Posts Tagged: reinventarsi

Esperimenti di co-abitazione

“Non vogliono immaginare il loro futuro né con badanti né in case di riposo né nella solitudine della loro casa. E’ il momento giusto per lanciarsi in un investimento sulle nuove soluzioni abitative per i baby boomers! Il fenomeno sta esplodendo: sono tantissimi i 50enni e 60enni che si stanno chiedendo come e dove abiteranno nei prossimi anni. Cercano degli spazi, delle comunità non invasive dove ci sia completa autonomia ma anche rapporti umani e servizi comuni.”  Così provava a convincermi qualche giorno fa un amico di qualche anno più giovane che non vedevo da qualche tempo e che era ispirato dalla ricerca di settori di business dalle buone prospettive e dalla sicura crescita.  Credo che l’analisi del mio amico sia corretta per molti versi: è vero che i senior, soprattutto quelli ancora in forma, quando pensano al loro futuro lo fanno con una certa inquietudine e storcono il naso alle ipotesi delle badanti e delle case di riposo. Bisogna però vedere quanto è forte la motivazione a 55, 65 anni, a cambiare la propria abitazione attuale e a cimentarsi in qualche forma di  co-abitazione che, per quanto non invasiva e vantaggiosa, pone non pochi punti di domanda.   Se si guarda a quel che succede in altri Paesi, ad esempio negli Stati Uniti, pare proprio che la tendenza segnalata dal mio amico sia vera, ma non dobbiamo mai dimenticarci che l’Italia spesso sfugge alle tendenze quando c’è di mezzo la casa e la famiglia. Secondo quanto riferisce Sally Abrahms, che scrive di baby boomers e di invecchiamento, negli USA il numero di persone che vogliono vivere in share housing e di proprietari di case che vogliono condividere l’abitazione è in forte aumento e tra questi la parte del leone la fanno le donne over 50 che cercano soluzioni abitative insieme a coetanee. Un esempio è dato da Louise, Karen e Jean che hanno messo in comune le loro sostanze, hanno acquistato una casa insieme e della loro esperienza parlano in un libro dal titolo eloquente: “My House, Our House”. Louise, psicologa, era pronta ad andar via da casa sua quando i suoi figli sono diventati grandi; Karen, di lavoro consulente e per questo obbligata a continui viaggi, ha aderito all’idea, felice di aver qualcuno che abita casa sua quando lei è via e che le curi il gatto; Jean, infermiera, si era lasciata col marito e dopo un periodo in affitto ha pensato che fosse meglio la soluzione in comune. “E’ come vivere con due meravigliose sorelle” dice una di loro.  Certo è importante che via sia qualcosa di più di un feeling positivo, dato che i soldi che hanno messo in comune, e che continuano a condividere mese dopo mese per le spese, non sono pochi. Senza contare la necessità di una convinta adesione alle regole comuni. Per dirne una, hanno stabilito che nessuna di loro abbia ospiti notturni per più di sette giorni consecutivi.

La scelta di Louise, Karen e Jean è sicuramente impegnativa. In altri casi i vincoli possono essere minori. In ogni caso, è fondamentale la forza delle motivazioni che spingono in questa direzione. Un simpatico video <http://video.corriere.it/co-abitare-torino-esperimenti-convivenza-collettiva/788c961a-d437-11e2-9edc-429eec6f64c6>, girato in Italia, a Torino, e con protagonisti non dei senior, ma dei trentenni che hanno fatto una scelta di cohousing, mostra quali possono essere le motivazioni forti che spingono a realizzare questa idea: socializzare, trovare degli amici, condividere momenti di vita, aiutarsi, trovare e dare solidarietà, migliorare la qualità della vita, aggregarsi… sono queste le parole d’ordine che escono dalle testimonianze delle persone del filmato.

Sono motivazioni che, unite a quelle economiche (che valgono a tutte le età, sia in America che da noi), possono spingere anche un senior a fare un’esperienza di convivenza collettiva?                 In foto: Louise, Karen e Jean nella loro casa

Read more

Futuro misterioso e progetti di vita

“Si ha un bel dire: ricomincia !, reinventati !, inizia una nuova vita ! Facile a dirsi, meno facile a realizzarsi. Soprattutto chi ha percorso trenta o quarant’anni lungo dei binari dritti, senza aver bisogno di prodursi in molte giravolte, con lo stesso lavoro, gli stessi interessi, frequentando più o meno sempre le stesse persone, fa una fatica del diavolo a dare un nuovo senso alla propria vita quando cambiano tutte le coordinate e intorno non ritrovi più lo stesso panorama”. Questa è la riflessione che mi sono sentito fare recentemente da un conoscente, anni 64, che aveva interrotto dopo molti lustri l’attività professionale. Ragioni dell’interruzione: un calo improvviso del lavoro con i clienti che sembravano spariti nel nulla e in sovrappiù un intervento chirurgico – niente di grave ma quasi due mesi fuori gioco – che non gli avevano permesso di reagire come avrebbe voluto. Da lì la decisione, tanto drastica quanto obbligata: chiusura dello studio e inizio di una nuova esistenza. Nuova, ma mai immaginata, mai progettata fino a quel momento e proprio per questo misteriosa e un po’ paurosa.  Al di là delle circostanze specifiche, non è una situazione così isolata quella in cui mi sono imbattuto e che vi sto raccontando. E’ esperienza di molti che il disorientamento la può fare da padrone quando ci si trova a modificare i riferimenti della propria vita senza un minimo di preparazione.

E’ altrettanto vero che sono moltissimi coloro che trovano subito mille interessi e impegni che riempiono l’esistenza, così come sono numerosi anche coloro che si godono con il massimo piacere il dolce far niente, ma questo non elimina le difficoltà di chi è abituato ad una giornata cadenzata da orari, attività, relazioni  ben definite ed improvvisamente percepisce intorno a sé il vuoto. Scoprire per tempo le proprie passioni, i propri interessi e le proprie motivazioni, al di là del tran tran consolidato, è certamente una buona mossa per evitare di cadere nella trappola della “vita senza senso”, ma riuscirci non è da tutti.

Il punto poi è che le esperienze raccontate da tantissimi senior testimoniano dell’insufficienza di una attività di riprogettazione e di reinvenzione una volta per tutte. Al contrario pare – da molte testimonianze – che i nuovi progetti e interessi ai quali ci si dedica una volta raggiunti i cinquanta – sessant’anni abbiano delle caratteristiche di “transitorietà”. Sono pochi cioè i “progetti di vita” che riescono a durare per i due o tre decenni successivi, mentre è molto più probabile che i nuovi progetti, interessi e attività a cui ci si dedica abbiano una durata relativamente limitata, vuoi per motivi di salute, vuoi perché oggi tutto ciò che riguarda le nostre vite ha minore stabilità nel tempo. Ecco quindi che siamo chiamati a mettere in campo una capacità di rinnovamento continuo, a dimostrare – paradossalmente proprio quando l’età avanza – una disponibilità a rimetterci in gioco ogni poco, disponibilità che magari nel corso della precedente vita adulta non ci era stata richiesta.

Read more

Reinventarmi è quel che so fare

Da parte di Susy: Reinventarmi è tutta la mia vita. L’ho sempre fatto, è stato il mio modo di vivere e di sopravvivere e adesso che ho superato i sessanta non vedo altro modo per guardare avanti.
Nella mia prima vita ero una creativa che lavorava in un’agenzia di pubblicità, era il periodo che la pubblicità era ancora un mondo di sogni e di grande fascino, ti facevano lavorare fino a tardi la sera ma l’ambiente ti teneva viva. Ero a contatto con molte aziende e quando ti riusciva una campagna ti sentivi contenta. Dopo qualche anno però non ne potevo più dell’ambiente, mi sentivo vuota e volevo cercare di più me stessa.
Così ho lasciato la pubblicità e ho cominciato a girare per il mondo, mi fermavo qualche mese nei paesi dove andavo, campavo insegnando l’italiano cercando quei pochi che lo volevano imparare e io studiavo la lingua locale: è così che ho imparato un po’ l’inglese, il portoghese, lo spagnolo. A volte facevo l’accompagnatrice di viaggi organizzati e anche questo era un modo per girare il mondo. Questa seconda vita l’ho fatta per quasi cinque anni, finché ho incontrato quel che è diventato mio marito. L’ho conosciuto in Italia, anche se lui è francese. Aveva un lavoro per cui si doveva trasferire per la sua compagnia per dei periodi lunghi in paesi diversi e io, terzo cambiamento!, ho cominciato a fare la moglie devota che lo seguiva dovunque andasse. Sono diventata madre di due marmocchi, li ho cresciuti e facevo qual che fanno le mamme, con l’aggiunta che cercavo di farli sentire a loro agio anche se continuavano a cambiare città, lingua e amici. Mi dedicavo anche a cucinare e cercavo di imparare i piatti locali. Quando dovevo organizzare delle cene a casa nostra, mi esibivo in sofisticate combinazioni italiane e del Paese che ci ospitava in quel momento e l’effetto era sempre notevole.
Ad un certo punto ho capito che il mio matrimonio non stava più in piedi e mi sono ritrovata nuovamente a reinventarmi. I ragazzi erano diventati abbastanza grandi e una sera, quando un’ospite si è complimentata per la mia cucina e mi ha proposto di unirmi a lei in un’impresa di catering, non ci ho pensato due volte. Le ho detto subito di sì, ho cercato un appartamento dove andare a vivere e mi sono buttata nel mio nuovo lavoro, che per fortuna ha avuto successo e che ho continuato per quasi dieci anni. Finché dall’Italia non mi sono arrivate brutte notizie sulla salute dei miei genitori e insieme una grande improvvisa nostalgia delle origini. Ho mollato tutto e sono tornata per prendermi cura di loro. Sto cercando di convincere anche i miei figli che l’Italia può essere un bel posto dove vivere. Sono pronta per reinventarmi ancora. Qui mi sto rendendo conto che di stranieri che hanno bisogno di imparare l’italiano ce n’è tanti e non è escluso che mi dedichi ad insegnare loro la nostra lingua, però questo si vedrà, intanto mi guardo intorno, pronta a reinventarmi ancora.

Read more

Ritorno a casa ?

Scrive Serena: Io e mio marito siamo nati in Puglia, nella zona di Brindisi, siamo andati a scuola e siamo cresciuti da quelle parti. Quando ci siamo conosciuti avevamo vent’anni, io aiutavo in un negozio e lui, che era diventato geometra, non era contento di quel che faceva lì e voleva trasferirsi. Allora ha deciso di venire a Torino e io, che non ero per niente convinta, però l’ho seguito anche se di malavoglia. Qui però devo essere onesta le cose sono andate bene, lui ha trovato un lavoro che gli piaceva, anch’io ho continuato a lavorare facendo quel che sapevo fare cioè aiutando in un negozio di abbigliamento, ma intanto sono nati due figli, bellissimi, e ormai sono anche nonna da qualche mese di una stupenda nipotina. Adesso sento che casa mia è qui. Però mio marito è uno inquieto e adesso che sta smettendo di lavorare continua a ripetermi che tornare in Puglia adesso sarebbe la cosa migliore, che là c’è una casa che ci aspetta e della terra che vorrebbe lavorare.
Noi in Puglia ci siamo tornati ogni anno d’estate e ci hanno sempre accolto a braccia aperte e anche ai miei figli è sempre piaciuto molto andare da quelle parti. Purtroppo i genitori miei e di mio marito non ci sono più, però ci sono ancora tanti parenti. Mio marito è il solito schiacciasassi che non sente ragioni, si è messo in testa questa cosa e io come al solito sono qui che non dico né sì né no e intanto mi chiedo come starei in un posto tutto diverso e lontano da figli e nipoti. Tornare a casa in Puglia vuol dire ricominciare una cosa tutta diversa, magari bella ma magari anche brutta. Devo decidermi se mi va di ricominciare da capo come quando avevo vent’anni.

Read more

Lavoro e dintorni

L’imbianchino che si è presentato a casa mia ieri mattina per tinteggiare un paio di stanze sicuramente non ha meno di sessant’anni. Doveva essere aiutato dal figlio, che però non stava bene ed è rimasto a casa. Da solo, se l’è cavata comunque egregiamente, ha fatto un buon lavoro e ha completato l’opera nei tempi concordati.  Gli ho chiesto se pensava di smettere di lavorare e di passare la palla al figlio. “No – mi ha risposto – è un lavoro che faccio volentieri, i soldi servono e poi fare le cose insieme a mio figlio mi piace”.

Gli over65 che continuano a lavorare sono prevalentemente nel commercio, nelle professioni, nei lavori artigianali, nei servizi educativi e nella cura delle persone.  Spesso sono persone che svolgono un mestiere autonomo, che hanno rinverdito nel tempo le loro competenze e che operano in settori previsti in crescita (ad esempio, la cura dei grandi anziani) o dove la domanda di lavoro è più forte dell’offerta.

“Io sono a spasso da un anno – mi dice invece il 57enne Massimo – faccio manutenzione informatica e avevo due rapporti di lavoro abbastanza stabili con due aziende che però hanno entrambe deciso che costava meno rivolgersi a dei giovani. D’altra parte nel mio settore i giovani sanno fare le stesse cose che faccio io, anzi forse più velocemente di me, e non avevo nessuna possibilità di discutere. Adesso di essere assunto da qualcuno non se ne parla, cerco altri clienti ma c’è una grande concorrenza. L’unica strada che penso di battere è di trovare una nicchia di specializzazione nel mio campo e di rimettermi a studiare. I soldi messi da parte mi bastano per un paio d’anni, speriamo per allora di aver trovato una soluzione”. Molti disoccupati over50 hanno necessità di guadagnare, sono senza protezioni e vedono come sbocco possibile – a mio avviso a ragione – il riprogettarsi mettendosi ad imparare cose nuove che rendano aggiornate e appetibili le loro competenze di sempre.

Un terzo caso è quello di Roberta, che ha 62 anni, lavorava in banca, adesso riceve una discreta pensione, ma vorrebbe trovare un’altra occupazione part time che integri il volontariato a cui già si dedica: le interessa non perdere di vista la sua professione “storica” e soprattutto le serve guadagnare ancora qualcosa perché teme le spese, tutte sulle sue spalle, per la sua vecchiaia, per i suoi genitori ormai molto anziani eper suo figlio che deve ancora studiare.  “Chi sa fare contabilità come me trova sempre qualcosa” racconta “anche se certo, dove vado a presentarmi sono molto guardinghi, mi guardano come se fossi un animale un po’ strano, si chiedono perché non me ne sto tranquilla a casa”. Non è facile per un disoccupato cinquantenne trovare una nuova occupazione, ma neppure per un pensionato ritornare al lavoro quando lo desidera.

Infine Antonio, 63enne, un passato da operaio in un’industria: è stato accompagnato alla pensione otto anni fa, abita in un paesino di campagna ed è il lavoro a cercare lui, non il  contrario: infatti, in paese tutti lo cercano per vari lavoretti di manutenzione, un po’ fa il falegname, un po’ l’idraulico, un po’ aiuta a sgomberare case. “Vorrei seguire di più il mio orto – mi dice – ma non riesco a trovare il tempo”. 

Il tasso di inattività degli Italiani tra i 55 e i 65 anni rimane alto, intorno al 57%, e quello degli over65 altissimo, oltre il 95%, ma dietro a questi numeri statistici si celano tante situazioni concrete diverse, in cui il desiderio di essere attivi si coniuga ancora con la dimensione del lavoro.

Read more

Le opzioni di vita

Parlare di opportunità e di opzioni di vita per i senior può sembrare una provocazione in questo periodo dominato dal pessimismo, dalle preoccupazioni e dalle ansie per il futuro. La sofferenza dei numerosi over50 e over60 che non trovano lavoro avendone bisogno o che, al contrario, si sentono obbligati a lavorare quando invece speravano di poter ricevere l’assegno pensionistico, è una realtà.  Ma è una faccia della medaglia. L’altra faccia include altrettanto numerose persone (magari anche tra le fila degli stessi sofferenti) che sentono di avere ancora sotto controllo questa fase di vita e che ritengono di poterla affrontare cercando di cogliere al massimo le opportunità, in una prospettiva di elaborazione delle proprie opzioni di vita.

Il concetto di opzione di vita non riguarda solo l’ambito lavorativo e prevede che non vi sia un’unica scelta obbligata, ma al contrario che vi siano più alternative tra cui scegliere il proprio assetto di vita. Questo approccio presuppone che le persone, ad ogni età, non si sentano vittime di un ineluttabile destino o di qualche legge matrigna che impedisce scelte personali, ma che tutti possano al contrario individuare e valutare dei modi alternativi di vivere partendo dalle opportunità che ciascuno può scorgere e incontrare lungo il proprio cammino. Ciò che conta, in questa prospettiva, è sviluppare la capacità di “ascolto” delle occasioni.    E’ un concetto forse estremo, ma non meno estremo di quello secondo il quale oggi – pur essendo nella società occidentale del XXI secolo! - tutto quello che si fa (o non si fa) sarebbe responsabilità (colpa) della società o dello Stato.

Coloro che adottano la prospettiva delle opzioni di vita sanno che le opportunità in qualche caso possono capitare dall’esterno: un vecchio amico che ti coinvolge in un’associazione, un’occasione di lavoro che non ti aspettavi più, un parente che ti propone un’iniziativa insieme, un gruppo di persone con le tue stesse passioni conosciute casualmente che ti coinvolgono nelle loro attività, e così via. In altri casi sono opportunità che si incontrano lungo la strada, grazie a un atteggiamento di curiosità personale per ciò che sta intorno, unito ad una propria produzione di idee.

Naturalmente il numero delle opportunità realisticamente perseguibili dipende dal punto di partenza di ciascuno e segnano una diseguaglianza sociale: chi dispone di più competenze, rete di relazioni, disponibilità economiche, curiosità e capacità di affrontare il nuovo, ha anche più possibilità di accorgersi delle opportunità, di valutarle e di perseguirle.

Ma tutti, anche chi ha sviluppato meno queste aspetti nel corso della vita, al di là delle sicurezze che ci si può attendere dalle protezioni pubbliche, può trarre da questa prospettiva delle opzioni di vita un beneficio e una speranza in più.

Read more

Terza età a tempo pieno

Scusate se mi intrometto. Sono maggiorenne con 79 anni e 4 mesi. Pensionato a fine 1994, dopo una carriera da tecnico, mi sono reiventato. Separato, riempio il mio tempo con le arti a livelli che, fino ad oggi, nei concorsi, mi hanno dato oltre 140 premi nella poesia, narrativa, bassorilievi, acquerello, musica, canto e recitazione. Ho studiato di tutto e di più conquistando innumerevoli amicizie in tutta Italia. Nel 2010, confrontandomi per 3 giorni con artisti stranieri, mi son aggiudicato la medaglia d’oro (vero) nel “Pentathlon internazionale della cultura” e, a fine maggio, nel concorso internazionale di Abano Terme avrò il “Premio alla carriera per le arti “a 360°. Nel 2012 è uscito il mio “Terza età a tempo pieno”, presentato dall’UPTER, con testimonianze di vita, poesia, 32 quadri e un CD di un recital (su 33) che ha avuto successo. Sul mio sito web, FB e google si può vedere come sia stato possibile tutto questo e trovare consigli a chi, pensionato, si annoia in solitudine. Sono felice di vivere per altri 18 anni da pensionato. Saluti e auguri a tutti.       Il nostro “Acquerello” ci ha inviato anche un suo autoritratto. Bello ! Per chi vuole saperne di più http://www.albertocanfora.it/

Read more

Futuro

Da parte di Nicola: La scorsa notte non ho dormito, avevo troppi pensieri per la testa, un misto di preoccupazioni e di idee sul mio futuro che sono rimaste lì a mezz’aria, senza riuscire a farle precipitare in qualcosa di concreto. Il problema è che poi è diventato giorno e il cervello non mi si è snebbiato, tutto è rimasto in sospeso e mi sento come sull’orlo di un precipizio senza sapere ancora che direzione prendere. Mi spiego: ho 58 anni, da moltissimi anni lavoro in una media casa editrice e mi occupo della vendita dei libri. E’ un settore che mi piace. Mi piace il prodotto oggetto del mio lavoro, mi piace parlare con i librai e ho fatto una discreta carriera stimato da capi, colleghi e clienti. Però, se c’è un settore che soffre la crisi è proprio quello dell’editoria, sembra che nessuno voglia comprare più libri, le librerie chiudono e sono già due anni che ogni tanto gira la voce che anche noi non ce la faremo. Finora è rimasto tutto a livello di paura, ma negli ultimi giorni la situazione è precipitata e ho capito che devo prepararmi a non avere più un lavoro. Non so esattamente cosa succederà, se chiuderemo o se ci sarà una riduzione di personale, ma in entrambi i casi io ne sarò coinvolto e questa partita sarà chiusa. Ho 58 anni e come leggo anche su questo sito la vita davanti a me è ancora lunga (si spera…)
E allora che fare? Non è solo una questione di pensione lontana (a occhio, credo che mi manchino ancora nove anni), c’è anche la preoccupazione economica ma non è solo questo. Il punto è cosa sarà il Nicola prossimo venturo.
Adesso ruota tutto intorno al mio lavoro, alla professionalità che ho costruito per tanti anni, ma poi? Ho degli hobby, degli interessi (modestamente, sono un buon “pollice verde” e suono bene la chitarra, sono capace di stare ore in giardino a curare le piante e passo intere serate con la chitarra in mano), ma chiaramente non posso immaginare la mia vita futura fatta solo di queste cose. Posso trasformare questi miei interessi in lavoro? Non so, mi sembra molto difficile, anche se non scarto l’ipotesi. Posso trovare un nuovo lavoro usando la mia professionalità nell’editoria? Vista la crisi di settore mi sembra ancora più difficile. Posso evitare di cercare un nuovo lavoro usando i risparmi messi da parte? Anche riducendo il tenore di vita, penso che mi potranno bastare per qualche anno, non per la vecchiaia, e se poi mi succede qualcosa di grave? La mia indole è ottimista e quindi sono portato a pensare che scoprirò strada facendo delle occasioni su cui costruirmi un nuovo futuro, però per ora la nebbia è fitta.

Read more

Riallargare lo sguardo

Qualche giorno fa, era il momento di pausa di un incontro in cui si parlava proprio di baby boomers, un coetaneo 57enne (lo chiamerò Roberto) mi si avvicina e inizia a mettermi a parte delle preoccupazioni che ha per il suo futuro prossimo e lontano. Mi dice che fa da sempre un lavoro autonomo, fornisce servizi logistici alle imprese, anche se in realtà è sempre stato legato a pochi clienti e quindi il suo destino è   molto condizionato dalle loro sorti. Sorti che non sembrano affatto essere rosee; anzi, pare che alcuni dei suoi clienti storici abbiano già dovuto chiudere i battenti e il suo reddito ne ha risentito immediatamente. Roberto vede sì i suoi 57 anni come l’inizio di una fase di vita nuova, ma di una fase di disgrazie e peggioramenti più che di opportunità. Gli piacerebbe rimanere attivo, trovare nuovi modi di vivere e di lavorare, ma fa fatica a concepirli.  E’ alla fine della nostra breve conversazione che mi confida la frase rivelatrice: “Fossi capace di immaginarmi qualcosa di diverso! Ma non ci riesco. Mi viene in mente quello che ho fatto in passato ma faccio fatica ad immaginarmi qualcosa di nuovo!”. Roberto l’ha capito da solo: chiaro che la crisi economica generale e la sua in particolare hanno la loro parte nel determinare la situazione, ma il punto è proprio questo, che se continui ad usare le stesso navigatore che hai usato nei trent’anni precedenti di vita e non lo riprogrammi  e non resetti, prima ancora che dalle condizioni esterne sarai frenato dagli schermi posti dal tuo passato.

Fortunati coloro che possono continuare a vivere come hanno sempre vissuto e non sentono alcun bisogno di dare una registrata alla loro esistenza, ma per tutti gli altri diventa importante interrogarsi su domande di questo tipo: sono in grado di pensare in modo immaginativo il periodo tra la vita di mezzo e quella veramente anziana, allontanandomi dalla tirannia delle abitudini, delle idee che ormai adesso non sono più attuali, dai modelli basati su quello che sapevo fare bene ma che non è detto adesso funzioni ancora?  Sono capace di riallargare lo sguardo per capire se c’è la possibilità di costruire un nuovo equilibrio, un nuovo assetto di vita, facendomi guidare da nuovi sogni e progetti, facendo propri dei nuovi criteri per definire cosa è di successo e cosa no ?

Read more

Un mondo di interessi

Da parte di Amina: Sono andata in pensione a 60 anni. Ho svolto attività lavorativa di direzione in un grande settore economico finanziario e veramente molto impegnativo dal punto di vista sia fisico sia mentale. Nonostante questo non pensavo di lasciare un lavoro che comunque amavo, ma la malattia, con la quale ho convissuto negli ultimi anni, i difficili rapporti con il sistema politico e le continue battaglie con la classe dirigente, mi hanno convinta.
La mia vita è sempre stata una somma di difficoltà e avventure. Ho comunque, con tenacia e volontà, trovato la forza per affrontarle e superarle. Dopo la laurea sono seguiti 10 anni di precariato, poi finalmente l’assunzione. Ho amato il mio lavoro in maniera viscerale, convinta e certa, di aver dedicato tempo e salute alla collettività. Malgrado il tempo e l’impegno, spesi durante l’attività lavorativa, che faceva pensare a tutti che avrei risentito di un enorme vuoto, ora sono felice di appartenere alla schiera dei pensionati. Adesso gestisco a piacimento il mio tempo libero. Mi piace molto leggere, anzi si può dire che divoro una grande quantità di libri. Durante il periodo lavorativo sentivo veramente la mancanza di tempo per poterlo fare. Mi piace moltissimo essere aggiornata su qualsiasi argomento, nuove scoperte, nuove cure e perfino notizie di astrofisica. I programmi di divulgazione scientifica mi appassionano. Inoltre ho scritto il mio primo romanzo, che premeva per voler uscire da qualche tempo. Ben 500 pagine! Un sogno che non avrei mai creduto di poter realizzare: adesso, ho iniziato la rilettura e le correzioni e proverò a pubblicarlo! Ma ho anche altri interessi: la buona musica italiana mi rilassa e non conosco, quasi più, la parola stress. Frequento gli amici di sempre, le ex colleghe, vado a teatro e, perché no, a volte, mi piace oziare! Curo me stessa, mi coccolo, e non manco mai un appuntamento con il parrucchiere. Con tenacia ho fatto in modo che la malattia non tarpasse la mia voglia di viaggiare o di visitare qualche mostra. Per realizzare un altro sogno, mi sono ripromessa di iniziare a dipingere, per mettermi alla prova e riuscire a tradurre su tela le mie emozioni. In foto: una lettrice

Read more