Posts Tagged: passioni

Se non mi appassiono non mi diverto

Scrive Cecilia: Io la pensione non la prenderò mai ma di sicuro non mi faccio fermare da questo, ho tutta l’intenzione di godermi comunque la mia prossima vita da sessantenne. Chi l’ha detto che non posso godermi i vantaggi dei sessant’anni anche continuando a lavorare ?
A 60 anni, se guardo indietro vedo una ragazza un po’ scapestrata che ha cambiato tre attività professionali, due mariti e che poi finalmente verso i quarant’anni ha trovato l’uomo giusto, è diventata mamma ed è riuscita a consolidare una professione nel mondo dell’arredamento.
Tutti anni belli e intensi, io non riesco a vivere se non mi appassiono a quello che faccio.
E ho l’intenzione di fare cose appassionanti anche in futuro.
Ora il ragazzo si è fatto grande e ha deciso di andare a tentar fortuna all’estero seguendo le orme di suo padre. Da quando è partito ho cominciato a frequentare di più le amiche riscoprendo rapporti che avevo trascurato e persino uscendo di più la sera o per qualche aperitivo. Le mie amiche sono delle grandi: ogni volta che le vedo mi propongono qualche spettacolo o qualche viaggio, non è che posso fare tutto, ma è bello avere qualcuno che ti stimola ! Il lavoro che faccio mi prende ancora tanto, è un lavoro in cui ogni giorno metto alla prova la mia creatività e fatico ad immaginare un’attività che mi darebbe più soddisfazione. Oltretutto quelli con cui lavoro mi riconoscono l’esperienza e mi chiedono sempre consiglio su cosa è meglio fare, e questo è un vantaggio dell’età. In passato non mi sono stati pagati i contributi previdenziali, per questo la pensione non la prenderò mai, ma che devo fare ? recriminare su un’ingiustizia passata ? no, meglio darci dentro, gustarsi tutte le soddisfazioni che si trovano e guardare avanti.

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Seguo le mie passioni

Scrive Rino: Ho 59 anni, provengo dalla Calabria, ma mi sono trasferito in Sardegna, dove vivo ancora, per amore. Ho cominciato a lavorare presto, e all’età di 26 anni sono entrato nel sindacato, dove ho ricoperto anche la carica di segretario provinciale.
Dopo anni di lavoro nel 2009 vado in pensione.
Certo, a quel punto la mia vita è cambiata: trovarmi a casa dopo tutto quel tempo e riorganizzarmi le giornate, riscoprire il tempo per sé e riattivare le amicizie magari poco frequentate per il poco tempo a disposizione… i primi giorni si è euforici, quasi increduli, poi subentra quasi la noia, ci vuole tempo anche per abituarsi all’idea. Dopo i primi momenti per occuparsi del disbrigo burocratico delle pratiche le giornate sono monotone, anche perché la mia pensione non coincide con la pensione di mia moglie, e i miei figli essendo grandi sono fuori casa, perciò la casa è vuota. Però poi con il tempo ho imparato.
Ad esempio, ho delle forti passioni che ho sempre seguito, come il disegno, la musica e i concerti, e fortunatamente con la pensione ho potuto trovare il tempo per dedicarmici maggiormente. Amo la pesca e possiedo una barca. Così a volte passo giornate intere al mare con i miei amici, praticando con successo la pesca a strascico. Ho anche comprato una grossa moto, e quando mia moglie è libera facciamo insieme delle belle scorrazzate.
Avrei pure un orto con piante di frutta e olive, ma dopo l’euforia dei primi tempi non la seguo più di tanto, vado praticamente solo per la raccolta.
Cerco di mantenere le vecchie abitudini, come gli incontri con gli amici per l’aperitivo o per vedere le partite al bar, l’orario del caffè e la lettura dei giornali. E cerco anche di essere di supporto per i colleghi ancora in servizio per consigli e pratiche sindacali. Non mi tiro mai indietro, anche perché essendo abituato a stare in mezzo alla gente mi gratifica sapere che i miei colleghi hanno ancora considerazione e fiducia nel mio operato.    Foto: amici in mare

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Le mani sporche di terra

Da parte di Giulia: Scrivo stando attenta a non sporcare la tastiera del computer perché ho le mani sporche di terra. Ho sempre le mani sporche perché curare la terra è diventata ormai la mia occupazione (sotto: una foto dal blog di Donatella Cinelli Colombini, che produce Brunello, Chianti e altri vini nel senese).
Prosegue Giulia: Ho sessantaquattro anni compiuti e mi sono trasferita in questo pezzo di Toscana dove mio papà tanti anni fa ha lasciato a noi figli una casa e un pezzo di terra coltivato ad ulivi. Per tantissimi anni la mia vita è stata in città, con mio marito, i miei bambini che mi davano tanto da fare e un lavoro che facevo da casa. Poi ad un certo punto c’è stato uno “svuotamento”: i ragazzi hanno preso il volo, il lavoro non c’era più e la città mi aveva stancata. Il marito no, lui c’è ancora, ma è ancora preso dal suo lavoro e preferisce stare in città. L’uliveto era in condizioni pietose, nessuno lo seguiva da anni, così ho deciso di trasferirmi qui e di dedicarmici. Naturalmente qualcosa faccio io, mentre per i lavori più pesanti ho bisogno dell’aiuto di persone più giovani e i giovani del posto hanno la sapienza tramandata dai padri su come si curano gli ulivi. Mi sveglio la mattina presto e sono subito nei campi, ho scoperto che seguire giorno dopo giorno la natura è affascinante. Da un punto di vista economico per il momento le spese sono superiori ai ricavi dall’olio ma adesso sto ragionando con altri coltivatori della zona perché probabilmente consorziandoci riusciremo a vendere meglio.  E’ una passione, la mia, ma voglio che diventi anche un’attività almeno in pareggio.

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Méta Sud America

Ho 58 anni, mi chiamo Patrizia e abito a Milano. Faccio l’assistente part time in una agenzia di pubblicità, ormai da dieci anni. All’inizio facevo lo stesso lavoro ma full time, poi sono arrivate le mie due bambine e per molto tempo sono rimasta a casa ad occuparmi di loro. Quando sono cresciute e ho rimesso il naso sul mercato ho avuto la fortuna di trovare questo lavoro per quattro ore al giorno.   Andrò avanti a lavorare chissà per quanto tempo ancora, penso che a questa età si può dare ancora molto, ma da sempre ho un desiderio che adesso sto per realizzare: un viaggio di quelli seri in Sud America. Starò via due mesi insieme al mio nuovo compagno, che è già in pensione, e visiteremo il Brasile in lungo e in largo, da sud a nord, Porto Alegre, Rio, Brasilia, Salvador de Bahia, Fortaleza. Solo a scrivere il nome di queste città mi emoziono perché le ho sempre associate ad un mondo affascinante che finora ho conosciuto solo sui libri e in qualche documentario. Praticamente faccio fuori tutti i miei risparmi, ma se non ora quando ? Ai miei capi ho cominciato a dire questa cosa tre anni fa, all’inizio mi hanno risposto che non se ne parlava, ma poi si sono convinti e adesso mi hanno concesso di star via questi due mesi. Vado a fare la valigia, contenta come una ragazzina…

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Lavoro e ballo

Da parte di Cosimo: Due giorni fa ho compiuto sessant’anni e un’amica mi ha detto di andare a vedere questo sito. Ho guardato, adesso faccio parte anch’io della famiglia e così mi aspetto gli auguri anche da voi… Però dico la verità: io non ci penso proprio ai miei sessant’anni, sono così preso da cose da fare che non mi pongo proprio il problema dell’età o di cambiare qualcosa. Lavorare, continuo a lavorare, ho una piccola attività nel ramo trasporti che di solito mi occupa tutta la giornata, e anche quando non lavoro la testa è lì perché le preoccupazioni non sono poche. Però devo essere onesto, nel lavoro ci sono anche le soddisfazioni. Nel poco tempo libero mi è sempre piaciuto andare a ballare, mia moglie è ancora più sfegatata di me per il ballo e non molliamo di sicuro la presa adesso. Chiaro, non riusciamo più a stare in pista tre ore di fila come una volta e qualche doloretto si fa sentire, però facciamo ancora la nostra figura. Dormire, dormo ancora come un ghiro, mi dicono che con l’età viene l’insonnia, io invece mi faccio ancora le mie belle otto ore senza svegliarmi. Forse dipende dal fatto che sono uno regolare, alimentazione sana senza strafare e a letto presto (quando non si balla). Non lo so, comunque i miei propositi sono di ritrovarmi alla 61esima candelina ancora come sono adesso. Ciao, Cosimo

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Alla ricerca di conferme (impossibili)

“Senza bisogno di scomodare attrici famose e presentatrici televisive che cercano disperatamente di mantenere l’appeal fisico di sempre con il bisturi, ovviamente senza mai riuscirci, è tra i maschi che si annida il peggior virus del mantenimento della prestanza fisica a tutti costi. Indifferenti ai limiti della natura, nelle palestre si vedono ultracinquantenni che sprizzano l’ultima stilla di sudore rischiando l’infarto pur di riuscire  a “tartarugarsi”, sessantenni che fanno a gara per vedere chi riesce a percorrere la maratona in meno di tre ore e mezzo e attempati ciclisti che si dopano pur di riuscire a scalare le Dolomiti e che quando finiscono restano sciroccati per una settimana accuditi da mogli attonite per tanta stupidità”  (dal mio libro “I ragazzi di sessant’anni”).

  Le vipere dicono: “Uomini di mezza età che cercano di evitare una crisi di mezza età”.   Probabilmente c’è del vero. Quando un po’ di segnali ti avvisano che la fase della piena maturità sta sfumando e che stai entrando in una fase di vita nuova, può capitare che ti arrivi forte il bisogno di aggrapparti a qualcosa che fermi il tempo (è una finzione, naturalmente lo sanno tutti, ma il bisogno è troppo forte). E il fisico che non cede, che dimostra di poter ancora confrontarsi con quelli più giovani, è un’ àncora  a cui molti si aggrappano.

Non si tratta di mettere in dubbio l’importanza dello sport e del movimento, certamente sono componenti essenziali per una vita sana del senior, così come non voglio togliere nulla al piacere di chi corre le maratone o va in bici, ma altro è il pretendere dal proprio corpo di dare performance da trentenne quando si ha il doppio dell’età.

Più difficile naturalmente inoltrarsi nei sentieri della ricerca di identità nuove, sia fisiche, sia psicologiche, sia sociali.  Ma non si sfugge: il corpo cambia per tutti, il nostro modo di guardare al mondo si modifica, i figli crescono, per tantissimi la centralità del lavoro fa spazio a nuovi interessi e a nuove attività.  Costruirsi una nuova identità può essere faticoso, ma anche molto gratificante, perché a volte le opportunità che troviamo dietro l’angolo ci fanno scoprire piaceri che non ci saremmo mai aspettati.

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Cosa leggono (e scrivono) i senior ?

Paolo Polettini, 60 anni, è membro del comitato organizzatore del Festival Internazionale della Letteratura di Mantova, tra i più affermati del genere. Il Festival (vedi foto qui sotto) si svolge dal 1997 ogni anno per cinque giorni all’inizio di settembre e mira ad instaurare un rapporto diretto tra scrittori e pubblico esplorando nuove modalità di confronto.    Il punto di osservazione privilegiato di Paolo Polettini mi porta ad intervistarlo su lettura e scrittura dei senior.

 Cosa leggono i 55-75enni ? Quali sono le loro letture preferite ?

Quel che si vede al Festival è che il pubblico di questa età si appassiona soprattutto ai temi forti, strutturali, quelli che sollecitano la passione civile.  La saggistica prende perché c’è ancora molta voglia di capire.

Poi c’è un fenomeno che vale per tutti, e cioè che ciascuno cresce con i propri scrittori: intendo dire che le proprie preferenze, anche quelle rivolte a chi scrive romanzi, si formano durante l’adolescenza e la gioventù, quindi la tendenza è a preferire gli scrittori che si sono amati da giovani. I nuovi scrittori fanno più fatica ad inserirsi tra le letture delle persone di questa fascia di età, mentre sono meglio recepiti dai giovani lettori.

Inoltre, non vanno dimenticate le letture che nascono dalla curiosità e che spesso richiamano passioni antiche: penso ad esempio al verde, alla cucina, alla musica.

 

Chi sono i lettori di questa fascia di età ?

Sicuramente le donne leggono di più degli uomini, anche tra i senior.

Il ciclo di lettura prevede un picco durante l’adolescenza, poi un avvallamento durante l’età professionale e poi un ritorno quando viene liberato del tempo dagli impegni di lavoro e familiari.   Comunque le donne non abbandonano mai del tutto la lettura

 

  E’ vero che molti senior, oltre a leggere più che nella fase di vita precedente, si cimentano anche nella scrittura ?

Sì, i cassetti sono pieni di scritti: poesie, saggi, romanzi, autobiografie…

L’occasione del tempo liberato dagli impegni spesso fa tirar fuori la voglia di mettersi al computer a scrivere e con l’età ci si approccia di più al racconto.  Sono numerosi i casi di persone di questa età che propongono agli editori i loro scritti, fino ad arrivare a proporsi di fare il corrispondente per il giornale locale, o a pagarsi la stampa di quel che si è scritto.

Probabilmente gioca anche la motivazione di “lasciare qualcosa” dopo di sé e non mancano autori che si sono affermati in tarda età, però bisogna stare attenti a non farsi prendere dalla presunzione di aver qualcosa di interessante da raccontare solo perché si è vissuto molto.

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Ricordi…

Da parte di Maria Rita: La mia vita e’ lunga come la vostra ho 63 anni , abito in un piccolo paese della provincia di Belluno, che diciamo il vero, non offre tanto.
Sono in pensione, perche’ ho lavorato in Svizzera , sempre mio malgrado, però l’unica fortuna che ho ed ho avuta al mondo e’ stata quella di aver incontrato un uomo veneto (io sono siciliana) buono, affabile e che mi vuole un mondo di bene .
Questo mi ha aiutata in tutto , perche’ senza affetti sinceri non si va da nessuna parte.
In breve, ritornata in Italia non ho lavorato, sono stata molto depressa e ne sono venuta fuori grazie all’aiuto dei dottori che mi hanno detto scegliti qualcosa da fare , adesso che tua figlia e’ grande.
Prima ho scelto di fare volontariato cioe’ stirare e parlare con le persone anziane nella casa di riposo del nostro paese; inoltre mi sono data alle conserve in estate di pomodoro ecc.., poi per 10 anni mi sono iscritta a Feltre all’universita’ degli adulti-anziani , dove nei primi 4 anni anni ho dato 10 materie, le piu’ disparate, anche che non avevo studiato a scuola come storia dell’arte e musica.
Per finire mia figlia mi ha regalato due bambini e praticamente li abbiamo cresciuti noi , adesso sono grandini, faccio fare i compiti solo al piccolo, seconda elementare.
Poi l’amore della mia vita, cioe’ l’uncinetto ed il mezzo punto nei quadri , ho fatto 3 tovaglie d’altare e non so quante altre cose sempre gratis, adesso sto facendo un copriletto matrimoniale .
Insomma la nuova vita bisogna inventarsela!
Per finire vi scrivo due righe sulla felicita’.  Le sensazioni che provano le persone felici sono: si sentono piu’ libere e spontanee, hanno una sensazione di benessere, hanno un aumento del tono muscolare. La persona felice e’ sopratutto una persona che sta bene con se e con gli altri, che ha fiducia nelle proprie capacita’, che si accetta per quello che e’, con i propri pregi e con i propri difetti.   Cordialmente, Maria Rita.

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Passione click

Scrive Lorena: Per tante persone l’estate è il momento del mare, dei monti, dei laghi. Del far niente sotto l’ombrellone o del viaggiare per scoprire cose nuove.

A me queste cose vanno tutte bene, basta che con me ci sia la mia amica fedele: la macchina fotografica. Non m’importa uno strumento sofisticato, è proprio il fotografare, il cogliere l’attimo e le situazioni che mi piace.

Portatemi dove volete, ma lasciatemi il tempo per girovagare da sola e scattare foto.

E’ sempre stato così e ancora adesso, a 57 anni, sotto lo sguardo paziente di mio marito e delle mie figlie, è quello che chiedo.

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Sono sceso dalle montagne russe per salire sull’altalena

Diavolo d’un Mimmo! Quante cose appena accennate nella tua “storia”, e chi ti legge rimane lì a lambiccarsi il cervello se volevi fare un annuncio tipo “sono interessante e disponibile, cercatemi!” oppure se semplicemente miravi a conquistare la medaglia d’oro nella virtù della sintesi.

“Sono un’insospettabile pensionato ex-bancario 61enne -divorziato, single – 2 amatissimi figli, che vivono con la propria madre e indipendenti! Un hobby particolare: la musica – Amo viaggiare possibilmente in buona compagnia e fare tutto ciò che appaga lo spirito….”

Dai, dacci una mano a capire di più quali erano le montagne russe da cui sei sceso e in cosa consiste l’altalena di oggi (visto che la mia richiesta “privata” non ha avuto successo, ci riprovo pubblicamente)

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