Posts Tagged: reinventarsi

Finalmente me stessa

Ecco la storia di Anna: Ho 65 anni appena compiuti, e se mi guardo indietro ho vissuto almeno 3, 4 vite! Solo ora però mi sento finalmente realizzata! Laureata in Medicina e chirurgia a 25 anni, subito a lavorare in un grande Ospedale, mentre mi specializzavo (erano altri tempi). Poi il matrimonio, far coincidere il lavoro ospedaliero con la famiglia… finisce che lascio l’ospedale e mi adatto a fare la moglie, relegando alla professione solo un po’ di attività privata e l’insegnamento a corsi per infermieri! 10 anni fa inizia una serie ininterrotta di lutti…mio marito, mia sorella, mio padre! Alla fine il bivio: sopravvivere o vivere? Decido di vivere!!! Scopro il piacere della fotografia, tengo un corso presso una “Libera Università per adulti”, mi faccio nuovi amici, riprendo a viaggiare e da un anno torno a frequentare la mia amata Corsia Ospedaliera come consulente Internista presso una grande struttura Psichiatrica della mia zona!!! Sotto voce , ogni tanto mi dico che sono una donna fortunata…i colpi della vita invece che abbattermi, mi hanno fatto crescere.

Quando leggo le storie di vita come la tua, cara Anna, mi rafforzo nella convinzione che i percorsi individuali sono più forti di qualunque classificazione o regola sociale. La tua storia è bellissima, il tuo percorso, ricco di svolte, gratificazioni e dolori, mi fa pensare ad una donna che può vivere ancora intensamente il presente appoggiandosi ad un patrimonio unico  di esperienze.  Su tutto, un aspetto mi colpisce: oggi sei tornata alla passione di partenza, la corsia ospedaliera, ma ci sei arrivata dopo aver dimostrato, nel corso della vita, una flessibilità notevole (siamo capaci, noi uomini, di giocarci l’esistenza con la stessa flessibilità?)

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Casalinga manager

Da parte di Mercedes: Ho tre figli grandi ormai indipendenti e due nipoti, ho 65 anni. Da quando, marito in pensione, ho cominciato a rendermi conto che bisognava sempre di più rinunciare a qualcosa per arrivare a fine mese, ho pensato di guardarmi intorno.
Io so fare bene due cose: creare gioielli con perle e swaroski e cucinare.
Ho iniziato a tenere dei corsi per la realizzazione dei miei bijoux e la cosa ha avuto successo, sono dotata di molta fantasia, ed i miei corsi sono molto frequentati.
Poi ho iniziato ad organizzare cene a casa mia per un’organizzazione, e anche in ciò ho avuto fortuna.
Ora posso contribuire e non ho più bisogno di chiedere i soldi a mio marito per le mie esigenze, e con tutto il daffare che ho non ho tempo per invecchiare, ciao a tutti!!!

Proprio oggi in un precedente articolo parlavo di chi si inventa o si reinventa la vita lavorativa, anche da cinquantenne o da sessantenne.  Bellissimo esempio il tuo, cara Mercedes.  Tanti auguri perchè le tue due attività possano continuare ad aver successo.

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Sono 56 ma non li sento, a parte…..

Ziorobi56 racconta la sua storia: Ho 56 anni, da 4 anni sono in pensione per inabilità al lavoro e nello stesso mese mi sono separato . Non so quale delle due condizioni sia stata la più felice fatto sta che ho iniziato una nuova vita. E’ stata dura all’inizio perchè tutte e due le cose sono state per via di una sindrome che non mi lascia spazio ma nel giro di pochi mesi ho ripreso a vivere, fare nuove conoscenze, ripreso i miei hobby dimenticati. Poi l’anno scorso ho avuto un infarto ma non mi sono buttato giù, anzi ho pensato che sarebbe stata ora di rinascere a nuova vita, nel limite delle mie possibilità, perchè non voglio invecchiare, mi sento un ragazzino alla scoperta del mondo. E quest’anno, pochi giorni fa, mi sono comperato un maxi scooter e ho deciso di tornare a cavalcare come 30 anni fà quando la moto era tutto per me. E cosi oggi giro in lungo e in largo, sempre secondo le mie possibilità, il Friuli V.G. terra di mia residenza, a scattare fotografie, la mia grande passione che mi ha salvato la vita …

L’inabilità al lavoro, la separazione, l’infarto: ce ne sarebbe stato a sufficienza per deprimere anche il più solido dei cinquantenni. E invece tu, caro Ziorobi56, stai dimostrando una forza d’animo straordinaria: hai ripreso a vivere, fai nuove conoscenze, vai alla scoperta del mondo e fai tesoro delle tue passioni, la moto e la fotografia. Sono ammirato dalla tua capacità di reinventarti la vita da cinquantenne e mi ricordi altre due persone che avevo intervistato durante la mia ricerca sulla “vita nuova” dei 50-60enni, alla base del libro “I ragazzi di sessant’anni”. Entrambe queste persone avevano avuto problemi seri di salute ancora non del tutto superati, avevano fatto dei cambiamenti significativi ed entrambe sprizzavano vitalità da tutti i pori e mi raccontavano dei loro progetti per gli anni successivi. Insomma, possiamo reinventarci la vita e gustarcela anche a partire da eventi di salute traumatici.

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Un sogno che si avvera

La storia di Gabriella: Da sempre ho amato i luoghi intimi, raccolti, in cui poter condividere con gli amici, con il partner, con la famiglia, il piacere di gustare dei buoni cibi. E piano piano ho cominciato a sognare di avere un posticino così, piccolo ma curatissimo nell’ambiente e nella cucina… Un sogno, visto che il lavoro in banca non lasciava spazio per nulla del genere… Poi un giorno mio figlio, il più piccolo, mi dice che lui, da grande, vuole fare il cuoco… aveva solo 12 anni, ma le idee molto chiare.. e così, oggi, a 61 anni, in pensione da un anno, il sogno si è avverato: c’è il ristorantino, c’è il cuoco che adesso ha dieci anni di più e il diploma della scuola alberghiera e ci sono io, che insieme a mio marito, ho costruito per mio figlio e per noi ragazzi sessantenni… un nuovo futuro…

Bello!  Spesso, quando dico che sono molte le persone della nostra età che riescono a reinventarsi una vita realizzando i propri sogni, mi sento chiedere dagli scettici delle dimostrazioni concrete: cara Gabriella, ti porterò sicuramente ad esempio di questa possibilità.  Sei riuscita a combinare insieme la passione per ciò che ti piace, gli affetti familiari e un impegno nuovo: complimenti !

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I vostri commenti

Confesso. Non ho seguito il consiglio di mio figlio ventunenne e della professionista ventottenne che mi stanno aiutando a capire i misteri della rete. Ieri alla pagina facebook “I ragazzi di sessant’anni”, collegata a questo blog, sono arrivati molti nuovi “mi piace” e parecchi dei nuovi arrivati hanno lasciato commenti.    “Non prendere troppo sul serio quel che viene scritto nei messaggi su facebook”. “Non c’è bisogno che rispondi”: questo era il consiglio dei giovani esperti di rete. Confesso, ho trasgredito e mi sono messo non solo a leggerli tutti, ma anche ad analizzarli. E il quadro che ne esce mi piace molto, se non altro mi ci ritrovo.  Vi ritorno quindi i commenti che mi avete lasciato, raccolti per parole e affermazioni chiave.

Innanzitutto “la gioia e la voglia di vivere”, che contano più del numero degli anni e del calo delle energie fisiche; il futuro può essere bellissimo se condito di ottimismo e di voglia di godersi questo tratto di vita.

Poi: “esperienza” e “vitalità” possono andare a braccetto.  Ne abbiamo passate tante e l’esperienza ci ha insegnato molte cose, ma il bagaglio di saggezza che ci viene dal passato non ci impedisce di vivere il futuro con un atteggiamento vitale e aperto al nuovo. Possiamo far convivere la serietà dell’esperienza con l’allegria della scoperta. Mentre si raccolgono i frutti, si seminano contemporaneamente nuove idee.

Attenzione però: a volte commettiamo l’errore di entrare nella nuova fase di vita convinti di essere già “attrezzati” alla nuova condizione, sul piano sia concreto che psicologico, e invece ci accorgiamo che non è così, che ci si reinventa meglio se ci siamo “preparati per tempo”.

Poi la raccomandazione più importante: ha sempre senso fare dei progetti, senza progetti si diventa vecchi davvero !

Infine, che male c’è in un poco di nostalgia e di orgoglio generazionale ? E quindi vai con “i favolosi sessantenni” e con “la meglio gioventù”.

Grazie per i vostri commenti.

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Sei rialzista o ribassista ?

Prendo a prestito un gergo borsistico (rialzisti e ribassisti) per ragionare di un atteggiamento psicologico.

Laura, cinquantasettenne che ha sempre lavorato, pensa che il suo futuro non porterà nulla di buono, che il meglio di se l’ha già dato e che i momenti più belli della vita sono già alle spalle. Sul lavoro fatica a tenere i ritmi che le sono richiesti e non riesce più a trovare dentro di se la spinta di una volta. Continuerà a lavorare per parecchi anni, ma non è una prospettiva che le piace. In famiglia prosegue il tran tran abituale, gli affetti rimangono saldi, ma anche qui Laura pensa che i momenti più intensi e gratificanti siano acqua passata. La salute tiene, ma si rende conto di un graduale e inarrestabile declino fisico. E dentro di sé non trova qualcosa che illumini il futuro.

Cerca qualche spunto dalle sue due amiche coetanee, Beatrice e Silvia, che riconosce invece essere molto più ottimiste di lei. Beatrice, ad esempio, pensa che alcuni aspetti del suo lavoro continueranno ad interessarle e le piace la prospettiva di potersene occupare ancora per un po’. Inoltre le piace molto l’idea che, con il tempo che si libererà, potrà dedicarsi di più al giardino della sua casa di campagna e alla fotografia che è sempre stata la sua passione. Silvia, dal canto suo, è convinta che il rapporto con suo marito, neo pensionato, possa vivere ora una fase di riscoperta insieme e accarezza l’idea, lei che ha sempre lavorato in un negozio, di lanciarsi in una nuova impresa commerciale, piccola ma che secondo lei ha buone possibilità di successo.

Laura affronta la nuova fase di vita al ribasso, Beatrice e Silvia al rialzo.    Il ribassista pensa che la situazione gli stia sfuggendo di mano e che la sua vita non possa che essere declinante. Il rialzista, al contrario, vede le opportunità insite nella nuova fase di vita e si pone con l’atteggiamento di chi ancora governa la situazione e sa cogliere le cose belle che ne possono venire.

Non c’è dubbio che vivrà meglio la sua nuova fase di vita il senior capace di porsi in una prospettiva al rialzo e al rilancio, invece che con un atteggiamento di inevitabile ribasso.

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Che soluzioni per i ragazzi di 50-60 anni ?

Negli ultimi giorni, in occasione dell’uscita del libro “I ragazzi di sessant’anni”, sono stato intervistato da alcuni giornalisti.  La domanda più gettonata è: “quali soluzioni adottano i ragazzi di sessant’anni per vivere al meglio la loro età ?”.

La risposta che mi sembra più veritiera è che le soluzioni adottate sono molto variegate: non esistendo più un modello consolidato e buono per tutti, ciascuno va alla ricerca della propria strada.  Le storie che ho raccolto e che continuo a raccogliere raccontano, ad esempio, di persone che hanno fatto della continuità della vita lavorativa di sempre la loro scelta: come se gli anni non passassero mai, queste persone continuano con lo stesso assetto di vita di quando avevano quarant’anni, finché le forze e le condizioni esterne lo permettono.  Di fianco ai “continuisti” si trovano coloro che mantengono un focus alto su un’attività lavorativa, ma diversa rispetto a quella di sempre: è il caso, per fare degli esempi, di chi – uscito anzitempo dall’azienda dove lavorava come impiegato o operaio – si reimpiega in settori che tirano di più, come quelli dell’ assistenza alla persona o dell’impiego amministrativo; o di chi si cimenta in nuovi lavori che lasciano più tempo libero di prima o che possono essere svolti da casa. Poi ci sono coloro che danno la priorità ad attività non remunerate: sono ad esempio numerosi quelli che danno senso alla loro esistenza coltivando passioni che smuovono energia e motivazione. Qui gli esempi sono infiniti: si va da chi ha vocazioni artistiche (come teatro, musica, canto, pittura, fotografia, danza), a chi predilige usar le mani (ad esempio: attività di bricolage, cura dell’orto e del giardino, giocare coi motori, lavorar di ceramica), fino ai campi più disparati: creare un blog di critica politica, studiare  e approfondire una materia che ha sempre appassionato,  collezionare libri antichi, eccetera.

Infina, una percentuale significativa dei cinquanta- sessantenni che reinventano la propria quotidianità si dedica a servizi utili agli altri e non remunerati. In questo gruppo rientrano fondamentalmente due categorie: coloro che fanno attività di volontariato in una delle tante associazioni no profit in circolazione e coloro che si dedicano alla famiglia (i nonni che si prendono cura dei nipoti o i figli sessantenni che si prendono cura dei genitori non più autosufficienti), unendo così al servizio utile una forte dimensione affettiva.

Siamo generazioni – apripista, senza modelli consolidati da copiare. E in questo contesto ognuno sceglie la strada che gli è più congeniale e che meglio risponde alle proprie condizioni.

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Reinventarsi un’altra attività

Il prossimo 24 maggio pomeriggio, a Roma, presso lo Spazio Europa, in via IV Novembre 149, piano terra,  si terrà una conferenza organizzata da Aiace Italia (Association Internationale des Anciens des Communautés Européennes), dal titolo: “Rimanere attivi per sconfiggere l’età e abbattere le barriere tra generazioni”.  Testimonieranno alcuni soci di Aiace che, dopo il pensionamento, si sono reinventati un’altra attività, fanno volontariato, svolgono attività culturali impegnative o attività artistiche e creative.  Maggiori informazioni e programma sul sito della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia http://ec.europa.eu/italia/attualita/eventi/roma_24maggio2012_it.htm

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Una vita parallela

Da parte di Andrea: Ho 55 anni, in mobilita’ per scelta da 5 anni, 2 figlie adolescenti. Sono passato senza soluzione di continuita’ dalle responsabilita’ aziendali ad occuparmi dell’azienda della famiglia di mia moglie (esperienza conclusa e fallimentare). Da 8 mesi mi sono creato una vita parellela: sperimento nuove attivita’, frequento persone mai viste prima, sviluppo interessi e…ho molto tempo per pensare e riflettere sull’altra vita. Ti accorgi di come hai vissuto e delle cose che non sei stato capace di vedere o che vedevi ma non volevi affrontare. Ed all’improvviso in questa nuova vita compare un nuovo amore. E allora la vita parallela prende ancora piu’ corpo sostituendosi all’altra, che poco alla volta non ti appartiene piu’.

Caro Andrea, sei la dimostrazione vivente che nel corso dei cinquanta si può intraprendere un percorso di esplorazione di una nuova vita. Tu lo stai facendo, se capisco bene, su vari fronti: quello delle attività e del lavoro, quello delle relazioni con le altre persone e quello sentimentale. Ed è proprio nel corso dell’esplorazione che, secondo me, ci si accorge non solo delle nuove possibilità, ma anche di come si sono trasformate nel tempo le nostre preferenze e quali sono gli aspetti del nostro passato non ci convincono più del tutto. Certo, come tutte le fasi di transizione, i rischi e i possibili abbagli sono numerosi.

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Angela e il volontariato

Angela (il nome è di fantasia, ma la storia è vera) si sta avvicinando ai sessant’anni e fa l’insegnante di lettere in una scuola media. Ci sa fare con i ragazzi e tutti sono convinti che  la sua scelta di lavoro sia stata azzeccata. Tutto sommato, ne è convinta anche lei. Si è separata dal marito da qualche anno, i due figli ormai sono grandi e i genitori sono morti recentemente, quindi in questa fase gode di una certa libertà, che lei ha chiarissimo come vuole utilizzare. Da sempre ha una spinta molto forte al rendersi utile agli altri e la sua sensibilità sociale è riconosciuta da tutti quelli che la conoscono. Sono parecchi anni che si informa su cosa fanno le associazioni di volontariato, qualche tempo fa ha iniziato a frequentarne una che si occupa di integrazione di bambini disadattati e da allora si sente bene. Dedica quasi tutto il tempo lasciato libero dall’insegnamento all’associazione e, quando parla di sé,  con gioia racconta che non vede l’ora di terminare gli anni dell’insegnamento per dedicarsi anima e corpo a questa nuova attività.

Quando mi sono imbattuto nella storia di Angela, la prima reazione che ho avuto è stata pensare che la sua era una vicenda abbastanza singolare e probabilmente poco replicabile. Salvo poi ricredermi, una volta che ho letto i dati sul volontariato che il Censis ha presentato in uno dei suoi Rapporti sulla situazione sociale del paese. In quello del dicembre 2010, ad esempio, si legge che il volontariato è in crescita e che, in particolare, ad attività di volontariato si dedica il 23 per cento dei quarantacinque- sessantaquattrenni e il 20,3 per cento degli over 64. Altro che esperienza singolare ! Il fenomeno è di massa.

Naturalmente, a fronte di così tante persone che si dedicano ad attività utili agli altri senza ricompensa, non possono che corrispondere altrettanto numerose associazioni dove il senior può prestare la sua opera gratuitamente. A Milano, dove vivo, sono numerosissime: solo per fare degli esempi, si va dalle associazioni che raccolgono dai ristoranti e dai supermercati cibi invenduti per distribuirli a chi non ha da mangiare, a quelle che si occupano dei malati di Alzheimer per offrire loro gratuitamente compagnia in modo professionale, a quelle che forniscono assistenza in strutture sanitarie.

Tra le attività che riescono a dare un senso ai quindici-vent’anni di vita in più che ci ritroviamo prima di diventare vecchi davvero, quelle di volontariato hanno sicuramente un posto di primo piano.

 

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