Posts Tagged: passioni

Inquieta, ribelle, forse folle o forse no

Scrive Laura60: Dopo gli anta si manifestò la mia “follia”, almeno così qualcuno la chiamò, così l’avrebbe chiamata mia madre se fosse stata in vita. La follia forse era solo un modo, l’ultimo che inconsciamente mi rimaneva per essere ascoltata, capita, accontentata e sì, io volevo solo essere “accontentata”ogni tanto e che si capisse che siccome mi comportavo da madre, donna, moglie quasi perfetta e ci credevo in questo allora avrei voluto ogni tanto uscire da questi schemi…non per fare cose che potessero nuocere, ma solo per non intristirmi in una vita dove mio marito con l’appoggio anche di mia madre dava la priorità ai figli, ai genitori, al lavoro e sacrifici vari. Essendo poco ascoltata caddi in depressione cosa di cui comunque non do colpa agli altri, magari fa parte del mio dna, ma certamente i mei non mi hanno molto aiutato in questo senso. Ho dovuto cavarmela da sola, attacchi di panico compresi, periodo terribile. Poi le vicende della vita: malattie gravi dei genitori, responsabilità dei figli , tradimento di mio marito, mi portano a darmi coraggio e infatti li affronto alla grande. I figli poi crescono, i genitori non ci sono più, ho perso tanti amici, mi dico basta e riprendo in mano la mia vita…comincio a uscire con qualche amica conosciuta nel web puntualmente, non so perchè, giudicata puttana da mio marito… Non so il perchè, vado a ballare, conosco una persona e mi innamoro, faccio follie anche se con qualche momento d’ansia, ma è come una seconda giovinezza…week end, serate romantiche, comincio a disamorarmi anche se già forse lo ero di mio marito, non frequento più sua madre donna possessiva e autoritaria, insomma mi diverto! Noto con piacere..a 57 anni di piacere ancora..poi il crollo, la cosa si sa, mio marito fa il pazzo, quindi la vergona nei confronti dei suoi parenti.. Anche se si sa che “chi non ha peccato scagli la prima pietra” iniziano anni di inferno, ma non mi lascia, “mi perdona”, un perdono che io non ho chiesto perchè non mi sentivo in colpa, lui poi cambia un po’, capisce anche se non lo ammette apertamente che le colpe sono reciproche, diventa più mansueto e comprensivo con me ed io cambio, divento più gentile e ricomincio a fare “la donna per bene che tiene in piedi la famiglia”.  La persona di cui ero invaghita sparisce, soffro la mancanza ma poi dimentico. Ora la situazione in casa, con una figlia di 35 anni che vive con me e l’altro fuori, è tornata alla normalità o quasi, ma io non rinuncio ai miei piccoli svaghi “leciti”. Non fequento altri uomini però, anche se a volte mi pesa perché mi toglie tempo ad altre cose con cui mi sentirei realizzata, ad esempio ho l’hobby delle foto. Cerco cmq di accontentare la famiglia dove del resto io non lavorando penso sia anche mio dovere dare il mio contributo.Però, e adesso concludo, da un po’ di tempo gli attacchi di panico anche se a periodi sono ricominciati. Beh, avrei voluto scrivere: “e vissero tutti felici e contenti”… no:  “e vissero tutti SERENI e contenti delle piccole cose che la vita, che è dura per i più…ci offre”

Read more

Passioni !

Grande cosa le passioni ! Sia quelle mai abbandonate sia quelle scoperte solo quando ci si è liberati dagli impegni lavorativi. Sono tanti coloro che raccontano al blog delle loro passioni, come ad esempio Peppe49 e Lara.

Scrive Peppe49: A cinquant’anni son salito in mountain bike e non sono piu’ sceso. La passione allenta i sacrifici iniziali, poi la vera passione crea dipendenza; niente agonismo, ma semplice sfida con se stesso.
Ben vengano gli amici per una sana compagnia, oppure in solitudine per mettere in ordine te stesso con tutti i problemi quotidiani. Ora ho 64 anni, tempo permettendo esco 2 o 3 volte a settimana, sono semplicemente sereno.

 

Da parte di Lara: Lavorare la ceramica lo facevo già al dopo scuola. Non per vantarmi, ma ero abbastanza brava e ho conservato tutte le cose che ho fatto e dipinto da ragazzina. Già allora era una soddisfazione molto grande vedere che dalle tue mani uscivano dei begli oggetti. Poi ho abbandonato ma non del tutto, andavo sempre in edicola a comprare qualche rivista che spiegava come fare. Ho ripreso quando sono andata in pensione e mi sono attrezzata: ho trovato dove comprare il materiale da modellare, ho trovato un posto vicino casa con il forno adatto e ho tirato fuori tutta la mia creatività. E’ una passione che mi riempie il tempo e che mi permette di usare mani e cervello insieme.

Read more

La speranza

Ad inizio agosto ho pubblicato la storia di Gioindel, dal titolo “E perché no ?”, in cui Gio, da 62enne, esprimeva le sue paure e il suo desiderio di cambiamento della società. A commento della sua storia avevo espresso, tra l’altro, curiosità per i tipi di cambiamento che Gio aveva in mente e che non erano resi espliciti nella sua storia. Ora, Gio ha inviato questa nuova riflessione, che spiega più a fondo cosa desidera.   In foto: “La speranza II” di Gustav Klimt.

“La mia riflessione è dovuta alla realtà che mi circonda e da tutto quello che apprendo dai mass media ogni giorno.  Io sono stato sempre un sognatore e pertanto ho pensato sempre in tale modo anche se con la realtà mi ci sono sempre scontrato.  Come ho già accennato nella precedente riflessione la mia famiglia era costituita da ben 14 elementi che per sopravvivere, in un modo o nell’altro, dovevano contribuire, chi con il lavoro, anche se piccoli, chi come mio padre che faceva due lavori, chi come le mie sorelle, mia madre e mia nonna che si dedicavano alla casa.
Nel rispetto dei ruoli ognuno di noi contribuiva ed era contento di farlo perchè la sera stavamo tutti insieme a scherzare e pensare a tutto quello che era successo in quel giorno. Nel contempo ci trasmettevamo i nostri progetti, i nostri sogni.  Erano gli anni sessanta, anni in cui la crisi esisteva, ma era accompagnata dalla evoluzione industriale.   Mi ricordo le parole di mia nonna “oggi trovi lavoro tu, domani ci sarà l’occasione per un altro dei tuoi fratelli”.  Ecco cosa ci rendeva più forti rispetto alla gioventù di oggi: ” L A  S P E R A N Z A”.
Ma i tempi sono cambiati e questa speranza non esiste più.  L’hanno rubata tutte quelle persone che hanno rivestito cariche di potere politico ed economico, che non hanno pensato ad un bene comune per tutti ma solo per pochi eletti.   In conseguenza a ciò ci troviamo davanti al niente e anche meno.
Mi hanno lasciato amareggiato le parole di un industriale in una trasmissione televisiva, l’espressione di consapevolezza con cui ha detto: “Noi saremo la generazione maledetta dai nostri figli e dai nostri nipoti”.
Queste parole ancora una volta mi hanno fatto riflettere e pensare “Ma è giusto continuare a sbagliare e morire per l’egoismo di chi dirige la nave che va a fondo e pensa a salvare solo se stesso?”.
Le regole che io cambierei sono tante, adatterei la Nazione Italia alla mia famiglia in cui le regole normali servivano a ben poco ed eravamo costretti a cambiarle per sopravvivere.  Le regole sul lavoro vanno cambiate, più si lavora più si guadagna meno tasse . Guarderei sempre con maggiore interesse l’esportazione mondiale.
Noi per quello che stiamo vivendo in questo momento siamo un popolo condannato a consumare cinese ma abbiamo una grande risorsa che è il nostro talento “made in Italy”, tanto apprezzato nel mondo. Siamo un popolo di appena 50 milioni di abitanti e abbiamo di fronte altri 3 miliardi di persone che vivono e consumano altrove.
Dovremmo cambiare subito la cultura “che tutto quello che è di tutti è di nessuno”, al contrario: è mio e di tutti gli altri, beni da custodire, da valorizzare e da ampliare.  Pensare che la nostra nazione ha bisogno di gloria e dignità che le può essere data solo da noi che la abitiamo e dobbiamo amare.
So che tutto quello che ho scritto é molto difficile da realizzare, ma è l’unico modo di riuscire a dare la SPERANZA alle generazioni future e non farci maledire dalle stesse.
NON ho risposto a tutte le tue curiosità, ho scritto di getto!!!!!!!!!!!!! Cordiali saluti. Gio Indel”

Read more

La curiosità che tiene vivi

“Mi sono iscritta al secondo anno di cinese. L’anno scorso ho imparato a scrivere qualche ideogramma e a dire qualche frase da conversazione quotidiana: per noi è una lingua molto difficile, ma è affascinante e intendo proseguire lo studio”. Così mi diceva pochi giorni fa Anna Maria, 60 anni, ancora al lavoro ma in un campo nel quale il cinese non le servirà per nulla. Di fronte alla mia perplessità sull’utilità di questo suo sforzo, Anna Maria non ha mostrato dubbi: “Mi piace la cosa in sé, la cultura cinese mi ha sempre incuriosito ed è uno stimolo nuovo che mi toglie dall’aridità degli impegni quotidiani che si ripetono uguali tutti i giorni”.

Pochi giorni prima delle parole di Anna Maria, mi sono imbattuto in Sandro, 64enne, che in mezzo ad un gruppo di amici stava raccontando affascinato dei misteri e delle stranezze della fauna marina. Incuriosito da questo originale interesse, ho scoperto che Sandro appena ha un momento libero se ne va all’acquario, compra un libro sui misteri dei pesci e cerca documentari sull’argomento. Ma non è una passione che coltiva da sempre; anzi, si è palesata solo da poco tempo, da quando ha deciso di cedere lo studio professionale al figlio e si ritrova improvvisamente con alcune ore libere, alla ricerca di nuovi interessi. “Per me è sempre stata una grande soddisfazione imparare cose nuove, comunque. Adesso poi che sto scoprendo aspetti che non conoscevo di un mondo che mi ha sempre attratto, la soddisfazione è doppia!” rincara Sandro.  

Anna Maria e Sandro stanno studiando e si stanno impegnando nel coltivare i loro nuovi interessi in modo autonomo, ma sono tantissimi coloro che s’immergono in un’esperienza analoga attraverso la frequentazione delle sempre più diffuse Università della Terza Età che ormai, dopo il successo di adesioni che hanno raccolto, da sperimentazioni all’avanguardia si sono trasformate in vere e proprie istituzioni.

Il segreto di queste esperienze credo che stia in questo: che la curiosità, la sete di apprendimento, il desiderio di scoperta e di conoscenza sono la benzina essenziale per invecchiare con vivacità. Trovare nuovi stimoli, essere attratti da ciò che non si conosce, avere voglia di mettersi ancora in gioco nell’impegnarsi a scoprire nuove realtà e dimensioni, tutto questo è il miglior elisir di lunga vita. La prova che questo è vero la si ha osservando le persone che, al contrario, sono appagate di quel che sanno e della loro conoscenza del mondo: ritengono di “avere già visto tutto quel che c’era da vedere”, sono riluttanti a confrontarsi con persone lontane dalla cerchia di relazioni abituale, pensano che l’esperienza della loro vita e gli sforzi fatti in passato per imparare e capire siano stati sufficienti e che non ci sia più ragione oggi di sforzarsi ulteriormente, sono sostanzialmente indifferenti di fronte ai cambiamenti del mondo e la loro sfera di interessi non si sposta di un centimetro dal perimetro che hanno costruito nei decenni precedenti. Ebbene, i segni di un invecchiamento stanco, seduto, poco vitale, sono ben presenti nelle persone che manifestano questi atteggiamenti ! Sono atteggiamenti che si possono ritrovare in un cinquantenne o in un novantenne e che a prescindere dall’età danno la misura di quanto più o meno forte può essere la voglia di vivere ancora la vita con pienezza. Quando ci accorgiamo che iniziamo ad essere meno curiosi della realtà che ci circonda e che fatichiamo a trovare argomenti, persone, situazioni, informazioni, materie, che ci stimolano l’interesse, allora dobbiamo iniziare a preoccuparci perché significa che il nostro invecchiamento sta prendendo una brutta china.

Read more

Ciclismo oltre i sessant’anni

Scrive Mario: Quando sono andato in pensione, con alcuni colleghi abbiamo iniziato a ritrovarci per delle passeggiate in bicicletta un giorno alla settimana; poi il gruppo è via via cresciuto di numero. Siamo persone generalmente “over 60″, amanti del cicloturismo praticato a bassa velocità, spesso con la formula “treno + bici”. I nostri percorsi, come lunghezza e difficoltà, tengono conto delle nostre età anagrafiche; nei nostri percorsi cerchiamo di vedere il territorio nei diversi aspetti, quali la storia, l’arte e la cultura; non ultimo, teniamo presente l’aspetto enogastronomico, con le soste a pranzo in trattorie tipiche. Nelle nostre gite si pedala in compagnia, si fanno nuove amicizie e si conosce il territorio, percorrendo strade secondarie pianeggianti e a basso traffico, senza correre e fermandosi quando occorre, per godersi il panorama o per scattare delle fotografie. E, dopo aver esplorato la propria provincia, può venire la voglia di allargare gli orizzonti e affrontare un viaggio su due ruote, una vacanza in sella alla propria bicicletta….abbiamo così organizzato alcune pedalate di più giorni.

Nel nostro cicloturismo tranquillo procediamo con velocità che tengono conto di chi può essere in difficoltà, in modo che nessuno mai si senta “l’ultimo”, rimanendo staccato dagli altri.
Nel gruppo si può sempre dare qualcosa e tutti possono farlo, anche solo un sorriso, un aiuto, una risposta gentile, un incoraggiamento, i propri talenti; questo clima favorisce la collaborazione e la condivisione dei compiti: chi guida la gita, chi scatta le foto, chi solleva lo spirito con il suo umorismo, chi aiuta a riparare le nostre biciclette in caso di forature o rotture,…ecc.
A volte mi hanno chiesto: ma a te, non più giovane, chi te lo fa fare di affrontare queste fatiche, di alzarti a volte anche un po’ presto, per raggiungere il luogo di partenza? Un po’ è la passione, un po’ la nostalgia della giovinezza, quando una biciclettata tra amici rappresentava il modo più semplice e spontaneo per stare in compagnia.

Read more

Ecco cosa farò da grande

Scrive Gianni: Spesso mi sono chiesto se un individuo può incominciare una nuova attività in età matura. Non parlo di lavoro imprenditoriale… nessuno ti vorrebbe. Mi riferisco al mio caso personale. Ed è questa la storia:
Avevo 17 anni e suonavo la chitarra con un complessino locale. Non conoscevo la musica. Proprio a 17 anni sono stato costretto ad abbandonare la musica a cui tenevo tanto.
Dieci anni fa mi son detto: “Non sia mai che io muoia senza aver portato a compimento quello che il mio cuore desidera e cioè fare musica. Così mi sono attrezzato ed ho iniziato a studiare lo strumento (una tastiera professionale). Poi ho incominciato a comporre canzoni e brani musicali.
Da 38 anni non avevo più rapporti con strumenti musicali e la chitarra non la so più suonare. Però, oggi mi ritrovo con una ottantina di pezzi che ho composto e che sono in grado di portare in giro cantando e suonando.
All’età odierna di 65 anni, mi sento un leone con il coraggio di affrontare il pubblico e pronto per eseguire spettacoli.  Nell’intimo nutro il desiderio di vedere coronato il mio sogno di risalire sul palco e in qualche modo sto cercando di costruire il personaggio. Infatti, oltre che la musica, sto anche scrivendo parti teatrali che potrei portare in accoppiamento alla musica e credo che il risultato può essere davvero interessante.
Ma la solitudine in questo progetto mi limita, perché non ci sono in giro associazioni o agenzie di spettacolo o talent scout che se la sentono di avvalorare la mia tesi, secondo cui a sessantacinque anni si può.
Scrivo qui per due ragioni: 1 – Chi legge ed ha la mia età non si arrenda di fronte a decadimenti di volontà ed energia (apparentemente naturali) e si rimbocchi le maniche per mettere mano a progetti di qualsiasi natura, con la convinzione di poter riuscire nell’impresa. 2 – Cerco io stesso incoraggiamento e sostegno e magari qualcuno che creda in ciò che dico e che voglia aiutarmi (me o gente come me) per portare avanti un progetto di vita che rema contro l’invecchiamento.  In foto: Gianni nel 1964 e nel 2013

Read more

L’estate dei record

E’ stata l’estate dei record atletici dei sessantenni. Molti dei quali non si sono limitati ad un po’ di sano movimento fisico per tenersi in forma, ma si sono cimentati in veri e propri exploits che hanno dell’incredibile. Gli esempi si sprecano e sono stati ampiamente riportati dai media.

Un caso eclatante è quello di  Marco Olmo, 65enne piemontese che ama correre sulle montagna e nei deserti. Si allena camminando e correndo per almeno un’ora e mezzo al giorno, incrementando fino a cinque ore quando è in prossimità di maratone impegnative. Già vincitore di due edizioni, nel 2006 e 2007, della più sfibrante competizione di corsa in montagna, l’ Ultra Trail du Mont Blanc, anche quest’anno, indifferente all’età che avanza, Olmo ha partecipato alla micidiale gara. Per dare un’idea, si tratta di una corsa alpina di 168 chilometri che attraversa Italia, Francia e Svizzera e che non può essere portata a compimento in più di 46 ore (per la cronaca, il venticinquenne francese che ha vinto l’edizione di quest’anno conclusasi pochi giorni fa ha impiegato circa venti ore e mezza, mentre Olmo quando vinse da quasi sessantenne ne impiegò poco più di ventuno).

Non meno impressionante è stata la performance di Diana Nyad, 64enne nuotatrice di fondo statunitense. L’intrepida Diana settimana scorsa è stata la prima persona al mondo a riuscire a fare a nuoto la traversata tra Cuba e la Florida senza gabbia protettiva. Per intenderci, questo vuole dire sfidare squali, meduse e tempeste mantenendo un incredibile sangue freddo. La Nyad, che era al suo quinto tentativo e che dopo l’impresa ha ricevuto pure i complimenti di Obama, è partita dallo Yatch Club dell’Avana ed è approdata a Key West, in Florida, dopo 53 ore di bracciate. Intervistata, ha detto: “Compiuti i 60 anni, volevo darmi una lezione di vita, che non si molla!”

Un altro esempio è quello di Paolo Bartolozzi, 60 anni, origini toscane e oggi abitante ad Ivrea, che si è specializzato nella disciplina del duathlon (prima frazione di corsa di 5 chilometri, seconda in bici di venti e terza di nuovo di corsa per gli ultimi 2 chilometri e mezzo) e che quest’estate ha vinto l’oro ai World Masters Games, tenutisi a Torino. Da sempre sportivo vero, il neo campione del mondo della categoria over 60 si cimentava per la prima volta in questa competizione, ha vinto e ora non ha alcuna intenzione di smettere.

Complimenti a tutti questi campioni ! Ma come leggere queste imprese e questi record, che colpiscono immediatamente per l’età dei protagonisti ? Naturalmente, anche se gli esempi sono numerosi e il fenomeno è in crescita, stiamo parlando di casi eccezionali, di persone dotate di enormi risorse fisiche e sorrette da una passione fuori dal comune. Le sfide che vanno cercando e che vincono sono probabilmente una benzina potente per scaldare i loro animi. Ma anche se parliamo della punta di un iceberg, queste imprese producono fortissima la sensazione che esistono grandi potenzialità sul fronte fisico per tutti i senior, anche per quelli che non hanno coltivato in modo particolare il proprio corpo nel corso degli anni. Sono potenzialità a cui non eravamo abituati a pensare.

L’importante è che la sfida fisica non si trasformi in un’ossessione o persino in illecito. Fa un po’ tristezza la notizia, anch’essa di quest’estate, di ciclisti amatoriali di una certa età trovati positivi al doping. E’ il caso, stando ai resoconti giornalistici, di uno stimato dentista bolognese di 60 anni, che ha partecipato al Giro delle Dolomiti e che a luglio all’antidoping è stato trovato positivo con tracce di eritropoietina e gonadotropina. Caso che è solo l’ultimo di una serie di altri riscontrati nel corso dell’anno e che hanno sempre come protagonisti ciclisti agés: un’architetta di Catania, un funzionario di Pavia, una casalinga di Trento. Molto meglio di questo allora rimanere un po’ pigri, ma soprattutto fare sport dosando in modo intelligente gli sforzi sulla base delle nostre naturali risorse fisiche.

Read more

E perchè no ?

Scrive Gioindel: Se i tempi cambiano e la storia ce lo insegna perchè non debbono cambiare le regole?
Ho sessantadue anni, da 2 in pensione dopo aver prestato servizio nella polizia municipale per oltre 39 anni.  Potrei pensare a me stesso ma non mi viene possibile perchè la realtà che mi circonda affettuosamente non me lo consente …e allora…..siccome la salute fino ad oggi invece me lo consente, io dico che le regole vanno cambiate.
Dovremmo rientrare in logiche diverse, cambiare cultura sul lavoro e sulla società in genere, pensare che tutto quello che prima era normale non lo è più. Io sono cresciuto in una famiglia di 14 persone (11 figli, genitori e nonna), ho conosciuto la crisi nella mia infanzia e non mi fa paura, ma ritengo che affrontarla nella maniera giusta sia la cosa più corretta, dalle famiglie al governo che sostiene questo Paese.
E’ qui che divento pazzo, sentire ogni giorno parlare tante persone che ricoprono cariche istrituzionale e parlare un linguaggio diverso dalle persone che ci rappresentano.QUESTO MI FA PAURA.
Bisogna essere ottimisti, ma ci deve essere consentito.

Caro Gioindel, il tuo messaggio mi lascia aperte delle curiosità. La tua voglia, da 62enne, di non curarti solo di te stesso e di pensare a cambiamenti per la società mi sembra ammirevole. E anche il sentimento di paura che provi di fronte ad autorità che parlano un linguaggio troppo distante lo trovo comprensibile. Ma mi rimane forte la curiosità di capire in cosa consisterebbero i cambiamenti di regole che auspichi. Cordialità. Enrico

Read more

In mare

Ringrazio Beppe che mi ha permesso di raccontare la sua storia, dato che lui non ha tempo di scriverla visto che è troppo preso da altre faccende.
Beppe tutte le mattine si alza alle cinque. Una volta non era così, anche lui dormiva fino a tardi, capace di domenica di svegliarsi alle dieci, adesso invece dopo cinque – sei ore di sonno è sveglio come un grillo e sa che è inutile provare a riaddormentarsi. D’altra parte ora ha anche una motivazione forte a non perdere le ore del mattino: all’alba si pesca meglio e lui da qualche anno è diventato un patito della pesca, ma forse più che della pesca dell’andare in mare con la sua piccola, piccolissima barca. Beppe di anni ne ha 64, da quando è andato in pensione – ormai sette anni fa – gli è venuta questa passione. Nato e vissuto in una cittadina sulla costa (non vuole che si sveli il posto preciso, per dare un riferimento diciamo che siamo sulla costa marchigiana), ha un rapporto molto stretto con il mare, anche se fino a qualche anno fa l’aveva frequentato poco perché il suo lavoro era sulla terraferma. Munito di secchio, canna, ami, esche e tutto l’armamentario del buon pescatore, se ne va al porticciolo e nel giro di mezz’ora è in mare. “Vado in mare e mi piace, i colori che trovo quando sono in acqua non li trovo da nessun’altra parte, un po’ di solitudine fa bene e io tutti i giorni mi gusto un pezzetto di libertà”. Difficile che torni a casa senza aver pescato nulla e, come mi dice, “per non dar troppo noia alla moglie” pulisce lui le sue prede e le cucina. E c’è anche l’aspetto salutare ed economico della faccenda: “Se si va al ristorante e si ordina il pesce si spende una cifra e lo si può fare solo una volta al mese, io mangio pesce tutti i giorni, che fa bene ed è buonissimo, e sono sicuro che quel che mangio è sano perché so io cosa metto in padella”.
Nel pomeriggio Beppe si dedica ai nipotini, tre tutti insieme, che porta al parco a giocare. Inoltre qualche giorno alla settimana si presenta alla Misericordia locale per dare una mano. Una vita senza sussulti, quella del Beppe ultrasessantenne, ma piena di piccole soddisfazioni e di tanta serenità. Invidiabile…

Read more

In motocicletta

Scrive Giuliano: Di solito quando lo racconto a persone che conosco da poco tempo non mi credono. Mi guardano, vedono un signore abbondante di quasi cento chili e con almeno sessanta primavere sulle spalle e pensano che sto raccontando una balla. Invece no, è tutto vero: io le vacanze le faccio girando il mondo con il mio Vespone (oddio, il mondo fino a un certo punto, diciamo che le mete distano qualche centinaia di chilometri da Verona dove abito). E’ un’abitudine che ho da qualche anno: insieme al mio amico Giorgio, anche lui un bel tardone con venti chili meno di me, in primavera ci mettiamo a studiare i possibili itinerari, facciamo la manutenzione delle moto e poi a luglio via, si parte ! Infatti tra poco partiamo, quest’anno il giro prevede la Croazia (in onore dell’entrata nell’Europa), viaggio lungo la costa fino a Spalato e Dubrovnik e, se ci riusciamo, salto di confine e puntata a Sarajevo. Poi ritorno, il tutto in quindici giorni, una media di 100-150 chilometri al giorno, abbastanza per fare dei bei giri e per non arrivare a sera troppo stanchi. In passato abbiamo fatto dei viaggi attraversando gli Appennini in lungo e in largo fino ad arrivare all’Aquila, un anno invece siamo andati su verso Innsbruck, Salisburgo e Monaco. La vacanza in moto mi piace perché ti consente dei ritmi umani, vedi bene quel che attraversi, ti fa sentire libero e ti sembra che gli anni non passino. Lo so, lo so che passano, ma dài, per quindici giorni fatemi pensare che non è così…

Read more