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Perché i senior fanno volontariato ?

Alle attività di volontariato si dedicano molti senior, in numero crescente nel tempo, partecipando ad associazioni o praticandole per conto proprio. Le attività che vengono considerate di volontariato dai diretti interessati sono estremamente varie ed è difficile enumerarle tutte (vedi ad esempio su questo blog l’esito dell’indagine “vita da senior” proprio su questo argomento http://iragazzidisessantanni.it/vita-da-senior/fronte-volontariato-e-cittadinanza-attiva/volontariato-buone-pratiche/). Quel che però vorrei esplorare qui oggi non è tanto in cosa consiste il volontariato praticato dai senior, quanto piuttosto quali sono le motivazioni che spingono così tanti cinquantenni, sessantenni e settantenni a dedicare parte del loro tempo a queste attività. Quali molle scattano nell’animo e nella mente del senior quando decide, ad esempio, di offrire aiuto e compagnia a malati od anziani che ne hanno bisogno, di assistere dei giovani nel loro percorso scolastico, di prestare gratuitamente la propria opera professionale in centri di accoglienza o di partecipare alle iniziative della protezione civile ? Probabilmente le motivazioni sono tante quante le persone che al volontariato si dedicano, ma mi sembra che alcune siano più diffuse di altre.

La premessa per arrivare ad individuare le principali ragioni che spingono a queste attività è che chi fa volontariato ritiene di fare qualcosa di utile, qualcosa che ha valore per chi riceve le prestazioni del volontario, qualcosa che serve agli altri o all’intera società. Se si perde di vista questo punto, diventa difficile inquadrare l’argomento.

Ma mettere a disposizione il proprio tempo per fare qualcosa che è utile per gli altri, dipende sempre da uno slancio interiore di generosità, di altruismo, di donazione ? Probabilmente no. Sicuramente ci sono tante persone che, per convinzione religiosa, per propria personalità altruistica, per sensibilità agli altri, trovano soprattutto in questo la spiegazione del loro dedicarsi agli altri (spesso sono persone che non aspettano di essere senior per seguire questa strada), ma sono ben diffuse anche altre motivazioni.

Ad esempio, non sono pochi coloro che si avvicinano al volontariato per senso di riconoscenza, non tanto verso una specifica persona, quanto piuttosto riconoscenti del fatto che la vita ha offerto loro delle opportunità e delle soddisfazioni e può anche arrivare il momento in cui si ricambia: “La vita è stata generosa con me, ora posso essere generoso io con gli altri e la società”.  Allo stesso modo è abbastanza facile trovare senior che fanno volontariato soprattutto per una sorta di senso civico, per cui la solidarietà è parte integrante dell’essere buon cittadino e dedicare parte del proprio tempo a queste iniziative è un modo per rispondere ai propri doveri sociali. Slancio generoso, senso di riconoscenza e spirito solidale possono essere dunque importanti “molle” che spingono a fare il volontario.

Ma la motivazione che va capita meglio penso che sia quella di chi si avvicina al volontariato soprattutto per dare un senso ad una fase della vita, quella del senior, che non ha ancora dei canoni ben codificati. In generale, vivere più a lungo di per sé pare non accontenti più nessuno. La longevità risulta un valore positivo se è accompagnata da una salute che consente di non perdere la dignità, ma ancor di più l’idea della maggiore longevità ci piace se nel periodo prima della “vecchiaia vera”, cioè quando possiamo essere ancora attivi, autonomi e decentemente in salute, riusciamo a dar un senso all’esistenza. Da questo punto di vista, fare qualcosa di utile per gli altri e per la società è sicuramente un modo intelligente per dare un senso alla propria vita. Il volontario con questa forte motivazione presta dunque la sua opera pensando di ricevere lui stesso un grosso beneficio da quel che fa: si arricchisce umanamente, trova la ragione per cui vale la pena di vivere ancora intensamente la propria vita, sa spiegare a se stesso il valore della propria quotidianità. Naturalmente questa è una motivazione che si trova maggiormente tra coloro che hanno liberato del tempo dagli impegni più gravosi dell’età adulta e che magari sperimentano un senso di “vuoto”, ma può benissimo essere una molla importante anche per chi, pur continuando ad avere forti impegni lavorativi o familiari, non trova in quegli ambiti abbastanza soddisfazioni.

Personalmente, non credo che una motivazione sia più valida di un’altra e sicuramente nella stessa persona spesso convivono più motivazioni. Però ritengo che i senior che fanno volontariato soprattutto per dare un senso alla propria esistenza devono essere onesti con se stessi e domandarsi se questa loro spinta può essere compatibile con lo svolgere adeguatamente nel tempo prestazioni che con grande probabilità richiederanno forte dedizione agli altri.

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In mare

Ringrazio Beppe che mi ha permesso di raccontare la sua storia, dato che lui non ha tempo di scriverla visto che è troppo preso da altre faccende.
Beppe tutte le mattine si alza alle cinque. Una volta non era così, anche lui dormiva fino a tardi, capace di domenica di svegliarsi alle dieci, adesso invece dopo cinque – sei ore di sonno è sveglio come un grillo e sa che è inutile provare a riaddormentarsi. D’altra parte ora ha anche una motivazione forte a non perdere le ore del mattino: all’alba si pesca meglio e lui da qualche anno è diventato un patito della pesca, ma forse più che della pesca dell’andare in mare con la sua piccola, piccolissima barca. Beppe di anni ne ha 64, da quando è andato in pensione – ormai sette anni fa – gli è venuta questa passione. Nato e vissuto in una cittadina sulla costa (non vuole che si sveli il posto preciso, per dare un riferimento diciamo che siamo sulla costa marchigiana), ha un rapporto molto stretto con il mare, anche se fino a qualche anno fa l’aveva frequentato poco perché il suo lavoro era sulla terraferma. Munito di secchio, canna, ami, esche e tutto l’armamentario del buon pescatore, se ne va al porticciolo e nel giro di mezz’ora è in mare. “Vado in mare e mi piace, i colori che trovo quando sono in acqua non li trovo da nessun’altra parte, un po’ di solitudine fa bene e io tutti i giorni mi gusto un pezzetto di libertà”. Difficile che torni a casa senza aver pescato nulla e, come mi dice, “per non dar troppo noia alla moglie” pulisce lui le sue prede e le cucina. E c’è anche l’aspetto salutare ed economico della faccenda: “Se si va al ristorante e si ordina il pesce si spende una cifra e lo si può fare solo una volta al mese, io mangio pesce tutti i giorni, che fa bene ed è buonissimo, e sono sicuro che quel che mangio è sano perché so io cosa metto in padella”.
Nel pomeriggio Beppe si dedica ai nipotini, tre tutti insieme, che porta al parco a giocare. Inoltre qualche giorno alla settimana si presenta alla Misericordia locale per dare una mano. Una vita senza sussulti, quella del Beppe ultrasessantenne, ma piena di piccole soddisfazioni e di tanta serenità. Invidiabile…

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Essere attivi da casa

Quando gli telefono, il mio amico Aldo coglie l’occasione per lamentarsi un po’: “Ma tu quando sei a casa riesci a concentrarti su quel che hai da fare ? Per me è difficilissimo, io sono sempre stato abituato ad avere un ufficio, non importa se nella stessa stanza c’erano altri che lavoravano, era il posto dove ci si poteva concentrare, tenere le proprie carte, c’erano tutti gli strumenti che ti servivano, i colleghi con cui scambiare le idee. Qui in casa lavoro ad una piccola scrivania che però non è isolata, c’è il passaggio continuo di mia moglie che tra l’altro fa una gran fatica a sopportare la mia presenza e io finisco con il distrarmi ogni minuto…”. Aldo in passato ha lavorato in università e poi in azienda, adesso ha 70 anni, è in pensione e quando dice “lavoro” intende l’attività di studio che non ha mai interrotto, oltre a quella che svolge per l’associazione di cui fa parte: in pratica legge dei documenti, scrive, fa delle telefonate. Appena può corre alla sede dell’associazione che però ha un’unica stanza dove si affollano decine di persone e così sconsolato se ne torna a casa.

Cristina invece da quando può svolgere parte del lavoro da casa, lei lo chiama teleworking, ha fatto bingo. Cinquantottenne, si occupa di assistenza alla clientela per l’azienda per cui lavora e la sua attività consiste in molte telefonate, molte email, scrivere dei rapporti, qualche visita diretta ai clienti e qualche riunione interna. Ha ottenuto dal suo capo e dalla sua azienda di non dover stare fisicamente sempre in ufficio per svolgere le sue incombenze. Di fatto si concede di stare a casa tre o quattro mezze giornate a settimana, durante le quali sbriga il lavoro al telefono, per email e al computer, avendo cura invece di essere in ufficio quando sono fissate delle riunioni e senza perdere appuntamenti presso i clienti. “Aria di libertà! – mi dice – Lei non ha idea di come ci si sente più liberi a far le cose da casa: niente divisa da lavoro e niente trucco, ritmi che decido io, e poi impiego la metà del tempo a fare le stesse cose perché in ufficio c’è sempre un milione di interruzioni inutili, mentre in casa di giorno sono da sola. Contenta io e contenta l’azienda !”

Anche Simone vede i lati positivi dello svolgere la sua attività da casa. La sua è una storia diversa da quella di Cristina, perché lui ad un certo punto, quando aveva 57 anni, il lavoro l’aveva perso e aveva necessità di trovarne un altro. Si è reinventato, nel senso che mentre prima lavorava nel mondo delle costruzioni, quando è rimasto a spasso ha pensato di mettere a frutto il suo interesse per il mondo della finanza e, dopo un periodo formativo, una società ha accettato di fargli fare il promotore finanziario telefonico: “Contatto dei possibili clienti, cerco di capire le loro esigenze e propongo dei prodotti finanziari. Se sono interessati un collega li incontra. Le soddisfazioni non sono molte, ma meglio che niente”. E’ un’attività che viene svolta tutta da casa, con una totale libertà di orario, cosa che a Simone fa molto comodo: “Pur avendo 61 anni, ho un figlio ancora dodicenne che va seguito. Mia moglie è molto più giovane di me ed è fuori tutto il giorno per il suo lavoro, sono io che me ne occupo e stando a casa è più facile”.

La propria casa eletta a luogo dove si svolgono le proprie attività è una realtà per molti senior, sia per coloro che hanno terminato l’attività lavorativa retribuita e sono in pensione, sia per coloro che ancora lavorano. Ovviamente lo è sempre stata anche per le tante casalinghe che della propria abitazione hanno fatto per decenni il loro centro di gravità. Anzi, fino a non molto tempo fa era vincente lo stereotipo tradizionale: quello della moglie casalinga, regina della casa, che ad un certo punto, quando il marito andava in pensione, se lo ritrovava tra i piedi a tutte le ore e sperava che continuasse a trovare qualcosa da fare altrove. E lui, disorientato dalla perdita dei ritmi e dei luoghi lavorativi, si sentiva come un pesce fuor d’acqua, senza saper bene neppure dove sedersi a casa propria. Forse è un affresco troppo caricaturale, però è anche una realtà tuttora diffusa. A cui si sta accostando l’idea che, sia prima sia dopo la pensione, tra le mura domestiche si può continuare ad essere attivi.

Ad esempio, la propria abitazione può diventare il luogo dove dedicarsi alle proprie passioni artistiche o il laboratorio dove sperimentare le proprie abilità artigianali, ma soprattutto da casa tutti possono svolgere, grazie alle tecnologie attuali, molte attività, soprattutto quelle web-based, siano esse di natura lavorativa o no.

Anche se in Italia il lavorare da casa è un fenomeno ancora marginale (una quota, nel 2012, compresa fra il 2,3% secondo i dati Dasytec il 5% secondo i dati Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano), è immaginabile che questa formula incontrerà sempre di più il favore delle imprese e dei lavoratori più avanti negli anni, oltre che delle lavoratrici mamme. Su questi terreni è sempre bene guardare a quel che succede oltreoceano, perché spesso là questi tipi di fenomeni sono anticipati: ebbene, il Bureau of Labor Statistics sostiene che un quarto degli impiegati americani lavora da casa qualche ora ogni settimana e, secondo il Family and Work Institute, nel 2012 il 63% dei datori di lavoro ha dato la possibilità ai propri dipendenti di lavorare da casa. E in molti casi sono i senior a sfruttare questa opportunità.

Avere a casa propria uno spazio riservato dove poter stare connessi ad internet in tutta tranquillità sembra dunque essere una nuova esigenza da soddisfare.   Rimanere attivi anche da senior e stare a casa propria non sono più necessariamente condizioni tra loro incompatibili. Tutti vogliamo rimanere attivi: oggi si può farlo anche da casa.

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In motocicletta

Scrive Giuliano: Di solito quando lo racconto a persone che conosco da poco tempo non mi credono. Mi guardano, vedono un signore abbondante di quasi cento chili e con almeno sessanta primavere sulle spalle e pensano che sto raccontando una balla. Invece no, è tutto vero: io le vacanze le faccio girando il mondo con il mio Vespone (oddio, il mondo fino a un certo punto, diciamo che le mete distano qualche centinaia di chilometri da Verona dove abito). E’ un’abitudine che ho da qualche anno: insieme al mio amico Giorgio, anche lui un bel tardone con venti chili meno di me, in primavera ci mettiamo a studiare i possibili itinerari, facciamo la manutenzione delle moto e poi a luglio via, si parte ! Infatti tra poco partiamo, quest’anno il giro prevede la Croazia (in onore dell’entrata nell’Europa), viaggio lungo la costa fino a Spalato e Dubrovnik e, se ci riusciamo, salto di confine e puntata a Sarajevo. Poi ritorno, il tutto in quindici giorni, una media di 100-150 chilometri al giorno, abbastanza per fare dei bei giri e per non arrivare a sera troppo stanchi. In passato abbiamo fatto dei viaggi attraversando gli Appennini in lungo e in largo fino ad arrivare all’Aquila, un anno invece siamo andati su verso Innsbruck, Salisburgo e Monaco. La vacanza in moto mi piace perché ti consente dei ritmi umani, vedi bene quel che attraversi, ti fa sentire libero e ti sembra che gli anni non passino. Lo so, lo so che passano, ma dài, per quindici giorni fatemi pensare che non è così…

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Passioni artistiche ed emozioni: l’esempio del Modellato

 Sono molte le persone che scoprono solo da senior la propria passione artistica e le proprie capacità espressive.  Modellare materiali può essere una delle modalità per farle emergere e per dare spazio alle proprie emozioni.

Ospito quindi volentieri l’intervista fatta da Silvia Ghidinelli al professor Paolo Serrau, docente di Modellato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e all’Università della Terza Età di Fossano, che si focalizza sulle differenze tra giovani e senior nell’affrontare un percorso artistico.

D. Solitamente parlare di Modellato suscita qualche perplessità. Che cosa si intende esattamente con questo insegnamento?

R.  Con questo temine si intende modellare qualcosa di malleabile, tradizionalmente l’argilla o la creta, ma anche molti altri materiali come ad es. polistirolo, fil di ferro, carta, cartone…. Ma io intendo anche che si può partire modellando il subconscio, facendo emergere le emozioni ed esprimerle, per cui allora il materiale è un mezzo, mentre il fine è esprimere se stessi.  Naturalmente affronto anche diverse tecniche come tutto tondo e bassorilievo e suggerisco agli allievi il percorso per il miglior esito del lavoro.

D.  Tu che insegni  all’Accademia  di Belle Arti ai giovani, perché hai deciso di insegnare anche ai senior nella nostra Unitre fossanese?

R  Sono stato invitato da un amico a provare un percorso con i senior nel 1999 e ho capito che, al di là degli oggetti da realizzare, era importante far scoprire ai senior le capacità espressive, comprenderle e concretizzarle, in un percorso di conoscenza di sé che ho continuato a seguire con vivo interesse.

D. Che cosa c’è di diverso tra giovani e senior nell’affrontare un percorso artistico nell’ambito del Modellato?

R. Nel giovane studente l’approccio al suo interiore caotico è immediato e vi è un grande desiderio di esibirsi. Io mi limito ad aiutarlo a incanalare le sue emozioni, mentre lui è più  interessato a sapere come fare per concretizzare le sue intuizioni, quindi alla tecnica per realizzare un prodotto artistico. Inoltre il giovane va stimolato ad essere autonomo e responsabile nelle proprie scelte, a  seguire i propri interessi, le proprie emozioni,  perché la maggioranza di loro è più abituata  a dipendere  dall’insegnante per fare un percorso per  un esito, cioè un’opera, più efficace ed affascinante. Inoltre il giovane è teso all’esame, che per lui è il fine di tutto il lavoro, ma questo lo  condiziona.

Il senior invece non ha esami ed è perciò  più aperto al percorso; ha maturato un’esperienza che costituisce una solida fucina a cui attingere per creare,  ma ha più difficoltà ad esprimere le sue emozioni. Questo perché il suo carattere è formato, ci sono le ferite che la vita gli ha inferto, c’è la paura del giudizio degli altri. Infatti il senior è spesso  molto bloccato dal timore di essere giudicato, ma l’emozione di vedere l’effetto finale del proprio lavoro disperde la sua paura. Dato che il fine del lavoro è conoscersi di più per esprimersi meglio, il senior sa che  più ritarda più perde tempo. In questo contesto la tecnica per realizzare i lavori è importante ma secondaria. Ovvio che, proprio perché il seniorsupera nel percorso tante difficoltà, alla fine il risultato è  importante e spesso inaspettato.

D. Tutti i senior riescono a superare le difficoltà e le paure di aprirsi al proprio mondo interiore?

R. Non tutti ci riescono, ma sono una minima parte. Nei più, man mano che l’emozione si fa strada, la paura diminuisce. Inoltre il piccolo gruppo, circa 10 persone, nel quale ci troviamo, consente e favorisce una reciproca  apertura, in un clima di fiducia e di felice incontro.

Tutto questo è comunque uno scenario in un’ottica di lifelong learning, cioè un’educazione ed un’apertura all’acquisizione di competenze che dura per tutta la vita.

D. Possiamo parlare di Arteterapia?

R.  Io non amo parlare di arteterapia che è spesso  vista come cura di stati e di malattie.  Mi piace invece parlare di terapia dell’Arte, cioè della funzione catartica dell’arte. Tu comprendi  e  superi  le sofferenze  dei tuoi grovigli  interiori, delle tue esperienze a volte traumatiche,  incanalandole e concretizzandole in un prodotto artistico che ti esprime, ti libera  e ti purifica.  Così attraverso l’arte puoi sublimare le tue emozioni più profonde.

D. C’è stata da poco la Mostra Biennale dei lavori degli allievi dell’Unitre. Sei stato soddisfatto ?

R. I lavori esposti, nei diversi materiali, nell’utilizzo delle forme e dei colori, nelle felici e distinte esecuzioni, trasmettono allo spettatore una vasta gamma di emozioni che sono l’espressione della personalità di ciascun allievo, che traspare forte e integra.  Si può ben dire che ogni allievo abbia avuto modo di scoprire le proprie capacità espressive, comprenderle ed esprimerle attraverso le varie opere esposte, realizzando appieno uno degli obiettivi più importanti del corso. In foto: alcuni dei lavori esposti.

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Un po’ di esercizio tutti i giorni

Ci sono rimasto male quando ho letto, nelle graduatorie europee sull’invecchiamento attivo dei senior, che risultiamo in fondo alla classifica per lo sport e l’esercizio fisico. Ma come? Tutti i cinquantenni, sessantenni e settantenni tricolori che testimoniano di fare camminate, biciclettate, nuotate, dove sono finiti ? Eppure i numeri europei parlano chiaro. E allora bisogna farsene una ragione e capire un po’ di più il fenomeno.

Nell’indagine “Vita da senior” svolta recentemente da I ragazzi di sessant’anni emergeva che lo spirito con cui i senior approcciano il movimento fisico è che esso dà energia invece che toglierla. Malanni fisici e obesità possono creare problemi, ma non sono un ostacolo assoluto al fare sport e movimento. Secondo le evidenze di questa indagine, quando si dedicano a qualche sport e fanno movimento, i senior sembrano mossi principalmente dalla speranza di mantenere o recuperare una discreta forma fisica, che consenta di rimanere il più a lungo possibile in buona salute e autonomi. L’atteggiamento verso l’esercizio fisico dunque sembrerebbe positivo e probabilmente sono noti ai più i danni derivanti dall’inattività fisica.

Per l’Organizzazione mondiale della Sanità la vita sedentaria è una delle prime dieci cause di morte e di inabilità, l’inattività fisica provocherebbe addirittura più di 2 milioni di morti l’anno.  Per il nostro Ministero della Salute, come recita il suo portale alla sezione “Sport e attività fisica”: “L’organismo umano non è nato per l’inattività: il movimento gli è connaturato e una regolare attività fisica, anche di intensità moderata, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita.  Al contrario, la scarsa attività fisica è implicata nell’insorgenza di alcuni tra i disturbi e le malattie oggi più frequenti: diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatori (infarto, miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), tumori”.  Senza contare che una moderata attività fisica consente di mantenere nel tempo una vita indipendente e attiva nella propria comunità.

Diciamoci la verità: chi di noi, passata la quarantina, non si è sentito dire dal proprio medico di base che un po’ di sano movimento fisico avrebbe aiutato ? Insomma, tutti sappiamo che ci farebbe bene e che ci eviterebbe qualche guaio. E molti non si sottraggono, per dire, a una sgambata, a un po’ di palestra, o a un po’ di giardinaggio che mette alla prova schiena e muscoli. I problemi dunque non nascono dall’ignoranza sul tema, ma si presentano quando si comincia a parlare di frequenza dell’esercizio fisico e della sua continuità nel tempo. Si legge sempre sul portale del Ministero della Sanità: “In Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato e può essere definito sedentario. In particolare, il rischio di sedentarietà aumenta con il progredire dell’età, ed è maggiore tra le persone con basso livello d’istruzione e difficoltà economiche…”.

L’asticella posta nell’indagine svolta a livello europeo e dalle Nazioni Unite sull’invecchiamento attivo dice che un’attività fisica moderata richiederebbe comunque di praticarla cinque volte la settimana: che non vuol dire che mi devo fare dieci chilometri a piedi ogni giorno dal lunedì al venerdì, ma più semplicemente che ogni giorno trovo l’occasione di muovermi, una volta camminando da un posto ad un altro, una seconda volta lavorando alle piante del giardino, una terza facendo lo sport che preferisco per un’oretta o facendo le scale a piedi evitando l’ascensore, e così via.  Questo anche perché, se il movimento fisico e lo sport sono inseriti nella vita quotidiana e non richiedono particolari strutture o attrezzature, è pure più probabile che le pigrizie saranno superate con maggior facilità.

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Iniziative locali – news

Le iniziative a favore dei senior o che li vedono protagonisti sono numerosissime e si svolgono in tutta Italia. Manifestazioni, convegni, fiere, corsi, spettacoli, scambi, viaggi, iniziative pubbliche e private sono lì a testimoniare che i senior oggi sono diventati una realtà importante e che raccoglie molta attenzione. Quel che stupisce particolarmente è quanto queste iniziative siano diffuse e capillari in tutti gli angoli della penisola.

Chi, come il sottoscritto, cerca di tenersi informato su cosa succede intorno al mondo dei senior, non può non notare la crescita esponenziale di notizie riguardanti eventi che mettono al centro dell’attenzione i senior e che provengono sia dalle grandi città sia dalla provincia, sia dal Nord e dal Centro che dal Sud.  D’accordo, non avranno una rilevanza nazionale eventi come il salone “pescaraseniorcity” che si terrà appunto a Pescara, o il gemellaggio coristico delle Università della Terza Età di Frosinone e di Perugia, piuttosto che l’iniziativa dei Comuni irpini per ridurre il digital divide che penalizza chi è più avanti nell’età, ma sicuramente iniziative come queste sono la testimonianza di come si sta trasformando nei fatti la vita dei senior.

A partire da oggi “I ragazzi di sessant’anni” segnaleranno, sulla pagina facebook collegata al blog, anche le notizie locali di questo tipo con il titolo “Iniziative locali – news”

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Chi invecchia meglio in Europa?

Si è sbagliato chi pensava che finito il 2012, l’anno dedicato all’invecchiamento attivo, l’Unione Europea si considerasse appagata.  In tutti i Paesi dell’Unione l’anno scorso sono stati numerosissimi gli incontri, le manifestazioni, gli articoli e gli eventi mediatici tesi a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di pensare all’invecchiamento in modo diverso dal passato. Ma questa campagna, giustamente, non poteva essere che l’inizio di un percorso. E infatti, dopo avere sintetizzato a fine 2012 le principali conclusioni delle tantissime idee circolate sull’argomento, a distanza di qualche mese dalla chiusura dell’anno la UE ha presentato un nuovo strumento che serve per misurare e monitorare il grado di invecchiamento attivo nei vari Paesi membri.

Lo strumento si chiama Active Aging Index (AAI), è un indice statistico ed è ad opera non solo della Ue, ma anche della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite. Questo strumento sarà un po’ il modo attraverso il quale verrà monitorata l’applicazione delle politiche di invecchiamento attivo e verranno date le pagelle ai vari paesi europei in questo campo.

I primi dati sono già disponibili, ma prima ancora che guardare ai dati (ne parlerò in un prossimo articolo) mi sembra interessante capire come è stato costruito questo indice, cioè quali sono gli aspetti presi in considerazione per dire se l’invecchiamento sta avvenendo in modo sufficientemente attivo e con un buon livello di qualità.

L’indice generale è composto di quattro capitoli: 1. il tasso di occupazione tra i 55 e i 75 anni, 2. il grado di partecipazione nella società, 3. quanto si vive questa fase di vita in salute e in modo indipendente e sicuro, 4. la capacità di invecchiare attivamente.

A loro volta, ognuno dei quattro capitoli contiene una serie di voci più specifiche:

1. Il “tasso di occupazione” è il parametro più chiaro ed è a sua volta distinto per quattro fasce di età: dai 55 ai 59 anni, dai 60 ai 64, dai 65 ai 69, dai 70 ai 74.

2. A partire dal secondo capitolo, la misurazione diventa più difficile. Infatti, il “grado di partecipazione” comprende aspetti fra loro diversi, e precisamente: le attività di volontariato (la percentuale di popolazione over 55 che lavora in modo volontario e non retribuito in associazioni e organizzazioni), il prendersi cura di figli e nipoti (è misurata la frequenza, ed è curioso leggere che curare i nipoti meno di una volta la settimana vale come zero), il prendersi cura dei grandi anziani (stesso criterio di frequenza del parametro precedente) e infine la partecipazione politica o sindacale (misurata in base alla partecipazione ad iniziative di questa natura nel corso dell’ultimo anno).

3. Il terzo capitolo, in inglese definito “indipendent, healthy and secure living” mette sotto osservazione questi altri aspetti: l’esercizio fisico (percentuale di over55 che fanno dell’esercizio fisico almeno 5 volte a settimana), l’accessibilità alle cure sanitarie e dentistiche (domanda: quante volte ne hai necessità e non sei in grado di ricevere le cure che ti servono?), la possibilità di vivere in modo indipendente a casa propria da single o in coppia, l’adeguatezza del reddito disponibile per gli ultra65enni e la percentuale di over65 che sono a rischio povertà o che sono costretti a deprivazioni materiali.

4. L’ultimo capitolo, la “capacità di invecchiare attivamente” è il più eterogeneo e comprende: l’aspettativa di vita residua a 55 anni, l’aspettativa di vita residua in salute a 55 anni, il benessere mentale (misurato anche attraverso l’autopercezione dei diretti interessati riguardo a propri sentimenti e stati d’animo), l’uso delle tecnologie informatiche (percentuale di senior 55-75enni che usano internet almeno una volta alla settimana), il grado di socialità (inteso come percentuale di over55 che “scelgono” di incontrare altre persone – amici, parenti, colleghi – più volte la settimana), il livello di istruzione raggiunto oltre la scuola dell’obbligo.

Per ogni fattore considerato, e per ognuno dei quattro capitoli, avviene una misurazione ed è dunque disponibile un numero che consente sia di controllare l’andamento nel tempo, sia di confrontare ciascun Paese con tutti gli altri.  A questo scopo non mancano neppure le classifiche comprendenti tutti i 27 Paesi dell’Unione.

Lo strumento Active Aging Index è sicuramente complesso, ma è una vera miniera di informazioni utili per chi è convinto che l’invecchiamento attivo sia una rivoluzione sociale e che nel prossimo futuro sarà uno dei principali fenomeni con cui tutti saremo chiamati a confrontarci.

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Giornate di libertà

Ciao, sono Sabrina, 63 anni. Finalmente la bella stagione! E’ primavera ma fa così caldo che sembra estate e dopo mesi di pioggia, pioggia, pioggia (almeno qui dalle mie parti, zona prealpina) qualche bella giornata di sole ci voleva! Molte mie amiche mi stanno tentando proponendomi dei weekend in qualche città europea, chi dice andiamo a Lisbona, chi andiamo a Dublino e hanno ragione perché questo è il momento migliore per andare a fare dei viaggetti. Una mi ha proposto di andare in crociera, secondo lei è il momento migliore anche per le crociere, almeno per i prezzi. Io in crociera non ci sono mai andata e un po’ mi attira ma credo che dirò di no a tutte perché alla fine la cosa che mi piace di più è di prendermi delle giornate di libertà da tutto e fare delle belle gite in bicicletta stando fuori tutto il giorno. Non preoccupatevi, non sto parlando di maratone ciclistiche pedalando per troppi chilometri, ma un po’ di allenamento ce l’ho e senza strafare un’ora all’andata e un’ora al ritorno ce la faccio e senza rimanere poi a letto tutto il giorno dopo. E’ bellissimo trovare qualche strada poco battuta dalle macchine e poi fermarsi in una radura o in qualche bosco, quando sono in vena mi porto anche il pranzo al sacco. Non mi avventuro mai da sola e la cosa più bella è proprio condividere con altri le sensazioni che ti danno l’aria di primavera, la natura e la vita sana. Quello che spero davvero è di tenere ancora le forze per gli anni a venire e di poter ancora continuare a fare queste gite.

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Un mondo di interessi

Da parte di Amina: Sono andata in pensione a 60 anni. Ho svolto attività lavorativa di direzione in un grande settore economico finanziario e veramente molto impegnativo dal punto di vista sia fisico sia mentale. Nonostante questo non pensavo di lasciare un lavoro che comunque amavo, ma la malattia, con la quale ho convissuto negli ultimi anni, i difficili rapporti con il sistema politico e le continue battaglie con la classe dirigente, mi hanno convinta.
La mia vita è sempre stata una somma di difficoltà e avventure. Ho comunque, con tenacia e volontà, trovato la forza per affrontarle e superarle. Dopo la laurea sono seguiti 10 anni di precariato, poi finalmente l’assunzione. Ho amato il mio lavoro in maniera viscerale, convinta e certa, di aver dedicato tempo e salute alla collettività. Malgrado il tempo e l’impegno, spesi durante l’attività lavorativa, che faceva pensare a tutti che avrei risentito di un enorme vuoto, ora sono felice di appartenere alla schiera dei pensionati. Adesso gestisco a piacimento il mio tempo libero. Mi piace molto leggere, anzi si può dire che divoro una grande quantità di libri. Durante il periodo lavorativo sentivo veramente la mancanza di tempo per poterlo fare. Mi piace moltissimo essere aggiornata su qualsiasi argomento, nuove scoperte, nuove cure e perfino notizie di astrofisica. I programmi di divulgazione scientifica mi appassionano. Inoltre ho scritto il mio primo romanzo, che premeva per voler uscire da qualche tempo. Ben 500 pagine! Un sogno che non avrei mai creduto di poter realizzare: adesso, ho iniziato la rilettura e le correzioni e proverò a pubblicarlo! Ma ho anche altri interessi: la buona musica italiana mi rilassa e non conosco, quasi più, la parola stress. Frequento gli amici di sempre, le ex colleghe, vado a teatro e, perché no, a volte, mi piace oziare! Curo me stessa, mi coccolo, e non manco mai un appuntamento con il parrucchiere. Con tenacia ho fatto in modo che la malattia non tarpasse la mia voglia di viaggiare o di visitare qualche mostra. Per realizzare un altro sogno, mi sono ripromessa di iniziare a dipingere, per mettermi alla prova e riuscire a tradurre su tela le mie emozioni. In foto: una lettrice

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