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“I diari del viagra” e i libri per i senior

I guru delle grandi case editrici l’avevano preannunciato: è in arrivo un’ondata di pubblicazioni dedicate ai senior, scritte dai senior e con i senior come protagonisti. Puntuale, l’operazione sta effettivamente iniziando e sta prendendo la forma soprattutto del romanzo leggero. Se sarà poi un’operazione di qualità lo potremo valutare solo più avanti, anche se i primi segnali sono piuttosto deludenti.

Per la verità è stata Hollywood per prima ad accorgersi del “mercato” costituito dai baby boomers, producendo film a loro rivolti e adottando interpreti della medesima generazione. Ora tocca all’editoria libraria. Per capire cosa sta succedendo è utile ricordare le parole del magazine on line “Libreriamo”, che propone un parallelo tra la letteratura per i senior e quella per gli young adults:  “Quest’ultima, nata negli anni ‘70 grazie all’enorme ondata di lettori boomers, allora adolescenti interessati a identificarsi nei personaggi dei libri, ha riscosso un enorme successo e resta, ancora oggi, una categoria molto forte dell’industria del libro. Come la letteratura young adult si occupa di protagonisti adolescenti alle prese con le difficoltà e le situazioni che li porteranno a vivere il passaggio all’età adulta, così la letteratura baby boomers si focalizza su un’altra grande transizione: il passaggio alla terza età. I lettori vogliono sentirsi rappresentati, vogliono opere letterarie e personaggi nei quali identificarsi in questo delicato momento della loro vita”.

Un esempio eclatante di questo fenomeno editoriale è “I diari del viagra”, volume in uscita in Italia in queste settimane nella collana Rizzoli Max, scritto dalla californiana Barbara Rose Brooker (in foto, ripresa a casa sua nel 2010) e che ha come protagonisti la 65enne Anny  e il settantenne Marv. Tradotto in molte lingue, il libro ha già avuto un buon successo negli Stati Uniti e sta diventando anche una serie televisiva. L’autrice, nativa di San Francisco che è anche il palcoscenico del suo romanzo, scrive, dipinge, tiene seminari, è un’attivista per i diritti umani e da anni lotta contro la discriminazione legata all’età. E’ lei la promotrice della prima age march della storia, per l’orgoglio dell’età e contro la age discrimination, che si è tenuta sulle sponde del Pacifico l’8 agosto del 2010.  “I diari del viagra” sono dunque l’opera di una persona che conosce da vicino le tematiche dei senior, a cui si appassiona. Nel romanzo, la protagonista Anny è giornalista di mestiere e pittrice per hobby, è separata, ha una figlia grande dalle stucchevoli premure nei suoi confronti e da parecchi anni non ha rapporti con l’altro sesso. Però non è per niente disponibile ad accettare una vita solitaria e quando la sua caporedattrice le fa pressione per trovare qualcosa di nuovo che catturi i lettori della sua rubrica, Anny si inventa in un sol colpo due grosse novità che le cambiano la vita: si iscrive a un sito di appuntamenti on line e si getta a capofitto in una serie di incontri da cui trae ispirazione per i suoi pezzi giornalistici. Naturalmente, tra tanti uomini insignificanti incrocia anche Marv, il suo nuovo principe azzurro. Anny racconta con dovizia di particolari gli appuntamenti con Marv nella sua rubrica, che a questo punto sfonda e raccoglie consensi unanimi. Nel rapporto con il prestante Marv, Anny si rimette in gioco, con tutte le paure che si possono avere alla sua età. D’altra parte, riscoprire emozioni, sesso, amore, così come esplorare le diffidenze reciproche e le difficoltà di comunicazione con il nuovo tipo antropologico del maschio settantenne che fa uso del viagra, sono insieme il premio e la fatica per chi non vuole perdere le opportunità di questo tratto di vita. Queste, in sintesi, sono la trama e l’ispirazione de “I diari del viagra”. Il tema è interessante, siamo al cuore di una parte importante della “vita nuova” dei senior. Il modo in cui viene affrontato invece è piuttosto deludente, anche se mi rendo conto che l’obiettivo è una lettura leggera sotto l’ombrellone. Saturo di tic americani, con dialoghi che ondeggiano tra la telenovela e il fotoromanzo, oberato da un eccesso di tacco 12 e di prestazioni sessuali, il libro si propone dichiaratamente come “il Sex and the City di una generazione che continua ad amare ed osare”: sicuramente una buona premessa per il successo commerciale, ma non cercate qui la letteratura !

P.S. di domenica 7 luglio: quando la reltà nostrana supera la fiction: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_luglio_6/stalker-70enne-denunciato-amore-online-2222026134808.shtml

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La mia memoria sarà normale ?

Lo dichiaro da subito: il calo della memoria è una delle cose che mi mettono più in apprensione. Non che non sia abituato a dimenticare in fretta date e nozioni, questo mi è sempre successo, anche da ragazzino mandare a memoria le poesie o ricordare le date delle battaglie non è mai stato il mio forte, ma è innegabile che da un po’ di tempo a questa parte i buchi di memoria diventano più frequenti. Mi consolo un po’ quando vedo che più o meno tutti i miei coetanei sono alle prese con lo stesso problema, ma il punto è proprio questo: sarò nella norma? c’è modo di capire se le mie capacità mnemoniche stanno declinando prima del dovuto ? e in ogni caso come si fa a rimediare o almeno a rallentare il declino ?

Naturalmente non sto parlando dei ricordi di vecchia data. Quelli sono ancorati e saldi nella mente: sono capace di ricordare nel minimo dettaglio una conversazione importante avvenuta vent’anni fa e di ricostruire ambiente, fatti e personaggi di episodi lontanissimi che per me hanno avuto un significato particolare o che mi avevano emozionato. Non sto parlando di questo, ma della memoria a breve termine, di quelle centinaia di informazioni che costellano la nostra esistenza quotidiana e che, non appena voltato lo sguardo altrove, abbiamo già scordato. Ad esempio, se tra il lusco e il brusco ti chiedono: “titolo, regista e principali attori degli ultimi tre film che hai visto ”, rispondi subito o cominci a fare giri di parole per prendere tempo ? “Come si chiamavano le cinque principali località del posto che hai visitato sei mesi fa?” (Londra o Berlino non valgono, contano solo i nomi di quelle cittadine che prima del viaggio non avevi mai sentito nominare). E se poi a cena non ti ricordi più cosa hai mangiato a pranzo, o la maggior parte delle volte che ti sposti da una stanza all’altra a metà percorso non sai più perché lo stai facendo, allora la cosa comincia  a farsi seria. 

Mi ha colpito – sarà per questa mia apprensione che dicevo prima – l’esperienza di una editor americana, Lisa Davis, che ha raccontato di recente in un articolo apparso sulla rivista dell’AARP la sua visita al Neurology Institute for Brain Health and Fitness vicino a Baltimora, con l’obiettivo di farsi misurare la memoria e di avere suggerimenti su come migliorarla e conservarla. Non so se mi sottoporrei alla medesima visita, ma mi sembra comunque interessante sapere che si stanno sviluppando pratiche di questo genere. Nel suo resoconto di un giorno e mezzo di visita, la Davis racconta di diagnosi multidisciplinari, tutte basate sul princìpio sostenuto dal guru dell’istituto, Majid Fotuhi, secondo il quale sono soprattutto gli stili di vita e le routine quotidiane a condizionare le nostre menti, e quindi a spiegarci eventuali problemi di memoria; meglio quindi occuparsi di essi piuttosto che solo delle componenti fisiologiche del cervello.  L’assessment a cui si è sottoposta la Davis è iniziato da una verifica dei riflessi fisici e del vigore complessivo. Poi è proseguito con il parlare di sé e con la ricostruzione della propria storia medica. Non sono mancate domande sul livello di colesterolo, sulle abitudini di esercizio fisico, sul sonno e sui livelli di stress a cui si è sottoposti. Queste domande sono legate alla convinzione che alcune condizioni di contesto producono effetti sul funzionamento del cervello: ad esempio, l’obesità e la pressione alta, ma anche la carenza di sonno e gli stati depressivi, favorirebbero il declino mentale.  Naturalmente nell’assessment cognitivo non potevano mancare dei test di memoria, che alla Davis hanno ricordato i test attitudinali a cui veniva sottoposta alle scuole elementari. E infine la ricognizione si è allargata ad un esame radiologico e alla verifica di come fluisce il sangue nelle arterie che alimentano il cervello.  Un assessment completo, non c’è che dire ! Al termine, la Davis è stata rassicurata sull’ottimo livello delle sue capacità cognitive e sul perfetto flusso sanguigno e le è stato raccomandato un percorso di tre mesi a base di esercizio fisico, meditazione e giochi al computer. Soprattutto, le hanno spiegato che il cervello va considerato come un muscolo: va tenuto in esercizio e tonico, se no si immiserisce  e diventa inutile.    “La memoria umana, melmosa e parziale, sfugge a qualsiasi tentativo di contenerla” così ha scritto un commentatore del famoso dipinto di Salvador Dalì “La persistenza della memoria”. Chi avrà ragione ?

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Le droghe dei senior e la memoria

In teoria l’avanzare dell’età dovrebbe portare con sé la saggezza, un po’ di serenità e un modo di rapportarsi al mondo meno angosciato e stressato di quello che si sperimenta nei decenni precedenti. Parlare di droghe dei senior quindi può apparire a prima vista come un controsenso, un fenomeno così limitato e sporadico che non vale la pena interessarsene. E invece alcuni numeri che recentemente si leggono fanno intuire che il fenomeno non è da prendere sottogamba.  Ad esempio, come riferisce Michela Dell’Amico su wired.it dello scorso 8 maggio, si parla di 10mila senior italiani che consumano cocaina, marijuana e anfetamine e, stando agli ultimi rapporti di Osservasalute, la tendenza è che gli italiani alla droga fanno sempre più ricorso: in dieci anni le dosi giornaliere consumate sono quadruplicate. Dal 2000 al 2008, l’aumento è stato del 310%.  Anche i dati europei dicono che l’utilizzo di droghe in Italia è in crescita per tutte le fasce di età, ma questo non attenua la sorpresa di vederla in aumento anche per le persone più anziane. Il punto è che nell’universo genericamente denominato “droghe” si possono tranquillamente includere anche una serie di sostanze che non sono né cocaina né cannabis. Ad esempio, possono essere fatti rientrare nella categoria tutta una serie di prodotti antidepressivi e psico-stimolanti, ma anche gli ansiolitici, i tranquillanti e i sonniferi, quando vengono presi a ripetizione. Fino naturalmente ad arrivare al fumo incallito, ai dieci caffè al giorno e all’eccesso di alcool.

Chi sono i principali utilizzatori di droghe in età avanzata e da cosa dipende l’aumento del consumo?  Pare che i principali consumatori stiano soprattutto nelle fasce alte maschili: dirigenti, manager, politici, operatori finanziari, e più in generale coloro che portano sulle spalle elevate responsabilità e per questo diventano depressi, stressati, iperattivi. Ma non scherzano neppure molte donne ultra cinquantenni che ci danno dentro con il Lexotan e con il Valium.

Un recente interessante servizio della statunitense AARP – forse sollecitato anche dal sondaggio per cui per la prima volta da 40 anni a questa parte gli Americani sono favorevoli alla liberalizzazione della marjiuana (vedi<http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20130405_074227.shtml>) - ha messo in luce le conseguenze che l’uso di droghe (nella sua accezione più ampia) può avere anche sul decadimento cognitivo, e in particolare sull’accelerazione della perdita di memoria. “Per molto tempo – dice la rivista on line dei senior americani – i medici hanno considerato le dimenticanze e la confusione mentale come una componente normale dell’invecchiamento. Ma gli scienziati oggi hanno appurato che la perdita di memoria non è inevitabile con il procedere dell’età. Il cervello può produrre nuove cellule cerebrali e creare nuove connessioni”. Prosegue la rivista: “Molti sanno che tra i fattori che peggiorano la memoria vi possono essere l’alcool, l’abuso di droghe, il fumo accanito, l’insonnia, gli stress importanti,  la mancanza di vitamina B12, la depressione e l’Alzheimer, ma non tutti sono consapevoli del fatto che anche parecchi medicinali tra quelli più prescritti hanno degli impatti sulla memoria”. E viene proposto l’elenco dei drugs a cui fare attenzione da questo punto di vista: ansiolitici, anticolesterolici, dimagranti, antidepressivi, sonniferi, medicinali per il Parkinson e per l’incontinenza, antiipertensivi, antistaminici. Complicato trovare il giusto equilibrio !

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Come un palloncino…

Anche stamattina mi sveglio.. e sono stanca. Comincio a vedere i miei sessant’anni all’orizzonte eppure continuo ad essere ancora in quella fase di ‘nuovi progetti’.. E’ più forte di me, farà parte del mio dna, non fermarmi mai, pensare sempre a cosa farò da grande (…) e buttarmi a capofitto come quando avevo vent’anni. Poi però mi accorgo che non ho più quell’energia e mi affloscio come un palloncino… ma tant’è..
Sono così testarda da non mollare mai la presa. Devo esserne costretta altrimenti la battaglia continua, ogni giorno, per raggiungere l’obiettivo. Leggo di queste vite tranquille, finalmente ripagate delle fatiche vissute, godersi la vita con un libro, la pittura, il teatro. Tutte cose che io amo tantissimo ma per le quali non ho mai avuto, né avrò mai, il tempo. Se ripercorro la mia vita partendo dal suo inizio ‘lavorativo’ mi vedo in quella grande azienda dove, dopo dieci anni, ho maturato la mia discreta esperienza per una professione che ha poi tracciato tutto il percorso della mia vita. Mi occupavo di eventi, corsi di formazione organizzati per i dipendenti. L’incontro con il mondo degli alberghi e del turismo mi ha affascinato subito scoprendo però poi anche la frustrazione del vivere i dieci metri quadri d’ufficio. Così ho mollato tutto ed iniziato la mia vita un po’ anarchica di un lavoro vissuto viaggiando.. Non mi preoccupavo minimamente della pensione, vivevo la giornata perché un giorno ero a Sydney.. il giorno dopo chissà… Ho una figlia fantastica che oggi ha più di trent’anni e mi somiglia. E’ in carriera, piena di energia vitale, milanese. Io invece vivo ad un’ora d’auto, sulle colline dell’oltrepò pavese, non troppo lontano da lei. Da dieci anni le mie maniche sono rimboccate, le mie mani un po’ acciaccate, la schiena non parliamone.. Ma vivo in un paradiso.. che ancora non è finito. Era una vecchia decrepita casa sommersa dalla vegetazione; come Indiana Jones ho vissuto con il macete facendomi strada tra le sterpaglie. L’acqua del pozzo, la stufa a legna, fuori la notte buia, silenziosa. Se ripenso a quel tempo mi viene la pelle d’oca ma io ero felice lontana dallo stress e dalla competizione sfrenata. Oggi, dopo più di dieci anni, la mia casa è un bed&breakfast, il giardino un’oasi ancora da finire ma c’è il laghetto con le mie anatre selvatiche, i miei gatti alla finestra ad osservare le cincie mangiare le molliche di pane sul davanzale, il mio ultimo cucciolo bianco che diventa ogni giorno più grande..
Il mio motto è sempre stato ‘chi mi ama mi segua’, perché non mi sono mai preoccupata di partire sola, ho sempre fatto da testa d’ariete, da avamposto alla scoperta di nuove mete. Così ho un compagno fantastico ma vive fuori casa dieci e più ore al giorno con il suo lavoro.. ed io qui, con le maniche rimboccate, le ossa indolenzite, lo sguardo un po’ assonnato che vorrebbe svegliarsi un giorno e vedere intorno tutto in ordine e già fatto, almeno una volta.
Con questa nuova crisi sono scoperta, non ho reti protettive perché i lanci nel vuoto sono la mia specialità. Così mi lamento che ancora una volta, come nel ’93 a Milano, la crisi mi sorprende fragile e con scarse risorse per affrontarla. Ma la verità non è il destino beffardo, semplicemente è la mia vita che è sempre vissuta così, sull’onda.
E mentre intorno a me le mie amiche cominciano a godersi la vita da ‘pensionate’ io sono ancora qui a fare i conti con i miei limiti, misurati sempre un po’ oltre la linea di demarcazione.

Allora penso che sì, adesso sì, vorrei qualcuno con cui condividere questo progetto, anche per avere il tempo e il modo di godermelo almeno un poco. Mi piacerebbe molto che fosse una donna, un’amica, irrequieta come me, piena di entusiasmi infantili come me, un po’ colta come me, un po’ matta.. proprio come me.
Per piantare un nuovo fiore, creare un nuovo angolo nel verde, inventare e progettare, eventi per gli ospiti-amici da organizzare in questa oasi di ventimila metriquadri di boschi, prati ed un laghetto. In rete ho messo il mio B&B latorrettadisotto.it creato anch’esso da me, grazie al mio essere stata, anche, una consulente in marketing turistico internazionale. Forse è questa la nuova fase della mia vita: essere partecipata.. Se leggendomi senti un piccolo sobbalzo del cuore, scrivimi!    In foto: il giardino per la colazione della casa di Patrizia

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Futuro

Da parte di Nicola: La scorsa notte non ho dormito, avevo troppi pensieri per la testa, un misto di preoccupazioni e di idee sul mio futuro che sono rimaste lì a mezz’aria, senza riuscire a farle precipitare in qualcosa di concreto. Il problema è che poi è diventato giorno e il cervello non mi si è snebbiato, tutto è rimasto in sospeso e mi sento come sull’orlo di un precipizio senza sapere ancora che direzione prendere. Mi spiego: ho 58 anni, da moltissimi anni lavoro in una media casa editrice e mi occupo della vendita dei libri. E’ un settore che mi piace. Mi piace il prodotto oggetto del mio lavoro, mi piace parlare con i librai e ho fatto una discreta carriera stimato da capi, colleghi e clienti. Però, se c’è un settore che soffre la crisi è proprio quello dell’editoria, sembra che nessuno voglia comprare più libri, le librerie chiudono e sono già due anni che ogni tanto gira la voce che anche noi non ce la faremo. Finora è rimasto tutto a livello di paura, ma negli ultimi giorni la situazione è precipitata e ho capito che devo prepararmi a non avere più un lavoro. Non so esattamente cosa succederà, se chiuderemo o se ci sarà una riduzione di personale, ma in entrambi i casi io ne sarò coinvolto e questa partita sarà chiusa. Ho 58 anni e come leggo anche su questo sito la vita davanti a me è ancora lunga (si spera…)
E allora che fare? Non è solo una questione di pensione lontana (a occhio, credo che mi manchino ancora nove anni), c’è anche la preoccupazione economica ma non è solo questo. Il punto è cosa sarà il Nicola prossimo venturo.
Adesso ruota tutto intorno al mio lavoro, alla professionalità che ho costruito per tanti anni, ma poi? Ho degli hobby, degli interessi (modestamente, sono un buon “pollice verde” e suono bene la chitarra, sono capace di stare ore in giardino a curare le piante e passo intere serate con la chitarra in mano), ma chiaramente non posso immaginare la mia vita futura fatta solo di queste cose. Posso trasformare questi miei interessi in lavoro? Non so, mi sembra molto difficile, anche se non scarto l’ipotesi. Posso trovare un nuovo lavoro usando la mia professionalità nell’editoria? Vista la crisi di settore mi sembra ancora più difficile. Posso evitare di cercare un nuovo lavoro usando i risparmi messi da parte? Anche riducendo il tenore di vita, penso che mi potranno bastare per qualche anno, non per la vecchiaia, e se poi mi succede qualcosa di grave? La mia indole è ottimista e quindi sono portato a pensare che scoprirò strada facendo delle occasioni su cui costruirmi un nuovo futuro, però per ora la nebbia è fitta.

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Riallargare lo sguardo

Qualche giorno fa, era il momento di pausa di un incontro in cui si parlava proprio di baby boomers, un coetaneo 57enne (lo chiamerò Roberto) mi si avvicina e inizia a mettermi a parte delle preoccupazioni che ha per il suo futuro prossimo e lontano. Mi dice che fa da sempre un lavoro autonomo, fornisce servizi logistici alle imprese, anche se in realtà è sempre stato legato a pochi clienti e quindi il suo destino è   molto condizionato dalle loro sorti. Sorti che non sembrano affatto essere rosee; anzi, pare che alcuni dei suoi clienti storici abbiano già dovuto chiudere i battenti e il suo reddito ne ha risentito immediatamente. Roberto vede sì i suoi 57 anni come l’inizio di una fase di vita nuova, ma di una fase di disgrazie e peggioramenti più che di opportunità. Gli piacerebbe rimanere attivo, trovare nuovi modi di vivere e di lavorare, ma fa fatica a concepirli.  E’ alla fine della nostra breve conversazione che mi confida la frase rivelatrice: “Fossi capace di immaginarmi qualcosa di diverso! Ma non ci riesco. Mi viene in mente quello che ho fatto in passato ma faccio fatica ad immaginarmi qualcosa di nuovo!”. Roberto l’ha capito da solo: chiaro che la crisi economica generale e la sua in particolare hanno la loro parte nel determinare la situazione, ma il punto è proprio questo, che se continui ad usare le stesso navigatore che hai usato nei trent’anni precedenti di vita e non lo riprogrammi  e non resetti, prima ancora che dalle condizioni esterne sarai frenato dagli schermi posti dal tuo passato.

Fortunati coloro che possono continuare a vivere come hanno sempre vissuto e non sentono alcun bisogno di dare una registrata alla loro esistenza, ma per tutti gli altri diventa importante interrogarsi su domande di questo tipo: sono in grado di pensare in modo immaginativo il periodo tra la vita di mezzo e quella veramente anziana, allontanandomi dalla tirannia delle abitudini, delle idee che ormai adesso non sono più attuali, dai modelli basati su quello che sapevo fare bene ma che non è detto adesso funzioni ancora?  Sono capace di riallargare lo sguardo per capire se c’è la possibilità di costruire un nuovo equilibrio, un nuovo assetto di vita, facendomi guidare da nuovi sogni e progetti, facendo propri dei nuovi criteri per definire cosa è di successo e cosa no ?

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Esercizio mentale o fisico ?

Diciamoci la verità. Su come si fa a proteggere il nostro cervello dall’invecchiamento e a prevenire le malattie mentali brancoliamo ancora nel buio. L’interesse per il tema è crescente, i senior cercano di tenersi aggiornati sul punto in modo sempre più attento e contemporaneamente crescono a dismisura le “ricette” suggerite per mantenere alte le nostre capacità cognitive anche in età avanzata. Ma per il momento sia nel mondo scientifico sia tra il grande pubblico si ascoltano soluzioni tra loro discordanti e pochissimo confermate.  E’ sicuramente un bene che il mondo della ricerca scientifica si adoperi non solo per capire meglio da cosa dipende il possibile decadimento cognitivo, ma anche per trovare rimedi e accorgimenti preventivi. Però bisogna essere degli inguaribili ottimisti per pensare che a breve vengano dette delle parole risolutive sull’argomento. 

Ad oggi, le proposte più frequenti riguardano sicuramente gli esercizi di allenamento della mente. Esercizi che ricordano, ad un profano della materia come il sottoscritto, i videogiochi e che stimolano a pensare velocemente, a fare associazioni veloci fra oggetti diversi, a concentrarsi su ciò che interessa senza farsi distrarre da altri stimoli, a sviluppare la capacità di reazione, a migliorare la capacità di processare mentalmente ciò che vediamo e sentiamo per ricordarlo nel tempo, a considerare contemporaneamente più dati per giungere a conclusioni, eccetera. Per chi vuole farsene un’idea, la seguitissima rivista dell’American Association of Retired Persons ne offre un assaggio nel suo sito, alla pagina http://brain.aarp.org/    Ed è sull’onda di queste proposte che si stanno moltiplicando di numero coloro che dedicano parte del loro tempo all’esercizio mentale, anche perché questi esercizi, pur avendo alle spalle un retroterra scientifico, si presentano quasi sempre come dei giochini divertenti.

Poi però ogni tanto compaiono le conclusioni di altri ricercatori che mettono seriamente in dubbio la capacità di questi stimoli di dare benefici in termini di prevenzione dalle malattie mentali degenerative legate all’età. E’ il caso, per fare un esempio, della ricerca svolta dal Dr. Alan J. Gow dell’Università di Edinburgo, pubblicata sulla rivista scientifica Neurology e ripresa dal New York Times sulle sue pagine dedicate alla salute http://well.blogs.nytimes.com/2012/10/26/exercise-may-protect-against-brain-shrinkage/ : ciò che fa la differenza, secondo questo studio, è l’attività fisica. Dopo aver seguito un ampio gruppo di senior nelle loro attività quotidiane sia fisiche, sia intellettuali, sia sociali, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che è proprio l’esercizio fisico il mezzo che può servire per proteggere il cervello dall’invecchiamento e che invece le stimolazioni date dalle attività intellettuali e sociali al massimo possono favorire il benessere e la qualità della vita, ma non aiutano a proteggere il cervello dalla degenerazione. 

In aggiunta a tutto ciò, se la maggior parte di coloro che si occupano dell’argomento prendono in considerazione l’esercizio mentale, l’esercizio fisico e le frequentazioni sociali, non mancano neppure coloro che mettono al centro dell’attenzione la corretta alimentazione, ipotizzando un rapporto stretto tra come mangiamo e l’efficienza del nostro cervello nel tempo.

Come comportarsi di fronte a queste diverse conclusioni ? Difficile rispondere, in mancanza di un consolidamento delle evidenze scientifiche.  D’accordo, gli esercizi mentali ci aiutano a tenere in forma il cervello, ma non è chiaro se è possibile prevenire le patologie, e nel caso come farlo.  Intanto, per non sbagliare e per dare un ruolo anche al nostro buonsenso e alle nostre esperienze, non ci resta che dedicarci alle buone letture, non smettere di studiare ciò che ci piace, applicarci a qualche attività, fare quotidianamente qualche camminata o biciclettata, non rinunciare a frequentare gli amici e perseverare nella nostra amata cucina mediterranea.

 

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Che buffo, mi sono innamorata

Ebbene sì, quasi non oso dirlo, ma mi sono innamorata, adesso, a sessant’anni passati da un po’. Non volevo crederci e soprattutto non volevo cascarci e invece è successo. E’ buffo. Lui ha la mia età, l’ho conosciuto qualche mese fa tramite amici comuni (che banalità!), è ancora un bell’uomo, ha alle spalle un matrimonio con due figli finito da dieci anni ed è un appassionato di arte. Io non mi sono mai sposata e non ho figli ma anch’io ho alle spalle due storie importanti. Mi sembrava di avere già dato, per questo ero arciconvinta che il resto della mia vita sarebbe stata senza la compagnia di un uomo. Mi dicevo che avevo già sperimentato troppe emozioni e sentimenti per poter anche soltanto pensare di infilarmi di nuovo in una situazione di coppia. E in effetti per un bel po’ di tempo sono stata benissimo da sola, frequentando amiche e amici e facendo quel che mi pareva. Quando ho capito che lui dimostrava dell’interesse per me anche oltre l’amicizia la prima reazione che ho avuto è stata di farmi una risata, non volevo crederci. Poi anch’io mi sono resa conto che desideravo rivederlo e che il suo viso stava sempre in cima ai miei pensieri. Non dico che ero uscita di testa come una ragazzina alle prime armi, però insomma il sonno me l’aveva rovinato. Ora abbiamo deciso di provare a stare insieme, con una quantità di cautele da far paura, ma secondo me utili. Ognuno a casa sua, quando ceniamo insieme ci invitiamo un po’ a casa dell’una un po’ a casa dell’altro, i figli suoi per il momento preferisco non conoscerli. Sono coinvolta, felice, ma che rischio! In foto: Van Gogh, Coppia di innamorati

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In fondo va bene così…

Da parte di Angelo: Ho 66 anni, facevo il tecnico di trasmissioni e adesso sono finalmente in pensione, un periodo tanto bello e sognato, a cui ho destinato tanti progetti, anche economici.. una pensione arrivata dopo tanti anni, quando la famiglia era già cresciuta e la casa già pagata, perciò si dovrebbe stare bene, no?
Invece, come spesso si sente, con l’arrivo della pensione iniziano i seri problemi di salute, e io purtroppo non sono sfuggito a questo. Ho dovuto combattere non poco, mettendo da parte l’euforia di assaporare finalmente la libertà tanto agognata, ma che è stata solo posticipata. Anzi, essendo a casa avevo tutto il tempo se non altro di curarmi, e sono riuscito a sconfiggere la malattia, sono stato più forte io.
Ma adesso il problema è un altro: dov’è finita la mia liquidazione? Non ho più una lira per sistemare i figli ormai grandi, che al giorno d’oggi non riusciranno mai a comprarsi casa senza l’aiuto dei genitori. Abbiamo investito di tutto e di più nella costruzione di due appartamenti, uno per ognuno, ed il bello è che anche le tasse le devo pagare io!
Ma sono comunque convinto che i figli vanno aiutati quando hanno bisogno. Non è necessario che aspettino che io muoia per ereditare qualcosa e magari “scannarsi” tra di loro per questioni di denaro. Ma questo ha comportato il cambiamento della mia situazione economica attuale: non ho più la sicurezza economica per coprirmi le spalle, nel caso in cui succeda qualcosa…ma in fondo va bene così.

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Problema o risorsa ?

Più l’opinione pubblica si sensibilizza al tema dell’impetuosa crescita numerica dei baby boomers, più si divide tra chi ci considera un grande problema e chi invece ci tratta da risorsa preziosa. Qui oggi vorrei parlare della dimensione pubblica del fenomeno, non dei vantaggi e degli eventuali svantaggi che sul piano individuale vengono dall’allungamento della vita e dalle migliori condizioni di salute prima della “vecchiaia vera”.

E’ abbastanza evidente perché l’invecchiamento della società spaventa: circa 20 milioni (già oggi) di over55, destinati ad aumentare e ad ingrossare le fila dei percettori di pensioni pubbliche e dei destinatari di prestazioni sanitarie con i soldi pubblici, non lascerebbero tranquillo neanche il più incosciente degli amministratori e dei cittadini. A maggior ragione noi senior siamo percepiti come un problema se, come nel nostro caso italiano, le nuove leve (i giovani) sono molto meno numerose di quelle dei padri. E se, come molto probabile, i nostri figli avranno i loro bei problemi a cavarsela da sé, figuriamoci a produrre risorse per sostenere genitori e nonni.

Se l’argomento “rivoluzione demografica” e aumento dei baby boomers lo vediamo solo da questa prospettiva, non c’è dubbio che quel che si vede è solo buio pesto.  Ma guardare contemporaneamente pure all’altra faccia della medaglia è anch’esso un esercizio istruttivo. Infatti, noi senior possiamo ben essere considerati anche una risorsa preziosa. Una risorsa che contribuisce già ora al benessere comune e che potenzialmente potrebbe essere ulteriormente valorizzata, sol che si sia capaci di uscire dagli stereotipi del sessantenne visto come anziano e “fardello della società”.

Siamo già oggi una risorsa preziosa, se solo pensiamo all’importante contributo che i senior danno nelle famiglie e, in misura crescente, nel volontariato. In famiglia, i senior spesso “producono servizi” di enorme valore sociale nella cura alle persone: basti pensare ai nonni che accudiscono i nipotini e che sgravano i figli di costi d’asilo e baby-sitteraggio altrimenti poco sostenibili, o ai figli 50-60enni che si occupano, in maniera altrettanto preziosa, dei genitori ormai non più autosufficienti. Per non parlare del sostegno economico che genitori vissuti nel periodo della crescita spesso riescono a dare ai figli, ormai grandi ma ancora bisognosi. Anche le attività di volontariato stanno coinvolgendo sempre più i senior e, come calcolato da molti di recente, si sa che il risultato di questo tipo di attività ha ormai un valore economico enorme.

Ma si potrebbe fare di più per valorizzare il possibile contributo dei senior alla società. Non mi riferisco tanto all’allungamento della vita lavorativa attiva, che ormai è nelle leggi. Mi riferisco soprattutto all’enorme patrimonio di esperienza, saggezza, competenze, saperi, mestieri, di cui i baby boomers sono portatori e che potrebbero essere o ancora utilizzati direttamente o trasferiti alle giovani generazioni. Se è vero che alcune competenze sono diventate obsolete e superate dalla tecnologia o dal modo di lavorare, è parimenti vero che un patrimonio altrettanto ricco rimane molto spendibile anche oggi. Nelle imprese ci si potrebbe attrezzare per organizzare questo trasferimento, nel mondo associativo si potrebbe favorire lo scambio con i più giovani, da parte dell’amministrazione pubblica si potrebbe evitare la dispersione di mestieri ancora utili.

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