Posts Tagged: vita affettiva

Sul sesso dopo i 60

I commenti di Irene, dopo l’articolo di mercoledì sul sesso dei senior: Mi è piaciuta la ricetta della dott. Schwartz (giovedì trippa, venerdì sesso), ma al di là del sorriso, questo è per me, il vero tasto dolente dell’invecchiamento e scrivo per capire se sono io ad avere una sbagliata visione del problema o altri(e) la condividono. Sono reduce da un lungo matrimonio in cui l’intesa sessuale era decisamente buona e aveva un’importanza rilevante nel rapporto, ma questo mi ha portato ad esigere molto: io non voglio “fare sesso”, io vorrei ancora “fare l’amore” , cioè l’insieme di attrazione e desiderio, affetto e complicità dove anche l’estetica è importante (guardarsi è un piacere irrinunciabile), ma non riesco a superare nè l’imbarazzo di presentare un corpo che ogni giorno è meno attraente, nè la paura di trovare sgradevole la vecchiaia dell’altro e mettermi con uno più giovane mi farebbe sentire ancora peggio. Se si ha la fortuna di stare con il partner da molto tempo, il deperimento fisico è vissuto gradualmente e insieme, quindi è accettabile e le eventuali differenze di atteggiamento riguardo al sesso non sono che un aspetto delle normali differenze che ci sono in una coppia anche sugli altri fronti . La cosa cambia se si parla di prima volta.

  Ricordo di aver letto tanti anni fa un romanzo di Garcia Marquez in cui il   protagonista, avanti con gli anni, temeva che al primo incontro con la donna che aveva inseguito per tutta la vita, lei fosse delusa dalla sua pelle che “odorava di vecchio”. Questo è il problema e non ci sono soluzioni, io l’unica cosa che sono riuscita a fare è rimuoverlo, riempiendo la mia vita di altre cose gratificanti e oggi posso dire di essere contenta. Ma se se ne parla è come parlare di una persona molto amata che è venuta a mancare: uno struggente desiderio di rivivere alcuni momenti .

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La dottoressa Schwartz e il sesso dopo i 50-60 anni

La dottoressa Pepper Schwartz è un’ accreditata esperta americana di sessuologia e di relazioni di coppia specializzata sugli over 50, nonché columnist nel più diffuso portale americano dedicato ai senior, quello collegato all’associazione AARP, dove cura la rubrica “home, family, sex and intimacy”.  I suoi più recenti contributi sul sito AARP toccano temi come la frequenza dei rapporti sessuali dopo i 50- 60 anni, gli effetti sulla vita di coppia delle bugie che i coniugi si dicono, come affrontare le differenze di desiderio sessuale nella coppia di una certa età, eccetera.

Fin qui, niente che suona particolarmente strano all’orecchio europeo, per lo meno al mio.

E’ quando si entra nel merito degli argomenti che non riesco a trattenere il sorriso.  Possibile che i cugini americani su qualunque argomento, pure il sesso, debbano proporre dei decaloghi, il vademecum delle giovani marmotte ?

Ecco un esempio: alla domanda “cosa fare quando il vostro partner vuole più o meno sesso di voi ?”, la risposta è data da “7 steps per risolvere il problema delle differenze di desiderio”.

Pare che questo sia uno dei problemi che più spesso vengono portati all’attenzione dei sessuologi dagli over 50.  E il primo step raccomandato dalla Schwartz mi sembra ragionevole: domandati se è davvero un problema di sesso o dietro non c’è qualche altra ragione, qualche altro desiderio affettivo da soddisfare.

E’ il secondo punto che comincia a darmi qualche brivido: negozia la frequenza degli incontri sessuali e arriva ad un compromesso esplicito su quante volte alla settimana e al mese. Al terzo punto penso che sia uno scherzo: fissate le date, in quali giorni del calendario farete sesso. Non è uno scherzo, l’argomentazione è pure articolata: chi ha più desiderio è rassicurato dal sapere che quel giorno il sesso non potrà mancare, a sua volta il partner che ha meno desiderio è tranquillizzato che non si andrà oltre le date stabilite. Da quel momento, dice la Schwartz, le tensioni di coppia diminuiscono. E se il giorno stabilito non si è nello stato d’animo giusto ?  Poco probabile – è la risposta – le date pianificate avranno sicuramente reso più facile il rapporto e comunque non provatevi a sgarrare nel giorno predestinato (è il quarto punto) o a ridiscutere le date (quinto comandamento).

Fermiamoci qui. Solo un appello vorrei aggiungere: sessuologhe e sessuologi di casa nostra, ditemi per favore che riuscite a fare bene il vostro mestiere anche senza passare dai decaloghi!

Per chi vuole leggere l’originale: http://www.aarp.org/home-family/sex-intimacy/info-06-2012/steps-to-resolve-sexual-desire-differences.1.html

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Una vita fatta di sconfitte

Ho ricevuto da Elisabetta la sua storia, sicuramente densa di episodi drammatici. Dato che il suo scritto era troppo lungo per questo blog, le ho chiesto il permesso di ridurre e sintetizzare alcune parti. A Elisabetta direi, avendo letto delle sue vicende, che la sua non mi sembra una vita di sconfitte, ma di difficoltà, peraltro sempre superate e, come dice la sua conclusione, con un occhio che ancora oggi è capace di rivolgersi al futuro.

Ho 67 anni ma me ne danno sulla cinquantina. Sono una donna sincera, forse troppo, amo la trasparenza, credo sempre nel prossimo nonostante le varie scornate prese, amo leggere, camminare col mio cagnolino sulle colline qui vicine a casa mia, amerei avere tante amicizie, ma…questo è il punto.

A 21 anni mi sono sposata con un Ungherese, aspettavo un figlio che è nato prematuro e quando doveva uscire dall’ospedale (io dopo 40 giorni attendevo già un’altra creatura), improvvisamente è mancato. L’ho visto sotto la tenda ad ossigeno, pieno di aghi e cannule, insomma ero una madre che soffriva molto. Sei mesi dopo è nata mia figlia. Anche lei prematura…e quindi io ho avuto un collasso per la paura, e mio marito, che voleva starmi accanto, alla notte ha iniziato con tosse continua. Quando sono stata dimessa, mio marito peggiorava sempre più. Il peggioramento lo aveva ormai costretto a letto e si lamentava con me e soffriva, non era da lui il dirmi che stava malissimo. Allora mio fratello, medico, dopo varie visite qui a Verona ha portato mio marito da uno specialista a Venezia. Non c’era nulla da fare, il cuore era molto compromesso e la vita sua sarebbe stata quella di uno da letto e poltrona. E’ stato portato a Padova, io ero in procinto di trasloco per avvicinarmi ai miei quindi mi dividevo tra il trasloco, mia figlia all’ospedale qui a Verona e mio marito a Padova. Un giorno, all’improvviso la situazione è peggiorata, sono corsa all’ospedale di Padova e nel giro di poche ore mio marito è morto. Ricordo il rientro a Verona come una specie di incubo…ancora non avevo superato quello di mio figlio, ero ormai senza più alcun interesse…ma perché tutti facevano quello che dovevano fare…se per me il mondo si era fermato? Perché la vita procedeva per gli altri? Ero sempre coccolata da fratelli e genitori, ma a 23 anni ho dovuto lavorare per mantenere me e mia figlia che grazie a Dio è tornata a casa con me.

Ero una specie di larva, pesavo 40 kg. ed avevo paura di tutto, degli spazi aperti, di affrontare gente nuova, di stare sola, di morire anche se avrei voluto, di vivere perché non sapevo più cosa avrei fatto…insomma per me era diventato un inferno questo mondo. Ma al lavoro non potevo permettermi di fare sbagli…mi avrebbero presentato la porta e mandata a casa. Ero stata accolta con affetto da tantissimi, ma il lavoro era lavoro. Appena potevo scappare a casa ero solo e tutta per la mia bambina. La sola ragione di vita era lei. Io ero una specie di funerale di terza classe, sempre triste, non avevo in mente nulla che potesse rallegrarmi, insomma ero come una novantenne senza alcuno scopo. Ho fatto 25 anni così con la mamma anziana, però sulla mia strada si era messo un Sacerdote del Rinnovamento nello Spirito. Fra pianti continui, e il suo sostegno, piano piano sono diventata un’altra persona. Ho iniziato ad essere sicura di me, a voler vivere, ad amare, uscire con mia figlia, insomma ho ritrovato in Dio, un Dio vero, non un Castigatore…o peggio! Mia figlia a 23 anni si è sposata con bravissimo ragazzo, ma per me è stato un trauma anche quello. Dopo circa due anni a 44 anni circa sono diventata nonna…e una nonna molto piacente e giovane. Toccavo il cielo con un dito. Però…avevo dentro la voglia di avere ancora accanto a me una persona che mi amasse. E’ arrivato (dopo svariate conoscenze, finite anche quelle tragicamente molte, ed altre invece proprio non erano adatte a me) tramite il sacordote, un vedovo con tre figli. Io non ne volevo sapere, ma lui non mi dava tregua. L’ho fatto penare…parecchio, io avevo soldi da parte, avevo un ottimo stipendio, un appartamento mio sul Lago che affittavo…insomma stavo bene. Tre figli non miei mi spaventavano. La mamma era parecchio avanti in età e mi prendeva molto tempo, spesso anche la notte, ed inoltre avevo il lavoro.
Pian piano ho conosciuto meglio questo uomo, aveva dei valori in sè…un’anima talmente bella, era una persona pulita, con principi saldi come volevo io…e ad un ritiro del Rinnovamento appunto, ho capito essere lui quello giusto.
Ci siamo sposati, io in bianco anche se coll’abito corto, e come testimoni io mia figlia e suo marito e lui i suoi due figli maggiori. Mi sentivo la donna più felice e realizzata del mondo. Ma è durato poco. Dopo circa due anni i suoi figli hanno iniziato a lamentarsi perché vivevano in casa del padre..ed erano spesati in tutto….Io avevo acquistato un appartamento dove stare tutti assieme, ma nonostante ai due ragazzi maschi io piacessi molto il maggiore ha preferito rimanere là, spesato di tutto poiché non aveva lavori….Quindi mio marito che mi aveva voluta a casa, si trovava col suo stipendio a dover mantenere due famiglie in toto. Ormai non ce la facevamo più poiché anche io avevo messo tutto ciò che possedevo a disposizione della famiglia. Invece niente…allora sono iniziati gli avvocati messi dai figli contro papà, e mio marito iniziava ad essere strano di carattere, ed io imputavo tutto a nervosismo. Ma una visita neurologica ha rivelato una rarissima malattia degenerativa, incurabile, che in poco tempo lo ha portato in rianimazione, e poi a casa con un letto di ospedale, con cannula tracheostomica e PEG, il buchino nello stomaco per cibarsi. Dipendeva da me completamente. Anche qui mi sono rimboccata le maniche ed ho iniziato a fare l’infermiera, insomma ero sempre attenta a tutto. I figli non si facevano mai vivi, solo l’avvocato perché loro dicevano che io avevo rubato al loro padre, insomma mi trovavo in una situazione di dolore continuo. Ho vissuto fra 4 mura con lui per quasi quattro anni. Una mattina stava peggio del solito, l’ho portato subito in ospedale, lì l’hanno operato per un ernia, ma poi non si riprendeva e ad un certo punto ha avuto un collasso cardiocircolatorio e non sono riusciti a prenderlo. Ricordo il funerale, i figli che non sono nemmeno venuti al cimitero e la fine di tutto.

Dopo pochi mesi mia cognata mi ha portato un cagnolino e con lui, piano piano, sono riuscita ad uscire di casa, ho ricominciato a frequentare persone con i cani, lentamente e con molto dolore la vita è ripresa. Ora sono qui, col mio Frisbee, mia figlia lavora ed in più con tre figli ed una casa grande ed un marito ha poco tempo, viene a mangiare da me al venerdì sera e al sabato….Qualche domenica vado da mia sorella con mio fratello a giocare a Burraco, avrei ancora il desiderio di un affetto ma ho paura, anche se non credo affatto alla predestinazione, non ci credo. Sono una tosta ora, e non penso affatto che Dio mi abbia voluto sempre dare situazioni simili solo per dirmi che io non devo sposarmi. Non lo penso affatto, ma diciamo che non faccio nulla per avere nuovi incontri.
Questa è stata la mia vita…anche se sono molto attaccata a questo dono che Dio mi ha dato, la considero bellissima e proprio per le difficoltà avute anche piena, ed inoltre con un bagaglio tale di esperienza che mi ha dato la possibilità di capire tante cose. Ora comprendo la gente che soffre e condivido con loro, mi avvicino io a chi sento aver bisogno di una parola, anche se ne ho tanto bisogno anch’ io.
Ora ho ancora grane giudiziarie, ho saldato debiti facendo altri debiti con la banca e con i miei familiari, sono in difficoltà economiche, ma non me la prendo più di tanto…quello che sarà sarà, credo che anche per me ci deve essere uno spiraglio di serenità…e ci credo con tutta me stessa. Penso sia abbastanza…questo ho passato…ma è passato!!! Ora vediamo cosa mi riserva il futuro in cui credo molto!

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Vegetale Umano

Ho voluto abbinare la storia ricevuta da Maria con un commento lasciato da Daniela ad una storia precedente. Maria per parlare di sè intitola la sua storia “vegetale umano” e basta questo per capire il suo stato d’animo. Daniela avverte la possibilità di cadere in depressione e l’addebita alla situazione generale. Che sia derivante da una situazione esterna o da una voragine interiore, certo in entrambi i casi è alto il rischio di vivere la prossima fase di vita al ribasso, senza accorgersi delle possibilità che l’esistenza ci offre sempre, persino quando non le cerchiamo e anche quando la solitudine la fa da padrone.

Maria: Sono una sessantenne da poco anagraficamente, ma con una vita e una storia di almeno ottanta. Dopo non aver vissuto la mia adolescenza, essendomi sposata giovanissima, ho dedicato e costruito la mia vita aggrappandomi alla famiglia ed ai due figli ; da anni sono vedova , e mi ritrovo con una voragine dentro incolmabile , e senza altri interessi , che ho sempre cercato di programmare nella mia mente , ma non riesco a trovare con la forza fisica e con il cuore. Sono stanca di sentirmi ripetere da tutti , compresa la terapeuta, devi reagire, ma non ci riesco, forse sono anormale , o come dicono, è l’amore che può tutto e io amore non ce n’ho. Aiutatemi !

Daniela: Tra due mesi saranno 57, sono single senza figli con cane, un lavoro statale, il mutuo ecc. e forse di anni me ne sentirò anche qualcuno in meno ma la situazione che viviamo non risparmia nessuno e a quasi sessantanni può farci cadere facilmente in depressione.

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Coppie over 50 di lungo corso

Se ti sei sposato, o hai cominciato a vivere insieme, verso i 22-25 anni (questa era l’età preferita dai baby boomers), senza che il tuo rapporto sia naufragato, a 55 anni hai già trascorso insieme 30 anni e davanti a te ci sono con buona probabilità altri 25-30 anni da condividere.

Come l’individuo, anche la coppia sperimenta una novità derivante dalla aumentata longevità in salute: molti anni in cui non si è più la classica “coppia adulta”, ma non si è nemmeno ancora una “coppia di anziani”. Anche per la coppia dunque, 15-20 anni di vita in più da inventare, senza modelli da copiare.

Si è ancora vitali, pur con energie calanti.  Si è ancora aperti al mondo, capaci di godersi le piccole cose del presente e di guardare avanti al futuro, pur con desideri affievoliti ed entusiasmi controllati. La libido di solito non se n’è andata del tutto e sessualmente si rimane moderatamente attivi.  E spesso si gode di più tempo per la vita di coppia di quando gli impegni lavorativi e familiari erano più intensi.

Che cosa cercare nella coppia in questa fase della vita? Se la coppia è di lungo corso (malgrado il numero crescente di separazioni anche dopo i 50 anni, è questa la formula che rimane statisticamente più diffusa) ed è stata capace di mantenere un rapporto affettivo, è probabile che in questi anni si possa far leva su una facile intesa, su una certa complicità e solidarietà, su una agevole comprensione reciproca. Già raggiungere questo è una grande impresa e un gran successo !  Ma probabilmente c’è una sfida ulteriore per la coppia senior: far sì che possa essere anche l’occasione di nuove esplorazioni e nuove scoperte insieme.

L’argomento “Vent’anni di più in coppia: una diversa vita relazionale e affettiva”  viene approfondito nell’omonimo capitolo del libro “I ragazzi di sessant’anni”.

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Non sono banalità

La riflessione di Giovanna, che ha trovato la sua strada per la felicità e per conquistare un grado di saggezza in più:  “Adoro i miei 55 anni, ma non fraintendetemi, ho una vita difficile come tanti, ma quello di bello che amo di me ora è la saggezza che mi sono conquistata lavorando duro su me stessa. Ho scoperto, con la menopausa, la voglia prioritaria di amarmi e non farmi più del male. Il marito, i figli, il lavoro…..sì tutto molto importante, ma io sono al primo posto!!! Non è egoismo, è voglia di amore, di quell’amore verso te stessa che non ti può dare nessuno e che non puoi avere a nessun prezzo. Me lo devo, perche me lo merito. E non è banalità: se stai bene con te stessa, stai bene con chi ti circonda e sei un bell’esempio per i tuoi adorati figli. Sono una restauratrice d’affreschi.”

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Cosa rende felici oltre i 50 anni

La buona notizia è che la larga maggioranza, il 68%, dice di essere felice. La cattiva è che gli indicatori della felicità sono in peggioramento.

Così secondo uno studio di AARP, una delle principali associazioni USA, non profit e non partisan, che ambisce ad aiutare le persone dai 50 anni in su ad essere indipendenti nelle scelte e a migliorare le loro vite.   Come mi racconta un’amica senior americana, non tutti i suoi concittadini sono contenti quando a 50 anni ricevono la tessera che l’AARP invia, però non c’è dubbio che quando questa associazione fa una ricerca, come questa sulla felicità, bisogna tener conto delle sue conclusioni, se non altro per spiegare la realtà d’oltroceano.

In linea con altre ricerche sul’argomento, risulta che tra i 50 e i 55 anni le persone che si dichiarano “molto felici” sono al minimo (il 16%), probabilmente perché pressate tra gli impegni di lavoro, le rette da pagare per gli studi dei figli e il primo accudimento dei genitori anziani. Ma verso la fine dei sessant’anni, anche qui confermando altri studi, i “molto felici” diventano più numerosi, il 24%.

Cosa rende felici le persone e i senior in particolare ? Come spesso succede, ricerche e buon senso comune arrivano alle medesime conclusioni.    Famiglia, amici e buona salute sono, in grande sintesi, l’elisir della felicità, sempre ma in particolare oltre i 55-60 anni.

Uno dei fattori più correlati alla felicità è la buona salute. Chi è in buona salute spesso ritiene di avere ancora un buon controllo sulla propria esistenza e coloro che pensano di avere controllo sulla propria felicità sono 2,5 volte più felici di chi invece ritiene che la felicità sia fuori dal proprio controllo. “Se pensi che l’essere felice sia nelle tue mani, allora ecco che molto probabilmente lo sarai effettivamente”, questa sembra essere una delle formule magiche.

La famiglia e gli amici hanno un ruolo particolarmente significativo.  I due principali fattori che per il 72% degli intervistati contribuisce “molto” alla loro felicità sono: uno il “vedere i figli, i nipoti o comunque dei parenti stretti aver successo in quello che vogliono ottenere”, l’altro “baciare e stringere a sé le persone cui si vuole bene”. Per fare un confronto, solo la metà è reso felice dall‘”ascoltare la musica che piace” o dal “progredire nel raggiungimento dei propri obiettivi”. L’avere denaro, come si sa, non dà la felicità, però chi ha problemi economici è meno felice degli altri. E il rapporto con il fido cagnolino o con il gatto di casa sembra, soprattutto per le donne più in là negli anni, essere fonte di benessere assai più della rete di relazioni su facebook.  Sono conclusioni che valgono anche per noi italiani ?

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Neoseparate battono neospose 2 a 1

In un precedente articolo segnalavo che i matrimoni sono numerosi anche dopo i 50 anni e che non mancano neppure tra gli over 60.    Ma il numero delle separazioni tra i senior è assai più elevato di quello delle nozze.

Le rilevazioni rese pubbliche dall’Istat consentono di confrontare la situazione dei matrimoni nel 2010 (dati diffusi poche settimane fa) con la situazione delle separazioni nel 2009 (dati diffusi nel 2011). Dalle tabelle Istat emerge che gli uomini oltre i 50 che si sono separati sono stati ben 23.372 in un anno, a fronte di 16.460 che invece si sono sposati.

Ma è soprattutto tra le donne che il confronto mette in luce un dato significativo: nel periodo considerato 15.610 donne al di sopra dei 50 anni si sono separate, quasi il doppio di quelle che hanno contratto il vincolo matrimoniale, che sono state 8.797.   E questo, come fa notare l’Istat nel suo commento, all’interno di un trend di crescita nel tempo di separazioni fra ultrasessantenni.

I dati confermano una tendenza che gli osservatori del costume da qualche tempo rilevano, e cioè la crescente disponibilità delle donne a rimettersi in gioco anche ad età in cui un tempo si pensava che tutte le partite fossero chiuse.  Non è un caso, come testimoniano molti operatori del settore, che spesso siano proprio le donne ad intraprendere la strada della separazione.

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I senior all’altare

L’Istat ha diffuso poche settimane fa le conclusioni del suo studio sulla situazione dei matrimoni in Italia che, i dati si riferiscono al 2010, sono stati in totale 217.700.

I senior, come si deduce da questa breve analisi che vi propongo, fanno la loro parte.

Le donne sopra i 50 anni che si sono sposate, con rito religioso o civile, sono state 8.797 e di queste, ben 2118 avevano più di 60 anni.      Gli uomini over 50 che hanno fatto il grande passo sono stati ben più numerosi: 16.460, dei quali 6.427 avevano più di 60 anni.

Si sono sposati celibi e nubili, vedovi e vedove, divorziati e divorziate.     Sia tra gli uomini sia tra le donne fanno la parte del leone i matrimoni fra divorziati: 2.311 donne divorziate oltre i 50 anni che hanno sposato divorziati e 3.946 uomini della stessa fascia di età che si sono sposati con divorziate.

Tanti anche quelli che a questa età (over 50) si impegnano per la prima volta in un vincolo matrimoniale: 5.967 celibi che sposano nubili, vedove e divorziate e 3.540 nubili che sposano celibi, vedovi e divorziati. Meno inclini ad un nuovo matrimonio sono soprattutto le vedove: solo 900 vedove oltre i 50 anni si sono risposate, a fronte di 2.171 vedovi che hanno fatto altrettanto.

Alla prossima puntata il confronto con le separazioni dei senior.

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La mia travagliata vita!

Scrive Laila: Sono una donna di 55 anni con un vissuto a dir poco travagliato; madre di 4 figli, due storie importanti ma distruttive e nonna di tre nipoti. Il mio sogno era di costruire una famiglia solida e di condividere con il partner, i figli e gli amici una vita serena ! Mi è sempre piaciuto viaggiare ma ancora adesso non mi è possibile. Faccio il resoconto della mia vita e mi rendo conto che delle donne alla mia età si sono già realizzate, mentre io sono qui ancora che combatto con sempre meno grinta e positività. Scusate, il mio è uno sfogo pessimistico ma ora è questo che sto provando!

Ieri sul blog ho pubblicato la storia di Anna che a 65 anni, dopo mille traversìe, finalmente si sente sè stessa e si considera realizzata. Oggi pubblico la tua, cara Laila, che invece ti senti in uno stato d’animo da sfogo pessimistico. “Sono ancora qui che combatto…” dici. Temo che questo ci accomuni tutti: tutti continuiamo a combattere le nostre battaglie quotidiane anche da senior, il paradiso dorato fatto di serenità costante è solo nel mondo dei sogni e naturalmente alla nostra età le energie non sono proprio le stesse di una volta (ma la saggezza forse è cresciuta e ci permette di combattere facendoci meno male). A 55 anni hai ancora la possibilità di pensare a come realizzarti nei prossimi venti, non è solo un momento di bilancio rispetto ai sogni passati. Magari scopri di avere nuovi sogni, ma mi raccomando non sognare solo di mari placidi e sereni !

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