Posts Tagged: passioni

Scrivere che passione!

Pare proprio che imbracciare carta e penna, pardon computer e tastiera, sia una delle passioni capaci di coinvolgere un numero sempre più folto di 50-60enni.

Alcuni siti rivolti alle persone di questa età hanno dedicato di recente degli spazi a questo tema: ad esempio, AltraEtà ha parlato recentemente della “passione per lo scrivere” come di uno sport sempre più diffuso, Lifely ha affrontato lo stesso argomento e ha organizzato un incontro per capire qual è “il modo più facile per pubblicare un libro”, editori grandi e piccoli raccontano di ricevere sempre più frequentemente proposte da neo-autori cinquantenni e sessantenni, l’Associazione Nestore di Milano (che da tanto tempo si occupa della transizione al pensionamento) organizza corsi basati sul metodo della “narrazione autobiografica”. Per finire con gli esempi, su questo stesso blog abbiamo testimonianza di tante persone che hanno voglia di raccontare le loro storie.

Un tratto comune a molta della produzione degli over 50 è il riferimento autobiografico, in forma diretta o indiretta. Non è un fenomeno nuovo in assoluto, ma inedito per le dimensioni.

Cosa si va cercando quando ci si cimenta con la scrittura ? Non credo che esista una sola motivazione, probabilmente ciascuno ha delle proprie “molle”. Di seguito provo a indicarne alcune che mi sembrano plausibili. Aggiungetene pure delle altre (nei commenti) che vi sembrano spiegare il fenomeno.

-       Raccontare di sé agli altri è gratificante

-       Condividere le proprie idee e le proprie esperienze è arricchente per sé e per chi ci legge

-       E’ un modo per esprimere appieno il proprio pensiero, molto meglio che dirlo a voce

-       Scrivere è in sé un piacere

-       Tiene in forma il cervello

-       Raccontare per iscritto le proprie esperienze è un modo per ricordarle

-       Scrivere è il modo migliore per mettere in fila i pensieri, per riflettere ed elaborare

-       ……….

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La mia voce esce dall’anima

Da parte di Ester: La mia storia è molto semplice! Mia madre è stata una cantante lirica ed io ho ereditato da lei una bella voce. Ma non ho potuto coltivare la mia passione per motivi strettamente privati e legati anche alla gelosia di mio padre e ad una mentalità che vedeva questo lavoro come poco sicuro ed anche molto aleatorio! Mi sono laureata in giurispudenza con il massimo dei voti ed ora insegno diritto ed economia, ma la mia passione è sempre lì, non si è placata e quando posso partecipo a serate e spettacoli perchè così sono felice.  Non potrei vivere senza la musica! Ho 58 anni, sono molto intonata e quando canto non riesco a trattenere la grandissima gioia che provo e che vorrei comunicare agli altri. Qualcuno vuole dividere con me questa grande passione? Mi piacerebbe formare un gruppo e ripercorrere tutte le più belle tappe musicali! Ci sarà qualcuno che mi sta ascoltando? Io sono in attesa.

 

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Passioni senza età

Suonare e cantare in una band

Fare fotografie

Aggiustare gli utensili rotti

Lavorare la terracotta

Scrivere poesie

Andare in barca

Tenere in forma il motore di una macchina

Dipingere un quadro

Andare in motocicletta

Curare il giardino

Preparare manicaretti

…………..

…………..

E le tue passioni quali sono ?

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Voglia d’imparare

Dopo mezzo secolo abbondante di vita ci si potrebbe immaginare che le cose rimaste da imparare sono poche. Nei primissimi anni abbiamo appreso le più importanti, quelle che ci hanno permesso di avere una normale vita fisica, sociale e relazionale. Da bambini abbiamo iniziato il lungo tragitto scolastico, in cui l’apprendimento era la missione fondamentale, e lo abbiamo terminato quando ormai eravamo diventati grandi. La vita poi ci ha riservato, in tutti gli ambiti in cui l’abbiamo percorsa, esperienze su esperienze, dalle quali abbiamo imparato forse più che sui banchi di scuola. E così è arrivato anche un momento in cui abbiamo pensato di poter trarre a ragione le nostre conclusioni e le nostre verità sulle cose importanti dell’esistenza. Non è quindi così peregrina l’idea che a cinquanta, sessanta, settant’anni ne abbiamo imparate e viste così tante che ce n’è d’avanzo e che l’apprendimento non è più tra le priorità da porsi.

Ciò nonostante, il cinquantottenne Paolo racconta che lui, se vuole  tenere il passo sul lavoro, è bene che si tenga costantemente aggiornato su tutte le novità, tecnologiche e non, che gli passano davanti. Lorenza a sessant’anni decide che è il momento di imparare davvero l’inglese. E Laura, sessantunenne che ha più tempo libero di una volta, è affascinata dall’idea di poter approfondire le sue conoscenze in due campi, il giardinaggio e le tecniche di coltivazione degli ortaggi, cui prima non ha potuto dedicarsi. Per non parlare di Roberto, sessantacinquenne, che finalmente può dedicarsi ad imparare a suonare il pianoforte, passione di sempre e da sempre repressa. E la saggia Emilia, settantacinquenne, pensa che la relazione tra lei e i suoi nipoti non può essere uguale a quella che c’era tra lei quand’era bambina e sua nonna: le cose cambiano e sarà il caso, pensa Emilia, di aggiornarsi e rivedere il modo in cui relazionarsi tra nonni e nipoti.

Il punto è che, anche se studi ed esperienze del passato ci hanno insegnato molto e forse ci basterebbero per sopravvivere, la vitalità che accompagna la “vita nuova” dei senior ci porta a non accontentarci di quel che abbiamo già imparato, ma a proseguire nell’esplorazione e nell’apprendimento di nuove conoscenze e capacità.

A volte la miccia che accende lo stimolo a non smettere di imparare è il timore dell’obsolescenza (“sono tagliato fuori perché non capisco più di cosa stanno parlando”, “gli altri fanno facilmente delle cose che io non sono capace di fare”, ecc.). Ma molto più spesso la benzina che spinge il motore dell’apprendimento è un insieme di curiosità inappagata e di soddisfazione che viene dal sapere e saper fare cose nuove.

Insomma, la voglia di imparare a 50-60-70 anni è, per chi è ancora vitale, molto più forte della pigrizia di chi spera di vivere di rendita sulle conoscenze ed esperienze del passato.

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Tappabuchi o risorse ?

Silvia frequenta il blog da settimane e si è accorta che spesso parlo del volontariato come di una delle soluzioni scelte dai senior per dare maggior senso alla propria vita. Mi ha contattato e negli ultimi giorni abbiamo avuto uno scambio di messaggi. Il tema che abbiamo discusso è la sua perplessità rispetto all’organizzazione del volontariato, alle cui strutture dedicano tanto tempo molti cinquanta-settantenni. Il timore di Silvia è che chi si dedica al volontariato non venga considerato come  una risorsa da valorizzare ma come un tappabuchi.  Le ho proposto di raccontare la sua esperienza a riguardo e la ringrazio per averlo fatto. Di seguito la sua storia e le sue considerazioni.

Salve Enrico. Sono Silvia e rispondo alla sua richiesta rispetto alla mia esperienza di volontariato. Premetto che sono stata insegnante di Italiano nella Scuola Primaria per 40 anni, pubblico da 30 anni libri scolastici con una nota Casa editrice bresciana e ho al mio attivo un diploma di Counsellor conseguito nel 2003, per mio interesse personale. Sono Bresciana in esilio volontario (per godere figlia e nipoti) a Fossano, provincia di Cuneo.
Sono in pensione da due anni. Il primo anno ho partecipato ad un Volontariato per aiutare a fare i compiti ragazzi stranieri delle Medie ed Elementari, che non hanno la possibilità a casa di aiuti da parte dei genitori, presi anch’essi dalla difficoltà del lavoro e spesso isolati anche da un uso scorretto dell’Italiano. I ragazzi erano una trentina, noi pochi, problemi di disciplina e per me era come gettare acqua nel mare. Alla fine ho visto che bastavano brave signore con la quinta elementare per aiutare i ragazzi ….. Io avrei voluto vedere dei risultati, dei progressi, così, dato che c’erano 2 ragazzi, uno Cinese e uno Senegalese in Italia da pochi mesi, ho proposto alla Preside delle Medie di curare l’Italiano con loro, alla mattina, a scuola, 2 volte alla settimana e così è stato e dato che far leggere e scrivere è il mio mestiere mi è sembrato di aver fatto qualcosa di più. ( A fine anno nessun ringraziamento da nessuno, nessuna valutazione dell’intervento, nessun discorso se si sarebbe potuto fare di più, diversamente o come con i docenti, per un intervento l’anno successivo, perciò la mia esperienza è finita lì )
Quest’anno mi sono offerta per fare volontariato in una struttura religiosa privata, per ragazzi ultrasedicenni che devono ancora conseguire la licenza Media. Mi hanno affidato una ragazza marocchina e un’ Indiana, con difficoltà di lingua, da affiancare di Italiano e Storia, una volta/due alla settimana da gennaio a maggio, per prepararle all’esame. Chadia e Sandeep hanno avuto la licenza Media, ma poco fa ho dovuto chiamare io la prof per sapere i risultati, l’Istituto non mi ha comunicato nulla. Ho chiamato anche Chadia e Sandeep per augurare loro buone vacanze. Per il resto qui ho lavorato con soddisfazione per preparare le tesine dei Paesi d’origine, i nodi della seconda Guerra Mondiale , strutturare un tema…. Ho conquistato l’affetto di Chadia.
Nel frattempo ho consultato un Centro d’ascolto in un paese vicino, per donne che hanno subito violenza, dando la mia disponibilità di ascolto come Counsellor, ma qui il mio diploma era quasi un impaccio.. “ ci vuole disponibilità di 24 ore per andare anche in Ospedale….sì, c’è l’ascolto ma noi facciamo dei corsi per l’ascolto, non importa il diploma..” Una disponibilità settimanale per l’ascolto telefonico non serviva, ci voleva uniformità…loro si conoscevano tutte….
Quest’anno ho fatto anche un’ esperienza con L’Università della terza età di Fossano, offrendo un “Corso di lettura oltre la trama” , pochi allievi ma molto interessati e ho avuto molta soddisfazione. Per l’anno prossimo ne ho proposti due.
Sembrerebbe questa la mia strada ma gli allievi disposti a mettersi in gioco sono pochi, io propongo attività di laboratorio, mentre i più amano sonnecchiare a lezioni frontali in sale in penombra, cullati dalla voce del relatore…..
Sono io troppo esigente?
Io al volontariato voglio dare, ma anche ricevere, cioè essere impegnata come risorsa per le mie competenze, forse sbaglio ma a me sentirmi buona non basta…….

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al massimo…..continuerò a camminare

Scrive Stefania: 57 anni, sposata e due figlie, un lavoro, i problemi di tutti, mutuo, qualche acciacco, i kg in più che non vorresti, ma con ancora tanto da fare e da dire e la voglia di mettermi in gioco. E allora ?

  Allora a camminare e a scoprire quei monti che con qualche anno in meno si ignoravano, su e giù con il fiatone all’inizio, con la paura di non farcela, ma poi con la soddisfazione di esserci arrivata.

Me lo diceva la mia mamma: davanti hai una strada, cammina non arrenderti, tutte le sfide ti faranno più forte. Ora giorno dopo giorno scopro che sono io e voglio camminare in tutti i sensi per raggiungere una vetta.

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La mia vita la rivivrei tutta !

Scrive Orensanna M: Ho 66 anni, un marito (siamo sposati da 36 anni), 5 figli e 5 nipotini. Sono stata molto fortunata perchè sono riuscita a coniugare famiglia e lavoro, un lavoro che mi piaceva molto.
Per 35 anni sono stata assistente di Antropologia all’Università “La Sapienza ” di Roma occupandomi, tra l’altro, di Antropologia dell’Invecchiamento!
Da un paio di anni sono in pensione ed ho riscoperto tutta una serie di hobbies che, per questioni di tempo, avevo accantonato; ad es. faccio dei lavori all’uncinetto, abilità manuale che ho imparato da mia nonna.
Faccio parte di un’associazione che si chiama Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile ed in questo modo mantengo il contatto con i ragazzi cercando di trasmettere amore per la cultura e la lettura.
Dato che sono nonna di cinque nipotini di età compresa tra 8 ed 1 anno ho cominciato a scrivere per loro una serie di storielle con dei buffi personaggi che sono animaletti umanizzati.
Le mie giornate sono quasi più frenetiche adesso di prima ma va bene così!

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Sono 56 ma non li sento, a parte…..

Ziorobi56 racconta la sua storia: Ho 56 anni, da 4 anni sono in pensione per inabilità al lavoro e nello stesso mese mi sono separato . Non so quale delle due condizioni sia stata la più felice fatto sta che ho iniziato una nuova vita. E’ stata dura all’inizio perchè tutte e due le cose sono state per via di una sindrome che non mi lascia spazio ma nel giro di pochi mesi ho ripreso a vivere, fare nuove conoscenze, ripreso i miei hobby dimenticati. Poi l’anno scorso ho avuto un infarto ma non mi sono buttato giù, anzi ho pensato che sarebbe stata ora di rinascere a nuova vita, nel limite delle mie possibilità, perchè non voglio invecchiare, mi sento un ragazzino alla scoperta del mondo. E quest’anno, pochi giorni fa, mi sono comperato un maxi scooter e ho deciso di tornare a cavalcare come 30 anni fà quando la moto era tutto per me. E cosi oggi giro in lungo e in largo, sempre secondo le mie possibilità, il Friuli V.G. terra di mia residenza, a scattare fotografie, la mia grande passione che mi ha salvato la vita …

L’inabilità al lavoro, la separazione, l’infarto: ce ne sarebbe stato a sufficienza per deprimere anche il più solido dei cinquantenni. E invece tu, caro Ziorobi56, stai dimostrando una forza d’animo straordinaria: hai ripreso a vivere, fai nuove conoscenze, vai alla scoperta del mondo e fai tesoro delle tue passioni, la moto e la fotografia. Sono ammirato dalla tua capacità di reinventarti la vita da cinquantenne e mi ricordi altre due persone che avevo intervistato durante la mia ricerca sulla “vita nuova” dei 50-60enni, alla base del libro “I ragazzi di sessant’anni”. Entrambe queste persone avevano avuto problemi seri di salute ancora non del tutto superati, avevano fatto dei cambiamenti significativi ed entrambe sprizzavano vitalità da tutti i pori e mi raccontavano dei loro progetti per gli anni successivi. Insomma, possiamo reinventarci la vita e gustarcela anche a partire da eventi di salute traumatici.

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Un sogno che si avvera

La storia di Gabriella: Da sempre ho amato i luoghi intimi, raccolti, in cui poter condividere con gli amici, con il partner, con la famiglia, il piacere di gustare dei buoni cibi. E piano piano ho cominciato a sognare di avere un posticino così, piccolo ma curatissimo nell’ambiente e nella cucina… Un sogno, visto che il lavoro in banca non lasciava spazio per nulla del genere… Poi un giorno mio figlio, il più piccolo, mi dice che lui, da grande, vuole fare il cuoco… aveva solo 12 anni, ma le idee molto chiare.. e così, oggi, a 61 anni, in pensione da un anno, il sogno si è avverato: c’è il ristorantino, c’è il cuoco che adesso ha dieci anni di più e il diploma della scuola alberghiera e ci sono io, che insieme a mio marito, ho costruito per mio figlio e per noi ragazzi sessantenni… un nuovo futuro…

Bello!  Spesso, quando dico che sono molte le persone della nostra età che riescono a reinventarsi una vita realizzando i propri sogni, mi sento chiedere dagli scettici delle dimostrazioni concrete: cara Gabriella, ti porterò sicuramente ad esempio di questa possibilità.  Sei riuscita a combinare insieme la passione per ciò che ti piace, gli affetti familiari e un impegno nuovo: complimenti !

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Che soluzioni per i ragazzi di 50-60 anni ?

Negli ultimi giorni, in occasione dell’uscita del libro “I ragazzi di sessant’anni”, sono stato intervistato da alcuni giornalisti.  La domanda più gettonata è: “quali soluzioni adottano i ragazzi di sessant’anni per vivere al meglio la loro età ?”.

La risposta che mi sembra più veritiera è che le soluzioni adottate sono molto variegate: non esistendo più un modello consolidato e buono per tutti, ciascuno va alla ricerca della propria strada.  Le storie che ho raccolto e che continuo a raccogliere raccontano, ad esempio, di persone che hanno fatto della continuità della vita lavorativa di sempre la loro scelta: come se gli anni non passassero mai, queste persone continuano con lo stesso assetto di vita di quando avevano quarant’anni, finché le forze e le condizioni esterne lo permettono.  Di fianco ai “continuisti” si trovano coloro che mantengono un focus alto su un’attività lavorativa, ma diversa rispetto a quella di sempre: è il caso, per fare degli esempi, di chi – uscito anzitempo dall’azienda dove lavorava come impiegato o operaio – si reimpiega in settori che tirano di più, come quelli dell’ assistenza alla persona o dell’impiego amministrativo; o di chi si cimenta in nuovi lavori che lasciano più tempo libero di prima o che possono essere svolti da casa. Poi ci sono coloro che danno la priorità ad attività non remunerate: sono ad esempio numerosi quelli che danno senso alla loro esistenza coltivando passioni che smuovono energia e motivazione. Qui gli esempi sono infiniti: si va da chi ha vocazioni artistiche (come teatro, musica, canto, pittura, fotografia, danza), a chi predilige usar le mani (ad esempio: attività di bricolage, cura dell’orto e del giardino, giocare coi motori, lavorar di ceramica), fino ai campi più disparati: creare un blog di critica politica, studiare  e approfondire una materia che ha sempre appassionato,  collezionare libri antichi, eccetera.

Infina, una percentuale significativa dei cinquanta- sessantenni che reinventano la propria quotidianità si dedica a servizi utili agli altri e non remunerati. In questo gruppo rientrano fondamentalmente due categorie: coloro che fanno attività di volontariato in una delle tante associazioni no profit in circolazione e coloro che si dedicano alla famiglia (i nonni che si prendono cura dei nipoti o i figli sessantenni che si prendono cura dei genitori non più autosufficienti), unendo così al servizio utile una forte dimensione affettiva.

Siamo generazioni – apripista, senza modelli consolidati da copiare. E in questo contesto ognuno sceglie la strada che gli è più congeniale e che meglio risponde alle proprie condizioni.

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