Posts Tagged: serenità

Spiritualità ed empatia

Caterina è stata intervistata da una frequentatrice del blog e qui è riportata una sintesi dell’intervista. La storia di Caterina non è come le altre storie. La tensione spirituale tradotta in opere che si coglie nelle sue parole ne fanno una testimonianza fuori dal comune. Il titolo di questa storia l’ho scelto io.

Sono in pensione da 13 anni, dopo aver lavorato come insegnante, e subito ho accettato l’incarico di diventare Amministratore Unico in una Residenza per Anziani. Qui ho dato impulso alla struttura secondo principi di alta qualità della vita, nei quali credo fermamente. Ho messo l’ospite al centro di ogni attività interna, curando particolarmente i rapporti con le Operatrici Socio – Sanitarie e con i Volontari che vi operavano. Inoltre ho ritenuto basilare l’ampliamento della Residenza, che ho seguito in ogni dettaglio.
Io provengo da una famiglia religiosa e sono una donna di fede: la relazione col Divino che vedo nella natura e nelle persone mi porta ad una preghiera continua e automatica di partecipazione e gratitudine. Tuttavia nella mia vita ho desiderato che il campo della fede e della vita pratica non fossero separati ed è per questo che nel quotidiano cerco di usare il tempo secondo i miei principi di spiritualità nei quali l’Amore ha una parte principale: ecco perché il bene dell’altro è per me molto gratificante ed è quello che rappresenta la mia crescita. In passato ho accettato degli incarichi di volontariato impegnativi perché rispondevano ad uno slancio interiore di donazione agli altri.
Ora offro ogni giorno aiuto e compagnia a mia sorella, ospite nella Residenza Anziani di cui sono stata Amministratore. L’incarico l’ho lasciato cinque anni fa per seguire le terapie dopo un’operazione di cancro. Però ho fondato da poco un’Associazione di Volontariato locale della quale sono Presidente e che mi richiede molte energie; offro aiuto e compagnia ad alcune persone.
L’empatia che provo per gli altri, la tenerezza che sento per chiunque ha un disagio o un dolore, il desiderio di vedere la scintilla di gratitudine nei loro occhi e l’arricchimento che me ne deriva, mi hanno sempre guidata in queste scelte. Ma è sempre quest’empatia che mi impedisce di dire di no e perciò il percorso che seguo mi porta spesso a dimenticare me stessa e le mie esigenze. Per fortuna ho parenti e amici che mi conoscono e mi invitano imperiosamente a condividere con loro momenti distensivi che mi ricaricano.
Comunque, spero di avere” tempo” per crescere ancora sul piano umano e spirituale.

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Socievoli e non

Sei un tipo socievole ? Se, ad esempio, sei il tipo che in qualunque situazione attacca bottone con lo sconosciuto di turno o si rifà vivo con le vecchie conoscenze dopo anni in cui ci si era persi di vista, la socievolezza dovrebbe essere un tuo punto forte. Se invece all’inizio di un lungo viaggio in treno ti si siede di fronte un altro passeggero e tu lo eviti con lo sguardo e ti immergi nella lettura di qualunque cosa ti capiti per le mani, allora mi sa che il punteggio di socievolezza che totalizzi non è il massimo. Così come quando ti annunciano che verranno a cena una decina di amici e tu, la prima reazione che hai, è di pensare a quante fastidiose faccende ci saranno da sbrigare per tenerli tutti a bada.

Il tipo socievole è avvantaggiato durante tutta la vita rispetto all’ “orso sociale”, ma in particolare lo è se mantiene questa sua caratteristica invecchiando. Sì, perché è acclarato che i rapporti sociali fanno bene sempre, ma in particolare aiutano durante l’invecchiamento su un gran numero di piani: dal punto di vista dell’allenamento mentale, da quello dell’equilibrio psicologico e naturalmente dal punto di vista affettivo.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che “I ragazzi di sessant’anni” hanno svolto di recente emergono le virtù benefiche del coltivare le relazioni con gli altri. Sulla base delle esperienze dirette dei senior che sono stati intervistati o che hanno espresso la loro opinione on line, emerge che le migliori “pratiche” consistono a quest’età nel coltivare i rapporti con gli amici, nel mantenere i rapporti con i buoni conoscenti, ma anche nell’ aprirsi a nuove relazioni interpersonali.

Naturalmente il capitolo più ricco è quello degli amici, magari frequentati poco quando si era focalizzati di più sul lavoro e sui figli da far crescere, e ad un certo punto invece riscoperti. Avere una cerchia di amici cari e frequentarli con assiduità, senza alcun intento strumentale, è essenziale. E’ più facile che a questa età le amicizie siano di vecchia data, ma perché escludere anche nuove amicizie, pure con persone di età diversa dalla tua ? Con gli amici si condividono esperienze e racconti, ci si confida il bello e il brutto, si vivono insieme momenti di divertimento e di relax, si scambiano idee ma soprattutto ci si può lasciare andare confidando i propri dubbi e i propri timori. Allargando l’orizzonte, in generale tutti i conoscenti sono importanti per la nostra vita sociale perché ci consentono di evitare la fossilizzazione sulle nostre abitudini e sulle nostre convinzioni: farsi contagiare dalla passione per interessi e attività a cui da soli non saremmo arrivati, confrontarsi mettendo alla prova le nostre convinzioni, ascoltare punti di vista non necessariamente uguali ai nostri, sono tutti esempi di come la frequentazione di conoscenti può aiutare nel tenerci vivi.

Guai insomma, se ti riconosci come una persona poco socievole, ad assecondare questa tua inclinazione perché ti condurrà ad irrigidirti e ad una solitudine poco sopportabile nel tempo.

In dettaglio, i comportamenti emersi come migliori pratiche secondo l’esperienza dei ragazzi di sessant’anni sono:

- coltivare i rapporti con gli amici (avere una cerchia di amici cari, frequentare gli amici di vecchia data, comportarsi da buon amico, sentire e vedere frequentemente gli amici di sempre, godere dell’amicizia che altri ti donano, dar valore alle amicizie non superficiali, non dimenticare i vecchi rapporti, condividere esperienze e racconti, avere amici di tutte le età, avere con gli amici momenti di divertimento e di relax, condividere con gli amici il bello e il brutto, ecc)

- mantenere rapporti con buoni conoscenti (avere buoni conoscenti nei luoghi frequentati per diletto o per studio, frequentare conoscenti per svolgere attività di comune interesse o passare una serata in allegria, incontrarsi con buoni conoscenti con cui abbandonarsi a giovialità e risate, frequentare conoscenti per giocare a carte, vedere conoscenti e parlare di politica, mantenere nel tempo rapporti cordiali)

- aprirsi a nuove conoscenze (ad esempio: aprirsi senza essere eccessivamente selettivi purché vi siano interessi comuni e dialogo vero, relazionarsi e comunicare con tutti quelli con cui è possibile, conoscere molte persone eterogenee e fare nuove amicizie, intessere nuovi rapporti con compagni di viaggio, ecc)

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Routine e speranze

Ciao. Mi chiamo Barbara, vivo a Milano con mia madre (quindi non sono single anche se non mi sono mai sposata) e vedo all’orizzonte i 60. Lavoro come impiegata da circa 40 anni, ho iniziato da diplomata, poi frequentando e studiando la sera mi sono laureata. Oggi, oltre a continuare ad andare in ufficio tutti i giorni, dedico un po’ del mio tempo ad assistere mia madre. La mia routine quotidiana è prevedibile, abbastanza grigia direi. Prevede anche qualche altro interesse, ma niente di sconvolgente. Ogni tanto vado in piscina per qualche nuotata e faccio lunghe camminate che mi rilassano. Leggo costantemente libri e giornali e mi sono abituata di recente a navigare in internet, ormai è la mia principale occupazione serale. I divertimenti sono limitati, qualche film e sempre meno televisione. D’estate, di solito torno nelle Marche, la terra da dove provengo e dove ho due fratelli con cui vado molto d’accordo.
Non mi chiedo se questa routine mi rende felice, mi domando invece ogni tanto cosa posso sperare per i prossimi anni e sono arrivata alla conclusione che i miei desideri sono così limitati che tutto sommato potrebbero avverarsi. Spero di continuare a stare in buona salute, di arrivare ad una pensione decorosa per fare alcuni viaggi, di poter riprendere il perfezionamento dell’inglese e di stare un po’ più di tempo con i miei fratelli. E’ troppo poco ? Non lo so, forse è il trucco per non rimanere delusi.  In foto: la mimosa, che smorza il grigiore dell’inverno per portare la speranza della primavera.

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Senior e spiritualità

Sarà vero che con il passar degli anni si è più portati a vivere una vita di introspezione e di riflessione interiore ? Che si va alla ricerca di un proprio percorso spirituale, non necessariamente basato su un retroterra religioso, ma anche laico ? Che si è meno indifferenti di fronte al tema della morte e del fine vita ?

Sicuramente sarà capitato a tutti, magari dopo un periodo di malattia o di profonda crisi, di ripensare al proprio percorso di vita e di porsi domande sulla propria esistenza e sui misteri del dopo.  Le forme con cui si manifesta il bisogno di spiritualità, insisto: sia quella religiosa sia quella laica, sono numerose ed è difficile immaginare che per un sessantenne si presenti allo stesso modo che per un trentenne.  Per queste ragioni, nell’indagine “Vita da senior” sulle buone e cattive pratiche dei 55-75enni si è voluto inserire un capitolo dedicato alla spiritualità. Apprezzare le bellezze del mondo, i colori, i tramonti, i fiori, gli animali, i grandi spazi, sono forme di spiritualità ? Provare attenzione ed empatia per chi ha disagio, dolore e sofferenza è anch’essa un’apprezzabile manifestazione di spiritualità ? O la vita spirituale richiede la frequentazione della comunità religiosa di cui si condivide la fede? E ancora: cosa, oltre ad una maggiore sensibilità ai misteri della morte e del “dopo”, rende la spiritualità dei senior specifica rispetto alle età precedenti ?

Le 45 persone che sono state intervistate nell’indagine “Vita da senior” hanno raccontato la loro esperienza e detto la loro opinione. In altra parte del blog   si trovano le risposte sintetiche e si può aggiungere la propria opinione. Il tema è complesso e delicato, ma vale la pena di mettere in comune le proprie opinioni anche su questo.

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Il cammino continua

Racconta Costantino: Nato da una famiglia della borghesia triestina, la scomparsa di mio padre ha comportato una dura attività lavorativa da parte di mia madre. Sono stato uno studente piuttosto diligente senza essere un’ eccellenza. Finito il liceo mi sono laureato in lettere classiche.
Da studente ho anche lavorato in una ditta commerciale conoscendo più da vicino il mondo operaio e impiegatizio ed economico in generale. Ho insegnato tutta la vita in licei diversi affinando così conoscenze e competenze mirate su obiettivi specifici in rapporto alle scolaresche dei differenti indirizzi. A suo tempo ho lavorato anche in scuole private con risultati soddisfacenti specie sul piano umano ma ho fatto pure una significativa esperienza come produttore assicurativo sul territorio in cui ora vivo, la Romagna, negli anni settanta mentre negli anni ottanta ho collaborato insieme ad altri con il circondario riminese nel campo dell’orientamento scolastico e professionale. Sono stato fortunato sul piano affettivo per avere conosciuto una famiglia, quella di mia moglie, di grande umanità e generosità e devo a mia moglie gran parte di quello che sono ora, ma il cammino continua…
Il passaggio dalla vita lavorativa a quella da pensionato non è stata traumatica personalmente ma per un delicato intervento subito da mia moglie. Del resto non sono certo mancate e non mancano le occasioni di incontro, di crescita culturale e affettiva, di formazione permanente attraverso letture che mantengano vivo il contatto con la realtà in divenire in un continuo presente e guardando al futuro e alla conservazione delle amicizie e delle conoscenze. Per altro verso, le sofferenze e i lutti dell’ultimo decennio mi hanno portato a riflettere sul tempo la cui inafferrabile velocità appare evidente solo in età avanzata. Così ti rendi conto della inconsistenza e della inutilità di certa conflittualità passata sia sul lavoro sia nel contesto familiare e amicale e del conseguente male involontario che fai a te stesso e agli altri. Ma anche del bene il cui raggiungimento non è sempre scontato né facile ma proprio per questo quanto mai stimolante e affascinante, nonché gratificante nel momento in cui si ottiene il risultato sperato. Ed esiste un bene che va oltre la tua dimensione terrena. Quest’ultima è la più impegnativa e meno scontata per tutti. Ma ci provo.   In foto: una persona in cammino

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Ricordi e progetti

Capita a tutti di aprire un cassetto chiuso da tanto tempo e veder saltar fuori un oggetto che ci riporta immediatamente indietro di parecchi anni, rinnovando con nostalgia un bel ricordo o con pena un episodio doloroso. Di cassetti rimasti chiusi per molto tempo, che quando li riapriamo ci riservano sorprese, ce n’è davvero tanti. Magari succede nel momento in cui smetti di lavorare, vuoi buttare le vecchie carte e invece di fare il terminator delle scartoffie ti ritrovi con tua stessa sorpresa a trascorrere delle ore a sfogliare vecchi documenti e appunti sgualciti, a ripassare mentalmente delle vicende che nemmeno ricordavi più di aver vissuto. Oppure se ne va il figlio da casa e non trovi di meglio da fare che aprire l’album delle fotografie di quando lo portavi in spalla e avevi trent’anni di meno. Per non parlare del momento doloroso di quando ad andarsene è un genitore e allora i cassetti che apri sono i suoi e ripercorri in una prospettiva inaspettata la sua esistenza e la tua infanzia.  Naturalmente i ricordi affiorano alla mente anche come momenti allegri e sereni, magari rivissuti insieme a vecchi amici o a fratelli e sorelle. Talvolta i ricordi si colorano di rimpianto o di rimorso, altre volte ci portano a credere che “allora” eravamo davvero bravi, belli e coraggiosi.  Ricordi…ricordi normali…in fin dei conti, la nostra identità sono anche i nostri ricordi.

La faccenda comincia però a farsi delicata se la vita si va riempiendo soprattutto di memoria del passato e quasi per niente di presente e di futuro. Se ci si anima solo quando si volge lo sguardo all’indietro e invece non c’è niente di quel che si sta facendo oggi che accende lo spirito. Se ogni accadimento è letto in termini di confronto con i nostri ricordi del tempo che fu e non si trova piacere nel leggere quel che succede adesso con degli occhiali contemporanei. Se ci si rifugia nei ricordi perché solo lì si trova un se stesso soddisfacente e non si pensa invece che si ha ancora da giocare delle belle partite. Allora, in tutti questi casi, si è sì davvero vecchi, perché la memoria diventa un veleno silenzioso e ad effetto lento che ci seppellisce prima del tempo.

L’antidoto è tanto semplice, quanto difficile da trovare per chi si è avvelenato: è il godere del presente e il pensarsi nel futuro. Dopo decenni vissuti intensamente, qualche altro lustro di pari intensità ma di qualità diversa ci è consentito: senza scomodare le ricerche che testimoniano di una ritrovata felicità a partire da quando si attraversano i cinquanta, vivere con gusto il presente da senior lo si può fare abbinando a una vita attiva una nuova serenità. E guardare in avanti con dei progetti ci dà il segno di una vita possibile ancor densa di senso.

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L’ansia del declino fisico

Le paure e le preoccupazioni legate all’età che avanza non sempre vengono confessate, ma certamente non mancano: si va dai timori di non farcela economicamente alle preoccupazioni per il futuro dei figli, dall’inquietudine per una prima défaillance mentale all’incubo di una possibile non autonomia, fino ai misteri della morte. Tra tutte le paure e le preoccupazioni, non c’è dubbio che un posto di primo piano lo occupano quelle collegate alla salute e all’invecchiamento del proprio corpo. Forse complice un diffuso giovanilismo, abbiamo spesso pudore a parlare in modo trasparente di questi nostri timori da invecchiamento fisico e appena possiamo cerchiamo di presentarci un po’ più giovani di quel che siamo, però sotto la cenere l’inquietudine non si spegne.

In realtà nella maggior parte dei casi l’invecchiamento fisico non è soltanto lento, spesso è quasi impercettibile, anno dopo anno. Poi magari capita un momento in cui ci accorgiamo di un improvviso declino oppure una malattia inaspettata interrompe il graduale processo, ma per tanti anni può succedere che i cambiamenti siano veramente millimetrici.

Non c’è dubbio che la chiave principale per evitare di farsi ossessionare dal corpo che si modifica sia psicologica: nel senso che soltanto l’accettazione serena che il cambiamento fisico è un percorso inevitabile e naturale può far fronte efficacemente ai sentimenti negativi di quando allo specchio ci scopriamo via via più vecchi.

Se l’atteggiamento psicologico è cruciale, può però essere utile anche avere le idee chiare su cosa è bene aspettarsi all’avanzare dell’età. Dicono gli esperti che i fronti sui quali aspettarsi dei cambiamenti fisici nei cinquanta, nei sessanta e nei settanta sono moltissimi e altrettanto numerosi i fronti da presidiare: ad esempio, curare la pelle, tenere in allenamento il cuore, controllare che i sensi rimangano ben attivi, conoscere le variazioni del metabolismo,  ricordarsi che le ossa possono essere più fragili, rinforzare il proprio sistema immunitario, tenere sotto controllo le passeggiate notturne al bagno, non mettere a riposo il cervello, non escludere a priori la vita sessuale, e via dicendo.

Naturalmente ognuno invecchia a modo proprio, ma ad esempio può aiutare sapere che spesso nel corso dei cinquanta dei cambiamenti sottili si possono notare nel metabolismo e nella pelle, così come si possono osservare dei miglioramenti, come ad esempio un numero inferiore di allergie. Oppure che nei settanta è comune che il naso e le orecchie inizino a diventare più grandi, ma che il cuore, se allenato, può pompare ancora bene. Ci siamo abituati a chiedere ai medici di cui ci fidiamo sia cura sia prevenzione, forse anche chiedere informazioni su questi aspetti può essere utile.

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Un’alba nuova

Scrive Alberta: Un anno fa ho subito un intervento al cuore importante. Dopo 61 anni aveva bisogno di una manutenzione straordinaria e per fortuna, e bravura dei medici, è andato tutto come previsto. Prima dell’operazione ero in preda all’ansia, anche se sono credente la fede non mi bastava per calmarmi, pensavo che la mia vita fosse  finita. Poi i primi mesi successivi all’intervento ero così debole che a malapena riuscivo a badare a me stessa. Quindi con pazienza le cose sono migliorate e le mie giornate hanno riacquistato un po’ di colore. I parenti mi hanno aiutato moltissimo e le amiche mi sono state sempre vicino e con il tempo ho potuto frequentarle di più. Una mattina di qualche mese fa mi sono svegliata e ho avuto un pensiero chiarissimo: “ma questa è un’alba nuova, è come se fossi nata un’altra volta!” Non sono mai stata particolarmente ottimista, più che altro realista, ma da allora tutto quello che faccio lo vedo in una luce positiva, mi sembra di ricevere quotidianamente un dono bellissimo. Appena posso faccio delle passeggiate nei parchi o nei boschi e il contatto con la natura mi riempie di gioia e di gratitudine. Evito gli sforzi pesanti e i pasti troppo impegnativi (adesso con il Natale devo stare attenta!) ma posso tranquillamente dedicarmi a cucinare che è una delle mie passioni e poi mangio le cose sane che ho preparato. Ogni tanto, accompagnata dalle mie amiche, mi permetto anche di uscire di sera per andare a qualche spettacolo. Cosa posso chiedere di più ?

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Davvero hai 60 anni ?

Da parte di Nicole48: Hai sessanta anni…veramente??? Così mi rispondono le persone a cui dico la mia età.  Sì, ho superato anche io i sessanta! Ma che bella età ! Sono finalmente serena, non ho più nulla da dimostrare, sono quello che sono! Ho imparato a fatica a volermi bene, a vivere con tranquillità anche la solitudine, anzi sto molto bene anche da sola.

Un matrimonio, purtroppo finito, una figlia e un lavoro di insegnante che ancora porto avanti con passione e di cui sto raccogliendo i risultati e le soddisfazioni.  Alunni ormai adulti mi ringraziano e mi ritengono un riferimento importante della loro vita. E poi…. il tango! scoperto da pochi anni e amato subito.  I viaggi,le letture, il cinema…Che dire ancora…finalmente mi sembra di cominciare a vivere.

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Una donna non va mai in pensione

Scrive Elsa: Fino al momento della pensione il lavoro occupava gran parte della mia giornata. Lavoravo come infermiera coordinatrice e le responsabilità mi procuravano tanto stress. Ora, ho 61 anni, la mia vita è più serena e tranquilla, anche se sono ancora tanto indaffarata. Sono convinta che una donna non va mai in pensione! Mi occupo di tante cose…… resto pur sempre un’infermiera, pertanto, se qualcuno ha bisogno di me non so rifiutare il mio aiuto. La mia è una famiglia numerosa, pertanto fra tanti parenti c’è sempre qualcuno che ha bisogno del tuo aiuto e quando non è un parente è l’amico o il vicino a cercarti.
Comunque adesso riesco a stare di più con mio marito, abbiamo fatto qualche viaggio, i nostri rapporti sono sicuramente migliorati. Anche il rapporto con mio figlio è migliorato, riusciamo a dialogare di più e cerco di recuperare il tempo perso a causa di troppi impegni. Poi mi occupo di giardinaggio, faccio delle belle passeggiate, leggo, scrivo. Quando posso mi reco a fare la spesa a piedi, mi godo il paesaggio che mi circonda; assaporo il piacere di guardare la natura, il ciclo delle stagioni. E sono convinta che adesso curo di più l’alimentazione mia e dei miei familiari.    In foto, un’infermiera.

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