Posts Tagged: solitudine

Amicizie e vitalità

Se ti accorgi che un coetaneo dall’ultima volta che l’hai incontrato rivela uno sguardo più spento, un dialogo smozzicato, un’incapacità di partecipare emotivamente a qualunque discorso provi a imbastire, è chiaro che il suo invecchiamento ha preso una brutta piega. Fatta salva l’ipotesi che abbia avuto una nottataccia insonne o che sia imbottito di farmaci, che anche questi comunque sono brutti segni, ci sono buone probabilità che non stia invecchiando affatto bene.

Poi invece incroci un sessantenne dallo sguardo intenso e brillante, dalla parlata vivace, dalla conversazione appassionata e ti chiedi: da dove gli vengono queste qualità ? qual é il segreto per mantenersi vivo e per continuare a trasmettere vitalità agli altri ?

Magari ci fosse una sola risposta ! Ovviamente le ragioni possono essere tantissime, ma c’è una costante in chi mantiene queste caratteristiche anche da senior: il segreto è la ricchezza di rapporti sociali e di amicizie.

L’intreccio positivo tra una vita sociale attiva, una mente che non perde troppi colpi e una condizione fisica che consente una maggiore longevità è stato ormai certificato sia dalla psicologia sia dalla medicina: i senior che frequentano altre persone, hanno amici, si relazionano con nuove conoscenze, hanno più probabilità di altri di evitare il decadimento cognitivo e la depressione; al contrario, hanno più possibilità di dare un senso alla propria vita, di continuare ad interessarsi al mondo e di dedicarsi con altri ad attività vitali.

Cosa fare quindi per mantenere una vita sociale attiva man mano che l’età avanza? Fondamentalmente due cose: coltivare i rapporti con amici e conoscenti da una parte e dall’altra aprirsi a nuove conoscenze e rapporti.  Naturalmente mantenere con costanza la cerchia delle relazioni di sempre è più facile per chi non si è spostato dal luogo dove ha vissuto per molti anni: importantissimo, in questi casi, sentire e vedere gli amici, condividere con loro le ultime esperienze, raccontarsi gioie e dolori, avere insieme momenti di divertimento e relax. Raccontarsi dei figli che si rendono autonomi, scambiarsi confidenze sui nuovi interessi che si stanno coltivando, confessarsi le sempre più frequenti magagne di salute e di lavoro, è un balsamo a costo zero più efficace di tanti farmaci. E anche se non si é proprio amici per la pelle, svolgere insieme attività di comune interesse, vedersi per discutere dell’attualità, passare una serata davanti a un bicchiere di vino, sono anche questi tutti modi non solo per tenere vivo il rapporto con amici e conoscenti, ma soprattutto per “tenersi vivi”.

Aprirsi a nuove conoscenze è altrettanto importante. E’ una necessità imprescindibile per chi va a vivere in una nuova città o in un nuovo paese e per chi si ritrova da solo dopo una vita spesa quasi solo in coppia e che per qualche ragione si è interrotta. Ma fare nuove conoscenze è una linfa fondamentale per tutti perché consente di tenersi aperti al mondo e di non irrigidirsi (l’irrigidimento è un pericolo serio con l’età!): l’invecchiamento peggiore è di chi si fossilizza nelle proprie visioni del mondo, di chi si rifiuta di scalfire le proprie  convinzioni e di chi non riesce ad essere più curioso delle nuove conoscenze e scoperte. Non è facilissimo, dopo i 50-60 anni, avviare nuove amicizie e nuove conoscenze significative, da senior siamo tutti un po’ più selettivi di quando eravamo giovani, ma è sicuramente un errore chiudersi a riccio nel proprio “piccolo mondo antico” o, peggio, nella propria solitudine.

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Donne in rinascita

Rinascere, reinventarsi, scoprire una nuova vita: sono sempre numerose le vostre testimonianze che raccontano della possibilità, pur tra molte difficoltà, di intraprendere un nuovo percorso anche dopo i 50 e i 60 anni. Conoscerle è sicuramente di aiuto e di buon auspicio per tutti.

Ecco qui il messaggio di Gabriella: “Rendersi conto che la tua vita non è finita in conseguenza delle traversie che hai vissuto, ma che hai conservato energie a sufficienza per riemergere e rifiorire è stata per me una grande scoperta.

Reinventarsi l’esistenza e ristrutturare la propria personalità a 50 anni non è cosa semplice: è fatica, dolore e solitudine. Adesso ho 56 anni e sono contenta di essere “rinata” e di provare al mattino la gioia di poggiare lo sguardo sul mondo. Anche in assenza del mio compagno di vita che è morto troppo presto. Gabriella”

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Vivere da sole

Le donne senior che vivono da sole sono moltissime.  Un’idea indiretta la danno le statistiche sullo stato civile: nel 2012 in Italia le over60 vedove erano circa 3 milioni e mezzo, circa 720.000 le nubili e intorno a 200.000 le divorziate. Anche cambiando il perimetro, ad esempio prendendo in considerazione soltanto le donne tra i 55 e 75 anni, i numeri rimangono molto elevati: più di 1 milione e trecentomila vedove, quasi 600.000 nubili e poco meno di 300.000 divorziate.

Insomma, pur considerando che tra le non coniugate c’è chi vive con i parenti, chi in comunità, chi con un nuovo compagno, comunque le italiane tra i 55 e i 75 anni che vivono sole sono tantissime.  E il confronto con gli uomini risulta quasi impossibile, cambia proprio l’ordine di grandezza dei vedovi: tra i maschi della stessa fascia di età infatti i vedovi sono “solo” 267.000; numeri simili alle donne invece per quanto riguarda i divorziati (poco meno di 200.000) e i celibi (quasi 600.000).

Come se non bastassero le statistiche di casa nostra, rimbalza poi dagli Stati Uniti un dato che fa capire come il fenomeno non riguardi solo le italiane: sostiene infatti l’ente “Administration on aging” che ben il 37% delle donne americane sopra i 65 anni vivono da sole.

Sono numeri che fanno impressione e, come sempre ormai accade quando si parla delle nostre generazioni, ai cambiamenti quantitativi si accompagnano delle trasformazioni radicali anche qualitative, cioè cambiamenti anche negli stili di vita e nelle preferenze individuali.    Ricordate la vecchia e consunta cartolina delle donne sessantenni che quando si trovavano a vivere da sole pativano questa loro condizione e la consideravano come una sventura ? Oggi invece non sono pochi i segnali che dicono che per tante non è più così e che le senior attuali stanno (tanto per cambiare!) sfidando gli stereotipi e ridefinendo i modelli tradizionali.  Infatti stanno irrompendo sulla scena generazioni di donne che, prima di arrivare all’ età da senior, hanno cercato e sperimentato nella vita condizioni di libertà, donne che in numero molto maggiore delle loro madri hanno fatto parte del mondo del lavoro, che hanno desiderato e spesso raggiunto l’indipendenza economica e che se la sono sempre sbrigata autonomamente nei rapporti con il mondo.

Cosa di più naturale allora dell’intraprendere un nuovo tratto di vita in modo pienamente autonomo, in cui il vivere da sole non sia una penitenza o una condanna, ma una scelta o per lo meno una condizione di benessere ?

Margaret Manning, che attiva la community Sixty and Me, di recente ha chiesto alle 35.000 partecipanti della sua community americana se preferirebbero vivere da sole, con altri o in una comunità. Il 95% delle donne over60 che ha risposto – riferisce la Manning – ha detto “da sole”. Nell’argomentare le loro risposte molte hanno sostenuto di voler semplificare la loro vita in spazi più piccoli, di essere intenzionate a rimanere indipendenti e di voler rimanere collegati alla famiglia e agli amici anche attraverso la tecnologia. Soprattutto, ne emerge che il vivere da soli non è una condanna alla solitudine, nemmeno quando l’età avanza. D’altra parte Eric Klinebert, autore di “Going solo”, libro in cui racconta “la straordinaria ascesa e l’appeal straordinario del vivere da soli” ha condotto ricerche da cui si dimostra che statisticamente le persone che vivono da sole socializzano e stabiliscono reti di relazione più di quelle coniugate.

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Sono rinata !

Scrive Graziella: Sessantadue anni e ho appena ripreso in mano la mia vita. Cinque anni fa ho avuto un tracollo, prima psicologico e poi fisico, da cui pensavo che sarebbe stato impossibile uscire e invece ce l’ho fatta. Non so dire esattamente come è cominciato, so solo che ad un certo punto ho iniziato a perdere interesse per le cose, per le persone e per me stessa. Mi sembrava che tutto quel che facevo era inutile, che lo sbattimento per la mia famiglia era senza senso e che io ormai non valevo più niente. Mi ero convinta che ormai ero una vecchia che aveva già visto quel che c’era da vedere e che mi aspettava solo il peggio. Non ho mai pensato al suicidio, però dentro di me ero convinta che non c’era più niente per cui valeva la pena di darsi da fare. Così mi sono lasciata andare… e dopo un po’ sono diventata inguardabile, una balena brutta, squallida e senza interessi. Ho preso quindici chili in un anno, non mi curavo più, mi rifiutavo di andare dal dentista anche se ne avevo bisogno, appena potevo mi mettevo in vestaglia e ciabatte e mandavo al diavolo tutti quelli che cercavano di ridarmi una ragione per prendermi cura di me. Tutto questo è continuato finché non mi sono imbattuta in un ragazzino, anzi in due splendide coetanee che mi hanno fatto conoscere questo ragazzino, che non aveva niente e che cercava aiuto. Da quel momento ho ripreso a pensare che forse qualcosa valeva ancora la pena di fare e che stavo facendo un torto sia a me sia alle persone a cui potevo dare qualcosa. E’ stata dura, ma avevo deciso di riprendermi e poco per volta ci sono riuscita, anche fisicamente: ora ho ricominciato a voler bene al mondo e a me stessa, sono tornata al peso di prima, quando mi guardo allo specchio vedo finalmente una faccia amica e soprattutto riesco a guardare al futuro con ottimismo.

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Come un cerino

Scrive beppemolisano: Ho 63 anni ed ho la netta sensazione di avere bruciato la mia vita.
Non ho costruito niente. E’ vero, ho due figli bravissimi ed un nipote bellissimo, ma la mia condizione di separato mi fa vivere ai margini della sua: lo vedo soltanto una volta a settimana.

Con i figli ho un ottimo rapporto, ma loro hanno le loro vite, ed è giusto che sia così. Ed allora mi avvolgo nella mia solitudine, che neanche il lavoro riesce a colmare, quel lavoro che è sempre più scarso ed insoddisfacente. Ho rinunciato anche ai sogni d’amore dopo tanti schiaffi presi.
Va be’….si vede che doveva andare così…   In foto: Malinconia, di Edward Munch, 1894

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La realtà dei senior e il nostro blog

Pubblico il messaggio inviato da Maria Cristina qualche giorno fa e la mia risposta. La realtà dei senior è composta anche da disagio e sofferenza: in che misura questo blog rappresenta pure questo pezzo di realtà?

Il messaggio di Maria Cristina: “L’anziano fatica ad accettare i limiti, il ‘ciak’ finale è una via d’uscita” leggo oggi sul Corsera nelle pagine (20-21) dedicate a Lizzani e al suo suicidio, ” L’unica eutanasia che concede l’Italia agli anziani. Gettarsi nel vuoto” riflette Ozpetek.
Perché le scrivo? Seguo molto questo spazio ma da un po’ di tempo a questa parte ho l’impressione che non riesca a rappresentare la realtà complessa degli anziani. Sono davvero tutti così energici e positivi, così pronti ai cambiamenti fisici e della condizione di vita, come sembra emergere dalla maggior parte delle storie? Di tanto in tanto emerge qualche criticità, ma nel complesso sembra che tutto vada a gonfie vele.
Lizzani infatti continuava a fare progetti, “era il più vitale di tutti” dice Scola, la mente degli anziani infatti rimane spesso troppo vigile, capace di guardare avanti, talvolta troppo avanti…  Ma la malattia grave della moglie e un fisico che non risponde, una condizione di vita che ti obbliga a fare i conti con i limiti e a rallentare i ritmi possono deprimere a tal punto che il vuoto diventa la tua scelta finale. Un terzo dei suicidi in Italia sono a carico degli over 65 (cito sempre il quotidiano) e sul totale degli anziani (presto il 30% della popolazione) la metà  soffre di depressione. E allora, mi piacerebbe che anche chi soffre avesse la forza di raccontare il suo disagio, trovando spazio su questo blog. E’ difficile, lo so per esperienza, io per la prima (65anni) evito di lamentarmi quando sto male, ma forse si può trovare insieme un linguaggio per far emergere il disagio profondo che spinge “la mente a rinnegare anche la propria razionalità”.
Grazie della sua attenzione, forse sono stata un po’ lunga, ma prima Monicelli ed ora Lizzani mi spingono a riflettere e a cercare un interlocutore attento ed appassionato come lei.
Un cordiale saluto.
Maria Cristina Rinaldi”.

La risposta di Enrico: “Cara Maria Cristina, ho molto apprezzato il messaggio che mi ha inviato, per due ragioni: la prima è che fa sempre piacere ed è sempre utile conoscere l’opinione sincera di chi ti legge e ti segue, la seconda è che i suoi spunti mi hanno obbligato a riflettere.  Mi sembra che il punto centrale dei suoi commenti sia: dato che la realtà è composta anche di disagi e di sofferenze, non solo di energie positive e di vitalità, perché nel blog non si dà più spazio anche a queste dimensioni ? Dico subito che condivido pienamente la sua fotografia di una realtà piena di ombre e non solo di luci. Anzi, tra le ombre potremmo aggiungere, oltre alle depressioni, ai suicidi e alle malattie debilitanti che lei cita, anche le difficoltà economiche di molti senior, le forti crisi d’identità a seguito dei cambiamenti, le paure dell’insignificanza dell’ultimo tratto di vita, le carenze del welfare e la non eccelsa qualità della vita riservata, almeno stando alle statistiche, alla terza e quarta età. Per dirla con una battuta di Piero Degli Antoni: “Che brutta età la terza età, figuriamoci la quarta!” Perché allora prevalgono, nei miei articoli e nelle storie che giungono al blog, gli ottimismi, le speranze, la segnalazione delle opportunità? Per quel che mi riguarda (cioè per quel che scrivo io), quando qualche anno fa ho iniziato ad interessarmi all’argomento dei senior, ho trovato una certa ricchezza di libri, saggi, pamphlet, ricerche, articoli di giornale e posizioni di associazioni, politici e sindacalisti che mettevano quasi tutte l’accento sui disagi e le carenze. Secondo la “vulgata” comune di allora, il mondo dopo i 55 anni era il mondo degli anziani pensionati: abbandonati, in solitudine e in declino. Stop. Che la realtà fosse in grande trasformazione (nuove età e fasi di vita, diversi costumi e atteggiamenti, migliori condizioni di salute, ecc, non sto qui a ricapitolare tutto quello che sicuramente lei avrà già letto), fino a pochi anni fa era quasi negato. E pure oggi, anche se i media stanno finalmente occupandosi di più di queste trasformazioni, mi sembra che ci sia una certa cecità nel vedere questa metà della mela.

Parlare, da parte mia, più delle opportunità che dei disagi è quindi un modo per me di segnalare a quelli della mia generazione e delle generazioni vicine alla mia (mi rivolgo tendenzialmente ai 55-75enni, non parlo di solito dei problemi dei veri anziani di oggi, gli ottantenni e i novantenni), che degli spazi per vivere con pienezza questa fase di vita ci sono e che la realtà innegabile dei problemi e delle sofferenze legate all’invecchiamento è solo un pezzo della realtà. Questa è la prima ragione del “taglio” del blog. La seconda ragione è che i messaggi e le storie che vengono inviate sono per lo più di chi vuole segnalare gioia di vivere, superamento di passaggi difficili, situazioni che non escludono la speranza. Non solo naturalmente: ricevo e pubblico anche storie di chi ha sofferenze e problemi, spesso di natura affettiva o psicologica o economica. Di solito non faccio selezioni e la censura l’ho esercitata solo in sporadici casi di testi non proponibili. E’ proprio che è più frequente la voglia di segnalare ottimismo di quella di segnalare disagio. Forse, come dice lei, perché si fatica ad esprimere il proprio malessere, forse perché è un riflesso della mia “linea editoriale”, forse perché sono rari gli spazi dove si può esprimere ottimismo, non so dare una spiegazione precisa… Insomma, sono d’accordo con lei che la realtà è fatta di luci e di ombre, che questo blog fa bene se fotografa tutta la realtà non solo una parte, ma credo che la ragion d’essere di queste pagine sia di proporre e segnalare soprattutto le possibilità, le soluzioni, le alternative positive e realistiche che i senior possono trovare in una realtà in profonda trasformazione.   Un cordiale saluto. Enrico”

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Single

Chi l’ha detto che non si può invecchiare bene da soli ? Che senza un partner fisso si è destinati  ad anni tristi e solitari ?   Roberta single lo è sempre stata, quindi adesso che ha 61 anni non si pone neppure il problema: continua ad andare tutte le mattine nel negozio di arredamenti dove lavora da vent’anni, abita da sola in un bell’appartamento dove ogni tanto organizza delle cene, un paio di sere la settimana esce con gli amici per andare al cinema o al ristorante e l’ultima relazione di un qualche peso l’ha terminata un paio di anni fa più con un senso di liberazione che di sofferenza. Cosimo invece da solo si è ritrovato d’improvviso all’età di 59 anni, quando la moglie ha scelto di separarsi: sicuramente ha sofferto ed è rimasto disorientato per molti mesi, poi però ha trovato la forza per riprendersi, ha mantenuto una relazione molto forte con i due figli ormai grandi, ha approfittato del momento traumatico anche per intraprendere una svolta sul lavoro e ora, pur vedendosi ogni tanto con una donna con cui c’è sintonia, non ci pensa proprio a condividere casa e vita. Beatrice una nuova relazione non saprebbe neppure immaginarsela, dopo la morte di suo marito avvenuta ormai tre anni fa: ha raggiunto un nuovo equilibrio, fatto di vita sociale in un’associazione di volontariato, di recupero dei rapporti con la famiglia di origine, di buone letture e di allegria con amici vecchi e nuovi: ma quando le parlano di innamorarsi o di sesso replica convinta che a 60 anni ci sono almeno altre dieci cose che danno più soddisfazione.  Con Beatrice si può non essere d’accordo, e anzi sono moltissimi gli over 60 che si reinventano una vita sentimentale e sessuale, ma quel che conta è che serenità e soddisfazione possono essere raggiunte anche con un equilibrio diverso.   Perché questa è la novità di rilievo: il vivere da soli può pure essere associato all’immagine dominante dell’anziano abbandonato, isolato, non autonomo e bisognoso di assistenza, ma questo (che è un problema reale) è più vero per una parte delle persone che si trovano nella stagione della “vecchiaia vera”; per i senior cinquanta-settantenni che invece vivono la “vita nuova”, l’essere single può anche essere un’opzione, una scelta di cui si è felici. In foto: donna senior

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Dove siete nella vita reale ?

Sono Maria e ho 63 anni. Sono un’insegnante in pensione di una cittadina della provincia di Varese. Vi scrivo per sapere se qualche altra persona della mia età incontra le mie stesse difficoltà a fare nuove conoscenze.  Da parte mia mi sono iscritta a vari corsi – arte, musica, cineforum, viaggi di gruppo, ma tranne rapporti di buona educazione non sono riuscita e non riesco a conoscere nessuno. Mi ritrovo sempre a svolgere ogni cosa da sola. Non penso di essere un orso e di allontanare con il mio modo di pormi verso il prossimo, ma come si fa a conoscere persone per condividere comuni interessi ? Si accettano consigli. Mille grazie. In foto: due amiche

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Una vita “normale”

La storia di Marzia: Tutto ciò che volevo e ho sempre voluto dalla vita, era una vita “normale” e l’ho più o meno avuta. Fidanzamento, casa, lavoro, matrimonio, figli…i problemi più o meno grandi di ogni famiglia, qualche lite, qualche incomprensione e tanto amore…per 39 anni.

  Molti hanno invidiato la mia bella famiglia e la mia vita “normale”, poi 2 anni fa, ho perso mio marito..no, non è morto è scappato, senza una parola, con la sua amante. I figli se ne sono andati, seguendo la loro strada, io sono in pensione, la casa è vuota, gli amici si sono volatilizzati.Oggi ho 60 anni, guardo al futuro con apprensione, la solitudine quando non la scegli, ma la subisci, è pesantissima, mi sento vecchia, no peggio, morta dentro. Immaginavo che negli anni a venire avremmo potuto realizzare tante cose che avevamo rimandato. Tutti i sogni, tutti i progetti svaniti. E adesso?  Mi chiamo Marzia e la mia vita oggi “normale” proprio non lo è.

In foto: Edward Hopper, La solitudine del mattino

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Piena di forza ma …

… con la solitudine accantoCosì racconta la sua storia Ivana:  Sono una 65enne piena di forze, fisiche e intellettuali. Sono andata in pensione tre anni fa, contentissima e sicura che mi sarei rifatta del tempo perduto. Il destino è stato all’erta e mi ha aspettato al varco…si, perchè mio marito si è subito ammalato e dopo tre anni di una grave e brutta malattia mi ha lasciata proprio 4 mesi fa. Lo sconforto mi ha preso totalmente, mi ha ferita dentro e fuori e ho perso il mio solido equilibrio…Ora sono qui, serena, a raccontarlo grazie al mio riacquistato ottimismo e grazie alla mia forza interiore che è riaffiorata, ma guardandomi attorno e frequentando il mondo mi sono accorta che intorno c’è molta solitudine…e io non vorrei ricadere ancora nel baratro…sono certa che metterò in atto tutta la mia volontà per cercare ancora e poi ancora quel qualcuno o qualcosa che mi faccia ritrovare la voglia di andare avanti…grazie

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