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Genova per noi

Scrive Egidio: Un weekend io e mia moglie dalla Sicilia a Genova con un low cost: perchè Genova, ci chiedono tutti ? che ci andate a fare a Genova ? Ma perchè non ci siamo mai stati, è ovvio, perchè avevamo voglia e bisogno di qualche giorno per i fatti nostri, senza i problemi dei figli e del lavoro (ma ne abbiamo per poco di lavoro, fra poco….in pensione). Avendo speso pochissimo per l’aereo, abbiamo esagerato con l’albergo (splendido) e dobbiamo dire che Genova è una bella città ed è stato tutto bello. Quello che ci stupisce è che ogni volta che parliamo di viaggi i miei figli ci guardano straniti, come se fossimo due mentecatti. Abbiamo deciso di infischiarcene : ad aprile andiamo a Marrakech.

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A Malpensa

Alle 7.30 prendo il trenino che porta dal centro di Milano a Malpensa, mi aspetta un lungo viaggio e sono convinto di aver scelto un giorno non affollato per la partenza. Errore! Il trenino ha quasi tutti i posti occupati e malgrado l’ora c’è un gran vociare, soprattutto per merito di un gruppone di ragazzi. Su questo treno il bipolarismo la fa ancora da padrone: 49% di ventenni, 49% di senior e un paio di quarantenni che appaiono del tutto fuori luogo. I viaggiatori aziendali non li vedo, una volta erano i padroni di aerei e treni, soprattutto a quest’ora del mattino, dove li hanno messi ? Niente più trasferte e solo meeting via skype ? Uno dei due quarantenni si rivolge ai ragazzi vocianti e con l’aria di chi cerca un dialogo chiede: “Dove state andando di bello ?”  “A Praga” gli rispondono quelli felici “E Lei ? ” “Io lavoro al deposito cargo, sto andando lì.”  Ah, volevo ben dire…

In aeroporto il compito di osservazione sociologica è fin troppo facile: a parte chi nello scalo ci lavora, ti guardi intorno e ritrovi la stessa umanità del treno. Una ventina di ragazzi men che ventenni americani sta tornando in patria, coppie di fidanzatini si dirigono con aria esperta verso i check in delle compagnie low cost, il gruppone del treno si fa riconoscer anche lì e speri solo di non ritrovarteli ancora tra i piedi. Davanti a me sulla scala mobile una lei tranquillamente over 60 spiega al suo lui le bellurie dell’India che stanno andando a visitare grazie all’itinerario che ha preparato nei mesi precedenti. In coda per il controllo bagagli il gap generazionale è del tutto evidente, ma questa volta i penalizzati sono i più agés. Il tempo che impieghi a spogliarti, a mettere nel cesto sul tapis roulant i tuoi effetti e a superare il controllo può essere benissimo preso a misuratore dell’età delle persone che transitano: mentre i ragazzini sembra che non abbiano fatto altro nella vita, noi più maturi ci imbraniamo,  facciamo cascare i pezzi, non troviamo più il biglietto proprio al momento giusto e un po’ sudaticci conquistiamo i metri dopo il metal detector. Per fortuna poi il gap generazionale scompare quando c’è da salire sull’aereo. Malgrado le hostess ripetano per tre volte le procedure d’imbarco e chiedano di non accalcarsi al gate, tutti senza differenza di età blocchiamo l’ingresso e ce ne facciamo un baffo delle procedure. Ma questo dev’essere perché su questo volo siamo quasi tutti italiani…

Malpensa, 27 febbraio 2013

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Attrazione fatale

Se vi fate un giro in internet scoprirete facilmente che i siti che promuovo il “ricominciare la vita” in un altro Paese stanno crescendo e che va molto lo scambio di consigli ed esperienze positive riguardo ai posti dove si vive meglio: reinventarsi la vita all’estero sta diventando di moda. E lo sta diventando in maniera evidente anche tra i senior.

Le molle che spingono un numero crescente di senior a diventare dei “residenti esteri” o dei “soggiornanti lunghi” in altri Paesi, o quanto meno a prendere in considerazione l’idea, sono principalmente riconducibili a due fattori: la qualità della vita che ci si immagina possibile nel luogo di destinazione (bellezza del posto, clima favorevole, collegamenti non troppo disagevoli, vicinanza con la natura, facilità di rapporti con la popolazione locale, ecc), oppure ragioni economiche (potere d’acquisto più alto, costo in generale basso della vita nel posto prescelto, fuga dalla tassazione italiana, ecc).

La prima ragione, la ricerca di una migliore qualità della vita, ha mosso nei secoli milioni di persone: senza scomodare le migrazioni storiche, più semplicemente basta ricordare le ondate di capelli grigi provenienti dal Nord Europa che d’inverno transumavano nei posti caldi del Sud Europa. Ora che i collegamenti anche transoceanici sono più a portata di mano, tutto il mappamondo è preso di mira e anche gli italiani non si sottraggono a questo sport.

La seconda ragione, quella economica, in tempi di crisi come ora sta diventando sempre più importante. Poter vivere con un buon tenore di vita con 1000 euro al mese in un posto da cartolina fa sognare più di un sessantenne. E se poi a disposizione si hanno più soldi, non solo ci si può concedere dei lussi, ma si può anche puntare ad un fisco più leggero.

A questo proposito, è istruttivo il bell’articolo pubblicato giovedì scorso da Francesca Basso sul Corriere della Sera (per chi è interessato, lo si può scaricare in pdf andando su http://www.confcommercio.it/home/SALA-STAMP/Rassegna-s1/Nazionale/3-gennaio-2013.pdf o al link http://archiviostorico.corriere.it/2013/gennaio/03/ora_Paesi_europei_corteggiano_gli_co_0_20130103_ffc7043e-556c-11e2-8a75-21dc585b88e4.shtml ), dal titolo “Fisco leggero e offerte su misura, i Paesi alla conquista degli over 65”. La giornalista racconta di soluzioni che prevedono di tassare solo il reddito prodotto nel nuovo Paese di destinazione e non il reddito proveniente dall’estero (cioè le pensioni), oppure che prevedono di offrire la residenza ai cittadini che investono in immobili locali. Sono soluzioni già adottate o allo studio da parte di Paesi come la Spagna, il Portogallo, la Grecia, Singapore, il Costa Rica, l’Uruguay ed altri.

Le sirene che incantano e spingono alla fuga dall’Italia sono dunque numerose e spiegano perché il fenomeno sta per uscire dalla marginalità.    Eppure… Eppure quando ne parlo con coetanei sento porre queste domande: accetteremmo di vivere lontano dai genitori anziani bisognosi ? o dei figli grandi che dopo attenti studi hanno trovato casa a portata di schioppo ? o di lasciare al suo destino l’odiata ma anche amata Italia ? o di rinunciare alla cerchia di amici, conoscenti e associazioni che abbiamo coltivato nella vita ? Forse per questo il fenomeno è importante ma non diventerà mai di massa.

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Le mie semplici speranze

Da Ester: Ho 58 anni, sono nata in Lunigiana ma vivo a Milano da tanto tempo, da quando ho iniziato a lavorare, ormai 40 anni fa. Per un periodo sono stata una studentessa – lavoratrice perché mi sembrava troppo poco quel che avevo studiato, sono soddisfatta di averlo fatto. Adesso svolgo lo stesso lavoro da impiegata da almeno dieci anni e trovare ogni mattina la forza di fare con impegno quel che va fatto non è facile. Visto che a tanti della mia età capita di peggio non mi lamento, anche se fatico ad immaginarmi sugli stessi problemi e sulle stesse pratiche per altri otto o dieci anni. Speriamo che mi diano almeno la possibilità di occuparmi di qualcosa di nuovo.
Le mie speranze sono semplici: poter arrivare in buona salute ad una pensione decorosa per poter fare qualche viaggio in più con mio marito. Lui ha la mia stessa età e anche lui continuerà a lavorare per molti anni. Ad entrambi piacciono molto i viaggi e ne riusciamo a fare soltanto uno d’estate, quando abbiamo le ferie, e nemmeno tutti gli anni perché capita anche di trascorrere le ferie nel paese d’origine con i parenti. Quando ho del tempo libero, mi ritrovo a sfogliare riviste di viaggi e a fantasticare di avventure in giro per il mondo… e nei miei sogni più belli sono su un aereo che parte per posti sconosciuti… meglio fantasticare che niente…
Veramente desidero anche altre cose, forse più alla mia portata, sicuramente più realizzabili a breve: ad esempio mi piacerebbe riprendere lo studio della lingua inglese, che già parlo ma che mi piacerebbe perfezionare. Mi piacerebbe anche frequentare qualche corso universitario su argomenti di storia e di geografia, in fin dei conti imparare cose nuove non ha mai smesso di piacermi.   In foto: “Hope”, quadro a olio di Elżbieta Mozyro.

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Generazioni

  “Generazioni” è il titolo del volumetto curato da Stefano Palumbo e edito da Guerini,  in cui sono presentate le conclusioni di un’un’indagine previsionale sul rapporto tra giovani e anziani al 2020.

Frutto di opinioni di nove esperti (sociologi, demografi, economisti, consulenti d’impresa ed esperti di comunicazione) elaborate con il metodo Delphi,  il volume è stato utilizzato come base di discussione per il Festival delle generazioni dello scorso ottobre.

Le previsioni spaziano da “l’evoluzione dei consumi”, al “mercato del lavoro”, al “rapporto con la tecnologia”, fino ai cambiamenti nella famiglia ed altro.

Ecco un assaggio all’interno del capitolo sulle tendenze dei consumi:

“Nel 2020 gli anziani avranno una forza fisica maggiore di oggi, godranno di buona salute grazie alla loro capacità di autoregolamentarsi, a uno stile di vita più attento all’alimentazione, a una maggiore attenzione alla coltivazione del proprio benessere fisico. Ciò, unito all’aumento dei <giovani anziani> (sessantenni e dintorni) dotati di titoli di studio medio-alti, favorirà un aumento dei consumi culturali e dei viaggi internazionali.

Aumenterà quindi l’interesse degli anziani per i prodotti (medici, ma anche alimentari) e i servizi (ginnastica specifica, terapie, ma anche viaggi) dedicati a garantire un relativo benessere…”

Buone notizie !!!

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Alla tua età dovresti restare a casa…

Dal web, in particolare da forum di siti di viaggi e turismo rivolti a over 50 e over 60:

“Io sono ormai over 60 ma adoro fare il viaggiatore (specifico: viaggiatore, non turista). Con amici ho condiviso il viaggio in borneo ed ora sto studiando qualcosa d’altro per il tardo autunno.”

“Posso fare un paio di viaggi all’anno anche per periodi lunghi, stando in budget limitati. Spero di poter trovare gruppetti di 4 viaggiatori che condividono una meta. Dico 4 perchè è il numero ideale per poter suddividere le spese di camere, auto, ecc. di più diventa complicata l’organizzazione faidate.”

“Sono amante dei viaggi, possibilmente non intruppati in un tour di massa (pardon, di gruppo).”

“Sono un’insegnante, con un figlio maggiorenne, e quindi ho molto tempo per viaggiare con amiche e amici.”

“Grazie ad internet conosco molti viaggiatori, e con alcuni di loro ho fatto viaggi, sono over 60 e sono pensionato, cerco di evitare viaggi nei periodi ferragosto/natale e simili in cui fai un viaggio e ne paghi 3. I nostri viaggi sono organizzati da noi stessi perche vogliamo fare 3 viaggi al prezzo di 1.”

“L’avete provato lo scambio casa ? Provatelo ! Io ho fatto due settimane in California senza pagare un centesimo d’albergo.”

Ebbene sì, viaggiare è una delle più diffuse passioni di cinquantenni, sessantenni e settantenni.  E anche degli ottantenni, finché il fisico lo consente.   Magari non tutti amano il fai da te e preferiscono una solida organizzazione alle spalle, ma il viaggio è un must.   Non rinunciare alla scoperta, confrontarsi con mondi diversi, mettersi ancora alla prova, realizzare un sogno, ma anche ricerca di relax, di benessere e di socialità: sono queste le molle che spingono il senior a mettere da parte, appena può, qualche soldo per viaggi e vacanze.

Gli operatori turistici amano alla follia i nuovi senior, soprattutto quelli che sono liberi da vincolanti impegni lavorativi.  Sono tanti e viaggiano in tutti i periodi dell’anno, approfittando il più possibile dei prezzi di bassa stagione.    Lo scorso 4 e 5 novembre a San Marino si è svolta con successo la Borsa del Turismo della Terza Età. Gli organizzatori, soddisfatti per la crescita di questo settore, hanno sintetizzato così: “Gli anziani hanno più tempo e aumentano le loro vacanze, per socializzare, per realizzare i sogni di viaggi e soggiorni. Ma vogliono costi certi, organizzazione, luoghi di storia ma anche di gastronomia e tipicità, con attenzione alla natura, alle terme e alle beauty farm.”     Insomma, turismo si coniuga con viaggi, ma va a braccetto anche con benessere.   In foto: sopra, coppia in viaggio; sotto, workshop alla borsa del turismo della terza età.

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Méta Sud America

Ho 58 anni, mi chiamo Patrizia e abito a Milano. Faccio l’assistente part time in una agenzia di pubblicità, ormai da dieci anni. All’inizio facevo lo stesso lavoro ma full time, poi sono arrivate le mie due bambine e per molto tempo sono rimasta a casa ad occuparmi di loro. Quando sono cresciute e ho rimesso il naso sul mercato ho avuto la fortuna di trovare questo lavoro per quattro ore al giorno.   Andrò avanti a lavorare chissà per quanto tempo ancora, penso che a questa età si può dare ancora molto, ma da sempre ho un desiderio che adesso sto per realizzare: un viaggio di quelli seri in Sud America. Starò via due mesi insieme al mio nuovo compagno, che è già in pensione, e visiteremo il Brasile in lungo e in largo, da sud a nord, Porto Alegre, Rio, Brasilia, Salvador de Bahia, Fortaleza. Solo a scrivere il nome di queste città mi emoziono perché le ho sempre associate ad un mondo affascinante che finora ho conosciuto solo sui libri e in qualche documentario. Praticamente faccio fuori tutti i miei risparmi, ma se non ora quando ? Ai miei capi ho cominciato a dire questa cosa tre anni fa, all’inizio mi hanno risposto che non se ne parlava, ma poi si sono convinti e adesso mi hanno concesso di star via questi due mesi. Vado a fare la valigia, contenta come una ragazzina…

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All’estero con la pensione

Una volta era considerata una scelta eccentrica riservata a pochi privilegiati, buona per inglesi e nordici in genere, che d’inverno scappano dalle loro gelide terre per asciugarsi le ossa. Anche per gli operatori turistici e immobiliari, più che un mercato di nicchia in Italia era visto come il vezzo di un piccolo e insignificante manipolo di senzapatria.

  Oggi molti si stanno ricredendo: pare che anche i senior italiani stiano  prendendo in considerazione la possibilità di vivere all’estero (se non tutto l’anno, per molti mesi l’anno) in posti bellissimi e assai meno costosi dell’Italia, dove 1000 euro al mese di pensione o di rendita bastano per passarsela bene.

E’ un’opzione che riguarda appunto chi, senza essere ricco, riceve ben più della pensione minima (incassa più di mille euro circa un quarto dei pensionati) oppure chi è riuscito a mettere da parte risparmi nel corso della vita. Naturalmente per far la valigia è anche necessario non avere più impegni o incombenze familiari continuativi.   Comunque sia, non stiamo più parlando di una scelta limitata a pochissime persone. Non ci sono dati precisi sull’argomento, ma a conferma di quanto sto dicendo vale la pena di ricordare un segnale, riportato da Franca Roiatti nel suo informatissimo articolo comparso di recente su Panorama:  l’Inps paga quasi 400 mila pensioni all’estero; è vero che il dato comprende anche emigrati di lungo corso e residenti in altri paesi con doppia cittadinanza, però il numero è proprio alto. Altri che hanno provato a quantificare il fenomeno, hanno parlato di 29.000 pensionati, per lo più lombardi, che ormai hanno scelto di vivere all’estero e di popolare quelle che ormai vengono chiamate “le spiagge dell’Inps”.

Perché si fa questa scelta ? Molti la fanno per la bellezza dei posti di destinazione o per il clima, per vivere senza riscaldamento e godere di temperature miti anche d’inverno. Qualcuno la interpreta come la decisione di svolta della propria vita, il sogno lungamente vagheggiato e finalmente realizzato di fuga dalle nostre brutture quotidiane. Però la maggior parte è attratta proprio dal basso costo della vita di questi luoghi e quindi dalla possibilità di godersi un tenore di vita che in Italia, con gli stessi soldi, sarebbe impossibile.

La migrazione sta avvenendo verso i posti più disparati: solo per fare degli esempi, dalla vicina Spagna alla Tunisia, dalla Thailandia a Bali, per passare dal Centro America e dal Brasile e per finire in Egitto o in Kenia.  Tutti luoghi di attrazione dove sperimentare un nuovo  modo di vivere.

Per chi è interessato all’articolo della Roiatti: http://economia.panorama.it/Pensioni-estero-vivere-con-mille-euro-mese

 

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Sono sceso dalle montagne russe per salire sull’altalena

Diavolo d’un Mimmo! Quante cose appena accennate nella tua “storia”, e chi ti legge rimane lì a lambiccarsi il cervello se volevi fare un annuncio tipo “sono interessante e disponibile, cercatemi!” oppure se semplicemente miravi a conquistare la medaglia d’oro nella virtù della sintesi.

“Sono un’insospettabile pensionato ex-bancario 61enne -divorziato, single – 2 amatissimi figli, che vivono con la propria madre e indipendenti! Un hobby particolare: la musica – Amo viaggiare possibilmente in buona compagnia e fare tutto ciò che appaga lo spirito….”

Dai, dacci una mano a capire di più quali erano le montagne russe da cui sei sceso e in cosa consiste l’altalena di oggi (visto che la mia richiesta “privata” non ha avuto successo, ci riprovo pubblicamente)

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Conta lo spirito

Da parte di Ettore:  Ciao Enrico, ciao tutti. Sono appena tornato da un viaggio in caicco in Turchia molto bello, con altri amici della stessa età, all’incirca tutti intorno ai 60 anni, chi più chi meno. Nessun atleta, ma ci siamo trovati benissimo anche se c’era qualche disagio.

Vivo il presente e penso che l’età sia una nostra invenzione, conta lo spirito che abbiamo. Con la mia ex moglie ci siamo lasciati un po’ di anni fa, adesso ho una nuova fidanzata di qualche anno più giovane di me e facciamo tante cose divertenti insieme. Ho tanti interessi, qualche dovere (quelli non mancano mai) e mi dedico soprattutto alle cose che mi interessano veramente. Per questo mi ritengo fortunato. Qualche amico mi dice che non è come una volta, non ci sono più le stesse passioni, è come passare dall’acqua frizzante all’acqua sgassata, però invece secondo me se sei furbo te ne fai una ragione, ti accontenti e riesci a godertela ancora.

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