Posts Tagged: percorsi di vita

Solo quello pagato è lavoro?

Da parte di Emilia: Sessantaquattro anni, da quattro sono in pensione. Fra gli ultimi fortunati del regime retributivo, avrei continuato ancora qualche anno, se il lavoro stesso non fosse diventato sempre più stressante, se in famiglia non ci fossero stati problemi e malattie che domandavano la mia presenza, se non fosse arrivata al momento giusto la famosa “offerta che non si può rifiutare”, che ho colto al volo.
Ho vissuto la fine del lavoro come una liberazione di energie: finalmente potevo scegliere obiettivi “miei”, anche di lavoro, certo lavoro “altro”, per lo più non pagato. Ma chi ha detto che solo quello pagato meriti il nome di lavoro?
Da giovane avevo cominciato nella ricerca sociale, poi mi ero dovuta occupare d’altro, da pensionata finalmente ho potuto recuperare gli antichi interessi. Da cinque anni tengo un blog, l’ho iniziato quando ancora lavoravo: ho scritto 280 post, ho ricevuto 70 mila visite.
Il ruolo obbligato di caregiver cerco di viverlo come una sfida: “sacrifici” il meno possibile (anche se i vincoli sono tanti.. i viaggi, tanto per nominarne uno), affetto e competenza sì, come anche amicizie e aiuto, e fiducia, nonostante tutto.
Il futuro preferisco non pensarlo troppo, anche perché il presente mi occupa troppo. C’è poco “pubblico” a fianco delle famiglie che ne hanno bisogno, ma c’è anche poco “privato” serio e affidabile. Un’occupazione possibile per tanti giovani, fra l’altro.         In foto: donna al computer

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Sentirsi liberi

Luca non ha voluto scrivere la propria storia, ha preferito raccontarmela: oggi, a 62 anni, si  trova improvvisamente in una dimensione di vita tutta nuova rispetto al suo percorso precedente. Da una parte deve decidere cosa fare della sua attività professionale a cui si dedica da più di 30 anni ma che è arrivata ai minimi termini per via della crisi economica, dall’altra parte sta ri-sperimentando da poco tempo una vita a due con sua moglie dopo che il secondo dei figli se ne è andato di casa e si è reso autonomo anche economicamente. Che per Luca sia un momento di  cambiamenti importanti è fuor di dubbio, d’altra parte è consapevole che è arrivata un’età che offre ancora tanto ma che difficilmente si ripropone come la semplice continuazione degli anni precedenti. Luca si interroga sul proprio futuro e sta pian piano mettendo a fuoco una straordinaria verità: che non è “costretto” a vivere nel modo in cui ha vissuto fino ad oggi, né in un altro modo che qualcuno gli impone, ma che ha al contrario la grande opportunità, per la prima volta da tanto tempo, di reimpostare la propria vita in base alle proprie esigenze. Semplicemente, è libero di scegliere. Certamente Luca è un fortunato: della moglie con cui vive è ancora innamorato, i figli se la cavano da soli e, pur non essendo ricco, le sostanze che ha messo da parte negli anni della sua attività professionale, lo lasciano abbastanza tranquillo per i prossimi anni. Quindi Luca in questo  momento è in fase di elaborazione di idee su cosa vuole fare del suo futuro. Sta valutando se rimanere a vivere nella stessa città, se regalarsi un lungo periodo di vacanza, se proseguire nella sua attività professionale da solo o con altri più giovani, se riprendere la sua vecchia passione di lavorare con i motori. E soprattutto sta all’erta: perché le idee ti vengono se sei capace di ascoltare le occasioni.

I senior che si trovano ad una svolta della propria vita hanno la possibilità di vedere e di cogliere le opportunità che il futuro può loro offrire. Non c’è dubbio che le opportunità cambiano da persona a persona a seconda di una serie di risorse personali (capacità, relazioni, salute, risorse economiche, ecc,) e di condizioni esterne (dove si vive, contesto familiare e altro), ma nell’insieme prevale la possibilità di sentirsi liberi di scegliere, di non vivere il resto della propria esistenza come un destino ineluttabile e di immaginarsi dei futuri compatibili con le proprie esigenze.

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Maschi e femmine

Girava qualche tempo fa in televisione uno spot pubblicitario in cui si vedeva un distinto signore coi capelli grigi ma ancora prestante che attraversava un bosco; all’inizio era vestito di tutto punto con tanto di cravatta, poi pian piano si toglieva di dosso gli abiti per rimanere alla fine nudo e gettarsi in una cascata con un’espressione in viso di persona finalmente libera dai vincoli.  L’immagine trasmessa era quella del novello tarzan pronto per un nuovo tuffo nella vita.

Un altro spot televisivo ripropostoci più volte aveva invece come protagoniste due signore di una certa età: entrano nella cabina dell’ascensore sorridenti e sicure di sé, contente di non emanare cattivi odori per la «naturale» perdita di urine, e ammiccano tra loro, sbirciando un signore in abito grigio dietro di loro, mentre una delle due confida all’altra che il marito, quando la avvicina, finalmente non avverte più l’odore di pipì grazie al famoso pannolino superassorbente, che trattiene naturalmente urina, odori e forse anche altro…

Perché uomini e donne sono presentati in modo così diverso anche da  senior? Sono solo due spot, ma si sa che anche la pubblicità oggi contribuisce a formare le convinzioni e le identità.

 

Quando intervisto un senior maschio sul suo percorso di vita, in nove casi su dieci mi racconta del proprio percorso lavorativo e l’ingresso nella fase di vita nuova da senior lo descrive come un passaggio secco e un po’ sorprendente in cui si passa da uno stile di vita lineare e stabilizzato da decenni ad un assetto di vita totalmente diverso.

Quando una donna senior racconta del proprio percorso di vita, di solito racconta di una pluralità e contemporaneità di esperienze passate, di una maggiore abitudine a cambiamenti di assetti di vita e anche la transizione alla nuova fase da senior è più sfumata e più fluida.

E’ anche questa una differenza di genere ?

 

Il tempo è sessuato, mi ricordava qualche giorno fa la professoressa Barbara Mapelli quando abbiamo insieme discusso de I ragazzi di sessant’anni all’Università Bicocca di Milano. Le donne, ben più degli uomini, sono abituate da tutta la vita a far convivere molti impegni, a svolgere contemporaneamente varie attività e a far diventare la giornata di ventisette ore tanti sono gli impegni che si prendono. Da senior il rapporto con il tempo diventa un po’ più rilassato per tutti, maschi e femmine, ma il multitasking  rimane identificabile come virtù che differenzia uomini da donne anche a sessant’anni ?

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200 !

Cari amici de “I ragazzi di sessant’anni”,

vorrei fare un brindisi virtuale con tutti voi, perché siamo arrivati a 200.

E’ il numero che è comparso questa mattina sul pannello di controllo del blog www.iragazzidisessantanni e che mi ricorda quanti articoli ho finora pubblicato: 200, più o meno metà scritti da me e metà vostre storie.  Un’attività continua e intensa, da fine aprile ad oggi, sul blog e sulla pagina facebook collegata, che ha accompagnato l’uscita del libro, che mi ha entusiasmato e che è stata possibile grazie alla vostra partecipazione, fatta di attenzione, di commenti e delle storie che mi inviate.

E si profila una novità: una nuova indagine, sulle “buone e cattive pratiche dei 55-75enni”, è in corso di realizzazione grazie alle interviste che stanno svolgendo in varie parti d’Italia alcuni amici conosciuti virtualmente proprio grazie al blog e alla pagina facebook. I risultati saranno resi noti e messi al vaglio di tutta la nostra community, ormai composta di alcune migliaia di persone. Vi terrò aggiornati. Grazie a tutti. Enrico

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Se non mi appassiono non mi diverto

Scrive Cecilia: Io la pensione non la prenderò mai ma di sicuro non mi faccio fermare da questo, ho tutta l’intenzione di godermi comunque la mia prossima vita da sessantenne. Chi l’ha detto che non posso godermi i vantaggi dei sessant’anni anche continuando a lavorare ?
A 60 anni, se guardo indietro vedo una ragazza un po’ scapestrata che ha cambiato tre attività professionali, due mariti e che poi finalmente verso i quarant’anni ha trovato l’uomo giusto, è diventata mamma ed è riuscita a consolidare una professione nel mondo dell’arredamento.
Tutti anni belli e intensi, io non riesco a vivere se non mi appassiono a quello che faccio.
E ho l’intenzione di fare cose appassionanti anche in futuro.
Ora il ragazzo si è fatto grande e ha deciso di andare a tentar fortuna all’estero seguendo le orme di suo padre. Da quando è partito ho cominciato a frequentare di più le amiche riscoprendo rapporti che avevo trascurato e persino uscendo di più la sera o per qualche aperitivo. Le mie amiche sono delle grandi: ogni volta che le vedo mi propongono qualche spettacolo o qualche viaggio, non è che posso fare tutto, ma è bello avere qualcuno che ti stimola ! Il lavoro che faccio mi prende ancora tanto, è un lavoro in cui ogni giorno metto alla prova la mia creatività e fatico ad immaginare un’attività che mi darebbe più soddisfazione. Oltretutto quelli con cui lavoro mi riconoscono l’esperienza e mi chiedono sempre consiglio su cosa è meglio fare, e questo è un vantaggio dell’età. In passato non mi sono stati pagati i contributi previdenziali, per questo la pensione non la prenderò mai, ma che devo fare ? recriminare su un’ingiustizia passata ? no, meglio darci dentro, gustarsi tutte le soddisfazioni che si trovano e guardare avanti.

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Seguo le mie passioni

Scrive Rino: Ho 59 anni, provengo dalla Calabria, ma mi sono trasferito in Sardegna, dove vivo ancora, per amore. Ho cominciato a lavorare presto, e all’età di 26 anni sono entrato nel sindacato, dove ho ricoperto anche la carica di segretario provinciale.
Dopo anni di lavoro nel 2009 vado in pensione.
Certo, a quel punto la mia vita è cambiata: trovarmi a casa dopo tutto quel tempo e riorganizzarmi le giornate, riscoprire il tempo per sé e riattivare le amicizie magari poco frequentate per il poco tempo a disposizione… i primi giorni si è euforici, quasi increduli, poi subentra quasi la noia, ci vuole tempo anche per abituarsi all’idea. Dopo i primi momenti per occuparsi del disbrigo burocratico delle pratiche le giornate sono monotone, anche perché la mia pensione non coincide con la pensione di mia moglie, e i miei figli essendo grandi sono fuori casa, perciò la casa è vuota. Però poi con il tempo ho imparato.
Ad esempio, ho delle forti passioni che ho sempre seguito, come il disegno, la musica e i concerti, e fortunatamente con la pensione ho potuto trovare il tempo per dedicarmici maggiormente. Amo la pesca e possiedo una barca. Così a volte passo giornate intere al mare con i miei amici, praticando con successo la pesca a strascico. Ho anche comprato una grossa moto, e quando mia moglie è libera facciamo insieme delle belle scorrazzate.
Avrei pure un orto con piante di frutta e olive, ma dopo l’euforia dei primi tempi non la seguo più di tanto, vado praticamente solo per la raccolta.
Cerco di mantenere le vecchie abitudini, come gli incontri con gli amici per l’aperitivo o per vedere le partite al bar, l’orario del caffè e la lettura dei giornali. E cerco anche di essere di supporto per i colleghi ancora in servizio per consigli e pratiche sindacali. Non mi tiro mai indietro, anche perché essendo abituato a stare in mezzo alla gente mi gratifica sapere che i miei colleghi hanno ancora considerazione e fiducia nel mio operato.    Foto: amici in mare

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Ho ripreso in mano la mia vita

Scrive la 63enne Gianna: Il mio pensionamento, avvenuto qualche anno fa, ha coinciso con l’aggravamento di mio marito. Il pensionamento l’ho vissuto molto male, abituata ad un ritmo frenetico da molti anni. In un giorno mi sono sentita subito vecchia, non ero abituata a stare a casa, e a peggiorare le cose i miei figli continuavano a ripetere all’infinito: “Guardi la televisione come tutte le pensionate”. Magari neanche la guardavo, non conoscevo i programmi giornalieri, dovevo solo sentire il rumore. In più anche i miei figli, non essendo abituati a vedermi in giro per casa, non erano liberi e si sentivano controllati. Mi mancava tutto, i miei colleghi, i miei orari, un paio di volte la mattina mi sono trovata in bagno alla solita ora a prepararmi pronta ad uscire.
Dopo la morte di mio marito (è durato poco), ho detto basta, mi sono guardata intorno e ho ripreso in mano la mia vita. Avevo sempre detto che in pensione mi sarei iscritta ad un’associazione di volontariato: bene, l’ho fatto, ho partecipato a dei corsi, ed eccomi autista di ambulanza e soccorritore, e in più tenevo la cassa.
Sono abituata a contare su me stessa, sia nelle decisioni che per quanto riguarda l’indipendenza economica, e questo lo facevo anche quando c’era mio marito.
Ora, con questa crisi, sto affittando agli stranieri che vengono qua in vacanza (vivo dalle parti di Oristano) dei piccoli appartamentini facenti parte della mia casa in campagna, almeno per pagarmi un po’ di spese e tasse.
Sto raccogliendo le mie olive e presto farò del buon olio, perciò sono molto indaffarata. Non so come, ma il tempo non basta mai: quando lavoravo ero sempre organizzata, mentre ora spesso salta tutto. Forse questi sono gli unici momenti in cui mi manca un uomo, e ai miei amici che continuano a dirmi “Perché non ti trovi un compagno?” rispondo “Qua c’è troppo da lavorare, non se ne trovano uomini che vogliono fare questa vita!” e non sono solo battute.
Ho la fortuna di avere una buona salute, sono solare, ho dei bravi figli e se mi guardo in giro mi sento molto fortunata nonostante tutto.

In foto: Andrea Costa, Ulivi in Sardegna

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La vita che volevo…

Da parte di Adelina: La mia vita è una vita intensa e ricca di avvenimenti ma sempre vissuta con la mia famiglia..il lavoro è sempre stato solo per arrotondare uno stipendio, per questo ho sempre dato priorità alla mia famiglia trovandomi lavori mal pagati ma che mi permettessero di gestire i miei figli senza dipendere da nessuno…Ho avuto in periodi problemi gravi di salute ma con il mio carattere vivace e solare sono riuscita sempre a rialzarmi. Ora non faccio più nulla….sono disponibile verso tutti perchè è il mio di essere, ma dedico il tempo più a me stessa. Vivo ad Albisola da 57 anni (i primi dieci della mia vita li ho trascorsi in un paesino, Sassello) quindi Albisola è il mio paese sul mare…adoro il mare ed i boschi e questo è il posto ideale, amo gli animali ed ho un un cane raccolto moribondo…il terzo trovatello nel tempo è speciale per me si chiama Susy…Quest’anno anche mio marito è andato in pensione e finalmente possiamo goderci ore insieme..amiamo tutti e due la bici da corsa e facciamo lunghe pedalate d’estate sulle colline ed in inverno in riviera. La nostra Liguria si presta a tutto, è un posto splendido. Per coronare il tutto ora ci sono due nipotine..la gioia per noi, ma solo per divertirci perchè le incombenze frustranti sono a carico dei loro genitori.. dimenticavo, da due anni scrivo racconti e poesie per diletto personale…Che voglio di più dalla vita dopo sacrifici immensi non voglio spostarmi di un millimetro ma godere ogni giorno della mia vita con mio marito e le persone che mi amano nella mia terra che adoro..un abbraccio a tutti ..Lina (Adelina)

 

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Ricordi…

Da parte di Maria Rita: La mia vita e’ lunga come la vostra ho 63 anni , abito in un piccolo paese della provincia di Belluno, che diciamo il vero, non offre tanto.
Sono in pensione, perche’ ho lavorato in Svizzera , sempre mio malgrado, però l’unica fortuna che ho ed ho avuta al mondo e’ stata quella di aver incontrato un uomo veneto (io sono siciliana) buono, affabile e che mi vuole un mondo di bene .
Questo mi ha aiutata in tutto , perche’ senza affetti sinceri non si va da nessuna parte.
In breve, ritornata in Italia non ho lavorato, sono stata molto depressa e ne sono venuta fuori grazie all’aiuto dei dottori che mi hanno detto scegliti qualcosa da fare , adesso che tua figlia e’ grande.
Prima ho scelto di fare volontariato cioe’ stirare e parlare con le persone anziane nella casa di riposo del nostro paese; inoltre mi sono data alle conserve in estate di pomodoro ecc.., poi per 10 anni mi sono iscritta a Feltre all’universita’ degli adulti-anziani , dove nei primi 4 anni anni ho dato 10 materie, le piu’ disparate, anche che non avevo studiato a scuola come storia dell’arte e musica.
Per finire mia figlia mi ha regalato due bambini e praticamente li abbiamo cresciuti noi , adesso sono grandini, faccio fare i compiti solo al piccolo, seconda elementare.
Poi l’amore della mia vita, cioe’ l’uncinetto ed il mezzo punto nei quadri , ho fatto 3 tovaglie d’altare e non so quante altre cose sempre gratis, adesso sto facendo un copriletto matrimoniale .
Insomma la nuova vita bisogna inventarsela!
Per finire vi scrivo due righe sulla felicita’.  Le sensazioni che provano le persone felici sono: si sentono piu’ libere e spontanee, hanno una sensazione di benessere, hanno un aumento del tono muscolare. La persona felice e’ sopratutto una persona che sta bene con se e con gli altri, che ha fiducia nelle proprie capacita’, che si accetta per quello che e’, con i propri pregi e con i propri difetti.   Cordialmente, Maria Rita.

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Una impensabile terz’età.

Se a diciotto anni, ossia sessanta anni fa, mi avessero descritto la mia terza età, così come è, non ci avrei mai creduto. All’epoca già di un un sessantenne si comincava a dire che era vecchio.

Forse sarà questione di fortuna,ma ora mi trovo a giocare a tennis con amici ottantenni, e che pretendono pure di vincere. Ho smesso di fumare da quaranta anni, prendo una sola pastiglia per il colesterolo, coltivo l’orto, che mi vango senza problemi, ho tre figli, sette nipoti, che sono il nostro orgoglio.

  Questa estate, dei giorni, ne avevamo per casa cinque. Anche questo aiuta a mantenersi attivi. E quando ai nostri nipoti diciamo che siamo stanchi e vecchi, loro di rimando: no! non siete vecchi. E queste parole ci danno nuova carica.

Ho fatto anche 33 anni di petrolchimico con un lavoro di mio gradimento. Mi è stata concessa una moglie straordinaria, la famiglia è cresciuta nell’armonia, che continua tuttora. Riusciamo a vivere più che dignitosamente con la sola mia pensione. Penso di essere stato molto fortunato. Mia moglie 74,e io 78, non ci sentiamo per niente vecchi.

Nella foto in alto: il 73enne Herbert Kessler partecipa ai campionati nazionali americani di tennis. Nella foto in basso: un nonno con nipote.

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