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La lotta della vita

La vita è una lotta continua. Sono nata in una famiglia umile, non ho potuto studiare, peccato mi piaceva tanto, ho dovuto accontentarmi di un lavoro che non mi ha mai soddisfatto, mi sono sposata con un uomo ancora più sfigato di me, lavoriamo come matti per pagare un mutuo che finirà quando io avro’ 70 anni, ho avuto un cancro, mi ricordo che andavo a lavorare con 30 punti al seno, ci dovevo andare , ero in nero e la mutua non l’avevo, se poi mi licenziava ? L’unica soddisfazione un figlio laureato, ora disoccupato…Adesso  faccio la badante, spero sempre che i vecchietti campino il piu’ possibile, ora i piu’ ricchi sono proprio i pensionati… Ho 58anni, devo lavorare e per fare cio’ devo cercare di rimanere giovane, forse e’ proprio questo bisogno che mi dà tanta forza, vivo continuamente nell’ansia di non farcela, intanto vado avanti, alle volte mi chiedo: perche’ la mia vita non cambia? Lotto da sempre, e forse non avro’ la mia piccola pensione al minimo che speravo di avere perchè tutte le leggi sono cambiate. La vita è una vera fregatura, e pensare che alcuni vanno in pensione e si ammalano perchè non sanno cosa fare.”

La persona che ha inviato questa storia si firma “lotta continua”. Anche se preferirei che le firme fossero nomi di persone, rispetto la scelta di chi scrive e pubblico con questa firma. Non so se è voluto il richiamo al vecchio movimento politico, immagino di sì, anche se non ne sono sicuro.  Sono però altre due le cose, cara lotta continua, che mi colpiscono della tua storia – sfogo.  La prima è personale: è altissimo il livello di amarezza e di rabbia che esprimi per tutta la fatica che hai fatto nella vita e per le poche soddisfazioni che hai ricevuto, ma questo è unito ad una tenacia nella lotta quotidiana per la sopravvivenza che pure mi sembra elelevatissima e che forse è un patrimonio che tu possiedi e che altri non hanno. La seconda cosa che mi colpisce è sociale: che le differenze, le ingiustizie e i conflitti sociali nascano dai rapporti di lavoro non è certo una novità, quel che mi colpisce è che nella tua esperienza attuale di badante i già pensionati sono visti come dei privilegiati.

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Tempo libero o tempo vuoto ?

L’uso che facciamo del tempo è uno dei più potenti indicatori delle nostre scelte di vita.   E un diverso modo di usare il tempo è di solito per i senior uno dei segnali dell’inizio di una nuova fase di vita.  Le storie di Patrizia e di Domenico ce lo raccontano.

Patrizia, che oggi ha 58 anni, da più di trenta ha un’organizzazione della propria vita dettata dagli impegni familiari e lavorativi: da sempre le giornate seguono i ritmi e gli orari dell’ufficio dove lavora e per tantissimi anni  la sua vita è stata calibrata sui calendari scolastici e sull’accompagnamento dei figli ai loro diversi appuntamenti.

Domenico, 61 anni e un bel negozio da portare avanti, da quando aveva poco più di vent’anni per sei giorni su sette si presenta al posto di combattimento all’ora di apertura e la sera, dopo aver salutato l’ultimo commesso, chiude bottega e puntuale si incammina verso casa per cena.

Sia Patrizia sia Domenico hanno avuto anche altre occupazioni e ad entrambi non sono mancati hobbies, sport, vacanze e amici, ma di fondo la loro vita è girata intorno agli impegni lavorativi e familiari, che hanno cadenzato anni e mesi e hanno regolato le singole giornate.

Quando Patrizia si accorge che i figli, ormai cresciuti, non richiedono più l’assistenza di una volta e i loro orari sono ormai completamente diversi dai suoi, ha davanti a sé l’evidenza che un po’ di tempo si è liberato e che questo le consente una maggiore libertà di manovra. Quando poi sul lavoro le propongono, per gli anni a venire prima della pensione, di trasformare il suo contratto da full time a part time, entra in crisi e non riesce a prendere una decisione veloce, non tanto per ragioni economiche, ma perché è combattuta tra due sentimenti: da una parte il desiderio forte di avere del tempo finalmente “liberato” dagli obblighi quotidiani, dall’altra parte il timore di non essere pronta a dare un senso a questa improvvisa possibile libertà.

Dal canto suo, Domenico negli ultimi anni si è accorto che suo figlio, quello che ha deciso di proseguire nell’attività commerciale del padre, ormai ce la potrebbe fare da solo nel condurre il negozio e questo gli ha dato agio di prendersi qualche vacanza che un tempo non si sarebbe concesso: una settimana con la moglie in crociera e poi qualche giorno con amici a caccia che è la sua passione. Il figlio ad un certo punto gli ha fatto capire che non gli dispiacerebbe diventare il dominus del negozio e da quel momento Domenico si interroga, per la prima volta dopo tanti anni, su come potrebbe impiegare il tempo che finora era incanalato su binari straconosciuti.

Per i nostri, si stanno verificando degli eventi che segnalano il possibile avvio di una fase di vita nuova. Il tempo, da accuratamente organizzato secondo orari e tabelle di marcia routinari, potrebbe improvvisamente rivelarsi come una prateria da conquistare.  E questo porta con sé tante opportunità, ma anche tante insicurezze.

Va bene passare dal tempo etero-diretto al tempo autogestito, dalle scadenze e dagli orari obbligati allo scegliere io cosa fare della mia giornata, ma a volte un “contenitore” che obbliga ad impegni ed orari è meno faticoso di uno spazio che devo riempire io in modo soddisfacente.

Il “poter avere più tempo per me”, desiderio tante volte espresso, da méta agognata può trasformarsi in incognita preoccupante. Un conto è il “tempo liberato”, che tutti amiamo conquistare, un altro conto è il “tempo vuoto”, cui non riusciamo a dare un senso, da cui scappiamo quasi tutti a gambe levate.

Ecco così che i nostri Patrizia e Domenico sperimentano un modo diverso di concepire e usare il tempo e, insieme a questo, sperimentano anche l’ingresso nella fase di vita nuova dei senior, con tutte le gioie e le preoccupazioni che porta con sè.

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Sempre in pista….

Ecco la riflessione di Roberto: Mi piace questo sito ! Sono un 62enne, attivissimo, imprenditore, vivo in Indonesia (….senza grossi rimpianti) e mi sento ancora “all’inizio”.
Forse sottovaluto l’età ma, molto spesso, mi piace ricordare le frasi di mio papà: meglio morire “sani”… che vivere “malati”…   Il senso spero sia chiaro e questo mi aiuta a vivere con coraggio ed a dimenticare le “paure” per la salute!
Un abbraccio a tutti i “colleghi” ed alle “colleghe”…..ed un augurio di serenità e forza: meglio affrontare le sfide della vita con decisione e forza perchè, alla nostra età….non possiamo più sbagliare!

 

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Che paura il calo di memoria!

Quando si parla del possibile decadimento delle capacità cognitive (calo di memoria, di concentrazione, di creatività, di capacità d’apprendimento, eccetera) di solito non lo si fa con disinvoltura, ma anzi spesso con un po’ di ritegno e, come per tutte le paure, il meno possibile. E però è uno dei fantasmi che più agitano le menti dei senior, anche se viene dichiarato a fatica.  Vuoi perché si fa strada la consapevolezza che più in là negli anni, soprattutto dopo gli ottanta, le demenze senili (così le chiamano odiosamente i medici) stanno diventando le malattie più diffuse, vuoi perché è esperienza quotidiana del senior il far più fatica a ricordarsi subito tutti i nomi e i numeri che servono, fatto sta che il timore del decadimento cognitivo è ben presente tra i cinquantenni, i sessantenni e i settantenni.

E allora ben vengano tutte le iniziative che fanno chiarezza su quali sono i veri rischi, di cosa invece è bene non aver paura e soprattutto di come si fa a tenere in forma la mente, non solo il corpo.  Iniziative come, ad esempio, l’incontro che organizza Lifely.it questo mese con Giuseppe Iannoccari dal titolo “Fitness per la mente: se non la usi la perdi!” sono le benvenute.

Anche Ottavia Albanese, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università Bicocca di Milano, nonché coautrice del bel volume “Crescere e invecchiare”, nel suo intervento alla presentazione del libro “I ragazzi di sessant’anni” ha fatto chiarezza su alcuni punti. Intanto che non tutti i tipi di memoria vengono meno: la memoria semantica, quella che affonda le radici nella nostra storia personale, di solito non viene scalfita. E la working memory, la memoria recente di lavoro, anche se cala può essere compensata con tecniche mentali per arrivare a ricordare ciò che serve. Inoltre, non ci sono affatto riprove che nei senior debba calare per forza la brillantezza del ragionamento, la capacità creativa o l’abilità nell’imparare cose nuove. Anzi, la mente può essere ancora incredibilmente prodiga di piacevoli sorprese, ma a due condizioni: bisogna tenerla in allenamento e l’allenamento non deve cominciare tardi. Per questo l’invecchiamento mentale è diverso da persona a persona, perché sono diverse le esperienze e l’educazione individuali. Dice la Albanese nell’intervista riportata nel libro “I ragazzi di sessant’anni”: “Il perseguire la creatività anche nelle parti finali della vita è un’idea che oggi si sta affermando. Però non è che si diventi creativi solo perché si ha più tempo: o uno si è educato alla creatività durante la sua vita… oppure è difficile che questa emerga.”

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