Posts Tagged: tempo libero

i 60 ruggenti: giro di boa

Scrive Alberto: Sono Alberto oggi 63enne, tutti mi dicono che non li dimostro, e fino a qualche giorno fa ci ho creduto pure io anzi ne ero convinto in fondo all’anima. Mi ha fatto sempre piacere sentirmi dare del tu da persone più giovani, quasi che mi facesse sentir d’esser parte di una comunita’, di un gruppo. Non e’ il complesso di Peter Pan , l’eterno ragazzo che non vuol crescere, ma quando la cassiera del teatro, l’altra sera mi ha fatto pagare i biglietti con lo sconto “per gli over 60″, ho pagato e poi mi sono un po’ risentito. Peccato che non si possa fare ma vorrei poter ancora pagare l’intero!

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Ricordi di viaggi e vacanze

Di fronte alla prospettiva di un periodo di vacanza ognuno di noi si comporta in modo diverso. C’è chi vuole andare sul sicuro e chi invece vuole sperimentare sempre qualcosa di nuovo. E può anche capitare che ciascuno di noi preferisca in alcuni momenti le sicurezze e in altri momenti le sorprese.

I  miei ricordi di bambino cresciuto nel periodo del boom economico sono di una famigliola che al momento delle vacanze caricava sulla prode Dauphine (era un’automobile, non una colf) una quantità irragionevole di bagagli e che, allo scadere del weekend di S. Pietro e Paolo, non un giorno prima non un giorno dopo, partiva inerpicandosi lungo i tornanti della Cisa, quella originale, la statale con così tante curve che non può che essere stata opera di uno con la mente contorta (oggi se volete che uno si faccia tutta la statale della Cisa dovete promettergli che alla fine vincerà una Ferrari).  Una mezza dozzina di fermate per vomiti e pipì erano assicurate, ma lo stoicismo dei miei genitori veniva ripagato dopo circa quattro – cinque ore di viaggio, quando in lontananza si cominciavano ad intravedere le Apuane e, finalmente, il mare.

La mitica Marina di Massa ci aspettava con le sue spiagge, i suoi ombrelloni, i suoi ping pong da stabilimento balneare e soprattutto con le stesse facce di villeggianti. All’ombrellone di sinistra ritrovavamo i signori di Pontedera e a quello di destra quelli un po’ più antipatici che venivano da Torino, che però avevano una figlia che con il passar degli anni si faceva sempre più interessante. Lì si rimaneva per un mese, la giornata scandita da ritmi che neanche in un collegio svzzero: alle 10 già tutti in slip da bagno sulla spiaggia, alle 12.30 via tutti a far la doccia e alla casa presa in affitto per il pranzo, poi dalle 15 alle 18 replay. L’evento della giornata, per quel che mi riguardava, erano le finte gare ciclistiche, finte perché con il ciclismo non avevano niente a che fare: ci si inventava una pista e con lo scatto dell’indice e del pollice si faceva a gara spingendo in avanti i tappi delle aranciate, ciascuno dei quali era associato ad un ciclista famoso. Me lo ricordo bene, perché non ero niente male a questo sport particolare. Per tutto il mese stavamo a corto di informazioni di quelli che conoscevamo: le comunicazioni telefoniche come siamo abituati ad averle oggi erano ancora di là da venire ma tutto sommato quell’ assenza di trilli non impensieriva nessuno. Mio padre, non so per quale vocazione masochistica, si faceva avanti e indietro da Milano tutti i fine settimana, finché scaduto il mese non ci riportava a casa.  Prima di partire però bisognava ricordarsi di una cosa fondamentale: passare dal signor Antonio, che era il gestore dello stabilimento, e fissare per l’anno successivo: mi raccomando, stessa fila e stesso ombrellone !  Ecco, non si poteva proprio dire che le mie vacanze da bambino fossero piene di incognite. Sapevo in anticipo quel che mi aspettava e tra l’altro, siccome non mi dispiaceva per niente, partivo un po’ meno musone del solito. 

Forse per reazione personale, forse perché nel frattempo l’Italia non era più la stessa, qualche anno dopo la mia vacanza era diventata un’altra cosa. Non era vacanza se non ci mettevo una dose consistente di avventura e se per caso tutto filava liscio un po’ mi dispiaceva. Intanto, guai a pensare di tornare negli stessi luoghi degli anni precedenti: il must era diventato viaggiare, esplorare, scoprire quel che non era ancora omologato.  Negli anni Settanta non c’erano ancora i low cost, i genitori erano disposti a svenarsi per mandarti a Croydon o a Hastings per imparare l’inglese, ma non a sovvenzionare delle vacanze un po’ balzane, quindi se volevi raggiungere le destinazioni più lontane dovevi inventarti un mezzo di locomozione terrestre. A parte quelli mitici che arrivavano in Afghanistan in autostop (lo confesso, non ci ho mai nemmeno provato), i più si lanciavano verso méte esotiche con vecchie carriole che si brindava se riuscivi ad arrancare fino al confine di Stato. Andava ancora molto la canadese: due sere su tre, dopo aver viaggiato tutto il giorno ad una media che superava di poco i 70 all’ora, si piantavano i paletti della tenda e si piombava in un sonno pesantissimo; la terza sera, anche perché il fetore cominciava ad essere intollerabile, le ragazze riuscivano a rimediare un alberguccio di infima categoria che a quel punto però sembrava una reggia.

A quell’epoca non c’era ancora l’immigrazione dall’estero, se per caso ti passava di fianco uno con una tunica fino ai piedi, e non era un prete, tutti si voltavano e lo squadravano incuriositi; se ti passava di fianco una col velo faceva un po’ meno scalpore perché eravamo ancora abituati alle nonne del Sud Italia che andavano in giro con la testa coperta di nero . Ma insomma, le grandi migrazioni mondiali verso l’Italia dovevano ancora iniziare e allora destinazioni come il nord Africa o la Turchia erano il massimo dell’avventura e dello sconosciuto. Trovavi coetanei italiani arrivati con mezzi di fortuna tra i berberi marocchini, in Cappadocia, ma anche a Capo Nord e, naturalmente, non potevi aver mancato la traversata dormendo sul ponte di una qualche scassatissima e iperaffollata nave greca.  L’Erasmus non era stato ancora inventato ed eravamo felici di vivere l’avventura, la scoperta, l’incognito.

A dir la verità non provavamo tutti sempre gli stessi sentimenti.Quella volta che ci eravamo mossi dall’Italia in sette su un pullmino 850 Fiat per raggiungere Istanbul e alla seconda notte di pioggia incessante sulla Serbia e sulla Bosnia (che allora non sapevamo si chiamassero così, erano semplicemente una Yugoslavia dove ci stupivamo che usassero caratteri diversi dai nostri), ci ritrovammo fradici noi, le nostre tende e i nostri bagagli, con i topi che di  notte impedivano di dormire, in alcuni del gruppo la preoccupazione e l’ansia presero il sopravvento. Va bene l’avventura, ma fino a che punto ? fu la domanda posta il mattino dopo al riparo in una bettola davanti a una tazza di schifoso caffè tiepidino. Eh sì, sono i rischi del mestiere del vacanziere avventuroso ! Ti piace l’idea di scoprire nuovi mondi, di metterti alla prova, di entrare in contatto con genti e culture diverse, di sperimentare situazioni non scontate, ma il prezzo che paghi è l’incertezza e quel che provi è quel sottile sentimento che si fa strada, prima quando valuti razionalmente i rischi legati a quel che stai per fare, poi quando si trasforma in agitazione perché ti rendi conto, nel bel mezzo della situazione, che non la controlli più del tutto e che le spiacevolezze sono più di quante ti saresti immaginato. 

E’ stato probabilmente a partire da quel periodo, quegli anni Settanta in cui quelli che erano tra i venti e i trenta sperimentavano questo tipo di vacanze, che si diffusero per reazione le vacanze organizzate, basate su questo patto: tu fidati di me e io ti offro divertimento, viaggio, se vuoi anche un pizzico d’ avventura, ma soprattutto stai tranquillo, ti do la garanzia che troverai tutto quello che ti prometto e senza sorprese negative.

 

 

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Il tempo da reinventare

Se gli studi sulla felicità dicono che a quarant’anni ce n’è poca, è anche perché a quell’età il proprio tempo lo si percepisce più pilotato da altri e dal contesto che non da sé stessi. Infatti quella non è solo l’età in cui sei nel mezzo del cammin della carriera lavorativa, ma anche l’età in cui le responsabilità verso la famiglia sono all’apice e i tempi dei figli sono prevalenti sui tuoi.

La vita adulta é molto pressante sui tempi, sia per come é organizzato il lavoro sia per la cura e l’educazione dei figli. Sarebbero sufficienti queste due dimensioni per capire come mai la sensazione diffusa a quell’età è che ti manchi il respiro e che non ci sia mai tempo per te stesso.  Come se non bastasse, a completare il quadro delle situazioni ruba-tempo vanno aggiunti gli spostamenti: appuntamenti e viaggi di lavoro, accompagnamenti di figli e familiari nei posti più disparati, commissioni e acquisti che richiedono ore in auto… Insomma, per molti anni l’organizzazione del lavoro, i figli piccoli e gli spostamenti sono un grande vincolo per l’autodeterminazione dei propri tempi di vita.

Poi ad un certo punto capisci che c’è una svolta: sul fronte delle attività che svolgi, sei tu che scegli a cosa vuoi ancora dedicarti, quali sono le altre attività che sono di tuo interesse e lo fai cercando le modalità e i ritmi che ti sono più consoni; sul fronte della famiglia, i figli sono diventati più grandi e più autonomi, spesso se ne sono andati di casa o se ancora vivono in casa fanno vite molto indipendenti.  Anche gli spostamenti sono diversi, perché non si caratterizzano più come il quotidiano tran tran degli orari comandati dalle convenzioni sociali e i momenti di viaggio non devono più essere necessariamente costretti nei periodi di alta stagione.

Tutti questi cambiamenti sono anche segnali di una diversa possibilità di uso del tempo: hai finalmente liberato del tempo prima vincolato e condizionato da altri e lo puoi regolare e dosare di più tu secondo i tuoi ritmi, le tue esigenze e le tue preferenze.

Dopo trenta o quarant’anni ampiamente condizionati dagli impegni sociali lavorativi e familiari, in cui se eri bravo al massimo riuscivi a negoziare qualche minuscolo spazio per fare altro e in cui ti sentivi dentro un tunnel da cui non era previsto il riemergere a breve, finalmente puoi gustare il sapore di un tempo usato in modo più flessibile e più vicino alle tue esigenze del momento.

Inizia una stagione in cui puoi imparare a riprendere il possesso del tuo tempo e a non farti vincere dall’inerzia delle abitudini e degli stili di vita. Un po’ questo spaventa, il rischio di  vivere la nuova opportunità come un abisso di vuoto e di insignificanza c’é. Ma di gran lunga prevalgono le opportunità. E poi puoi sempre decidere in base alle tue priorità di prenderti qualche impegno vincolante, ma l’importante è non ributtarti in un tunnel cieco solo per paura di non sapere come passare la giornata.

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Stili di vita all’insegna del benessere

I risultati di un’indagine GfK Eurisko sui Nuovi Senior.

“Generazione Senior – I nuovi stili di vita all’insegna del benessere” è il titolo dell’indagine commissionata dall’Osservatorio Yakult (l’azienda che fa probiotici) a GfK Eurisko. I risultati dell’indagine sono stati presentati e commentati mercoledì sera nel corso di un evento a Milano: al tavolo dei relatori, moderati dalla giornalista Cecilia Ranza, oltre al sottoscritto che raccontava de I ragazzi di sessant’anni e delle trasformazioni nei modelli di comportamento delle generazioni dei 55-75enni, sedeva Isabella Cecchini, direttrice del Dipartimento di ricerche sulla salute di GfK Eurisko.

Lo studio presentato dalla Cecchini è stato svolto a livello nazionale su 1000individui senior con reddito familiare mensile netto di 1500 euro e oltre. I ricercatori hanno indagato per capire chi sono i NUOVI SENIOR, cosa fanno, perché sono più felici dei senior tradizionali, a cosa aspirano, e, soprattutto, che cosa desiderano fare nella seconda metà della loro vita. Le conclusioni di GfK Eurisko sono che I Nuovi Senior in Italia sono 2.400.000 (sui circa 13-14 milioni di Italiani tra i 55 e i 75 anni), sono persone attive e soprattutto sono dedite alla cura di sé: fanno sport, sono attenti a quello che mangiano, utilizzano le ultime tecnologie per comunicare, vanno spesso a teatro e al cinema e ad eventi culturali, hanno una vita sentimentale e sessuale soddisfacente. Rispetto ai cosiddetti senior tradizionali si sentono molto più in forma, hanno più amicizie, più interessi e progetti, meno paura di ammalarsi e meno paura del futuro.

Isabella Cecchini ha accettato di rispondere ad alcune domande che le ho posto su aspetti specifici dell’indagine e sui comportamenti di questa robusta “avanguardia senior”.

In che modo si esprime la maggiore attenzione alla cura di sé da parte dei cosiddetti Nuovi Senior ?

“I Nuovi Senior curano se stessi molto di più rispetto ai senior tradizionali facendo attenzione alla propria bellezza e alla propria salute (più del doppio, 74% vs 33%) praticando sport (vanno in palestra molto di più, con un rapporto di 12 a 1). Inoltre rivolgono grande attenzione all’alimentazione, che viene percepita come elemento fondamentale di prevenzione: il 73% infatti riduce zuccheri, sale, grassi e alcool.”

Cosa caratterizza i Nuovi Senior nell’utilizzo del tempo libero ?

“Amano trascorrere il proprio tempo libero cercando stimoli sempre diversi in ambito culturale. Frequentano cinema, teatro e musei: ci vanno il triplo rispetto ai senior tradizionali (73% vs 28%), e leggono tanto (più del doppio rispetto ai senior tradizionali) a scapito della tv, che guardano la metà del tempo rispetto ai coetanei più tradizionali”

E che rapporto hanno con la tecnologia ?

“Sono anche molto attivi nell’uso delle tecnologie e dei social network: ad esempio negli ultimi tre mesi si sono collegati il doppio a internet rispetto ai senior tradizionali (51% vs 27%) e usano il triplo i social network 22% vs 7%)”.

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Passioni !

Grande cosa le passioni ! Sia quelle mai abbandonate sia quelle scoperte solo quando ci si è liberati dagli impegni lavorativi. Sono tanti coloro che raccontano al blog delle loro passioni, come ad esempio Peppe49 e Lara.

Scrive Peppe49: A cinquant’anni son salito in mountain bike e non sono piu’ sceso. La passione allenta i sacrifici iniziali, poi la vera passione crea dipendenza; niente agonismo, ma semplice sfida con se stesso.
Ben vengano gli amici per una sana compagnia, oppure in solitudine per mettere in ordine te stesso con tutti i problemi quotidiani. Ora ho 64 anni, tempo permettendo esco 2 o 3 volte a settimana, sono semplicemente sereno.

 

Da parte di Lara: Lavorare la ceramica lo facevo già al dopo scuola. Non per vantarmi, ma ero abbastanza brava e ho conservato tutte le cose che ho fatto e dipinto da ragazzina. Già allora era una soddisfazione molto grande vedere che dalle tue mani uscivano dei begli oggetti. Poi ho abbandonato ma non del tutto, andavo sempre in edicola a comprare qualche rivista che spiegava come fare. Ho ripreso quando sono andata in pensione e mi sono attrezzata: ho trovato dove comprare il materiale da modellare, ho trovato un posto vicino casa con il forno adatto e ho tirato fuori tutta la mia creatività. E’ una passione che mi riempie il tempo e che mi permette di usare mani e cervello insieme.

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La curiosità che tiene vivi

“Mi sono iscritta al secondo anno di cinese. L’anno scorso ho imparato a scrivere qualche ideogramma e a dire qualche frase da conversazione quotidiana: per noi è una lingua molto difficile, ma è affascinante e intendo proseguire lo studio”. Così mi diceva pochi giorni fa Anna Maria, 60 anni, ancora al lavoro ma in un campo nel quale il cinese non le servirà per nulla. Di fronte alla mia perplessità sull’utilità di questo suo sforzo, Anna Maria non ha mostrato dubbi: “Mi piace la cosa in sé, la cultura cinese mi ha sempre incuriosito ed è uno stimolo nuovo che mi toglie dall’aridità degli impegni quotidiani che si ripetono uguali tutti i giorni”.

Pochi giorni prima delle parole di Anna Maria, mi sono imbattuto in Sandro, 64enne, che in mezzo ad un gruppo di amici stava raccontando affascinato dei misteri e delle stranezze della fauna marina. Incuriosito da questo originale interesse, ho scoperto che Sandro appena ha un momento libero se ne va all’acquario, compra un libro sui misteri dei pesci e cerca documentari sull’argomento. Ma non è una passione che coltiva da sempre; anzi, si è palesata solo da poco tempo, da quando ha deciso di cedere lo studio professionale al figlio e si ritrova improvvisamente con alcune ore libere, alla ricerca di nuovi interessi. “Per me è sempre stata una grande soddisfazione imparare cose nuove, comunque. Adesso poi che sto scoprendo aspetti che non conoscevo di un mondo che mi ha sempre attratto, la soddisfazione è doppia!” rincara Sandro.  

Anna Maria e Sandro stanno studiando e si stanno impegnando nel coltivare i loro nuovi interessi in modo autonomo, ma sono tantissimi coloro che s’immergono in un’esperienza analoga attraverso la frequentazione delle sempre più diffuse Università della Terza Età che ormai, dopo il successo di adesioni che hanno raccolto, da sperimentazioni all’avanguardia si sono trasformate in vere e proprie istituzioni.

Il segreto di queste esperienze credo che stia in questo: che la curiosità, la sete di apprendimento, il desiderio di scoperta e di conoscenza sono la benzina essenziale per invecchiare con vivacità. Trovare nuovi stimoli, essere attratti da ciò che non si conosce, avere voglia di mettersi ancora in gioco nell’impegnarsi a scoprire nuove realtà e dimensioni, tutto questo è il miglior elisir di lunga vita. La prova che questo è vero la si ha osservando le persone che, al contrario, sono appagate di quel che sanno e della loro conoscenza del mondo: ritengono di “avere già visto tutto quel che c’era da vedere”, sono riluttanti a confrontarsi con persone lontane dalla cerchia di relazioni abituale, pensano che l’esperienza della loro vita e gli sforzi fatti in passato per imparare e capire siano stati sufficienti e che non ci sia più ragione oggi di sforzarsi ulteriormente, sono sostanzialmente indifferenti di fronte ai cambiamenti del mondo e la loro sfera di interessi non si sposta di un centimetro dal perimetro che hanno costruito nei decenni precedenti. Ebbene, i segni di un invecchiamento stanco, seduto, poco vitale, sono ben presenti nelle persone che manifestano questi atteggiamenti ! Sono atteggiamenti che si possono ritrovare in un cinquantenne o in un novantenne e che a prescindere dall’età danno la misura di quanto più o meno forte può essere la voglia di vivere ancora la vita con pienezza. Quando ci accorgiamo che iniziamo ad essere meno curiosi della realtà che ci circonda e che fatichiamo a trovare argomenti, persone, situazioni, informazioni, materie, che ci stimolano l’interesse, allora dobbiamo iniziare a preoccuparci perché significa che il nostro invecchiamento sta prendendo una brutta china.

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10 minuti per un’interessante indagine

Hai già compiuto 65 anni e vuoi contribuire a far capire le esigenze delle persone di questa età ? Allora prenditi 10 minuti, vai al link qui sotto e rispondi al questionario.

https://docs.google.com/forms/d/1s-m1X-RTvCmoYfK_rHVQRxOFhG5ceQRVQGw31a_aB9Y/viewform 

Il questionario è stato predisposto da ricercatori dell’Università Cattolica di Milano ed è lo strumento per realizzare una ricerca sulle esigenze degli over 65 voluta dall’Osservatorio 65Plus, osservatorio condotto da Giada Nolasco, la quale tra l’altro collabora saltuariamente con articoli intorno al tema “soldi” su queste nostre pagine.

Lo scopo della ricerca è appunto quello di comprendere le esigenze delle persone dai 65 anni in su e raccogliere le loro richieste ed i loro giudizi nei diversi contesti di vita.

La raccolta delle informazioni è assolutamente anonima, al fine di lasciare a ciascuno la massima libertà di espressione (nessun dato personale, come ad esempio l’indirizzo e-mail, sarà rintracciabile in seguito alla compilazione). I responsabili della ricerca garantiscono che i dati inseriti non potranno essere utilizzati a fini commerciali. Al termine della compilazione, cliccare sul tasto “Invio”.

I dati raccolti saranno analizzati per fasce di età ed i risultati saranno pubblicati, consentendo a ciascuno di confrontare i propri giudizi con quelli dei propri coetanei.

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Nonna part time

Quest’estate, dopo tre anni che praticamente mi inventavo scuse, ho detto di sì a mia figlia che mi chiedeva di tenere i nipotini al mare in luglio per quindici giorni. Adesso che sta finendo devo dire che non è andata male… i due pargoli si fanno voler bene e mi sollecitano una gran tenerezza, poi a otto e sei anni non sono nemmeno più da seguire ogni secondo. Però che faticaccia ! Non mi ricordavo più cosa vuol dire star dietro a dei bambini: evitare che si prendano un’insolazione, controllare quando fanno il bagno, far giocare quello più timido e stare attenti a quello più disinvolto che sparisce in continuazione, sedare le risse fra loro, raccattare tutti i pezzi ogni volta che ci si muove, consolarli nelle malinconie serali, e così via…
Oltre a tutto non sai mai se stai facendo le cose giuste, quelle che approverebbe anche la loro madre. Io non sono mai stata una supermamma, figuriamoci una supernonna. I bambini mi sono sempre piaciuti e penso di essere stata promossa all’esame di mamma, però beh… non mi hanno mai preso tutta l’attenzione, come vedevo che succedeva ad alcune mie amiche quando avevamo trent’anni di meno. Do affetto, amore, vicinanza, ma ho anche bisogno di poter respirare senza farmi soffocare da un rapporto assoluto, senza intervalli. Era il mio modo di fare la mamma e anche adesso che sono nonna non sono cambiata. I bambini secondo me capiscono e sono contenti di sentire vicino una persona che li ama e di non avere vicino una persona che finge. Comunque, adesso che ho fatto la nonna a tempo pieno per due settimane, sta finendo. Ho creato un bel rapporto con i miei nipoti e sono pronta per andare a fare una vacanza vera con le mie amiche, destinazione Portogallo.

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Programmi per l’estate

Com’era facile fino a qualche anno fa raccontare dei programmi per l’estate ! Esodi e rientri di massa concentrati per tutti negli stessi giorni dell’anno. Un numero crescente di persone di tutte le età che si stavano abituando all’idea della vacanza e del viaggio, alla ricerca di un “altrove” rispetto alle mura domestiche e al tran tran del resto dell’anno. Mare, montagna, collina, lago, città d’arte, capitali straniere, luoghi esotici e viaggi avventurosi: la vacanza sembrava alla portata di tutti e ognuno poteva scegliere la destinazione preferita.

Da qualche anno invece le agenzie che raccolgono i numeri degli italiani in viaggio e in vacanza suonano il de profundis. Per dare un’idea, mi limito a ricordare la sequenza proposta dall’Istat relativa al “numero di viaggi di vacanza effettuati” dagli italiani. Nel 2008: 90 milioni, nel 2009: 82 milioni, nel 2010: 71 milioni, nel 2011:  59milioni. Per il 2012, anche se la flessione è stata meno marcata di quella registrata l’anno precedente, vi è stato comunque un calo ulteriore del 5,3%.  E per stare all’anno in corso, tutti ricorderemo che durante l’ultimo periodo pasquale si sono sollevati alti i lamenti degli operatori turistici. D’altra parte, nulla fa presagire che l’estate 2013 sarà migliore e possa invertire la tendenza al calo.

Insomma, anche se spulciando i dati qualche segno positivo si trova (ad esempio i viaggi verso i paesi extra europei sono in aumento) il dato di fondo è che non si può più raccontare l’estate così come si faceva qualche decennio fa, e cioè tutti in partenza per mete vacanziere per lunghi periodi. 

In questo contesto, i senior come se la cavano ? Da una parte è proprio tra i senior che si trova ancora un numero consistente di vacanzieri e viaggiatori che si possono permettere la spesa , dall’altra parte sono sempre i senior, a mio parere, a proporre più di altri una visione del periodo estivo innovativa.   Che i baby boomers (parlo di medie) dispongano di più risorse economiche di altre fasce di età anche in questi anni di vacche magre è cosa nota e quindi non è sorprendente scoprire che tra loro sono ancora in molti a trovare le sostanze per un viaggetto (ad esempio, una regione europea non ancora conosciuta, un Paese lontano che ha sempre fatto fantasticare, un tour insieme agli amici di un qualche gruppo associativo, un posto di mare che consente anche turismo, eccetera) o per un periodo di vacanza (una o più settimane in una struttura ricettiva o anche un periodo lungo a godersi la seconda casa). Inoltre, più tempo libero rispetto alle persone più giovani e un desiderio mai sopito di viaggiare che ha caratterizzato le nostre generazioni si aggiungono alle disponibilità economiche e fanno il resto.

Ma i senior sono anche portatori di nuove abitudini su come trascorrere  l’estate. Intanto, e questo è confermato da tutti gli operatori turistici, le vacanze e soprattutto i viaggi vengono spalmati su tutto l’anno e non concentrati solo nelle settimane estive di alta stagione. Questa tendenza sta riguardando tutte le fasce di età, però non c’è dubbio che i senior su questo sono da sempre i battistrada. Ma oltre a questa diversa articolazione dei tempi di vacanza, c’è un’ulteriore differenza qualitativa. Ed è il farsi strada di una convinzione, di un atteggiamento, che rovescia il modo di concepire questa stagione. Secondo questo approccio, l’estate non è necessariamente il momento del “tutto diverso” dal resto dell’anno, il momento dell’evasione, lo spazio da riempire con un “fare” vacanziero. E’ una stagione da godersi per i suoi colori, per i suoi profumi, per le bellezze che offre solo in queste settimane dell’anno, ma può essere vissuta anche con tanti elementi di continuità con la normalità della vita quotidiana. Per chi ancora lavora non c’è dubbio che rimane un fondamentale momento di stacco, di riposo e di recupero, ma per tutti può essere un periodo punteggiato dalle piccole cose quotidiane, svolte con maggior rilassatezza e serenità.

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Passioni artistiche ed emozioni: l’esempio del Modellato

 Sono molte le persone che scoprono solo da senior la propria passione artistica e le proprie capacità espressive.  Modellare materiali può essere una delle modalità per farle emergere e per dare spazio alle proprie emozioni.

Ospito quindi volentieri l’intervista fatta da Silvia Ghidinelli al professor Paolo Serrau, docente di Modellato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e all’Università della Terza Età di Fossano, che si focalizza sulle differenze tra giovani e senior nell’affrontare un percorso artistico.

D. Solitamente parlare di Modellato suscita qualche perplessità. Che cosa si intende esattamente con questo insegnamento?

R.  Con questo temine si intende modellare qualcosa di malleabile, tradizionalmente l’argilla o la creta, ma anche molti altri materiali come ad es. polistirolo, fil di ferro, carta, cartone…. Ma io intendo anche che si può partire modellando il subconscio, facendo emergere le emozioni ed esprimerle, per cui allora il materiale è un mezzo, mentre il fine è esprimere se stessi.  Naturalmente affronto anche diverse tecniche come tutto tondo e bassorilievo e suggerisco agli allievi il percorso per il miglior esito del lavoro.

D.  Tu che insegni  all’Accademia  di Belle Arti ai giovani, perché hai deciso di insegnare anche ai senior nella nostra Unitre fossanese?

R  Sono stato invitato da un amico a provare un percorso con i senior nel 1999 e ho capito che, al di là degli oggetti da realizzare, era importante far scoprire ai senior le capacità espressive, comprenderle e concretizzarle, in un percorso di conoscenza di sé che ho continuato a seguire con vivo interesse.

D. Che cosa c’è di diverso tra giovani e senior nell’affrontare un percorso artistico nell’ambito del Modellato?

R. Nel giovane studente l’approccio al suo interiore caotico è immediato e vi è un grande desiderio di esibirsi. Io mi limito ad aiutarlo a incanalare le sue emozioni, mentre lui è più  interessato a sapere come fare per concretizzare le sue intuizioni, quindi alla tecnica per realizzare un prodotto artistico. Inoltre il giovane va stimolato ad essere autonomo e responsabile nelle proprie scelte, a  seguire i propri interessi, le proprie emozioni,  perché la maggioranza di loro è più abituata  a dipendere  dall’insegnante per fare un percorso per  un esito, cioè un’opera, più efficace ed affascinante. Inoltre il giovane è teso all’esame, che per lui è il fine di tutto il lavoro, ma questo lo  condiziona.

Il senior invece non ha esami ed è perciò  più aperto al percorso; ha maturato un’esperienza che costituisce una solida fucina a cui attingere per creare,  ma ha più difficoltà ad esprimere le sue emozioni. Questo perché il suo carattere è formato, ci sono le ferite che la vita gli ha inferto, c’è la paura del giudizio degli altri. Infatti il senior è spesso  molto bloccato dal timore di essere giudicato, ma l’emozione di vedere l’effetto finale del proprio lavoro disperde la sua paura. Dato che il fine del lavoro è conoscersi di più per esprimersi meglio, il senior sa che  più ritarda più perde tempo. In questo contesto la tecnica per realizzare i lavori è importante ma secondaria. Ovvio che, proprio perché il seniorsupera nel percorso tante difficoltà, alla fine il risultato è  importante e spesso inaspettato.

D. Tutti i senior riescono a superare le difficoltà e le paure di aprirsi al proprio mondo interiore?

R. Non tutti ci riescono, ma sono una minima parte. Nei più, man mano che l’emozione si fa strada, la paura diminuisce. Inoltre il piccolo gruppo, circa 10 persone, nel quale ci troviamo, consente e favorisce una reciproca  apertura, in un clima di fiducia e di felice incontro.

Tutto questo è comunque uno scenario in un’ottica di lifelong learning, cioè un’educazione ed un’apertura all’acquisizione di competenze che dura per tutta la vita.

D. Possiamo parlare di Arteterapia?

R.  Io non amo parlare di arteterapia che è spesso  vista come cura di stati e di malattie.  Mi piace invece parlare di terapia dell’Arte, cioè della funzione catartica dell’arte. Tu comprendi  e  superi  le sofferenze  dei tuoi grovigli  interiori, delle tue esperienze a volte traumatiche,  incanalandole e concretizzandole in un prodotto artistico che ti esprime, ti libera  e ti purifica.  Così attraverso l’arte puoi sublimare le tue emozioni più profonde.

D. C’è stata da poco la Mostra Biennale dei lavori degli allievi dell’Unitre. Sei stato soddisfatto ?

R. I lavori esposti, nei diversi materiali, nell’utilizzo delle forme e dei colori, nelle felici e distinte esecuzioni, trasmettono allo spettatore una vasta gamma di emozioni che sono l’espressione della personalità di ciascun allievo, che traspare forte e integra.  Si può ben dire che ogni allievo abbia avuto modo di scoprire le proprie capacità espressive, comprenderle ed esprimerle attraverso le varie opere esposte, realizzando appieno uno degli obiettivi più importanti del corso. In foto: alcuni dei lavori esposti.

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