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La voglia d’imparare che non finisce mai

La saggezza popolare l’ha sempre sostenuto: “rimani curioso se non vuoi diventare vecchio !” Quante volte l’abbiamo sentito dire e naturalmente anche questa, come tutte le massime popolari, contiene una parte importante di verità.  Se diamo per scontato di conoscere tutto quello che c’è d’importante da sapere per vivere e se non proviamo nessuna attrazione per ciò che ci è sconosciuto abbiamo sicuramente alte probabilità di atrofizzarci nel nostro bozzolo, il che è forse rassicurante, ma sicuramente è una resa che ci impedisce di cogliere tutte le opportunità della vita.  D’altra parte, l’implicito della raccomandazione “rimani curioso se non vuoi diventare vecchio !” è che la propensione naturale degli esseri umani sarebbe, con il procedere degli anni, proprio verso una diminuzione di curiosità, di desiderio di conoscere, di interesse ad esplorare.  La realtà che oggi abbiamo sotto gli occhi mi sembra che ribalti invece questo implicito. La maggior parte dei senior che conosco non è per niente paga di ciò che sa e che conosce, ma cerca al contrario tutte le occasioni possibili per ampliare ulteriormente il proprio raggio di esperienze  e di conoscenze. Che l’occasione sia un libro, un viaggio, una mostra, un convegno, uno spettacolo, una conversazione con altre persone, o persino un interessante documentario televisivo, la voglia di apprendere non manca di certo neppure passati i 50 e i 60 anni.  E se si sta al boom delle Università della Terza Età diffusesi in tutta Italia e agli innumerevoli corsi su tutte le materie che queste Università propongono, si ha la riprova di quanto sia diventato importante, anche per i più maturi, continuare ad apprendere, spaziando anche su territori che non sono stati oggetto del proprio lavoro o dei propri studi d’origine.  Che dire di Roberto, dentista 58enne, che si appassiona durante i weekend allo studio della storia medievale ? O di Paola, 64enne in pensione, che si è iscritta ad un corso di tecniche di restauro dopo aver fatto l’insegnante per tutta la vita ? O di Claudia e Maurizio, coppia 65enne che prepara i propri viaggi studiando a fondo i paesi che andranno a visitare e organizzando a casa loro degli incontri con viaggiatori che hanno già visitato quei paesi e quando gli riesce persino con persone native dei luoghi che intendono visitare ? Per non parlare dell’aggiornamento a cui, un po’ per dovere professionale, un po’ per inesausta curiosità, si attengono tutti coloro che da senior continuano a lavorare.

C’è una disciplina – si chiama educazione degli adulti – che si occupa proprio dell’apprendimento quando non si è più giovani studenti. E’ una disciplina che tendenzialmente si è sempre preoccupata delle persone nel pieno della maturità più che dei senior, ma mi sembra che alcuni princìpi su cui si basa valgano perfettamente anche per chi è più in là con gli anni. Dice ad esempio questa disciplina che l’adulto impara molto più dalla rielaborazione dell’esperienza che non dal mero assorbimento di informazioni e teorie: a queste ci si arriva ma sono molto più accettate e digerite se si parte da un confronto con ciò che si è sperimentato nella vita. Beh, se c’è qualcosa che il sessantenne può mettere in campo è esattamente l’esperienza ! Per stare all’esempio di prima, le informazioni sul paese che andrò a conoscere rimarranno sicuramente più salde nella memoria se farò un costante confronto con esperienze di viaggio precedenti. Altri due prìncipi mi sembrano completamente utilizzabili anche per l’apprendimento dei senior: “si impara dallo scambio” è il primo e “le passioni sono la benzina dell’apprendimento” è il secondo.  Lo scambio è quello che si manifesta non solo tra chi insegna e chi impara, ma anche tra persone, tutte in apprendimento, che hanno alle spalle esperienze, idee, convinzioni e cognizioni da mestieri diversi e che si confrontano tra loro per metterle in comune e per assorbire meglio le novità che vengono loro proposte. Quanto poi alle passioni come benzina dell’apprendimento, qui siamo proprio al cuore dell’argomento, cioè alle motivazioni che spingono un sessantenne a gettare lo sguardo fuori dalla finestra e dai confini conosciuti. Le passioni fanno il paio con la curiosità: non accontentarsi di quel si sa e si sa fare neppure dopo un’ intera vita si sposa certamente in modo virtuoso con la possibilità di coltivare le proprie passioni. Perché mai il mio conoscente Piero, 70enne, dovrebbe dedicare ore ed ore a compulsare libri di giardinaggio e addirittura a “stare in affiancamento”, se così posso dire, ad un vivaista compiacente se non fosse forte in lui la passione per i fiori ?  E come mai migliaia di coristi non professionisti over50 dovrebbero dedicare molte delle loro serate a studiare e studiare spartiti se insieme al desiderio di imparare cose nuove non ci fosse anche una passione forte per il canto ?

Ma c’è un aspetto ulteriore su cui si può giocare l’apprendimento dei senior ed è la possibilità di scambiarsi nei ruoli di docente e di discente: “tu insegni a me una cosa che sai e io ne insegno a te una che so io”. E’ un modo ulteriore di fare scambio, basato sul fatto che spesso da senior si è portatori non solo di esperienza ma anche di competenze molto consolidate. E la motivazione che si scopre quando viene messo in pratica anche questo tipo di scambio non è da meno di quella che viene abbinata alla possibilità di coltivare le proprie passioni.

La voglia di imparare che non finisce mai è dunque una grandissima risorsa che abbiamo a disposizione e che nei senior viene valorizzata soprattutto quando si coniuga con il confronto con l’esperienza, con lo scambio con altri senior, con le proprie passioni e con la possibilità di variare tra il ruolo di chi impara e quello di chi insegna.

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Passioni artistiche ed emozioni: l’esempio del Modellato

 Sono molte le persone che scoprono solo da senior la propria passione artistica e le proprie capacità espressive.  Modellare materiali può essere una delle modalità per farle emergere e per dare spazio alle proprie emozioni.

Ospito quindi volentieri l’intervista fatta da Silvia Ghidinelli al professor Paolo Serrau, docente di Modellato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e all’Università della Terza Età di Fossano, che si focalizza sulle differenze tra giovani e senior nell’affrontare un percorso artistico.

D. Solitamente parlare di Modellato suscita qualche perplessità. Che cosa si intende esattamente con questo insegnamento?

R.  Con questo temine si intende modellare qualcosa di malleabile, tradizionalmente l’argilla o la creta, ma anche molti altri materiali come ad es. polistirolo, fil di ferro, carta, cartone…. Ma io intendo anche che si può partire modellando il subconscio, facendo emergere le emozioni ed esprimerle, per cui allora il materiale è un mezzo, mentre il fine è esprimere se stessi.  Naturalmente affronto anche diverse tecniche come tutto tondo e bassorilievo e suggerisco agli allievi il percorso per il miglior esito del lavoro.

D.  Tu che insegni  all’Accademia  di Belle Arti ai giovani, perché hai deciso di insegnare anche ai senior nella nostra Unitre fossanese?

R  Sono stato invitato da un amico a provare un percorso con i senior nel 1999 e ho capito che, al di là degli oggetti da realizzare, era importante far scoprire ai senior le capacità espressive, comprenderle e concretizzarle, in un percorso di conoscenza di sé che ho continuato a seguire con vivo interesse.

D. Che cosa c’è di diverso tra giovani e senior nell’affrontare un percorso artistico nell’ambito del Modellato?

R. Nel giovane studente l’approccio al suo interiore caotico è immediato e vi è un grande desiderio di esibirsi. Io mi limito ad aiutarlo a incanalare le sue emozioni, mentre lui è più  interessato a sapere come fare per concretizzare le sue intuizioni, quindi alla tecnica per realizzare un prodotto artistico. Inoltre il giovane va stimolato ad essere autonomo e responsabile nelle proprie scelte, a  seguire i propri interessi, le proprie emozioni,  perché la maggioranza di loro è più abituata  a dipendere  dall’insegnante per fare un percorso per  un esito, cioè un’opera, più efficace ed affascinante. Inoltre il giovane è teso all’esame, che per lui è il fine di tutto il lavoro, ma questo lo  condiziona.

Il senior invece non ha esami ed è perciò  più aperto al percorso; ha maturato un’esperienza che costituisce una solida fucina a cui attingere per creare,  ma ha più difficoltà ad esprimere le sue emozioni. Questo perché il suo carattere è formato, ci sono le ferite che la vita gli ha inferto, c’è la paura del giudizio degli altri. Infatti il senior è spesso  molto bloccato dal timore di essere giudicato, ma l’emozione di vedere l’effetto finale del proprio lavoro disperde la sua paura. Dato che il fine del lavoro è conoscersi di più per esprimersi meglio, il senior sa che  più ritarda più perde tempo. In questo contesto la tecnica per realizzare i lavori è importante ma secondaria. Ovvio che, proprio perché il seniorsupera nel percorso tante difficoltà, alla fine il risultato è  importante e spesso inaspettato.

D. Tutti i senior riescono a superare le difficoltà e le paure di aprirsi al proprio mondo interiore?

R. Non tutti ci riescono, ma sono una minima parte. Nei più, man mano che l’emozione si fa strada, la paura diminuisce. Inoltre il piccolo gruppo, circa 10 persone, nel quale ci troviamo, consente e favorisce una reciproca  apertura, in un clima di fiducia e di felice incontro.

Tutto questo è comunque uno scenario in un’ottica di lifelong learning, cioè un’educazione ed un’apertura all’acquisizione di competenze che dura per tutta la vita.

D. Possiamo parlare di Arteterapia?

R.  Io non amo parlare di arteterapia che è spesso  vista come cura di stati e di malattie.  Mi piace invece parlare di terapia dell’Arte, cioè della funzione catartica dell’arte. Tu comprendi  e  superi  le sofferenze  dei tuoi grovigli  interiori, delle tue esperienze a volte traumatiche,  incanalandole e concretizzandole in un prodotto artistico che ti esprime, ti libera  e ti purifica.  Così attraverso l’arte puoi sublimare le tue emozioni più profonde.

D. C’è stata da poco la Mostra Biennale dei lavori degli allievi dell’Unitre. Sei stato soddisfatto ?

R. I lavori esposti, nei diversi materiali, nell’utilizzo delle forme e dei colori, nelle felici e distinte esecuzioni, trasmettono allo spettatore una vasta gamma di emozioni che sono l’espressione della personalità di ciascun allievo, che traspare forte e integra.  Si può ben dire che ogni allievo abbia avuto modo di scoprire le proprie capacità espressive, comprenderle ed esprimerle attraverso le varie opere esposte, realizzando appieno uno degli obiettivi più importanti del corso. In foto: alcuni dei lavori esposti.

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In tournée

Non è necessario essere artisti professionisti per andare in tournée. Può capitare anche a degli appassionati: è il caso del gruppo canoro di cui faccio parte, CantiCorum, che sta per intraprendere un tour scozzese per esibirsi a Edinburgo e nella vicina ex capitale Dunfermline nel corso del weekend. Siamo un gruppo di cinquantenni e sessantenni amanti della musica, canteremo Vivaldi e abbineremo ai concerti un po’ di turismo accompagnato, of course, da qualche bevuta di whisky.

Questo è anche il motivo per cui nei prossimi giorni farò una prova di astinenza da internet e non potrò alimentare il blog. Sarà dura vivere qualche giorno non connesso, ce la farò ?

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Me ne sono fatto una ragione

Da parte di Renato: Mi chiamo Renato e ho compiuto 60 anni da poco. Lavoro in una nota azienda internazionale, ci lavoro da sempre e ho la responsabilità di progetti piuttosto consistenti. Qualche anno fa, conti alla mano, ero convinto che adesso sarei andato in pensione e mi ero già fatto un sacco di fantasie su come avrei impiegato il tempo: la montagna che adoro, il mitico viaggio nel sud est asiatico che vagheggio da anni, le partite a basket a cui non ho mai smesso di giocare… Poi è arrivata la riforma delle pensioni e mi hanno detto che non se ne parla per ancora tanti anni. Adesso leggo che forse l’età per la pensione si abbasserà di nuovo ma rinunciando a un pezzo dell’assegno…vedremo. Siccome intanto la vita va avanti e tutte le mattine prendo la mia borsa e vado a lavorare come al solito, me ne sono fatto una ragione e, da bravo pragmatico, ho fatto le seguenti riflessioni: 1° per fortuna lo stipendio lo porto ancora a casa, 2° il mio lavoro non è affatto brutto, c’è stato anche un tempo in cui mi appassionava, adesso non mi sorprende più niente ma lo trovo ancora interessante, 3° i quarantenni che mi guardano male perché speravano che me ne andassi per prendere il mio posto, beh non so cosa farci, se ne faranno anche loro una ragione, 4° mi affatico sempre più in fretta, il ritmo dieci ore di lavoro + quasi due di viaggio da/verso casa ogni giorno ormai mi sfianca, ho deciso di non andare oltre le otto ore e di delegare di più, 5° il lungo viaggio nel sud est asiatico me lo organizzo lo stesso, 6° devo fare del training autogeno quando mi faccio la barba appena sveglio: non farsi riempire la mente subito di prima mattina dei problemi di lavoro ma progettare le prossime scalate in montagna. Funzionerà ? Non lo so, ve lo dirò alla prossima puntata.

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La malattia che mi attendeva al varco…

MCristina scrive: 65 anni ad ottobre, in pensione da due. Ho insegnato con grande passione per 40 anni, prima alle elementari, poi alle medie inferiori. Il contatto con l’infanzia prima e i preadolescenti più tardi mi ha stimolato a non fermarmi mai, a coltivare interessi e curiosità verso il mondo che cambia. E pensare che da ragazza non volevo proprio saperne dell’insegnamento ed è stato mio padre a spingermi a partecipare al concorso che poi vinsi.  Piansi molto e non di gioia… ma a distanza di tanti anni son contenta che lui abbia saputo esercitare la sua autorità!
Avevo programmato per i miei anni liberi un’attività di volontariato e più tempo da dedicare alle mie passioni: letture, viaggi, cinema, teatro, fotografia e la rete. Più tempo anche per condividere con mio marito le passioni che abbiamo in comune. Ci conosciamo da ben 41 anni e siamo felici di essere ancora insieme.
Purtroppo soltanto tre mesi dopo l’inizio del mio nuovo tempo, ho scoperto di avere un carcinoma polmonare, pur non avendo mai fumato! Il cancro è un ciclone che investe tutta la tua vita e quella delle persone più vicine, obbligandoti a modificare il punto di vista. E’ infatti cambiato il mio sguardo sulle cose e sono diventate importanti anche le sfumature.
Nonostante la malattia mi sento una donna fortunata: sono tante le persone che mi vogliono bene e mi seguono. Non pensavo davvero che fossero così numerose e questa scoperta mi dà forza. Ora mi sento abbastanza bene, continuo le terapie ed ho accettato questa nuova realtà, tanto che riesco a parlarne anche nel mio blog.
Con disappunto però mi accorgo che non riesco più a programmare e ad intraprendere nuove attività, forse per il timore di non riuscire a svolgerle bene e con continuità. Dipende certamente anche dal mio perfezionismo, un difetto che mi ha sempre afflitto! Ero una donna molto attiva ed ora invece sento che sto perdendo colpi, ma più a livello psicologico che fisico. Ho appena scoperto con piacere questo blog che continuerò a frequentare, perchè mai come ora ho bisogno di tutti voi, ragazzi e ragazze di sessant’anni, del vostro entusiasmo, di nuove relazioni, di vita!
Arrivederci a presto!

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Terza età a tempo pieno

Scusate se mi intrometto. Sono maggiorenne con 79 anni e 4 mesi. Pensionato a fine 1994, dopo una carriera da tecnico, mi sono reiventato. Separato, riempio il mio tempo con le arti a livelli che, fino ad oggi, nei concorsi, mi hanno dato oltre 140 premi nella poesia, narrativa, bassorilievi, acquerello, musica, canto e recitazione. Ho studiato di tutto e di più conquistando innumerevoli amicizie in tutta Italia. Nel 2010, confrontandomi per 3 giorni con artisti stranieri, mi son aggiudicato la medaglia d’oro (vero) nel “Pentathlon internazionale della cultura” e, a fine maggio, nel concorso internazionale di Abano Terme avrò il “Premio alla carriera per le arti “a 360°. Nel 2012 è uscito il mio “Terza età a tempo pieno”, presentato dall’UPTER, con testimonianze di vita, poesia, 32 quadri e un CD di un recital (su 33) che ha avuto successo. Sul mio sito web, FB e google si può vedere come sia stato possibile tutto questo e trovare consigli a chi, pensionato, si annoia in solitudine. Sono felice di vivere per altri 18 anni da pensionato. Saluti e auguri a tutti.       Il nostro “Acquerello” ci ha inviato anche un suo autoritratto. Bello ! Per chi vuole saperne di più http://www.albertocanfora.it/

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Futuro

Da parte di Nicola: La scorsa notte non ho dormito, avevo troppi pensieri per la testa, un misto di preoccupazioni e di idee sul mio futuro che sono rimaste lì a mezz’aria, senza riuscire a farle precipitare in qualcosa di concreto. Il problema è che poi è diventato giorno e il cervello non mi si è snebbiato, tutto è rimasto in sospeso e mi sento come sull’orlo di un precipizio senza sapere ancora che direzione prendere. Mi spiego: ho 58 anni, da moltissimi anni lavoro in una media casa editrice e mi occupo della vendita dei libri. E’ un settore che mi piace. Mi piace il prodotto oggetto del mio lavoro, mi piace parlare con i librai e ho fatto una discreta carriera stimato da capi, colleghi e clienti. Però, se c’è un settore che soffre la crisi è proprio quello dell’editoria, sembra che nessuno voglia comprare più libri, le librerie chiudono e sono già due anni che ogni tanto gira la voce che anche noi non ce la faremo. Finora è rimasto tutto a livello di paura, ma negli ultimi giorni la situazione è precipitata e ho capito che devo prepararmi a non avere più un lavoro. Non so esattamente cosa succederà, se chiuderemo o se ci sarà una riduzione di personale, ma in entrambi i casi io ne sarò coinvolto e questa partita sarà chiusa. Ho 58 anni e come leggo anche su questo sito la vita davanti a me è ancora lunga (si spera…)
E allora che fare? Non è solo una questione di pensione lontana (a occhio, credo che mi manchino ancora nove anni), c’è anche la preoccupazione economica ma non è solo questo. Il punto è cosa sarà il Nicola prossimo venturo.
Adesso ruota tutto intorno al mio lavoro, alla professionalità che ho costruito per tanti anni, ma poi? Ho degli hobby, degli interessi (modestamente, sono un buon “pollice verde” e suono bene la chitarra, sono capace di stare ore in giardino a curare le piante e passo intere serate con la chitarra in mano), ma chiaramente non posso immaginare la mia vita futura fatta solo di queste cose. Posso trasformare questi miei interessi in lavoro? Non so, mi sembra molto difficile, anche se non scarto l’ipotesi. Posso trovare un nuovo lavoro usando la mia professionalità nell’editoria? Vista la crisi di settore mi sembra ancora più difficile. Posso evitare di cercare un nuovo lavoro usando i risparmi messi da parte? Anche riducendo il tenore di vita, penso che mi potranno bastare per qualche anno, non per la vecchiaia, e se poi mi succede qualcosa di grave? La mia indole è ottimista e quindi sono portato a pensare che scoprirò strada facendo delle occasioni su cui costruirmi un nuovo futuro, però per ora la nebbia è fitta.

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Un mondo di interessi

Da parte di Amina: Sono andata in pensione a 60 anni. Ho svolto attività lavorativa di direzione in un grande settore economico finanziario e veramente molto impegnativo dal punto di vista sia fisico sia mentale. Nonostante questo non pensavo di lasciare un lavoro che comunque amavo, ma la malattia, con la quale ho convissuto negli ultimi anni, i difficili rapporti con il sistema politico e le continue battaglie con la classe dirigente, mi hanno convinta.
La mia vita è sempre stata una somma di difficoltà e avventure. Ho comunque, con tenacia e volontà, trovato la forza per affrontarle e superarle. Dopo la laurea sono seguiti 10 anni di precariato, poi finalmente l’assunzione. Ho amato il mio lavoro in maniera viscerale, convinta e certa, di aver dedicato tempo e salute alla collettività. Malgrado il tempo e l’impegno, spesi durante l’attività lavorativa, che faceva pensare a tutti che avrei risentito di un enorme vuoto, ora sono felice di appartenere alla schiera dei pensionati. Adesso gestisco a piacimento il mio tempo libero. Mi piace molto leggere, anzi si può dire che divoro una grande quantità di libri. Durante il periodo lavorativo sentivo veramente la mancanza di tempo per poterlo fare. Mi piace moltissimo essere aggiornata su qualsiasi argomento, nuove scoperte, nuove cure e perfino notizie di astrofisica. I programmi di divulgazione scientifica mi appassionano. Inoltre ho scritto il mio primo romanzo, che premeva per voler uscire da qualche tempo. Ben 500 pagine! Un sogno che non avrei mai creduto di poter realizzare: adesso, ho iniziato la rilettura e le correzioni e proverò a pubblicarlo! Ma ho anche altri interessi: la buona musica italiana mi rilassa e non conosco, quasi più, la parola stress. Frequento gli amici di sempre, le ex colleghe, vado a teatro e, perché no, a volte, mi piace oziare! Curo me stessa, mi coccolo, e non manco mai un appuntamento con il parrucchiere. Con tenacia ho fatto in modo che la malattia non tarpasse la mia voglia di viaggiare o di visitare qualche mostra. Per realizzare un altro sogno, mi sono ripromessa di iniziare a dipingere, per mettermi alla prova e riuscire a tradurre su tela le mie emozioni. In foto: una lettrice

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Con i giovani

Scrive Claudio: Secondo me uno dei segreti per non diventare un vecchio noioso e insopportabile è stare con i giovani e avere un continuo confronto con loro. Io ho avuto la fortuna di fare l’insegnante e quindi con i ragazzi ci ho passato una vita intera. Naturalmente ci sono state le giornate che tornavo a casa da scuola di pessimo umore perché mi avevano fatto dannare, ero stanchissimo e mi sembrava che non imparassero niente, però non ho mai perso di vista la grande opportunità che mi era data dal potermi confrontare quotidianamente con loro. Combattere i conformismi (quanti ce n’è fra i giovani !), ascoltare idee nuove e rivoluzionarie, contenere e scambiare emozioni…insegnare era anche tutto questo. Che bel lavoro ho fatto ! Adesso che ho passato la sessantina e sono in pensione, voglio continuare a poter comunicare con i ragazzi e lo sto facendo da volontario: insieme a degli ex colleghi abbiamo dato disponibilità a seguire degli allievi che devono recuperare o altri che vogliono approfondire determinati argomenti in orario extra-scolastico. Non siamo in competizione con la scuola o con i loro insegnanti, siamo solo un supporto a disposizione di chi ne sente la necessità.
Questa attività e questi rapporti mi fanno stare proprio bene, sento il sangue che circola di più, il cervello che gira più veloce, vedo il mondo che s’allarga invece che chiudersi e sono sicuro di portare un po’ di questo vento fresco quando poi torno a parlare con i miei coetanei.  In foto: un insegnante con due ragazzi

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Scrivere che passione!

Lo spunto per questo articolo me lo dà la notizia pubblicata da Mauro Corso sul suo blog, in cui  riferisce di un concorso letterario riservato ai residenti della regione Lazio dai 65 anni in su http://www.maurocorso.it/scrittura/perche-un-concorso-letterario-per-la-terza-eta/.   D’accordo che i senior sono diventati di moda, ma il connubio invecchiamento-scrittura deve avere qualche cemento particolare, la cui chimica è ancora da scoprire, perché addirittura si arrivi a pensare un concorso letterario per over65.

  Però forse non dovrei nemmeno stupirmi troppo: sono tantissimi i segnali di un desiderio di scrivere diffuso tra i senior, così come sono numerosi coloro che, a contatto con le persone avanti negli anni, mettono in luce i benefici che derivano da una attività di scrittura.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che ho svolto nei mesi scorsi e i cui risultati sono descritti in questo blog, è emerso che scrivere è un’occupazione che piace a moltissime persone. Tutte le espressioni della scrittura sono coltivate: racconti, poesie, romanzi, autobiografie, saggi, relazioni, articoli. E si può scrivere per se stessi, lasciando classicamente nel cassetto la propria produzione letteraria, oppure si cerca di renderla pubblica, proponendosi a giornali, riviste e case editrici.  Ma perché questo desiderio di scrivere? E perché un’attenzione specifica alla scrittura per la terza età ?

Intervistando l’ideatrice del concorso laziale, Maria Assunta Salvatore, il blogger Corso prova a capire cosa spinge a progettare un’iniziativa così specifica e quali possono essere le esigenze di chi a questa età si cimenta con la scrittura. Di ragioni ce n’è più d’una. Se da una parte – dice l’intervistata – può essere utile per tutti  “raccogliere e ascoltare storie che vengono da lontano e che costituiscono la nostra memoria collettiva”, dall’altra parte il senior può trovare nel testo scritto la risposta ad una sua esigenza di “avere un progetto, di lavorare per uno scopo preciso in un’età che alcuni credono priva di fini ultimi”. A queste due ragioni ne aggiungerei altre, che ricorrono spesso nelle testimonianze degli over60. A questa età si entra in una fase di vita in cui si ha alle spalle una lunga esperienza da raccontare e contemporaneamente, forse complice anche una maggiore flessibilità nell’uso del tempo, pensieri e fantasie scorrono liberi: scrivere diventa così un modo per dare forma al volteggiare dei pensieri e contemporaneamente un canale per lasciare testimonianza della propria esperienza e, perché no?, anche dei propri insegnamenti.  Ma per tanti la scrittura è anche un modo per sfidarsi in qualcosa considerato “nobile”, su cui in passato non ci si è mai cimentati: in questo caso, non si ambisce tanto alla qualità letteraria dell’opera, quanto al riuscire nell’impresa in sé. Non dimentichiamoci poi che per molti senior il por mano alla penna, o alla tastiera del pc, è visto anche come un modo per tenere in allenamento le proprie capacità intellettive, di curiosità, di concentrazione o di logica. Infine, non sono pochi coloro che scrivono per puro piacere di farlo, ma forse in questi casi siamo di fronte a persone che non hanno atteso i 65 anni per mettersi alla prova.

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