Posts Tagged: speranze

Tempo di coraggio e utopia

Ho sessantaquattro anni e non sono vecchio o almeno non mi sento tale. Io vorrei stare ancora in mezzo alle persone, aggrapparmi a quello che accade. Ci sono risvegli che sono uguali a quelli dei trent’anni, pieni di amore, pieni di fame, pieni di voglia di stupire e di stupirmi, ma di andare all’università della terza età o in un centro anziani a giocare a tressette kandinskywassily-2rimpiangendo il passato, proprio non mi va. Che poi a tressette io non so nemmeno giocare. E non mi va neppure di rifugiarmi in un cinema a vedere film pornografici e farmi tenere compagnia da tutta quella carne spiaccicata sullo schermo. Che infinita tristezza.

Io sono un uomo i cui pensieri, le cui paure sono di pura semplicità. I miei soldi sono contati, la mia casa è dignitosamente piccola, i miei sogni sono come i sogni di chi da sveglio litiga con la realtà nemica e un po’ perfida. Alla mia età nessuno è sicuro di niente ma tutti sperano in qualcosa, e anch’io. Magari qualcosa piena di aspettative ma anche di dubbi. E anche per me si fa più forte il sospetto che i giorni possano contenere ancora qualche sorpresa e non debba rimanere fermo e dignitoso a farmi sfuggire dalle mani la sabbia della mia clessidra.

Ci sono giorni interi che se ne vanno come in uno sbadiglio, anni che durano il tempo di una gita scolastica e ci sono minuti che possono contenere tre generazioni. La vita è così interessante che mi piacerebbe restare qui per sempre solo per vedere cosa succede, come va a finire. La vita è bella ad ogni età con i suoi chiodi, le sue nuvole, le sue carezze.

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La speranza

Ad inizio agosto ho pubblicato la storia di Gioindel, dal titolo “E perché no ?”, in cui Gio, da 62enne, esprimeva le sue paure e il suo desiderio di cambiamento della società. A commento della sua storia avevo espresso, tra l’altro, curiosità per i tipi di cambiamento che Gio aveva in mente e che non erano resi espliciti nella sua storia. Ora, Gio ha inviato questa nuova riflessione, che spiega più a fondo cosa desidera.   In foto: “La speranza II” di Gustav Klimt.

“La mia riflessione è dovuta alla realtà che mi circonda e da tutto quello che apprendo dai mass media ogni giorno.  Io sono stato sempre un sognatore e pertanto ho pensato sempre in tale modo anche se con la realtà mi ci sono sempre scontrato.  Come ho già accennato nella precedente riflessione la mia famiglia era costituita da ben 14 elementi che per sopravvivere, in un modo o nell’altro, dovevano contribuire, chi con il lavoro, anche se piccoli, chi come mio padre che faceva due lavori, chi come le mie sorelle, mia madre e mia nonna che si dedicavano alla casa.
Nel rispetto dei ruoli ognuno di noi contribuiva ed era contento di farlo perchè la sera stavamo tutti insieme a scherzare e pensare a tutto quello che era successo in quel giorno. Nel contempo ci trasmettevamo i nostri progetti, i nostri sogni.  Erano gli anni sessanta, anni in cui la crisi esisteva, ma era accompagnata dalla evoluzione industriale.   Mi ricordo le parole di mia nonna “oggi trovi lavoro tu, domani ci sarà l’occasione per un altro dei tuoi fratelli”.  Ecco cosa ci rendeva più forti rispetto alla gioventù di oggi: ” L A  S P E R A N Z A”.
Ma i tempi sono cambiati e questa speranza non esiste più.  L’hanno rubata tutte quelle persone che hanno rivestito cariche di potere politico ed economico, che non hanno pensato ad un bene comune per tutti ma solo per pochi eletti.   In conseguenza a ciò ci troviamo davanti al niente e anche meno.
Mi hanno lasciato amareggiato le parole di un industriale in una trasmissione televisiva, l’espressione di consapevolezza con cui ha detto: “Noi saremo la generazione maledetta dai nostri figli e dai nostri nipoti”.
Queste parole ancora una volta mi hanno fatto riflettere e pensare “Ma è giusto continuare a sbagliare e morire per l’egoismo di chi dirige la nave che va a fondo e pensa a salvare solo se stesso?”.
Le regole che io cambierei sono tante, adatterei la Nazione Italia alla mia famiglia in cui le regole normali servivano a ben poco ed eravamo costretti a cambiarle per sopravvivere.  Le regole sul lavoro vanno cambiate, più si lavora più si guadagna meno tasse . Guarderei sempre con maggiore interesse l’esportazione mondiale.
Noi per quello che stiamo vivendo in questo momento siamo un popolo condannato a consumare cinese ma abbiamo una grande risorsa che è il nostro talento “made in Italy”, tanto apprezzato nel mondo. Siamo un popolo di appena 50 milioni di abitanti e abbiamo di fronte altri 3 miliardi di persone che vivono e consumano altrove.
Dovremmo cambiare subito la cultura “che tutto quello che è di tutti è di nessuno”, al contrario: è mio e di tutti gli altri, beni da custodire, da valorizzare e da ampliare.  Pensare che la nostra nazione ha bisogno di gloria e dignità che le può essere data solo da noi che la abitiamo e dobbiamo amare.
So che tutto quello che ho scritto é molto difficile da realizzare, ma è l’unico modo di riuscire a dare la SPERANZA alle generazioni future e non farci maledire dalle stesse.
NON ho risposto a tutte le tue curiosità, ho scritto di getto!!!!!!!!!!!!! Cordiali saluti. Gio Indel”

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Speranze e delusioni

Scrive Frappi: Tra pochi giorni compirò 61 anni, sempre più spesso mi ritrovo a pensare a quel che ne è stato della mia vita e ogni volta mi rimane quell’amaro in bocca e nel cuore . Sognavo cose che per varie vicissitudini non ho realizzato, e pazienza, la vita si sa……ma dopo gli anta è stato pure peggio, la malattia, la delusione nell’aver scoperto quanto abbia sbagliato nella scelta del “compagno di vita”e la naturale conseguenza della separazione dopo quasi 30 anni , la tanto desiderata pensione dopo una vita di lavoro e sacrifici che mi avrebbe permesso di riprendere in mano la mia vita , qualche viaggetto o semplicemente coccolarmi nel mio letto senza la odiata sveglia alle 6:30 , è andata in fumo, chissà forse tra 4 o 5 anni!!!! ma intanto io mi sento stanca e faccio sempre più fatica a riprendermi, ma ai nostri politici cosa gli frega, loro stanno BENONE, ci succhiano il sangue e ridono. Eppure avrei tanta voglia di ricominciare, ma da dove!!! sarà ancora una volta illusione/delusione?   In foto: signora di spalle.

 

 

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I sogni non sempre si avverano

Da parte di Luisella: Il sogno che ho sempre accarezzato: a un certo punto avrò le giornate libere di poter fare quello che voglio, senza obblighi di lavoro, con i figli grandi e indipendenti che andrò a trovare a casa loro. Speriamo che ci siano dei nipotini, che ai bambini piccoli io non so resistere e potrò passare del tempo con loro. Farò tante torte, leggerò quello che mi piace, mi dedicherò alle piante che sono la mia passione. Mi organizzerò dei viaggi stupendi, nei posti che ho sempre desiderato visitare, l’India, il Sud Africa. Forse riuscirò persino a convincere mio marito, che è un pigro, a seguirmi in questi viaggi, ma se non vorrà andrò da sola o troverò un’amica con cui condividere l’avventura.
La realtà di oggi: il momento non è arrivato, ho 60 anni ma la realtà è diversa dal sogno. Tutte i giorni vado ancora a lavorare e l’unica libertà che mi posso prendere è qualche weekend lungo quando arriva l’estate grazie al buon cuore dei colleghi più giovani. Per il resto sgobbo come sempre, ma con meno energie. Quando vado a fare la spesa mi carico i sacchetti per quattro persone, sì perché in famiglia ci siamo ancora tutti e l’abitudine che è la mamma a fare le faccende di casa è dura da cambiare. I viaggi per il momento li faccio solo sulla carta e leggendo le riviste. Solo le piante sono diventate una realtà e le seguo anche loro come dei figli. Non voglio lamentarmi e nemmeno pensare che il sogno non si avvererà mai. Però è non è facile abituarsi a una differenza così grande tra sogno e realtà.  In foto: “Viaggio nel sogno” di Arianna Ruffinengo

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