Posts Tagged: vita attiva

Alla ricerca di conferme (impossibili)

“Senza bisogno di scomodare attrici famose e presentatrici televisive che cercano disperatamente di mantenere l’appeal fisico di sempre con il bisturi, ovviamente senza mai riuscirci, è tra i maschi che si annida il peggior virus del mantenimento della prestanza fisica a tutti costi. Indifferenti ai limiti della natura, nelle palestre si vedono ultracinquantenni che sprizzano l’ultima stilla di sudore rischiando l’infarto pur di riuscire  a “tartarugarsi”, sessantenni che fanno a gara per vedere chi riesce a percorrere la maratona in meno di tre ore e mezzo e attempati ciclisti che si dopano pur di riuscire a scalare le Dolomiti e che quando finiscono restano sciroccati per una settimana accuditi da mogli attonite per tanta stupidità”  (dal mio libro “I ragazzi di sessant’anni”).

  Le vipere dicono: “Uomini di mezza età che cercano di evitare una crisi di mezza età”.   Probabilmente c’è del vero. Quando un po’ di segnali ti avvisano che la fase della piena maturità sta sfumando e che stai entrando in una fase di vita nuova, può capitare che ti arrivi forte il bisogno di aggrapparti a qualcosa che fermi il tempo (è una finzione, naturalmente lo sanno tutti, ma il bisogno è troppo forte). E il fisico che non cede, che dimostra di poter ancora confrontarsi con quelli più giovani, è un’ àncora  a cui molti si aggrappano.

Non si tratta di mettere in dubbio l’importanza dello sport e del movimento, certamente sono componenti essenziali per una vita sana del senior, così come non voglio togliere nulla al piacere di chi corre le maratone o va in bici, ma altro è il pretendere dal proprio corpo di dare performance da trentenne quando si ha il doppio dell’età.

Più difficile naturalmente inoltrarsi nei sentieri della ricerca di identità nuove, sia fisiche, sia psicologiche, sia sociali.  Ma non si sfugge: il corpo cambia per tutti, il nostro modo di guardare al mondo si modifica, i figli crescono, per tantissimi la centralità del lavoro fa spazio a nuovi interessi e a nuove attività.  Costruirsi una nuova identità può essere faticoso, ma anche molto gratificante, perché a volte le opportunità che troviamo dietro l’angolo ci fanno scoprire piaceri che non ci saremmo mai aspettati.

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Qui ci sarà lavoro per gli over 55

Cose d’oltre Oceano: il Wall Street Journal suggerisce dove troveranno lavoro gli over 55.

In un bell’articolo pubblicato ieri a firma di Andrea Coombes,  il Wall Street Journal segnala i settori più promettenti negli USA per un over 55 che cerca lavoro.

Cose solo d’oltre Oceano ? Certamente almeno una delle due condizioni da cui prende le mosse la giornalista americana, la demografia, ha una forte similitudine anche con la nostra realtà.  Infatti, tanto negli USA che in Europa, il grosso dell’incremento demografico viene dalla crescita di numero di quelli che sono ormai nella seconda parte della vita. La combinata: maggiore longevità + baby boomers arrivati a cinquanta- sessant’anni, sta producendo i suoi effetti su entrambe le sponde dell’Oceano.    La seconda condizione segnalata dal WSJ, e cioè un atteggiamento più favorevole degli imprenditori nei confronti dei lavoratori anziani, è invece tutta da verificare dalle nostre parti: probabilmente da noi il pregiudizio legato all’età non è tra i più forti al mondo, e sono molti coloro che apprezzano l’esperienza e le competenze accumulate dai senior, ma la sensazione di fondo è che, dopo la riforma Fornero, le imprese siano state colte di sorpresa e non sappiano bene cosa fare di fronte alla necessità di impiegare gli ultra-sessantenni.  Senza contare che da noi, quando si parla di lavoro per le persone della fascia di età 55-64 anni, si trovano almeno quattro gruppi ben distinti di persone: 1) la maggioranza (poco meno del 60%) che sono già pensionati o che non cercano lavoro (ad esempio le casalinghe); 2) quelli che continuano a lavorare volentieri; 3) quelli che si sentono obbligati a continuare a lavorare fino all’età pensionabile spostata recentemente in avanti e infine 4) quelli che vorrebbero lavorare, ma non trovano (a fine giugno il tasso di disoccupazione per questa età era il 5,4%).

Ciò detto, quali sarebbero i settori nei quali negli USA i senior in cerca di lavoro lo troveranno ? Il WSJ ne elenca alcuni: la scuola, le banche, le assicurazioni, il mondo della sanità e della cura alle persone, i servizi professionali e in generale i lavori fortemente professionalizzati.

Difficile immaginare che in Italia la scuola, le banche e le assicurazioni, mondi dove si apprestano a riduzioni generalizzate, siano approdi futuri per i senior in cerca di lavoro. Più realistico pensare che lo possano diventare il mondo della sanità, i servizi di cura alla persona, i servizi professionali e alcune nicchie dove si possono spendere competenze tecniche molto specifiche.

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Svuotato di forze

Da parte di Stefano:  Caro Enrico, seguo da un po’ il tuo blog perché ho condiviso da subito l’impostazione che hai dato e cioè che i sessantenni (ne ho 63) non devono pensare di essere vecchi e invece hanno un sacco di occasioni per godersi ancora un bel tratto di vita. Penso che questo sia giusto e cerco anche di praticarlo. Insieme a mio figlio stiamo costruendo una piccola casa in montagna che sarà soprattutto per lui e la sua famiglia, questa cosa ci piace tantissimo e io seguo i lavori che sono abbastanza impegnativi. Non ho smesso del tutto il lavoro nello studio dove ho lavorato per tanti anni, ho un po’ più di tempo libero che però tra aggiornamenti e qualche viaggio (altra cosa che mi piace molto) si riempie subito di cose da fare. Quindi va tutto bene. Però quest’estate per la prima volta in vita mia mi sono sentito svuotato di forze e incapace di fare le camminate che ho sempre fatto. Di salute sto bene, ma è come se il motore andasse a meno giri e avesse bisogno di soste continue. Così mi sono domandato se è proprio vero che tutte queste opportunità potremo godercele ancora…e mi sono risposto che è una questione di dosaggio. Non dobbiamo farci l’illusione di programmi come se avessimo trent’anni ma usare le nostre forze sulle cose più importanti.

Filosofia assolutamente condivisibile, caro Stefano.

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Un libro tira l’altro

E’ andata in onda su Radio 24, nel programma “Un libro tira l’altro”, l’intervista di Salvatore Carrubba a Enrico Oggioni sul libro “I ragazzi di sessant’anni”. Come si conciliano le nuove opportunità che si prospettano ai sessantenni con le nuove sfide che oggi questa generazione si trova ad affrontare ? Quanto è grande la divaricazione fra come affrontano la fase di “vita nuova” i senior in condizioni economiche privilegiate e gli altri ? Verso le generazioni dei figli e dei giovani prevale o no un sentimento di “restituzione” e di generosità ? Questi e altri i temi dibattutti nel corso dell’intervista.

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Irriducibili

Da qualche giorno mi sono spostato nella casa di campagna, dove trascorrerò parte di agosto. Come sempre, quando arrivo la prima cosa che faccio è controllare se tutto funziona a dovere e subito dopo stilo l’elenco delle manutenzioni necessarie. A volte si tratta di nuovi guasti, in altri casi di vecchi deterioramenti che attendono da mesi. Quest’anno, appena arrivato mi sono reso conto che alcune magagne risalivano addirittura all’estate dell’anno scorso: una finestra che non chiudeva bene, sportelli in legno che rimanevano sbilenchi, una porta anche lei in legno completamente fuori asse.  Tutti lavori che richiedevano il falegname. Oppure, in alternativa, che mi cimentassi io nel bricolage, ma conoscendo le mie scarsissime doti manuali, l’unica opzione valida era la prima. Era la stessa conclusione a cui ero giunto più volte nei mesi precedenti e altrettante volte avevo telefonato a G. (lo chiamerò così), il falegname di riferimento nella zona, che già in passato si era rivelato efficace nelle riparazioni e onesto nella parcella, ma che questa volta mi aveva rimandato e rimandato, fino a farmi pensare che i lavori che gli chiedevo gli fossero d’impiccio.

Dopo l’ennesima telefonata in cui gli ho supplicato il suo intervento, G. è improvvisamente comparso sulla soglia di casa e dopo avermi spiegato che aveva avuto tanto lavoro e che non gliene volessi per il ritardo, si è messo subito all’opera: in meno di due ore, con mano esperta ha aggiustato quasi tutto, mi ha spiegato cosa non valeva la pena di riparare e poi mi ha fatto il solito prezzo onesto.  Mentre lavorava, per la prima volta mi resi conto che G. non era più un giovanotto e che faceva una certa fatica fisica nello stare in certe posizioni inginocchiate o a sollevare degli ingombri pesanti.  Sono rimasto di sasso quando, alla mia domanda curiosa sulla sua età, mi ha detto di avere 73 anni. A G. non mancano le occasioni per fare altro: ad esempio, mi ha raccontato dei viaggi che fa periodicamente per andare a trovare il figlio che ora abita all’estero. Né certo starebbe senza compagnia o con le mani in mano se smettesse il suo lavoro. Il fatto è che il suo lavoro è la sua vita e allora magari si prendono meno impegni, ma finché si ha la forza per continuare, perché  smettere ?

P.S. Il falegname della foto l’ho trovato in internet, la didascalia dice che ha 85 anni.

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Si può !

Da parte di Attilio: Cari “ragazzi”, vi scrivo per condividere la soddisfazione di un cinquantasettenne che aveva perso il lavoro e che contro tutte le previsioni qualche mese fa ne ha trovato un altro. Ero rimasto a spasso quando la società dove lavoravo ha chiuso e se ne è andata dall’Italia. Per un po’ ho cercato, ma con poca convinzione perché tutti mi dicevano che anche se la mia professione serve sempre (ho avuto responsabilità come amministrativo) alla mia età un nuovo lavoro potevo scordarmelo. Quando si è presentata l’occasione e sono andato ai colloqui di lavoro il cuore mi batteva come a un ragazzino di primo pelo, ma per fortuna è andata… Il lavoro è a progetto e la sede di lavoro è in un’altra città, circa 150 chilometri dalla mia, così ho dovuto reimpostare tutto, ma non importa, anzi una ventata di novità fa bene a questa età!

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Lo sport dei senior

“L’inattività fisica ? Uccide quanto il fumo” titolava pochi giorni fa un articolo di Eva Perassi su Corriere Salute riprendendo uno studio scientifico riportato da The Lancet. “Ogni anno 5,3 milioni di persone morirebbero nel mondo a causa dell’inattività fisica” è l’allarmante notizia. In particolare, con l’età si opta per stili di vita più sedentari e questo riguarderebbe soprattutto le donne.  “Ci si dimentica di svolgere anche il minimo indispensabile di attività fisica quotidiana. Pari, sostengono gli esperti, a circa 30 minuti di passeggiata blanda almeno 5 giorni a settimana, o a 20 minuti di sport almeno 3 volte a settimana”.

Il sito my-personaltrainer.it spiega con dovizia di particolari che i benefici derivati da una costante attività fisica nella terza età migliorano una serie di organi e di funzioni fisiologiche, in particolar modo quelle dell’apparato locomotore, cardiocircolatorio, respiratorio e nervoso, senza dimenticare i miglioramenti sulla capacità di autocontrollo, di concentrazione, sulla capacità volitiva e di rilassamento.

Ma sarebbe sbagliato pensare che chi fa un po’ di sport e di attività fisica tra i senior sia incentivato solo da una speranza di invecchiamento in salute. La motivazione oggi probabilmente più forte per dedicarsi ad uno sport (sia pure in forma blanda) è la ricerca di benessere. “Faccio sport ergo mi sento bene” è la nuova certezza indubitabile. Il wellness prima di tutto !

Quali sono secondo te gli sport più adatti per un over 50-60 ?  Tu quale sport pratichi ?

Nuoto ?

Corsa ?

Ciclismo ?

Camminate a passo sostenuto ?

Ginnastica in palestra ?

Tennis ?

Golf ?

………..

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Protagonisti del volontariato 1

Ricordavo qualche giorno fa su queste pagine che l’attività di volontariato è diventata una parte importante della vita di molti senior e in particolare di molti frequentatori di questo stesso blog.

Vicino a chi ne riconosce un alto significato e un alto valore, vi è chi esprime perplessità su come funzionano le associazioni che il volontariato lo organizzano.   Un approfondimento è utile per capire come evitare che un’attività indubbiamente di grande rilevanza sociale finisca con il perdere di credibilità.  Ne ho iniziato a parlare con due protagonisti dell’area milanese, in attesa di ulteriori conversazioni con associazioni di altre realtà e in attesa di esperienze che tutti voi vorrete portare all’attenzione di questo blog.

  A Dino Magaldi che da 7 anni è protagonista in Anteas Milano (circa 250  volontari attivi prevalentemente dai 60 anni in su) e a Giovanni Gruppo della Presidenza dell’Auser Volontariato di Milano (circa 1700 volontari, per lo più pensionati tra i 60 e i 70 anni), ho posto tre domande: 1. Quali sono le aspettative giuste che può avere chi si avvicina al volontariato a questa età?  2. Hanno ragione alcuni a dire che il volontariato è organizzato male (si è utilizzati poco, non si usano le competenze pregresse, non si ricevono mai riconoscimenti)?  3. Che differenze ci sono rispetto ad organizzazioni non di volontariato?

Le attività di volontariato svolte dalle persone della nostra età sono molteplici. Un posto di rilievo lo occupa l’assistenza agli anziani fragili: nelle case di riposo, a domicilio, facendo compagnia, portando la spesa a casa, accompagnando chi non ce la fa da solo, o anche attraverso un numero verde dedicato (ad esempio l’Auser con il suo “Filo d’argento” 800995988). Un altro tipo di attività è a favore dei piccoli nelle scuole: ad esempio i volontari di Anteas vanno nelle aule a raccontare favole scritte dai nonni, oppure l’iniziativa “nonni amici” di Auser porta i volontari a far sorveglianza davanti alle scuole o a spiegare come si coltivano gli orti. Ma non mancano nemmeno l’assistenza nelle carceri, o lavori di piccola manutenzione presso musei, così come iniziative di socializzazione culturale nelle periferie, fino ad occasioni in cui si mette alla prova la propria vocazione artistica.

“Se una persona si presenta dicendo che vorrebbe fare volontariato solo perché non gli va di stare al bar o a casa da solo probabilmente si sta avvicinando a questa esperienza con il piede sbagliato” mi dice  Magaldi a proposito delle aspettative più corrette per intraprendere questa esperienza. “Lo spirito giusto è di chi pensa ad una propria terza età attiva in cui si dedica agli altri, arrivando al volontariato non per trovare un riconoscimento ma per condividere con altri un po’ della propria ricchezza interiore”.  Alcuni dei commenti ricevuti in questo blog dicono che il volontariato dà senso alla vita di chi lo fa e che è utile anche al volontario, non solo a chi è assistito. Giovanni Gruppo sostanzialmente si ritrova con questa prospettiva: “Per noi volontariato è socializzare facendo cose utili agli altri. E’ essere cittadini attivi, mantenendosi vivi”.

A proposito della presunta cattiva organizzazione delle associazioni di volontariato e della delusione che parecchi provano dopo essersi avvicinati, il punto chiave sembrerebbe essere la qualità del patto e dell’orientamento iniziale. “La persona che arriva e che si limita a un: <ditemi cosa devo fare> non va bene” sostiene Gruppo “abbiamo bisogno di persone attive”.  E’ meglio usare le competenze che si sono già sviluppate nel corso della vita, ma ancor di più è essenziale capire cosa desidera la persona interessata e concordare con lei attività e tempi dedicati. Peraltro, non sempre il diretto interessato ha le idee chiare. “Non sono pochi quelli che partono in quarta e poi si afflosciano – sostiene Magaldi – così come quelli che non sanno bene cosa vorrebbero fare: anche per questo i corsi formativi iniziali sono utili”.

E le differenze con le altre organizzazioni, ad esempio con le cooperative che offrono servizi analoghi ? Una prima differenza è la gratuità del servizio offerto e in particolare in questa fase di crisi il volontariato può essere un importante sostegno. Ovviamente, a fronte di questo, va sempre ricordato che i volontari non sono professionisti e che non danno un servizio permanente. E allora proprio per questo diventa essenziale lo spirito di solidarietà che si riesce a trasmettere quando si offre la propria opera da volontari.

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i miei primi 63 anni

Come è già stato testimoniato negli scorsi mesi da altri frequentatori del blog, anche per Rita, che ci racconta brevemente di seguito la sua storia, l’attività di volontariato è diventata una parte importante della propria vita.  Ricordo altre testimonianze e altri commenti sullo stesso argomento in cui emergevano però delle perplessità su come funzionano le organizzazioni di volontariato. Credo che dovremo dare spazio in futuro su questo blog a quali sono le attività di volontariato più utili e soddisfacenti, così come a qual è il modo migliore di utilizzo dei senior da parte delle organizzazioni di volontariato.

 Scrive Rita: Sono andata in pensione 11 anni fa, e in questi anni non mi sono mai fermata, ho dedicato e dedico tutt’ora le mie ore libere al volontariato. Sono soddisfatta e contenta di poter dare sollievo alle persone che soffrono, una carezza una parola un sorriso non costano veramente nulla. Chi può lo faccia, aiutare gli altri aiuta se stesso. Quando torni a casa ti senti un’altra persona.Grazie per avermi dato questa possibilità.
Rita, anni 63.

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La mia voce esce dall’anima

Da parte di Ester: La mia storia è molto semplice! Mia madre è stata una cantante lirica ed io ho ereditato da lei una bella voce. Ma non ho potuto coltivare la mia passione per motivi strettamente privati e legati anche alla gelosia di mio padre e ad una mentalità che vedeva questo lavoro come poco sicuro ed anche molto aleatorio! Mi sono laureata in giurispudenza con il massimo dei voti ed ora insegno diritto ed economia, ma la mia passione è sempre lì, non si è placata e quando posso partecipo a serate e spettacoli perchè così sono felice.  Non potrei vivere senza la musica! Ho 58 anni, sono molto intonata e quando canto non riesco a trattenere la grandissima gioia che provo e che vorrei comunicare agli altri. Qualcuno vuole dividere con me questa grande passione? Mi piacerebbe formare un gruppo e ripercorrere tutte le più belle tappe musicali! Ci sarà qualcuno che mi sta ascoltando? Io sono in attesa.

 

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