Posts Tagged: rapporti umani

Il cammino continua

Racconta Costantino: Nato da una famiglia della borghesia triestina, la scomparsa di mio padre ha comportato una dura attività lavorativa da parte di mia madre. Sono stato uno studente piuttosto diligente senza essere un’ eccellenza. Finito il liceo mi sono laureato in lettere classiche.
Da studente ho anche lavorato in una ditta commerciale conoscendo più da vicino il mondo operaio e impiegatizio ed economico in generale. Ho insegnato tutta la vita in licei diversi affinando così conoscenze e competenze mirate su obiettivi specifici in rapporto alle scolaresche dei differenti indirizzi. A suo tempo ho lavorato anche in scuole private con risultati soddisfacenti specie sul piano umano ma ho fatto pure una significativa esperienza come produttore assicurativo sul territorio in cui ora vivo, la Romagna, negli anni settanta mentre negli anni ottanta ho collaborato insieme ad altri con il circondario riminese nel campo dell’orientamento scolastico e professionale. Sono stato fortunato sul piano affettivo per avere conosciuto una famiglia, quella di mia moglie, di grande umanità e generosità e devo a mia moglie gran parte di quello che sono ora, ma il cammino continua…
Il passaggio dalla vita lavorativa a quella da pensionato non è stata traumatica personalmente ma per un delicato intervento subito da mia moglie. Del resto non sono certo mancate e non mancano le occasioni di incontro, di crescita culturale e affettiva, di formazione permanente attraverso letture che mantengano vivo il contatto con la realtà in divenire in un continuo presente e guardando al futuro e alla conservazione delle amicizie e delle conoscenze. Per altro verso, le sofferenze e i lutti dell’ultimo decennio mi hanno portato a riflettere sul tempo la cui inafferrabile velocità appare evidente solo in età avanzata. Così ti rendi conto della inconsistenza e della inutilità di certa conflittualità passata sia sul lavoro sia nel contesto familiare e amicale e del conseguente male involontario che fai a te stesso e agli altri. Ma anche del bene il cui raggiungimento non è sempre scontato né facile ma proprio per questo quanto mai stimolante e affascinante, nonché gratificante nel momento in cui si ottiene il risultato sperato. Ed esiste un bene che va oltre la tua dimensione terrena. Quest’ultima è la più impegnativa e meno scontata per tutti. Ma ci provo.   In foto: una persona in cammino

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Condividere interessi e passioni

Da parte di Angela: Il mio lavoro di insegnante alle Superiori era per me molto gratificante e paventavo l’idea della pensione. Mi sono allora creata un passaggio indolore alla vita da senior che è avvenuto con il part – time nella scuola e con la creazione di relativi spazi di tempo. La mia vita da senior è dunque iniziata così, ma anche con l’acquisto di una nuova casa in campagna, contenitore di un futuro col mio nuovo compagno. Mi sono improvvisata architetto per la ristrutturazione della casa e l’ho vissuta come occasione per rivisitare la nostra vita, utilizzando mobili e oggetti delle nostre famiglie d’origine e del nostro “vissuto” insieme, ricollocandoli in modo contemporaneo. Quest’attività, senza volerlo, è stata per me un vero e proprio percorso spirituale di accettazione delle mie molteplici e in apparenza contrastanti anime che ora convivono in pace tra di loro.
La nostra creatura è questa magione interpretata come Ateneo del vino e della gastronomia. Infatti con il mio compagno, esperto enologo, condivido interessi e passioni: coltivare viti, fare vino, divulgare. In itinere è stato possibile aprirvi un Agriturismo, e incanalarvi tutte le potenzialità, tutte le idee accumulate in almeno quarant’anni, i talenti artistici , gli strumenti metodologici acquisiti nella mia esperienza lavorativa e la voglia di rendere partecipi gli altri delle nostre emozioni. Il convivio è sempre stato l’obiettivo che abbiamo perseguito: infatti qui si incontra una grande varietà di persone, accomunate dal gusto per l’enogastronomia, per la natura, per l’Arte e per la cultura.
Qui c’è il fulcro della mia vita: amo confondermi con la bellezza e l’originalità del paesaggio che mi inducono a passeggiate ed escursioni tra le vigne e sulle montagne circostanti. Le molteplici attività che organizzo per i nostri ospiti, l’invenzione di nuovi canali per la promozione di eventi e la divulgazione della nostra attività contribuiscono a tenermi in forma la mente, e mi sono scoperta un’ intelligenza pratica che prima non sospettavo di avere.
Spero che questa mia realizzazione di vita sia un esempio per i giovani, in questo momento di difficoltà, affinché coltivino la speranza e capiscano che non ci sono limiti né di tempo né di età per esprimere e realizzare se stessi e che è possibile ritrovare la propria identità anche attraverso percorsi alternativi, non necessariamente il lettino dello psicanalista.  In foto, l’agriturismo di Angela, Antica meridiana, a Vicoforte (CN)

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Far crescere i rapporti con gli altri

Da parte di Dea: Ho lavorato per oltre 30 anni come segretaria presso un centro di formazione professionale di Rimini, un lavoro che mi piaceva molto perché a contatto con i giovani e con le continue innovazioni richieste dall’economia e dalla società.
La famiglia e il lavoro sono state le realtà più importanti della mia vita, molto impegnative ma piene di soddisfazioni, di gioie, di incontri, di affetti, di futuro, di speranze!
Negli ultimi anni di lavoro, a causa della malattia di mia madre che si andava sempre più aggravando e alla nascita di una nipotina, ho visto la possibilità di andare in pensione come un’opportunità per dare una mano in famiglia e non ho avuto il tempo di sentire il distacco dal mondo del lavoro in quanto subito presa dai nuovi impegni.
Dopo un anno dal mio pensionamento in seguito alla morte di mia madre, mi sono ritrovata a gestire molto tempo libero e ho colto l’occasione per cercare di realizzare un po’ di quelle attività che avrei voluto fare durante la mia vita lavorativa ma non ne avevo il tempo.
Nei momenti di difficoltà ho sempre avuto vicino persone che mi hanno aiutato e dalle quali è stato molto più quello che ho ricevuto che ciò che ho dato.
Ora che sono in pensione sento che è importantissimo cercare di mantenere relazioni positive con i miei famigliari e parenti, amici e nuove persone che ho occasione di conoscere negli ambienti che attualmente frequento (volontariato, associazionismo, culturali ecc..).
Il fatto che anche mio marito è in pensione ci dà la possibilità di passare molto tempo insieme e accrescere le relazioni con le famiglie dei nostri figli che sono tutti e due sposati. Ogni gesto d’amore e d’impegno anche se piccolo non va mai perso e produrrà senz’altro dei frutti, questo mi spinge a continuare e a proporre l’impegno volontaristico anche alle persone che incontro.

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E se vivessimo tutti insieme ?

Il vivere insieme ad amici e conoscenti può essere un’alternativa abitativa per i senior ?

Il film E se vivessimo tutti insieme ? ha fatto diventare d’attualità la domanda. Nel film, cinque amici ultrasettantenni che si conoscono da più di quarant’anni decidono di andare a vivere sotto lo stesso tetto: un modo per continuare ad intrattenere rapporti umani e sociali soddisfacenti e per prepararsi all’ulteriore invecchiamento senza pesare sui figli ma anche senza assecondare le loro fantasie di case di riposo.

Oggi la grandissima parte dei senior preferisce immaginarsi il proprio invecchiamento in casa propria, in coppia o da soli che sia. Quando poi però succede che si perde la completa autonomia cominciano i dolori: per i figli cinquantenni e sessantenni che si fanno in quattro per capire come assistere i genitori ma anche naturalmente per i diretti interessati, i quali ad una fantasia positiva di sereno invecchiamento in casa propria vedono sostituirsi, nel migliore dei casi, la realtà di convivenza con badanti sconosciuti oppure di ricoveri in case di riposo, che non sono più i vecchi tetri ospizi di una volta ma che certo non rendono felici nessuno. Pensare per tempo a soluzioni alternative e, nel limite del possibile, soddisfacenti e gradevoli, può essere una scelta saggia.

Il “vivere insieme” ad altri che si sono scelti può essere un’alternativa. Il termine tecnico che descrive questa alternativa è cohousing.    Il cohousing è la condivisione di spazi e servizi in comunità residenziali abitate da persone che hanno scelto di vivere insieme. Il sito italiano www.cohousing.it lo descrive così: “è un nuovo modo di abitare con spazi e servizi condivisi tra persone amiche che avete scelto e con cui avete progettato la vostra comunità residenziale. Chi vive in cohousing - sono più di mille gli insediamenti di questo tipo nel mondo - vive una vita più semplice, meno costosa e meno faticosa decidendo innanzitutto cosa condividere: un micronido per i bambini, un orto o una serra, un living condominiale, un servizio di car sharing o una portineria intelligente che paga le bollette e ritira la spesa. Solo per fare qualche esempio”. Agli esempi potremmo sicuramente aggiungere dei servizi sanitari e assistenziali comuni.

Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone. Non è nella tradizione italiana che casomai prevede gli anziani genitori a pochi passi da casa dei figli: da noi si è cominciato a parlare della formula cohousing solo quattro-cinque anni fa ed esiste qualche prima realizzazione che finora ha coinvolto prevalentemente giovani coppie.

Riusciamo ad immaginarci dei senior italiani che progettano di andare a vivere insieme per vivere non solo serenamente ma anche piacevolmente il proprio invecchiamento?

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Gli auguri di Natale dei tardivi digitali

Sondaggio veloce: chi di voi sta preparando i biglietti d’auguri di Natale da spedire e chi invece si affiderà a sms, email, facebook e messaggi elettronici in genere ?

Un rito che fino a qualche anno fa andava in onda più o meno ovunque era di preparare, all’inizio di dicembre, l’elenco delle persone a cui si intendeva fare gli auguri di Natale.  Sarebbe seguito l’acquisto dei bigliettini d’auguri più simpatici, poi carta e penna per mettere la propria firma e scrivere il destinatario, quindi un bel francobollo e la spedizione in posta.

Da qualche anno però i biglietti d’auguri che ricevo per le festività sono drasticamente diminuiti, mi sono chiesto se sono io diventato meno rilevante per gli altri, poi però mi sono accorto che anch’io ne invio molti meno e ho sostituito spesso il biglietto di cartoncino con un disinvolto e gratuito messaggio email dell’ultimo minuto. Il giorno di Natale degli ultimi anni poi ho ricevuto più sms che in tutti gli altri giorni dell’anno e la casella di posta nei giorni immediatamente precedenti immancabilmente si è intasata di  cartoline animate con video, foto e musica.

Siccome quelli che mi scrivono, e quelli a cui scrivo, sono più o meno coetanei, mi sono convinto che anche noi, “tardivi digitali” o “immigrati digitali”, ci stiamo convertendo agli auguri elettronici. Ma non rimane un po’ di nostalgia per le vecchie abitudini ?

(L’”immigrato” digitale è una persona cresciuta prima delle tecnologie digitali e che le ha successivamente adottate; anche il “tardivo digitale” è cresciuto senza tecnologia ma continua a rifiutarla o a guardarla con diffidenza.  Non so chi abbia inventato i due termini, in contrapposizione a “nativo digitale”, mi sembrano comunque espressioni azzeccate).

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Se non mi appassiono non mi diverto

Scrive Cecilia: Io la pensione non la prenderò mai ma di sicuro non mi faccio fermare da questo, ho tutta l’intenzione di godermi comunque la mia prossima vita da sessantenne. Chi l’ha detto che non posso godermi i vantaggi dei sessant’anni anche continuando a lavorare ?
A 60 anni, se guardo indietro vedo una ragazza un po’ scapestrata che ha cambiato tre attività professionali, due mariti e che poi finalmente verso i quarant’anni ha trovato l’uomo giusto, è diventata mamma ed è riuscita a consolidare una professione nel mondo dell’arredamento.
Tutti anni belli e intensi, io non riesco a vivere se non mi appassiono a quello che faccio.
E ho l’intenzione di fare cose appassionanti anche in futuro.
Ora il ragazzo si è fatto grande e ha deciso di andare a tentar fortuna all’estero seguendo le orme di suo padre. Da quando è partito ho cominciato a frequentare di più le amiche riscoprendo rapporti che avevo trascurato e persino uscendo di più la sera o per qualche aperitivo. Le mie amiche sono delle grandi: ogni volta che le vedo mi propongono qualche spettacolo o qualche viaggio, non è che posso fare tutto, ma è bello avere qualcuno che ti stimola ! Il lavoro che faccio mi prende ancora tanto, è un lavoro in cui ogni giorno metto alla prova la mia creatività e fatico ad immaginare un’attività che mi darebbe più soddisfazione. Oltretutto quelli con cui lavoro mi riconoscono l’esperienza e mi chiedono sempre consiglio su cosa è meglio fare, e questo è un vantaggio dell’età. In passato non mi sono stati pagati i contributi previdenziali, per questo la pensione non la prenderò mai, ma che devo fare ? recriminare su un’ingiustizia passata ? no, meglio darci dentro, gustarsi tutte le soddisfazioni che si trovano e guardare avanti.

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Seguo le mie passioni

Scrive Rino: Ho 59 anni, provengo dalla Calabria, ma mi sono trasferito in Sardegna, dove vivo ancora, per amore. Ho cominciato a lavorare presto, e all’età di 26 anni sono entrato nel sindacato, dove ho ricoperto anche la carica di segretario provinciale.
Dopo anni di lavoro nel 2009 vado in pensione.
Certo, a quel punto la mia vita è cambiata: trovarmi a casa dopo tutto quel tempo e riorganizzarmi le giornate, riscoprire il tempo per sé e riattivare le amicizie magari poco frequentate per il poco tempo a disposizione… i primi giorni si è euforici, quasi increduli, poi subentra quasi la noia, ci vuole tempo anche per abituarsi all’idea. Dopo i primi momenti per occuparsi del disbrigo burocratico delle pratiche le giornate sono monotone, anche perché la mia pensione non coincide con la pensione di mia moglie, e i miei figli essendo grandi sono fuori casa, perciò la casa è vuota. Però poi con il tempo ho imparato.
Ad esempio, ho delle forti passioni che ho sempre seguito, come il disegno, la musica e i concerti, e fortunatamente con la pensione ho potuto trovare il tempo per dedicarmici maggiormente. Amo la pesca e possiedo una barca. Così a volte passo giornate intere al mare con i miei amici, praticando con successo la pesca a strascico. Ho anche comprato una grossa moto, e quando mia moglie è libera facciamo insieme delle belle scorrazzate.
Avrei pure un orto con piante di frutta e olive, ma dopo l’euforia dei primi tempi non la seguo più di tanto, vado praticamente solo per la raccolta.
Cerco di mantenere le vecchie abitudini, come gli incontri con gli amici per l’aperitivo o per vedere le partite al bar, l’orario del caffè e la lettura dei giornali. E cerco anche di essere di supporto per i colleghi ancora in servizio per consigli e pratiche sindacali. Non mi tiro mai indietro, anche perché essendo abituato a stare in mezzo alla gente mi gratifica sapere che i miei colleghi hanno ancora considerazione e fiducia nel mio operato.    Foto: amici in mare

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Accettare il corpo che cambia

Anche un ultrasessantenne ha bisogno di attenzioni amorose e di rapporti intimi, così come può sentire ancora vivo il bisogno di essere soggetto ed oggetto di attenzioni erotiche.  In uno degli studi degli ultimi anni fatti dal Censis per conto di Salute Repubblica si è affermato che emozioni amorose, intimità e sessualità sono dimensioni che rimangono ben vive nei senior.

Secondo quell’indagine, più della metà degli over 60 si dichiara innamorato, con un valore ben differenziato tra uomini e donne: sale al 65,4% per gli uomini e scende (ahinoi cari maschi!) al 45,2% per le donne.

Anche la sfera sessuale e dell’intimità fisica continua a rappresentare, e a lungo – almeno fino agli 80 anni – un elemento rilevante della vita (lo è per circa due maschi su tre, per poco meno della metà delle donne), anche se il 46,8% gli attribuisce meno importanza di prima, più per ragioni valoriali o di opportunità che strettamente fisiologiche.  D’altra parte, l’uso di farmaci per migliorare le prestazioni sessuali è valutato positivamente dal 23% dei senior, con un consenso maggiore tra i sessantenni e i settantenni.

Sessuologi, psicologi e medici sono d’accordo:  a patto che ci sia un decente stato fisico generale, sesso, intimità e amore non hanno età, il segreto è adattare le aspettative e  accettare il corpo che cambia, sia il proprio sia quello del partner.

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Il posto in autobus

Ti aspetti che ti cedano il posto in autobus ?   Magari ti potrebbe capitare quel che è successo al 65enne Michael Strauss.

Michael Strauss sul New York Times di qualche giorno fa.:  “Più o meno un mese fa, ero in metropolitana sulla linea 1. Stavo leggendo un libro sul mio Kindle usando un’app per iPhone, e mi sentivo perfettamente al passo coi tempi e in forma.

Ero in piedi di fronte a due ventenni seduti. Uno dei due mi ha offerto il posto a sedere. Io l’ho ringraziato, ma ho rifiutato. Era un’offerta gentile, ma di questa offerta la mia autostima ne ha un po’ risentito e, a dire il vero, ne sono rimasto un po’ disturbato.

Lo scorso weekend ero di nuovo sulla linea 1, questa volta insieme a mia moglie e ad alcuni nostri amici. Ero seduto e stavo chiacchierando con un amico anche lui seduto di fianco a me.

Un giovane uomo, mentre usciva dalla carrozza, ci ha apostrofato così: “Alla vostra età, le buone maniere dovreste averle imparate !”

Anche il mio amico aveva sentito quel commento, ma nessuno dei due aveva capito a cosa si riferisse. Quando siamo scesi, ho riferito a tutti gli altri amici cosa era successo e uno di loro mi ha detto che di fronte a noi, in piedi, c’era una donna anziana che cercava di comunicarci con delle occhiate che avrebbe desiderato il nostro posto a sedere. Né io, né il mio amico però l’avevamo notata.

Imbarazzante avere 65 anni come il sottoscritto e viaggiare in metropolitana ! “

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La qualità dei rapporti umani

Chi, come il sottoscritto, ha corso per tutta la vita ventre a terra, destreggiandosi tra impegni di lavoro, responsabilità familiari e incombenze quotidiane che toglievano il respiro, quando entra in una fase di vita un po’ più rilassata scopre che può tornare a valorizzare ed apprezzare l’autenticità dei rapporti umani.

Ritmi meno stringenti e una dose inferiore di stress consentono di prestare più attenzione agli altri, altri con cui non vi sono necessariamente rapporti di lavoro o rapporti stretti familiari: ci si accorge di cosa dicono persone a cui avevamo prestato pochissima attenzione, di quali esigenze hanno, a volte persino si scopre della loro esistenza quando fino a poco tempo prima li avevamo ignorati. Non sono tutte sorprese positive, ma in molti casi sì.

Soprattutto, i rapporti umani più genuini e meno strumentali ci fanno vivere meglio. E’ vero che chi transita da una situazione di vita pienissima di obblighi e basata su criteri di efficienza ad una condizione di maggiore libertà di movimento, prova all’inizio una sensazione di straniamento e di perdita di punti di riferimento, ma poi si scopre che esistono tantissime altre situazioni in cui si può coltivare la qualità dei rapporti sociali e che questo fa la qualità della vita.

C’è chi prova questa esperienza partecipando all’attività di associazioni di volontariato, chi scopre o riscopre questa dimensione andando a vivere in località a misura d’uomo dove il senso di comunità è ancora forte, chi migliora la qualità dei rapporti partecipando a gruppi che condividono le medesime passioni (sportive, musicali, di viaggio, politiche, eccetera), così come chi lo fa rinvigorendo i rapporti con i propri amici.  Quel che accomuna tutte queste esperienze è la migliore qualità dei rapporti umani.

In foto: Alessio Boni, Alessandro Haber e Gigio Alberti. protagonisti dello spettacolo teatrale ART, sulla fragilità dei rapporti umani maschili

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