Posts Tagged: paure

Arrendersi mai!

Scrive Daniela: Ho 60 anni, donna, niente mariti e niente figli (più per caso che per scelta). Ho lavorato per oltre 20 anni come dipendente in medie aziende (responsabile comunicazione). Poi, a 54 anni vengo licenziata….azienda in crisi…esodata ante litteram! da circa 6 anni lavoro per conto mio, imprenditrice individuale…Ce l’ho fatta mi dico, sono riuscita a ricollocarmi con la mia professionalità….ma arriva la riforma Fornero e….dovrò lavorare fino ai 67 anni per avere la pensione! Ce la farò ad arrivarci viva? e per viva intendo con voglia di vivere, di socializzare, di viaggiare etc? Non voglio morire di Fornero…accetto suggerimenti! P.S. le donne come me sono veramente senza tutele, se mi ammalo non posso lavorare e dunque guadagnare quel che mi serve…inoltre il mio é un settore in continua evoluzione tecnologica…faticoso da seguire…Tutte queste difficoltà messe insieme possono diventare un’opportunità???? Vorrei addormentarmi senza paura…vorrei una finestra nella riforma previdenziale anche per gli autonomi a 64 anni….insomma vorrei vivere!!!!! In foto: una lavoratrice senior

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Lunga vita! Che sia anche buona

Ogni secondo sul pianeta due persone festeggiano il loro sessantesimo compleanno e un individuo su nove oggi ha superato i 60 anni, percentuale che entro il 2050 arriverà a uno su cinque.   L’allungamento della vita è un fenomeno mondiale, non riservato solo a pochi paesi occidentali.  In Cina, il paese più popoloso del mondo con il suo miliardo e 354 milioni di abitanti, la popolazione in età lavorativa nel 2012 è calata in termini assoluti per la prima volta da un lungo periodo di tempo, mentre gli over60 crescono di numero e sono diventati 194 milioni. Nel rapporto internazionale “Invecchiare nel XXI secolo” si legge che “la speranza di vita alla nascita è attualmente di oltre 80 anni in trentatre paesi”, mentre cinque anni fa le nazioni che avevano raggiunto questo obiettivo erano solo diciannove.  Confermano il fenomeno i demografi Golini e Rosina: “Se ancora all’inizio del XX secolo meno di una persona su dieci arrivava a superare gli 80 anni, all’inizio del XXI secolo questa meta è diventata, per la prima volta nella storia dell’umanità, un’impresa alla portata dei più”. E alcuni studiosi sostengono che non è finita qui: a metà di questo secolo la maggioranza dei futuri inquilini del pianeta potrebbero, alla nascita, aspettarsi di vivere fino a 100 anni.

Insomma, siamo nel pieno di una rivoluzione demografica e come tutte le rivoluzioni trascina con sé enormi cambiamenti sociali, economici, umani.  Vivere più a lungo è una grande conquista. Poter vivere in tanti con buona o discreta salute decenni che una volta erano riservati solo a rarissimi fortunati è un progresso dell’umanità. Le opportunità potenziali sono innumerevoli e in queste pagine quotidianamente si cerca di metterle in evidenza. Attenzione però a non dare per scontata l’equivalenza: lunga vita uguale a miglioramento delle condizioni umane. Perché questo si avveri dovremo capire quanta pena porteranno con sé gli inevitabili malanni fisici in aumento, dovremo essere capaci di trovare risorse per garantire la dignità degli anni in più e  dovremo trovare il senso da dare alla porzione di esistenza aggiuntiva che alle nostre generazioni è stata regalata.

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Aggiustamenti della propria vita

Ripiego e ribilanciamento sono due soluzioni molto diverse, ma tutte e due sono degli aggiustamenti della propria vita che molti senior sperimentano.  Provo a spiegarmi.  E il modo migliore per spiegarsi, come sempre, è raccontare dei casi concreti, in questa occasione i casi di Lorenza e di Paolo, entrambi intorno ai sessanta.    Lorenza sta sperimentando delle novità significative nella propria vita, innanzitutto sul fronte familiare e affettivo. E’ stata felicemente sposata per tanti anni, poi il suo matrimonio si è incrinato, lei l’ha lasciato sopravvivere in stato vegetativo per molto tempo, quindi del tutto inaspettatamente, quando ormai credeva di essere fuori tempo massimo, si è innamorata, ricambiata, di un altro uomo. I suoi due figli sono ormai adulti autonomi e la scelta di separazione per lei è stata dolorosa ma non drammatica. Il suo nuovo compagno abita lontano, in un’altra città e non è pensabile far vivere il nuovo rapporto mettendo di mezzo troppi chilometri. Così Lorenza sceglie di trasferirsi in una città che non conosce, insieme fiduciosa e paurosa di ciò che l’aspetta. Il suo cambiamento (compagno di vita e città di residenza) è significativo, ma ci sono altri aspetti sui quali Lorenza non cambia la propria vita. In primo luogo il suo lavoro, che non prevede un ufficio fisso, ma di lavorare al computer e di viaggiare nelle diverse località dove ci sono i clienti da visitare: così per lei dal punto di vista del lavoro è indifferente abitare in una città o in un’altra, e decide di continuare a lavorare come prima. Anche il rapporto con i figli non si modifica di molto rispetto a prima. Si tenevano in contatto telefonicamente, con le email e incontrandosi più o meno ogni due o tre settimane: ora gli spostamenti sono un po’ più lunghi ma proseguono con questa frequenza. Nell’insieme Lorenza è soddisfatta dal suo nuovo equilibrio. Ha fatto un cambiamento importante su alcuni aspetti della propria vita ma non su tutti, in questo senso il suo è stato un aggiustamento e non una cesura totale, e soprattutto vede un futuro promettente grazie sia alle novità che ha introdotto sia al proseguimento di alcune attività e relazioni di sempre: da questo punto di vista il suo è un ribilanciamento, cioè un cambiamento parziale dell’equilibrio preesistente associato a un sentimento di rilancio ottimista della propria vita.

L’altro caso che racconto è quello di Paolo, che pure sta sperimentando un aggiustamento della propria vita, ma percepito in termini di ripiego. Paolo è sempre stato un compagnone e insieme un gran lavoratore. Il meglio l’ha sempre dato nella sua professione e nelle uscite con gli amici: al ristorante, nell’organizzare viaggi, gite, grigliate, grandi bevute. La sua bella carriera e i suoi chili di troppo sono i testimoni di queste preferenze.  Negli ultimi due anni però non tutto è andato per il verso giusto. Prima un ricovero d’urgenza per un problema cardiaco, poi dei continui malanni digestivi, l’hanno obbligato a limitare le uscite sociali. Quasi contemporaneamente, dove lavora gli hanno detto senza molti complimenti che se voleva restare gli avrebbero dovuto ridimensionare il ruolo. In realtà, pur con queste limitazioni, Paolo ha una vita piena: i problemi di salute non hanno completamente tarpato le ali alle sue uscite con gli amici, deve solo starci più attento; e sul lavoro, dato che il problema riguarda anche tanti altri, non ha perso la faccia e finché dura può mantenere lo stesso tenore di vita di prima. Senza contare che Paolo ha una moglie che gli è sempre stata vicino e a cui anche lui vuole bene.  Il punto è che Paolo vive quel che gli sta succedendo con un sentimento di ripiego: gli sembra di non avere più sotto controllo la situazione e si aggrappa a quel che gli rimane (oggettivamente ancora tanto) pensando che l’importante per il futuro è solo di non farsi travolgere e di evitare peggioramenti.

Lorenza e Paolo sperimentano entrambi degli aggiustamenti, cioè dei cambiamenti parziali dei loro equilibri precedenti, ma la prima li sperimenta in termini di ribilanciamento positivo, il secondo invece con un atteggiamento di ripiego.  I cambiamenti e le transizioni di quando si entra nella fase di vita da senior possono essere su molti fronti (lavoro, figli, coppia, salute, danaro, abitazione, ecc), ma sono sicuramente più numerosi i casi di aggiustamento di quelli di cesura totale con il passato. E certamente gli aggiustamenti sono più numerosi anche rispetto ai casi di ricerca di continuità totale con la vita di sempre. E’ vero che eventi più o meno fortunati che esulano dalla nostra volontà possono condizionare molto la qualità dei nostri aggiustamenti, ma per quel che è nelle nostre mani sicuramente atteggiamenti di rilancio a favore di un ribilanciamento sono molto più saggi di atteggiamenti che portano a sentimenti di ripiego.

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In aumento le violenze over 60 ?

Negli ultimi mesi nelle pagine di cronaca sono stati riportati, come mai prima d’ora, casi di violenza che hanno riguardato persone oltre i 60 anni.  Per lo più si era abituati a sentire di persone anziane che subivano furti o rapine, raramente si aveva notizia di reati più gravi. E quasi sempre la persona di una certa età risultava vittima e non responsabile di questi reati.

Si legge invece a ritmo crescente di casi di omicidio, percosse e maltrattamenti in cui il senior compie il reato, non lo subisce soltanto.   Abituati all’idea che con l’età diminuiscono sia le forze sia lo spirito per essere aggressivi, siamo un po’ stupiti quando leggiamo di questi casi. Forse però non poteva che succedere così: i senior aumentano di numero, sono protagonisti di una mutazione per cui risultano ancora attivi su tutti i fronti e quindi anche le azioni criminali e violente dovevano aumentare.

L’attenzione anche mediatica degli ultimi tempi sulla violenza alle donne ha poi portato in evidenza che anche a questa età le vittime più frequenti di questi reati sono le donne, molto spesso in ambito familiare.  A questo proposito, ecco un’opinione che rimbalza da Pescara della presidente del Centro Antiviolenza Ananke, pubblicata dal quotidiano on line Il Centro:  «L’età non conta, anzi, più si va avanti e più i difetti emergono, esasperati anche dalla costrizione all’intimità, allo stare insieme imposto dalla vita da pensionati. Tant’è che da due anni a questa parte i dati sulle violenze over 60 di donne che si sono rivolte a noi sono aumentati… A quest’età la violenza si scatena perché, quando le donne diventano più grandi arrivano alla consapevolezza di volere un rapporto diverso, non vogliono più accettare delle cose, non vogliono più aspettare. E a quel punto si scatena la dinamica della violenza che non ha niente a che fare con il dramma della gelosia, come vengono erroneamente definite queste tragedie: è la violenza dell’uomo che considera la donna proprietà privata».  In foto: Schizzi di Penzo e Fornasier

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L’ansia del declino fisico

Le paure e le preoccupazioni legate all’età che avanza non sempre vengono confessate, ma certamente non mancano: si va dai timori di non farcela economicamente alle preoccupazioni per il futuro dei figli, dall’inquietudine per una prima défaillance mentale all’incubo di una possibile non autonomia, fino ai misteri della morte. Tra tutte le paure e le preoccupazioni, non c’è dubbio che un posto di primo piano lo occupano quelle collegate alla salute e all’invecchiamento del proprio corpo. Forse complice un diffuso giovanilismo, abbiamo spesso pudore a parlare in modo trasparente di questi nostri timori da invecchiamento fisico e appena possiamo cerchiamo di presentarci un po’ più giovani di quel che siamo, però sotto la cenere l’inquietudine non si spegne.

In realtà nella maggior parte dei casi l’invecchiamento fisico non è soltanto lento, spesso è quasi impercettibile, anno dopo anno. Poi magari capita un momento in cui ci accorgiamo di un improvviso declino oppure una malattia inaspettata interrompe il graduale processo, ma per tanti anni può succedere che i cambiamenti siano veramente millimetrici.

Non c’è dubbio che la chiave principale per evitare di farsi ossessionare dal corpo che si modifica sia psicologica: nel senso che soltanto l’accettazione serena che il cambiamento fisico è un percorso inevitabile e naturale può far fronte efficacemente ai sentimenti negativi di quando allo specchio ci scopriamo via via più vecchi.

Se l’atteggiamento psicologico è cruciale, può però essere utile anche avere le idee chiare su cosa è bene aspettarsi all’avanzare dell’età. Dicono gli esperti che i fronti sui quali aspettarsi dei cambiamenti fisici nei cinquanta, nei sessanta e nei settanta sono moltissimi e altrettanto numerosi i fronti da presidiare: ad esempio, curare la pelle, tenere in allenamento il cuore, controllare che i sensi rimangano ben attivi, conoscere le variazioni del metabolismo,  ricordarsi che le ossa possono essere più fragili, rinforzare il proprio sistema immunitario, tenere sotto controllo le passeggiate notturne al bagno, non mettere a riposo il cervello, non escludere a priori la vita sessuale, e via dicendo.

Naturalmente ognuno invecchia a modo proprio, ma ad esempio può aiutare sapere che spesso nel corso dei cinquanta dei cambiamenti sottili si possono notare nel metabolismo e nella pelle, così come si possono osservare dei miglioramenti, come ad esempio un numero inferiore di allergie. Oppure che nei settanta è comune che il naso e le orecchie inizino a diventare più grandi, ma che il cuore, se allenato, può pompare ancora bene. Ci siamo abituati a chiedere ai medici di cui ci fidiamo sia cura sia prevenzione, forse anche chiedere informazioni su questi aspetti può essere utile.

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Un’alba nuova

Scrive Alberta: Un anno fa ho subito un intervento al cuore importante. Dopo 61 anni aveva bisogno di una manutenzione straordinaria e per fortuna, e bravura dei medici, è andato tutto come previsto. Prima dell’operazione ero in preda all’ansia, anche se sono credente la fede non mi bastava per calmarmi, pensavo che la mia vita fosse  finita. Poi i primi mesi successivi all’intervento ero così debole che a malapena riuscivo a badare a me stessa. Quindi con pazienza le cose sono migliorate e le mie giornate hanno riacquistato un po’ di colore. I parenti mi hanno aiutato moltissimo e le amiche mi sono state sempre vicino e con il tempo ho potuto frequentarle di più. Una mattina di qualche mese fa mi sono svegliata e ho avuto un pensiero chiarissimo: “ma questa è un’alba nuova, è come se fossi nata un’altra volta!” Non sono mai stata particolarmente ottimista, più che altro realista, ma da allora tutto quello che faccio lo vedo in una luce positiva, mi sembra di ricevere quotidianamente un dono bellissimo. Appena posso faccio delle passeggiate nei parchi o nei boschi e il contatto con la natura mi riempie di gioia e di gratitudine. Evito gli sforzi pesanti e i pasti troppo impegnativi (adesso con il Natale devo stare attenta!) ma posso tranquillamente dedicarmi a cucinare che è una delle mie passioni e poi mangio le cose sane che ho preparato. Ogni tanto, accompagnata dalle mie amiche, mi permetto anche di uscire di sera per andare a qualche spettacolo. Cosa posso chiedere di più ?

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Questa è la mia giornata

Mi chiamo Benedetta. Ho 59 anni. Vivo in provincia di Verona. La mia giornata è fatta così: mi alzo alle sei e mezza, alle sette e un quarto sono da mia madre, non più autonoma, che vive insieme alla badante che fa la notte con lei per vedere che tutto va bene e per fortuna abita vicino, alle 8 e un quarto sono sul posto di lavoro, faccio l’impiegata nei servizi di un ospedale e lì rimango fino alle quattro e mezza del pomeriggio. A quel punto ritorno da mia madre e resto sola con lei, le preparo la cena e quando ha finito, verso le sette e mezza / otto, riprendo la via di casa. Ogni tanto mio marito mi fa trovare pronto qualcosa, ma di solito arrivo e mi metto a preparare da mangiare. Ci sono giorni che vorrei scappare, soprattutto quando penso che davanti ho ancora tanti anni tutti uguali così. E che quando cambierà qualcosa sarà il mio turno di non essere più indipendente e di dovermi far aiutare. Per fortuna ho anche delle giornate di buon umore e in queste occasioni penso a come realizzare il mio sogno: di avere una casa grande, di quelle di una volta dove si viveva tutti insieme, ma anche con le famiglie di amici, con anziani, gente della mia età, giovani e bambini e condividere le fatiche ma anche le cose belle.     In foto: una donna con madre anziana

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Ansie da pensione

Ieri ho incontrato un vecchio amico, lo chiamerò Antonio, sessantenne da pochi mesi. Non lo vedevo da un po’ di tempo: l’ho trovato in forma (deve aver fatto una dieta efficace perché era abbondante e adesso invece sembra ringiovanito), è ancora impegnato a tempo pieno nella sua attività professionale dove ormai sa districarsi ad occhi chiusi e però mi ha confidato di essere in ansia. Antonio ha pensato che fosse ora di informarsi della sua pensione: da quando la potrà riceverà e di quanto sarà.  Ha alle spalle quasi quarant’anni di contributi previdenziali, più o meno per metà pagati all’inps e poi alla cassa della sua categoria professionale. Non si è scomposto di fronte alla risposta che gli manca qualche anno per riscuoterla (se l’aspettava), mentre è entrato nel panico quando gli hanno detto che per i contributi versati per tanti anni alla cassa privata riceverà tra i 500 e i 600 euro al mese.  “Diventeranno 1200 con l’inps, la mia famiglia oggi ha un tenore di vita da 3000 euro al mese e i contributi che ho versato sono sempre stati tantissimi… ”   “Guarda che non ti va neanche malissimo – gli dico cercando di tirarlo su – la larga maggioranza sta sotto i 1000 euro al mese”  “Però io ho versato per tutta la vita pensando che fosse sufficiente per garantirmi un tenore di vita dello stesso tipo anche finito di lavorare.”

Pare che Antonio non sia il solo a scoprire tardi l’entità della propria pensione. Sono tantissimi coloro che si preoccupano di farsi un’idea soltanto al momento dell’interruzione del lavoro.   Un po’ non ci si ha voglia di pensare finché si è giovani, un po’ le regole che cambiano in continuazione dissuadono anche i più previdenti, fatto sta che l’informazione è bassa. E mentre fino a poco tempo fa, per via delle regole precedenti, le sorprese non erano necessariamente tutte negative o se c’erano non erano traumatiche,  d’ora in avanti se non si è preparati si rischia di essere colti da improvvisi attacchi di panico come il mio amico Antonio.    Non è certo meglio per quanto riguarda l’informazione sulla previdenza complementare. Come scrive il Sole24ore riportando i risultati di una recente indagine Censis-Cosvip – “la materia è avvolta nella nebbia: 6 milioni di lavoratori hanno una conoscenza sufficiente della previdenza complementare… mentre 16 milioni di fatto non la conoscono o la conoscono male…” “È curioso osservare – prosegue Il Sole24 ore – che il 41,1% degli italiani ritiene la previdenza complementare costosa, mentre tutte le statistiche rilevano un’onerosità inferiore ad altri strumenti di risparmio gestito (fondi comuni, polizze, gestioni patrimoniali). «Non è un costo economico ma psicologico quello che gli italiani non vogliono pagare – dice Giuseppe De Rita, presidente del Censis –. La previdenza complementare ha il vizio di essere troppo segmentata. Inoltre il SuperInps le fa ombra…C’è una voragine informativa e non è chiaro chi sponsorizza i fondi pensione….”

Anche l’informazione sulla previdenza complementare è dunque scarsa, che poi sia più conveniente di altre forme di risparmio e di investimento è tutto da valutare in base alle esigenze di ognuno. Quel  che è certo è che per noi senior non ancora in pensione, cresciuti culturalmente all’ombra del welfare onnicomprensivo, è un po’ difficile pensare che lo Stato non ci garantirà lo stesso tenore di vita di sempre e che invece dobbiamo fare i conti per tempo per capire cosa ci aspetta: prima si comincia meglio è.

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Amo i progetti…

Io: Amo i progetti, mi danno una prospettiva interessante sul futuro. E sposo una visione di società aperta e delle opportunità, dove la responsabilità individuale e le libere scelte rispetto alla propria vita sono una componente fondamentale. Penso quindi che si possano immaginare (sognare?) varie opzioni riguardo a come vivere la fase di vita nuova, quella da senior, quella in cui non si è più nel pieno della maturità ma non si è ancora anziani “veri”.  Non mi piace quando – e capita anche a me – si fanno prevalere i vincoli sulle opportunità e ci si blocca di fronte a qualche avversità. Non sono cieco di fronte ai vincoli. Li vedo: quelli economici, quelli di salute, quelli pensionistici, quelli culturali, eccetera, ma sono convinto che all’interno di questi vincoli ci sia la possibilità per tutti, chi più chi meno, di scegliere tra diverse opzioni.

L’altro: Ti avrei dato ragione qualche anno fa, ma oggi come puoi sostenere ancora questo ? Non vedi che la crisi economica sta chiudendo tutte le strade ? Il pensionato di 58 o 60 anni, con un po’ di soldi da parte e con la possibilità di godersela, è una razza in via di estinzione. La pensione ce la stanno portando a 70 anni: altro che opzioni, devi continuare a lavorare altri dieci anni per portare a casa lo stipendio. E quelli che rimangono senza lavoro e senza stipendio non riescono a trovarne un altro. La via è obbligata: se sei fortunato, continui a lavorare come hai fatto fino ad oggi, se invece sei sfortunato fai la fame.

Io: La solita esagerazione, e la consueta mistificazione di come è fatta la società oggi: lo sai che tra i 55 e i 64 anni, più della metà non lavora, non perché espulso ma per scelta ? Sì, l’età della pensione si sta allungando ma non penserai davvero che fino a poco tempo fa tutti avessero in mente di smettere di lavorare a 60 anni ? Forse dimentichi che tantissimi artigiani, commercianti, professionisti, manager, professori e anche impiegati, hanno voglia di continuare a lavorare. E tra gli uomini, da un pezzo si sapeva che non si andava più in pensione a 60 anni.  Comunque è un errore pensare che le opzioni di vita dei cinquanta- sessantenni siano legate solo al lavoro e alla pensione. A quell’età non devi fare più il genitore a tempo pieno, puoi guardare alla carriera con più distacco, puoi regolare di più i tuoi tempi. Pensa a quante possibilità hai di dedicarti ad altre attività o a passioni non lavorative che ti hanno sempre preso. Non si tratta di passare tutto il giorno a giocare a carte o a tennis (che comunque non ci sarebbe niente di male), ma di dare un senso diverso alla propria vita.

L’altro: Benissimo, vuoi parlare di cose diverse dal lavoro ? Ecco: ti faccio l’esempio di un mio amico, che a 59 anni ha avuto una malattia che lo costringe a camminare con fatica, altro che viaggi ! O di un altro amico di 64 anni la cui principale preoccupazione è di arrivare a fine mese con i 600 euro di pensione che riceve. O di un altro ancora che ha perso la serenità per via del figlio ormai trentenne che non riesce a trovare uno straccio di lavoro e con cui convive con difficoltà. Questa è la realtà !

Io: Sono d’accordo che “anche” questa è la realtà. Tu mi porti sempre degli esempi sfortunati. Ma anche in questi casi gli spazi per vedere il bicchiere mezzo pieno ci sono. Le malattie ci sono sempre state, però è innegabile che oggi si vive di più e che i tanto bistrattati medici ci rimettono in sesto più di quel che succedeva una volta. E il tuo amico con la pensione bassa, nessuno nega che dovrà fare i salti mortali per la spesa quotidiana, ma magari può trovare ora il tempo per avere soddisfazioni nei rapporti familiari o in qualche giro di amici o in una passione che fino ad oggi non aveva potuto coltivare come avrebbe voluto. Sulla preoccupazione per i figli ti capisco molto, anch’io sono preoccupato per il futuro, come credo che oggi lo siano tutti i genitori di figli grandi, d’altra parte la nostra generazione è stata tra le più fortunate della storia dell’umanità, più che lamentarci dovremmo interrogarci su cosa abbiamo sbagliato per consegnare un futuro così incerto alle generazioni più giovani.

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Ci provo

Ho letto da qualche parte che a 57 anni si è al massimo delle proprie capacità professionali, io ne ho 58 quindi non dovrei essere molto lontano dal top, invece per l’azienda per la quale lavoro da tanti anni sono una scarpa vecchia che non serve più.
Ho una laurea in ingegneria, fino a due anni fa lavoravo in produzione e al controllo qualità, poi in azienda è cambiato tutto e sono finito tra quelli a cui non sapevano cosa far fare. Mi hanno chiesto di occuparmi di attività commerciali, ho accettato ma è risultato evidente subito che non ero molto portato per un mestiere che non era il mio.  Adesso stiamo trattando per la mia uscita, che non posso prendere alla leggera. Ho tre figli, nessuno dei tre è autonomo economicamente e vivono ancora con me e mia moglie. Non penso che sia difficile immaginarsi le mie preoccupazioni per i soldi che devo portare a casa.
Che faccio ? mi sono chiesto. Proverò a farmi liquidare bene, questo è poco ma sicuro. Però a parte questo, non voglio pensare che la mia vita professionale sia finita, non voglio per la mia dignità e per non sentirmi morto prima del tempo. Così ho preso una decisione, un vecchio conoscente ha avviato da un anno una nuova piccolissima azienda nel settore dell’illuminazione intelligente, mi ha chiesto se gli do una mano per curare alcune attività di progettazione e gli ho detto di sì. L’azienda praticamente è ancora in fase di avvio e il settore io non lo conosco, quindi i rischi sono tantissimi ed è come andare per mare aperto senza essere un provetto navigatore, però questo è un treno che passa e se non lo prendi al volo poi non è detto che ne passa un altro più bello. Forzando la mia naturale prudenza ho deciso di provarci, l’animo è pesante ma magari questa sfida mi serve anche per rasserenarmi. Almeno lo spero.

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