Posts Tagged: reinventarsi

C’è qualcosa che non mi soddisfa

Ciao a tutti. Sono Renza ed ho 56 anni. Caratterialmente sono molto positiva, gli anni non mi pesano, anzi, mi sento più forte nell’affrontare la vita. Qualche cambiamento c’è sia fisico che mentale ma, ripeto, non mi crea problemi. Sono ancora molto energica e non mi voglio fermare. Tuttavia qualcosa che non mi soddisfa c’è, faccio la casalinga e non mi piace più. C’è un piccolo problema non ho lauree di studio e credo proprio che questo dica tutto. Anche con tutta la mia energia credo che sia difficile che possa risolvere questa mia insoddisfazione. Comunque non mi dispero perchè ho sempre tante idee e se mi manterrà la salute sono sicura che troverò qualcosa che mi si addica e al contempo mi soddisfi. Saluti a tutti!

Cara Renza, la tua energia e il tuo ottimismo ti permetteranno sicuramente di trovare qualcosa che ti rilanci e ti soddisfi. Ma credimi, il titolo di studio alla nostra età non è né di aiuto né di ostacolo.

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i miei primi 63 anni

Come è già stato testimoniato negli scorsi mesi da altri frequentatori del blog, anche per Rita, che ci racconta brevemente di seguito la sua storia, l’attività di volontariato è diventata una parte importante della propria vita.  Ricordo altre testimonianze e altri commenti sullo stesso argomento in cui emergevano però delle perplessità su come funzionano le organizzazioni di volontariato. Credo che dovremo dare spazio in futuro su questo blog a quali sono le attività di volontariato più utili e soddisfacenti, così come a qual è il modo migliore di utilizzo dei senior da parte delle organizzazioni di volontariato.

 Scrive Rita: Sono andata in pensione 11 anni fa, e in questi anni non mi sono mai fermata, ho dedicato e dedico tutt’ora le mie ore libere al volontariato. Sono soddisfatta e contenta di poter dare sollievo alle persone che soffrono, una carezza una parola un sorriso non costano veramente nulla. Chi può lo faccia, aiutare gli altri aiuta se stesso. Quando torni a casa ti senti un’altra persona.Grazie per avermi dato questa possibilità.
Rita, anni 63.

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Mi ha salvato la terra

Scrive Livio: Ho 57 anni, sei mesi fa sono stato mandato via, improvvisamente e senza un valido motivo, dall’azienda dove ero un dirigente fino a quel momento apprezzato. Rabbia, sconforto e preoccupazione per il futuro sono stati i sentimenti delle prime settimane dopo il licenziamento. Sono rimasti la rabbia per quel che mi hanno fatto (sono ancora in causa) e un po’ di preoccupazione, ma lo sconforto penso di averlo superato. Mi sto guardando intorno alla ricerca di un nuovo lavoro e naturalmente alla mia età nessuno mi prende in considerazione per assumermi, però io sono disponibile per qualunque tipo di rapporto in cui venga utilizzata la mia competenza. Non sono mai stato bravo nel tenere le pubbliche relazioni e quindi adesso ce la sto mettendo tutta per prendere contatti utili. Però lo sconforto mi è passato grazie al pezzo di terra che quasi non ricordavo più di avere e che mi sono messo a coltivare. Sì, faccio il contadino (un contadino inesperto che ha bisogno dei consigli dei contadini veri dei terreni vicini al mio), ma è un’attività che mi riempie la giornata, mi stanca fisicamente (è un bene) e mi dà soddisfazione. Non ci campo con la terra, ma mi ha permesso di superare il momento difficile e di vedere le cose nella giusta prospettiva.

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La domanda di Giusy: reinventarsi sul lavoro

Ieri sulla pagina facebook collegata a questo blog Giusy ha fatto una domanda tanto semplice quanto di difficile risposta: “Mi dite come o cosa reinventarsi a 50 anni, in tema di lavoro ?”.

E’ una domanda che ha rivolto a tutti e nessuno finora (h.18.30 di giovedì) si è sentito di darle una risposta, forse anche questo un sintomo della delicatezza del problema.

Francamente non credo che ci sia una risposta al quesito che pone Giusy, e anche chi le avesse voluto dare qualche buon suggerimento probabilmente si sarà fermato di fronte al non sapere chi è Giusy e cosa ha fatto finora. Però qualche criterio generale lo si può mettere in comune e da lì forse partire per esplorare delle soluzioni, magari buone per molti, non solo per Giusy.

Intanto credo che sia fondamentale capire perché ci si vuole reinventare sul lavoro. Si è perso l’impiego che si aveva ? Non si sopporta più l’ambiente che si è frequentato per tanti anni ? Si fa fatica ad alzarsi la mattina pensando di dover trascorrere otto ore in ufficio ? Nel mio libro “I ragazzi di sessant’anni” ad un certo punto propongo tre categorie: gli espulsi, i liberati e i tenaci. I primi sono quelli che avrebbero desiderato continuare sulla stessa pista e invece sono stati costretti a lasciare il lavoro. I secondi sono quelli che salutano come una benedizione l’essere usciti da una situazione che ormai vivevano come frustrante o del tutto insoddisfacente. I terzi sono quelli che, per inerzia o per convinzione, tenacemente proseguono (possono proseguire) l’attività lavorativa di sempre.   Naturalmente il punto di partenza è fondamentale per progettare il proprio “reinventarsi”: chi è stato espulso, ad esempio, di solito deve superare anche un senso di sconfitta o di ingiustizia che non sperimenta per nulla colui che vive la frattura con il passato come una liberazione da una gabbia.

Se la ragione del cambiamento è importante, ancor di più lo è il cosa mi aspetto da una prossima attività lavorativa e cosa sono disposto a mettere in gioco. Qualunque tipo di lavoro lecito in qualunque angolo del mondo pur di portare a casa la pagnotta per i prossimi quindici anni ? Oppure, come è assai più probabile per un cinquantenne italiano, le mie motivazioni e le mie aspirazioni mettono dei paletti abbastanza precisi a ciò che cerco ? E allora chiariamoceli bene subito quali sono questi paletti, tra l’altro può essere anche l’occasione per renderci conto di cosa ci piacerebbe fare per davvero nei prossimi anni, per far emergere ciò che veramente siamo e ciò che veramente desideriamo. Questo è il significato primario di reinventarsi.

Fatta luce sulle proprie esigenze, motivazioni, aspirazioni così come sui propri vincoli, arriva la parte più difficile: trovare delle opportunità concrete in un periodo di recessione economica senza andare in cerca della luna.  Andare in cerca della luna può significare molte cose diverse: ad esempio, il provare a ricollocarsi in un settore in cui tutte le imprese stanno chiudendo solo perché la propria esperienza è in quel settore; oppure prendere in considerazione solo occupazioni che diano esattamente gli stessi benefici di quella precedente; oppure ancora infilarsi in un’attività autonoma pensando che i risultati positivi si vedranno sin dal primo giorno.   Ciò detto, è vero che le opportunità concrete le si possono trovare più facilmente se si dispone di qualche professionalità che è ricercata sul mercato. La prima cosa concreta da fare quindi è il bilancio delle proprie competenze professionali specifiche sviluppate nei decenni precedenti, per capire quali sono quelle che hanno una buona richiesta sul mercato del lavoro.  E poi proporsi con una buona dose di flessibilità sulle formule: da over 50 è inutile puntare in prima battuta al posto fisso, si è dei miracolati se te lo offrono, meglio puntare ad incarichi a tempo, o a lavori part time. Terza raccomandazione: sfruttare tutti i canali attraverso i quali si può arrivare alle offerte di lavoro. Non disdegnare i Centri per l’impiego, non aver problemi a rivolgersi alle agenzie di lavoro interinale, proporsi sui social network professionali tipo Linkedin, mandare il proprio CV alle società di ricerca e selezione di personale, prendere in considerazione le iniziative formative che vengono offerte per la propria riconversione professionale, provare a farsi pagare un servizio di outplacement dall’azienda che ti sta mandando via. E ovviamente utilizzare la rete di relazioni personali sviluppata nel corso della vita per far sapere la propria disponibilità e i propri progetti.

Questo se il futuro lo si immagina sempre da lavoratore dipendente. Ma, come hanno testimoniato anche alcune storie raccontate su questo stesso blog, le strade sono molteplici: ad esempio può anche succedere che una passione, sempre contenuta nei ritagli del tempo libero, si trasformi ad un certo punto in attività remunerata. Così come può succedere che una buona idea e delle capacità sviluppate in passato possano fare da punto di partenza per l’avvio di un’attività autonoma o imprenditoriale.

Mi rendo conto che questi che ho indicato sono solo criteri di massima e che ogni situazione è un caso a se stante. Forse però possono essere dei punti di partenza di metodo per affrontare le singole storie personali.

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La solitudine è …

“La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno…”  così titola Francesco la sua testimonianza.

Dopo aver speso la propria vita a privilegiare la famiglia, aver accudito i figli, aver mantenuto un lavoro sicuro ci si ritrova un bel giorno a dover ricominciare tutto dall’inizio.

Non è facile ma non è neanche impossibile ridisegnare la propria esistenza, le proprie amicizie, il tempo che si dilata e sembra così infinito, ma la vita va vissuta cosi com’è e il desiderio di incontrare l’amica del cuore non deve mai abbandonarci.

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Reinventarsi

Succede a quasi tutti che tra i cinquanta e i settant’anni ci si ritrovi nelle condizioni di reinventarsi la quotidianità. A volte per necessità, a volte per desiderio di cambiare, l’assetto di vita che ci ha fatto compagnia per tanti anni è sostituito da un modo nuovo di vivere. Dove ci porterà la corrente non lo sappiamo esattamente, ma siamo ormai tutti consapevoli che l’allungamento della vita, di solito in discrete condizioni di salute, ci permette di guardare avanti per capire come godere al meglio di una nuova stagione della vita.  Sono anni durante i quali qualcosa sicuramente succede sul fronte del lavoro, oppure della famiglia, oppure della salute, e improvvisamente ci ritroviamo a domandarci: e adesso ?

E’ a quel punto che bisogna mettere in campo una capacità importante, quella di reinventarsi (nelle proprie attività, nel proprio modo di utilizzare il tempo, nella propria identità), capacità che a sua volta richiede di riallargare lo sguardo evitando di riproporre solo le risposte del passato.

Molte delle storie e dei commenti che ricevo al blog e alla pagina facebook “I ragazzi di sessant’anni” sono testimoni efficaci di questa spinta al proprio rinnovamento.

Elio ad esempio dice: “Anch’io ho raggiunto i 60 anni! E sto cercando di intraprendere una nuova fase di vita”.  E pure Roberta è consapevole che nuove frontiere si stanno aprendo: “Adesso devo reinventarmi tutta dopo 41 anni di lavoro”.

Facile ? No, abbastanza impegnativo, ma possibile e avvincente se siamo sostenuti dallo spirito giusto. Chi, come Maria Rita e Iolanda, dichiara di avere ancora tanti progetti da realizzare e tante passioni che accendono l’animo, è sicuramente facilitato.  Tanti che escono da vicende lavorative difficili riescono comunque a proiettarsi in un futuro ancora lavorativo ma diverso da quello di sempre: Paolo ad esempio, che è in disoccupazione, sa che non è facile ma sta cercando un’occupazione meno faticosa di quello nell’edilizia dove ha sempre lavorato.

E’ fondamentale, come dicono Fortunata e Graziella, essere ragazzi nello spirito e nella voglia di mettersi ancora in gioco. Lontani da un giovanilismo ridicolo, la chiave è un atteggiamento che trova gusto nell’esplorare, nell’aprirsi a nuove esperienze e nel prendersi qualche controllato rischio.  Se invece, come ci testimonia un’altra lettrice, adesso “è come se qualcuno avesse spento un interruttore che io non ho voglia di riaccendere”, allora sì che reinventarsi diventa un’impresa titanica.

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Curriculum vitae::::La danza del tempo

La storia e i bei versi di Rosaria

Oggi….a tempo di adagio, danzano le ore;
ieri, moderatamente allegre, segnavano il tempo;
ieri l’altro….andavano
con allegria brillante; all’alba della vita ,
al suono di un brioso allegro , danzavano ….indicandomi la via !!!!

In questi miei versi ho voluto riepilogare il mio percorso di vita fino ad oggi . Sono una settantenne pensionata dello stato , vedova , avendo perso il mio compagno con il quale ho diviso 50 circa anni di vita , costruendo una bella famiglia ; 5 figli che ci hanno regalato 12 nipoti . Mi sono sempre reputata una persona baciata dalla fortuna e quando mio marito e’ venuto a mancare non sono entrata in depressione anche se mi sentivo ” zoppa ” ma con ragionevolezza ho pensato ::::Panta Rei ; Nulla e’ eterno .

Attualmente , ho cercato di tenermi al passo coi tempi per non sentirmi dire dai nipoti che sono all’antica ….anzi , mi reputano e mi definiscono ” Nonna cibernetica ” . Tramite facebook, a parte gli amici….parenti e colleghi di sempre , ho conosciuto tante belle persone con le quali interagisco e traggo positivita’ ::::quindi sono ” Una diversamente giovane ” che ragiona come una ragazza anche avendo l’involucro danneggiato ( ma non troppo ) dagli Anta . Permettetemi di concludere con un altro mio pensiero tradotto in versi .

CAPILLI BIANCHI.

Quando sembrano spenti
si riaccendono…
centonila….mille….milioni di stelle,
gli occhi si immergono in un cielo azzurro….
si rispecchiano in un mare verde……
nel tuo cuore ….nei tuoi pensieri;
non sono piu’ stanca di proseguire …..:::
HO TE !!!!

Noi …con svariati ” ANTA ” , non dobbiamo pensare che ci incamminiamo sul ” viale del tramonto ” ….niente affatto ; per chi e’ solo/ sola , prendiamo , giorno per giorno tutto cio’ di bello che la vita ci offre .

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Forse un po’ folle

Scrive Loredana: Quando ero giovincella ridevo sentendo i miei genitori che usavano il termine “ragazzi” per parlare dei loro amici, piu’ o meno loro coetanei. Oggi sorrido sentendo me stessa pronunciare lo stesso termine quando parlo dei miei amici. Forse non mi sono resa conto del tempo che scorre? A volte me lo chiedo e concludo che, pur essendo consapevole dei miei 53 anni, mi sento altrettanto ragazza di quando ero ventenne, se non piu’ di allora. Il processo ha avuto inizio quando ho cominciato a lasciare andare i condizionamenti e le idee preconcette che mi arrivavano dalla societa’ e dall’educazione ricevuta. Ho cominciato a chiedermi cosa mi piaceva e cosa volevo fare veramente della mia vita e mi sono resa conto che della carriera lavorativa non mi interessava assolutamente niente: quello che volevo e che mi faceva star bene era svolgere il mio lavoro, che mi piaceva, e quel lavoro svolgerlo al meglio. Per una soddisfazione mia, non per avere un riscontro dagli altri. E da quel momento il processo e’ proseguito: all’alba dei 45 anni ho ricominciato a studiare, ho cambiato totalmente lavoro e ogni giorno mi chiedo cosa voglio fare e lo faccio. A volte i problemi e i “doveri” sembrano impedirmelo, ma se mi riservo almeno dieci minuti, anche nei giorni piu’ difficoltosi, per dare ascolto a cio’ che voglio, riesco a vivere intensamente e con entusiasmo giovanile, nonostante gli acciacchi fisici dell’eta’ e della storia della mia vita. Sembra follia quello che ho scritto? Puo’ darsi che lo sia e, nel caso…ben venga la follia!

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Ricominciare a vivere a 60anni

La testimonianza di Domenica: Mi sono sposata giovanissima, 5 figli e un marito padre padrone. Dopo aver sopportato per 22anni ho trovato il coraggio di dire basta, nonostante la paura di non farcela da sola mi sono separata, per mantenere i miei figli mi sono trovata un lavoro a ore, li ho cresciuti praticamente da sola, il padre non ha mai contribuito e non sappiamo nemmeno dov’è….ora sono tutti sposati, sono nonna di 8 nipoti, ho ricominciato a vivere a 60anni, nonostante le preoccupazioni economiche scopro ogni giorno che la vita è bella e degna di essere vissuta…..grazie.

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Finalmente in pensione….

La storia di Elda: Un anno fa ho lasciato il lavoro per raggiunta età pensionabile. Ho due figli, il grande gravemente disabile vive in una comunità a 6 km da casa, l’altro è ancora all’università…Appena rimasta a casa, ad una riunione delle famiglie dei disabili frequentanti il centro dove risiede mio figlio emerge la necessità di creare un’associazione Onlus per reperire i fondi per finanziare i progetti degli operatori: ho dato la mia piena disponibilità, ho girato gli uffici finanziari, telefonato a destra e a manca, fatto quel che c’era da fare , ed ora, dal 17 aprile, siamo un’associazione di volontariato Onlus con tutti i crismi.
Fra una cosa e l’altra da anni mi diletto di informatica (manutenzione hardware e software di pc) e con un passaparola di amiche e vicine di casa che si appoggiano a me quando qualcosa dei loro pc non funziona, ho sempre qualche pc da resuscitare. Morale della favola: non ho neppure il tempo di dedicarmi alla casa… però faccio cose che mi piace fare!!!!

Uno dei disagi che scoprono tantissimi sessantenni poco tempo dopo essere andati in pensione è il tempo improvvisamente vuoto che non sanno come impiegare. Problema del passato, mi direte. No, vi assicuro che sono davvero tanti coloro che si interrogano su come dare un senso al tempo che si è liberato.  Ecco: la tua storia, cara Elda, è un bellissimo esempio di come interessi, volontà, motivazione, utilizzo di competenze che già possedevi (l’informatica) possono consentire di reinventarsi una nuova vita in cui il tempo è ricco di attività e progetti intelligenti e che piacciono.

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