Posts Tagged: percorsi di vita

Piena di forza ma …

… con la solitudine accantoCosì racconta la sua storia Ivana:  Sono una 65enne piena di forze, fisiche e intellettuali. Sono andata in pensione tre anni fa, contentissima e sicura che mi sarei rifatta del tempo perduto. Il destino è stato all’erta e mi ha aspettato al varco…si, perchè mio marito si è subito ammalato e dopo tre anni di una grave e brutta malattia mi ha lasciata proprio 4 mesi fa. Lo sconforto mi ha preso totalmente, mi ha ferita dentro e fuori e ho perso il mio solido equilibrio…Ora sono qui, serena, a raccontarlo grazie al mio riacquistato ottimismo e grazie alla mia forza interiore che è riaffiorata, ma guardandomi attorno e frequentando il mondo mi sono accorta che intorno c’è molta solitudine…e io non vorrei ricadere ancora nel baratro…sono certa che metterò in atto tutta la mia volontà per cercare ancora e poi ancora quel qualcuno o qualcosa che mi faccia ritrovare la voglia di andare avanti…grazie

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Per inerzia

Quando incontro Luca e Anna (personaggi veri, nomi di fantasia), sessantunenne lui, 59enne lei, mi faccio prendere da un senso di scoramento. Luca e Anna sono una coppia consolidata, sposata da più di trent’anni. Hanno un figlio ormai grande, che terminati gli studi se ne è andato all’estero a cercare prospettive più allettanti di quelle che si immaginava in Italia, quindi ora vivono soli.  Luca da giovane ha imbroccato una piccola attività autonoma di natura commerciale, che allora gli ha dato qualche soddisfazione, ma che ormai da un decennio continua a deperire e oggi è più fonte di preoccupazioni che di soddisfazioni. Anna ha lavorato solo in gioventù, prima di avere il figlio; successivamente la sua vita è trascorsa tra il fare la mamma, la moglie e la casalinga, con qualche sporadico interesse per un’attività di decorazioni d’interni, che in certi momenti si è trasformata in lavoro.  Non saprei dire se Anna è soddisfatta o no della sua vita, certo non se ne dimostra entusiasta.

Quando ci si avventura a parlare delle prospettive future, la conversazione ristagna e solo dopo aver superato una dose consistente di ritrosia, Luca ed Anna fanno capire che per loro il futuro non è un argomento, dato che non è minimamente nel loro orizzonte di immaginazione un qualche cambiamento rispetto alla vita di oggi.   La strada è stata segnata tanto tempo fa, quindi si prosegue sullo stesso sentiero senza porsi interrogativi fastidiosi. Forte delle mie argomentazioni sulle opportunità che può offrire la nuova vita dei senior, provo a sollecitarli sui vari fronti sui quali potrebbero sperimentare dei piccoli o grandi cambiamenti. Ma la loro risposta, nella sostanza, è che ritengono di non avere vere alternative a come hanno condotto la vita fino ad oggi.

L’atteggiamento di Luca ed Anna è, purtroppo, piuttosto diffuso tra i senior che si avvicinano a vivere la fase di “vita nuova”, cioè i quindici – vent’anni attivi prima della vecchiaia vera senza essere più nel pieno della maturità.

E’ un atteggiamento fondamentalmente di “inerzia”, che non conterrebbe nulla di male (anzi!) se il punto di partenza fosse di soddisfazione e vitalità che si mantengono inalterate per ciò che ha contraddistinto la vita fino a quel momento, ma che diventa invece un atteggiamento dannoso se è sinonimo del sentirsi in declino senza neppure la capacità di immaginarsi delle alternative.

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Si può !

Da parte di Attilio: Cari “ragazzi”, vi scrivo per condividere la soddisfazione di un cinquantasettenne che aveva perso il lavoro e che contro tutte le previsioni qualche mese fa ne ha trovato un altro. Ero rimasto a spasso quando la società dove lavoravo ha chiuso e se ne è andata dall’Italia. Per un po’ ho cercato, ma con poca convinzione perché tutti mi dicevano che anche se la mia professione serve sempre (ho avuto responsabilità come amministrativo) alla mia età un nuovo lavoro potevo scordarmelo. Quando si è presentata l’occasione e sono andato ai colloqui di lavoro il cuore mi batteva come a un ragazzino di primo pelo, ma per fortuna è andata… Il lavoro è a progetto e la sede di lavoro è in un’altra città, circa 150 chilometri dalla mia, così ho dovuto reimpostare tutto, ma non importa, anzi una ventata di novità fa bene a questa età!

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Vivere nella speranza.

Scrive Angela: Ho appena compiuto 54 anni. Ho iniziato a lavorare a 11 come commessa e cameriera, poi conseguito il diploma di maestra d’arte, ho lavorato come artigiana autonoma per 15 anni. Con l’arrivo dei miei 2 figli adottivi e provenienti dall’India, tanto attesi, ho scelto di lasciare il lavoro per dedicarmi totalmente a loro e anche per assistere i miei genitori anziani e malati, che ho curato in casa e accompagnato fino alla fine del loro percorso terreno.
Nonostante i sacrifici e la fatica quotidiana, sono riuscita a coltivare le mie passioni e tanti interessi come il canto, la musica, il volontariato sociale e lo continuo a fare tutt’oggi. Da due anni sono separata e gli unici beni che possiedo sono una casa e un’ automobile. Ho dovuto imparare ad occuparmi di molti aspetti pratici e organizzativi della gestione della famiglia e la necessità di tornare a lavorare è diventata una priorità. Mi è stato detto che a questa età sono fuori dal mercato del lavoro, l’esperienza maturata e la mia professionalità non vale più nulla e con la crisi in atto si preferisce offire opportunità ai giovani. Lo trovo giusto. Soppravvivere e reinventarsi non è facile. Dopo tanti anni di lavoro, di impegno e cuore nel donarmi agli altri sembra che ora nessuno riconosca quello che ho fatto. Non mi abbatto sono serena e in pace con me stessa. Guardo al futuro con fiducia, godo delle piccole cose di ogni giorno e non mi spaventano le rinunce e il vivere in sobrietà e semplicità: non so nemmeno se un giorno potrò contare su una pensione…I figli è naturale facciano la loro vita e seguano la loro strada io non posso fermarli. La solitudine non mi spaventa perchè ho riscoperto il piacere di dedicarmi alla lettura, alla scrittura e all’ approfondimento di molti argomenti riguardanti la cultura e l’arte.
Non sto in casa a rimuginare sugli sbagli o sui fallimenti del passato ma esco e incontro persone positive e stimolanti con cui mi piace confrontarmi e discutere nello spirito di condivisione e arricchimento reciproco, umano e culturale.
Credo che la felicità non debba dipendere da altri, è già dentro di noi, vivere in pienezza emozioni e sentimenti è possibile, spesso accadono fatti e circostanze inaspettate che allietano la nostra esistenza. E’ la speranza che illumina il mio cammino.

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Una vita fatta di sconfitte

Ho ricevuto da Elisabetta la sua storia, sicuramente densa di episodi drammatici. Dato che il suo scritto era troppo lungo per questo blog, le ho chiesto il permesso di ridurre e sintetizzare alcune parti. A Elisabetta direi, avendo letto delle sue vicende, che la sua non mi sembra una vita di sconfitte, ma di difficoltà, peraltro sempre superate e, come dice la sua conclusione, con un occhio che ancora oggi è capace di rivolgersi al futuro.

Ho 67 anni ma me ne danno sulla cinquantina. Sono una donna sincera, forse troppo, amo la trasparenza, credo sempre nel prossimo nonostante le varie scornate prese, amo leggere, camminare col mio cagnolino sulle colline qui vicine a casa mia, amerei avere tante amicizie, ma…questo è il punto.

A 21 anni mi sono sposata con un Ungherese, aspettavo un figlio che è nato prematuro e quando doveva uscire dall’ospedale (io dopo 40 giorni attendevo già un’altra creatura), improvvisamente è mancato. L’ho visto sotto la tenda ad ossigeno, pieno di aghi e cannule, insomma ero una madre che soffriva molto. Sei mesi dopo è nata mia figlia. Anche lei prematura…e quindi io ho avuto un collasso per la paura, e mio marito, che voleva starmi accanto, alla notte ha iniziato con tosse continua. Quando sono stata dimessa, mio marito peggiorava sempre più. Il peggioramento lo aveva ormai costretto a letto e si lamentava con me e soffriva, non era da lui il dirmi che stava malissimo. Allora mio fratello, medico, dopo varie visite qui a Verona ha portato mio marito da uno specialista a Venezia. Non c’era nulla da fare, il cuore era molto compromesso e la vita sua sarebbe stata quella di uno da letto e poltrona. E’ stato portato a Padova, io ero in procinto di trasloco per avvicinarmi ai miei quindi mi dividevo tra il trasloco, mia figlia all’ospedale qui a Verona e mio marito a Padova. Un giorno, all’improvviso la situazione è peggiorata, sono corsa all’ospedale di Padova e nel giro di poche ore mio marito è morto. Ricordo il rientro a Verona come una specie di incubo…ancora non avevo superato quello di mio figlio, ero ormai senza più alcun interesse…ma perché tutti facevano quello che dovevano fare…se per me il mondo si era fermato? Perché la vita procedeva per gli altri? Ero sempre coccolata da fratelli e genitori, ma a 23 anni ho dovuto lavorare per mantenere me e mia figlia che grazie a Dio è tornata a casa con me.

Ero una specie di larva, pesavo 40 kg. ed avevo paura di tutto, degli spazi aperti, di affrontare gente nuova, di stare sola, di morire anche se avrei voluto, di vivere perché non sapevo più cosa avrei fatto…insomma per me era diventato un inferno questo mondo. Ma al lavoro non potevo permettermi di fare sbagli…mi avrebbero presentato la porta e mandata a casa. Ero stata accolta con affetto da tantissimi, ma il lavoro era lavoro. Appena potevo scappare a casa ero solo e tutta per la mia bambina. La sola ragione di vita era lei. Io ero una specie di funerale di terza classe, sempre triste, non avevo in mente nulla che potesse rallegrarmi, insomma ero come una novantenne senza alcuno scopo. Ho fatto 25 anni così con la mamma anziana, però sulla mia strada si era messo un Sacerdote del Rinnovamento nello Spirito. Fra pianti continui, e il suo sostegno, piano piano sono diventata un’altra persona. Ho iniziato ad essere sicura di me, a voler vivere, ad amare, uscire con mia figlia, insomma ho ritrovato in Dio, un Dio vero, non un Castigatore…o peggio! Mia figlia a 23 anni si è sposata con bravissimo ragazzo, ma per me è stato un trauma anche quello. Dopo circa due anni a 44 anni circa sono diventata nonna…e una nonna molto piacente e giovane. Toccavo il cielo con un dito. Però…avevo dentro la voglia di avere ancora accanto a me una persona che mi amasse. E’ arrivato (dopo svariate conoscenze, finite anche quelle tragicamente molte, ed altre invece proprio non erano adatte a me) tramite il sacordote, un vedovo con tre figli. Io non ne volevo sapere, ma lui non mi dava tregua. L’ho fatto penare…parecchio, io avevo soldi da parte, avevo un ottimo stipendio, un appartamento mio sul Lago che affittavo…insomma stavo bene. Tre figli non miei mi spaventavano. La mamma era parecchio avanti in età e mi prendeva molto tempo, spesso anche la notte, ed inoltre avevo il lavoro.
Pian piano ho conosciuto meglio questo uomo, aveva dei valori in sè…un’anima talmente bella, era una persona pulita, con principi saldi come volevo io…e ad un ritiro del Rinnovamento appunto, ho capito essere lui quello giusto.
Ci siamo sposati, io in bianco anche se coll’abito corto, e come testimoni io mia figlia e suo marito e lui i suoi due figli maggiori. Mi sentivo la donna più felice e realizzata del mondo. Ma è durato poco. Dopo circa due anni i suoi figli hanno iniziato a lamentarsi perché vivevano in casa del padre..ed erano spesati in tutto….Io avevo acquistato un appartamento dove stare tutti assieme, ma nonostante ai due ragazzi maschi io piacessi molto il maggiore ha preferito rimanere là, spesato di tutto poiché non aveva lavori….Quindi mio marito che mi aveva voluta a casa, si trovava col suo stipendio a dover mantenere due famiglie in toto. Ormai non ce la facevamo più poiché anche io avevo messo tutto ciò che possedevo a disposizione della famiglia. Invece niente…allora sono iniziati gli avvocati messi dai figli contro papà, e mio marito iniziava ad essere strano di carattere, ed io imputavo tutto a nervosismo. Ma una visita neurologica ha rivelato una rarissima malattia degenerativa, incurabile, che in poco tempo lo ha portato in rianimazione, e poi a casa con un letto di ospedale, con cannula tracheostomica e PEG, il buchino nello stomaco per cibarsi. Dipendeva da me completamente. Anche qui mi sono rimboccata le maniche ed ho iniziato a fare l’infermiera, insomma ero sempre attenta a tutto. I figli non si facevano mai vivi, solo l’avvocato perché loro dicevano che io avevo rubato al loro padre, insomma mi trovavo in una situazione di dolore continuo. Ho vissuto fra 4 mura con lui per quasi quattro anni. Una mattina stava peggio del solito, l’ho portato subito in ospedale, lì l’hanno operato per un ernia, ma poi non si riprendeva e ad un certo punto ha avuto un collasso cardiocircolatorio e non sono riusciti a prenderlo. Ricordo il funerale, i figli che non sono nemmeno venuti al cimitero e la fine di tutto.

Dopo pochi mesi mia cognata mi ha portato un cagnolino e con lui, piano piano, sono riuscita ad uscire di casa, ho ricominciato a frequentare persone con i cani, lentamente e con molto dolore la vita è ripresa. Ora sono qui, col mio Frisbee, mia figlia lavora ed in più con tre figli ed una casa grande ed un marito ha poco tempo, viene a mangiare da me al venerdì sera e al sabato….Qualche domenica vado da mia sorella con mio fratello a giocare a Burraco, avrei ancora il desiderio di un affetto ma ho paura, anche se non credo affatto alla predestinazione, non ci credo. Sono una tosta ora, e non penso affatto che Dio mi abbia voluto sempre dare situazioni simili solo per dirmi che io non devo sposarmi. Non lo penso affatto, ma diciamo che non faccio nulla per avere nuovi incontri.
Questa è stata la mia vita…anche se sono molto attaccata a questo dono che Dio mi ha dato, la considero bellissima e proprio per le difficoltà avute anche piena, ed inoltre con un bagaglio tale di esperienza che mi ha dato la possibilità di capire tante cose. Ora comprendo la gente che soffre e condivido con loro, mi avvicino io a chi sento aver bisogno di una parola, anche se ne ho tanto bisogno anch’ io.
Ora ho ancora grane giudiziarie, ho saldato debiti facendo altri debiti con la banca e con i miei familiari, sono in difficoltà economiche, ma non me la prendo più di tanto…quello che sarà sarà, credo che anche per me ci deve essere uno spiraglio di serenità…e ci credo con tutta me stessa. Penso sia abbastanza…questo ho passato…ma è passato!!! Ora vediamo cosa mi riserva il futuro in cui credo molto!

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La vita è un dono sempre

Da parte di Anna Maria: Ho 76 anni, sono andata in pensione a 65, senza la legge Fornero, sposata con due figli. Ho fatto l’imprenditrice per 27 anni dopo i due figli, e aver cercato, inutilmente, di entrare nell’insegnamento. Ho comunque lavorato in una multinazionale e per fortuna non ho rimpianti di non aver fatto l’insegnante. Mi pare strano questo parlare di felicità, che leggo costantemente, ma la terza età, ha sentire di altro genere. Si basa sulla consapevolezza del propio essere sulla serenità, se si è fatto buon uso della propia vita, sul fatto che nulla è ancora compiuto. Personalmente, dopo la pensione, e ancora oggi, è un continuo ricostruirmi nel fisico, con lunghe passeggiate, gite in montagna, nella natura, nello Spirito, seguendo nella crescita le mie nipoti, studiando lingue straniere che aprono mondi sconosciuti, seguendo con serenità la malattia di mio marito, i momenti difficili dei miei figli, e quando tutto questo me lo permette facendo qualche viaggio. Non ho mai cercato la felicità, non ci ho mai creduto.

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La mia vita la rivivrei tutta !

Scrive Orensanna M: Ho 66 anni, un marito (siamo sposati da 36 anni), 5 figli e 5 nipotini. Sono stata molto fortunata perchè sono riuscita a coniugare famiglia e lavoro, un lavoro che mi piaceva molto.
Per 35 anni sono stata assistente di Antropologia all’Università “La Sapienza ” di Roma occupandomi, tra l’altro, di Antropologia dell’Invecchiamento!
Da un paio di anni sono in pensione ed ho riscoperto tutta una serie di hobbies che, per questioni di tempo, avevo accantonato; ad es. faccio dei lavori all’uncinetto, abilità manuale che ho imparato da mia nonna.
Faccio parte di un’associazione che si chiama Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile ed in questo modo mantengo il contatto con i ragazzi cercando di trasmettere amore per la cultura e la lettura.
Dato che sono nonna di cinque nipotini di età compresa tra 8 ed 1 anno ho cominciato a scrivere per loro una serie di storielle con dei buffi personaggi che sono animaletti umanizzati.
Le mie giornate sono quasi più frenetiche adesso di prima ma va bene così!

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Straordinariamente….semplice!!!!

Scrive Beatrice: Sono una ragazza di 52 anni, sposata con un uomo che ho scelto per la sua ironia e quattro figli!!!  Come quasi tutte le donne ho dovuto rinunciare al lavoro d’insegnante e una volta che i miei figli sono diventati grandi ho ripreso il lavoro. A 40 ho iniziato a fare supplenze…un lavoro che adoro… i bambini sono fantastici… ritorni bambina anche tu !!!  Non ho molta speranza di passare di ruolo a causa dei tagli che sono stati effettuati…quindi vivo la mia vita giorno per giorno… a volte, penso di sbagliare nel prendere la vita in questo modo… il mio sogno è quello di vivere su un’isola e passare le mie giornate in riva al mare pescando e passeggiando tranquillamente senza caos intorno… per un anno ho fatto questa meravigliosa esperienza a Filicudi nelle Isole Eolie… ho avuto una supplenza nella scuola primaria… Sono una ragazza di 52 anni ottimista, serena e non ho ancora deciso cosa farò da grande…

 

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Forse un po’ folle

Scrive Loredana: Quando ero giovincella ridevo sentendo i miei genitori che usavano il termine “ragazzi” per parlare dei loro amici, piu’ o meno loro coetanei. Oggi sorrido sentendo me stessa pronunciare lo stesso termine quando parlo dei miei amici. Forse non mi sono resa conto del tempo che scorre? A volte me lo chiedo e concludo che, pur essendo consapevole dei miei 53 anni, mi sento altrettanto ragazza di quando ero ventenne, se non piu’ di allora. Il processo ha avuto inizio quando ho cominciato a lasciare andare i condizionamenti e le idee preconcette che mi arrivavano dalla societa’ e dall’educazione ricevuta. Ho cominciato a chiedermi cosa mi piaceva e cosa volevo fare veramente della mia vita e mi sono resa conto che della carriera lavorativa non mi interessava assolutamente niente: quello che volevo e che mi faceva star bene era svolgere il mio lavoro, che mi piaceva, e quel lavoro svolgerlo al meglio. Per una soddisfazione mia, non per avere un riscontro dagli altri. E da quel momento il processo e’ proseguito: all’alba dei 45 anni ho ricominciato a studiare, ho cambiato totalmente lavoro e ogni giorno mi chiedo cosa voglio fare e lo faccio. A volte i problemi e i “doveri” sembrano impedirmelo, ma se mi riservo almeno dieci minuti, anche nei giorni piu’ difficoltosi, per dare ascolto a cio’ che voglio, riesco a vivere intensamente e con entusiasmo giovanile, nonostante gli acciacchi fisici dell’eta’ e della storia della mia vita. Sembra follia quello che ho scritto? Puo’ darsi che lo sia e, nel caso…ben venga la follia!

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La lotta della vita

La vita è una lotta continua. Sono nata in una famiglia umile, non ho potuto studiare, peccato mi piaceva tanto, ho dovuto accontentarmi di un lavoro che non mi ha mai soddisfatto, mi sono sposata con un uomo ancora più sfigato di me, lavoriamo come matti per pagare un mutuo che finirà quando io avro’ 70 anni, ho avuto un cancro, mi ricordo che andavo a lavorare con 30 punti al seno, ci dovevo andare , ero in nero e la mutua non l’avevo, se poi mi licenziava ? L’unica soddisfazione un figlio laureato, ora disoccupato…Adesso  faccio la badante, spero sempre che i vecchietti campino il piu’ possibile, ora i piu’ ricchi sono proprio i pensionati… Ho 58anni, devo lavorare e per fare cio’ devo cercare di rimanere giovane, forse e’ proprio questo bisogno che mi dà tanta forza, vivo continuamente nell’ansia di non farcela, intanto vado avanti, alle volte mi chiedo: perche’ la mia vita non cambia? Lotto da sempre, e forse non avro’ la mia piccola pensione al minimo che speravo di avere perchè tutte le leggi sono cambiate. La vita è una vera fregatura, e pensare che alcuni vanno in pensione e si ammalano perchè non sanno cosa fare.”

La persona che ha inviato questa storia si firma “lotta continua”. Anche se preferirei che le firme fossero nomi di persone, rispetto la scelta di chi scrive e pubblico con questa firma. Non so se è voluto il richiamo al vecchio movimento politico, immagino di sì, anche se non ne sono sicuro.  Sono però altre due le cose, cara lotta continua, che mi colpiscono della tua storia – sfogo.  La prima è personale: è altissimo il livello di amarezza e di rabbia che esprimi per tutta la fatica che hai fatto nella vita e per le poche soddisfazioni che hai ricevuto, ma questo è unito ad una tenacia nella lotta quotidiana per la sopravvivenza che pure mi sembra elelevatissima e che forse è un patrimonio che tu possiedi e che altri non hanno. La seconda cosa che mi colpisce è sociale: che le differenze, le ingiustizie e i conflitti sociali nascano dai rapporti di lavoro non è certo una novità, quel che mi colpisce è che nella tua esperienza attuale di badante i già pensionati sono visti come dei privilegiati.

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