Posts Tagged: serenità

Perché mi manca qualcosa ?

Pubblico tra “Le vostre storie” un commento inviato in agosto da Diana.
Cari coetanei,
trovo in tutti voi e nelle vostre storie di vita qualcosa che appartiene anche a me: la separazione dopo 35 anni di matrimonio, la pensione, l’importanza delle amicizie, l’impegno in attività sociali ecc. Io tuttavia passo da momenti di serenità a momenti di solitudine e sconforto. Ho una relazione con un uomo di cui non potrò mai essere la compagna, a volte questa relazione mi basta a volte mi fa soffrire. Forse sto sbagliando tutto anche in questa fase di vita. Amo tanto ballare e lo faccio, con un bel gruppo di amiche e facciamo pure delle esibizioni! La mia vita è piena di cose ma perché mi manca qualcosa? Mi manca l’amore con la A maiuscola! Ho ragione o sono una stupida illusa di 63 anni?

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Felici più di prima ?

Poco più di due anni fa, nell’aprile 2011, provocò un certo scalpore la presentazione alla londinese Royal Economic Society annual conference di una ricerca, condotta da studiosi dell’università di Maastricht, sulla felicità nelle diverse età anagrafiche: la scoperta che veniva presentata era sintetizzabile nell’affermazione che a sessant’anni si è felici più di prima. La notizia mi sembrò così rilevante che la presi a riferimento di un intero capitolo del mio libro “I ragazzi di sessant’anni”. Poco prima, un altro studio (indagine Gallup-Healthways, 340.000 persone intervistate), condotto dal prof. Arthur A. Stone della Stony Brook University di New York, era arrivato alle medesime conclusioni: l’andamento del livello della felicità al variare degli anni lo si capisce secondo un curva ad U, dove il primo estremo in alto della U corrisponde ai vent’anni, mentre il secondo estremo lo si raggiunge oltre i sessanta, eguagliando più o meno a quell’età il livello di felicità vissuto a venti. In mezzo c’è una grande caduta, che procede inesorabile al traguardo dei trenta, poi dei quaranta e che toccherebbe il punto di minima alla soglia dei cinquant’anni, seguita da una ripresa che durante i cinquanta si fa più veloce fino ai livelli di felicità massimi oltre i sessanta e poi nei settanta.

Si potrebbe discettare per ore su cosa s’intende per felicità, se è possibile misurarla e quanto è determinata dalle condizioni di contesto e dai percorsi di vita individuali. Fatto sta che queste due ricerche, riprese in seguito da altri studi che non smentivano i primi risultati, hanno messo in seria discussione il luogo comune del sessanta- settantenne tristemente in declino e hanno invece contribuito non poco all’idea di una fase di vita nuova, quella dei senior, prodiga di soddisfazioni.

Perché stress, ansia, rabbia e tristezza, quell’insieme di sentimenti negativi che fanno l’infelicità, una volta superati i cinquanta comincerebbero a diminuire ? La spiegazione più ragionevole è che quando sei giovane prendi decisioni che sono guidate da aspirazioni per il tuo futuro. Cioè, punti a raggiungere qualcosa nella vita. E questo può significare che in quel momento non ti stai veramente focalizzando sul tuo benessere. Quando invece sei invecchiato, ormai lo sai cosa sei stato nella vita.  La smetti di guardare sempre avanti e cominci a dare attenzione a cose più piccole.  Non significa non avere obiettivi o ambizioni, ma riuscire a guardare le cose con più distanza. Con gli anni poi diventiamo più accomodanti verso noi stessi, la saggezza ci consente di accettare con meno paure le nostre debolezze e tendiamo a smussare i comportamenti più competitivi.  E’ vero che iniziano a calare le aspettative sul futuro e che vengono ridimensionate le ambizioni, ma proprio questo crea le condizioni per vivere con più serenità. Insomma, da senior si può essere più felici perché impariamo ad esserlo con ciò che abbiamo, senza puntare a méte troppo difficili o impossibili.  Contemporaneamente, abbiamo la consapevolezza che gli anni prima della “vecchiaia vera” sono ancora ricchi di possibili opportunità o, quanto meno, che le condizioni fisiche e mentali ci consentono di prospettare ancora un periodo vitale. E’ così che benessere, serenità e consapevolezza di opportunità aiutano a far crescere soddisfazione e felicità. E’ questo il meccanismo virtuoso che le ricerche hanno suggerito e che effettivamente può essere testimoniato da molte persone che hanno sperimentato su di se questa evoluzione.

La curva ad U di Stone ha avuto un immediato successo ed oggi è così tanto riproposta dai media che ormai è diventata prossima a ribaltare il luogo comune tradizionale, quello del sessantenne intristito e declinante. Ma proprio adesso che la curva ad U si sta affermando come nuovo paradigma credo che valga la pena interrogarsi sulla sua attualità: al di là degli aspetti psicologici, che per certi versi hanno caratteristiche universali, continuano a permanere le condizioni di contesto che ne consentono la sua validità?  Le condizioni di contesto non sono così irrilevanti, come è stato già dimostrato da quegli altri studiosi che hanno esaminato 27 diversi Paesi e che hanno rilevato come la famosa curva ad U si presenta ovunque, ma che le età di picco (all’insù e all’ingiù) possono variare moltissimo: ad esempio, il punto di risalita verso la felicità avverrebbe solo a 62 anni per gli Ucraini, mentre i lesti Svizzeri lo sperimenterebbero già a 35.  In particolare, la disponibilità di tempo non stressato e di risorse economiche sufficienti a non impensierirsi sono sicuramente anch’esse delle pre-condizioni per una psicologia più serena. Da questo punto di vista, converrà verificare se gli attuali cinquantenni, a differenza dei loro fratelli maggiori, di dieci-quindici anni più anziani, possono godere delle stesse condizioni favorevoli allo sperimentare la ricrescita della felicità o se le nuove condizioni, economiche e lavorative, non abbiano spostato in avanti il momento della risalita.

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Programmi per l’estate

Com’era facile fino a qualche anno fa raccontare dei programmi per l’estate ! Esodi e rientri di massa concentrati per tutti negli stessi giorni dell’anno. Un numero crescente di persone di tutte le età che si stavano abituando all’idea della vacanza e del viaggio, alla ricerca di un “altrove” rispetto alle mura domestiche e al tran tran del resto dell’anno. Mare, montagna, collina, lago, città d’arte, capitali straniere, luoghi esotici e viaggi avventurosi: la vacanza sembrava alla portata di tutti e ognuno poteva scegliere la destinazione preferita.

Da qualche anno invece le agenzie che raccolgono i numeri degli italiani in viaggio e in vacanza suonano il de profundis. Per dare un’idea, mi limito a ricordare la sequenza proposta dall’Istat relativa al “numero di viaggi di vacanza effettuati” dagli italiani. Nel 2008: 90 milioni, nel 2009: 82 milioni, nel 2010: 71 milioni, nel 2011:  59milioni. Per il 2012, anche se la flessione è stata meno marcata di quella registrata l’anno precedente, vi è stato comunque un calo ulteriore del 5,3%.  E per stare all’anno in corso, tutti ricorderemo che durante l’ultimo periodo pasquale si sono sollevati alti i lamenti degli operatori turistici. D’altra parte, nulla fa presagire che l’estate 2013 sarà migliore e possa invertire la tendenza al calo.

Insomma, anche se spulciando i dati qualche segno positivo si trova (ad esempio i viaggi verso i paesi extra europei sono in aumento) il dato di fondo è che non si può più raccontare l’estate così come si faceva qualche decennio fa, e cioè tutti in partenza per mete vacanziere per lunghi periodi. 

In questo contesto, i senior come se la cavano ? Da una parte è proprio tra i senior che si trova ancora un numero consistente di vacanzieri e viaggiatori che si possono permettere la spesa , dall’altra parte sono sempre i senior, a mio parere, a proporre più di altri una visione del periodo estivo innovativa.   Che i baby boomers (parlo di medie) dispongano di più risorse economiche di altre fasce di età anche in questi anni di vacche magre è cosa nota e quindi non è sorprendente scoprire che tra loro sono ancora in molti a trovare le sostanze per un viaggetto (ad esempio, una regione europea non ancora conosciuta, un Paese lontano che ha sempre fatto fantasticare, un tour insieme agli amici di un qualche gruppo associativo, un posto di mare che consente anche turismo, eccetera) o per un periodo di vacanza (una o più settimane in una struttura ricettiva o anche un periodo lungo a godersi la seconda casa). Inoltre, più tempo libero rispetto alle persone più giovani e un desiderio mai sopito di viaggiare che ha caratterizzato le nostre generazioni si aggiungono alle disponibilità economiche e fanno il resto.

Ma i senior sono anche portatori di nuove abitudini su come trascorrere  l’estate. Intanto, e questo è confermato da tutti gli operatori turistici, le vacanze e soprattutto i viaggi vengono spalmati su tutto l’anno e non concentrati solo nelle settimane estive di alta stagione. Questa tendenza sta riguardando tutte le fasce di età, però non c’è dubbio che i senior su questo sono da sempre i battistrada. Ma oltre a questa diversa articolazione dei tempi di vacanza, c’è un’ulteriore differenza qualitativa. Ed è il farsi strada di una convinzione, di un atteggiamento, che rovescia il modo di concepire questa stagione. Secondo questo approccio, l’estate non è necessariamente il momento del “tutto diverso” dal resto dell’anno, il momento dell’evasione, lo spazio da riempire con un “fare” vacanziero. E’ una stagione da godersi per i suoi colori, per i suoi profumi, per le bellezze che offre solo in queste settimane dell’anno, ma può essere vissuta anche con tanti elementi di continuità con la normalità della vita quotidiana. Per chi ancora lavora non c’è dubbio che rimane un fondamentale momento di stacco, di riposo e di recupero, ma per tutti può essere un periodo punteggiato dalle piccole cose quotidiane, svolte con maggior rilassatezza e serenità.

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Ricordi e sogni

Scrive Annalisa: Ma sarà normale ? Capita anche a voi che sempre più spesso affiorano dalla memoria dei ricordi vivi di quando si era bambini e che i sogni sono popolati da personaggi dell’infanzia ?
E’ una cosa che mi succede via via più intensamente da qualche anno. Finché lavoravo e avevo le giornate strapiene la mia mente non aveva proprio nessuno spazio per aprirsi a ricordi e quando andavo a letto non facevo in tempo ad appoggiare la testa sul cuscino che già dormivo, di un sonno pesante di stanchezza, in cui nemmeno i sogni me li ricordavo al risveglio la mattina. Da quando ho smesso di lavorare invece la mente è più libera sia di giorno che di notte e si affolla di cose antiche. Mio nonno che mi accompagna al parco a raccogliere le foglie e le castagne. Lo spazio dove andavo a giocare con le altre bambine dell’isolato, che ogni tanto si riempiva di pecore, mentre adesso credo che nello stesso posto ci sia una mezza autostrada. Persino la mia bambola preferita, che ci portavamo via a vicenda io e mia sorella. E soprattutto, ricorrente, il sogno di un’altalena, anzi di me che mi dondolo sull’altalena: me la ricordo quell’altalena, tutta cigolante, su cui ero capace di rimanere per ore.
Bello, bellissimo, ma sarà normale ? Capita anche a voi ? Un po’ mi preoccupo che mi vengono fuori solo questi sguardi all’indietro e nessuna fantasia in avanti.

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Basta poco !

Scrive Fabio: Non so se devo considerarmi fortunato o sfortunato. Probabilmente più la prima che la seconda, però ho avuto anch’io le mie sventure. Tre anni fa mi hanno trovato un polipo all’intestino, mi hanno operato e da allora mi devo controllare sempre su tutto quello che mangio. Ma soprattutto ho perso mia moglie, ormai dieci anni fa, che ha sofferto a lungo prima di andarsene e che mi ha lasciato un grande vuoto dentro. Per rimettermi in piedi ce n’è voluto, però la vita va avanti, mi sono fatto forza e adesso mi posso definire un sereno pensionato che sa apprezzare qual che ha. Ad esempio, sono in pensione da qualche anno e ogni mese ricevo dallo Stato 1800 euro, che non è una grande cifra ma quando faccio i confronti con le cifre delle pensioni medie che leggo sui giornali o con le incertezze dei più giovani, mi sembra di essere dalla parte dei fortunati e comunque per il mio tenore di vita sono sufficienti. E anche la salute, a parte l’inconveniente che raccontavo prima, non mi ha abbandonato e mi consente di fare ancora una vita quasi normale. Mi rendo conto ogni mattina che la vita vale la pena di godersela veramente quando faccio le due cose che mi danno più soddisfazione. Da quando sono in pensione sono venuto a vivere in una cittadina di mare e di buon mattino faccio una corsetta sulla spiaggia, ad andatura leggera ma non meno di mezz’ora, se riesco a convincere qualcun altro vado in compagnia, se no da solo. Poi torno a casa, faccio colazione abbondante e la seconda cosa che mi godo ogni giorno è la passeggiata che faccio con il mio cane, un bastardino a cui sono molto affezionato e con cui m’intendo a meraviglia. Poi il pomeriggio leggo, navigo in internet o mi vedo con degli amici. Troppo poco? No, secondo me basta per essere contenti. In foto: signore con cane

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Auguri babbo !

Scrive Giò: Io di anni ne ho 33 e quindi non ho niente a che fare con questo sito. Scrivo lo stesso perché vorrei raccontare cosa fa mio padre che in questi giorni compie 65 anni e che il computer e la rete non sa neppure dove stanno di casa. E’ un mio modo di festeggiarlo, poi gli farò leggere cosa ho scritto di lui. Noi si abita nella zona di Pisa, ma in campagna, in un piccolo paese e mio padre lavora la terra e fa il giardiniere nelle ville qui vicino. Mia madre ha fatto un affare a sposarselo perché a 65 anni secondo me è ancora un bell’uomo, vabbè le rughe e il fiatone li ha anche lui, però è asciutto e forte e la testa gli gira ancora a modino. Io abito a cento metri dalla casa dei miei e la mattina lo vedo uscire, alle 7 si muove già col suo ape per andare a lavorare. Tuta da lavoro indosso, un giorno va a tagliare l’erba col frullino, un altro giorno a zappare e preparare gli orti e quando è il momento pota gli alberi. Di solito per gli altri lavora la mattina e il pomeriggio fa le stesse cose nel pezzo di terra nostro. Quando arriva il momento della raccolta delle olive invece sta fuori tutto il giorno perché il lavoro è tanto e chi sa cosa s’ha da fare, come lui, son pochini. A dirgli che ogni tanto dovrebbe riposarsi s’arrabbia, da questo lato non ci sente, la sua vita è quella e finché regge non la cambia. Ci dà pensieri perché fuma troppo ma anche su questo meglio non dirgli niente. La soddisfazione maggiore ce l’ha se gli dici che i pomodori che ha coltivato lui sono più dolci di quelli del supermercato.
Parla poco, quando è per campi è più contento se è da solo, se lo cerchi al telefonino ti risponde a monosillabi. Però non vuol dire che è insensibile agli altri, anzi è generoso, appena può dà una mano a chi ne ha bisogno. In questo periodo che tanti ragazzi sono a spasso, se qualcuno di loro gli viene a chiedere se ha bisogno di aiuto nel lavoro non ci pensa due volte e fa di tutto per convincere i proprietari a dividere il lavoro con questi ragazzi. Adesso io sono incinta e l’altro giorno mi ha sorpreso perché mi ha detto: “fai in fretta a farlo crescere che devo insegnargli come si lavorano gli ulivi”.

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Carta di credito o contante ?

 Ecco il nuovo contributo di Giada Nolasco di Osservatorio 65Plus:

Secondo una recente indagine Doxa, 6 italiani su 10 di età compresa tra i 18 ed i 75 anni, utilizzano normalmente il denaro contante preferendo la moneta elettronica solo per le spese più consistenti in negozi e supermercati (questo succede in particolare per le persone di età compresa tra i 40 ed i 60 anni). Utilizzano esclusivamente il contante le persone di età compresa tra i 65 anni ed i 75, residenti in piccoli centri abitati del Sud e delle Isole. Viceversa, risulta marginale la percentuale di persone che utilizzano esclusivamente la moneta elettronica. Si abbassano tutte le percentuali analizzando il pagamento del casello autostradale: solo 3 italiani su 10 usano carte di credito e bancomat. Siamo, in generale, ben lontani dai dati inglesi e francesi, dove anche il pane ed il caffè vengono pagati con tali tessere.

Questi dati, probabilmente, sono dovuti alla convinzione che l’utilizzo dei contanti sia più sicuro rispetto alla “moneta elettronica”. Tuttavia ciò non è del tutto vero.

Innanzitutto, numerosi sono gli accorgimenti adottati dalle banche per garantire la sicurezza di tali strumenti (sistemi di criptaggio e di protezione dei dati) e dagli stessi esercenti (richiesta di esibizione della carta di identità al momento dell’utilizzo della carta). Gli istituti bancari offrono una serie di servizi particolarmente utili:

-     Avviso tramite SMS ad ogni movimento della carta di credito. Con questo servizio potrete notare immediatamente eventuali anomalie nell’utilizzo della carta.

-        Possibilità di fissare dei plafond mensili per il prelievo di denaro. Non sarà possibile “perdere” più di tale somma.

-        Carte di credito ricaricabili. Queste limitano la somma di denaro disponibile e, quindi, i danni conseguenti ad una clonazione.

Ecco comunque qualche consiglio se decidete di usare una carta. È fondamentale, ovviamente, prestare particolare attenzione quando si preleva del denaro presso gli sportelli bancomat: coprire sempre il tastierino numerico quando si digita il pin, controllare di non essere osservati (nel dubbio, non prelevare) e, comunque, evitare di servirsi di sportelli posizionati in zone isolate.

La clonazione presso gli sportelli bancomat è una delle principali modalità di truffa: verificate sempre che il tastierino numerico e la fessura in cui inserite la tessera siano ben saldi e, qualora oscillassero, non prelevate e avvertite un funzionario della banca (potrebbe trattarsi di una manomissione volta a consentire l’appropriazione dei dati della carta e del relativo PIN). Un’altra forma di clonazione consiste nella manomissione dello sportello affinchè trattenga la tessera e presuppone la presenza del truffatore sul luogo. Questi si avvicina al malcapitato e suggerisce di ri-digitare il PIN, garantendo la restituzione della carta da parte dello sportello (e consentendogli di apprendere il codice). Ovviamente, questa non viene restituita ma verrà presa dal truffatore appena la vittima si allontanerà.

In caso di furto o smarrimento della carta di credito o del bancomat è fondamentale telefonare tempestivamente al numero verde fornito dalla banca e bloccare la carta. Questa telefonata vi fornirà, anche, un numero di identificazione che dovrà essere consegnato alla banca insieme alla denuncia di smarrimento fatta presso le forze dell’ordine (per le carte di credito occorre attendere la conferma della denuncia mediante raccomandata) . Questa procedura garantisce contro eventuali spese effettuate da terzi da quel momento in poi. E’ opportuno annotarsi il numero verde ed il numero della banca e portarli sempre con se. Ovviamente è buona norma non tenere mai i codici delle tessere insieme alle tessere stesse. Molte banche prevedono la possibilità di limitare entro un certo importo eventuali sottrazioni indebite di denaro.

In conclusione, non demonizzate carte di credito e bancomat: sono strumenti sicuri, basta solo un po’ di attenzione. La stessa attenzione, in realtà, che risulta necessaria nell’utilizzo di denaro contante ma con il vantaggio di poter limitare i danni in caso di furto. Pensate ad  un borseggio: non recupererete i soldi, ma potrete bloccare le carte ed evitare ulteriori danni.

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Tempo di bilanci e nuovi progetti

Scrive Salvatore: Ho superato i 60, dopo oltre 40 anni di lavoro (sempre nella stessa azienda) ho maturato una discreta pensione prima delle ultime sfavorevoli modifiche.
Durante gli ultimi anni di lavoro mi sono preparato un angolo di pace in campagna, dove ora trascorro gran parte del tempo disponibile, fantasticando su nuove iniziative da realizzare (quasi tutte alla fine sono bocciate). Una scelta positiva è stata frequentare la palestra, ci ho guadagnato in salute.
Oltre che giocare con i cani e gatti, curare l’orto e le piante, mi rimane del tempo per leggere e navigare in internet, riesco ad organizzarmi nei minimi dettagli due viaggi all’anno sfruttando i periodi di bassa stagione (molti altri restano solo nella fantasia).
La maggior parte del tempo è orientato ai piccoli progetti di oggi e di domani, solo in qualche occasione mi guardo indietro e scaturiscono i bilanci:
- ho sempre rimpianto la sospensione degli studi a 18 anni ma ad oggi è stata la mia fortuna, non sarei andato in pensione con le vecchie regole
- il percorso lavorativo è stato molto positivo e pieno di soddisfazioni
- un grosso merito dei miei risultati è da attribuire a mia moglie che da 40 anni mi sostiene ed ora insieme cerchiamo di goderci la situazione
- unico cruccio la precarietà economica della figlia che a 34 anni deve fare affidamento sulla pensione di papà.
In conclusione nessun rimpianto, obiettivo goderci la vita con quanto ad oggi abbiamo a disposizione finchè la salute ce lo permette.                                                                                                                                Un sereno pensionato.
Salvatore

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Crisi e baby boomers

Un nuovo contributo di Giada Nolasco, responsabile dell’Osservatorio 65 Plus, per I ragazzi di sessant’anni:  

“Baby boomers. Recentemente mi sono soffermata a riflettere su questo concetto: generazione che è riuscita ad accumulare un patrimonio maggiore rispetto alle generazioni successive, in conseguenza alle maggiori possibilità di risparmio caratteristiche del particolare momento storico ed economico in cui si è trovata quand’era nel pieno dell’attività lavorativa.

Ma la crisi c’è e si ripercuote su tutti.    Mi sono chiesta, quindi, come si caratterizza questa generazione in un momento di crisi generale. Ho chiamato Paolo, un amico di famiglia di 60 anni, e gli ho fatto tre domande sulla sua situazione attuale per capire se i suoi comportamenti sono influenzati dalle sue caratteristiche generazionali. Prima, però, ho cercato dei dati statistici di Eurisko per poter confrontare le sue risposte.

Innanzitutto gli ho domandato se ha mai fatto ricorso a prestiti personali. Paolo non lo ha mai fatto, come circa il 75% dei senior, ma ha specificato che lo farebbe se ne avesse bisogno. Gli ho chiesto, poi, se riesce  a risparmiare mensilmente un po’ della sua pensione e la risposta è stata affermativa, come circa il 65% del campione della ricerca. Infine, gli ho domandato se ha intaccato il suo patrimonio oppure se riesce ad incrementarlo. Qui i dati statistici sono orientati ad un 50% e Paolo appartiene alla prima metà. Mi ha confessato di averlo intaccato proprio di recente per togliersi qualche sfizio e per aiutare la figlia in un acquisto.

Da questi dati emerge, però, una generale diminuzione del reddito risparmiato rispetto al passato, nonostante la maggioranza del campione non arrivi a spendere l’intera somma del reddito mensile. Infatti, è sicuramente caratteristica la propensione al risparmio, in continuità all’atteggiamento tipico di questa generazione e nonostante la situazione di crisi economica attuale.  Giada Nolasco”

 

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Lutti, nuovi amori e figli

Mi capita sempre più spesso negli ultimi tempi di sentire di conoscenti over60 che avviano una nuova relazione sentimentale.  Qualche volta si tratta di persone che in passato sono state single, più frequentemente sono uomini e donne che hanno alle spalle rapporti di coppia lunghi che ad un certo punto sono finiti. Ci sono anche, tra questi ultimi, coloro che hanno conosciuto il grande dolore della morte del partner e che dopo un periodo più o meno lungo di lutto e di sofferenza, si sono riaffacciati alla  vita e hanno trovato un nuovo compagno o una nuova compagna, di cui si sono innamorati o comunque con cui hanno deciso di trascorrere un pezzo della vita.  Nelle due storie che conosco di Cristina e di Renzo (entrambi nomi di fantasia), uno dei problemi più sentiti in quanto nuova coppia senior con alle spalle un matrimonio finito con la morte di uno dei partner, è la difficile reazione dei figli grandi.

I sentimenti dei figli di fronte ad un nuovo rapporto di uno dei genitori sono sempre un tasto delicato, qualunque sia la loro età e l’età dei loro genitori, ma la faccenda pare complicarsi ulteriormente se il genitore è un senior e se l’altro genitore è morto.

Cristina ha 65 anni, suo marito è spirato due anni fa dopo una lunga malattia e lei gli è stata vicino fino all’ultimo. Dopo circa un anno un coetaneo ha iniziato a corteggiarla discretamente e lei non è rimasta insensibile ai modi di questa persona. Tra mille dubbi, ha avviato questa nuova relazione e ora, a distanza di mesi, pensa di aver fatto la cosa giusta. I suoi tre figli sono tutti autonomi e hanno una loro famiglia. Però quando Cristina ha comunicato loro, tra mille imbarazzi, l’esistenza del suo nuovo compagno, la reazione è stata prima di incredulità, poi di opposizione crudele. Compatti, hanno preso le distanze, l’hanno fatta sentire in colpa e hanno diradato al minimo indispensabile le comunicazioni. Per la prima volta si sono occupati seriamente del patrimonio familiare e hanno invitato la madre, senza troppi giri di parole, a non frequentare con il suo nuovo partner la casa di campagna di famiglia, che sarebbe servita a loro e ai loro bebè nei weekend e durante le vacanze.

Anche nella storia di Renzo la reazione dei figli è stata un problema. Renzo è più anziano di Cristina, ha 77 anni e sua moglie è morta quando lui ne aveva 73. Gli anni precedenti erano stati di faticosa e penosa assistenza alla moglie malata, che lui aveva sempre amato con passione. I primi due anni successivi alla scomparsa della moglie Renzo era inconsolabile e i suoi due figli quarantenni sono subentrati nel compito di assistenza, questa volta a favore del padre che sembrava non farcela a superare il trauma. Poi, durante una vacanza estiva, è comparsa una signora di dieci anni più giovane, per cui Renzo ha subito provato simpatia, ricambiata, e nel giro di qualche settimana è nata una nuova coppia. Hanno adottato una regola per cui ciascuno mantiene la propria abitazione, ma la frequentazione è quotidiana e non c’è dubbio che la vita ora l’affrontano insieme. Figli contenti che il padre avesse ripreso vitalità ? Nemmeno per sogno. Uno ha impiegato un anno prima di accettare di conoscere la nuova compagna del padre e l’altro appena può esprime un giudizio morale negativo verso il proprio genitore.

Per fortuna, sia Cristina sia Renzo non hanno rinunciato alle loro nuove storie d’amore, ma certamente la serenità di entrambi è stata intaccata da come i figli hanno reagito.

Ormai si può tranquillamente sostenere che il pregiudizio negativo nei confronti dell’amore e dell’innamoramento dei senior sia stato superato, ma non è per niente da sottovalutare la psicologia dei figli nati da precedenti coppie, specialmente se alle spalle c’è il lutto per uno dei genitori.

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