’.  Le sensazioni che provano le persone felici sono: si sentono piu’ libere e spontanee, hanno una sensazione di benessere, hanno un aumento del tono muscolare. La persona felice e’ sopratutto una persona che sta bene con se e con gli altri, che ha fiducia nelle proprie capacita’, che si accetta per quello che e’, con i propri pregi e con i propri difetti.   Cordialmente, Maria Rita.

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Non è più l’età di sognare la luna

Forse qualcuno ci è arrivato più presto di me a vivere con serenità. Io ci sono arrivato negli ultimi anni, a cavallo proprio dei sessant’anni. Sono sempre stato un tipo irrequieto, dinamico, con tante idee e iniziative in cui ho sempre messo anima e corpo. Non mi bastava la casa che avevo, anche se era abbastanza grande, così non ho avuto pace finché non sono riuscito ad averne una ancora più grande. Ma quando l’ho avuta non mi diceva più niente. Sul lavoro mi chiedevano tantissimo e io davo tantissimo, però poi mi stancavo subito e andavo alla ricerca di qualcosa di meglio. Nella mia cittadina dove abitavo fino a pochi anni fa mi sono dato da fare per la squadra di calcio locale, fino a diventare il presidente. Quando lo sono diventato a quel punto era diventato solo un impegno che non mi metteva più nessun entusiasmo.  Tutto così. Anche con mia moglie, a cui avevo fatto un filo spietato per anni prima che si decidesse a mettersi con me, dopo ho sempre portato rispetto ma la davo per scontata.
Poi negli ultimi anni c’è stata la svolta…forse davvero l’età aiuta. Ho cominciato a essere contento di quello che avevo, di quello che ero, e a smettere di sognare la luna, perché la luna poi non la raggiungi e se la raggiungi non è bella come l’immaginavi. Continuo ad essere dinamico, non sto mai con le mani in mano, ma non sono più ossessionato dall’idea di raggiungere qualcosa di più. Oramai quel che potevo raggiungere l’ho raggiunto, se mi guardo indietro direi che ho di che essere contento e se guardo all’oggi mi sento appagato. Probabilmente è questa la felicità che si può raggiungere a sessant’anni.

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Il lavoro per gli over55

I dati per classe di età forniti dall’Istat e relativi alla prima metà del 2012 fanno impressione: il tasso di disoccupazione complessivo in Italia è stato del 10,5%, quello dei 55-64enni è stato la metà del dato medio (il 5,4%) e quello dei 15-29enni cinque volte quello dei lavoratori over 55, cioè il 24,5%. L’emergenza disoccupazione riguarda quindi i giovani, non i senior. A questo dato va aggiunto che una gran parte dei senior di questa fascia di età oggi risulta già in pensione.

A conferma di questa capacità di “resistenza” dei lavoratori maturi, una recente indagine di Accenture che ha preso in considerazione lavoratori over 50 in posizioni sia di responsabilità sia operativi (vedi <http://economia.panorama.it/Manager-In-azienda-fate-largo-agli-over-50> e http://www.altraeta.it/editoriale/item/611-over50-e-mondo-del-lavoro,-ecco-i-dati-di-accenture), conclude che “oltre il 70 per cento del campione non si percepisce affatto vecchio per il lavoro che svolge, ma sente di potere fare molto di più” e che “i lavoratori nonostante l’attuale condizione economica e l’età avanzata non ritengono che il loro posto di lavoro sia in pericolo”.

Quindi non esiste un problema lavoro per gli over 50 ? Al contrario.

Di problemi ne esistono tanti e diversi fra loro, anche se non raggiungono il livello macroscopico della disoccupazione giovanile.  Considerando i principali, il primo è di chi comunque rimane senza lavoro e ricerca, per necessità o propria motivazione, una nuova attività. Un secondo è di chi ha già smesso di lavorare da un po’ di tempo senza essere in pensione ma adesso si rende conto che ha necessità di trovare una fonte di reddito. Un terzo riguarda coloro che si domandano come potranno essere attivi per molti anni a venire mantenendo una dose sufficientemente elevata di motivazione e soddisfazione.

Qualche tempo fa Paola Pesatori, cinquantenne dirigente che aveva perso il lavoro, ha raccontato in un libro – “Ricomincia da te” – la sua esperienza e ne parla in questi termini:”… eccoci qui a cercare di ricollocarci con lo stesso ruolo, lo stesso stipendio, a tempo indeterminato, in un’azienda dello stesso settore, magari più vicina a casa. Non funziona? 
Certo che no. O quantomeno ci vuole tempo, e fortuna, un buon network, flessibilità, spirito positivo….
Ci sono delle regole da seguire per affrontare al meglio il cambiamento, e trasformare il dramma in opportunità: mantenere la propria autostima, crearsi o sviluppare un network, riflettere sulle proprie competenze, disseppellire i sogni nel cassetto, prendere coscienza dei cambiamenti del mondo del lavoro e valutare i percorsi da intraprendere, analizzare le proprie risorse economiche e ridare al lavoro il giusto peso… Il lavoro non è più a tempo pieno e indeterminato, e non dura più tutta la vita.
Per questo la filosofia del temporary management è perfetta per chi il lavoro lo ha perso, e si vuole rimettere in pista, ma bisogna aver superato la fase di depressione, vergogna, perdita di autostima, sensi di colpa, dobbiamo aver messo una pietra sopra la rabbia e il senso di ingiustizia.”

Il lavoro “a tempo” è considerato fondamentale da molti in questo periodo, non solo per chi viene da esperienze manageriali, ma per tutti.  Però è utilizzabile soprattutto da chi ha una professionalità spendibile altrove.  Bisogna stare attenti dunque a mitizzarlo come panacea del problema. Anche il proporsi con una propria nuova attività è una strada abbastanza seguita e da prendere in considerazione, ma anche in questo caso è importantissimo valutare bene le competenze e le risorse che si possono mettere in campo: Anna che ha aperto un negozio per fare gli orli ai pantaloni ha avuto un bel successo, Germano che si è proposto per dare servizi di informatica ha dovuto desistere dopo sei mesi per mancanza di clienti.

 

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…e la salute ?

La mia è la storia di una persona che non ha mai avuto fortuna con la salute. Adesso ho più di 60 anni, ma è da tanto tempo che combatto con le mie malattie, che non mi abbandonano mai. Non mi va di parlarne, dico solo che hanno a che fare con il diabete e con lo stomaco.
  Le malattie ci sono, non è vero che sono sparite. Continuo a leggere anche su questo blog che alla mia età sarebbe tutto rose e fiori, anche per gli anni futuri. Può darsi che le statistiche hanno ragione, che altri sono fortunati e io no. Però la realtà che vedo io è un po’ diversa.
E come me ce n è tanti. Due giorni fa stavo a fare uno dei soliti esami fastidiosi che periodicamente devo fare e insieme a me in sala d’aspetto c’era un sacco di 60enni e di 70enni. E’ normale no ? più sei vecchio più ti ammali, anche oggi che ci sono tante prevenzioni, esami, medicine, ecc.
Quindi non dimentichiamoci mai la salute quando si parla della nostra età. Siccome effettivamente succede che molte volte ti guariscono e ti curano, dobbiamo imparare a vivere anche con le malattie, gustando quel che avanza.

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Piena di forza ma …

… con la solitudine accantoCosì racconta la sua storia Ivana:  Sono una 65enne piena di forze, fisiche e intellettuali. Sono andata in pensione tre anni fa, contentissima e sicura che mi sarei rifatta del tempo perduto. Il destino è stato all’erta e mi ha aspettato al varco…si, perchè mio marito si è subito ammalato e dopo tre anni di una grave e brutta malattia mi ha lasciata proprio 4 mesi fa. Lo sconforto mi ha preso totalmente, mi ha ferita dentro e fuori e ho perso il mio solido equilibrio…Ora sono qui, serena, a raccontarlo grazie al mio riacquistato ottimismo e grazie alla mia forza interiore che è riaffiorata, ma guardandomi attorno e frequentando il mondo mi sono accorta che intorno c’è molta solitudine…e io non vorrei ricadere ancora nel baratro…sono certa che metterò in atto tutta la mia volontà per cercare ancora e poi ancora quel qualcuno o qualcosa che mi faccia ritrovare la voglia di andare avanti…grazie

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Guardare in faccia il futuro

Silvia segue da tempo il blog. Oggi partecipa con questi suoi pensieri che, più che una “storia”, sono riflessioni intorno ai temi proposti ne “I ragazzi di sessant’anni”.  Mi fa piacere pubblicarli. Enrico

Scrive Sivia: Ho 68 anni, in pensione da 2 senza averla mai sognata. Alle spalle una carriera scolastica di insegnamento che mi ha dato grandi stimoli intellettuali e la cura preziosa delle relazioni con i giovani e gli adulti che ruotano attorno al mondo della Scuola.

Oggi mi guardo intorno e vedo anziani che, seppur coetanei, vivono a due velocità : quelli che chiameremo “con lo stile di una volta”, spesso abbigliati severamente (ad es. con le calze grigie già ora, a settembre..) con l’aria dimessa, spesso soli o accompagnati ….., e quelli “ di ora” , magari della stessa età, come dicevamo, che vivono con più apertura e coraggio. Lo so, può dipendere dalle condizioni di salute, dalle tristezza che la vita ci impone, ma resta il fatto che queste differenze esistono.

Tuttavia è bene qui sottolineare che esistono anche dei “pregiudizi” verso la persona anziana, spesso difficili da vincere, che vorrebbero che la vita del “ caro vecchietto” si svolgesse sotto una campana di vetro, per non interferire con la vita dei giovani adulti. Tutti noi che, come ci chiama l’autore siamo young old, sappiamo che la gente ci guarda non sempre con occhio libero dal condizionamento che la nostra età anagrafica impone. La differenza, anche per noi, sta proprio in questo: non lasciarci dominare dai pregiudizi e dalle paure dell’età, ma guardare in faccia la Vita e decidere ciò che ci è possibile fare.

Le storie che ci offre questo blog ci svelano un mondo di anziani privilegiati ( di aver vissuto senza guerre, di avere una pensione, alimentazione varia, medicine, ricerca medica…vita longeva…..ecc) che osano ancora VIVERE, PROGETTARE e SOGNARE, e non sopravvivere…

Io mi auguro che questi anziani siano sempre più numerosi rispetto a quelli che limitano i propri spazi esistenziali. Infatti gli studiosi ci dicono che, come in passato si sono sviluppati geni che hanno permesso all’Umanità di sopravvivere nelle più disparate condizioni ambientali, così potremmo ipotizzare lo sviluppo di geni che arricchiscono la possibilità di vivere in modo più attivo anche in tarda età. Tutto questo senza pensare di arrivare a 120 anni, ma di vivere gli anni che ci sono concessi dalla Provvidenza, arricchiti di significato e di valore per noi e per gli altri.

Silvia Ghidinelli

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