Posts Tagged: vita attiva

Passioni senza età

Suonare e cantare in una band

Fare fotografie

Aggiustare gli utensili rotti

Lavorare la terracotta

Scrivere poesie

Andare in barca

Tenere in forma il motore di una macchina

Dipingere un quadro

Andare in motocicletta

Curare il giardino

Preparare manicaretti

…………..

…………..

E le tue passioni quali sono ?

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Sono fesso o fortunato ?

Scrive Renzo: Leggo spesso, anche su questo blog, che i sessantenni dovrebbero rinventarsi e cominciare a fare cose diverse da quelle che hanno sempre fatto, a cominciare dallo smettere di lavorare o dal lavorare meno.

Non sono per niente d’accordo con questa impostazione. Io ho appena compiuto 61 anni, da 37 lavoro e da 25 ho un mio studio da libero professionista. Non sono diventato ricco, però il lavoro mi ha arricchito tanto le giornate. Ho avuto altre cose dalla vita, qualcuna bella e qualcuna brutta, ma il mio lavoro è sicuramente quella che mi ha dato e mi dà più soddisfazioni. Perché dovrei immaginare di smettere fra pochi anni ? Io vorrei continuare a lavorare nel mio studio per tutta la giornata fino a 90 anni, se il Signore me lo permette.
A volte mi vengono dei dubbi di essere io il fesso, dato che tutti dicono che è meglio andare in pensione il prima possibile. Però poi mi dico che invece sono fortunato, perché faccio un bel lavoro che mi piace e questo non capita a tutti.

Risponde Enrico: Sì, sei fortunato e non fesso. A patto che anche in futuro manterrai inalterato il tuo modo di vivere perché continuerà a darti soddisfazioni e non perché non saprai immaginarti qualcosa di diverso.

 

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Tappabuchi o risorse ?

Silvia frequenta il blog da settimane e si è accorta che spesso parlo del volontariato come di una delle soluzioni scelte dai senior per dare maggior senso alla propria vita. Mi ha contattato e negli ultimi giorni abbiamo avuto uno scambio di messaggi. Il tema che abbiamo discusso è la sua perplessità rispetto all’organizzazione del volontariato, alle cui strutture dedicano tanto tempo molti cinquanta-settantenni. Il timore di Silvia è che chi si dedica al volontariato non venga considerato come  una risorsa da valorizzare ma come un tappabuchi.  Le ho proposto di raccontare la sua esperienza a riguardo e la ringrazio per averlo fatto. Di seguito la sua storia e le sue considerazioni.

Salve Enrico. Sono Silvia e rispondo alla sua richiesta rispetto alla mia esperienza di volontariato. Premetto che sono stata insegnante di Italiano nella Scuola Primaria per 40 anni, pubblico da 30 anni libri scolastici con una nota Casa editrice bresciana e ho al mio attivo un diploma di Counsellor conseguito nel 2003, per mio interesse personale. Sono Bresciana in esilio volontario (per godere figlia e nipoti) a Fossano, provincia di Cuneo.
Sono in pensione da due anni. Il primo anno ho partecipato ad un Volontariato per aiutare a fare i compiti ragazzi stranieri delle Medie ed Elementari, che non hanno la possibilità a casa di aiuti da parte dei genitori, presi anch’essi dalla difficoltà del lavoro e spesso isolati anche da un uso scorretto dell’Italiano. I ragazzi erano una trentina, noi pochi, problemi di disciplina e per me era come gettare acqua nel mare. Alla fine ho visto che bastavano brave signore con la quinta elementare per aiutare i ragazzi ….. Io avrei voluto vedere dei risultati, dei progressi, così, dato che c’erano 2 ragazzi, uno Cinese e uno Senegalese in Italia da pochi mesi, ho proposto alla Preside delle Medie di curare l’Italiano con loro, alla mattina, a scuola, 2 volte alla settimana e così è stato e dato che far leggere e scrivere è il mio mestiere mi è sembrato di aver fatto qualcosa di più. ( A fine anno nessun ringraziamento da nessuno, nessuna valutazione dell’intervento, nessun discorso se si sarebbe potuto fare di più, diversamente o come con i docenti, per un intervento l’anno successivo, perciò la mia esperienza è finita lì )
Quest’anno mi sono offerta per fare volontariato in una struttura religiosa privata, per ragazzi ultrasedicenni che devono ancora conseguire la licenza Media. Mi hanno affidato una ragazza marocchina e un’ Indiana, con difficoltà di lingua, da affiancare di Italiano e Storia, una volta/due alla settimana da gennaio a maggio, per prepararle all’esame. Chadia e Sandeep hanno avuto la licenza Media, ma poco fa ho dovuto chiamare io la prof per sapere i risultati, l’Istituto non mi ha comunicato nulla. Ho chiamato anche Chadia e Sandeep per augurare loro buone vacanze. Per il resto qui ho lavorato con soddisfazione per preparare le tesine dei Paesi d’origine, i nodi della seconda Guerra Mondiale , strutturare un tema…. Ho conquistato l’affetto di Chadia.
Nel frattempo ho consultato un Centro d’ascolto in un paese vicino, per donne che hanno subito violenza, dando la mia disponibilità di ascolto come Counsellor, ma qui il mio diploma era quasi un impaccio.. “ ci vuole disponibilità di 24 ore per andare anche in Ospedale….sì, c’è l’ascolto ma noi facciamo dei corsi per l’ascolto, non importa il diploma..” Una disponibilità settimanale per l’ascolto telefonico non serviva, ci voleva uniformità…loro si conoscevano tutte….
Quest’anno ho fatto anche un’ esperienza con L’Università della terza età di Fossano, offrendo un “Corso di lettura oltre la trama” , pochi allievi ma molto interessati e ho avuto molta soddisfazione. Per l’anno prossimo ne ho proposti due.
Sembrerebbe questa la mia strada ma gli allievi disposti a mettersi in gioco sono pochi, io propongo attività di laboratorio, mentre i più amano sonnecchiare a lezioni frontali in sale in penombra, cullati dalla voce del relatore…..
Sono io troppo esigente?
Io al volontariato voglio dare, ma anche ricevere, cioè essere impegnata come risorsa per le mie competenze, forse sbaglio ma a me sentirmi buona non basta…….

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Viaggi e dintorni

La cartolina d’altri tempi del sessantenne prevedeva una persona che preferiva la sedentarietà al viaggio, la rassicurazione che viene dai luoghi conosciuti rispetto alla scoperta di mondi nuovi, l’immobilità allo spostamento.

Sono, queste, preferenze tuttora manifestate in modo evidente dalle persone che hanno raggiunto la vecchiaia, ma che non si attagliano per niente alla maggior parte dei senior 55-70enni di oggi. E in alcuni casi neppure ad ottantenni ancora vitali e in salute. Una mia amica cinquantenne cha vorrebbe ogni tanto lasciare la figlia piccola alla mamma ottantaduenne non riesce mai nell’intento dato che la “nonnina” ogni volta è in viaggio nei posti più lontani del mondo. Insomma, la vita nuova dei senior è sempre più spesso all’insegna della mobilità.         Che tipo di mobilità ?  Ce n’è di tutti i tipi.

Partiamo dalla più semplice: il movimento fisico. Camminate, escursioni, biciclettate da soli o in compagnia. A volte è soltanto la mezz’ora per evitare l’arrugginirsi di ossa e giunzioni, altre volte è passione che occhieggia al professionismo (avete presente i gruppi di cinquanta-sessantenni che scorazzano in bicicletta sulle strade statali e provinciali attrezzati di tutto punto, o i baldi settantenni che un passo dopo l’altro macinano i più impervi sentieri di montagna?)

Oltre al movimento fisico, lo spostamento è anche trasferimento da un’abitazione ad un’altra.  L’80% degli italiani abita in casa di proprietà e in aggiunta non sono pochi quelli che hanno la possibilità di frequentare anche altre abitazioni: i più benestanti (che sono in proporzione più numerosi tra gli over 55 che nel resto della popolazione) possiedono anche una seconda casa,  molti hanno qualche parente (con annessa abitazione) che in qualche momento dell’anno li ospita al paesello d’origine, altri hanno amici che li invitano, qualcuno non rinuncia a qualche giorno in albergo Che sia un avanti e indietro per il weekend o che sia uno spostamento una tantum di qualche giorno o settimana, fatto sta che chi può non disdegna per niente nemmeno questo tipo di spostamento, senza particolari remore per i disagi connessi.

E poi c’è il viaggio vero e proprio. Il low cost prenotato in largo anticipo evitando l’alta stagione, qualcuno con la formula tutto compreso e qualcun altro con il “fai da te”, nella capitale europea o verso qualche meta lontana o provando la crociera, i senior viaggiano. Visto l’aria di crisi che tira, viaggiano con meno soldi a disposizione e con più attenzione a quante volte si tira fuori di tasca il portafogli, ma nell’insieme la voglia di viaggiare resiste.

Zainetto e scarpe comode, il senior, anche quello che apprezza la tranquillità e si crogiola nell’impigrirsi, non pensa che sia ancora arrivato il momento di limitarsi a guardare il panorama dalla poltrona di casa sua.

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Danzare

“…Di recente a queste due dimensioni (cognitivo ed emotivo) si è aggiunto anche lo sviluppo motorio, che ormai si è scoperto essere determinante per invecchiare bene… si è cominciato a dire: mi raccomando, camminate. Anzi, l’ultima è: danzate ! Ma non è solo una moda, è una cosa seria. Ci sono tanti studi che dicono che questa attività è veramente decisiva. Danzare significa fare del movimento libero corporeo, ma anche socializzare, ascoltare la musica, svilupparsi cognitivamente avendo la possibilità di parlare, di dialogare…. Insomma, lo sviluppo va sempre pensato insieme cognitivo, emotivo e anche motorio.”

(tratto da E. Oggioni, “I ragazzi di sessant’anni”, Mondadori, maggio 2012, “Il punto di vista della psicologa: conversazione con Ottavia Albanese”, pag. 188)

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La mia vita la rivivrei tutta !

Scrive Orensanna M: Ho 66 anni, un marito (siamo sposati da 36 anni), 5 figli e 5 nipotini. Sono stata molto fortunata perchè sono riuscita a coniugare famiglia e lavoro, un lavoro che mi piaceva molto.
Per 35 anni sono stata assistente di Antropologia all’Università “La Sapienza ” di Roma occupandomi, tra l’altro, di Antropologia dell’Invecchiamento!
Da un paio di anni sono in pensione ed ho riscoperto tutta una serie di hobbies che, per questioni di tempo, avevo accantonato; ad es. faccio dei lavori all’uncinetto, abilità manuale che ho imparato da mia nonna.
Faccio parte di un’associazione che si chiama Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile ed in questo modo mantengo il contatto con i ragazzi cercando di trasmettere amore per la cultura e la lettura.
Dato che sono nonna di cinque nipotini di età compresa tra 8 ed 1 anno ho cominciato a scrivere per loro una serie di storielle con dei buffi personaggi che sono animaletti umanizzati.
Le mie giornate sono quasi più frenetiche adesso di prima ma va bene così!

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Sempre in pista….

Ecco la riflessione di Roberto: Mi piace questo sito ! Sono un 62enne, attivissimo, imprenditore, vivo in Indonesia (….senza grossi rimpianti) e mi sento ancora “all’inizio”.
Forse sottovaluto l’età ma, molto spesso, mi piace ricordare le frasi di mio papà: meglio morire “sani”… che vivere “malati”…   Il senso spero sia chiaro e questo mi aiuta a vivere con coraggio ed a dimenticare le “paure” per la salute!
Un abbraccio a tutti i “colleghi” ed alle “colleghe”…..ed un augurio di serenità e forza: meglio affrontare le sfide della vita con decisione e forza perchè, alla nostra età….non possiamo più sbagliare!

 

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Finalmente in pensione….

La storia di Elda: Un anno fa ho lasciato il lavoro per raggiunta età pensionabile. Ho due figli, il grande gravemente disabile vive in una comunità a 6 km da casa, l’altro è ancora all’università…Appena rimasta a casa, ad una riunione delle famiglie dei disabili frequentanti il centro dove risiede mio figlio emerge la necessità di creare un’associazione Onlus per reperire i fondi per finanziare i progetti degli operatori: ho dato la mia piena disponibilità, ho girato gli uffici finanziari, telefonato a destra e a manca, fatto quel che c’era da fare , ed ora, dal 17 aprile, siamo un’associazione di volontariato Onlus con tutti i crismi.
Fra una cosa e l’altra da anni mi diletto di informatica (manutenzione hardware e software di pc) e con un passaparola di amiche e vicine di casa che si appoggiano a me quando qualcosa dei loro pc non funziona, ho sempre qualche pc da resuscitare. Morale della favola: non ho neppure il tempo di dedicarmi alla casa… però faccio cose che mi piace fare!!!!

Uno dei disagi che scoprono tantissimi sessantenni poco tempo dopo essere andati in pensione è il tempo improvvisamente vuoto che non sanno come impiegare. Problema del passato, mi direte. No, vi assicuro che sono davvero tanti coloro che si interrogano su come dare un senso al tempo che si è liberato.  Ecco: la tua storia, cara Elda, è un bellissimo esempio di come interessi, volontà, motivazione, utilizzo di competenze che già possedevi (l’informatica) possono consentire di reinventarsi una nuova vita in cui il tempo è ricco di attività e progetti intelligenti e che piacciono.

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Finalmente me stessa

Ecco la storia di Anna: Ho 65 anni appena compiuti, e se mi guardo indietro ho vissuto almeno 3, 4 vite! Solo ora però mi sento finalmente realizzata! Laureata in Medicina e chirurgia a 25 anni, subito a lavorare in un grande Ospedale, mentre mi specializzavo (erano altri tempi). Poi il matrimonio, far coincidere il lavoro ospedaliero con la famiglia… finisce che lascio l’ospedale e mi adatto a fare la moglie, relegando alla professione solo un po’ di attività privata e l’insegnamento a corsi per infermieri! 10 anni fa inizia una serie ininterrotta di lutti…mio marito, mia sorella, mio padre! Alla fine il bivio: sopravvivere o vivere? Decido di vivere!!! Scopro il piacere della fotografia, tengo un corso presso una “Libera Università per adulti”, mi faccio nuovi amici, riprendo a viaggiare e da un anno torno a frequentare la mia amata Corsia Ospedaliera come consulente Internista presso una grande struttura Psichiatrica della mia zona!!! Sotto voce , ogni tanto mi dico che sono una donna fortunata…i colpi della vita invece che abbattermi, mi hanno fatto crescere.

Quando leggo le storie di vita come la tua, cara Anna, mi rafforzo nella convinzione che i percorsi individuali sono più forti di qualunque classificazione o regola sociale. La tua storia è bellissima, il tuo percorso, ricco di svolte, gratificazioni e dolori, mi fa pensare ad una donna che può vivere ancora intensamente il presente appoggiandosi ad un patrimonio unico  di esperienze.  Su tutto, un aspetto mi colpisce: oggi sei tornata alla passione di partenza, la corsia ospedaliera, ma ci sei arrivata dopo aver dimostrato, nel corso della vita, una flessibilità notevole (siamo capaci, noi uomini, di giocarci l’esistenza con la stessa flessibilità?)

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Chi continua a lavorare

In Italia il tasso di inattività (concetto usato dagli economisti e dagli statistici) per la fascia di età 55-64 anni è intorno al 60%. Stiamo parlando di circa quattro milioni e mezzo di persone  che o sono già in pensione (la maggioranza), o secondo le statistiche non lavorano (ad esempio le casalinghe), o hanno problemi di salute, o sono stati espulsi anzitempo dal sistema lavorativo. Salendo con gli anni la percentuale è superiore al 95%.

Poi c’è una minoranza che, sempre secondo le statistiche, lavora anche oltre i cinquantacinque anni.  E uno sparuto gruppetto di persone che prosegue a far parte degli “attivi lavorativi” anche oltre i sessantacinque anni.

La minoranza che continua a lavorare si può fondamentalmente dividere in due categorie: coloro che proseguono nell’attività lavorativa di sempre (li chiamerò “i continuisti”) e quelli che danno inizio ad una “seconda carriera” lavorativa facendo cambiamenti più o meno netti rispetto al passato.

Tra questi ultimi, che ad oggi non sono così numerosi ma di cui prevedo la crescita, si trovano persone che hanno abbandonato il lavoro di prima (per espulsione o per scelta) e che si reinventano una nuova attività remunerata. E’ il caso, per fare degli esempi che conosco, dell’impiegata che apre un negozio di fiori, del dirigente che mette a frutto le sue competenze per dar vita ad una piccola impresa, dell’agente immobiliare che si trasforma in restauratore di mobili, dell’operaio che rimasto a casa si dedica in modo profittevole al proprio pezzo di terra e alla cura degli animali, del suo collega che fa lavoretti di riparazione a tutto il vicinato, e così via.

E veniamo ai “continuisti”: qui troviamo sia i “forzati del lavoro”, sia i “duri e puri” che non mollerebbero mai.   Quelli che avevano previsto di smettere di lavorare a breve e sono stati presi in contropiede dalle riforme pensionistiche, così come quelli che scelgono di proseguire la propria attività lavorativa, spesso di natura professionale, senza porsi limiti.

E’ evidente che l’aspetto economico della faccenda (in mancanza di pensione, il reddito che deriva dal mio lavoro mi è indispensabile per vivere ?) è fondamentale per capire cosa fanno i “continuisti”. Ma c’è anche un aspetto psicologico che non va trascurato. Con quale atteggiamento mi sto ponendo verso i prossimi anni lavorativi ? Ho fatto una riflessione sulle mie vere esigenze di oggi e sono sicuro che non sto proseguendo solo per inerzia ?

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