Posts Tagged: vita affettiva

Alice si meraviglia

Scrive Ilaria: Sono una donna di 64 anni. Ho dedicato la mia vita all’insegnamento e allo studio, all’approfondimento di tante problematiche che via via si presentavano sul mio percorso. Ho amato alcuni uomini, ma per un motivo o l’altro alla fine ci si allontanava. Lo ammetto, dopo poche storie fallimentari giovanili, non mi sono più impegnata tanto.
les_amoureux_sur_bancDa un anno sono in pensione e mi occupo a tempo pieno dei miei genitori molto anziani e bisognosi di assistenza.
Essendo abbastanza sola e costretta in casa, ho cominciato a iscrivermi a qualche socialnetwork.
Ho conosciuto un uomo che mi ha conquistato al telefono e con mail dolci ed appassionate. Il giorno in cui dovevamo conoscerci, la mattina mi rivela nella mail che aveva sognato che mi perdeva, mi allontanavo come la sua adolescenza. Ci siamo conosciuti. Ci siamo piaciuti. O meglio lui a me è piaciuto fisicamente. Dopo però son finite le lettere appassionate. Al secondo incontro ho capito di trovarmi di fronte ad un narcisista (mi è sempre interessata la psicologia). Ora mi sembra di essere tornata agli amori tormentati di gioventù. Da una parte vorrei interrompere la relazione perché temo che mi farà soffrire, dall’altra penso che sono abbastanza matura (e vaccinata) per accoglierlo anche se ad intermittenza.    Cosa voglio? Un futuro da condividere.

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Nessun frutto

Scrive Marina: Mi presento: sono una donna di 62 anni, divorziata da molto tempo (non per mia scelta, esperienza per me drammatica), senza figli, senza famiglia, senza amici: quella che viene definita “una solitudine forzata”.

Il rapporto con una sorta di compagno annoso che ho, con il quale non vivo, si è trasformato in un mutuo soccorso, e forse un affetto a cui aggrapparsi per illudersi di non essere così soli. L’ho amato, ma ora non mi e gli chiedo più niente.
Oggi credo che potrebbe essere stato l’ultimo vampiro da cui diversi anni fa mi sono lasciata irretire. Gli voglio bene, ma tutto è offuscato da tanti problemi – di salute soprattutto suoi ed altri di entrambi – che ci siamo ritrovati a dover risolvere. Sempre più spesso mi sembra un altro lavoro: si parla solo di adempimenti, di doveri. Io non so più cosa mi piace, non me lo chiedo più. Avrà avuto il suo peso anche il fatto di aver seguito mia madre invalida per molti anni (cosa che rifarei mille volte). Comunque, doveri, doveri, sempre e solo doveri. I pochi momenti piacevoli stento a ricordarmeli.

Sicuramente ho fatto i miei errori relazionali, ma francamente, ripercorrendo le scelte – giuste o sbagliate – fatte nel tempo della mia vita e mettendo a fuoco i contesti in cui – vuoi con piena consapevolezza, vuoi d’istinto, le ho comunque ho fatte – e, avendo ben chiaro come ero nelle varie età, ho realizzato che non avrei mai potutto agire diversamente. Non ha senso dirsi “ah, se tornasssi indietro lo farei o non lo farei”. Bisogna capire se noi (non un altro diverso da noi) avremmo davvero potuto e/o essere davvero capaci di agire in modo diverso. Ebbene la mia risposta è no. Per cui bisogna accettarsi ed accettare come sono andate le cose.

Premesso questo, resta il fatto che oggi sono davvero troppo sola. Senza famiglia e senza amici.
Ho realizzato di essere stata vittima di affetti vampiri, quindi improntati all’egoismo e al sadismo, di essere di conseguenza cresciuta all’insegna del masochismo e, quando ne ho preso coscienza, ho fatto piazza pulita e mi sono ritrovata sola. E, nonostante questo, lo rifarei.

Però sono arrabbiata con la vita che mi ha fatto nascere da due pur amati genitori immaturi che mi hanno fatto scontare tutti i loro problemi senza pietà sin da piccola, instillandomi gocce quotidiane di sensi di colpa e di masochismo che devono aver inficiato tutte le mie “scelte” relazionali, vuoi d’amore che di amicizia.

Rinascere dalle propire ceneri come l’Araba Fenice a questa età è un’impresa davvero titanica. Bisogna essere realisti: è un’età la mia – avanzata, con tutti i pregiudizi e gli impedimenti che tale stato comporta – in cui lo spazio del futuro è angusto, già tutto invaso dal passato.

Ancora lavoro ed anche in questo contesto, da masochista feroce sono stata una lavoratrice indefessa, senza orari, senza limiti: una dedizione totale. Ora mi sono un pò ridimensionata, ma è un pò tardi anche per questo cambiamento, oltretutto parecchio osteggiato dopo l’imprinting proiettato all’esterno, ben definito da decenni.

Ed anche questo lavoro vampiro dal quale mi sono lasciata divorare mi ha di fatto impedito di capire quale vita relazionale (in senso lato) fosse più auspicabile non solo per me, ma per qualsiasi individuo quale ero e sono.

I vampiri hanno fiuto per individuare le loro vittime inconsapevoli che si ritrovano sempre nel solito girone infernale, convinte che sia un contesto vitale normale nel quale non si sanno orientare, colpevolizzandosi. Invece dovrebbero capire che non è il loro contesto di vita, che andrebbe ricercato altrove. Ma, per capire dove, bosognerebbe acquisirne consapevolezza in tempo utile di quel che ci si sa lasciando vivere passivamente: scelte altrui spacciate per nostre.

E così, quando – un pò tardi… – cominci a far luce su tutto questo, piano piano, fai strike di tutto e ti ritrovi sola, sola davvero.

Ho la netta percezione di una vita sbagliata, una vita non scelta, di essere sempre stata e di continuare ad essere sbagliata, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.

La mia vita è stata, questa è l’età in cui bisognerebbe raccoglierne i frutti e non ritrovarsi a seminare: e che potrebbe nascere ora, fuori età, fuori tempo? E il terreno davanti a me non lo vedo fertile, ma piuttosto una landa desolata, arida, che non mi è consentito aggirare, ma viene ignorata ed evitata da tutti nella più totale indifferenza.

Forse la verità è dolorosamente una soltanto: non sono stata in grado di coltivare il mio terreno vitale e ne sto pagando lo scotto……

In foto: Rican, “Solitudine allo specchio”

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Che strano!

Scrive Maretta: Storia classica, io 63 anni lui 66 se ne va con una straniera di 30 anni più giovane. 40 anni di matrimonio e mai una lite. Anzi risate e solidarietà. Poi ho capito, che strano. Ero solo io l’allegra e la solidale, quella che si faceva il mazzo al lavoro. che strano: mi si sono spalancati gli occhi dopo 40 anni! Ho vissuto con un ufo e mio figlio l’aveva capito da 20 anni, ora ne ha trentatré. Cari ragazzi di sessant’anni, ho vissuto in un mondo mio e non ho nemmeno sofferto alla scoperta di un’altra realtà come stupefatta di avere visto per la prima volta la luce. Uno squarcio nel sipario. Sono arrabbiata con me per avere sprecato parte della mia vita ma non per quello che questo matrimonio mi ha dato: un meraviglioso figlio che lui ha perso e mai capirà. Ciao al mondo nuovo. Foto di Paula Grenside

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Inquieta, ribelle, forse folle o forse no

Scrive Laura60: Dopo gli anta si manifestò la mia “follia”, almeno così qualcuno la chiamò, così l’avrebbe chiamata mia madre se fosse stata in vita. La follia forse era solo un modo, l’ultimo che inconsciamente mi rimaneva per essere ascoltata, capita, accontentata e sì, io volevo solo essere “accontentata”ogni tanto e che si capisse che siccome mi comportavo da madre, donna, moglie quasi perfetta e ci credevo in questo allora avrei voluto ogni tanto uscire da questi schemi…non per fare cose che potessero nuocere, ma solo per non intristirmi in una vita dove mio marito con l’appoggio anche di mia madre dava la priorità ai figli, ai genitori, al lavoro e sacrifici vari. Essendo poco ascoltata caddi in depressione cosa di cui comunque non do colpa agli altri, magari fa parte del mio dna, ma certamente i mei non mi hanno molto aiutato in questo senso. Ho dovuto cavarmela da sola, attacchi di panico compresi, periodo terribile. Poi le vicende della vita: malattie gravi dei genitori, responsabilità dei figli , tradimento di mio marito, mi portano a darmi coraggio e infatti li affronto alla grande. I figli poi crescono, i genitori non ci sono più, ho perso tanti amici, mi dico basta e riprendo in mano la mia vita…comincio a uscire con qualche amica conosciuta nel web puntualmente, non so perchè, giudicata puttana da mio marito… Non so il perchè, vado a ballare, conosco una persona e mi innamoro, faccio follie anche se con qualche momento d’ansia, ma è come una seconda giovinezza…week end, serate romantiche, comincio a disamorarmi anche se già forse lo ero di mio marito, non frequento più sua madre donna possessiva e autoritaria, insomma mi diverto! Noto con piacere..a 57 anni di piacere ancora..poi il crollo, la cosa si sa, mio marito fa il pazzo, quindi la vergona nei confronti dei suoi parenti.. Anche se si sa che “chi non ha peccato scagli la prima pietra” iniziano anni di inferno, ma non mi lascia, “mi perdona”, un perdono che io non ho chiesto perchè non mi sentivo in colpa, lui poi cambia un po’, capisce anche se non lo ammette apertamente che le colpe sono reciproche, diventa più mansueto e comprensivo con me ed io cambio, divento più gentile e ricomincio a fare “la donna per bene che tiene in piedi la famiglia”.  La persona di cui ero invaghita sparisce, soffro la mancanza ma poi dimentico. Ora la situazione in casa, con una figlia di 35 anni che vive con me e l’altro fuori, è tornata alla normalità o quasi, ma io non rinuncio ai miei piccoli svaghi “leciti”. Non fequento altri uomini però, anche se a volte mi pesa perché mi toglie tempo ad altre cose con cui mi sentirei realizzata, ad esempio ho l’hobby delle foto. Cerco cmq di accontentare la famiglia dove del resto io non lavorando penso sia anche mio dovere dare il mio contributo.Però, e adesso concludo, da un po’ di tempo gli attacchi di panico anche se a periodi sono ricominciati. Beh, avrei voluto scrivere: “e vissero tutti felici e contenti”… no:  “e vissero tutti SERENI e contenti delle piccole cose che la vita, che è dura per i più…ci offre”

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Che soddisfazione i figli !

Scrive Paolo, padre di tre figli grandi: Si sa che noi uomini quando i figli sono ancora bambini non ci dedichiamo troppo a loro e solo quando crescono siamo più presi dal rapporto con loro. Forse per le generazioni dei genitori trentenni e quarantenni di oggi é un po’ diverso, ma io mi ricordo che il sottoscritto e anche i miei amici quando i figli avevano due o sei anni eravamo molto presi dal lavoro e dallo sport e davamo poco tempo ai figli. Adesso i miei figli sono adulti, la maggiore ha 32 anni, la seconda trenta e il terzo é un ragazzone di 25. Ognuno di loro si è fatto una famiglia o vive comunque in coppia e tutti e tre abitano in altre città, il terzo e andato a lavorare in Svizzera. In questi giorni abbiamo deciso di passare qualche giorno insieme in montagna. E’ bellissimo! Che soddisfazione vederli grandi, autonomi, adulti con cui posso parlare di tutto. Li abbiamo cresciuti noi così e vedere come sono diventati mi riempie di orgoglio. Non mi sentirò mai solo, anche se un giorno dovessi ritrovarmi solo, sapendo che loro esistono.

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L’amore a settant’anni

Ospito volentieri questo articolo di Patrizia Belleri che commenta il bel libro “L’amore a settant’anni” di Vanna Vannuccini.

C’è un limite di età per innamorarsi e per vivere una sessualità libera e appagante? C’è sempre tempo per amare, ma soprattutto per vivere con significato tutte le stagioni della nostra vita, anche quando si è “vecchi abbastanza da scambiarci gli occhiali al ristorante per leggere il menu”.

Vanna Vannuccini, giornalista attenta alla questione femminile, fondatrice negli anni 70 della rivista Effe, la prima testata femminista in Italia, affronta l’argomento con un tocco lieve, sempre attenta a non scivolare in prese di posizione definitive. 

Questo libro nasce da un incontro tra vecchie amiche, entrambe giornaliste, in una spiaggia toscana, a chiacchierare del tempo che passa e delle amiche comuni, fino a scoprire che molte di loro stanno vivendo amori appassionati e appaganti esperienze sessuali.  Da qui, l’idea di far parlare donne diverse per età, cultura e ceto sociale, raccogliendone le testimonianze. Fanno parte della generazione di donne che per prime hanno studiato e hanno conquistato un posto nel mondo produttivo. Sono state protagoniste di tante rivoluzioni culturali e sociali, hanno scelto il partner con cui condividere la vita e molte hanno avuto anche il coraggio di por fine a  relazioni ormai prove di significato.   Oggi si sono affrancate da una antica abitudine: valutare se stesse attraverso lo sguardo di un uomo.

L’Autrice racconta vicende a lieto fine, o sfociate in cocenti delusioni, e anche contrastate: sì, perché il pregiudizio è duro a morire e spesso i figli, o l’ambiente circostante, giudicano sconveniente l’amore maturo e lo ostacolano.

C’è chi ritrova l’amore dell’adolescenza e scopre una magia: una sorta di “doppia visione”, come la chiama la sessuologa Judith Wallerstein, grazie alla quale si sovrappongono la visione idealizzata dei ragazzi di allora con quella della donna e dell’uomo maturi di oggi: accade a Phil e Sally, che si sono amati cinquant’anni fa e oggi si ritrovano, forti dell’amore di allora, temprati dalle vicende della vita: “Ricominciamo da qui, tutti e due abbiamo il nostro passato, questo è un nuovo inizio per entrambi”. E che importa se i figli li prendono benevolmente in giro.

Non mancano le delusioni, come accade a Caterina. Poco avvezza a padroneggiare il forte impatto emotivo della comunicazione on line, vive una storia d’amore virtuale, fatta di palpitazioni, tormentate attese di e-mail che non arrivano, fino al crollo finale delle illusioni.   E c’è anche chi non riesce a sottrarsi alla potenza del pregiudizio che si fa crudeltà, anche da parte dei figli.  Accade a Domenica, contadina della campagna ciociara, che  vede sfumare da ragazza il sogno del matrimonio per amore e che, quando questo sogno di profila di nuovo a ottant’anni, viene bruscamente riportata alla realtà dai figli ottusi e insensibili.

Le storie parlano dell’amore tra uomini e donne che hanno saputo guardare oltre il pregiudizio secondo cui le rughe e il corpo che cambia non sono compatibili con la voglia e il diritto di amare ed essere amati. Si può riscoprire una nuova stagione dell’amore, soprattutto se questa è sostenuta anche da valori forti, quali la stima, la complicità, la curiosità intellettuale. E’ una stagione tanto più bella e struggente poiché si ha la consapevolezza che il tempo che rimane è poco, e va vissuto significativamente.

“L’immagine che questi rapporti ci richiamano alla mente è quella del raggio verde – quell’ellisse, quel fascio di luce brillante che compare qualche volta sopra il sole al tramonto – visibile per pochi secondi mentre il sole scende sotto l’orizzonte e cade l’oscurità. Ma forse non è solo l’ultimo raggio del sole che tramonta, hanno detto alcune delle donne intervistate: potrebbe essere il primo di un nuovo sole, che illumini rapporti diversi tra uomo e donna. (pag.16).”

Nell’illustrazione: la copertina del libro di Vanna Vannuccini, L’amore a settant’anni, Feltrinelli, 2012.

Questo articolo viene pubblicato anche su http://www.patriziabelleri.it/ e nel blog “I nuovi senior” dell’International Business Times http://it.ibtimes.com/blogs/i-nuovi-senior/

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L’isola che non c’è

Da parte di Daniela: Io 56, lui 65, entrambi serenamente sposati con altre ottime persone, per pura casualità abbiamo lavorato 15 giorni insieme e ci siamo…innamorati? Piaciuti? Amati? Non ne ho idea. Sicuramente abbiamo entrambi voglia di rivederci e di riprovare le sensazioni provate nelle due settimane e specialmente l’ultima sera quando, sfidando mal di schiena e reumatismi, abbiamo fatto le 4 su di una panchina, abbracciandoci e scambiandoci tenerezze e, l’indomani, lui mi ha detto “ieri ti ho amato”. Un vero bacio no, lui non ha voluto, mi ha detto “se ti bacio non me ne vado più ma se ci rivedessimo finiremmo a letto in 5 minuti”. Io non ero del tutto d’accordo ma …. Viviamo molto lontani e tra qualche giorno avremmo occasione di rivederci e, se lo volessimo, sicuramente potremmo passare la notte insieme. Ci stiamo scrivendo dolci sms però non capisco: perché mi scrive che mi pensa troppo e poi però mi manda rari sms? Che ha voglia di sentire la mia voce ma non mi telefona? Che io gli posso scrivere “tutto quello che mi dice l’immaginazione” ma non risponde alla mia domanda” posso usare la tua mail”? (per sms è complicato!) Insomma, come del resto mi succede da 56 anni, io non capisco gli uomini. Cosa spero raccontandovi la mia storia? Che ci sia qualche affascinante 65 enne che mi dia una spiegazione sul modo di amare alla nostra età, un abbraccio a tutti.

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Donne in rinascita

Rinascere, reinventarsi, scoprire una nuova vita: sono sempre numerose le vostre testimonianze che raccontano della possibilità, pur tra molte difficoltà, di intraprendere un nuovo percorso anche dopo i 50 e i 60 anni. Conoscerle è sicuramente di aiuto e di buon auspicio per tutti.

Ecco qui il messaggio di Gabriella: “Rendersi conto che la tua vita non è finita in conseguenza delle traversie che hai vissuto, ma che hai conservato energie a sufficienza per riemergere e rifiorire è stata per me una grande scoperta.

Reinventarsi l’esistenza e ristrutturare la propria personalità a 50 anni non è cosa semplice: è fatica, dolore e solitudine. Adesso ho 56 anni e sono contenta di essere “rinata” e di provare al mattino la gioia di poggiare lo sguardo sul mondo. Anche in assenza del mio compagno di vita che è morto troppo presto. Gabriella”

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Troppo stagionato?

Da parte di Tiziano: E’ una cosa che mi chiedo in continuazione in questi giorni: sono troppo “stagionato” per buttarmi in una nuova relazione stabile con una donna ? Ne compio 65 tra poco e alle spalle ho un lungo periodo da single, fino ai quarant’anni, poi finalmente mi sono innamorato di quella che è diventata la mia compagna, ma è durata “soltanto” dieci anni e poi abbiamo capito che non poteva continuare. Dopo questo, che per me è stato il rapporto sentimentale più importante della vita, sono tornato a stare da solo. In questi anni non sono mancati dei rapporti affettuosi con altre donne, ma lo sapevo che non ero veramente preso da queste storie. Finché mi è stata presentata da un’amica una persona che ho trovato subito fantastica, con cui ci siamo intesi all’istante e…va bé diciamolo, mi sono innamorato perso. Anche lei ha ricambiato gli stessi sentimenti e stiamo iniziando a frequentarci. Lo so che uno dovrebbe dirsi: sei fortunato, goditela e non farti problemi. Io invece mi faccio venire un sacco di dubbi, perché mi domando se ho ancora l’età per costruire una vera coppia, ad esempio per immaginarmi di andare a vivere sotto lo stesso tetto. Non riesco a nascondermi le difficoltà e le paure di una relazione stabile. Lei ha dieci anni meno di me, è ancora impegnata nel lavoro e la natura alla mia età non perdona, dieci anni di differenza andando avanti saranno tanti. E poi confesso che temo un po’ di senso del ridicolo, ad esempio nei confronti dei suoi figli, nel comportarci come una coppietta di ventenni. E’ vero che a cuor non si comanda ma l’età dovrebbe portare saggezza…  In foto: coppia senior innamorata.

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Posso ancora ricominciare ?

Da parte di Azzurra: Ho sessant’anni, ancora “passabile” almeno secondo me. Sono rimasta vedova a 47, dopo un grande amore lontano e finito..troppi problemi e troppo diversi.. poi c’è stato affetto ma di più amicizia e solidarietà…vorrei poter ricominciare con qualcuno da amare che mi ami, stimarci, condividere, vorrei tanta allegria che sembra non far più parte della mia vita. Ho un figlio che vorrebbe la mia felicità. Lavoro, ma vorrei smettere e dedicarmi, oltre che a mio figlio, che spero autonomo e senza alcun bisogno del mio supporto al piu presto, alla persona che avrò a fianco per vivere insieme giorni davvero sereni, ancora con entusiasmo. La cosa migliore di me è stata sempre l’aver conservato un lato infantile, la capacità di entusiamo, di desiderio, di piccole follie ogni tanto, di sentirsi sempre vivi insieme alla persona che ti sta accanto. Pensate che alla mia età sia ancora possibile?

 

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