Posts Tagged: rapporti umani

Il piacere di avere impegni

Scrive Gabriella: Care ragazze e cari ragazzi di sessant’anni, buongiorno a tutti. Una settimana fa sono rientrata in città, vivo a Milano, dopo un lungo periodo in campagna dove ho trascorso l’estate. So che sono fortunata perché posso permettermi vacanze così lunghe, d’altra parte sono in pensione da qualche anno e la casa dove passo l’estate l’avevo messa in piedi insieme a mio marito, che adesso purtroppo non c’è più, quando eravamo ancora giovani. Lì ho moltissimi ricordi e mi piace tantissimo curare il giardino e l’orto, è un posto dove le giornate mi passano veloci e dove mi sento a contatto con la natura. Ci sto bene, però faccio un po’ l’orso e questa invece non è una buona cosa. Anche perché non è completamente nella mia natura starmene da sola, diciamo che mi adatto alle situazioni, se ci sono le condizioni per la solitudine me ne sto da sola, se la compagnia è buona, viva la compagnia ! Adesso che sono rientrata in città, nel giro di pochi giorni mi sono immersa di nuovo nel clima e nel ritmo cittadino, ho ripreso i contatti con l’associazione dove faccio volontariato e mi hanno già coinvolta in due riunioni, mi sono iscritta a un corso di spagnolo, ho organizzato una cena con due vecchie amiche e sto prendendo un impegno con un piccolo editore amico per revisionare dei volumi che vorrebbe ripubblicare (è il mio vecchio lavoro) . Il piacere che ho provato nel ritrovarmi di nuovo attiva ed impegnata, dopo la lunga estate, è stato una bellissima sorpresa. Non che in campagna non fossi attiva (il giardino e l’orto, appunto), ma questi impegni cittadini mi danno una carica e una soddisfazione che non mi aspettavo. Forse sono anche rassicurata dal vedere che posso ancora fare delle cose utili e interessanti malgrado gli anni che passano. Ciao a tutti. Gabriella.  In foto: donna sorridente

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Non si tratta solo di sesso…

Nelle ultime settimane ho ricevuto, inviate alla rubrica “Invia la tua storia”, vari messaggi che parlano di Viagra, Cialis e Levitra.  Ne riporto un paio.

Sotto il titolo “Come dovrei comportarmi?”, Rossana scrive: “Siamo una coppia di ultrasessantenni. In questi giorni ho scoperto da vie traverse ma con i miei occhi, che mio marito fa uso spesso di Cialis a mia insaputa. Potrebbe anche essere normale, se portasse dei benefici anche a me. Ma c’è una piccola cosa che fa la differenza. Non abbiamo rapporti intimi io e mio marito pur vivendo nella stessa casa e nello stesso letto da tanti anni. Lui dice che lo prende perché lo fa stare meglio, ma meglio con chi? gli chiedo io. Il Cialis non è un’aspirina per il mal di testa, o sbaglio? Come può reagire seriamente una donna di fronte ad una cosa che sa tanto di presa in giro? Cosa può pensare e come si deve comportare una donna- moglie di fronte ad un simile fatto? Accetto consigli. Grazie”

Il secondo post che riporto è di Giorgio Boratto e racconta del suo libro: “Sono l’autore di un libro dal titolo Bourbon & Viagra che racconta di un cantante country quasi settantenne che trova con il Viagra una seconda giovinezza sessuale… Il romanzo racconta la cavalcata, attraverso le canzoni country, di Martin Hedger, un cantante che si muove tra il Missouri, Nashville, Memphis e l’Alabama sulle orme di Johnny Cash e Willie Nelson.  Con in testa un cappello da cowboy, Martin Hedger vorrebbe lasciare traccia. Ma viaggiando nel vento il suo mondo dura quanto una canzone. Martin è così: uno dei tanti che si stupiscono d’invecchiare, ma hanno riempito la loro vita di tutti gli elementi che lasciano un cappello pieno di pioggia. Martin Hedger ha il vantaggio di essere ironico e trova un senso comico nella sua ricerca di sesso a tutti i costi. Come finirà? Nessuna indicazione, ma la sua vita è piena di indizi.”

Il Viagra, copostipite dei farmaci che aiutano le prestazioni sessuali, ha compiuto 15 anni pochi mesi fa. Non c’è dubbio che, insieme ai ritrovati che l’hanno seguito, abbia prodotto una piccola rivoluzione non solo nei comportamenti sessuali, ma forse ancor di più nelle aspettative, nell’immaginario, nelle relazioni, nei sentimenti e nei timori di uomini e donne senior.

Secondo il rapporto Coop 2013, i consumi in generale continuano a calare. Di recente diminuiscono soprattutto quelli legati ai cosiddetti vizi: il consumo degli aperitivi è calato del 5%, quello dei superalcolici del 3%, il vino ha registrato un -4% e in due anni le sigarette fumate sono state il 14% in meno. Persino il caffè, che è parte delle nostre abitudini quasi quanto gli spaghetti, in sei anni ha avuto una contrazione del 21%. Viagra ed affini invece no, loro vanno in controtendenza: + 8% in due anni, complice sì l’uso anche da parte dei più giovani, ma soprattutto la maggiore diffusione tra gli over 55. Se questa non è una piccola rivoluzione nei costumi…

Se, come racconta Boratto, il viagra può aver portato sensazioni di nuove opportunità, nuovi modi d’invecchiare e pure un po’ di comicità e di autoironia, d’altra parte, come invece testimonia Rossana, la “virilità maschile a tempo” può produrre nuovi sbandamenti.

“Il viagra potrebbe essere l’ultimo sfasciafamiglie” ha sostenuto la giornalista Terry Marocco su Panorama, che argomentava così: “La seconda giovinezza sessuale dei maschi ha messo in difficoltà unioni che da tempo avevano superato brillantemente la crisi del settimo anno” e suggerisce che il raddoppio dei divorzi in Italia degli ultrasessantenni negli ultimi dieci anni sia attribuibile anche a questi farmaci. Nello stesso articolo si riporta l’opinione di Paola Beffa Negrini, psicologa all’Università Cattolica di Milano, che sull’argomento ha condotto uno studio per la società di geriatria: “Oggi gli uomini hanno più carte da giocarsi rispetto alle coetanee settantenni. E le lasciano più facilmente, credendo che tutto si possa risolvere con le pillole, anche se poi senza la vecchia moglie non sanno neanche dov’è la tintoria”. Davvero vogliamo pensare che l’aiutino non possa essere a beneficio anche delle coppie più assestate ?

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Perché mi manca qualcosa ?

Pubblico tra “Le vostre storie” un commento inviato in agosto da Diana.
Cari coetanei,
trovo in tutti voi e nelle vostre storie di vita qualcosa che appartiene anche a me: la separazione dopo 35 anni di matrimonio, la pensione, l’importanza delle amicizie, l’impegno in attività sociali ecc. Io tuttavia passo da momenti di serenità a momenti di solitudine e sconforto. Ho una relazione con un uomo di cui non potrò mai essere la compagna, a volte questa relazione mi basta a volte mi fa soffrire. Forse sto sbagliando tutto anche in questa fase di vita. Amo tanto ballare e lo faccio, con un bel gruppo di amiche e facciamo pure delle esibizioni! La mia vita è piena di cose ma perché mi manca qualcosa? Mi manca l’amore con la A maiuscola! Ho ragione o sono una stupida illusa di 63 anni?

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Manutenzione mentale “fai da te”

Si fa fatica a tener dietro alle tante notizie giornalistiche e ai numerosissimi articoli scientifici che si occupano della memoria, dell’invecchiamento e più in generale di cosa mantiene in buone condizioni le capacità cognitive anche con il passar degli anni. Evidentemente il gran numero di senior (solo in Italia gli over 55 siamo più di 20 milioni), insieme alle paure legate al declino cognitivo, rendono l’argomento di grande interesse per i diretti interessati, ma lo rendono di primaria importanza anche per le strutture pubbliche che dovranno garantire il welfare, così come per le aziende che vedono nei senior il mercato più promettente per il futuro. Senza contare che il mondo scientifico trova proprio nelle neuroscienze e nello studio del cervello uno dei terreni più fertili di nuove scoperte. Insomma, c’è una convergenza di interessi per cui in tutto il mondo avanzato le ricerche e gli studi sull’argomento si arricchiscono giorno dopo giorno.

Però, come ho già avuto modo di scrivere, se ad oggi sono stati individuati molti fattori ambientali che aiutano nel “mantenere in forma la mente”, nessuno sa seriamente dire come prevenire le malattie mentali della senilità. Notizie come quella che ho riportato ieri sulla pagina facebook collegata a questo blog (per cui alla maggiore longevità sembrerebbe associarsi una maggiore lucidità mentale) fanno ben sperare, ma ci dicono di un risultato positivo senza spiegarci esattamente da cosa esso è dipeso. E anche notizie come quella per cui la perdita di memoria tra i senior risulterebbe assai più frequente negli uomini che nelle donne (è  la conclusione di uno studio di un gruppo di ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, USA, pubblicato sulla rivista Neurology), a parte gettare nello sgomento noi maschi che già facciamo una certa fatica ad accettare una speranza di vita di cinque anni inferiore a quella delle donne, non ci aiuta a capire né perché questo succede, né quali sono i rimedi .

Non rimane quindi che provare a seguire qualche regola di “buona manutenzione” del cervello, sapendo che nessuna previene con sicurezza malattie future e dosando a piacimento tra le svariate raccomandazioni che finora vengono proposte, tutte peraltro con un qualche retroterra scientifico. La lista prevede: una base di “allenamento mentale” (“il cervello è come un muscolo che deve essere tenuto tonico” dicono i fautori di questo approccio), una razione di esercizio fisico meglio se quotidiano (“l’esercizio fisico è in grado di modificare in modo permanente l’efficienza dei nostri neuroni e migliorare la plasticità cerebrale”), una dose abbondante di conversazione e di rapporti umani che rinsaldi la socialità (“fattori ambientali di tipo sociale e affettivo hanno un impatto fondamentale sul nostro cervello”), senza dimenticare una spruzzata di musica a basso volume durante il sonno profondo per chi vuole conservare la memoria seguendo le ultime scoperte dei ricercatori dell’Università di Tubingen. Ma l’ulteriore ingrediente su cui le raccomandazioni si sprecano è l’alimentazione: salute del cervello e dieta – sono convinti in molti – sono legati a filo doppio e quando si va a leggere come preservare la memoria attraverso quel che si mangia, si scopre che si apre un nuovo universo. Ho provato a consultare quattro siti (tre americani e uno italiano) che si propongono come specializzati nel suggerire la dieta migliore per preservare la memoria e ritardare l’invecchiamento cognitivo e, a parte un comune favore per la dieta mediterranea e una comune avversione per un eccesso di carne rossa, i menu proposti contengono ricette fra loro piuttosto diverse, con alcuni ingredienti prevedibili, come olio d’oliva, pesce, frutti di bosco e verdure a foglia verde, ma anche altri inaspettati come frutta secca, semi di girasole, barbabietole, avocado, noccioline, vino rosso, patate e orzo. Con il dito accusatore puntato di volta in volta sui troppi latticini, o sui cibi conservati, oppure sul sale in eccesso o sui troppi zuccheri. Non voglio certo banalizzare il lavoro di chi sta studiando questo approccio, ma per chi, come il sottoscritto, non è né medico né esperto nutrizionista, scegliere tra una dieta e l’altra appare come il dover aderire un po’ fideisticamente ad una religione piuttosto che ad un’altra.

Insomma, per la “buona manutenzione” del cervello, in attesa di regole risolutive, bisogna sapersi districare tra giochi mnemonici, esercizi cognitivi, camminate, nuotate, musica in cuffia mentre si dorme e uscite con gli amici evitando però di andarci a cena perché se cominci a ordinare solo barbabietole, broccoli e semi di girasole ti guarderebbero male. 

Non siamo all’anno zero, ma di strada da fare ce n’è ancora tanta. Per il momento il “fai da te” impera.

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Adesso basta !

Da parte di Viola: Mia nonna mi diceva sempre che noi donne dobbiamo essere capaci di tirar fuori le unghie quando serve… però dopo sei figli ha continuato ad obbedire a mio nonno che era un tipetto autoritario e a servire i figli maschi come se fosse una cameriera. Io a 61 anni non ho ancora trovato l’uomo della mia vita, non ho fatto figli, però devo avere un qualche gene familiare per cui la do sempre vinta agli uomini con cui ho una storia importante e questo è sempre stato un problema. Sono accondiscendente, ho la tendenza a mettere da parte le mie esigenze e a darla vinta alla persona a cui tengo anche quando non mi va di fare qualcosa. A lungo questo sfianca, ci si sente male… a volte mi sento una nullità. Pensavo che questo riguardasse solo la mia vita affettiva, invece mi sono resa conto che è un mio atteggiamento che ho dappertutto… sul lavoro i capi e i colleghi la mia opinione l’ascoltano, non dico di no, ma non la tengono in considerazione e alla fine devo fare cose di cui non sono convinta completamente, diverse da quelle che volevo.. e io naturalmente abbozzo. Questa cosa mi dà particolarmente fastidio perché sono la più anziana del gruppo, la più esperta, e invece di dar retta a quel che dico vanno avanti per la loro strada. E’ un comportamento molto frequente con le donne della mia età che ancora sono al lavoro, non siamo tenute nella giusta considerazione e si pensa che tanto siamo docili e non faremo del male a nessuno. E invece adesso basta ! basta sopportare e dire di sì… è ora di tirare fuori le unghie come diceva mia nonna e farsi sentire !

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Perché i senior fanno volontariato ?

Alle attività di volontariato si dedicano molti senior, in numero crescente nel tempo, partecipando ad associazioni o praticandole per conto proprio. Le attività che vengono considerate di volontariato dai diretti interessati sono estremamente varie ed è difficile enumerarle tutte (vedi ad esempio su questo blog l’esito dell’indagine “vita da senior” proprio su questo argomento http://iragazzidisessantanni.it/vita-da-senior/fronte-volontariato-e-cittadinanza-attiva/volontariato-buone-pratiche/). Quel che però vorrei esplorare qui oggi non è tanto in cosa consiste il volontariato praticato dai senior, quanto piuttosto quali sono le motivazioni che spingono così tanti cinquantenni, sessantenni e settantenni a dedicare parte del loro tempo a queste attività. Quali molle scattano nell’animo e nella mente del senior quando decide, ad esempio, di offrire aiuto e compagnia a malati od anziani che ne hanno bisogno, di assistere dei giovani nel loro percorso scolastico, di prestare gratuitamente la propria opera professionale in centri di accoglienza o di partecipare alle iniziative della protezione civile ? Probabilmente le motivazioni sono tante quante le persone che al volontariato si dedicano, ma mi sembra che alcune siano più diffuse di altre.

La premessa per arrivare ad individuare le principali ragioni che spingono a queste attività è che chi fa volontariato ritiene di fare qualcosa di utile, qualcosa che ha valore per chi riceve le prestazioni del volontario, qualcosa che serve agli altri o all’intera società. Se si perde di vista questo punto, diventa difficile inquadrare l’argomento.

Ma mettere a disposizione il proprio tempo per fare qualcosa che è utile per gli altri, dipende sempre da uno slancio interiore di generosità, di altruismo, di donazione ? Probabilmente no. Sicuramente ci sono tante persone che, per convinzione religiosa, per propria personalità altruistica, per sensibilità agli altri, trovano soprattutto in questo la spiegazione del loro dedicarsi agli altri (spesso sono persone che non aspettano di essere senior per seguire questa strada), ma sono ben diffuse anche altre motivazioni.

Ad esempio, non sono pochi coloro che si avvicinano al volontariato per senso di riconoscenza, non tanto verso una specifica persona, quanto piuttosto riconoscenti del fatto che la vita ha offerto loro delle opportunità e delle soddisfazioni e può anche arrivare il momento in cui si ricambia: “La vita è stata generosa con me, ora posso essere generoso io con gli altri e la società”.  Allo stesso modo è abbastanza facile trovare senior che fanno volontariato soprattutto per una sorta di senso civico, per cui la solidarietà è parte integrante dell’essere buon cittadino e dedicare parte del proprio tempo a queste iniziative è un modo per rispondere ai propri doveri sociali. Slancio generoso, senso di riconoscenza e spirito solidale possono essere dunque importanti “molle” che spingono a fare il volontario.

Ma la motivazione che va capita meglio penso che sia quella di chi si avvicina al volontariato soprattutto per dare un senso ad una fase della vita, quella del senior, che non ha ancora dei canoni ben codificati. In generale, vivere più a lungo di per sé pare non accontenti più nessuno. La longevità risulta un valore positivo se è accompagnata da una salute che consente di non perdere la dignità, ma ancor di più l’idea della maggiore longevità ci piace se nel periodo prima della “vecchiaia vera”, cioè quando possiamo essere ancora attivi, autonomi e decentemente in salute, riusciamo a dar un senso all’esistenza. Da questo punto di vista, fare qualcosa di utile per gli altri e per la società è sicuramente un modo intelligente per dare un senso alla propria vita. Il volontario con questa forte motivazione presta dunque la sua opera pensando di ricevere lui stesso un grosso beneficio da quel che fa: si arricchisce umanamente, trova la ragione per cui vale la pena di vivere ancora intensamente la propria vita, sa spiegare a se stesso il valore della propria quotidianità. Naturalmente questa è una motivazione che si trova maggiormente tra coloro che hanno liberato del tempo dagli impegni più gravosi dell’età adulta e che magari sperimentano un senso di “vuoto”, ma può benissimo essere una molla importante anche per chi, pur continuando ad avere forti impegni lavorativi o familiari, non trova in quegli ambiti abbastanza soddisfazioni.

Personalmente, non credo che una motivazione sia più valida di un’altra e sicuramente nella stessa persona spesso convivono più motivazioni. Però ritengo che i senior che fanno volontariato soprattutto per dare un senso alla propria esistenza devono essere onesti con se stessi e domandarsi se questa loro spinta può essere compatibile con lo svolgere adeguatamente nel tempo prestazioni che con grande probabilità richiederanno forte dedizione agli altri.

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Piccoli trucchi di memoria per la vita quotidiana…

…soprattutto quando l’età avanza.

La memoria cala con gli anni, ma la vita quotidiana prosegue come al solito. E alcune situazioni, per via del calo di memoria, per i senior si fanno fastidiose, perditempo, per non dire imbarazzanti.  Possibile che sempre più di frequente non riesca a trovare le chiavi di casa ? Che mi prepari di tutto punto per uscire scorrendo mentalmente se ho preso tutto e poi pochi passi dopo il portone mi viene in mente che ho dimenticato qualcosa ? E che rabbia quando c’è nebbia totale sul nome del nuovo vicino che mi è stato presentato da poco o quando dimentico gli orari dell’ufficio pubblico dove devo tornare e che l’impiegato mi ha appena sgranato.  Magari sono problemi che ho sempre avuto, ma con gli anni che passano si sono acuiti.

Ok, è normale: alla nostra età, quando non prestiamo completa attenzione il ricordo rimane debole e abbiamo serie difficoltà a rammentare quel che ci interessa, anche a distanza di poco tempo.  Proviamo però a vedere quali sono le situazioni fastidiose più frequenti e se c’è qualche semplice accorgimento per eliminare o almeno ridurre la noia di queste situazioni, soprattutto ora che l’età avanza.  Io ne provo ad elencare cinque e per ciascuna di esse un semplice accorgimento che mi sembra funzioni. Se volete, aggiungete le vostre situazioni e i vostri trucchi.

Ricordare i nomi delle persone – Me ne avevano parlato nominandolo solo per cognome, quando l’ho conosciuto di persona ci siamo invece presentati col nome di battesimo. Dopo poche ore lo rincontro e mi fa: “Ciao Enrico”, io provo a rispondere “Ciao…” ma mi fermo incerto perché il suo nome di battesimo non l’ho mai veramente registrato nella mente.  Eppure, in altri casi ho verificato che funziona il seguente trucco: quando incontro qualcuno lo guardo in faccia, ascolto il suo nome, mi faccio un’immagine mentale, un’istantanea, che colleghi il nome e il viso. Ad esempio: ecco Chiara, ha un viso innocente, non posso non ricordarmi “acqua azzurra, acqua chiara” di Battisti. Se mi presentano Roberto Rossi, immagino che ho la fortuna di stringere la mano contemporaneamente a due comici famosi, al “Robberto” nazionale e a Paolo Rossi. Insomma, mi sembra che siamo più dotati nel ricordare immagini e collegamenti che singoli dati.

Non scordarsi i pezzi – Vietato andare al mercato senza la lista, ovviamente. Ma è ad alto rischio anche scriverla di getto prima di uscire di casa. Più sicuro costruirla nei giorni precedenti, man mano che si nota che manca qualcosa. Quando esco per mezza giornata, per un giorno intero, per un weekend, devo avere con me tutto quel che mi serve. La probabilità di dimenticare qualche pezzo è elevata. Farmi un film mentale in anticipo di tutto il percorso di solito mi aiuta nel raccattare gli oggetti che mi serviranno senza dimenticanze. Degli amici mi hanno detto che a loro funziona anche quest’altro trucco, ma io non l’ho mai provato: far la lista (ad esempio degli oggetti che si vuol comprare) e costruire intorno ad essa una storia. Ad esempio: un pollo stava mangiando dell’insalata quando si avvicinò al pollaio un camion carico di concime per le piante…

Ricordare le password – Ormai se navighi in internet la password te la chiedono per tutto. Usare sempre la stessa non è così sicuro e se le annoti su un quadernetto devi solo sperare che nessuno te lo porti via (o peggio, che tu non ti dimentichi dove l’hai messo). Un’alternativa ? Creare uno schema in cui inserire ricordi lontani nel tempo per te indelebili. Ad esempio, puoi iniziare con una combinazione di numeri e lettere che ha senso per te, per dire: Marta06, il nome della tua prima maestra e dell’età che avevi quando l’hai incontrata, più le prime due lettere di chi ti sta chiedendo la password, ad esempio “Li” per Libero, per ottenere alla fine Marta06Li.

Ricordarsi i titoli dei film o il nome di un attore – E’ una delle situazioni per cui faccio più brutta figura. Troppo spesso mi capita di avere il nome del film o dell’attore sulla punta della lingua, ma niente da fare, non mi viene in mente, e più mi accanisco nel tentativo di ricordare, più la risposta si allontana. Adesso sto provando un trucco che, mi hanno spiegato, si basa sul seguente princìpio: il cervello organizza i ricordi in files, quindi se vuoi recuperare un singolo elemento, quando ne sei venuto a conoscenza devi collocarlo nei files giusti. Per esempio, vuoi ricordarti del film “Rain Man” ? Mettilo nei files dei film con Dustin Hoffman, dei film sui rapporti tra fratelli (Tom Cruise) e in quello sulle disabilità e le malattie (l’autismo).

Ritrovare la macchina dove la si è parcheggiata – Non c’è bisogno di arrivare nello smisurato parcheggio di Mont Saint-Michel (uno dei siti turistici più visitati d’Europa) per non ritrovare più l’auto parcheggiata: lì chiunque ha delle difficoltà. A volte il problema c’è anche nel parcheggio del supermercato o in quello dello scambio con la metropolitana. Senza contare le volte che non ci si ricorda più dove si è parcheggiata l’auto la sera prima. Personalmente, non avendo un box né un posto fisso per l’auto, tutte le volte che esco di casa e ne ho bisogno devo fare un grande sforzo di concentrazione per ricostruire in quale delle via adiacenti l’ho lasciata l’ultima volta e in molte occasioni mi ritrovo a battere tutte le vie intorno all’isolato prima di recuperarla. Anche qui il trucco sarebbe semplice: quando si parcheggia non bisogna scappar via subito, bisogna concedersi un altro mezzo minuto, prender nota dei riferimenti (la via, il numero della fila del parcheggio) e guardar bene cosa c’è tutto intorno.

Quali sono le vostre situazioni fastidiose e i vostri trucchi ?    In foto: coppia senior al cinema, fra tre ore si ricorderanno ancora il titolo del film ?

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Donare è la cosa più bella

Da parte di Livia: Ciao a tutti. Non sono abituata a raccontare di me e quindi non so bene da dove iniziare. Scrivo perché vorrei condividere con più persone possibile un messaggio di ottimismo e la gioia che provo da quando dedico parte del mio tempo libero agli altri. Dunque: mi chiamo Livia, ho alle spalle 62 anni vissuti tra alti e bassi, come credo capita a tutti. Da ragazza ho studiato lingue e questo mi ha permesso di viaggiare e di fare dei lavori dove potevo utilizzare l’inglese e il tedesco. Ho incontrato mio marito quando avevo 25 anni e sembrava tutto perfetto. Poi è arrivata la prima curva della vita: ci siamo accorti che non potevamo avere figli. Noi dei figli li volevamo e così abbiamo iniziato la lunga trafila per adottarne. C’è voluto molto tempo e del coraggio, ma alla fine Silvia e Marco, che ormai adesso sono maggiorenni, sono entrati in famiglia. Sono contentissima della scelta fatta, ma non è stato tutto rose e fiori: alla distanza mio marito non ha retto la situazione (o forse non ha retto me) e dopo dieci anni è andato via di casa, anche se ha continuato a farsi carico dell’educazione e delle esigenze economiche dei figli. Io sono riuscita comunque a fare la mamma e a farmi una vita. Avevo la fortuna di non avere preoccupazioni economiche e un fratello splendido che mi è stato di appoggio per tutti questi anni, così ho potuto crescere i miei figli e anche mettermi a studiare una cosa tutta nuova, biologia, prendendo la laurea e lavorando poi qualche ora a settimana in un laboratorio di analisi. Quando Silvia e Marco sono diventati grandi e più autonomi, ho avuto un’altra fortuna, di incontrare un gruppo di persone che si dedicano da volontari ad assistere dei ragazzini immigrati con disagio. La ricchezza umana che provo con questa esperienza è immensa e ogni volta che conosco un nuovo ragazzino è come scoprire l’universo. Non so se tutti dovrebbero fare del volontariato o avere un impegno sociale, sarebbe bello ma le situazioni sono tanto diverse… sicuramente è nelle mie corde e spesso mi dico che io sono stata fortunata, è giusto che doni qualcosa ad altri.

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Un sorriso

Scrive Simonetta: Sto uscendo con fatica da un periodo triste e doloroso in cui tutto è stato buio, difficile. Prima la morte del mio amato padre, un problema di cuore che speravo sarebbe riuscito a superare anche questa volta come aveva fatto in passato e invece questa volta non ce l’ha fatta. Poco dopo mio marito mi ha lasciato, la nostra era un’unione che durava da trent’anni ed è stato tremendo accorgersi che era tutto finito, non me l’aspettavo, non riuscivo a farmene una ragione, anche adesso mi si ferma il cuore a pensarci. A quel punto mi sono ammalata io, depressione mi hanno detto, mista a una quantità di malanni e malesseri che mi hanno prostrata. E’ stata dura uscirne, ho sempre pensato di essere una persona solida ma in quest’occasione da sola non ce l’ho fatta. Ho avuto la necessità dell’ aiuto di una psicologa che mi ha aiutato molto e soprattutto mi hanno aiutato alcune amiche che non mi hanno mai abbandonato e mi sono state vicino. Ho un ricordo preciso di un momento di prostrazione, in cui avevo vicino a me un’amica che mi ha sorriso. Un sorriso di affetto, di comprensione, di vicinanza che mi ha fatto tanto bene. Ecco, quel sorriso penso che sia stato il momento della mia ripresa, del tornare a dare un senso a vivere perché mi diceva che non ero sola e che qualcuno mi voleva ancora bene. Anche adesso, che spero sia finita la parte più brutta, confido molto nel valore dell’amicizia e penso che il calore di questi rapporti umani sia da solo sufficiente per avere ancora voglia di vivere. Grazie. Simonetta. In foto: tre amiche

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Non è una guerra

Scrive Gennaro: Qualche sera fa ho visto in televisione una trasmissione sui rapporti tra “anziani” (così venivamo chiamati) e giovani. Se non erro, si chiamava “la guerra dei mondi”. L’obiettivo di tutta la trasmissione era di trovare degli spunti per mettere in conflitto le due generazioni. Queste trasmissioni vivono solo se riescono a creare della polemica e naturalmente a chi tentava un minimo di ragionamento veniva subito tolta la parola per incalzare con nuove polemiche. Io, che ho quasi settant’anni, francamente non riesco a guardare come a una guerra ai rapporti con i miei figli più giovani trentenni e con il mio nipote più grande diciottenne. Che la vita per un ragazzo oggi si presenti più in salita di come è stato per noi è probabile, basta pensare alla difficoltà di trovare lavoro, anche se anch’io da giovane mi sono dovuto fare la mia bella gavetta con dei turni massacranti e sempre sfavorito rispetto ai colleghi più anziani. Però sono convinto che un ventenne di oggi riceva di più di quello che riceveva un ventenne cinquant’anni fa: più istruzione, più beni materiali, più possibilità di viaggiare e di conoscere altri mondi, più libertà. Nel mio piccolo, io sono stato contento quando ai miei figli ho dato la possibilità di studiare fino alla laurea, quando li ho foraggiati anche finanziariamente se volevano viaggiare e andare a studiare le lingue e ho dato loro la possibilità di vivere con agio. E da loro sento di ricevere un sentimento di riconoscenza per questo. Se provo a fotografare il rapporto tra me e i miei figli la foto che mi viene fuori è di solidarietà, altro che guerra. Ma non credo che la mia sia un’isola felice, anche in tante altre famiglie che conosco l’aria che si respira è questa. Grazie dell’ospitalità. Gennaro      In foto: un senior e un giovane.    Clicca qui per il link al video con cui è stata lanciata la trasmissione tv “La guerra dei mondi”

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