Posts Tagged: vita attiva

200 !

Cari amici de “I ragazzi di sessant’anni”,

vorrei fare un brindisi virtuale con tutti voi, perché siamo arrivati a 200.

E’ il numero che è comparso questa mattina sul pannello di controllo del blog www.iragazzidisessantanni e che mi ricorda quanti articoli ho finora pubblicato: 200, più o meno metà scritti da me e metà vostre storie.  Un’attività continua e intensa, da fine aprile ad oggi, sul blog e sulla pagina facebook collegata, che ha accompagnato l’uscita del libro, che mi ha entusiasmato e che è stata possibile grazie alla vostra partecipazione, fatta di attenzione, di commenti e delle storie che mi inviate.

E si profila una novità: una nuova indagine, sulle “buone e cattive pratiche dei 55-75enni”, è in corso di realizzazione grazie alle interviste che stanno svolgendo in varie parti d’Italia alcuni amici conosciuti virtualmente proprio grazie al blog e alla pagina facebook. I risultati saranno resi noti e messi al vaglio di tutta la nostra community, ormai composta di alcune migliaia di persone. Vi terrò aggiornati. Grazie a tutti. Enrico

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Se non mi appassiono non mi diverto

Scrive Cecilia: Io la pensione non la prenderò mai ma di sicuro non mi faccio fermare da questo, ho tutta l’intenzione di godermi comunque la mia prossima vita da sessantenne. Chi l’ha detto che non posso godermi i vantaggi dei sessant’anni anche continuando a lavorare ?
A 60 anni, se guardo indietro vedo una ragazza un po’ scapestrata che ha cambiato tre attività professionali, due mariti e che poi finalmente verso i quarant’anni ha trovato l’uomo giusto, è diventata mamma ed è riuscita a consolidare una professione nel mondo dell’arredamento.
Tutti anni belli e intensi, io non riesco a vivere se non mi appassiono a quello che faccio.
E ho l’intenzione di fare cose appassionanti anche in futuro.
Ora il ragazzo si è fatto grande e ha deciso di andare a tentar fortuna all’estero seguendo le orme di suo padre. Da quando è partito ho cominciato a frequentare di più le amiche riscoprendo rapporti che avevo trascurato e persino uscendo di più la sera o per qualche aperitivo. Le mie amiche sono delle grandi: ogni volta che le vedo mi propongono qualche spettacolo o qualche viaggio, non è che posso fare tutto, ma è bello avere qualcuno che ti stimola ! Il lavoro che faccio mi prende ancora tanto, è un lavoro in cui ogni giorno metto alla prova la mia creatività e fatico ad immaginare un’attività che mi darebbe più soddisfazione. Oltretutto quelli con cui lavoro mi riconoscono l’esperienza e mi chiedono sempre consiglio su cosa è meglio fare, e questo è un vantaggio dell’età. In passato non mi sono stati pagati i contributi previdenziali, per questo la pensione non la prenderò mai, ma che devo fare ? recriminare su un’ingiustizia passata ? no, meglio darci dentro, gustarsi tutte le soddisfazioni che si trovano e guardare avanti.

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La deprimente telenovela

Chi ha seguito nel corso del mese di novembre la vicenda esodati non ha potuto evitare di deprimersi.  Gli esodati, per i pochi che ancora non lo sanno, sono i lavoratori dipendenti, per lo più ultracinquantenni, che   hanno firmato un accordo per mettersi in mobilità prima della pensione e che dopo la riforma Fornero rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione a causa dell’allungamento dell’età pensionabile. La tutela di queste persone comporta un rilevante esborso di soldi pubblici (finora siamo tra i 9 e i 10 miliardi di euro), per questo adesso se ne parla in coincidenza con la legge di stabilità finanziaria.

Nel corso del mese di novembre, dai parlamentari che si occupavano del problema sono state annunciate a più riprese soluzioni, smentite il giorno successivo, che prevedevano un allargamento della tutela ad ulteriori 10.000 esodati, che si sarebbero aggiunti ai 120.000 per i quali si era già provveduto nei mesi scorsi.  Probabilmente, ora che la legge di stabilità è in via di approvazione, questa telenovela avrà un momento di intervallo, ma dato che pare non siano ancora stati coperti tutti coloro che si vengono a trovare nella condizione di cui sopra, fra poco dovremo sorbirci un’altra puntata.

Peraltro, fosse stato solo per le smentite quotidiane dell’annuncio fatto il giorno prima, o per la consapevolezza che il tormentone ci accompagnerà ancora per un po’, la pellaccia dura del cittadino italiano abituato a ben altro avrebbe resistito e questo da solo non sarebbe stato sufficiente a creare l’effetto deprimente.  La goccia che fa traboccare il vaso sono i discorsi che si sentono fare (e si leggono) ad opera di alcune imprese, di alcuni sindacati e  di alcuni politici (vedi ad esempio le idee che vengono dalle Banche), che ricominciano a parlare di prepensionamenti per i cinquantenni (anche per coloro che di accordi pre-Fornero non ne avevano sottoscritti), invece di mettersi di lena per riprogettare i sistemi di lavoro e di produzione in modo che il sessantenne possa essere attivo sul lavoro in modo coerente con la sua età.

Ma come, abbiamo sopportato e stiamo sopportando i sacrifici della riforma Fornero per l’unica vera ragione di non pesare troppo sui conti pubblici e non scaricare sui nostri figli solo debiti ed oneri, e dopo nemmeno un anno c’è già chi tenta di “cronicizzare” la figura dell’esodato, cioè di scaricare sulle casse pubbliche i costi pur di non cambiare le vecchie micidiali abitudini del prepensionamento e non rinunciare ai propri privati vantaggi ?

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Vuoi stare bene? Ringrazia!

Da parte di malu48:  64 anni di vita piena di esperienze….lavori vari, amicizie, incontri, gioie e dolori, una bellissima famiglia problematica come tutte, un rapporto d’amore vero con mio marito che ancora dura dopo quasi 40 anni, una vita di insegnamento e di scambi di energia con i miei alunni dai quali apprendevo tanto oltre che dare il meglio di me. Da un anno in pensione, canto in un coro, con grande gioia, ballo la Zumba, faccio fitness open air tre volte alla settimana, seguo un corso di teatro e uno di pittura all’università del tempo libero e faccio volontariato….Non credo di avere altro da dire se non che mi voglio un gran bene e mi concedo due massaggi alla settimana! Grazie buon Dio per ogni giorno di vita!   In foto: Città della gioia, dipinto di Chiara Stevanelli

 

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Alla tua età dovresti restare a casa…

Dal web, in particolare da forum di siti di viaggi e turismo rivolti a over 50 e over 60:

“Io sono ormai over 60 ma adoro fare il viaggiatore (specifico: viaggiatore, non turista). Con amici ho condiviso il viaggio in borneo ed ora sto studiando qualcosa d’altro per il tardo autunno.”

“Posso fare un paio di viaggi all’anno anche per periodi lunghi, stando in budget limitati. Spero di poter trovare gruppetti di 4 viaggiatori che condividono una meta. Dico 4 perchè è il numero ideale per poter suddividere le spese di camere, auto, ecc. di più diventa complicata l’organizzazione faidate.”

“Sono amante dei viaggi, possibilmente non intruppati in un tour di massa (pardon, di gruppo).”

“Sono un’insegnante, con un figlio maggiorenne, e quindi ho molto tempo per viaggiare con amiche e amici.”

“Grazie ad internet conosco molti viaggiatori, e con alcuni di loro ho fatto viaggi, sono over 60 e sono pensionato, cerco di evitare viaggi nei periodi ferragosto/natale e simili in cui fai un viaggio e ne paghi 3. I nostri viaggi sono organizzati da noi stessi perche vogliamo fare 3 viaggi al prezzo di 1.”

“L’avete provato lo scambio casa ? Provatelo ! Io ho fatto due settimane in California senza pagare un centesimo d’albergo.”

Ebbene sì, viaggiare è una delle più diffuse passioni di cinquantenni, sessantenni e settantenni.  E anche degli ottantenni, finché il fisico lo consente.   Magari non tutti amano il fai da te e preferiscono una solida organizzazione alle spalle, ma il viaggio è un must.   Non rinunciare alla scoperta, confrontarsi con mondi diversi, mettersi ancora alla prova, realizzare un sogno, ma anche ricerca di relax, di benessere e di socialità: sono queste le molle che spingono il senior a mettere da parte, appena può, qualche soldo per viaggi e vacanze.

Gli operatori turistici amano alla follia i nuovi senior, soprattutto quelli che sono liberi da vincolanti impegni lavorativi.  Sono tanti e viaggiano in tutti i periodi dell’anno, approfittando il più possibile dei prezzi di bassa stagione.    Lo scorso 4 e 5 novembre a San Marino si è svolta con successo la Borsa del Turismo della Terza Età. Gli organizzatori, soddisfatti per la crescita di questo settore, hanno sintetizzato così: “Gli anziani hanno più tempo e aumentano le loro vacanze, per socializzare, per realizzare i sogni di viaggi e soggiorni. Ma vogliono costi certi, organizzazione, luoghi di storia ma anche di gastronomia e tipicità, con attenzione alla natura, alle terme e alle beauty farm.”     Insomma, turismo si coniuga con viaggi, ma va a braccetto anche con benessere.   In foto: sopra, coppia in viaggio; sotto, workshop alla borsa del turismo della terza età.

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Vita piena anche in pensione

Scrive Riccardo: Sono un bancario in pensione dal 1997. Dedico molte delle mie energie al Volontariato, specialmente in un’ Università della Terza Età, perché ho sentito l’impegno morale di raccogliere il testimone e di portare avanti l’opera di un mio carissimo amico, fondatore di quell’Unitre. Credo molto in questa Associazione dove ho insegnato e ho imparato: sono stato insegnante di Computer per 12 anni, oltre ad aver imparato a 60 anni un’altra lingua, lo Spagnolo, che mi ha permesso di allargare i miei orizzonti di viaggio e di fare profonde amicizie fino in Argentina. Sono il perno dell’ organizzazione, dove incontro molte persone e ho degli amici. Tuttavia mi sono accorto che gli altri non hanno compreso il profondo legame che mi lega all’Associazione e mi lasciano solo nella cura dell’organizzazione.
Oggi, a 71 anni compiuti, mi sto però rendendo conto che tutte queste attività stanno sacrificando la mia vita personale e altri miei interessi. Avrei bisogno di più tempo per me: per coltivare i miei hobby, i miei viaggi, le mie amicizie e la mia famiglia. Spero di riuscire a coinvolgere persone nuove che collaborino per rispettare anche me stesso e i miei bisogni più profondi.    In foto: un settantenne in forma

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Le mani sporche di terra

Da parte di Giulia: Scrivo stando attenta a non sporcare la tastiera del computer perché ho le mani sporche di terra. Ho sempre le mani sporche perché curare la terra è diventata ormai la mia occupazione (sotto: una foto dal blog di Donatella Cinelli Colombini, che produce Brunello, Chianti e altri vini nel senese).
Prosegue Giulia: Ho sessantaquattro anni compiuti e mi sono trasferita in questo pezzo di Toscana dove mio papà tanti anni fa ha lasciato a noi figli una casa e un pezzo di terra coltivato ad ulivi. Per tantissimi anni la mia vita è stata in città, con mio marito, i miei bambini che mi davano tanto da fare e un lavoro che facevo da casa. Poi ad un certo punto c’è stato uno “svuotamento”: i ragazzi hanno preso il volo, il lavoro non c’era più e la città mi aveva stancata. Il marito no, lui c’è ancora, ma è ancora preso dal suo lavoro e preferisce stare in città. L’uliveto era in condizioni pietose, nessuno lo seguiva da anni, così ho deciso di trasferirmi qui e di dedicarmici. Naturalmente qualcosa faccio io, mentre per i lavori più pesanti ho bisogno dell’aiuto di persone più giovani e i giovani del posto hanno la sapienza tramandata dai padri su come si curano gli ulivi. Mi sveglio la mattina presto e sono subito nei campi, ho scoperto che seguire giorno dopo giorno la natura è affascinante. Da un punto di vista economico per il momento le spese sono superiori ai ricavi dall’olio ma adesso sto ragionando con altri coltivatori della zona perché probabilmente consorziandoci riusciremo a vendere meglio.  E’ una passione, la mia, ma voglio che diventi anche un’attività almeno in pareggio.

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Senior e volontario

Uno spaccato del volontariato italiano è stato protagonista la scorsa settimana del convegno “Invecchiamento attivo: una sfida e una risorsa per la comunità”, organizzato a Milano da Auser Lombardia, che conta 80.000 soci e 15.000 volontari distribuiti su 430 associazioni locali regionali.

La fotografia offerta dall’associazione è di una popolazione in larghissima misura di 55-75enni che dedicano tempo ed energie a fornire servizi ad altre persone più anziane e bisognose, senza trascurare anche l’attenzione alle famiglie in genere.

  Compagnia a domicilio o presso le case di cura agli anziani soli, accompagnamento delle persone disabili, eventi culturali, corsi per le persone della terza età, ma anche organizzazione di incontri per l’integrazione interculturale e presenza nelle scuole in qualità di nonni che tramandano oralmente la storia ai piccoli: sono solo alcune delle iniziative attivate dai volontari Auser, fino ad arrivare alla telefonia sociale (il noto “Filo d’argento”dedicato agli anziani che vivono in situazioni di solitudine e di particolare fragilità), fiore all’occhiello e motivo d’orgoglio dell’Associazione, occasione anche di una fruttuosa collaborazione con la Regione.

“Non perdere il desiderio di progettare nuove esperienze di vita attiva” e “coltivare speranze, interessi, propositi e progetti” è, nelle parole che ha usato il vice Presidente lombardo Rino Campioni, il modo con cui si dovrebbe concepire l’invecchiamento. Il che naturalmente, ci sembra, può valere sia per i senior volontari che per gli anziani assistiti.

Associazionismo, volontariato, impresa sociale, cooperazione sono le forme con cui il terzo settore dà il suo contributo al welfare.  Un contributo che oggi è diventato decisamente rilevante. Una domanda su tutte: non è che ormai il terzo settore fa supplenza del sistema pubblico, sempre più in affanno di risorse ? Ci ha pensato il prof. Fiorentini, docente di management dell’impresa sociale non profit presso l’Università Bocconi, a sollevare il problema, reclamando che venga quantificato economicamente l’apporto dato dai volontari e ricordando, a titolo di esempio, che uno studio ha quantificato in circa 150 milioni di ore il lavoro dei volontari nell’arco di quattro settimane.  In una prospettiva futura di “welfare universalistico a protezione variabile”, in cui non c’è più la possibilità di “dare tutto a tutti dalla culla alla tomba”, ci si può immaginare – lo prospetta Fiorentini – che le associazioni di volontariato diventino srl senza distribuzione di utili, che vendano i servizi ai cittadini e che trasformino in dipendenti gli attuali volontari. Una ipotesi hard, quest’ultima, che sembra lontana da una cultura del volontariato tutta basata sulle motivazioni valoriali e che, ad oggi, non si preoccupa più di tanto di coniugare sociale con economico.

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Una trasformazione radicale

Da parte di Gabriele: Ho 58 anni , vivo a Bologna e sono in pensione da 5 anni. Avrei volentieri continuato a lavorare, ma ho approfittato dell’offerta di prepensionamento proposta dal quotidiano presso il quale prestavo servizio.

Il primo anno ho preferito rilassarmi, godere del tempo libero a disposizione e non affrontare nessun altro tipo di esperienza dedicandomi completamente al menage quotidiano familiare.      Comunque accettare la proposta di prepensionamento ha cambiato radicalmente la mia vita. Mi sono avvicinato alle faccende domestiche e alla preparazione dei pasti giornalieri, per la famiglia, come nuovissima esperienza. Ho sperimentato cosa voglia dire “il dolce far niente” e, tutto sommato, mi sono anche accorto che tale soluzione non avrebbe potuto durare a lungo.

Allontanandomi dal mondo dorato e molto chiuso del giornale mi sono dedicato all’attività che meglio conoscevo, quella di allenatore di calcio. Così sono diventato allenatore del settore giovanile di una squadra, rendendomi conto, dal vero, di quali siano i vezzi, le abitudini e le problematiche legate ai giovani. Ho potuto incontrare e conoscere persone nuove, fare nuove amicizie e trascorrere più tempo con il figlio minore, anch’egli giocatore. Ora dedico maggior tempo a me stesso, agli hobby, alla lettura, alle discussioni con gli amici e sono perfettamente consapevole dei benefici acquisiti dalla vita all’aperto e dalla aumentata attività fisica . Sono anche una buona forchetta, prediligo cibo sano e buon vino. Viste le buone condizioni di salute e i vari impegni appaganti, sono sufficientemente contento di come stiano andando le cose; unico neo le relazioni familiari, ma ci sto lavorando.

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Malgrado tutto sono ottimista!

Da parte di Angela: Ho 63 anni, pensione minima, continuo a lavorare anche se non conviene tra tasse e inps che richiede indietro soldi non dovuti, provo rabbia quando vedo i compensi di manager pensionati e con cariche prestigiose e milionarie, ma non ho alternative.

Rabbia perchè, dopo divorzio e una vita non facile, non posso godermi questi anni in santa pace facendo le cose che veramente mi interessano e sono tante!

Ho un carattere allegro e mi incuriosisce conoscere e imparare cose nuove, dall’inglese al teatro ai corsi dell’UNI 3 ecc.ecc , godermi i nipotini, viaggiare e così via.Non è detto che non ci riesca, malgrado tutto sono ottimista e poi riciclarsi mantiene giovani vero!!!!!!!!!!!

  Biancospino: speranza e buona fortuna !

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