Posts Tagged: vita attiva

Ursa minor

Scrive Renata: “Ciao a tutti coloro che mi leggeranno!
Sono una signora sessantenne, di Roma simpatica e giovanile, che pratica pilates e yoga, fa volontariato in una struttura oncologica: da qui ha imparato a vivere con giusto distacco ed a collocare gli eventi nelle opportune priorità.
Perchè mi sono appellata “ursa minor”? vivo spesso nella mia tana, anche se non mi dispiace la compagnia.
Figli grandi, autonome, vivo da sola, potrei dire felicemente, gestendomi i tempi e i modi della giornata secondo il mio criterio, ormai irrinunciabile .
Ci sono altri orsi in giro??”

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Stili di vita all’insegna del benessere

I risultati di un’indagine GfK Eurisko sui Nuovi Senior.

“Generazione Senior – I nuovi stili di vita all’insegna del benessere” è il titolo dell’indagine commissionata dall’Osservatorio Yakult (l’azienda che fa probiotici) a GfK Eurisko. I risultati dell’indagine sono stati presentati e commentati mercoledì sera nel corso di un evento a Milano: al tavolo dei relatori, moderati dalla giornalista Cecilia Ranza, oltre al sottoscritto che raccontava de I ragazzi di sessant’anni e delle trasformazioni nei modelli di comportamento delle generazioni dei 55-75enni, sedeva Isabella Cecchini, direttrice del Dipartimento di ricerche sulla salute di GfK Eurisko.

Lo studio presentato dalla Cecchini è stato svolto a livello nazionale su 1000individui senior con reddito familiare mensile netto di 1500 euro e oltre. I ricercatori hanno indagato per capire chi sono i NUOVI SENIOR, cosa fanno, perché sono più felici dei senior tradizionali, a cosa aspirano, e, soprattutto, che cosa desiderano fare nella seconda metà della loro vita. Le conclusioni di GfK Eurisko sono che I Nuovi Senior in Italia sono 2.400.000 (sui circa 13-14 milioni di Italiani tra i 55 e i 75 anni), sono persone attive e soprattutto sono dedite alla cura di sé: fanno sport, sono attenti a quello che mangiano, utilizzano le ultime tecnologie per comunicare, vanno spesso a teatro e al cinema e ad eventi culturali, hanno una vita sentimentale e sessuale soddisfacente. Rispetto ai cosiddetti senior tradizionali si sentono molto più in forma, hanno più amicizie, più interessi e progetti, meno paura di ammalarsi e meno paura del futuro.

Isabella Cecchini ha accettato di rispondere ad alcune domande che le ho posto su aspetti specifici dell’indagine e sui comportamenti di questa robusta “avanguardia senior”.

In che modo si esprime la maggiore attenzione alla cura di sé da parte dei cosiddetti Nuovi Senior ?

“I Nuovi Senior curano se stessi molto di più rispetto ai senior tradizionali facendo attenzione alla propria bellezza e alla propria salute (più del doppio, 74% vs 33%) praticando sport (vanno in palestra molto di più, con un rapporto di 12 a 1). Inoltre rivolgono grande attenzione all’alimentazione, che viene percepita come elemento fondamentale di prevenzione: il 73% infatti riduce zuccheri, sale, grassi e alcool.”

Cosa caratterizza i Nuovi Senior nell’utilizzo del tempo libero ?

“Amano trascorrere il proprio tempo libero cercando stimoli sempre diversi in ambito culturale. Frequentano cinema, teatro e musei: ci vanno il triplo rispetto ai senior tradizionali (73% vs 28%), e leggono tanto (più del doppio rispetto ai senior tradizionali) a scapito della tv, che guardano la metà del tempo rispetto ai coetanei più tradizionali”

E che rapporto hanno con la tecnologia ?

“Sono anche molto attivi nell’uso delle tecnologie e dei social network: ad esempio negli ultimi tre mesi si sono collegati il doppio a internet rispetto ai senior tradizionali (51% vs 27%) e usano il triplo i social network 22% vs 7%)”.

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Disoccupata mi sono riciclata a 54 anni

Da parte di Anna59: Ho letto l’articolo share housing e la trovo una splendida finalità. Forse perché mi piace la compagnia ma anche la solitudine. Il mio progetto di vita però è quello di cercare un lavoro. Da assistente ufficio acquisti di una multinazionale mi sono ritrovata disoccupata a 50 anni.
Ho utilizzato l’anno di disoccupazione per fare il corso OSS operatore socio sanitario e ho lavorato per due anni, a tempo determinato, in una grande RSA pubblica per assistenza anziani. Devo dirle che mi sono trovata molto bene perché, nel piano degli ospiti che ancora erano lucidi, cercavamo di rispettare (nel limite dei tempi e delle priorità preposte per seguire 22 ospiti in reparto), le esigenze del singolo ospite nella sua individualità. E’ però vero che gli ospiti, il più delle volte, devono essere “spronati” a camminare e a svolgere attività con animatrici e/o con fisioterapisti.
Ecco, se la salute mi assisterà, mi piacerebbe poter prima di tutto condividere la mia vecchiaia con mio marito, ma è anche vero che per gli anziani non ci sono molte opportunità di incontro con altri coetanei. Questo è un peccato perché interagire con altre persone ci mantiene attivi.     Saluti Anna59

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Il gioco delle generazioni

Bisogna uscire dagli stereotipi quando si parla di rapporti tra generazioni. Lo fa in questo articolo Francesco Marcaletti, docente presso il Dipartimento di Sociologia dellUniversità Cattolica di Milano, che ha scritto questo contributo per I ragazzi di sessantanni e per il blog I nuovi senior, blog ospitato dal giornale on line International Business Times. 

Scrive Francesco Marcaletti: “I risultati della ricerca Censis titolata Gli anziani, una risorsa per il Paese, presentata di recente a Bergamo, hanno trovato eco rimbalzando nei siti degli organi di stampa e venendo ripresi in vari blog e pagine web (si veda per esempio la Repubblica on line del 19 ottobre scorso). Il dato che maggiormente è stato enfatizzato è quello riguardante gli squilibri demografici che porterebbero, entro la metà del presente decennio, allequivalenza – in termini quantitativi – tra popolazione 15-34enne (in calo) e popolazione ultra 65enne (in crescita). La ricerca naturalmente dice molto di più, ma risulta interessante discutere ciò che ha suscitato più che la sua sostanza. Perché limpressione che i suoi risultati hanno sollevato, ovvero che i giovani siano sempre di meno e ancor meno stabilmente inseriti nel mercato del lavoro, laddove i nonni siano sempre di più ancorché in misura crescente attivi economicamente, rappresenta ormai un tratto del sentire comune nel nostro paese, prima ancora che una evidenza empirica che è possibile rintracciare nelle maglie delle analisi dei dati di fonte istituzionale.

A leggere la nota stampa del Censis prima, e il rapporto di ricerca poi, il quadro delineato dai risultati è certamente ricco e sfaccettato. Talmente ricco da domandarsi perché giungere poi – come sempre si sta tendendo a fare quando se ne discute – a ridurre la questione del cambiamento demografico che stiamo attraversando a una contrapposizione tra i più giovani e i più anziani.

Perché è vero che nellultimo quinquennio il numero di giovani occupati è andato declinando e invece quello degli adulti ha confermato il suo crescendo. Ed è altrettanto vero che queste tendenze possono in parte essere ricondotte a meccanismi tipicamente di mercato del lavoro, ovvero di una domanda che si orienta verso unofferta di un certo tipo (gli adulti) a scapito di unaltra (i giovani). Ma in realtà c’è di più.

Un elemento che merita di essere commentato è proprio quello che riguarda le tendenze allimpiego di quelli che in lingua inglese sono etichettati come older workers e che in italiano chiamiamo in modo improprio lavoratori anziani, ovvero i 55-64enni. È certamente nellevidenza dei dati il fatto che il tasso di occupazione di costoro nel corso degli ultimi anni si sia incrementato, così come lo ha fatto quello degli ultra 65enni, e anzi guardando alle diverse classi che compongono la popolazione in età attiva in realtà gli older workers sono gli unici che hanno fatto segnare non un arretramento ma un avanzamento in periodo di crisi. E tuttavia, come si è detto, questo non è primariamente un risultato dovuto al riorientarsi della domanda di lavoro verso i senior stessi (fatto che presupporrebbe che i datori di lavoro si indirizzassero per le proprie scelte di assunzione verso una popolazione adulta alla ricerca di occupazione se non addirittura inattiva, da cui la crescita del tasso di occupazione della classe di età 55-64 anni) bensì a quello che prende il nome di effetto coorte, un meccanismo che in tempi recenti si è visto allopera sulla stessa fascia di popolazione e in modo altrettanto evidente in un paese come la Germania, per esempio. Ma cos’è leffetto coorte?

Leffetto coorte deriva dal fatto che ogni classe di età è composta di anno in anno da coorti anagrafiche differenti. Per fare un esempio, nel 2010 tra i 55-64enni figuravano le coorti di nati tra il 1946 e il 1955, nel 2011 i nati tra il 1947 e il 1956 e così via. In questa staffetta delle coorti anagrafiche da una classe di età a quella successiva si trova la spiegazione delleffetto che le coorti stesse tendono a generare nelle statistiche ufficiali. Quello che sta succedendo è che stanno entrando a far parte della classe di età dei 55-64enni le coorti nate a partire dalla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, ovvero una generazione che ha tendenzialmente iniziato a lavorare da diplomata a metà degli anni Settanta, una fase storica delloccupazione a forte espansione femminile: sono infatti gli anni a partire dai quali il tasso di attività delle donne da poco più del 20% inizia la sua lenta ma inarrestabile crescita, ben lungi dallessersi esaurita oggi, quasi quarantanni dopo. In altri termini, coorti differenti portano allinterno della classe di età comportamenti e propensioni – in questo caso alla partecipazione al mercato del lavoro – sedimentatesi nel corso del tempo in maniera differente. Riprova di quanto affermato è proprio il tasso di occupazione delle donne 55-64enni nel nostro paese, cresciuto di quasi 7 punti percentuali negli ultimi cinque anni, contro i quasi 5 punti guadagnati a livello maschile.

Prima ancora che di nonni che tolgono opportunità di lavoro ai giovani, occorrerebbe dunque entrare più da vicino a osservare cosa ciascuna generazione – o meglio, alla luce di quanto detto, ciascuna coorte di età anagrafica – porta alla composizione della fotografia che la tradizionale lettura a partire dalle classiche categorie di età non consente di cogliere. Alla luce di ciò sarebbe poi altrettanto interessante andare a comprendere cosa realmente stia accadendo allinterno delle organizzazioni di lavoro, dove certamente la dinamica intergenerazionale non si riduce semplicisticamente a un gioco di disequilibri tra giovani e anziani ma anzi si arricchisce di un ulteriore elemento fondamentale: il ruolo, la funzione e posizione assunti e assolti dalletà di mezzo. Francesco Marcaletti”

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Passioni !

Grande cosa le passioni ! Sia quelle mai abbandonate sia quelle scoperte solo quando ci si è liberati dagli impegni lavorativi. Sono tanti coloro che raccontano al blog delle loro passioni, come ad esempio Peppe49 e Lara.

Scrive Peppe49: A cinquant’anni son salito in mountain bike e non sono piu’ sceso. La passione allenta i sacrifici iniziali, poi la vera passione crea dipendenza; niente agonismo, ma semplice sfida con se stesso.
Ben vengano gli amici per una sana compagnia, oppure in solitudine per mettere in ordine te stesso con tutti i problemi quotidiani. Ora ho 64 anni, tempo permettendo esco 2 o 3 volte a settimana, sono semplicemente sereno.

 

Da parte di Lara: Lavorare la ceramica lo facevo già al dopo scuola. Non per vantarmi, ma ero abbastanza brava e ho conservato tutte le cose che ho fatto e dipinto da ragazzina. Già allora era una soddisfazione molto grande vedere che dalle tue mani uscivano dei begli oggetti. Poi ho abbandonato ma non del tutto, andavo sempre in edicola a comprare qualche rivista che spiegava come fare. Ho ripreso quando sono andata in pensione e mi sono attrezzata: ho trovato dove comprare il materiale da modellare, ho trovato un posto vicino casa con il forno adatto e ho tirato fuori tutta la mia creatività. E’ una passione che mi riempie il tempo e che mi permette di usare mani e cervello insieme.

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La trasformazione dei nonni

Forse il caso della signora Isabella è eccezionale, però vale la pena di raccontarlo. Isabella ha 80 anni, due figlie quaranta-cinquantenni e tre bei nipotini sotto i dieci anni. Il marito è morto parecchi anni fa, ma non si può certo dire che da lì in avanti la signora abbia sofferto di solitudine e malinconia. Anzi, mentre prima faceva vita abbastanza ritirata, da allora si è intensificata di molto la sua vita relazionale, sia con la frequentazione di vecchie e nuove amiche sia partecipando attivamente ad un paio di associazioni solidaristiche. Ma soprattutto sono molti anni che la signora Isabella viaggia: viaggi in posti vicini e lontani, viaggi brevi di pochi giorni e lunghi di settimane, viaggi a sue spese e ospitata da amici e conoscenti. Mica solo posti sicuri, anche zone difficili dell’Africa e altitudini che da anziani bisognerebbe andarci cauti. Ma Isabella non è preoccupata per i rischi che corre viaggiando, mentre le sue figlie raccontano, tra lo stupore e la delusione, che quando la cercano sono più le volte che non la trovano perché in viaggio di quando invece riescono a raggiungerla a casa. Della “mamma roccia”, come la chiamano, sono orgogliose, ma allo stesso tempo ormai rassegnate che da lei non otterranno alcun aiuto nella cura quotidiana dei bambini. “Ci eravamo illuse – mi dicono –che facesse quel che fanno di solito i nonni coi nipoti, cioè che li tenesse un po’ con sé, che ci desse una mano quando noi siamo a lavorare”.

Ma è proprio vero che è questo ciò che “di solito” fanno i nonni ?  Le indagini finora dicevano proprio così e i commentatori sociali non hanno mai smesso di sostenere che la carenza di servizi per le famiglie con figli fosse compensata dalla presenza dei nonni. Eppure di recente è emerso un dato da una ricerca del Censis che segnala un cambiamento forte di abitudini.

Dice il Censis: “La percentuale di nonni che si occupano direttamente dei nipoti scende dal 35,8% del 2007 al 22,5%, e si contrae dal 17,5% al 9,7% la quota di anziani che si rendono disponibili per il disbrigo di mansioni in casa o di pratiche burocratiche. Aumenta però dal 31,9% del 2004 al 47,9% la quota di over 60 che contribuiscono con un aiuto economico diretto alla vita di figli e/o nipoti.”

Insomma, non sappiamo quanti ottantenni attivi come Isabella ci siano in circolazione, ma sicuramente il modello di comportamento di tanti nonni sessantenni e settantenni non è più quello di una volta: il ruolo che si sta affermando è sempre più di sussidio economico per le giovani generazioni impoverite, però sporcandosi sempre meno le mani con incombenze domestiche, di cura e di servizio. L’affetto verso i nipoti continua a resistere, ma deve coniugarsi con le esigenze di libertà, di movimento e di vita attiva dei nuovi nonni.

 

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Fare quel che piace

E’ ancora attuale il vecchio stereotipo del fortunato 60-70enne che va a godersi il sole e il tempo libero in qualche bel posto beneficiando di una generosa pensione e dei congrui risparmi messi da parte dopo una vita di lavoro? Oppure quest’immagine sta gradualmente diventando un retaggio del passato (ammesso che abbia effettivamente riguardato molte persone), superata da nuovi costumi, da crescenti ristrettezze economiche, da spostamenti in avanti del termine pensionistico, ma anche da scelte individuali di segno diverso?  Ormai sappiamo, e tocchiamo con mano tutti i giorni, che sta emergendo una nuova figura, quella del senior che si colloca in una fase di vita intermedia; intermedia tra quando da una parte s’interrompe o declina l’attività lavorativa che ha dominato la vita adulta e dall’altra parte inizia la definitiva messa a riposo caratterizzata da una pressoché totale inattività. In mezzo ci sta un periodo, che può essere lungo anche dieci o vent’anni, in cui solo una minoranza prosegue l’attività lavorativa di sempre senza sostanziali cambiamenti, ma in cui una minoranza ancora più ristretta prevede la propria giornata seduto sulla famosa panchina dei giardinetti o, se si è più facoltosi, su una comoda sdraio in riva al mare caraibico o sul bordo di una piscina. La maggioranza è attiva e fa altro.

Alcuni trovano un lavoro part time, magari in qualche azienda non profit, o dando una mano nella piccola impresa di famiglia o continuando il rapporto con la vecchia azienda. Per altri, la nuova attività può diventare lavoro di volontariato, così come il dedicarsi intensamente ad un hobby o ad una passione.  Qualcuno trova un nuovo lavoro full time o persino avvia una nuova impresa. Tantissimi (soprattutto tantissime) trascorrono il tempo dedicandosi ai nipoti o prestando cure ai grandi anziani non autosufficienti.

Anche se prende forme diverse da Paese a Paese, la trasformazione del modo di intendere questo tratto dell’esistenza accomuna le società occidentali.  “Viviamo più a lungo e stiamo aggiungendo anni produttivi alle nostre vite” dice ad esempio lo statunitense Richard J. Leider, uno dei pionieri di Life Reimagined, un programma che aiuta le persone a navigare in questa nuova fase di vita. “Siamo desiderosi di usare questo tempo per scoprire nuove possibilità e per fare nuove scelte di vita” aggiunge. Gli americani, ovviamente come da loro costumi, hanno inventato un’espressione per descrivere e studiare la novità: parlano di “encore career”. Il concetto nasce nel 1997, quando un’organizzazione non profit basata a San Francisco (si chiamava Civic Ventures ed è stata rinominata Encore.org) introdusse l’idea, ma è di recente che il concetto ha preso quota.  Secondo un’indagine di questo ente, nove milioni di americani tra i 44 e i 70 anni, questa è la stima, sono impegnati in una seconda “attività/carriera” e altri 31 milioni sono interessati a perseguirne una. Nei prossimi dieci anni, dicono, il 25% dei baby boomers d’oltre Oceano spera di iniziare una nuova attività, profit o no profit.  

Il fatto è che, di fianco alla voglia di un ri-inizio attivo, molti senior si sentono vincolati dal fatto che non si possono permettere di smettere di lavorare perché hanno bisogno di una fonte lavorativa di reddito e quindi non sanno come uscire dal labirinto. Eppure, anche quando non vengono pagati, vogliono rimanere rilevanti, utili e impegnati. “Non siamo ancora finiti” è un sentimento molto diffuso e che descrive bene questo atteggiamento. Il punto è proprio qui: riusciamo a coniugare una necessità (avere risorse per vivere decentemente per molti anni) con un piacere (riuscire a fare in questo periodo della vita quel che risponde di più ai nostri desideri, preferenze, interessi, gusti, anche ai nostri valori)?  

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Le associazioni son la mia famiglia

Da parte di Ortensia: Circa 13 anni fa sono stata lasciata dal vedovo a cui avevo cresciuto negli 8 anni precedenti 2 suoi figli adolescenti; c’è stata di mezzo anche una sentenza del Tribunale Ecclesiastico; credevo di riprendermi in un percorso di coppia a 46 anni, invece debbo ammettere che anche se non ci scegliamo il nostro status civile, le alternative sono occasione di maggior tempra nel carattere e nel riuscire a vivere in casa da soli: ma le associazioni di volontariato mi son state di stimolo per riprendere gli studi di lingue e storia dell’arte; inoltre per 3 pomeriggi, da oltre 10 anni seguo dei percorsi educativi con bimbi diversamente abili: ne ho seguiti 8 su turni di 2 all’anno, così tengo contatti anche con le équipes socio-sanitarie di zona; certo era il mio vecchio lavoro fare l’educatrice, ma ora ho meno quantità di ore e piu’ qualità d’impegno. Ciò che mi mette in crisi son le vacanze, e le domeniche perchè spesso le altre donne mie coetanee hanno i nipotini ecc.; sopperisco andando da parenti lontani o con orticello, bicicletta e piscina, andandoci da sola se non ho compagnia.

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Ciclismo oltre i sessant’anni

Scrive Mario: Quando sono andato in pensione, con alcuni colleghi abbiamo iniziato a ritrovarci per delle passeggiate in bicicletta un giorno alla settimana; poi il gruppo è via via cresciuto di numero. Siamo persone generalmente “over 60″, amanti del cicloturismo praticato a bassa velocità, spesso con la formula “treno + bici”. I nostri percorsi, come lunghezza e difficoltà, tengono conto delle nostre età anagrafiche; nei nostri percorsi cerchiamo di vedere il territorio nei diversi aspetti, quali la storia, l’arte e la cultura; non ultimo, teniamo presente l’aspetto enogastronomico, con le soste a pranzo in trattorie tipiche. Nelle nostre gite si pedala in compagnia, si fanno nuove amicizie e si conosce il territorio, percorrendo strade secondarie pianeggianti e a basso traffico, senza correre e fermandosi quando occorre, per godersi il panorama o per scattare delle fotografie. E, dopo aver esplorato la propria provincia, può venire la voglia di allargare gli orizzonti e affrontare un viaggio su due ruote, una vacanza in sella alla propria bicicletta….abbiamo così organizzato alcune pedalate di più giorni.

Nel nostro cicloturismo tranquillo procediamo con velocità che tengono conto di chi può essere in difficoltà, in modo che nessuno mai si senta “l’ultimo”, rimanendo staccato dagli altri.
Nel gruppo si può sempre dare qualcosa e tutti possono farlo, anche solo un sorriso, un aiuto, una risposta gentile, un incoraggiamento, i propri talenti; questo clima favorisce la collaborazione e la condivisione dei compiti: chi guida la gita, chi scatta le foto, chi solleva lo spirito con il suo umorismo, chi aiuta a riparare le nostre biciclette in caso di forature o rotture,…ecc.
A volte mi hanno chiesto: ma a te, non più giovane, chi te lo fa fare di affrontare queste fatiche, di alzarti a volte anche un po’ presto, per raggiungere il luogo di partenza? Un po’ è la passione, un po’ la nostalgia della giovinezza, quando una biciclettata tra amici rappresentava il modo più semplice e spontaneo per stare in compagnia.

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Il piacere di avere impegni

Scrive Gabriella: Care ragazze e cari ragazzi di sessant’anni, buongiorno a tutti. Una settimana fa sono rientrata in città, vivo a Milano, dopo un lungo periodo in campagna dove ho trascorso l’estate. So che sono fortunata perché posso permettermi vacanze così lunghe, d’altra parte sono in pensione da qualche anno e la casa dove passo l’estate l’avevo messa in piedi insieme a mio marito, che adesso purtroppo non c’è più, quando eravamo ancora giovani. Lì ho moltissimi ricordi e mi piace tantissimo curare il giardino e l’orto, è un posto dove le giornate mi passano veloci e dove mi sento a contatto con la natura. Ci sto bene, però faccio un po’ l’orso e questa invece non è una buona cosa. Anche perché non è completamente nella mia natura starmene da sola, diciamo che mi adatto alle situazioni, se ci sono le condizioni per la solitudine me ne sto da sola, se la compagnia è buona, viva la compagnia ! Adesso che sono rientrata in città, nel giro di pochi giorni mi sono immersa di nuovo nel clima e nel ritmo cittadino, ho ripreso i contatti con l’associazione dove faccio volontariato e mi hanno già coinvolta in due riunioni, mi sono iscritta a un corso di spagnolo, ho organizzato una cena con due vecchie amiche e sto prendendo un impegno con un piccolo editore amico per revisionare dei volumi che vorrebbe ripubblicare (è il mio vecchio lavoro) . Il piacere che ho provato nel ritrovarmi di nuovo attiva ed impegnata, dopo la lunga estate, è stato una bellissima sorpresa. Non che in campagna non fossi attiva (il giardino e l’orto, appunto), ma questi impegni cittadini mi danno una carica e una soddisfazione che non mi aspettavo. Forse sono anche rassicurata dal vedere che posso ancora fare delle cose utili e interessanti malgrado gli anni che passano. Ciao a tutti. Gabriella.  In foto: donna sorridente

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