Posts Tagged: vita attiva

A capofitto nel volontariato

Sono Chiara, sono in pensione da sette anni. Mi sono dedicata quasi subito al volontariato in due campi diversi: aiutare tanta gente a sfamarsi e aiutare gli anziani a districarsi nella burocrazia.
Mi sono buttata a capofitto in queste attività – come è nel mio carattere – tanto che mi pare di essere più occupata di quando avevo un lavoro a tempo pieno. Anche perché il volontariato ti coinvolge molto anche emotivamente. Sicuramente serve molto di più a chi lo svolge.

Cara Chiara, la tua testimonianza è un’ulteriore riprova del fatto che le attività di volontariato, e più in generale le attività di “servizio utile agli altri”, ricoprono un posto importante tra le sfere di interesse dei senior.  E’ bello quel che metti in evidenza, e cioè che si fa qualcosa di utile per gli altri e contemporaneamente questo può essere utilissimo anche a chi l’opera di volontariato la svolge. Essere attivi facendo cose utili, stare in contesti che ti coinvolgono anche emotivamente, pensare ogni giorno che hai dato un senso alla tua giornata: sembrerebbe una ricetta facile…

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Che soluzioni per i ragazzi di 50-60 anni ?

Negli ultimi giorni, in occasione dell’uscita del libro “I ragazzi di sessant’anni”, sono stato intervistato da alcuni giornalisti.  La domanda più gettonata è: “quali soluzioni adottano i ragazzi di sessant’anni per vivere al meglio la loro età ?”.

La risposta che mi sembra più veritiera è che le soluzioni adottate sono molto variegate: non esistendo più un modello consolidato e buono per tutti, ciascuno va alla ricerca della propria strada.  Le storie che ho raccolto e che continuo a raccogliere raccontano, ad esempio, di persone che hanno fatto della continuità della vita lavorativa di sempre la loro scelta: come se gli anni non passassero mai, queste persone continuano con lo stesso assetto di vita di quando avevano quarant’anni, finché le forze e le condizioni esterne lo permettono.  Di fianco ai “continuisti” si trovano coloro che mantengono un focus alto su un’attività lavorativa, ma diversa rispetto a quella di sempre: è il caso, per fare degli esempi, di chi – uscito anzitempo dall’azienda dove lavorava come impiegato o operaio – si reimpiega in settori che tirano di più, come quelli dell’ assistenza alla persona o dell’impiego amministrativo; o di chi si cimenta in nuovi lavori che lasciano più tempo libero di prima o che possono essere svolti da casa. Poi ci sono coloro che danno la priorità ad attività non remunerate: sono ad esempio numerosi quelli che danno senso alla loro esistenza coltivando passioni che smuovono energia e motivazione. Qui gli esempi sono infiniti: si va da chi ha vocazioni artistiche (come teatro, musica, canto, pittura, fotografia, danza), a chi predilige usar le mani (ad esempio: attività di bricolage, cura dell’orto e del giardino, giocare coi motori, lavorar di ceramica), fino ai campi più disparati: creare un blog di critica politica, studiare  e approfondire una materia che ha sempre appassionato,  collezionare libri antichi, eccetera.

Infina, una percentuale significativa dei cinquanta- sessantenni che reinventano la propria quotidianità si dedica a servizi utili agli altri e non remunerati. In questo gruppo rientrano fondamentalmente due categorie: coloro che fanno attività di volontariato in una delle tante associazioni no profit in circolazione e coloro che si dedicano alla famiglia (i nonni che si prendono cura dei nipoti o i figli sessantenni che si prendono cura dei genitori non più autosufficienti), unendo così al servizio utile una forte dimensione affettiva.

Siamo generazioni – apripista, senza modelli consolidati da copiare. E in questo contesto ognuno sceglie la strada che gli è più congeniale e che meglio risponde alle proprie condizioni.

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Progetti di vita a 50-60 anni

Ha senso fare dei progetti di vita per un cinquantacinquenne, un sessantacinquenne, un settantacinquenne ?

Le ricerche sugli atteggiamenti verso il futuro delle persone di queste età indicano un forte cambiamento di prospettiva nel corso degli anni.  Una volta, la persona che stava abbandonando l’età matura sapeva che stava entrando filata nella fase della vecchiaia e che in questa fase il modello sociale di riferimento era quello del pensionato che tirava i remi in barca e si godeva il meritato riposo.  Oggi il senior sa che dopo la maturità ha ancora davanti ha sé altri quindici- venti anni di vita potenzialmente attiva prima di diventare davvero vecchio.

Avrebbe quindi senso per il senior, all’approssimarsi di questa fase, costruirsi dei film che prevedano un futuro soddisfacente e predisporre dei progetti conseguenti, anche di lunga durata.  A parte coloro che in tutta la loro vita hanno sempre preferito vivere alla giornata e decidere momento per momento il da farsi, per tutti gli altri invece, quelli che si sono sempre posti delle méte e si sono organizzati per raggiungerle, sarebbe naturale pensare al resto dell’esistenza attraverso dei progetti di medio-lungo termine.

Invece, quel che emerge dalle ricerche, e così è stato anche l’esito della mia indagine sulla “vita nuova” dei senior “privilegiati”, è un po’ diverso.

Il futuro sembra più affrontato “a progetti” che non con un progetto di vita.

Molto spesso le persone descrivono il film del loro futuro attraverso racconti di progetti: di lavoro, familiari, basati su divertimento, passioni o aiuto agli altri. Ma questo viene manifestato contemporaneamente alla constatazione che non si è in grado – o non si vuole -  mettersi in una prospettiva di lungo termine.

“Vediamo cosa succede a fine anno” è un’affermazione frequente. “Costruisco il mio futuro con un progetto di vita” è al contrario un atteggiamento quasi del tutto assente.  Progetti e impegni fino a due-tre anni sono accettati e ricercati, visioni di lungo termine molto meno, malgrado un’elevata aspettativa di vita residua attiva e in salute.

Come mai ? La spiegazione che mi sembra più convincente è che queste sono età in cui il desiderio di rimanere attivi con impegni e progetti si deve combinare con un crescente bisogno di respirare il “profumo della leggerezza” e quindi si va alla ricerca di formule più libere, flessibili e leggere, senza troppe ipoteche sul futuro.

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Reinventarsi un’altra attività

Il prossimo 24 maggio pomeriggio, a Roma, presso lo Spazio Europa, in via IV Novembre 149, piano terra,  si terrà una conferenza organizzata da Aiace Italia (Association Internationale des Anciens des Communautés Européennes), dal titolo: “Rimanere attivi per sconfiggere l’età e abbattere le barriere tra generazioni”.  Testimonieranno alcuni soci di Aiace che, dopo il pensionamento, si sono reinventati un’altra attività, fanno volontariato, svolgono attività culturali impegnative o attività artistiche e creative.  Maggiori informazioni e programma sul sito della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia http://ec.europa.eu/italia/attualita/eventi/roma_24maggio2012_it.htm

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Il trabocchetto dell’età pensionabile

Le scelte di vita dei senior non sono necessariamente collegate all’età pensionabile.

Un sondaggio Gallup fatto negli Stati Uniti e riportato dal sito senior.com rivela che oggi gli Americani si aspettano di andare in pensione, in un sistema del tutto diverso dal nostro, a 67 anni. Dalle nostre parti, un sondaggio pubblicato sul sito dell’Unione Europea, alla pagina dedicata all’invecchiamento attivo, indica che la maggioranza è a favore del poter continuare a lavorare anche oltre l’età pensionabile stabilita nei diversi paesi, che ormai nella maggior parte degli Stati membri viaggia oltre i 65 anni.

Sono aspettative e atteggiamenti che fanno comprendere due cose: primo, come oggi si stia diffondendo l’informazione e la consapevolezza su quali sono  i cambiamenti necessari nel sistema di welfare pensionistico a seguito dei fenomeni demografici e per via delle ristrettezze di bilancio degli Stati; secondo, che il termine dell’età pensionabile sta perdendo il significato storico di spartiacque che tocca tutti gli aspetti e i cambiamenti di questa fase di vita.

Sarebbe cieco e riduttivo il pensare che, avendo spostato per legge l’età pensionabile dai 60 ai 66-67 anni, allora la vita è leggibile semplicemente traslando in avanti di qualche anno i termini, così come sarebbe insensato il pensare che fino a 66 anni sei adulto e fai la vita da adulto come quando ne avevi  45, e poi con l’arrivo dell’assegno pensionistico diventi un anziano.

Non è più così ! Se una volta il momento dell’andata in pensione era un passaggio “totalizzante”, che segnava un cambiamento su tutti i fronti (lavorativo, di ruolo familiare, di ruolo sociale, di identità), oggi  i cambiamenti sono molto più sfumati, flessibili, graduati nel tempo e, soprattutto, legati alle condizioni e alle scelte individuali.

Per quasi tutti è diventato un valore positivo il rimanere attivi anche oltre i cinquanta-sessant’anni, magari fino oltre gli ottanta, sfruttando le migliori possibilità fisiche e mentali. Ma il modo in cui si realizza questa aspirazione e i tempi che ci si dà per i cambiamenti sono sempre più tagliati sui percorsi di vita individuali, e sempre meno sulle regole massificanti.

C’è chi vuole continuare a lavorare e ad utilizzare le proprie competenze ben oltre l’età pensionabile e considera un delitto obbligarlo a smettere. E c’è chi a cinquantacinque anni sceglierebbe molto volentieri di ridurre il proprio impegno lavorativo, anche accettando condizioni economicamente meno vantaggiose, per dedicarsi ad altro.  Il padre o la madre di famiglia può essere un ruolo che può capitare di smettere a qualunque età tra i cinquanta e gli ottanta: è un passaggio, questo familiare, certamente non legato a quando per legge o regola organizzativa è prevista la pensione.  E se ciascuno di noi provasse ad elencare i ruoli sociali che gli capita di giocare nel corso della vita quotidiana, scoprirebbe subito che oggi, nella società delle multi-identità, essi sono ben più numerosi dell’essere semplicemente “pensionato” o no.

Insomma, non confondiamo più un termine legale e burocratico, l’età pensionabile, con le fasi della vita di ciascuna persona.

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Anni inquieti

Scrive Carlo: Ho 66 anni e sono un dirigente in pensione. E’ così che ufficialmente devo definirmi, e già mentre lo scrivo penso che sia chiaro qual è il mio problema in questo momento: non mi piace per niente qualificarmi come “dirigente in pensione”. Non mi piace quella definizione “in pensione” che fa immaginare uno seduto in poltrona tutto il giorno a oziare e “dirigente” sì, lo sono stato, ma oggi non ha più alcuna attinenza con quello che faccio, visto che ho dovuto smettere di lavorare perché la mia azienda oltre una certa età non tiene più nessuno in organico. I figli mi dicono che adesso posso godermi le giornate libere e riposarmi (ma io non ho nessuna intenzione di riposarmi, ho ancora voglia di godermi la vita !), mia moglie continua a dirmi che potrei provare a trovare qualcosa da fare. Forse ha ragione, ma cosa ?

Caro Carlo, sei tra Scilla e Cariddi. Scilla è il modello del “pensionato a riposo” che continuano a usare solo quelli che all’età della pensione ancora non ci sono arrivati. Cariddi è la mitologia del reinventarsi a tutti i costi, a qualunque età.  Io non lo conosco ancora un sessantenne dei giorni nostri che si augura di “stare seduto in poltrona tutto il giorno a oziare”, eppure – in mancanza di modelli sociali alternativi – è una fotografia un po’ rimasta nell’immaginario collettivo. Conosco persone che esplorano nuove occupazioni e hanno nuovi interessi, che ribilanciano la loro vita e che un po’ si reinventano, ma sono nuovi equilibri che bisogna andarseli a cercare, nessuno te li offre pronti sul piatto. Eppure le opportunità sono tante. Hai mai pensato, ad esempio, ad attività di utilità sociale o a passioni che ti avevano mosso emozioni in passato ma che non avevi avuto il tempo di coltivare ?

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Vogliamo rimanere attivi

Roberto a 73 anni rimane attivissimo dedicando il suo tempo ad impegni di rilevanza sociale e politica.  Clara, 62enne, da quando ha smesso di lavorare è la colonna portante di tre famiglie: la sua, dove suo marito e il figlio grande si affidano a lei, quella della figlia sposata dove c’è da dare una mano nell’accudire un bebé e quella del padre anziano e non autosufficiente, dove è richiesto di pilotare la badante.

Adele a 80 anni trascorre più tempo in giro per il mondo che a casa sua.  Luigi, 69 enne, passa da un incarico lavorativo ad un altro e il tempo libero lo spende tenendosi aggiornato sulle evoluzioni della sua professione. Giuseppe, che ha 65 anni e che è in pensione da quando ne aveva 55, passa le giornate coltivando l’orto, accudendo qualche animale e facendo in nero lavoretti di riparazione ai vicini di casa.

Qualche sera fa un amico cinquantenne mi ha invitato ad un concerto della sua band: sala piena di senior e serata travolgente tra una canzone dei Pooh e un richiamo ai Beatles. A parte il cantante e il batterista, più giovani, tutta gente cinquantenne e sessantenne, che di giorno lavora e che la sera per nulla al mondo rinuncerebbe alla propria passione musicale.

Le età che un tempo erano dedicate al “meritato riposo”, alla panchina del parco, al tirare i remi in barca, stanno diventando sempre più, ogni giorno che passa, età in cui si rimane attivi.

I modi cui si è attivi sono molteplici: ad esempio, si è attivi continuando a lavorare,  dedicandosi ad iniziative di volontariato, prendendosi cura dei familiari che ne hanno bisogno, coltivando passioni, facendo sport e attività fisica, partecipando ad associazioni, viaggiando, andando al cinema, leggendo e anche imparando cose nuove, come ad esempio un uso disinvolto di internet.

Le differenze da persona e persona su quali sono le attività predominanti sono significative, ma quel che più conta è che tutti siamo impegnati e attivi, alla ricerca di un senso da dare ai quindici – vent’anni di vita in più che ci ritroviamo.

Il 2012 è, per l’Unione Europea, l’anno dell’ active ageing, dell’invecchiamento attivo. Direi che non è solo un auspicio, ci siamo già immersi fino al collo !

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Sono un tipo fortunato

Scrive Roberto: Ho 73 anni, ho lavorato fino all’età di 69 con significative responsabilità e soddisfazioni ed ora, fuori dal mondo del lavoro, sono attivissimo nel sociale e nella “politica dei cittadini”, tema sul quale tengo un blog piuttosto frequentato. Sono nonno di due bei nipotini e felicemente sposato da oltre 40 anni.
Credo che l’età post lavorativa sia una grande opportunità perchè permette di occuparsi con tempo e passione di temi della società, in forme di volontariato più o meno impegnative, a seconda delle proprie disponibilità di tempo ed energia.
Non solo è aumentata la prospettiva di vita ma, malgrado l’inquinamento, lo stress accumulato ed altri fattori negativi, le persone di 60/70 anni godono spesso di ottima salute.
Il segreto di questa età, a mio avviso, è il seguente: fare molto in ogni campo, ma avere il senso del limite: malgrado si goda di condizioni assai migliori delle persone che avevano questa età 50 anni fa, non si può dimenticare che il tempo lascia i suoi segni, che vanno accettati.

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Il sessantesimo compleanno

Scrive Irene: Per me il sessantesimo compleanno è stato il più significativo della mia vita, lo spartiacque assoluto. La cosa più difficile è ricollocarmi nella percezione di me stessa. Per una vita ho considerato le ultrasessantenni donne ai margini, quasi asessuate, magari ancora “in gamba” ma inesorabilmente vecchie (la foto che amo di più di mia nonna con la crocchia bianca è stata fatta quando lei aveva 57 anni), mentre io mi sento talmente diversa che temo il ridicolo. Adesso anche se so che ho una speranza di vita attiva che può superare i 25 anni, ho dovuto comunque introdurre il concetto della data di scadenza e questo che può da una parte sembrare negativo in effetti relativizza e alleggerisce tutti i problemi. Io che sono sempre stata una macchina da lavoro ”prima il dovere e poi il piacere” sto girando un pochino il timone senza grandi sensi di colpa. Certo ho la fortuna di essere in pensione, di avere dei figli che stanno iniziando a camminare da soli e, per ora, di stare bene, ma l’essermi separata dopo quasi 40 anni di matrimonio è sintomatico di una voglia di vita nuova, e quel poco di saggezza che l’esperienza mi ha dato mi porta ad apprezzare le piccole felicità di giornata senza più attendere cose grandiose dal domani.

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