Posts Tagged: reinventarsi

Tra sogni e realtà

L’esplorazione della fase di vita successiva a quella della piena maturità è spesso contrassegnata da interrogativi su cosa si vuol fare del proprio futuro. I più bravi e fortunati riescono a far emergere sogni e progetti, in qualche caso a far riemergere idee lasciate nel cassetto da molto tempo. Il gusto dei viaggi sempre rimandati, la passione per un’attività manuale di cui si è sentita la mancanza per anni, una vita fatta di relazioni autentiche e non strumentali, un lavoro svolto con meno ansia del solito, sono – per fare degli esempi – delle prospettive su cui mobilitare le proprie energie e delle méte per le quali applicarsi. I mesi nei quali ci si trova a riflettere su se stessi e sulle tante possibili strade da intraprendere sono insieme eccitanti e disorientanti: eccitanti perché si allargano gli orizzonti dopo che per tanti anni si era battuta una strada iper-conosciuta, disorientanti perché c’è il rischio di perdersi tra le possibili alternative e perché, alla veneranda età di 55 o 65 anni, tocca rimettersi a fare i conti con le proprie risorse.

Il sogno ci rende energici e lievi, aperti al confronto con nuove altre persone, capaci di pensare al cambiamento delle abitudini che ci hanno accompagnato per lustri. E quando ci sembra di aver intravisto una nuova strada da percorrere, una desiderabile méta su cui impegnarci, siamo anche rassicurati perché allora la vita riprende più senso.

E’ a questo punto del tragitto che si annida il rischio della delusione, quando il progetto e il sogno sono messi alla prova della realizzabilità. Il progetto che ho accarezzato si regge in piedi? Le capacità necessarie per dargli forma sono tra quelle di cui dispongo ? La nuova identità che verrebbe associata alla realizzazione del sogno mi piace ? Le risorse richieste dal sogno sono alla mia portata ? Eventi imprevisti, ma ahimé a questa età un po’ più frequenti, come qualche serio acciacco fisico, mi obbligano per caso ad abbassare le pretese ?

Sogno e realtà viaggiano a braccetto e il senior impara velocemente che se non vuole cadere in una lunga apatìa, ma nemmeno rimanere nel mondo dei sogni, una buona dose di creatività, flessibilità e iniziativa nel continuare a rigenerarsi è assolutamente necessaria

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Nuova vita a 60

Scrive Sergio: I cani da guardia del mercato del lavoro hanno un nemico giurato: il cinquantenne. Appena ne fiutano uno procedono alla sua eliminazione. Stavo precipitando in questa scomoda posizione quando una coppia di amici decise di investire denaro, energie, speranze e attitudini professionali in una nuova start-up, un sito internet per prenotazioni di visite mediche online: Idoctors. Gli inizi furono terribili ma poi il vento cominciò a girare. Fu così che una mattina bussarono alla mia porta: con la cautela e il tatto che solo il sentimento dell’amicizia sa cavar fuori dalle parole e dai gesti di chi ti vuole aiutare, cominciarono a parlare di sviluppo, nuovi orizzonti, contatti con i media, filmati, gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa. Nella mia condizione di uomo invisibile e inservibile non li feci neanche finire. Dissi sì. Oggi mi trovo a far parte di un progetto in pieno sviluppo, coi conti a posto e prospettive rosee. Lavoro (per la maggior parte del tempo dal pc di casa), dando il mio contributo e sperando di aiutare a crescere l’impresa sempre più velocemente. La maggior parte dei colleghi sono più giovani e più bravi di me col pc, ma le mie idee e i miei progetti vengono discussi e vagliati come quelli di tutti gli altri e, sembrerà strano ai solerti cani da guardia, talvolta anche accettati e realizzati. Peccato sia solo la storia di un vecchio sessantenne, altrimenti varrebbe quasi la pena di raccontarla… In foto: un senior che ha trovato un nuovo lavoro

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Ce la si fa a ricominciare ?

Nell’ultima storia che ho pubblicato Anna è ad un nuovo passaggio della sua vita: nel suo caso, figlia e nipote tornano ad abitare con lei. In precedenza, tante altre storie su questo blog hanno raccontato di eventi che segnano un ulteriore passaggio dell’ esistenza quando ormai, da senior, si pensava che la vita non dovesse più riservare troppi cambiamenti. A volte sono eventi inaspettati e dolorosi (mariti o mogli che se ne vanno, un lavoro che improvvisamente non c’è più, una malattia che cambia tutto…), altre volte sono previsti e magari desiderati (l’inizio della pensione, i figli che diventano autonomi e lasciano più tempo libero…); in certi casi sono frutto di scelte  di cambiamento (“vado a vivere in un bel posto lontano”), in altri casi lasciano a bocca aperta (“mi sono innamorato a sessant’anni, è mai possibile?).    Quasi sempre si scopre che i binari su cui ci si era assestati nel corso della vita matura non vanno più dritti e qualche curva ancora, prima di arrivare all’età in cui si sperimenta la vera vecchiaia del calo d’autonomia, va affrontata.

Ricominciare diventa così la parola d’ordine. Per qualcuno è un ripartire su piccole cose, per altri è un rimettersi in discussione sugli assi fondamentali della propria esistenza.

Ricominciare: facile a dirsi per chi ha progettato dei cambiamenti da tempo ed ora li realizza. Molto più difficile invece per i tanti che prima di mettersi in una prospettiva di immaginazione del proprio futuro da sessantenni e settantenni devono superare lo shock dei nuovi eventi per i quali si sono trovati impreparati.  Per chi fa questa esperienza, le situazioni sono da affrontare sul piano psicologico prima ancora che sul piano pratico.  Il rischio di sentirsi vuoti, di deprimersi, di non riconoscere più la propria identità, di mettere in discussione la propria autostima, di percepirsi soli nell’affrontare la fase nuova, di non trovare più senso in quel che si fa, sono tutti rischi molto alti. E allora non c’è dubbio che le risorse di sempre che ciascuno possiede (le proprie capacità personali, le amicizie, la propria solidità psicologica, le proprie risorse economiche, eccetera) sono utilissime. Ma possono poco se non sono accompagnate da un atteggiamento aperto: l’attegggiamento di chi va all’ ”ascolto” delle nuove opportunità che potrebbero rivelarsi nei campi più disparati perché non si rifiuta di pensare che per un sessantenne le opportunità continuano ad esistere.

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Esodata

Da parte di Margherita: ”Comincia un nuovo capitolo: una nuova vita. Spero che sia migliore, anche se ne dubito. Mi manca il lavoro, mi mancano i colleghi, mi manca il rapporto con gli altri; mi sento sola fra la gente, non ho scopi, non ho voglia di fare niente. Passerà, mi devo solo abituare a questa nuova situazione, so che sara’ difficile devo solo riprendere la mia vita in mano e decidere cosa farne. Ho tante cose nella testa ma in questo momento non ho la minima idea di cosa voglio fare.”

Queste parole le dicevo un anno fa , quando ho accettato di stare a casa senza stipendio e senza pensione grazie a ‘Monti ‘, ebbene ragazzi la mia vita e’ cambiata ora faccio quello che voglio e quando ne ho voglia: scrivo, leggo, passeggio nei miei silenzi cerco in tutti i modi di tenermi occupata sia nel fisico che nella mente, penso sia l’unica soluzione al problema: solitudine, noia, e per non dire depressione.  In foto: donna che legge un libro

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Tutti ci insegnano a crescere, nessuno ad invecchiare

Scrive Giuly53: Ciao Enrico, ti ho appena scoperto, oggi vado a comperare il tuo libro: ebbene sono del ’53 e pertanto anche io sono in una fase nuova.  Ho chiuso con il lavoro dipendente , la mia frase ricorrente è: “tutti ti insegnano a crescere, nessuno ti insegna ad invecchiare”. Sono una persona dinamica che anzi ha fatto del lavoro una missione, ho lavorato molto, formazione, marketing, organizzazione eventi, etc etc, ho fatto e faccio ancora volontariato, anche in carcere, ho giocato, amato,
cazzeggiato, ed ora tutto ciò non mi riempie, sento che devo scoprire un’ altra Giuliana, i miei occhi vedono ma il mio cuore è fermo, andrei avanti a scriverti le “non emozioni” che provo, io che sono sempre stata attenta a TUTTO IL MONDO.

Sono molto curiosa della nuova Giuliana che verrà ma sai, come tu hai scritto dalla parte dell’uomo mi piacerebbe scrivere dalla parte della donna: mi piace scrivere, mi piace parlare con le persone e le mie esperienze le trasmetto agli altri. Ok ora mi fermo, vado a prendere il libro ciao giuly.  In foto: Dinamismo di Umberto Boccioni

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Da senior ho trovato l’anima gemella

Scrive Teresa: Sono in pensione da molti anni. Il mio lavoro di medico ospedaliero mi ha costretta per 34 anni a dei turni molto pesanti, in situazioni molto stressanti, perciò sentivo di aver concluso una fase della vita, che pure mi ha dato molta soddisfazione e che rifarei. Ho continuato a svolgere la mia professione di medico privatamente, ma il mio desiderio di tempo libero mi ha pian piano allontanato dal lavoro e mi sono pian piano riappropriata della mia vita assecondando i miei desideri e i miei gusti.
Durante la mia vita da senior ho incontrato la mia anima gemella. Ci ha unito la condivisione di interessi, viaggi, mostre, concerti e la presenza di quest’uomo ha vivificato la mia vita, come era mio desiderio. Ci siamo sposati dopo qualche anno di frequentazione, ma abbiamo continuato a mantenere le nostre case individuali, anche dopo il matrimonio, per rispettare le nostre abitudini e i nostri spazi. Ora abbiamo scelto di abitare vicini, ma sempre in case separate. Questo non vuol dire che non condividiamo felicemente, anche nelle cose pratiche, la maggior parte del tempo. Ci piace molto seguire le stagioni concertistiche, andare al mare d’inverno, visitare mostre d’Arte in varie città e frequentare amici.
Inoltre, tengo molto ai rapporti famigliari: offro aiuto concreto per i piccoli di casa, che sono la mia gioia e il” dessert della mia vecchiaia”. Ho anche dato per molti anni la mia disponibilità a prestare la mia opera professionale di volontariato in una struttura di accoglienza di bambini e di madri in difficoltà e attualmente vengo chiamata per consulenze.  In foto: medico donna con paziente

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Aggiustamenti della propria vita

Ripiego e ribilanciamento sono due soluzioni molto diverse, ma tutte e due sono degli aggiustamenti della propria vita che molti senior sperimentano.  Provo a spiegarmi.  E il modo migliore per spiegarsi, come sempre, è raccontare dei casi concreti, in questa occasione i casi di Lorenza e di Paolo, entrambi intorno ai sessanta.    Lorenza sta sperimentando delle novità significative nella propria vita, innanzitutto sul fronte familiare e affettivo. E’ stata felicemente sposata per tanti anni, poi il suo matrimonio si è incrinato, lei l’ha lasciato sopravvivere in stato vegetativo per molto tempo, quindi del tutto inaspettatamente, quando ormai credeva di essere fuori tempo massimo, si è innamorata, ricambiata, di un altro uomo. I suoi due figli sono ormai adulti autonomi e la scelta di separazione per lei è stata dolorosa ma non drammatica. Il suo nuovo compagno abita lontano, in un’altra città e non è pensabile far vivere il nuovo rapporto mettendo di mezzo troppi chilometri. Così Lorenza sceglie di trasferirsi in una città che non conosce, insieme fiduciosa e paurosa di ciò che l’aspetta. Il suo cambiamento (compagno di vita e città di residenza) è significativo, ma ci sono altri aspetti sui quali Lorenza non cambia la propria vita. In primo luogo il suo lavoro, che non prevede un ufficio fisso, ma di lavorare al computer e di viaggiare nelle diverse località dove ci sono i clienti da visitare: così per lei dal punto di vista del lavoro è indifferente abitare in una città o in un’altra, e decide di continuare a lavorare come prima. Anche il rapporto con i figli non si modifica di molto rispetto a prima. Si tenevano in contatto telefonicamente, con le email e incontrandosi più o meno ogni due o tre settimane: ora gli spostamenti sono un po’ più lunghi ma proseguono con questa frequenza. Nell’insieme Lorenza è soddisfatta dal suo nuovo equilibrio. Ha fatto un cambiamento importante su alcuni aspetti della propria vita ma non su tutti, in questo senso il suo è stato un aggiustamento e non una cesura totale, e soprattutto vede un futuro promettente grazie sia alle novità che ha introdotto sia al proseguimento di alcune attività e relazioni di sempre: da questo punto di vista il suo è un ribilanciamento, cioè un cambiamento parziale dell’equilibrio preesistente associato a un sentimento di rilancio ottimista della propria vita.

L’altro caso che racconto è quello di Paolo, che pure sta sperimentando un aggiustamento della propria vita, ma percepito in termini di ripiego. Paolo è sempre stato un compagnone e insieme un gran lavoratore. Il meglio l’ha sempre dato nella sua professione e nelle uscite con gli amici: al ristorante, nell’organizzare viaggi, gite, grigliate, grandi bevute. La sua bella carriera e i suoi chili di troppo sono i testimoni di queste preferenze.  Negli ultimi due anni però non tutto è andato per il verso giusto. Prima un ricovero d’urgenza per un problema cardiaco, poi dei continui malanni digestivi, l’hanno obbligato a limitare le uscite sociali. Quasi contemporaneamente, dove lavora gli hanno detto senza molti complimenti che se voleva restare gli avrebbero dovuto ridimensionare il ruolo. In realtà, pur con queste limitazioni, Paolo ha una vita piena: i problemi di salute non hanno completamente tarpato le ali alle sue uscite con gli amici, deve solo starci più attento; e sul lavoro, dato che il problema riguarda anche tanti altri, non ha perso la faccia e finché dura può mantenere lo stesso tenore di vita di prima. Senza contare che Paolo ha una moglie che gli è sempre stata vicino e a cui anche lui vuole bene.  Il punto è che Paolo vive quel che gli sta succedendo con un sentimento di ripiego: gli sembra di non avere più sotto controllo la situazione e si aggrappa a quel che gli rimane (oggettivamente ancora tanto) pensando che l’importante per il futuro è solo di non farsi travolgere e di evitare peggioramenti.

Lorenza e Paolo sperimentano entrambi degli aggiustamenti, cioè dei cambiamenti parziali dei loro equilibri precedenti, ma la prima li sperimenta in termini di ribilanciamento positivo, il secondo invece con un atteggiamento di ripiego.  I cambiamenti e le transizioni di quando si entra nella fase di vita da senior possono essere su molti fronti (lavoro, figli, coppia, salute, danaro, abitazione, ecc), ma sono sicuramente più numerosi i casi di aggiustamento di quelli di cesura totale con il passato. E certamente gli aggiustamenti sono più numerosi anche rispetto ai casi di ricerca di continuità totale con la vita di sempre. E’ vero che eventi più o meno fortunati che esulano dalla nostra volontà possono condizionare molto la qualità dei nostri aggiustamenti, ma per quel che è nelle nostre mani sicuramente atteggiamenti di rilancio a favore di un ribilanciamento sono molto più saggi di atteggiamenti che portano a sentimenti di ripiego.

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Ritorno al paesello

Buongiorno. Ho 59 anni e mio marito ne ha 64. Fino a poco tempo fa abitavamo a Verona, che non è una grande città ma ha tutte le comodità che ti servono, è bella e non si fa mancare niente come negozi, spettacoli, servizi… Non è la mia città di nascita, io sono nata in una valle tra le montagne, dove è nato anche mio marito, ma ci siamo trasferiti lì da giovani e naturalmente è lì che abbiamo tutta la cerchia di amici e conoscenti. Racconto questi particolari perché da qualche mese ci siamo trasferiti, dopo lunghe discussioni in famiglia e molti pensamenti. Io da quattro anni ho smesso di lavorare con continuità, dato che mi sono sempre occupata di eventi ogni tanto mi chiamano per qualche progetto, ma praticamente sono molto libera e questo non mi dispiace affatto. Il problema è nato quando ha smesso di lavorare anche mio marito, un anno fa, perché non gli hanno rinnovato il contratto. Prima ha avuto il classico abbattimento che hanno gli uomini quando gli tolgono il lavoro, poi si è ripreso ma con una novità per me funerea: voleva tornare a vivere al paese d’origine. Lì abbiamo la bella casa che ci hanno lasciato i genitori, lì si fa una vita più tranquilla, si è in mezzo alla natura, abbiamo meno spese, queste sono le cose che mi diceva tutti i giorni. Ma andiamo a seppellirci prima del tempo, gli replicavo io che ero scappata dal paesello da giovane perché non ne potevo più del giro chiuso di persone che si frequentava e della mancanza di opportunità. Ala fine gliel’ho data vinta, gli voglio bene e cerco di essere comprensiva con il suo stato d’animo ancora turbato dall’essere rimasto senza lavoro. Però, adesso che siamo qui nel paesello, anche lui tocca con mano che è tutto da inventare: come impegnare la giornata, chi frequentare, cosa fare per non mettere in pensione anche la testa. Ogni tanto ci vengono a trovare i figli, mi fa molto piacere ma di sicuro questo non basta. Avete da darmi dei suggerimenti su cosa fare ? Tornare adesso in città è fuori discussione ma mi mancano le idee su come impiegare bene il tempo qui. Grazie. Luisa    In foto: una coppia senior

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Presente vitale e desiderio di futuro

Ricevo e volentieri pubblico questa riflessione di Rita Farneti:

“Salve. Ho per caso avuto occasione di visitare il sito..Il motivo del ” per caso ”  si lega alla ricerca sulle problematiche dell’anziano, un settore di cui mi occupo (da psicologa) ormai da 30 anni. Scherzando..ma neanche troppo …oggi, novella sessantenne, dico che mi occupo dell’invecchiare d’altri che include la partecipazione attiva al mio scorrere del tempo… Mi sembra di percepire  un desiderio (forte ed amichevole) di incontro e di visibilità , come se  le cose fatte, gli obiettivi raggiunti, costituissero un tempo “altro” nel quale diventa complesso essere “ancora” perchè ¨si è stati già”. Urge dunque, mi si passi la frase, farsi vitali di presente.

C’è anche molto desiderio di futuro (riconquistando le proprietà  della vita), di un tempo buono da spendere bene, attraverso il quale poter guadagnare il ruolo di chi è ¨per quello che è ora”, non solo per quello che ha fatto.   Buon lavoro dunque…e buon tempo.
Rita Farneti”

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Attrazione fatale

Se vi fate un giro in internet scoprirete facilmente che i siti che promuovo il “ricominciare la vita” in un altro Paese stanno crescendo e che va molto lo scambio di consigli ed esperienze positive riguardo ai posti dove si vive meglio: reinventarsi la vita all’estero sta diventando di moda. E lo sta diventando in maniera evidente anche tra i senior.

Le molle che spingono un numero crescente di senior a diventare dei “residenti esteri” o dei “soggiornanti lunghi” in altri Paesi, o quanto meno a prendere in considerazione l’idea, sono principalmente riconducibili a due fattori: la qualità della vita che ci si immagina possibile nel luogo di destinazione (bellezza del posto, clima favorevole, collegamenti non troppo disagevoli, vicinanza con la natura, facilità di rapporti con la popolazione locale, ecc), oppure ragioni economiche (potere d’acquisto più alto, costo in generale basso della vita nel posto prescelto, fuga dalla tassazione italiana, ecc).

La prima ragione, la ricerca di una migliore qualità della vita, ha mosso nei secoli milioni di persone: senza scomodare le migrazioni storiche, più semplicemente basta ricordare le ondate di capelli grigi provenienti dal Nord Europa che d’inverno transumavano nei posti caldi del Sud Europa. Ora che i collegamenti anche transoceanici sono più a portata di mano, tutto il mappamondo è preso di mira e anche gli italiani non si sottraggono a questo sport.

La seconda ragione, quella economica, in tempi di crisi come ora sta diventando sempre più importante. Poter vivere con un buon tenore di vita con 1000 euro al mese in un posto da cartolina fa sognare più di un sessantenne. E se poi a disposizione si hanno più soldi, non solo ci si può concedere dei lussi, ma si può anche puntare ad un fisco più leggero.

A questo proposito, è istruttivo il bell’articolo pubblicato giovedì scorso da Francesca Basso sul Corriere della Sera (per chi è interessato, lo si può scaricare in pdf andando su http://www.confcommercio.it/home/SALA-STAMP/Rassegna-s1/Nazionale/3-gennaio-2013.pdf o al link http://archiviostorico.corriere.it/2013/gennaio/03/ora_Paesi_europei_corteggiano_gli_co_0_20130103_ffc7043e-556c-11e2-8a75-21dc585b88e4.shtml ), dal titolo “Fisco leggero e offerte su misura, i Paesi alla conquista degli over 65”. La giornalista racconta di soluzioni che prevedono di tassare solo il reddito prodotto nel nuovo Paese di destinazione e non il reddito proveniente dall’estero (cioè le pensioni), oppure che prevedono di offrire la residenza ai cittadini che investono in immobili locali. Sono soluzioni già adottate o allo studio da parte di Paesi come la Spagna, il Portogallo, la Grecia, Singapore, il Costa Rica, l’Uruguay ed altri.

Le sirene che incantano e spingono alla fuga dall’Italia sono dunque numerose e spiegano perché il fenomeno sta per uscire dalla marginalità.    Eppure… Eppure quando ne parlo con coetanei sento porre queste domande: accetteremmo di vivere lontano dai genitori anziani bisognosi ? o dei figli grandi che dopo attenti studi hanno trovato casa a portata di schioppo ? o di lasciare al suo destino l’odiata ma anche amata Italia ? o di rinunciare alla cerchia di amici, conoscenti e associazioni che abbiamo coltivato nella vita ? Forse per questo il fenomeno è importante ma non diventerà mai di massa.

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