Posts Tagged: vita attiva

Sessantenni produttivi

Sono pronto a scommettere che la cassiera del supermercato dove vado ogni tanto a fare la spesa è mia coetanea. La osservo nei suoi comportamenti, se non altro per deformazione mentale visto che ormai i senior sono al centro della mia attenzione. Un po’ come tutte le altre sue colleghe più giovani dei banchi vicini ha i gesti automatici uniti all’espressione assente. Però il ritmo che tengono io lo riuscirei a reggere per non più di un quarto d’ora e lei, anche se ha vent’anni più delle altre, tiene con disinvoltura lo stesso passo. Quando poi il lettore automatico si inceppa e non legge il codice a barre sulla confezione (irritazione immediata di tutti, clienti e personale!) lei si spazientisce meno degli altri, sa perfettamente come affrontare la situazione e risolve velocemente il problema. Insomma, la mia coetanea non mi sembra affatto meno produttiva delle altre cassiere più giovani. Mi immagino che la sera sarà più stanca delle sue colleghe e che malgrado questo magari la sua giornata lavorativa proseguirà con le faccende domestiche, ma dal punto di vista della prestazione lavorativa l’azienda che la impiega può tranquillamente contare su di lei.

Cambiamo mondo e genere: l’aggiustatore di sedie thonet che da sempre ha la bottega con una luce che dà sui Navigli a Milano, sta chiudendo. Più vicino ai settanta che ai sessanta, mi ha dato la ferale notizia (adesso a chi porto le sedie da aggiustare e impagliare ?) spiegandomi che chiude perché non ha trovato nessun giovane che sia contemporaneamente interessato a rilevare l’attività e capace di fare quel mestiere, o per lo meno disposto ad impararlo. Alla sua età ha voglia di riposarsi un po’, e chi può dargli torto ? Però non riesco a farmene una ragione: il lavoro non mancherebbe, la bottega è sempre stracolma di sedie in riparazione e quando lo vedo all’opera ancora per l’ultima volta la sapienza di mestiere è sempre tutta lì da ammirare. Come succede per tante professioni artigianali, il ricambio manca e il rischio di disperdere le competenze è alto, ma anche da settantenne il nostro potrebbe, se ne avesse ancora la motivazione, continuare a svolgere il suo mestiere in modo eccellente e produttivo.

Infine, volo Delta tra l’Italia e gli Stati Uniti: aereo stracolmo ed equipaggio di bordo prevalentemente americano. Con mia sorpresa, parecchie delle hostess sono coi capelli grigi, non solo la capo equipaggio ma anche quelle che fanno il servizio ordinario durante il volo. Un po’ in contrasto con l’immagine della sosia di Angelina Jolie che la compagnia utilizza nel video con le spiegazioni di sicurezza, le hostess senior sono però perfettamente a loro agio nel ruolo. Professionali e rassicuranti insieme, spesso parlano più lingue e prestano un’attenzione alle richieste dei viaggiatori meno impersonale delle colleghe e dei colleghi più giovani. Che questa dominanza di grigio sia la conseguenza di un blocco delle assunzioni o che dipenda dalla convinzione della compagnia aerea che l’esperienza soprattutto sulle tratte lunghe è vincente, comunque anche queste hostess sono la dimostrazione vivente che i senior quando lavorano possono non solo essere produttivi come i colleghi più giovani, ma anche giocare brillantemente la carta dell’esperienza: un’esperienza che viene alla luce sia nell’abilità di mestiere sia nella qualità del rapporto umano.

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Con i giovani

Scrive Claudio: Secondo me uno dei segreti per non diventare un vecchio noioso e insopportabile è stare con i giovani e avere un continuo confronto con loro. Io ho avuto la fortuna di fare l’insegnante e quindi con i ragazzi ci ho passato una vita intera. Naturalmente ci sono state le giornate che tornavo a casa da scuola di pessimo umore perché mi avevano fatto dannare, ero stanchissimo e mi sembrava che non imparassero niente, però non ho mai perso di vista la grande opportunità che mi era data dal potermi confrontare quotidianamente con loro. Combattere i conformismi (quanti ce n’è fra i giovani !), ascoltare idee nuove e rivoluzionarie, contenere e scambiare emozioni…insegnare era anche tutto questo. Che bel lavoro ho fatto ! Adesso che ho passato la sessantina e sono in pensione, voglio continuare a poter comunicare con i ragazzi e lo sto facendo da volontario: insieme a degli ex colleghi abbiamo dato disponibilità a seguire degli allievi che devono recuperare o altri che vogliono approfondire determinati argomenti in orario extra-scolastico. Non siamo in competizione con la scuola o con i loro insegnanti, siamo solo un supporto a disposizione di chi ne sente la necessità.
Questa attività e questi rapporti mi fanno stare proprio bene, sento il sangue che circola di più, il cervello che gira più veloce, vedo il mondo che s’allarga invece che chiudersi e sono sicuro di portare un po’ di questo vento fresco quando poi torno a parlare con i miei coetanei.  In foto: un insegnante con due ragazzi

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Quando mi dedicherò a me stessa ?

Scrive Luciana:  Ciao a tutti! Vi seguo da un po’ e mi ritrovo tante volte nelle storie che raccontate. Così, adesso che ho un momento in cui mi sembra tutto difficile, ho pensato di sfogarmi un po’ qui. Io ho sessant’anni tondi tondi, tanti anni fa lavoravo come traduttrice ma ho smesso presto, un po’ perché guadagnavo una miseria, un po’ perché con tre figli ero super impegnata in famiglia e con mio marito abbiamo pensato che era meglio fare così. Diventati grandi i figli, speravo di concedermi una vita un po’ più rilassata e dedicarmi un po’ più a me stessa. Invece l’impegno familiare adesso si è moltiplicato per tre, dato che io sono in mezzo tra mia madre ottantacinquenne che non è più del tutto autonoma, i miei figli che sono pieni di problemi e chiedono aiuto e due nipotini che mi vengono lasciati di pomeriggio quando finisce l’asilo. Non ho mai corso così tanto in vita mia: la mattina vado a casa di mia madre, sistemo le cose, le faccio la spesa, le preparo da mangiare e aspetto che arrivi la signora che sta con lei qualche ora durante il giorno. Sono delegata da tutta la famiglia ad occuparmi delle prenotazioni mediche e solo io so quanto tempo passo agli sportelli delle asl e nelle sale di aspetto dei medici. Poi ho la faccende di casa mia, finché arriva l’ora di andare a prendere i nipoti all’asilo, stare con loro mi piace tanto ma è faticosissimo, arrivo a sera che non mi reggo in piedi.
Anche mio marito arriva a casa stanco la sera dal lavoro e sembriamo due zombie. Ma la giornata non è finita, perché a quell’ora arrivano le telefonate preoccupate dei figli, chi ha problemi affettivi, chi è in ansia per i soldi, chi non sa come curare il piccolo con la febbre…ce n’è sempre una. Mi consolo un po’ dicendomi che sono centrale per la mia famiglia e che è meglio una vita troppo piena che una troppo vuota, però vorrei proprio sapere se arriverà mai un giorno in cui mi dedicherò a me stessa.  In foto: quattro generazioni di donne

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A Malpensa

Alle 7.30 prendo il trenino che porta dal centro di Milano a Malpensa, mi aspetta un lungo viaggio e sono convinto di aver scelto un giorno non affollato per la partenza. Errore! Il trenino ha quasi tutti i posti occupati e malgrado l’ora c’è un gran vociare, soprattutto per merito di un gruppone di ragazzi. Su questo treno il bipolarismo la fa ancora da padrone: 49% di ventenni, 49% di senior e un paio di quarantenni che appaiono del tutto fuori luogo. I viaggiatori aziendali non li vedo, una volta erano i padroni di aerei e treni, soprattutto a quest’ora del mattino, dove li hanno messi ? Niente più trasferte e solo meeting via skype ? Uno dei due quarantenni si rivolge ai ragazzi vocianti e con l’aria di chi cerca un dialogo chiede: “Dove state andando di bello ?”  “A Praga” gli rispondono quelli felici “E Lei ? ” “Io lavoro al deposito cargo, sto andando lì.”  Ah, volevo ben dire…

In aeroporto il compito di osservazione sociologica è fin troppo facile: a parte chi nello scalo ci lavora, ti guardi intorno e ritrovi la stessa umanità del treno. Una ventina di ragazzi men che ventenni americani sta tornando in patria, coppie di fidanzatini si dirigono con aria esperta verso i check in delle compagnie low cost, il gruppone del treno si fa riconoscer anche lì e speri solo di non ritrovarteli ancora tra i piedi. Davanti a me sulla scala mobile una lei tranquillamente over 60 spiega al suo lui le bellurie dell’India che stanno andando a visitare grazie all’itinerario che ha preparato nei mesi precedenti. In coda per il controllo bagagli il gap generazionale è del tutto evidente, ma questa volta i penalizzati sono i più agés. Il tempo che impieghi a spogliarti, a mettere nel cesto sul tapis roulant i tuoi effetti e a superare il controllo può essere benissimo preso a misuratore dell’età delle persone che transitano: mentre i ragazzini sembra che non abbiano fatto altro nella vita, noi più maturi ci imbraniamo,  facciamo cascare i pezzi, non troviamo più il biglietto proprio al momento giusto e un po’ sudaticci conquistiamo i metri dopo il metal detector. Per fortuna poi il gap generazionale scompare quando c’è da salire sull’aereo. Malgrado le hostess ripetano per tre volte le procedure d’imbarco e chiedano di non accalcarsi al gate, tutti senza differenza di età blocchiamo l’ingresso e ce ne facciamo un baffo delle procedure. Ma questo dev’essere perché su questo volo siamo quasi tutti italiani…

Malpensa, 27 febbraio 2013

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Armonia e passioni

Da parte di Vinicio: Facevo l’autista di mezzi meccanici pesanti, il mio era un lavoro molto faticoso, quindi la pensione, che ho dovuto rincorrere per un po’, è stata molto agognata, ma una volta raggiunta ho potuto godermi di più la famiglia e dedicarmi alle mie passioni (la caccia, cercare funghi e lumache, riposarmi), che svolgevo saltuariamente.
Questo in teoria, perché invece i parenti (mamma, moglie, cognati, sorelle) mi hanno tempestato di richieste: chi doveva rifare il bagno, chi aveva una porta da aggiustare, l’orto da fare… sembrava che per anni avessero accumulato i lavori solo per quando sarei andato in pensione!
Avendo iniziato a lavorare presto, sono sempre stato abituato ad accontentarmi di quello che ho. Sono sempre per la vita semplice e decorosa. Anche adesso che sono in pensione non ho grandi aspettative, perché non mi interessa avere uno stile di vita diverso da quello che ho condotto finora. Mi basta solo vivere in armonia e potermi dedicare alla mia famiglia e alle mie passioni, tra cui la caccia, che mi impegna tre giorni alla settimana: il giovedì vado a caccia piccola, il sabato vado in montagna a preparare le postazioni da dare ai cacciatori per il giorno successivo, e la domenica vado a caccia grossa. L’impegno, essendo da anni capo caccia, tra le altre cose, consiste anche nel dover preparare e programmare il pranzo di fine battuta per tutti i cacciatori.
Un altro compito molto importante per i cacciatori è portare in montagna i cani e addestrarli, io sono molto orgoglioso dei miei cani da cinghiale, e guai a toccarli, quando si perdono sto giorni in montagna a cercarli. Da pensionato chiaramente ho più tempo da dedicarmi a loro.
Un’altra cosa che mi impegna molto è il mio orto, a cui dedico gran parte del mio tempo, così da avere sempre frutta e verdura fresca. Inoltre mi dedico alla raccolta dell’uva e delle olive per la produzione di vino e di olio.

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Ritorno alle origini

La storia di Arduino raccontata in un’intervista: Sono andato in pensione a 59 anni dopo 40 anni passati nell’Esercito in cui ero entrato volontario a 20 anni come soldato semplice. Con impegno costante e forza di volontà ho fatto una carriera completa concludendola col grado di Generale di Brigata. Mi sono sposato a 40 anni e nell’arco di sette anni sono nati tutti i miei cinque figli. Nonostante i molteplici impegni di lavoro ho sempre cercato di essere un padre presente ed affettuoso anche se rigido. Una volta andato in pensione ho riscoperto l’amore per la terra, legato alle mie origini contadine. Provengo infatti da una famiglia della Ciociaria e, fino alla partenza per il militare, ho sempre aiutato mio padre nel lavoro dei campi. La possibilità di dedicarmi alla campagna, sia al paese che vicino casa, ha fatto sì che trovassi un nuovo modo di sentirmi utile. Oltre ai lavori che periodicamente vado a fare al mio Paese, ho un piccolo orto vicino casa dove, quasi quotidianamente, passo alcune ore a coltivare le verdure di stagione. Quest’attività, oltre a farmi bene fisicamente, mi rasserena nella contemplazione della natura che sempre si rinnova in ogni stagione. Ho varie malattie, ipertensione, diabete, miastenia, ma le tengo sotto controllo con i farmaci in modo abbastanza soddisfacente. Sono molto attaccato alla mia famiglia, mia moglie, i miei figli, i miei cinque nipotini e spero di essere riuscito a trasmettere loro quegli stessi principi di appartenenza e di solidarietà familiare ereditati dai miei genitori. In foto: due uomini nei campi.

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Nipoti professionali

Nel mondo delle aziende sta finalmente iniziando – lentamente – il dibattito su quali soluzioni sono possibili per valorizzare sul lavoro gli over 55 e gli over 60.  Qualche manager più illuminato degli altri, qualche direzione del personale non votata solo alla riduzione degli organici, qualche società di consulenza che organizza convegni sul tema, cercano di uscire dal riflesso condizionato degli ultimi vent’anni, secondo il quale il prepensionamento del cinquantacinquenne è il rimedio “normale” se l’organizzazione ha necessità di ridurre costi e personale.

Allungamento della vita, stato di salute medio non comparabile con quello di vent’anni fa, attivismo dei ragazzi di sessant’anni, età pensionabile spostata in là nel tempo, sono tutti fattori che portano anche le imprese a confrontarsi con l’argomento.

I sessantenni sono una ricchezza, si comincia a dire; una ricchezza di competenza e di esperienza e non sfigurano nemmeno quando si parla di produttività.  Ancora non sono state messe a fuoco bene le esigenze di questa nuova figura, il sessantenne al lavoro (ad esempio il maggior bisogno di “leggerezza” pur rimanendo attivi o le necessità ergonomiche di questa età), ma almeno si inizia a parlarne.

Tra le prime soluzioni che si sperimentano, una che accoglie un discreto favore sia da parte degli individui sia da parte delle aziende, consiste nel riservare al senior un ruolo da tutor, da coach, da mentore, nei confronti di quelli più giovani, non necessariamente giovanissimi.

Nella versione più classica, al senior, portatore di esperienze e competenze che l’azienda avrebbe un danno se andassero disperse, viene affidato un ruolo di accompagnamento del giovane, che a sua volta apporta idee nuove, studi recenti, creatività e che contemporaneamente beneficia dei suggerimenti sui “trucchi del mestiere” offerti dal senior, con il quale può anche confrontarsi e sviluppare insieme nuovi modi di affrontare il lavoro.

Ma ci sono anche testimonianze di aziende, attente al rapporto con la comunità del territorio dove operano, che cercano di costruire delle accoppiate senior – giovani coinvolgendo pure le persone già in pensione. E’, ad esempio, il caso della Loccioni, azienda leader nelle macchine per i sistemi di misura, con il suo progetto “silverzone”: dopo la pensione, i manager di maggior successo si mettono a disposizione dei più giovani per condividere competenze e formarli nel lavoro.

 

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I tenaci

I tenaci sono una legione piuttosto numerosa ed agguerrita. Li riconosci perché ti guardano male se gli fai notare che invecchiare capita a tutti e scantonano quando, ad un certo punto della conversazione, tra coetanei ci si confronta sulle abbondanti sfumature di grigio che ornano le capigliature.

Fanno una certa fatica ad accettare l’idea che il tempo passa e che è saggio prepararsi ad affrontare i cambiamenti dell’età, comunque ci pensano il meno possibile e i loro sforzi sono concentrati soprattutto sul riuscire a mantenere in tutti i campi le stesse performance degli anni precedenti. Un mix di volontà e desiderio posti al servizio del perpetuare il presente.

Sul lavoro, il tenace dice con orgoglio che morirà con la testa che gli cascherà sulla scrivania. Nel frattempo tiene duro, nei momenti in cui deve dare prova di sé è concentratissimo e dosa con precisione da farmacista le sue energie e la sua esperienza. Effettivamente gli si scalda ancora il cuore quando risolve un problema lavorativo o dà una buona prestazione e considera impensabile che qualcuno più giovane possa pareggiarlo in bravura. Se poi pensa che qualcuno gli minacci la posizione, il senior tenace diventa spietato.  I segni del suo successo sono tutti ben in evidenza e l’idea di rinunciarvi anche in parte gli toglie il sonno.

Il tenace tiene molto anche alla propria forma fisica e al proprio aspetto. Beh, tutti ci teniamo, ma il tenace ne fa un punto d’orgoglio. Lo sport e il movimento che decide di praticare non sono solo attività che gli piacciono e che evitano ossa scricchiolanti e grasso di troppo, ma anche un modo per dimostrare a se stesso e agli altri che si sta vincendo la sfida con il tempo. Nella sessione di jogging tiene il ritmo di quelli di vent’anni più giovani, nello spogliatoio dopo la partita a tennis è gratificato quando gli amici commentano che il suo scatto è sempre vincente e la biciclettata gli si trasforma subito in una scommessa su quanti chilometri riuscirà a percorrere.

Il tenace fa anche una certa fatica ad andare dal medico, visto un po’ come termometro della propria sfida con gli anni che passano. Ricorrervi frequentemente è sconveniente e quindi il tenace è riottoso agli inviti fatti da chi gli vuol bene ad andare a farsi visitare. Solo quando i segnali diventano incontrovertibili, prende l’appuntamento col medico.

Vita dura, quella del senior che non molla. Gli amici lo aiuterebbero se gli facessero capire che ogni fase della vita porta con sé piaceri diversi.

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Tenere mente e fisico attivi

Da parte di Sergio: Sono in pensione da 11 anni . Ho sempre occupato con soddisfazione incarichi di grande responsabilità nell’azienda dove lavoravo, ma negli ultimi anni si era molto deteriorato l’aspetto umano, per cui il pensionamento è stata la naturale conclusione. Ho curato tuttavia un distacco graduale dal lavoro perché per 5 anni ho continuato a mantenere un’attività di consulenze private finché, sei anni fa, ho interrotto completamente ogni attività lavorativa.
Ora amministro il mio tempo libero mantenendomi attivo, perché l’attività che mi occupa la mente e il fisico è per me basilare. All’inizio dell’anno scorso sono stato operato di cancro alla gola: il buon esito dell’operazione e i periodici controlli ai quali mi sottopongo mi inducono a vivere con maggior consapevolezza e pienezza la vita.
Mi occupo di giardinaggio, seguo l’arredamento e la manutenzione di casa, mi dedico molto alla lettura e sono un appassionato di viaggi (5 o 6 all’anno), che preparo con cura, documentandomi sui luoghi: mi dà molta soddisfazione prepararmi non solo con le classiche guide, ma anche con la lettura di romanzi, racconti e poesie, che parlano dei luoghi e dei popoli che intendo visitare. Mi appassiona anche l’arte, visito mostre in varie città d’Italia, in compagnia di mia moglie, che mi segue sempre. Inoltre, pratico ancora alcuni sport come motociclismo, tennis e sci. Sono gli sport che mi mantengono in forma fisica e in particolare lo sci mi costringe a diete ipocaloriche all’inizio di ogni anno, per essere sufficientemente agile sulle piste. Infine, da diversi anni dedico buona parte di tempo all’attività di consigliere comunale e dell’Unione del Fossanese, senza percepire compenso alcuno. Così come mi gratifica molto seguire scolasticamente alunni stranieri e mantenere aiuti umanitari e affettuosi rapporti con persone con cui siamo stati in contatto durante la guerra nei paesi dell’ex Jugoslavia.

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Da quando sono a riposo non riposo mai

Scrive Giuseppe: Adesso sono pensionato. Prima ero un imprenditore con un’azienda nel settore della strumentazione di controllo della temperatura, della pressione, della massa volumetrica, ecc. Da ragazzo ho iniziato come apprendista e sono poi arrivato ad essere operaio specializzato: insomma un inizio partendo dalla gavetta.

Da quando sono a riposo non mi riposo mai. Frequento un corso presso l’Università Bicocca di Milano (politiche sociali), mentre l’anno scorso frequentai corsi di psicologia e pedagogia. Precedentemente all’ Umanitaria unitamente ad un gruppo di non più giovani, frequentai un corso di autobiografia e di scrittura automatica. Nella veste di Mentore, sono diventato amico di Telemaco, ragazzino di nove anni IV° elementare, con lui ho percorso il secondo quadrimestre della classe II° , accompagnandolo nella III° elementare, attualmente al giovedì pomeriggio frequentiamo gli incontri in IV°. Per non farmi mancare nulla, ho incontri settimanali con due stupendi nipoti, dico stupendi non per amor di nonno ma perché sinora hanno sempre dimostrato un grande affetto verso tutti i nonni, sia materni che paterni (questa è una fortuna anche per loro). Speriamo che non incontrino compagnie balorde, anche se i loro genitori sono molto attenti.

Penso che sia normale, alla mia età, augurarsi di poter mantenersi nello stato di salute di oggi ancora per lungo tempo, come disse già una persona autorevole “ non mettiamo limiti alla provvidenza “. Il poter rimanere, unitamente alla moglie che mi sopporta da oltre 52anni, in queste condizioni psicofisiche, sarebbe una fortuna. Un sogno, il poter assistere al dibattito per la tesi di laurea dei nipoti. Posso sperare? Penso di sì, non costa nulla.

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