Posts Tagged: vita attiva

Sto bene anche se la salute non assiste

Da parte di Maurizio: Avrei potuto andare in pensione a 58 anni (adesso ne ho 64), ma sfruttando la legge del governo precedente, sono rimasto in servizio per un altro anno con lo stipendio aumentato del 50%. L’anno seguente ho accettato, con vivo entusiasmo, la lauta offerta dell’azienda per interrompere l’attività. Ho potuto così gestire al meglio la ricompensa ristrutturando la vecchia abitazione. Ero felicissimo di essere arrivato alla pensione, ma come spesso capita, coincide con l‘età degli acciacchi. Il glaucoma mi ha tarpato le ali perché non sono più in grado di guidare come vorrei, e mi piaceva molto!
Ora però posso dedicare più tempo alle ragazze del softball che alleno e sono a disposizione del figlio per qualsiasi esigenza. Sono anche impegnato ad insegnare il mio sport preferito ai bambini e alle femminucce delle elementari. Sono sempre stato molto sportivo ed ora trovo soddisfazione nell’insegnare il softball che mi assorbe gran parte della giornata. Stare in mezzo alla gioventù aiuta a rimanere giovani di spirito e ad affrontare le cose con più disinvoltura. L’unico rammarico è non poter frequentare più spesso gli amici, ma palestra, diamante e scuola contribuiscono a farmi giungere a sera stanchissimo.
Devo gestire la quotidianità, compreso cucinare, e le risorse a disposizione. Visto quel che mi costano gli interventi agli occhi, non posso permettermi grandi viaggi, ma solo qualche breve vacanza. Il mese prediletto è luglio perché trascorrere agosto in città (abito a Bologna) è piacevolissimo in quando semi deserta. D’altra parte mi godo la mia “nuova” casa con compiacimento. Non soffro di solitudine e sto bene con me stesso. Mi piacciono le letture tecniche e i programmi scientifici, discutere di politica e sport. Vivo alla giornata, penso poco al domani e cerco di affrontare al meglio i problemi mano a mano che si presentano. Purtroppo la salute non mi sta assistendo, ma cerco di affrontare il problema nel miglior modo possibile.  In foto: il coach della nazionale di baseball under 15

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Adesso mi sento realizzata

Scrive Silvana: Due pomeriggi alla settimana collaboro come volontaria di sostegno ai malati di Parkinson e ai loro familiari e tre mattine invece lavoro, sempre da volontaria, come custode in un museo che senza noi volontari in certe ore rimarrebbe chiuso. Considerando anche le riunioni di preparazione e coordinamento presso le associazioni che organizzano queste attività, l’impegno totale è abbastanza assorbente, ma l’ho cercato io convinta e sono pienamente soddisfatta di svolgerlo.
Ho lavorato per trent’anni in una struttura pubblica, in un ufficio di quelli dove si accumulavano le carte sul tavolo come nei film di Fantozzi e anche se in tutti i modi cercavo di trovare interesse in quel che facevo, riuscire ad arrivare a fine giornata era veramente sempre una pena. E’ completamente diverso da quando sono a casa e ho iniziato a fare la volontaria, mentre prima mi sentivo lontanissima da quel che facevo adesso sono completamente coinvolta. Finalmente faccio qualcosa di utile e che serve veramente a qualcuno. Capisci subito, quando vedi la reazione di un malato, se stai facendo la cosa giusta o sbagliata, se gli serve a farlo stare meglio o no. Anche al museo ho questa sensazione quando vedo le scolaresche che imparano cose nuove grazie alla nostra presenza.
Queste cose che sto provando quasi a sessant’anni si dovrebbero fare prima, senza buttar via un sacco di anni con cose inutili. Una volta, sul lavoro mi hanno spiegato che era importante realizzarsi con quello che si faceva e a me veniva da ridere. Adesso mi sento realizzata.

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Cerco lavoro, offro lavoro

“Giovane pensionata Italiana, 60 anni, molto dinamica, allegra e amante dei bambini, cerca lavoro per baby-sitter anche con piccoli lavori domestici per metà giornata (part time). Referenziata. Zona Esquilino e Centro. No Auto munita”

E’ la richiesta pubblica che Sonia ha messo sugli annunci di ebay, corredandola di una sua foto.  Mi ci sono imbattuto ieri e mi ha stupito. Non tanto per l’offerta in sé: sono tantissime le donne che si propongono per lavori di baby-sitteraggio e domestici. Mi ha colpito l’età di Sonia, unita a quel suo viso sorridente e giovanile, e più ancora il mezzo (ebay) che ha scelto per proporsi.

Sonia non è certo l’unica a cercare lavoro a sessant’anni, negli stessi annunci di ebay alla voce “giovani pensionati” si trovano parecchie inserzioni di “cerco lavoro” e di “offro lavoro” (per lo più sono richieste di agenti di vendita), e pure in passato questi lavori sono stati svolti da sessantenni, però mi sembra comunque un segno dei tempi il fatto che a questa età ci sia un mercato del lavoro abbastanza vivace. Bisogno economico e pensione insufficiente o spostata nel tempo? Desiderio di rimanere attivi con qualcosa che piace giocando sul dinamismo che ancora non è venuto meno? Probabilmente entrambe le ragioni hanno una parte importante nello spiegare l’incipiente mercato del lavoro dei sessantenni.

In questi mesi molte volte mi sono sentito chiedere qual è secondo me il canale giusto per un senior per trovare una nuova occupazione. Non credo che ci sia “un” canale giusto, ma più canali che possono essere tutti sperimentati (la cerchia di relazioni, i centri pubblici per l’impiego, le agenzie di lavoro interinale, le inserzioni sui giornali). Sonia si è lanciata sulle inserzioni on line. Brava!  Speriamo che questo mio commento le porti fortuna nella ricerca del lavoro che le piace !

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Solo quello pagato è lavoro?

Da parte di Emilia: Sessantaquattro anni, da quattro sono in pensione. Fra gli ultimi fortunati del regime retributivo, avrei continuato ancora qualche anno, se il lavoro stesso non fosse diventato sempre più stressante, se in famiglia non ci fossero stati problemi e malattie che domandavano la mia presenza, se non fosse arrivata al momento giusto la famosa “offerta che non si può rifiutare”, che ho colto al volo.
Ho vissuto la fine del lavoro come una liberazione di energie: finalmente potevo scegliere obiettivi “miei”, anche di lavoro, certo lavoro “altro”, per lo più non pagato. Ma chi ha detto che solo quello pagato meriti il nome di lavoro?
Da giovane avevo cominciato nella ricerca sociale, poi mi ero dovuta occupare d’altro, da pensionata finalmente ho potuto recuperare gli antichi interessi. Da cinque anni tengo un blog, l’ho iniziato quando ancora lavoravo: ho scritto 280 post, ho ricevuto 70 mila visite.
Il ruolo obbligato di caregiver cerco di viverlo come una sfida: “sacrifici” il meno possibile (anche se i vincoli sono tanti.. i viaggi, tanto per nominarne uno), affetto e competenza sì, come anche amicizie e aiuto, e fiducia, nonostante tutto.
Il futuro preferisco non pensarlo troppo, anche perché il presente mi occupa troppo. C’è poco “pubblico” a fianco delle famiglie che ne hanno bisogno, ma c’è anche poco “privato” serio e affidabile. Un’occupazione possibile per tanti giovani, fra l’altro.         In foto: donna al computer

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Giovane pensionata

Scrive Daniela: Oggi compio 58 anni ma sono andata in pensione 2 anni fa usufruendo dello “scivolo” che il mio istituto di credito aveva fatto per alleggerire la forza lavoro. Inizialmente ero euforica e contenta poiche’ avevo un sacco di cose da fare, poi esauriti i progetti che avevo accantonato da anni mi sento un po’ spenta. Faccio volontariato una volta alla settimana, ma per una come me che ha sempre lavorato e avuto una vita attiva, diventa noiosa la giornata. So di non essere l’unica in questa situazione, ho la fortuna di vivere in una città che offre molte opportunità (Milano) e allora che cosa posso fare, senza sentirmi impegnata come se andassi ancora a lavorare? Grazie Daniela.

Cara Daniela, qualcuno ha detto che bisogna dedicarsi professionalmente alla noia e qualcun altro ha scritto l’elogio della noia. Io la penso più come te, che alla nostra età una vita attiva, non necessariamente fatta solo di impegni lavorativi, dà più senso all’esistenza. Opportunità? L’elenco potrebbe essere infinito (dal dedicarti alle tue passioni allo studio di argomenti che ti interessano, dal proporti per piccoli lavori temporanei all’avviare tu una nuova piccola attività, dall’offrire il tuo tempo a parenti bisognosi all’intensificare l’attività di volontariato che già svolgi, eccetera eccetera) ma probabilmente il punto centrale è riconoscere quali sono le tue esigenze, le tue motivazioni e i tuoi interessi di oggi. L’hai già fatto ? Enrico

In foto: “La noia degli angeli” di Graziano De Luca

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Non è una questione (solo) anagrafica

Uno studio dell’Università dell’Oregon ha dimostrato che tanto più si mantiene l’attitudine a fare acquisti per se stessi e a prendersi cura della propria persona e delle proprie faccende domestiche, tanto meno si verrà percepiti come persone vecchie nonostante l’età.

Il 58enne che scende disinvolto lungo una pista di sci o che fa senza sforzo particolare quattro vasche olimpioniche di fila, non verrà visto come anziano, al contrario del suo coetaneo che ha eletto a suo sport preferito lo strasene stravaccato sul divano davanti alla tv.

La 64enne che ha la giornata piena di impegni, di attività e di rapporti sociali non si sente affatto nella fase del tirare i remi in barca e non capisce bene perché continuino a parlarle di vecchiaia e di terza età; la sua coetanea che invece si è isolata e lascia scorrere le giornate trascinandosi dal letto al frigorifero è lei per prima che si sente in totale declino.

E i nonni 70enni che alternano la gioia dello stare coi nipotini con viaggi, spettacoli, palestra e camminate si domandano se davvero parlano di loro quando sono citati gli anziani.

L’età anagrafica non spiega tutto.  Che c’entrino anche l’età biologica, lo stato fisico e quello di salute lo sappiamo da sempre: c’è chi ha malanni seri e chi no, chi la natura l’ha dotato di un fisico resistente e giovanile e chi invece già a quarant’anni sembrava vecchio, chi si tiene in forma fisica con del movimento e dello sport e chi si lascia andare.

Ma c’entra anche l’età che ci viene riconosciuta socialmente: e questa dipende appunto da quel che facciamo, da come ci mostriamo agli altri, dai ruoli più o meno attivi che giochiamo, dal livello di partecipazione o di isolamento rispetto alla vita sociale che scegliamo. Mentre l’età biologico-fisica è solo parzialmente condizionabile da noi, quella sociale lo è quasi totalmente.

L’età legale (ecco un’altra accezione ancora dell’età, che ha a che fare con il riconoscimento legale del nostro stato), quella viene dopo: la legge e le regole è difficile che anticipino i fenomeni, è più probabile che si adeguino a come si è trasformata la realtà sociale e demografica. Per non fare il solito esempio delle pensioni, fino a poco tempo fa per avere lo “sconto anziani” sui mezzi pubblici e al cinema bastavano 60 anni, adesso stanno diventando quasi dappertutto 65. Per queste regole anziano adesso sei a 65 anni, ma non vuol dire molto, perchè le regole di solito seguono la trasformazione reale, non è quasi mai il contrario.

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I senior e gli orti

Per fronteggiare la crisi gli italiani non si limitano piu’ a risparmiare lasciando l’auto a riposo, riprendendo a pedalare e cuocendo il pane nel forno di casa: hanno cominciato anche in tantissimi – 2,7 milioni –a coltivare in proprio frutta e verdura da consumare ogni giorno. Lo afferma il Censis nel suo rapporto annuale presentato settimana scorsa dal titolo “L’Italia alla prova della sopravvivenza”.

Per gli orti è vero boom.  In campagna non è mai scomparsa l’abitudine di coltivarsi un pezzetto di terra per farci crescere pomodori, fagiolini e lattuga. Ma la principale novità sono gli orti urbani, per i quali qualcuno evoca un ritorno agli “orti di guerra”: si tratta di microappezzamenti talvolta concessi a pensionati e appassionati gratuitamente dai Comuni, che di fatto costituiscono le trincee verdi al carovita. Secondo un recente sondaggio Nomisma in un caso su cinque si fa l’orto per risparmiare sulla spesa alimentare. Ma la coltivazione di radicchio, patate e carote sembra essere soprattutto un bisogno ecologico e di benessere: il 60,2% degli interpellati da Nomisma si e’ fatto prendere dall’ortomania ”per consumare prodotti genuini”, mentre il 54% ama coltivare per rilassarsi e stare all’aria aperta.

In questo boom degli orti i senior la fanno da protagonisti: da sempre nelle periferie delle grandi città si vedono signori di una certa età che zappettano e in parecchi centri urbani le aree coltivabili vengono assegnate a pensionati che hanno voglia di cimentarsi con insalate e verze. Per non parlare di iniziative come quella di Bologna dove sono stati organizzati dei corsi per aspiranti ortolani, nella convinzione che la maggior parte dei sessantenni cittadini la terra e le sementi non le hanno mai toccate http://www.lastefani.it/archivi/893-gli-aspiranti-ortolani-a-lezione-di-biologico.html

Il WWF porta ad esempio il suo presidente e fondatore  Fulvio Pratesi, 78 anni, “che nell’orto di casa all’Oasi WWF di Pian Sant’Angelo, nel viterbese, coltiva filari lussureggianti di insalata e carote, cipolle, cavoli, zucchini, cetrioli, melanzane, peperoni e finocchi, dominati dalle incannucciate gravide di pomodori di tante varietà diverse, fagioli e piselli rampicanti, sedano, prezzemolo, cespugli di salvia e rosmarino, un melo cotogno e due olivi. Ma che non rinuncia all’orto nemmeno in città, e nei pochi metri quadri del suo terrazzo romano ha cresciuto pomodori, piante aromatiche come alloro, rosmarino e prezzemolo, un limone, un arancio amaro, un melo, un albicocco, due nespoli e un fico di cui contende i frutti con le cornacchie”.

 

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Gli over55 fanno reggere l’occupazione

A leggere i commenti seguiti agli ultimi dati Istat sulla disoccupazione e sul lavoro, quelli relativi al 3° trimestre,  c’è il rischio di perderci la testa.  Sta o no crescendo la disoccupazione? E come va sul fronte lavoro per gli over 55 ?

  Mi sembra che una sintesi estrema, riferita a tutte le classi di età, potrebbe essere la seguente: il numero degli occupati nel 3° trimestre è rimasto sostanzialmente stabile su base annua; il numero degli inattivi (cioè di coloro tra i 15 e i 64 anni che non lavorano o non cercano lavoro per le più svariate ragioni) è in calo; il tasso di disoccupazione (che tiene conto di quanti sono coloro che si mettono sul mercato del lavoro ma il lavoro non lo trovano) è in aumento, collocandosi nel 3° trimestre al 9,8% rispetto al 7,6% dell’equivalente trimestre 2011.

Il dato più significativo è la riduzione degli inattivi: questo dato non solo spiega in buona misura anche gli altri numeri, ma è strettamente legato alla condizione dei senior.

“Si riduce la popolazione inattiva (-4%, pari a -601.000 unità),- dice l’Istat <http://www.istat.it/it/archivio/75865>   principalmente a motivo della discesa di quanti non cercano e non sono disponibili a lavorare. All’aumentata partecipazione delle donne e dei giovani si accompagna la riduzione degli inattivi tra 55 e 64 anni, presumibilmente rimasti nell’occupazione a seguito dei progressivi maggiori vincoli introdotti per l’accesso alla pensione”.     Commenta ad esempio L’Unità del 30 novembre: “…rispetto a ottobre 2011 i senza lavoro in più sono 644.000 (+28,9%). Il dato è il risultato del calo degli inattivi…pari a 611.000 unità a livello tendenziale… I dati su occupazione e disoccupazione risentono fortemente della permanenza al lavoro degli occupati più anziani grazie all’inasprimento delle regole per l’accesso alla pensione (per ora solo quelle delle riforme Damiano-Sacconi mentre per la riforma Fornero gli effetti si sentiranno dal 2013)”.

Il tasso di inattività dei 55-64enni è dunque il dato da guardare con più attenzione: se fino all’anno scorso era sopra il 60% (dato che faceva inorridire qualunque commentatore, specialmente quando confrontato con i partner stranieri), quest’anno ha iniziato una graduale discesa e l’ultima rilevazione lo colloca al 57,1%. Senior sempre più attivi e al lavoro dunque.

Attenzione però a non generalizzare. Più o meno contemporaneamente ai dati Istat si leggeva di situazioni locali in cui il maggiore svantaggio lo trovano proprio le persone di questa età (vedi la notizia del Piccolo di Trieste: “…viene in luce come a soffrire maggiormente sia la fascia di età più adulta, gli over-55 in cerca di un posto sono cresciuti del 24%…” http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/11/26/news/sempre-piu-over-55-in-cerca-di-lavoro-calano-le-assunzioni-1.6090715 ), oppure le conclusioni dell’Eurobarometro, secondo cui nel 2012 la maggior parte degli Europei pensa che per chi cerca lavoro l’avere più di 55 anni sia un fattore di svantaggio. Lo pensa così il 54% degli intervistati, contro il 40% che pensa che lo svantaggio derivi da una disabilità, o il 39% che lo vede nel colore della pelle o nell’origine etnica (vedi http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=1738&furtherNews=yes)

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Vivere finché c’è vita

Scrive Maddy: Sono in pensione da qualche anno, quella fase tanto agognata da tanti, ma che io avrei volentieri barattato con altri venti anni di vita movimentata, delusioni e fallimenti compresi!   Sono una moglie e una mamma di tre figlie le quali, senza cadere nel banale, mi sembrano degli ottimi prodotti!!

Ma nella mia vita ho dovuto spesso giungere a compromessi con me stessa per riuscire a sentirmi “viva” e allo stesso tempo coltivare la famiglia. E ciò continua tuttora ! Perche’ VOGLIO lavorare ancora, voglio sentirmi viva ancora ! A causa del mio carattere bizzarro , da emigrante negli USA con la mia famiglia, convinsi tutti a tornare in Italia quando avevo vent’anni, per trovare il mio PRINCIPE AZZURRO. Ma ho vissuto una vita “macinando” cose dentro di me, vivendo in una provincia cosiddetta turistica ma cosi’ banalmente antiquata , ho nutrito sentimenti e desideri non soddisfatti, di andare all’Opera, di espatriare ancora, di prendere lezioni di piano, tutto il mondo per me e’ vibrante! In mancanza di cio’, dopo essere tornata per tre volte presso una azienda che mi dava passione, ho trascinato il mio incauto PRINCIPE in tutta una serie di iniziative, gestione negozi, un piccolo campeggio, un bar, tutto per un solo scopo: VIVERE.            Ma l’amara verita’ e’ che non sono i sessant’anni,  è la terra in cui viviamo che ci taglia le gambe, che ci fa morire dentro. Qualcuno faccia qualcosa.

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Il tempo per gli altri e per se stessi

Da parte di Mariella: Con il pensionamento ho lasciato un ruolo lavorativo soddisfacente (ero dirigente scolastica) e ho cambiato zona di residenza, tornando nel mio luogo d’origine. Ho lasciato un contesto ricco di relazioni sociali e amicizie ed un clima sociale ottimista e allegro, dove ero vissuta col mio partner deceduto pochi anni prima. Divenuta single, ho ritrovato la mia famiglia di origine come punto di riferimento, ma ho dovuto rinegoziare il mio rapporto, non di dipendenza, ma di collaborazione. Infatti mia madre aveva bisogno di me ed io mi sono presa cura di lei fino alla sua fine; anche ora, che ho 63 anni,  mi prendo cura di mio fratello, reduce da un ictus, che ora vive solo. Da circa un anno ho un nuovo partner con cui convivo felicemente, ma vorrei dedicare più tempo alla mia vita di coppia ed anche a me stessa. Curo le amicizie vicine e lontane, mi dedico con soddisfazione al volontariato, alla progettazione di eventi ed alla formazione, ma mi piacerebbe selezionare di più gli impegni per essere più incisiva ed usare meglio il mio tempo.

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