Posts Tagged: reinventarsi

Sentirsi liberi

Luca non ha voluto scrivere la propria storia, ha preferito raccontarmela: oggi, a 62 anni, si  trova improvvisamente in una dimensione di vita tutta nuova rispetto al suo percorso precedente. Da una parte deve decidere cosa fare della sua attività professionale a cui si dedica da più di 30 anni ma che è arrivata ai minimi termini per via della crisi economica, dall’altra parte sta ri-sperimentando da poco tempo una vita a due con sua moglie dopo che il secondo dei figli se ne è andato di casa e si è reso autonomo anche economicamente. Che per Luca sia un momento di  cambiamenti importanti è fuor di dubbio, d’altra parte è consapevole che è arrivata un’età che offre ancora tanto ma che difficilmente si ripropone come la semplice continuazione degli anni precedenti. Luca si interroga sul proprio futuro e sta pian piano mettendo a fuoco una straordinaria verità: che non è “costretto” a vivere nel modo in cui ha vissuto fino ad oggi, né in un altro modo che qualcuno gli impone, ma che ha al contrario la grande opportunità, per la prima volta da tanto tempo, di reimpostare la propria vita in base alle proprie esigenze. Semplicemente, è libero di scegliere. Certamente Luca è un fortunato: della moglie con cui vive è ancora innamorato, i figli se la cavano da soli e, pur non essendo ricco, le sostanze che ha messo da parte negli anni della sua attività professionale, lo lasciano abbastanza tranquillo per i prossimi anni. Quindi Luca in questo  momento è in fase di elaborazione di idee su cosa vuole fare del suo futuro. Sta valutando se rimanere a vivere nella stessa città, se regalarsi un lungo periodo di vacanza, se proseguire nella sua attività professionale da solo o con altri più giovani, se riprendere la sua vecchia passione di lavorare con i motori. E soprattutto sta all’erta: perché le idee ti vengono se sei capace di ascoltare le occasioni.

I senior che si trovano ad una svolta della propria vita hanno la possibilità di vedere e di cogliere le opportunità che il futuro può loro offrire. Non c’è dubbio che le opportunità cambiano da persona a persona a seconda di una serie di risorse personali (capacità, relazioni, salute, risorse economiche, ecc,) e di condizioni esterne (dove si vive, contesto familiare e altro), ma nell’insieme prevale la possibilità di sentirsi liberi di scegliere, di non vivere il resto della propria esistenza come un destino ineluttabile e di immaginarsi dei futuri compatibili con le proprie esigenze.

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Un equilibrista

Mi sento come un equilibrista sul filo. Mi rendo conto che sta per finire tutto quello che è stato la mia vita passata (però ci sono ancora dentro) e che sta per iniziare un mondo nuovo (però ancora non so cos’è e se mi piacerà). Moglie, lavoro, città, tutto è in bilico e in cambiamento.
Con mia moglie ci stiamo lasciando. Dopo trent’anni di matrimonio, gli ultimi anni tra noi sono stati veramente difficili, lei ha incontrato un nuovo compagno e anch’io ho una nuova compagna, di qualche anno più giovane (io ho appena compiuto i fatidici sessanta, lei ne ha 53). Ci sono momenti di grande delusione per la fine del mio matrimonio ma anche tante energie perché mi sono nuovamente innamorato e questo mi fa sentire come rinato.
Insieme a questo è successo che in azienda mi hanno fatto fuori. Quando a un dirigente gli tolgono la sedia, le responsabilità, le persone e lo lasciano a marcire nel suo ufficio, non ci vuole un genio per capire che ti hanno fatto fuori, che non ti vogliono più, che devi andartene. Alla mia età è inutile cercare di recuperare le posizioni e sperare che il vento torni a tuo favore. L’unica cosa che hai da fare è cercare di proteggerti il più possibile contratto alla mano. Comunque la trafila la conosco, ho già visto anche con altri cosa succede: devi star lì ancora per un po’ e poi esci e ti porti a casa una buonuscita. Quanto durerà questo però non lo so, lo stress è tanto e non mi sento né dentro né fuori. Io adesso vivo in Veneto e la mia nuova compagna è di Roma, quindi sto cominciando a capire se a Roma potrei viverci e starci bene: anche questo è un mistero. Mi sa che di misteri ne ho un po’ troppi…

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Non cambierei la mia vita con quella di prima

Scrive Walter: Ho 68 anni e sono in pensione già da dieci. Lavoravo in banca e allora i prepensionamenti e gli scivoli andavano molto di moda. Il primo periodo dopo aver smesso di lavorare non è stato bello: abituato com’ero ad una giornata costruita intorno al lavoro, non sapevo bene cosa fare del mio tempo e mi annoiavo mortalmente. Ho avuto anche una piccola depressione, ero spaventato all’idea che la mia vita da lì in avanti sarebbe stata senza scopo.
  Poi sono successe due cose che mi hanno fatto rivivere: mi è nato un nipotino con cui trascorro parecchio tempo e ho conosciuto delle persone al circolo sportivo dove mi ero iscritto con cui ho cominciato a giocare a tennis.
Occuparmi spesso del piccolo Niccolò mi ha ridato speranza nel futuro e sono contento quando mia nuora mi chiede se posso stare con lui un pomeriggio. E’ una bella sensazione vederlo crescere e fare il nonno che gliele dà tutte vinte.
L’altra novità importante di questi ultimi anni è stato il circolo sportivo. Il tennis mi è sempre piaciuto e con gli amici che ho conosciuto al circolo ho ripreso a praticarlo con regolarità e con entusiasmo. Siamo tutti più o meno della stessa età e quelli che ci guardano giocare sono sorpresi della lunghezza delle nostre partite e di come riusciamo, alla nostra età, a saltare di qua e di là. Il tennis naturalmente è anche una scusa per vederci tra amici, per ridere e scherzare. Adesso non cambierei la mia vita con quella di prima.           In foto: un senior team di giocatori di tennis di un circolo sportivo

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Vivere finché c’è vita

Scrive Maddy: Sono in pensione da qualche anno, quella fase tanto agognata da tanti, ma che io avrei volentieri barattato con altri venti anni di vita movimentata, delusioni e fallimenti compresi!   Sono una moglie e una mamma di tre figlie le quali, senza cadere nel banale, mi sembrano degli ottimi prodotti!!

Ma nella mia vita ho dovuto spesso giungere a compromessi con me stessa per riuscire a sentirmi “viva” e allo stesso tempo coltivare la famiglia. E ciò continua tuttora ! Perche’ VOGLIO lavorare ancora, voglio sentirmi viva ancora ! A causa del mio carattere bizzarro , da emigrante negli USA con la mia famiglia, convinsi tutti a tornare in Italia quando avevo vent’anni, per trovare il mio PRINCIPE AZZURRO. Ma ho vissuto una vita “macinando” cose dentro di me, vivendo in una provincia cosiddetta turistica ma cosi’ banalmente antiquata , ho nutrito sentimenti e desideri non soddisfatti, di andare all’Opera, di espatriare ancora, di prendere lezioni di piano, tutto il mondo per me e’ vibrante! In mancanza di cio’, dopo essere tornata per tre volte presso una azienda che mi dava passione, ho trascinato il mio incauto PRINCIPE in tutta una serie di iniziative, gestione negozi, un piccolo campeggio, un bar, tutto per un solo scopo: VIVERE.            Ma l’amara verita’ e’ che non sono i sessant’anni,  è la terra in cui viviamo che ci taglia le gambe, che ci fa morire dentro. Qualcuno faccia qualcosa.

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200 !

Cari amici de “I ragazzi di sessant’anni”,

vorrei fare un brindisi virtuale con tutti voi, perché siamo arrivati a 200.

E’ il numero che è comparso questa mattina sul pannello di controllo del blog www.iragazzidisessantanni e che mi ricorda quanti articoli ho finora pubblicato: 200, più o meno metà scritti da me e metà vostre storie.  Un’attività continua e intensa, da fine aprile ad oggi, sul blog e sulla pagina facebook collegata, che ha accompagnato l’uscita del libro, che mi ha entusiasmato e che è stata possibile grazie alla vostra partecipazione, fatta di attenzione, di commenti e delle storie che mi inviate.

E si profila una novità: una nuova indagine, sulle “buone e cattive pratiche dei 55-75enni”, è in corso di realizzazione grazie alle interviste che stanno svolgendo in varie parti d’Italia alcuni amici conosciuti virtualmente proprio grazie al blog e alla pagina facebook. I risultati saranno resi noti e messi al vaglio di tutta la nostra community, ormai composta di alcune migliaia di persone. Vi terrò aggiornati. Grazie a tutti. Enrico

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Ci provo

Ho letto da qualche parte che a 57 anni si è al massimo delle proprie capacità professionali, io ne ho 58 quindi non dovrei essere molto lontano dal top, invece per l’azienda per la quale lavoro da tanti anni sono una scarpa vecchia che non serve più.
Ho una laurea in ingegneria, fino a due anni fa lavoravo in produzione e al controllo qualità, poi in azienda è cambiato tutto e sono finito tra quelli a cui non sapevano cosa far fare. Mi hanno chiesto di occuparmi di attività commerciali, ho accettato ma è risultato evidente subito che non ero molto portato per un mestiere che non era il mio.  Adesso stiamo trattando per la mia uscita, che non posso prendere alla leggera. Ho tre figli, nessuno dei tre è autonomo economicamente e vivono ancora con me e mia moglie. Non penso che sia difficile immaginarsi le mie preoccupazioni per i soldi che devo portare a casa.
Che faccio ? mi sono chiesto. Proverò a farmi liquidare bene, questo è poco ma sicuro. Però a parte questo, non voglio pensare che la mia vita professionale sia finita, non voglio per la mia dignità e per non sentirmi morto prima del tempo. Così ho preso una decisione, un vecchio conoscente ha avviato da un anno una nuova piccolissima azienda nel settore dell’illuminazione intelligente, mi ha chiesto se gli do una mano per curare alcune attività di progettazione e gli ho detto di sì. L’azienda praticamente è ancora in fase di avvio e il settore io non lo conosco, quindi i rischi sono tantissimi ed è come andare per mare aperto senza essere un provetto navigatore, però questo è un treno che passa e se non lo prendi al volo poi non è detto che ne passa un altro più bello. Forzando la mia naturale prudenza ho deciso di provarci, l’animo è pesante ma magari questa sfida mi serve anche per rasserenarmi. Almeno lo spero.

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Le mani sporche di terra

Da parte di Giulia: Scrivo stando attenta a non sporcare la tastiera del computer perché ho le mani sporche di terra. Ho sempre le mani sporche perché curare la terra è diventata ormai la mia occupazione (sotto: una foto dal blog di Donatella Cinelli Colombini, che produce Brunello, Chianti e altri vini nel senese).
Prosegue Giulia: Ho sessantaquattro anni compiuti e mi sono trasferita in questo pezzo di Toscana dove mio papà tanti anni fa ha lasciato a noi figli una casa e un pezzo di terra coltivato ad ulivi. Per tantissimi anni la mia vita è stata in città, con mio marito, i miei bambini che mi davano tanto da fare e un lavoro che facevo da casa. Poi ad un certo punto c’è stato uno “svuotamento”: i ragazzi hanno preso il volo, il lavoro non c’era più e la città mi aveva stancata. Il marito no, lui c’è ancora, ma è ancora preso dal suo lavoro e preferisce stare in città. L’uliveto era in condizioni pietose, nessuno lo seguiva da anni, così ho deciso di trasferirmi qui e di dedicarmici. Naturalmente qualcosa faccio io, mentre per i lavori più pesanti ho bisogno dell’aiuto di persone più giovani e i giovani del posto hanno la sapienza tramandata dai padri su come si curano gli ulivi. Mi sveglio la mattina presto e sono subito nei campi, ho scoperto che seguire giorno dopo giorno la natura è affascinante. Da un punto di vista economico per il momento le spese sono superiori ai ricavi dall’olio ma adesso sto ragionando con altri coltivatori della zona perché probabilmente consorziandoci riusciremo a vendere meglio.  E’ una passione, la mia, ma voglio che diventi anche un’attività almeno in pareggio.

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Una donna non va mai in pensione

Scrive Elsa: Fino al momento della pensione il lavoro occupava gran parte della mia giornata. Lavoravo come infermiera coordinatrice e le responsabilità mi procuravano tanto stress. Ora, ho 61 anni, la mia vita è più serena e tranquilla, anche se sono ancora tanto indaffarata. Sono convinta che una donna non va mai in pensione! Mi occupo di tante cose…… resto pur sempre un’infermiera, pertanto, se qualcuno ha bisogno di me non so rifiutare il mio aiuto. La mia è una famiglia numerosa, pertanto fra tanti parenti c’è sempre qualcuno che ha bisogno del tuo aiuto e quando non è un parente è l’amico o il vicino a cercarti.
Comunque adesso riesco a stare di più con mio marito, abbiamo fatto qualche viaggio, i nostri rapporti sono sicuramente migliorati. Anche il rapporto con mio figlio è migliorato, riusciamo a dialogare di più e cerco di recuperare il tempo perso a causa di troppi impegni. Poi mi occupo di giardinaggio, faccio delle belle passeggiate, leggo, scrivo. Quando posso mi reco a fare la spesa a piedi, mi godo il paesaggio che mi circonda; assaporo il piacere di guardare la natura, il ciclo delle stagioni. E sono convinta che adesso curo di più l’alimentazione mia e dei miei familiari.    In foto, un’infermiera.

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Una trasformazione radicale

Da parte di Gabriele: Ho 58 anni , vivo a Bologna e sono in pensione da 5 anni. Avrei volentieri continuato a lavorare, ma ho approfittato dell’offerta di prepensionamento proposta dal quotidiano presso il quale prestavo servizio.

Il primo anno ho preferito rilassarmi, godere del tempo libero a disposizione e non affrontare nessun altro tipo di esperienza dedicandomi completamente al menage quotidiano familiare.      Comunque accettare la proposta di prepensionamento ha cambiato radicalmente la mia vita. Mi sono avvicinato alle faccende domestiche e alla preparazione dei pasti giornalieri, per la famiglia, come nuovissima esperienza. Ho sperimentato cosa voglia dire “il dolce far niente” e, tutto sommato, mi sono anche accorto che tale soluzione non avrebbe potuto durare a lungo.

Allontanandomi dal mondo dorato e molto chiuso del giornale mi sono dedicato all’attività che meglio conoscevo, quella di allenatore di calcio. Così sono diventato allenatore del settore giovanile di una squadra, rendendomi conto, dal vero, di quali siano i vezzi, le abitudini e le problematiche legate ai giovani. Ho potuto incontrare e conoscere persone nuove, fare nuove amicizie e trascorrere più tempo con il figlio minore, anch’egli giocatore. Ora dedico maggior tempo a me stesso, agli hobby, alla lettura, alle discussioni con gli amici e sono perfettamente consapevole dei benefici acquisiti dalla vita all’aperto e dalla aumentata attività fisica . Sono anche una buona forchetta, prediligo cibo sano e buon vino. Viste le buone condizioni di salute e i vari impegni appaganti, sono sufficientemente contento di come stiano andando le cose; unico neo le relazioni familiari, ma ci sto lavorando.

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Ho ripreso in mano la mia vita

Scrive la 63enne Gianna: Il mio pensionamento, avvenuto qualche anno fa, ha coinciso con l’aggravamento di mio marito. Il pensionamento l’ho vissuto molto male, abituata ad un ritmo frenetico da molti anni. In un giorno mi sono sentita subito vecchia, non ero abituata a stare a casa, e a peggiorare le cose i miei figli continuavano a ripetere all’infinito: “Guardi la televisione come tutte le pensionate”. Magari neanche la guardavo, non conoscevo i programmi giornalieri, dovevo solo sentire il rumore. In più anche i miei figli, non essendo abituati a vedermi in giro per casa, non erano liberi e si sentivano controllati. Mi mancava tutto, i miei colleghi, i miei orari, un paio di volte la mattina mi sono trovata in bagno alla solita ora a prepararmi pronta ad uscire.
Dopo la morte di mio marito (è durato poco), ho detto basta, mi sono guardata intorno e ho ripreso in mano la mia vita. Avevo sempre detto che in pensione mi sarei iscritta ad un’associazione di volontariato: bene, l’ho fatto, ho partecipato a dei corsi, ed eccomi autista di ambulanza e soccorritore, e in più tenevo la cassa.
Sono abituata a contare su me stessa, sia nelle decisioni che per quanto riguarda l’indipendenza economica, e questo lo facevo anche quando c’era mio marito.
Ora, con questa crisi, sto affittando agli stranieri che vengono qua in vacanza (vivo dalle parti di Oristano) dei piccoli appartamentini facenti parte della mia casa in campagna, almeno per pagarmi un po’ di spese e tasse.
Sto raccogliendo le mie olive e presto farò del buon olio, perciò sono molto indaffarata. Non so come, ma il tempo non basta mai: quando lavoravo ero sempre organizzata, mentre ora spesso salta tutto. Forse questi sono gli unici momenti in cui mi manca un uomo, e ai miei amici che continuano a dirmi “Perché non ti trovi un compagno?” rispondo “Qua c’è troppo da lavorare, non se ne trovano uomini che vogliono fare questa vita!” e non sono solo battute.
Ho la fortuna di avere una buona salute, sono solare, ho dei bravi figli e se mi guardo in giro mi sento molto fortunata nonostante tutto.

In foto: Andrea Costa, Ulivi in Sardegna

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