Posts Tagged: pensione

Ho ripreso in mano la mia vita

Scrive la 63enne Gianna: Il mio pensionamento, avvenuto qualche anno fa, ha coinciso con l’aggravamento di mio marito. Il pensionamento l’ho vissuto molto male, abituata ad un ritmo frenetico da molti anni. In un giorno mi sono sentita subito vecchia, non ero abituata a stare a casa, e a peggiorare le cose i miei figli continuavano a ripetere all’infinito: “Guardi la televisione come tutte le pensionate”. Magari neanche la guardavo, non conoscevo i programmi giornalieri, dovevo solo sentire il rumore. In più anche i miei figli, non essendo abituati a vedermi in giro per casa, non erano liberi e si sentivano controllati. Mi mancava tutto, i miei colleghi, i miei orari, un paio di volte la mattina mi sono trovata in bagno alla solita ora a prepararmi pronta ad uscire.
Dopo la morte di mio marito (è durato poco), ho detto basta, mi sono guardata intorno e ho ripreso in mano la mia vita. Avevo sempre detto che in pensione mi sarei iscritta ad un’associazione di volontariato: bene, l’ho fatto, ho partecipato a dei corsi, ed eccomi autista di ambulanza e soccorritore, e in più tenevo la cassa.
Sono abituata a contare su me stessa, sia nelle decisioni che per quanto riguarda l’indipendenza economica, e questo lo facevo anche quando c’era mio marito.
Ora, con questa crisi, sto affittando agli stranieri che vengono qua in vacanza (vivo dalle parti di Oristano) dei piccoli appartamentini facenti parte della mia casa in campagna, almeno per pagarmi un po’ di spese e tasse.
Sto raccogliendo le mie olive e presto farò del buon olio, perciò sono molto indaffarata. Non so come, ma il tempo non basta mai: quando lavoravo ero sempre organizzata, mentre ora spesso salta tutto. Forse questi sono gli unici momenti in cui mi manca un uomo, e ai miei amici che continuano a dirmi “Perché non ti trovi un compagno?” rispondo “Qua c’è troppo da lavorare, non se ne trovano uomini che vogliono fare questa vita!” e non sono solo battute.
Ho la fortuna di avere una buona salute, sono solare, ho dei bravi figli e se mi guardo in giro mi sento molto fortunata nonostante tutto.

In foto: Andrea Costa, Ulivi in Sardegna

Read more

All’estero con la pensione

Una volta era considerata una scelta eccentrica riservata a pochi privilegiati, buona per inglesi e nordici in genere, che d’inverno scappano dalle loro gelide terre per asciugarsi le ossa. Anche per gli operatori turistici e immobiliari, più che un mercato di nicchia in Italia era visto come il vezzo di un piccolo e insignificante manipolo di senzapatria.

  Oggi molti si stanno ricredendo: pare che anche i senior italiani stiano  prendendo in considerazione la possibilità di vivere all’estero (se non tutto l’anno, per molti mesi l’anno) in posti bellissimi e assai meno costosi dell’Italia, dove 1000 euro al mese di pensione o di rendita bastano per passarsela bene.

E’ un’opzione che riguarda appunto chi, senza essere ricco, riceve ben più della pensione minima (incassa più di mille euro circa un quarto dei pensionati) oppure chi è riuscito a mettere da parte risparmi nel corso della vita. Naturalmente per far la valigia è anche necessario non avere più impegni o incombenze familiari continuativi.   Comunque sia, non stiamo più parlando di una scelta limitata a pochissime persone. Non ci sono dati precisi sull’argomento, ma a conferma di quanto sto dicendo vale la pena di ricordare un segnale, riportato da Franca Roiatti nel suo informatissimo articolo comparso di recente su Panorama:  l’Inps paga quasi 400 mila pensioni all’estero; è vero che il dato comprende anche emigrati di lungo corso e residenti in altri paesi con doppia cittadinanza, però il numero è proprio alto. Altri che hanno provato a quantificare il fenomeno, hanno parlato di 29.000 pensionati, per lo più lombardi, che ormai hanno scelto di vivere all’estero e di popolare quelle che ormai vengono chiamate “le spiagge dell’Inps”.

Perché si fa questa scelta ? Molti la fanno per la bellezza dei posti di destinazione o per il clima, per vivere senza riscaldamento e godere di temperature miti anche d’inverno. Qualcuno la interpreta come la decisione di svolta della propria vita, il sogno lungamente vagheggiato e finalmente realizzato di fuga dalle nostre brutture quotidiane. Però la maggior parte è attratta proprio dal basso costo della vita di questi luoghi e quindi dalla possibilità di godersi un tenore di vita che in Italia, con gli stessi soldi, sarebbe impossibile.

La migrazione sta avvenendo verso i posti più disparati: solo per fare degli esempi, dalla vicina Spagna alla Tunisia, dalla Thailandia a Bali, per passare dal Centro America e dal Brasile e per finire in Egitto o in Kenia.  Tutti luoghi di attrazione dove sperimentare un nuovo  modo di vivere.

Per chi è interessato all’articolo della Roiatti: http://economia.panorama.it/Pensioni-estero-vivere-con-mille-euro-mese

 

Read more

Malgrado tutto sono ottimista!

Da parte di Angela: Ho 63 anni, pensione minima, continuo a lavorare anche se non conviene tra tasse e inps che richiede indietro soldi non dovuti, provo rabbia quando vedo i compensi di manager pensionati e con cariche prestigiose e milionarie, ma non ho alternative.

Rabbia perchè, dopo divorzio e una vita non facile, non posso godermi questi anni in santa pace facendo le cose che veramente mi interessano e sono tante!

Ho un carattere allegro e mi incuriosisce conoscere e imparare cose nuove, dall’inglese al teatro ai corsi dell’UNI 3 ecc.ecc , godermi i nipotini, viaggiare e così via.Non è detto che non ci riesca, malgrado tutto sono ottimista e poi riciclarsi mantiene giovani vero!!!!!!!!!!!

  Biancospino: speranza e buona fortuna !

Read more

I giovedì di Nestore

Giovedì 18 ottobre h. 16.00, a Milano presso la Società Umanitaria di via San Barnaba 48, l’Associazione Nestore organizza un incontro dedicato al libro “I ragazzi di sessant’anni”.

L’Associazione, ormai attiva da molti anni con ricerche, incontri, corsi e dibattiti sul tema della transizione dal lavoro al pensionamento, organizza mensilmente i “Giovedì di Nestore”: incontri dedicati a libri e ad argomenti di attualità e di rilevanza sociale e soprattutto interessanti ed affini alla natura e agli obiettivi dell’Associazione.

A presentare “I ragazzi di sessant’anni” e a discutere delle tesi in esso contenute, oltre a me saranno presenti Dante Bellamio, docente universitario, e Mauro Vaiani, formatore. L’incontro sarà moderato da Pier Paolo Bollani, giornalista ed opinionista. Seguirà dibattito con il pubblico.

Read more

Rapporti fra generazioni

Qualche giorno fa Ileana ha inviato un commento ad un articolo apparso sul blog sul tema del rapporto con le giovani generazioni. Con il suo consenso pubblico il suo commento anche nella rubrica “Le vostre storie”.   In foto donne di quattro generazioni insieme.

Dice Ileana: In cerca di spunti per un’attività di volontariato (non certo la prima nella mia vita) mi sono trovata a leggere i vostri commenti. Mi trovo nella duplice figura di “anziana” e madre di giovani appena entrati nel mondo del lavoro. Lo scontro generazionale è inevitabile. Mia madre, per esempio, ha 84 anni, ha versato solo la volontaria, ha lavorato in casa (e oserei dire come molte sarte, senza pagare alcuna tassazione sui suoi introiti), sta percependo una pensione minima che aggiunta alla reversibile di mio padre, le permette di vivere dignitosamente, senza chiedere nulla a me. Ogni generazione si deve arrangiare come può, è triste doverlo dire. Noi baby boomers non abbiamo fatto fatica a trovare un posto di lavoro, ma ora molti di noi sono nella categoria “esodati”. Anche i miei figli (uno ha provato a lavorare in proprio e faticosamente sta a galla, l’altra dopo alcuni contratti a tempo è stata finalmente assunta) hanno lottato ma ora sembrano avviati. Di fare una pensione volontaria non se ne parla, non basterebbe lo stipendio! Quindi ancora noi dobbiamo aiutarli nel presente, nel futuro non so! Trovo esecrabile comunque chi è andato in pensione con 19 anni sei mesi e un giorno, sono quelli che vedi nei viaggi organizzati che, grazie alla buona salute e a non aver lavorato quasi mai, si permettono di godere la loro vecchiaia in pienezza. Quindi mi sento molto più vicina ai giovani e non lamentiamoci se hanno qualche riserva nei nostri confronti!!!!

Read more

Pensione scippata

Gemma Danesi ha inviato al Presidente della Repubblica e al Ministro del Lavoro due lettere, che mi propone di far conoscere come sua “storia”. Ho deciso di pubblicarle perchè segno di un problema importante, anche se non rientrano nei canoni editoriali della rubrica “Le vostre storie”.

Dice Gemma: Anch’io ho sessant’anni ma la pensione non l’avrò mai grazie alla Fornero.

Milano 09/08/2012
Egregio Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
spero di trovare le parole per esprimere il mio problema in modo sintetico e comprensibile e che tali parole possano trovare una risposta.
Le allego la lettera indirizzata al ministro Fornero, la quale si è ben guardata dal darmi una risposta.
Ora che ho 60 anni mi ritrovo senza la possibilità futura di una pensione, pur avendo oltre 780 contributi perfezionati entro il 31/12 /1992 requisito valido fino al dicembre 2011 e improvvisamente spostato in avanti di altri 5 anni lavorativi.
Non risulto tra gli esodati per i quali si sta cercando di salvaguardare gli accordi fatti dallo Stato con le aziende.
Io che mi ero fidata della parola dello Stato non sono nessuno e mi si chiede di lavorare ancora 5 anni perché i diritti pregressi per me non valgono.
Il lavoro (magari lo trovassi), per quanto lo stia cercando è pressoché impossibile. Di suicidarmi non ne ho voglia ma lotterò per difendermi da questa palese ingiustizia ed è per questo che mi rivolgo a Lei ultimo baluardo istituzionale dello Stato e garante della legalità.
In allegato la lettera di cui sopra e che illustra in maniera sintetica ma chiara la vicenda.
Certa di una Sua risposta Le invio i più cordiali saluti
Gemma Danesi

Lettera aperta al Ministro Fornero

Sono una donna nata nel 1952 che dopo il secondo bambino, non avendo vicino chi poteva aiutarmi e non potendomi permettere la baby sitter, ho dovuto lasciare il lavoro.
Allora, nel 1986, bastava aver superato 15 anni di contributi per avere diritto alla pensione.  Le varie riforme pensionistiche avvenute nel frattempo, avevano mantenuto questa clausola fino al mese di dicembre 2011.  Adesso al compimento del 60° anno, per alcuni mesi di differenza, mi trovo improvvisamente eliminata la speranza di un contributo pensionistico. Mi è stato detto che con la legge Fornero la mia pensione è stata definitivamente cancellata. Non dico spostata in avanti di un periodo, come per tutte le altre. No. È stata cancellata tout court.
É come se uno avesse in banca dei risparmi da parte per la vecchiaia e gli dicessero che gli sono stati requisiti. Bel colpo Ministro Fornero. Brava.
Provi a fare la stessa cosa con i suoi colleghi che hanno mantenuto il diritto alla pensione con i 5 anni della legislatura. Lei viene a portarmi via la speranza di una pensione di 4/500 Euro al mese per risanare i conti di questo Stato che a questo punto non è più mio, è solo Suo.
Lei in pratica a me toglie la speranza di un piccolo sussidio che mi sono pagata per salvaguardare i Suoi privilegi.
Io però non intendo suicidarmi e lotterò per vedere riconosciuti i miei diritti di cittadino.
Se poi risulterà che siamo tornati al Medioevo, verrò a questuare alla porta dei palazzi di Voi Feudatari come forse vorreste riaccadesse.
Gemma Danesi

Enrico: Cara Gemma Danesi, sarò sincero, anche se le risulterò poco gradevole: pur essendo colpito dalla sua vicenda umana e pur comprendendo la rabbia di chi all’improvviso si trova tradita dal cambiamento di regole su cui ha costruito le proprie aspettative di vita, devo dire che personalmente non ho mai sentito troppa comprensione per chi ottiene la pensione per 15 anni di lavoro (se ho capito la sua lettera era questa la sua condizione). Ovviamente molto peggio chi si porta a casa un ricco vitalizio dopo 5 anni di incarico politico (e se adesso lo eliminassero, anche se pure questo era un “diritto acquisito”, credo che ne saremmo tutti felici). Forse bisognerebbe prendersela innanzitutto con chi per decenni, fin da quando eravamo giovani, ci ha illuso che le risorse fossero infinite pur di ottenere consenso.    Non ho alcuna competenza tecnica riguardo alle pensioni, ma nella sua doppia missiva c’è qualcosa che non capisco: la pensione non l’avrà mai o le è stata spostata in avanti di alcuni anni ?

Read more

Agli over 50 serve una lobby ?

Ha senso che le persone che condividono la stessa età, ad esempio le persone over 50 o quelle over 60, facciano associazioni che operano come una lobby e diventino un gruppo di pressione che cerca di influenzare le decisioni di chi fa le leggi e di chi governa  ?

La risposta alla domanda negli Stati Uniti è stata già data ed è affermativa.

La American Association of Retired Persons (AARP) è una associazione che raccoglie più di 37 milioni di iscritti negli USA.  Anche se non siete ancora “retired”, pensionati, ma semplicemente avete superato la boa dei 50 anni, pagando una abbordabile quota di iscrizione di 16 dollari l’anno, potete associarvi e godere di vari sconti, ad esempio quando andate a vedere uno spettacolo o per acquistare medicine. Iscrivendovi riceverete anche molte informazioni utili per chi ha questa età e vi potrete pure fare una assicurazione medica.  L’AARP dispone di una rivista, di un bollettino, di un sito, nonché di una televisione e di una radio nazionali. E’ evidente che si tratta di un’organizzazione potente.

Anche se si definisce un’organizzazione non profit, non partisan, dedicata unicamente a favorire l’indipendenza e le scelte virtuose degli over 50, è chiaro che se quest’organizzazione si muove verso il potere politico diventa una lobby potentissima. E così è stato negli ultimi anni, ad esempio nel dibattito, accesissimo in America, sui tagli o sulle estensioni della social security e del sistema Medicare, dove AARP si è battuta per evitare i tagli.  Capite che rappresentare 37 milioni di associati non può lasciare indifferente alcun politico !

In Italia non mi sembra che abbiamo qualcosa di analogo. Esistono sì associazioni nate con l’obiettivo di dedicarsi ai senior, così come riviste o giornali on line o siti o blog che hanno come loro missione l’occuparsi dei problemi delle persone over 50 e 60, ma niente di paragonabile ad una associazione – lobby come l’AARP.

E’ un bene o un male il fatto che in Italia non abbiamo niente di assimilabile all’AARP ? Difficile dare una risposta in assoluto. Dipende da come si caratterizzerebbe un’associazione del genere. Certo, in Italia la gerontocrazia è imperante e quindi manca più la voce influente delle generazioni giovani piuttosto che di quelle anziane. Però poi mi vengono in mente due casi che mi porterebbero a conclusioni opposte. Il primo caso riguarda la notizia – choc che nei patri tribunali ogni anno vi sono 30.000 (!!!) cause intentate da figli grandi (in media 29 anni, per il 70% studenti fuoricorso) nei confronti dei loro genitori (in media 59 anni) per continuare ad essere mantenuti, malgrado la volontà opposta dei loro genitori. In base ad una legge del 2006, i giudici danno quasi sempre ragione ai figli e quindi si sta diffondendo la prassi del trentenne che si fa mantenere a forza da genitori non consenzienti. In questo caso, una lobby di senior che premesse per buttare a mare quella legge e perché i giudici diano una interpretazione più restrittiva la vedrei assolutamente di buon’occhio.  Il secondo caso invece mi porta a vedere con timore  la nascita di una lobby di sessantenni: vi immaginate le barricate che una loby del genere avrebbe innalzato di fronte all’avanzare dell’età della pensione ?

Read more

Il senior piace all’imprenditore

A Carlo, 65 anni, è stato chiesto di recente di continuare a lavorare nella piccola impresa dove ha speso quasi tutta la sua vita, benché già pensionato.  L’azienda ha valutato che la sua professionalità è ancora preziosa e al momento difficilmente sostituibile. E’ un caso non frequente in Italia, ma un segnale importante.

  In un periodo in cui sta diventando d’attualità parlare di valorizzazione dei senior e in cui le imprese italiane stano faticosamente cercando di gestire gli effetti della riforma Fornero, il tema della vita lavorativa dei 55-70enni comincia giustamente ad essere al centro dell’attenzione.   Senza scomodare come al solito le esperienze dei Paesi nordici come la Danimarca che ormai possono vantare pratiche di successo sull’argomento, arrivano più di recente notizie da alcuni distretti della Germania, di imprese che richiamano al lavoro ultrasessantenni già ritiratisi perché detentori di competenze che non si è riusciti a trasferire ai più giovani.

A questo proposito, sono interessanti i risultati di una recente indagine indipendente commissionata dalla nordamericana BMO Retirement Services, un istituto leader nei piani di pensionamento che fa parte di un importante e omonimo gruppo finanziario.

Su 412 imprenditori intervistati, quasi la metà dichiara di aspettarsi dei benefici dai baby boomers loro dipendenti che prolungano la carriera lavorativa anche oltre i 65 anni.  Più precisamente, solo il 4% degli imprenditori crede che i dipendenti che ritardano il pensionamento saranno un elemento negativo per l’azienda, mentre il 45% ritiene che le carriere protratte nel tempo condurranno ad un risultato positivo per l’impresa. Dichiara Todd Perala, un dirigente di BMO: “Molti imprenditori sono felici di trattenere in azienda i migliori. C’è un riconoscimento generale, nelle azienda americane, che i sessantenni possiedono un’ esperienza di gran valore.” Mentre una volta la persona di questa età veniva diffusamente considerata un peso sia per i suoi costi sia perche limitata nell’uso delle nuove tecnologie, oggi questi due punti deboli vengono superati, nella percezione collettiva, dalla constatazione che l’esperienza apporta comunque maggior valore.     Sempre secondo l’indagine BMO, la previsione degli imprenditori è che la percentuale di lavoratori che protrarranno il pensionamento si collocherà tra il 30% e il 50%.

Certo, gli americani sono abituati ai piani di pensionamento privati e questo condiziona il loro atteggiamento verso l’argomento. Fatto sta che nel mondo, di fianco ai vincoli di spesa pubblica che “obbligano” ad allungare l’età pensionabile, vi sono ragioni positive che fanno prevedere un’adesione crescente, sia di imprese sia di lavoratori, alle carriere lavorative prolungate.

Read more

Pensioni, tormentone infinito

Dovremmo esserci abituati, sono più di vent’anni che fatta una modifica al sistema pensionistico si comincia subito a parlare di come riformare la modifica. Eppure questa volta, nella mia ingenuità, sono rimasto comunque sorpreso. Ma come ? La riforma Fornero di fine 2011 doveva essere quella che sanava definitivamente gli squilibri pensionistici italiani e che ci permetteva di allinearci alle richieste europee e dei mercati, e già a distanza di pochi mesi c’è chi la mette in discussione ? Non parlo tanto del pasticcio degli esodati, che si è manifestato subito poche settimane dopo la riforma e che sta trovando, strada facendo, una soluzione che si spera deroghi alla regola generale solo per il contingente, non che si protragga per un lustro.  Non parlo tanto di questo, quanto piuttosto delle proposte di modifica che stanno facendo capolino nel nostro Parlamento e delle dichiarazioni spavalde di esponenti di rilievo di alcuni  partiti (anche di quelli che sostengono il Governo) che promettono che dopo le elezioni del 2013 si cambierà ancora (qualcuno ammette che intende fare retromarcia, molti usano l’ipocrita espressione “faremo miglioramenti”, qualcun altro parla di integrazioni). E’ vero che oggi le scelte individuali dei senior non sono più tutte condizionate dalle regole sulle pensioni, ma insomma un orizzonte un po’ più definito sarebbe auspicabile!

Personalmente non sono nelle condizioni oggi di avere chiaro quali sono tutte le proposte in campo e da parte di chi (ma sono pronto a scommettere che neppure gli addetti ai lavori lo sanno con precisione), siamo ad uno stadio in cui le iniziative individuali mi sembra prevalgano su quelle ufficiali di partito. Comunque, pur con informazioni che al momento sono molto parziali, mi sembra utile tener ben distinte due posizioni (al di là dell’espressione “faremo miglioramenti”) che si vanno profilando tra chi propone cambiamenti alla recente riforma.  Una posizione è di chi vorrebbe reintrodurre le pensioni per i 55-60enni con 35 anni di anzianità, con l’eventuale penalità di avere tutta la pensione pagata con il metodo contributivo ma con i costi aggiuntivi a carico dello collettività. La seconda posizione è di chi cerca una soluzione più flessibile e meno rigida all’età pensionabile, lasciando la possibilità di prendere la pensione qualche anno prima o qualche anno dopo rispetto a quella stabilita per legge (66-67 anni), ma penalizzando i primi in modo che non vi siano costi pubblici aggiuntivi e premiando i secondi in ragione degli anni di pensione non goduti.

Vedremo nei prossimi mesi se queste idee e proposte avranno gambe e se risulteranno più chiare nei loro effetti (non solo sui cinquanta-sessantenni, ma anche sul futuro dei giovani e sui conti pubblici). Certo, già fin d’ora si può dire che sono due soluzioni diversissime. Se le applicassi a me stesso, nel secondo caso sceglierei probabilmente di avere comunque l’assegno all’età “normale” (66-67 anni) e quindi dovrei aspettare quasi una decina d’anni prima di riscuoterlo. Nel primo caso invece potrei chiedere subito all’Inps la pensione (dieci anni in più che lo Stato mi sovvenzionerebbe!) e non avrei penalizzazione sull’entità dell’assegno mensile perché metodo contributivo e retributivo nella mia fattispecie fanno una differenza minima. Come se avessi vinto alla lotteria ! Ma poi avrei il coraggio di guardare ancora negli occhi i miei figli ventenni, la cui generazione dovrebbe sopportare il costo del regalo che mi verrebbe fatto ?

Read more

Pensioni: la media del pollo

L’età media per l’accesso all’assegno dell’Inps si sta alzando. Secondo informazioni circolate negli ultimi giorni, siamo arrivati, dato medio e riferito ai primi sei mesi del 2012, a 61 anni e 3 mesi.  “L’Italia si avvicina alla Germania”, così è stato salutato il nuovo dato, con una certa enfasi, da parecchi media.    Effettivamente il risultato di metà 2012 ci fa fare un salto: quasi un anno in più rispetto al 2011 (eravamo a 60,4 anni), due anni secchi in più rispetto ai francesi (fermi al 59,3) e a una spanna dai tedeschi (che sono a 61,7).

Tra l’altro, questa crescita non è dipesa, come si potrebbe credere a prima vista, dalla riforma Monti-Fornero, ma è l’effetto a scoppio ritardato delle scelte sulla finestra mobile e sul cosiddetto “scalino” fatte dai Governi precedenti.  La riforma del Governo “tecnico”infatti dispiegherà i suoi effetti solo a partire dal 2013.

Stiamo dunque facendo i famosi “compiti a casa”?  Si direbbe proprio di sì.

Peraltro, la lettura dei dati disaggregati fa subito emergere che la media citata è il risultato di  età molto diverse tra loro a seconda delle diverse condizioni, insomma siamo proprio di fronte alla famosa media del pollo.  Intanto si mantiene una grande differenza tra l’età media di pensionamento per la pensione di anzianità (che è rimasta sotto i sessant’anni, pur passando dai 58,8 del 2011 a 59,8 anni) e per quella di vecchiaia (da 62,9 a 63,3). Ma soprattutto balza agli occhi la differenza tra le condizioni dei lavoratori dipendenti e dei lavoratori autonomi. Considerando sia pensioni di anzianità sia pensioni di vecchiaia, per i dipendenti si è passati da 59,9 anni nel 2011 a 60,9 anni nel primo semestre 2012 mentre per gli autonomi si è passati da 61,2 a 62,9 anni. Se poi si considera solo la pensione di vecchiaia,  gli autonomi risultano nettamente i più sfavoriti, essendo improvvisamente passati da 63,3 a 68,4 anni.

Read more