Posts Tagged: solitudine

La solitudine è una sconfitta

Ho trascorso la mia vita tra i giovani. Insegnare non è solo trasmettere conoscenze e cultura, è anche un percorso che si compie con le generazioni che via via si susseguono e ti modificano nel tempo. Si cresce con loro. Ho conciliato famiglia e lavoro ….poi come sempre accade la vita sceglie per te.

fiori lillaIn un sol colpo mi son ritrovata : pensionata (dopo 43 anni di servizio) nonna (i miei due figli hanno messo su famiglia ) e la cosa più tragica improvvisamente ho perso il compagno e sostegno di una vita. Cosi mi ritrovo sola a 70 anni ma con un grande desiderio di non arrendermi ancora alla solitudine.

Sono italiana ma vivo a Innsbruck, Vorrei conoscere amiche o amici con cui poter condividere interessi comuni. Non so coma funziona questo sito. Aspetto proposte e suggerimenti. Un saluto Maria Luisa

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Luci e ombre

I numeri che riguardano i senior devono essere aggiornati in continuazione. Chi si ritrova spesso a presentarli in pubblico sa che bisogna controllarli prima di ogni occasione. Noi senior siamo ormai studiati e monitorati con grande attenzione e infatti quasi settimanalmente esce qualche nuovo dato che ci riguarda.

images30Proviamo allora a fare il punto, che è fatto di luci ed ombre.

Intanto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha accreditato di recente noi Italiani di un’aspettativa di vita di 80 anni per gli uomini e di 85 per le donne e di una aspettativa di vita in buona salute salita mediamente fino a 73 anni. Numeri che ormai non sorprendono più, ma è significativo che anche istituzioni importanti lo certifichino: siamo più longevi e riusciamo a stare in buona salute più a lungo che in passato. E il trend non accenna a modificarsi.  Inoltre, un numero sempre maggiore di senior fa controlli preventivi sulla propria salute e naturalmente la maggiore prevenzione va a favore di un maggior benessere complessivo: è quanto emerge dall’indagine sui “nuovi senior” descritta da Isabella Cecchini su Osservatorio Senior.

Più in generale, i costumi e gli stili di vita dei senior stanno cambiando in modo prepotente: ci teniamo ad essere in forma fisica, in forma mentale e “in forma sociale”.

Che la forma fisica interessi un numero crescente di senior lo testimoniano i dati sulla frequenza a palestre e a corsi di fitness, così come il successo dei tanti trattamenti, cosmetici e non, che ritardano l’invecchiamento; senza contare l’avvento di una pubblicità commerciale che rappresenta sessantenni e settantenni in aspetto smagliante.

La “mente in forma” è un altro must ben presente oggi ad ogni senior: un po’ che gli over55 sono molto più scolarizzati che in passato; un po’ per via degli interessi culturali coltivati per tutta la vita e l’abitudine a lavori spesso a contenuto intellettuale; un po’ per la paura delle malattie di decadimento cognitivo; fatto sta che il senior di oggi si prende molto cura della propria mente e non smette di essere curioso e di imparare: basterebbe il dato sulla diffusione delle università della terza età e delle migliaia di corsi e attività culturali offerti ai senior per dimostrarlo.

A noi senior di oggi poi è stato spiegato che nell’invecchiamento è importante anche la socialità e tendiamo a non farci mancare nulla neppure sotto questo profilo: tenersi in “forma sociale” significa continuare a coltivare le relazioni con gli altri e in Italia questo spesso si traduce da una parte nella crescita dell’associazionismo e del volontariato senior, dall’altra nel dedicare tempo ed energie all’aiuto familiare. E’ attraverso queste modalità che prevalentemente ci si mantiene vivi anche come “animali sociali”.

I dati più recenti ci raccontano anche di un mondo senior che sta sempre di più al lavoro: sarà per la legge sull’età pensionabile, sarà per il cambiamento di abitudini di vita, sarà per la necessità dei sessantenni di mantenere un reddito da lavoro e per alcune imprese l’opportunità di mantenere al lavoro competenze utili, sta di fatto che gli occupati tra i 55 e i 64 anni sono aumentati e il tasso di inattività per questa fascia di età è andato sotto il 50%, dal 62% di quattro anni fa.

E chi si occupa di patrimoni cosa ci racconta? Su questo fronte, fondamentalmente si registra una continuità: i senior di oggi rimangono le generazioni con il portafogli più rifornito, anche se sta aumentando l’ansia sulla possibilità di mantenere nel tempo lo stesso tenore di vita.

Le luci, insomma, sono tante: noi senior viviamo più a lungo e in buona salute, facciamo più prevenzione e otteniamo maggior benessere, ci teniamo in forma fisica, mentale e sociale; inoltre siamo le generazioni che meno soffrono i problemi della disoccupazione e della crisi economica.

Tutto bene dunque? Naturalmente no. Tutta una serie di aspetti sono problematici e direi collegati alla nuova condizione psicologica e sociale dei senior.

Ad esempio sono numerosi i casi di solitudine, psicologica e non, di sessantenni e settantenni, solitudine che spesso si affianca alla fatica nel comprendere il passaggio di età e la transizione da una fase della vita ad un’altra. E’, questa, una fatica che non raramente sfocia anche in depressione.

Inoltre, le graduatorie internazionali, come il Global Age Watching Index sulla qualità della vita, relegano noi Italiani senior nelle posizioni medie della classifica e, andando su aspetti specifici, in posizione infima quando ci viene chiesta la nostra percezione di libertà su cosa fare del futuro.

A questi disagi e a queste insoddisfazioni spesso si aggiunge la fatica nel trovare occupazioni quotidiane che interessino e soprattutto a dare un senso al lungo futuro che ci attende. Problema, quest’ultimo, più frequente tra chi era molto impegnato sul lavoro e con responsabilità.

Ma l’ombra che sovrasta le altre riguarda la nebulosa che avvolge i rapporti con le generazioni più giovani e che si nutre di contraddizioni fortissime: su questo le generazioni senior appaiono in bilico tra generosità (talvolta persino eccessiva) quando si parla di rapporto privato e familiare nei confronti dei figli, ma che si trasforma spesso in difesa dei propri privilegi quando ci si sposta sul piano pubblico.

Un mondo, quello dei senior, caratterizzato dunque da molte luci, in primis la consapevolezza delle molte opportunità, ma anche da alcune ombre che richiedono attenzione.

Questo articolo é pubblicato anche su Osservatorio Senior

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E sogno ancora

Scrive Nina: Ci siamo conosciuti nel 2000 ma non ho creduto alle sue parole. Cinque anni dopo mi sono resa conto che era tutto ciò che avrei mai potuto desiderare dalla vita; abbiamo avuto una Julie-De-Waroquier-Un-raggio-di-sole-300x300stupenda storia d’amore che lui ha voluto troncare in giugno quando mi ha detto che per me non c’era più tempo. Ora non vivo più e cerco di darmi una motivazione per aprire gli occhi la mattina ed affrontare il mio mondo: i nipotini, i figli, i miei genitori, il mio lavoro ma soprattutto la mia solitudine. E’ come se il tempo fosse scaduto e rimane solo una ingombrante solitudine da vivere e non ho più la forza di guardare avanti. Riesco solo a piegarmi su me stessa cercando di andare avanti. Di amici alla mia età è difficile trovarne, condividere interessi senza essere fraintese , quasi impossibile. Spero in un raggio di sole.  In foto: Juile De Waroquier: Un raggio di sole

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Sono stanca di trascorrere il sabato sera da sola!!

Da parte di Liliana: Quando si avvvicina il fine settimana per me comincia il dramma… Le mie figlie escono, come è giusto che sia, ed io, che non ho un compagno perchè dopo la separazione non ho trovato la persona giusta, mi ritrovo senza amici e senza granchè da fare se non tutto l’arretrato che mi trascino dietro dopo una settimana di lavoro… ma io non ho voglia di lavorare! Avrei bisogno di condividere con persone a me simili momenti di spensieratezza e allegria, fare qualcosa per ricaricare le pile e ritrovare la socievolezza e la gioia di vivere che hanno sempre contrassegnato la mia esistenza,ma che, ahimè, mi hanno abbandonato da qualche tempo, spingendomi a rinchiudermi in me stessa ed a rimuginare sulla mia solitudine….   In foto: il dipinto “Solitaria e sola” di Peppino Giovannardi

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Un momento in solitudine

Ecco una riflessione e qualche verso inviati da Gioindel, che non intende smettere di sognare:  Ogni giorno passa ed ha le sue vicissitudini.  Ma in ognuno di essi c’è un “momento in solitudine” in cui vorresti capire il senso della vita e il percorso che hai fatto. A vent’anni, anzi a 14, ero un grande progettista della mia vita, avevo le idee chiare di quello che essa sarebbe stata, ma alla fine i miei progetti e la mia vita hanno preso due percorsi diversi.
Quando si dice “l’uomo propone e Dio dispone” è sicuramente vero perchè i miei proponimenti sono stati sconfitti dalla realtà.  Gli amici mi dicono che sono stato e sono un sognatore, ma questo non mi dispiace perchè a me piace chiudere gli occhi e sognare, però vorrei farlo anche a occhi aperti ma ancora una volta la realtà non te lo consente. Nel tempo nella mia vita sono diventato un po’ fatalista, “va come deve andare”, ma ho continuato a sognare per chi mi sta attorno e mi accorgo ancora una volta che nemmeno per loro è così.
Ed è in questo momento di solitudine che mi chiedo: “perchè è difficile realizzare i sogni?”
Un sogno di una vita semplice,
un sogno di una vita serena,
un sogno di una vita d’amore,
semplicemente un sogno di un sognatore …………….
che fino alla fine continuerà a sognare.

Sempre da parte di Gioindel:  “Se…” e “Il tempo”

“Se si sapesse dove vanno e muoiono le nuvole
capiresti che la tua vita è………….una
virgola scritta in un libro chiamato
…………….UNIVERSO!!!!!!!!!!!!”

“Se il tempo……
non si contasse,
io non avrei età
e sarei libero di scherzare
vivere ed amare
……in ogni tempo.”

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Cerco di reinventarmi

Scrive Gloria: Ho 55 anni e mi ritrovo da sola da alcuni anni a causa di un triste evento. Cerco sempre di reinventarmi e mi guardo intorno cercando amicizie, ma mi rendo conto che a questa età è molto più difficile rispetto ad una età più matura, dove esistono strutture per aggregare le persone. Mi piace fare tante cose come sport, amo ascoltare la musica e sto imparando da qualche tempo a suonare uno strumento, Però alla fine malgrado abbia il tempo occupato tra lavoro e gli interessi che mi sono creata, mi rendo conto che mi mancano i rapporti sociali, le condivisioni con gli amici. Perchè poi non si può dimenticare che la mia generazione è cresciuta “nei gruppi” e con i valori di amicizia e solidarietà e tanti ideali, crollati, purtroppo.
A volte quando vado ai concerti da sola o vado in palestra, mi ritrovo con persone più giovani
e mi sento osservata come “uno strano oggetto”….Bisogna fare quello che ci piace per stare almeno un po’ bene e per allontanare la solitudine, ma c’è un po’ di vuoto intorno e di certo i social network hanno contribuito ad allontanare i contatti umani.  In foto: Pablo Picasso, “Amicizia”, 1908.

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Nessun frutto

Scrive Marina: Mi presento: sono una donna di 62 anni, divorziata da molto tempo (non per mia scelta, esperienza per me drammatica), senza figli, senza famiglia, senza amici: quella che viene definita “una solitudine forzata”.

Il rapporto con una sorta di compagno annoso che ho, con il quale non vivo, si è trasformato in un mutuo soccorso, e forse un affetto a cui aggrapparsi per illudersi di non essere così soli. L’ho amato, ma ora non mi e gli chiedo più niente.
Oggi credo che potrebbe essere stato l’ultimo vampiro da cui diversi anni fa mi sono lasciata irretire. Gli voglio bene, ma tutto è offuscato da tanti problemi – di salute soprattutto suoi ed altri di entrambi – che ci siamo ritrovati a dover risolvere. Sempre più spesso mi sembra un altro lavoro: si parla solo di adempimenti, di doveri. Io non so più cosa mi piace, non me lo chiedo più. Avrà avuto il suo peso anche il fatto di aver seguito mia madre invalida per molti anni (cosa che rifarei mille volte). Comunque, doveri, doveri, sempre e solo doveri. I pochi momenti piacevoli stento a ricordarmeli.

Sicuramente ho fatto i miei errori relazionali, ma francamente, ripercorrendo le scelte – giuste o sbagliate – fatte nel tempo della mia vita e mettendo a fuoco i contesti in cui – vuoi con piena consapevolezza, vuoi d’istinto, le ho comunque ho fatte – e, avendo ben chiaro come ero nelle varie età, ho realizzato che non avrei mai potutto agire diversamente. Non ha senso dirsi “ah, se tornasssi indietro lo farei o non lo farei”. Bisogna capire se noi (non un altro diverso da noi) avremmo davvero potuto e/o essere davvero capaci di agire in modo diverso. Ebbene la mia risposta è no. Per cui bisogna accettarsi ed accettare come sono andate le cose.

Premesso questo, resta il fatto che oggi sono davvero troppo sola. Senza famiglia e senza amici.
Ho realizzato di essere stata vittima di affetti vampiri, quindi improntati all’egoismo e al sadismo, di essere di conseguenza cresciuta all’insegna del masochismo e, quando ne ho preso coscienza, ho fatto piazza pulita e mi sono ritrovata sola. E, nonostante questo, lo rifarei.

Però sono arrabbiata con la vita che mi ha fatto nascere da due pur amati genitori immaturi che mi hanno fatto scontare tutti i loro problemi senza pietà sin da piccola, instillandomi gocce quotidiane di sensi di colpa e di masochismo che devono aver inficiato tutte le mie “scelte” relazionali, vuoi d’amore che di amicizia.

Rinascere dalle propire ceneri come l’Araba Fenice a questa età è un’impresa davvero titanica. Bisogna essere realisti: è un’età la mia – avanzata, con tutti i pregiudizi e gli impedimenti che tale stato comporta – in cui lo spazio del futuro è angusto, già tutto invaso dal passato.

Ancora lavoro ed anche in questo contesto, da masochista feroce sono stata una lavoratrice indefessa, senza orari, senza limiti: una dedizione totale. Ora mi sono un pò ridimensionata, ma è un pò tardi anche per questo cambiamento, oltretutto parecchio osteggiato dopo l’imprinting proiettato all’esterno, ben definito da decenni.

Ed anche questo lavoro vampiro dal quale mi sono lasciata divorare mi ha di fatto impedito di capire quale vita relazionale (in senso lato) fosse più auspicabile non solo per me, ma per qualsiasi individuo quale ero e sono.

I vampiri hanno fiuto per individuare le loro vittime inconsapevoli che si ritrovano sempre nel solito girone infernale, convinte che sia un contesto vitale normale nel quale non si sanno orientare, colpevolizzandosi. Invece dovrebbero capire che non è il loro contesto di vita, che andrebbe ricercato altrove. Ma, per capire dove, bosognerebbe acquisirne consapevolezza in tempo utile di quel che ci si sa lasciando vivere passivamente: scelte altrui spacciate per nostre.

E così, quando – un pò tardi… – cominci a far luce su tutto questo, piano piano, fai strike di tutto e ti ritrovi sola, sola davvero.

Ho la netta percezione di una vita sbagliata, una vita non scelta, di essere sempre stata e di continuare ad essere sbagliata, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.

La mia vita è stata, questa è l’età in cui bisognerebbe raccoglierne i frutti e non ritrovarsi a seminare: e che potrebbe nascere ora, fuori età, fuori tempo? E il terreno davanti a me non lo vedo fertile, ma piuttosto una landa desolata, arida, che non mi è consentito aggirare, ma viene ignorata ed evitata da tutti nella più totale indifferenza.

Forse la verità è dolorosamente una soltanto: non sono stata in grado di coltivare il mio terreno vitale e ne sto pagando lo scotto……

In foto: Rican, “Solitudine allo specchio”

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Ricominciare

Scrive Viola: Ho 57 anni e abito a Roma. Io ci sono nata in questa meravigliosa città e qui ho passato la mia giovinezza, ho trovato un lavoro, che ancora ho, ho viaggiato, ma lontano dall’Italia sentivo una struggente nostalgia per la mia città. Avevo i miei amici, prima si faceva amicizia in una maniera diversa, ci si frequentava e ci si conosceva profondamente. E poi mi sono formata una famiglia. E’ stato un matrimonio infelice e dopo venti anni ho chiesto la separazione. Ma non è di questo che voglio parlare ma di una cosa diversa: a 50 anni mi sono ritrovata sola, con una vita da ricostruirmi da zero. Ed ho ritrovato la mia città e le persone cambiate in peggio; io, che uscivo per la prima volta dopo venti anni di madre di famiglia, vedevo tutti i punti di riferimento dei miei anni 80 spariti. Fare amicizie è una cosa spinosa, è tutto fatto di fretta e superficialmente, le persone non hanno voglia di sorridere e di ridere, si esce come automi senza una vera voglia di stare con gli altri. Io mi sono ritrovata in un ambiente che non riconosco più, e meno male che ho il mio lavoro, ma sono anche una persona socievole. Non mi lamento di nulla, ma mi sto accorgendo che alla mia età è tutto più difficile. Bisogna stare attenti a non essere fraintesi, è triste come dentro sono rimasta la ragazza di tanti anni fa, spontanea e allegra, e invece come bisogna essere disciplinati e un po’ trasparenti nella vita normale. Per la nostra età sembra che si sia fatto molto, ma effettivamente c’è il vuoto assoluto. In foto: amicizia di qualità

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Solitudine… perchè?

Scrive Alex: E’ vero che nasciamo e moriamo soli, nessuno può negarlo. Però è anche vero che siamo animali sociali, ognuno con le proprie necessità e i propri bisogni mentali e fisici: c’è chi non può stare solo perchè si sente perduto, incapace, senz’aria, insicuro, non sapendo gestire sè stesso nel quotidiano e non sa camminare da solo. C’è chi, invece, pur avendo una sana autonomia mentale e pratica che lo rende autonomo e indipendente in tutto (più o meno), trova nella solitudine l’impossibilità di condividere la gioia della vita. Ecco cosa manca davvero quando si è soli, la condivisione della vita, cioè la capacità di trasmettere ad un altro essere umano le emozioni per ciò che si vive. Credo che la cartina di tornasole per misurare il proprio “senso di egoismo” (che comunque tutti noi abbiamo), sia proprio focalizzare dentro noi stessi quanto bisogno abbiamo di condividere con gli altri ciò che abbiamo nell’anima.

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Il sole smarrito

La fatica della vita e la ricerca di un senso: Arrivi a 55 anni, solo, uomo, operaio emigrato a pavia, senza aver lasciato dietro manco una casa, nessun parente. Dai, forza riparto, ma giorno dopo giorno, la “normale” competizione umana ti sbatte in faccia ogni porta, e le forze cominciano a dubitare, abbandonando giorno dopo giorno armi di ogni genere. Arrivato ad un punto di domanda, la giro: che senso ha tutto questo?  In foto: un dipinto di Edward Munch

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