Posts Tagged: reinventarsi

Rigenerarsi

Scrive Carlo: Un paio di anni fa ho smesso di praticare la mia attività di medico e da allora ho ricominciato a fare il medico. Mi spiego: era arrivata l’età della pensione ma non avevo alcuna voglia di mettere in un cassetto la mia professione. Non dover più combattere con la burocrazia Medici+Africasanitaria e non essere più ossessionato dagli orari, a questo sì ho rinunciato volentieri ed ero contento di togliermi queste scocciature dai piedi. Ma il rapporto con i pazienti è sempre stata la mia vita e a quella non volevo rinunciare. Alcuni amici che lavorano in un’organizzazione di volontariato e che conoscevano questo mio desiderio mi hanno proposto di trascorrere due periodi l’anno in posti del mondo dove c’è un gran bisogno di medici e ci sono centri di questa organizzazione. All’inizio ero molto perplesso, non solo perché temevo di non essere in grado di reggere la fatica fisica imposta da questi luoghi disagiati, ma anche perché la mia filantropia non era arrivata ad immaginare una sfida del genere. Alla fine mi sono fatto convincere e ci ho provato. E’ stata un’esperienza indescrivibile: molto dura ma anche emozionante, con emozioni che non provavo da tanto tempo. Mi sono sentito utilissimo, ho toccato con mano le differenze del mondo, ho conosciuto realtà che mai avrei immaginato esistessero e persino sul lato professionale mi sono accorto che avevo bisogno di migliorarmi, di studiare cose che non conoscevo. Dopo due esperienze di questo genere posso dire che è stato un vero modo per rigenerarmi, non avrei potuto immaginare un passaggio migliore verso la mia stagione da pensionato.  In foto: medici in Africa

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Come faccio a riconvertirmi sul lavoro ?

Da parte di Lucia: Sono Lucia, ho 58 anni e sono architetto. Da un anno non mi entra più un lavoro con la crisi che c’è, peraltro dal 2010 sono sola a condurre casa e due figli che studiano a woman-grey-hair-office-co-workersFirenze e non lavorano, con un ex-marito disoccupato che quindi delega tutto a me, fin tanto che ho lavorato. Adesso sono nel panico perche vista l’età, non riesco a ri-convertirmi in altro modo.
Ho fatto la cuoca, la cameriera, la sommelier…ma sono state tutte situazioni molto momentanee. Adesso non ho niente per le mani…e non so come fare.  In foto: una donna senior al lavoro

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Voltare pagina

Scrive Rossella: Tra pochi giorni compirò 55 anni. Non me li sento, non mi sono mai sentita gli anni che ho. Però stavolta mi sento sulla soglia: ho appena chiuso la mia attività lavorativa, gestivo un asilo nido che ha dovuto chiudere in seguito alla crisi economica; mio marito ha perso il lavoro un anno e mezzo fa e non è riuscito a trovare più nulla se non qualche consulenza (era un dirigente d’azienda) e ormai ha sessant’anni. Stando molto attenti alle spese possiamo vivere fino a quando gli daranno la pensione e quindi non siamo disperati. Però mi chiedo quale sarà la mia vita per i prossimi 10-15 anni. Mio marito, che ha già passato questa fase, progetta ingaggi come velista e mi vuole con lui (anch’io ho un passato da velista), ma non mi piace l’idea di andarmene in giro per il mondo con estranei e, forse, rischiare la vita, sicuramente dovermi adattare a ritmi ed esigenze che non sempre mi piaceranno. E poi i nostri figli, tutti tra i 21 e i 25 anni, per un motivo o per l’altro hanno ancora bisogno di noi. Mi piacerebbe realizzare un vecchio progetto di scrivere un libro, perché scrivere è sempre stata una componente della mia vita, ma non voglio ingrossare la schiera degli aspiranti scrittori senza talento. Forse lo farò solo per me, ma … è un momento di grandi interrogativi. Lo so, qualcuno dirà: ma come, puoi permetterti di non lavorare e ti lamenti; fai volontariato (lo farò), dedicati a tuo marito… Ecco, ho la sensazione che sia un momento di cambiamento anche di coppia, adesso che non ci sono più i ritmi professionali: io vorrei fermarmi un po’, lui vuole andare.  In foto: “Sulla soglia”, scatto di Mariarosa Lombardi.

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Quante vite viviamo ?

Qualche giorno fa, in occasione della sua scomparsa a 63 anni, in tanti abbiamo notato che nel corso della sua esistenza Giorgio Faletti (in foto) aveva vissuto molte vite: prima da cabarettista e comico e poi da cantante, paroliere, attore, oltre che da scrittore di best seller. Una versatilità continua che ha indotto qualche giornalista a definirlo un “decatleta”. Le sue esperienze sono state tutte vissute senza rinnegare quelle precedenti e tutte, qui sta l’eccezionalità, le ha sperimentate con successo.  Una testimonianza straordinaria del fatto che si può cambiare il proprio percorso di vita aggiungendo esperienze, professionalità, passioni.

Peraltro tutti noi, nel corso della nostra esistenza, viviamo più vite, anche se con gradi di successo e soddisfazione diversi e anche se qualche volta i passaggi in cui siamo coinvolti non sono cercati ma subìti.

E’ stato, questo, il tema su cui mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione durante la trasmissione tv Rai Uno Mattina di oggi. “Quali sono le ragioni dei cambiamenti di vita, anche di chi non è più giovanissimo?” mi ha chiesto la conduttrice, che sapeva che nel nostro blog sono rintracciabili le risposte leggendo le tante storie inviate.

Ho provato a dare questa sintesi: le occasioni di cambiamento, voluto o subìto, sono numerosissime: la nascita o la morte di qualcuno che ci è vicino, un legame affettivo e familiare che inizia o che finisce, un episodio di salute che mette in discussione delle certezze, un trasloco e un trasferimento di residenza, una vicenda lavorativa e professionale, come possono essere l’arrivo della pensione o un’espulsione improvvisa o la ripartenza con una nuova iniziativa.  Ma possono diventare delle molle importanti per spiegare i passaggi di vita anche qualche nuova pulsione interna, qualche nuovo desiderio, un’inquietudine che ci porta a cercare nuove strade e a reinventarci !

Diciamo che tutte le volte che qualche novità ci induce a modificare i nostri comportamenti di routine, le nostre abitudini, i nostri modi di pensare, in qualche modo iniziamo a vivere una nuova vita. Naturalmente ci sono cambiamenti forti e radicali (come non definire delle vere e proprie fratture con il passato ad esempio il cambiamento della testimone alla trasmissione di oggi che da giovane faceva la modella e che ora fa la vigilessa urbana, o del medico che ad un certo punto lascia professione e famiglia e si trasferisce armi e bagagli in Africa per volontariato ?), ma ci sono anche “cambiamenti morbidi”, li potremmo chiamare degli “aggiustamenti”. Sono, questi ultimi, i casi più frequenti, casi in cui si mantengono parti importanti di ciò che si è costruito e se ne modificano altri, alla ricerca di nuovi equilibri da ridefinire in continuazione.

E fin qui ci limitiamo alla vita cosciente, perché poi, per chi ci crede, ci sono le tante vite vissute in precedenza… anche di questo si è parlato nella trasmissione di questa mattina, a cui é intervenuto Angelo Bona, medico psicoterapeuta che utilizza il metodo dell’ipnosi regressiva…

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I jolly dei senior che lavorano

La carta a sorpresa che possiamo giocare quando ci avviciniamo alla fase di vita da senior sono le risorse che davamo per scontate e che scopriamo tornano buone per non rinunciare completamente ad una vita attiva.

Per molti senior rimanere attivi ha il significato di essere obbligati a lavorare qualche anno più del previsto. Ma, sorprendentemente, in tanti desiderano proseguire un’attività lavorativa, sia essa il proseguimento di quella tradizionale o una nuova. Anche chi intende e può dare più spazio ai divertimenti, al proprio benessere, a nuove passioni, alla vita familiare o al volontariato, spesso vorrebbe non rinunciare completamente ad un’occupazione lavorativa.

Come riferisce Betta Andrioli in un articolo del Sole24ore riprendendo un’ indagine Istat, è questo, ad esempio, il caso di 411.000 italiani che “seppur pensionati, continuano a lavorare, da dipendenti o autonomi: 50-69enni che non hanno alcuna intenzione di farsi relegare al solo ruolo di nonni e continuano a produrre e guadagnare”.

Il punto è che la società non è organizzata per dare risposta a questa richiesta, se non in modo embrionale, e trovare opportunità che rispondano all’esigenza non è faccenda immediata.

Il problema naturalmente non se lo pone chi ha fatto la scelta di proseguire nel lavoro di sempre, con le stesse responsabilità, la stessa intensità e gli stessi ritmi. Sempre che gli sia possibile, continuerà la vita di prima nella stessa organizzazione oppure, ad esempio se lavora come autonomo, continuerà comunque ad organizzarsi la giornata senza significativi cambiamenti. E il problema non se lo pone neppure chi avrebbe smesso volentieri di lavorare, ma non può farlo per le necessità economiche proprie o della propria famiglia.

Il problema se lo pongono coloro che, volendo o dovendo proseguire un’attività lavorativa, sono invece obbligati ad uscire dall’organizzazione dove lavorano e cercano formule di lavoro più consone alle loro nuove esigenze.

E’ per costoro che diventano importanti le risorse che si hanno da giocare. Perché sono di nuovo sul mercato del lavoro e, come succede ai ragazzi appena finito di studiare, devono guardarsi intorno e probabilmente subire qualche nuova selezione.

A molti non fa un bell’effetto ritrovarsi “sul mercato”, soprattutto a quelli che dal lavoro di prima sono stati espulsi. Gli altri, quelli che la nuova vita se la sono scelta, sono un po’ più disponibili ad ingegnarsi per trovare la nuova soluzione che li soddisfi. Ma in generale la sensazione è strana: pensavi di aver superato tutto, di non dover più subire esami e valutazioni, e invece scopri che se te la vuoi giocare ancora devi rimetterti in pista, con tutti i rischi di rifiuto o d’insuccesso del caso.  Ed è qui che allora torna utile fare un bel bilancio delle risorse che si hanno a disposizione e di quali possono essere utilizzate per riuscire nell’intento.

Sarebbe riduttivo far riferimento alle sole risorse economiche, come il risparmio e l’eventuale patrimonio accumulato; è utile invece prendere in considerazione anche altri generi di risorse, importanti per affrontare, attrezzati, la nuova fase di vita lavorativa. In particolare, credo che le risorse più utili a questo scopo siano: le capacità personali, il network di conoscenze e le competenze sviluppate in uno specifico campo di attività: tutti jolly che provengono dalle precedenti esperienze e che ora possono essere rimessi in gioco.  

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La lentezza

Scrive Peppe: Credo che ora la vita è un po’ un’altra storia. E ognuno di noi ha un po’ paura. Ognuno di noi è impegnato ogni giorno a reinventarsi, ricominciare a raccontare e raccontarsi, a sentire un altro odore, a sentire altre prediche, a vedere altre lacrime, a stringere altre mani, a vedere altri occhi, beh, non è semplice. Al di là di ogni possibile ragionevolezza, io ho scoperto il gusto della lentezza, dell’importanza da dare al tempo, alle persone, alle cose. Quando le passioni col tempo cambiano colore, nel cuore già si preparano nuovi luoghi da condividere ed una mappa di spazi comuni che vanno dal libro da leggere insieme, alla vista di una mostra di Caravaggio o del Botticelli ove trovare le piccole poesie di carta straccia trascinate dal tempo. La polvere, i passi veloci, gli affanni, gli stupori dei giorni di lavoro, li guardi con un sorriso ma da lontano, con simpatia ma senza nostalgia. Ed in quell’ esserci, in quella consapevole serenità, sentire un senso di pudore nel credersi ancora salvi, di fronte ai frammenti della vita. L’amore per mia moglie ha un corpo preciso, una sbadataggine particolare, un odore, una voce, un cappello, un caminetto acceso ed un libro aperto sul comodino, una formula di saluto, una calligrafia tremenda, un passo cigolante. Sono sicuro che se per questo tentativo di vera vita abbiamo fatto di tutto ed abbiamo visto possibile un percorso ancora lungo, allora, vestiamoci con i fiori e lasciamo che siano altri a sedersi su una panchina a lamentarsi dei dolori alle ossa, del tempo che passa, del tempo che rimane mentre ci si vergogna un po’ a credersi fin qui ancora salvi, di fronte ai frammenti della vita. Così mi capita di guardare le mani del futuro e scoprirle piene, e che la mano che cerca la tua è quella che volevi e che è li, pronta a stringerti ad ogni risveglio. Peccato che la vita non abbia una serratura dalla quale la si possa guardare di nascosto: forse si riuscirebbe a sentire il profumo della nostra voglia di farcela, sempre, oggi come a vent’anni. Un profumo ipnotico, indimenticabile, luminoso, per chi lo vuole. Mi auguro e auguro a tutti di ascoltare ancora una musica sublime fatta di emozioni, conoscenza, amore per il bello, entrarvi fin dentro le viscere e portarvi sempre in alto mare, anche se non sapete nuotare.
Per molti la tragedia vera forse non è andarsene, ma non esserci mai stati. Giuseppe De Biasi.

Nella foto in alto: Le emozioni di Kandinsky in “Dipinto blu”.  Nella foto in basso un dipinto del toscano Andrea Martinelli, secondo cui «lentezza significa aver voglia di capire e capire significa rinascere»

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Ricominciare

Scrive Viola: Ho 57 anni e abito a Roma. Io ci sono nata in questa meravigliosa città e qui ho passato la mia giovinezza, ho trovato un lavoro, che ancora ho, ho viaggiato, ma lontano dall’Italia sentivo una struggente nostalgia per la mia città. Avevo i miei amici, prima si faceva amicizia in una maniera diversa, ci si frequentava e ci si conosceva profondamente. E poi mi sono formata una famiglia. E’ stato un matrimonio infelice e dopo venti anni ho chiesto la separazione. Ma non è di questo che voglio parlare ma di una cosa diversa: a 50 anni mi sono ritrovata sola, con una vita da ricostruirmi da zero. Ed ho ritrovato la mia città e le persone cambiate in peggio; io, che uscivo per la prima volta dopo venti anni di madre di famiglia, vedevo tutti i punti di riferimento dei miei anni 80 spariti. Fare amicizie è una cosa spinosa, è tutto fatto di fretta e superficialmente, le persone non hanno voglia di sorridere e di ridere, si esce come automi senza una vera voglia di stare con gli altri. Io mi sono ritrovata in un ambiente che non riconosco più, e meno male che ho il mio lavoro, ma sono anche una persona socievole. Non mi lamento di nulla, ma mi sto accorgendo che alla mia età è tutto più difficile. Bisogna stare attenti a non essere fraintesi, è triste come dentro sono rimasta la ragazza di tanti anni fa, spontanea e allegra, e invece come bisogna essere disciplinati e un po’ trasparenti nella vita normale. Per la nostra età sembra che si sia fatto molto, ma effettivamente c’è il vuoto assoluto. In foto: amicizia di qualità

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Il tempo da reinventare

Se gli studi sulla felicità dicono che a quarant’anni ce n’è poca, è anche perché a quell’età il proprio tempo lo si percepisce più pilotato da altri e dal contesto che non da sé stessi. Infatti quella non è solo l’età in cui sei nel mezzo del cammin della carriera lavorativa, ma anche l’età in cui le responsabilità verso la famiglia sono all’apice e i tempi dei figli sono prevalenti sui tuoi.

La vita adulta é molto pressante sui tempi, sia per come é organizzato il lavoro sia per la cura e l’educazione dei figli. Sarebbero sufficienti queste due dimensioni per capire come mai la sensazione diffusa a quell’età è che ti manchi il respiro e che non ci sia mai tempo per te stesso.  Come se non bastasse, a completare il quadro delle situazioni ruba-tempo vanno aggiunti gli spostamenti: appuntamenti e viaggi di lavoro, accompagnamenti di figli e familiari nei posti più disparati, commissioni e acquisti che richiedono ore in auto… Insomma, per molti anni l’organizzazione del lavoro, i figli piccoli e gli spostamenti sono un grande vincolo per l’autodeterminazione dei propri tempi di vita.

Poi ad un certo punto capisci che c’è una svolta: sul fronte delle attività che svolgi, sei tu che scegli a cosa vuoi ancora dedicarti, quali sono le altre attività che sono di tuo interesse e lo fai cercando le modalità e i ritmi che ti sono più consoni; sul fronte della famiglia, i figli sono diventati più grandi e più autonomi, spesso se ne sono andati di casa o se ancora vivono in casa fanno vite molto indipendenti.  Anche gli spostamenti sono diversi, perché non si caratterizzano più come il quotidiano tran tran degli orari comandati dalle convenzioni sociali e i momenti di viaggio non devono più essere necessariamente costretti nei periodi di alta stagione.

Tutti questi cambiamenti sono anche segnali di una diversa possibilità di uso del tempo: hai finalmente liberato del tempo prima vincolato e condizionato da altri e lo puoi regolare e dosare di più tu secondo i tuoi ritmi, le tue esigenze e le tue preferenze.

Dopo trenta o quarant’anni ampiamente condizionati dagli impegni sociali lavorativi e familiari, in cui se eri bravo al massimo riuscivi a negoziare qualche minuscolo spazio per fare altro e in cui ti sentivi dentro un tunnel da cui non era previsto il riemergere a breve, finalmente puoi gustare il sapore di un tempo usato in modo più flessibile e più vicino alle tue esigenze del momento.

Inizia una stagione in cui puoi imparare a riprendere il possesso del tuo tempo e a non farti vincere dall’inerzia delle abitudini e degli stili di vita. Un po’ questo spaventa, il rischio di  vivere la nuova opportunità come un abisso di vuoto e di insignificanza c’é. Ma di gran lunga prevalgono le opportunità. E poi puoi sempre decidere in base alle tue priorità di prenderti qualche impegno vincolante, ma l’importante è non ributtarti in un tunnel cieco solo per paura di non sapere come passare la giornata.

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Disoccupata mi sono riciclata a 54 anni

Da parte di Anna59: Ho letto l’articolo share housing e la trovo una splendida finalità. Forse perché mi piace la compagnia ma anche la solitudine. Il mio progetto di vita però è quello di cercare un lavoro. Da assistente ufficio acquisti di una multinazionale mi sono ritrovata disoccupata a 50 anni.
Ho utilizzato l’anno di disoccupazione per fare il corso OSS operatore socio sanitario e ho lavorato per due anni, a tempo determinato, in una grande RSA pubblica per assistenza anziani. Devo dirle che mi sono trovata molto bene perché, nel piano degli ospiti che ancora erano lucidi, cercavamo di rispettare (nel limite dei tempi e delle priorità preposte per seguire 22 ospiti in reparto), le esigenze del singolo ospite nella sua individualità. E’ però vero che gli ospiti, il più delle volte, devono essere “spronati” a camminare e a svolgere attività con animatrici e/o con fisioterapisti.
Ecco, se la salute mi assisterà, mi piacerebbe poter prima di tutto condividere la mia vecchiaia con mio marito, ma è anche vero che per gli anziani non ci sono molte opportunità di incontro con altri coetanei. Questo è un peccato perché interagire con altre persone ci mantiene attivi.     Saluti Anna59

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Donne in rinascita

Rinascere, reinventarsi, scoprire una nuova vita: sono sempre numerose le vostre testimonianze che raccontano della possibilità, pur tra molte difficoltà, di intraprendere un nuovo percorso anche dopo i 50 e i 60 anni. Conoscerle è sicuramente di aiuto e di buon auspicio per tutti.

Ecco qui il messaggio di Gabriella: “Rendersi conto che la tua vita non è finita in conseguenza delle traversie che hai vissuto, ma che hai conservato energie a sufficienza per riemergere e rifiorire è stata per me una grande scoperta.

Reinventarsi l’esistenza e ristrutturare la propria personalità a 50 anni non è cosa semplice: è fatica, dolore e solitudine. Adesso ho 56 anni e sono contenta di essere “rinata” e di provare al mattino la gioia di poggiare lo sguardo sul mondo. Anche in assenza del mio compagno di vita che è morto troppo presto. Gabriella”

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