Posts Tagged: tempo libero

In tournée

Non è necessario essere artisti professionisti per andare in tournée. Può capitare anche a degli appassionati: è il caso del gruppo canoro di cui faccio parte, CantiCorum, che sta per intraprendere un tour scozzese per esibirsi a Edinburgo e nella vicina ex capitale Dunfermline nel corso del weekend. Siamo un gruppo di cinquantenni e sessantenni amanti della musica, canteremo Vivaldi e abbineremo ai concerti un po’ di turismo accompagnato, of course, da qualche bevuta di whisky.

Questo è anche il motivo per cui nei prossimi giorni farò una prova di astinenza da internet e non potrò alimentare il blog. Sarà dura vivere qualche giorno non connesso, ce la farò ?

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Giornate di libertà

Ciao, sono Sabrina, 63 anni. Finalmente la bella stagione! E’ primavera ma fa così caldo che sembra estate e dopo mesi di pioggia, pioggia, pioggia (almeno qui dalle mie parti, zona prealpina) qualche bella giornata di sole ci voleva! Molte mie amiche mi stanno tentando proponendomi dei weekend in qualche città europea, chi dice andiamo a Lisbona, chi andiamo a Dublino e hanno ragione perché questo è il momento migliore per andare a fare dei viaggetti. Una mi ha proposto di andare in crociera, secondo lei è il momento migliore anche per le crociere, almeno per i prezzi. Io in crociera non ci sono mai andata e un po’ mi attira ma credo che dirò di no a tutte perché alla fine la cosa che mi piace di più è di prendermi delle giornate di libertà da tutto e fare delle belle gite in bicicletta stando fuori tutto il giorno. Non preoccupatevi, non sto parlando di maratone ciclistiche pedalando per troppi chilometri, ma un po’ di allenamento ce l’ho e senza strafare un’ora all’andata e un’ora al ritorno ce la faccio e senza rimanere poi a letto tutto il giorno dopo. E’ bellissimo trovare qualche strada poco battuta dalle macchine e poi fermarsi in una radura o in qualche bosco, quando sono in vena mi porto anche il pranzo al sacco. Non mi avventuro mai da sola e la cosa più bella è proprio condividere con altri le sensazioni che ti danno l’aria di primavera, la natura e la vita sana. Quello che spero davvero è di tenere ancora le forze per gli anni a venire e di poter ancora continuare a fare queste gite.

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Viaggione

Scrive Adriana: In questi ultimi giorni io e mio marito ci siamo messi a parlare seriamente di un sogno che coltiviamo da anni: fare un lunghissimo viaggio nei paesi del nord europa. Quando dico lunghissimo intendo davvero tanto tempo, tipo un anno. L’idea è di prendere un camper spazioso e affidabile e di usare quello per spostarsi e dormire. Un piccolo camper l’abbiamo già avuto da giovani e siamo capaci di usarlo. Poi andremmo in posti dove i camper sono ben accetti e ci sono le strutture per accoglierli. Ogni tanto questa idea del viaggione ritorna e i nodi sono sempre stati due: staccare dal lavoro per tanto tempo e i soldi necessari per coronare il sogno. Adesso il primo nodo si sta sciogliendo: mio marito, che ha 65 anni, ha finalmente trovato una persona che lo affiancherà in negozio e che dovrebbe sostituirlo, così fra qualche mese dovrebbe essere libero. Io sono più giovane ma sono tra le fortunate che sono andate in pensione qualche anno fa e quindi ho il tempo libero per permettermi un viaggio. Abbiamo un figlio, ma è andato a vivere lontano ed è completamente autonomo, vincoli particolari non ce n’è. Rimane il problema soldi: comprare un camper bello costa e stare in giro per un anno anche di più. Che fare ? Usare tutti i risparmi ? ma poi quando torniamo se ce n’è bisogno che facciamo ? Chiedere un prestito per questa ragione non se ne parla, figuriamoci se ci indebitiamo per una cosa che alla fin fine non è una necessità. Alla fine di molti ragionamenti, visto che abbiamo la casa dove viviamo e anche due piccoli box, ci stiamo orientando per vendere i box, l’auto e per affittare per un anno la casa, anche se c’è il rischio di dover tornare prima di un anno e di essere senza abitazione. Qualcuno ha idee migliori ?

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Scrivere che passione!

Lo spunto per questo articolo me lo dà la notizia pubblicata da Mauro Corso sul suo blog, in cui  riferisce di un concorso letterario riservato ai residenti della regione Lazio dai 65 anni in su http://www.maurocorso.it/scrittura/perche-un-concorso-letterario-per-la-terza-eta/.   D’accordo che i senior sono diventati di moda, ma il connubio invecchiamento-scrittura deve avere qualche cemento particolare, la cui chimica è ancora da scoprire, perché addirittura si arrivi a pensare un concorso letterario per over65.

  Però forse non dovrei nemmeno stupirmi troppo: sono tantissimi i segnali di un desiderio di scrivere diffuso tra i senior, così come sono numerosi coloro che, a contatto con le persone avanti negli anni, mettono in luce i benefici che derivano da una attività di scrittura.

Anche nell’indagine “Vita da senior” che ho svolto nei mesi scorsi e i cui risultati sono descritti in questo blog, è emerso che scrivere è un’occupazione che piace a moltissime persone. Tutte le espressioni della scrittura sono coltivate: racconti, poesie, romanzi, autobiografie, saggi, relazioni, articoli. E si può scrivere per se stessi, lasciando classicamente nel cassetto la propria produzione letteraria, oppure si cerca di renderla pubblica, proponendosi a giornali, riviste e case editrici.  Ma perché questo desiderio di scrivere? E perché un’attenzione specifica alla scrittura per la terza età ?

Intervistando l’ideatrice del concorso laziale, Maria Assunta Salvatore, il blogger Corso prova a capire cosa spinge a progettare un’iniziativa così specifica e quali possono essere le esigenze di chi a questa età si cimenta con la scrittura. Di ragioni ce n’è più d’una. Se da una parte – dice l’intervistata – può essere utile per tutti  “raccogliere e ascoltare storie che vengono da lontano e che costituiscono la nostra memoria collettiva”, dall’altra parte il senior può trovare nel testo scritto la risposta ad una sua esigenza di “avere un progetto, di lavorare per uno scopo preciso in un’età che alcuni credono priva di fini ultimi”. A queste due ragioni ne aggiungerei altre, che ricorrono spesso nelle testimonianze degli over60. A questa età si entra in una fase di vita in cui si ha alle spalle una lunga esperienza da raccontare e contemporaneamente, forse complice anche una maggiore flessibilità nell’uso del tempo, pensieri e fantasie scorrono liberi: scrivere diventa così un modo per dare forma al volteggiare dei pensieri e contemporaneamente un canale per lasciare testimonianza della propria esperienza e, perché no?, anche dei propri insegnamenti.  Ma per tanti la scrittura è anche un modo per sfidarsi in qualcosa considerato “nobile”, su cui in passato non ci si è mai cimentati: in questo caso, non si ambisce tanto alla qualità letteraria dell’opera, quanto al riuscire nell’impresa in sé. Non dimentichiamoci poi che per molti senior il por mano alla penna, o alla tastiera del pc, è visto anche come un modo per tenere in allenamento le proprie capacità intellettive, di curiosità, di concentrazione o di logica. Infine, non sono pochi coloro che scrivono per puro piacere di farlo, ma forse in questi casi siamo di fronte a persone che non hanno atteso i 65 anni per mettersi alla prova.

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A Malpensa

Alle 7.30 prendo il trenino che porta dal centro di Milano a Malpensa, mi aspetta un lungo viaggio e sono convinto di aver scelto un giorno non affollato per la partenza. Errore! Il trenino ha quasi tutti i posti occupati e malgrado l’ora c’è un gran vociare, soprattutto per merito di un gruppone di ragazzi. Su questo treno il bipolarismo la fa ancora da padrone: 49% di ventenni, 49% di senior e un paio di quarantenni che appaiono del tutto fuori luogo. I viaggiatori aziendali non li vedo, una volta erano i padroni di aerei e treni, soprattutto a quest’ora del mattino, dove li hanno messi ? Niente più trasferte e solo meeting via skype ? Uno dei due quarantenni si rivolge ai ragazzi vocianti e con l’aria di chi cerca un dialogo chiede: “Dove state andando di bello ?”  “A Praga” gli rispondono quelli felici “E Lei ? ” “Io lavoro al deposito cargo, sto andando lì.”  Ah, volevo ben dire…

In aeroporto il compito di osservazione sociologica è fin troppo facile: a parte chi nello scalo ci lavora, ti guardi intorno e ritrovi la stessa umanità del treno. Una ventina di ragazzi men che ventenni americani sta tornando in patria, coppie di fidanzatini si dirigono con aria esperta verso i check in delle compagnie low cost, il gruppone del treno si fa riconoscer anche lì e speri solo di non ritrovarteli ancora tra i piedi. Davanti a me sulla scala mobile una lei tranquillamente over 60 spiega al suo lui le bellurie dell’India che stanno andando a visitare grazie all’itinerario che ha preparato nei mesi precedenti. In coda per il controllo bagagli il gap generazionale è del tutto evidente, ma questa volta i penalizzati sono i più agés. Il tempo che impieghi a spogliarti, a mettere nel cesto sul tapis roulant i tuoi effetti e a superare il controllo può essere benissimo preso a misuratore dell’età delle persone che transitano: mentre i ragazzini sembra che non abbiano fatto altro nella vita, noi più maturi ci imbraniamo,  facciamo cascare i pezzi, non troviamo più il biglietto proprio al momento giusto e un po’ sudaticci conquistiamo i metri dopo il metal detector. Per fortuna poi il gap generazionale scompare quando c’è da salire sull’aereo. Malgrado le hostess ripetano per tre volte le procedure d’imbarco e chiedano di non accalcarsi al gate, tutti senza differenza di età blocchiamo l’ingresso e ce ne facciamo un baffo delle procedure. Ma questo dev’essere perché su questo volo siamo quasi tutti italiani…

Malpensa, 27 febbraio 2013

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Tenere mente e fisico attivi

Da parte di Sergio: Sono in pensione da 11 anni . Ho sempre occupato con soddisfazione incarichi di grande responsabilità nell’azienda dove lavoravo, ma negli ultimi anni si era molto deteriorato l’aspetto umano, per cui il pensionamento è stata la naturale conclusione. Ho curato tuttavia un distacco graduale dal lavoro perché per 5 anni ho continuato a mantenere un’attività di consulenze private finché, sei anni fa, ho interrotto completamente ogni attività lavorativa.
Ora amministro il mio tempo libero mantenendomi attivo, perché l’attività che mi occupa la mente e il fisico è per me basilare. All’inizio dell’anno scorso sono stato operato di cancro alla gola: il buon esito dell’operazione e i periodici controlli ai quali mi sottopongo mi inducono a vivere con maggior consapevolezza e pienezza la vita.
Mi occupo di giardinaggio, seguo l’arredamento e la manutenzione di casa, mi dedico molto alla lettura e sono un appassionato di viaggi (5 o 6 all’anno), che preparo con cura, documentandomi sui luoghi: mi dà molta soddisfazione prepararmi non solo con le classiche guide, ma anche con la lettura di romanzi, racconti e poesie, che parlano dei luoghi e dei popoli che intendo visitare. Mi appassiona anche l’arte, visito mostre in varie città d’Italia, in compagnia di mia moglie, che mi segue sempre. Inoltre, pratico ancora alcuni sport come motociclismo, tennis e sci. Sono gli sport che mi mantengono in forma fisica e in particolare lo sci mi costringe a diete ipocaloriche all’inizio di ogni anno, per essere sufficientemente agile sulle piste. Infine, da diversi anni dedico buona parte di tempo all’attività di consigliere comunale e dell’Unione del Fossanese, senza percepire compenso alcuno. Così come mi gratifica molto seguire scolasticamente alunni stranieri e mantenere aiuti umanitari e affettuosi rapporti con persone con cui siamo stati in contatto durante la guerra nei paesi dell’ex Jugoslavia.

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Esodata

Da parte di Margherita: ”Comincia un nuovo capitolo: una nuova vita. Spero che sia migliore, anche se ne dubito. Mi manca il lavoro, mi mancano i colleghi, mi manca il rapporto con gli altri; mi sento sola fra la gente, non ho scopi, non ho voglia di fare niente. Passerà, mi devo solo abituare a questa nuova situazione, so che sara’ difficile devo solo riprendere la mia vita in mano e decidere cosa farne. Ho tante cose nella testa ma in questo momento non ho la minima idea di cosa voglio fare.”

Queste parole le dicevo un anno fa , quando ho accettato di stare a casa senza stipendio e senza pensione grazie a ‘Monti ‘, ebbene ragazzi la mia vita e’ cambiata ora faccio quello che voglio e quando ne ho voglia: scrivo, leggo, passeggio nei miei silenzi cerco in tutti i modi di tenermi occupata sia nel fisico che nella mente, penso sia l’unica soluzione al problema: solitudine, noia, e per non dire depressione.  In foto: donna che legge un libro

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Giovane pensionata

Scrive Daniela: Oggi compio 58 anni ma sono andata in pensione 2 anni fa usufruendo dello “scivolo” che il mio istituto di credito aveva fatto per alleggerire la forza lavoro. Inizialmente ero euforica e contenta poiche’ avevo un sacco di cose da fare, poi esauriti i progetti che avevo accantonato da anni mi sento un po’ spenta. Faccio volontariato una volta alla settimana, ma per una come me che ha sempre lavorato e avuto una vita attiva, diventa noiosa la giornata. So di non essere l’unica in questa situazione, ho la fortuna di vivere in una città che offre molte opportunità (Milano) e allora che cosa posso fare, senza sentirmi impegnata come se andassi ancora a lavorare? Grazie Daniela.

Cara Daniela, qualcuno ha detto che bisogna dedicarsi professionalmente alla noia e qualcun altro ha scritto l’elogio della noia. Io la penso più come te, che alla nostra età una vita attiva, non necessariamente fatta solo di impegni lavorativi, dà più senso all’esistenza. Opportunità? L’elenco potrebbe essere infinito (dal dedicarti alle tue passioni allo studio di argomenti che ti interessano, dal proporti per piccoli lavori temporanei all’avviare tu una nuova piccola attività, dall’offrire il tuo tempo a parenti bisognosi all’intensificare l’attività di volontariato che già svolgi, eccetera eccetera) ma probabilmente il punto centrale è riconoscere quali sono le tue esigenze, le tue motivazioni e i tuoi interessi di oggi. L’hai già fatto ? Enrico

In foto: “La noia degli angeli” di Graziano De Luca

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Non cambierei la mia vita con quella di prima

Scrive Walter: Ho 68 anni e sono in pensione già da dieci. Lavoravo in banca e allora i prepensionamenti e gli scivoli andavano molto di moda. Il primo periodo dopo aver smesso di lavorare non è stato bello: abituato com’ero ad una giornata costruita intorno al lavoro, non sapevo bene cosa fare del mio tempo e mi annoiavo mortalmente. Ho avuto anche una piccola depressione, ero spaventato all’idea che la mia vita da lì in avanti sarebbe stata senza scopo.
  Poi sono successe due cose che mi hanno fatto rivivere: mi è nato un nipotino con cui trascorro parecchio tempo e ho conosciuto delle persone al circolo sportivo dove mi ero iscritto con cui ho cominciato a giocare a tennis.
Occuparmi spesso del piccolo Niccolò mi ha ridato speranza nel futuro e sono contento quando mia nuora mi chiede se posso stare con lui un pomeriggio. E’ una bella sensazione vederlo crescere e fare il nonno che gliele dà tutte vinte.
L’altra novità importante di questi ultimi anni è stato il circolo sportivo. Il tennis mi è sempre piaciuto e con gli amici che ho conosciuto al circolo ho ripreso a praticarlo con regolarità e con entusiasmo. Siamo tutti più o meno della stessa età e quelli che ci guardano giocare sono sorpresi della lunghezza delle nostre partite e di come riusciamo, alla nostra età, a saltare di qua e di là. Il tennis naturalmente è anche una scusa per vederci tra amici, per ridere e scherzare. Adesso non cambierei la mia vita con quella di prima.           In foto: un senior team di giocatori di tennis di un circolo sportivo

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Maschi e femmine

Girava qualche tempo fa in televisione uno spot pubblicitario in cui si vedeva un distinto signore coi capelli grigi ma ancora prestante che attraversava un bosco; all’inizio era vestito di tutto punto con tanto di cravatta, poi pian piano si toglieva di dosso gli abiti per rimanere alla fine nudo e gettarsi in una cascata con un’espressione in viso di persona finalmente libera dai vincoli.  L’immagine trasmessa era quella del novello tarzan pronto per un nuovo tuffo nella vita.

Un altro spot televisivo ripropostoci più volte aveva invece come protagoniste due signore di una certa età: entrano nella cabina dell’ascensore sorridenti e sicure di sé, contente di non emanare cattivi odori per la «naturale» perdita di urine, e ammiccano tra loro, sbirciando un signore in abito grigio dietro di loro, mentre una delle due confida all’altra che il marito, quando la avvicina, finalmente non avverte più l’odore di pipì grazie al famoso pannolino superassorbente, che trattiene naturalmente urina, odori e forse anche altro…

Perché uomini e donne sono presentati in modo così diverso anche da  senior? Sono solo due spot, ma si sa che anche la pubblicità oggi contribuisce a formare le convinzioni e le identità.

 

Quando intervisto un senior maschio sul suo percorso di vita, in nove casi su dieci mi racconta del proprio percorso lavorativo e l’ingresso nella fase di vita nuova da senior lo descrive come un passaggio secco e un po’ sorprendente in cui si passa da uno stile di vita lineare e stabilizzato da decenni ad un assetto di vita totalmente diverso.

Quando una donna senior racconta del proprio percorso di vita, di solito racconta di una pluralità e contemporaneità di esperienze passate, di una maggiore abitudine a cambiamenti di assetti di vita e anche la transizione alla nuova fase da senior è più sfumata e più fluida.

E’ anche questa una differenza di genere ?

 

Il tempo è sessuato, mi ricordava qualche giorno fa la professoressa Barbara Mapelli quando abbiamo insieme discusso de I ragazzi di sessant’anni all’Università Bicocca di Milano. Le donne, ben più degli uomini, sono abituate da tutta la vita a far convivere molti impegni, a svolgere contemporaneamente varie attività e a far diventare la giornata di ventisette ore tanti sono gli impegni che si prendono. Da senior il rapporto con il tempo diventa un po’ più rilassato per tutti, maschi e femmine, ma il multitasking  rimane identificabile come virtù che differenzia uomini da donne anche a sessant’anni ?

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