Posts Tagged: vita nuova

Ripartire

Scrive Maria Luigia: “Care amiche e cari amici,
sono Maria Luigia, sono da poco sessantenne e questa età richiede qualche riflessione in piu’… Affermata professionalmente sto pensando ora a come reinventarmi quando mi si propetterà la pensione.”  In foto: donna senior – foto tratta da: Les nouveautés pour les retraités en 2015 – Tout sur la retraite
retraite-senior-1“Continuo a sentire una grossa responsabilità nei confronti delle generazioni a venire visto che la nostra, di generazione, davvero non lascia loro in eredità un paese “normale”. Per questo vorrei trovare un modo per mettere a disposizione la mia esperienza professionale, scientifica e culturale. Ma quali le vie, quali gli strumenti?
Io spero che questo blog riesca a fare rete anche delle persone che hanno suggerimenti o proposte in tal senso.
Un caro saluto a tutti.”


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Rigenerarsi

Scrive Carlo: Un paio di anni fa ho smesso di praticare la mia attività di medico e da allora ho ricominciato a fare il medico. Mi spiego: era arrivata l’età della pensione ma non avevo alcuna voglia di mettere in un cassetto la mia professione. Non dover più combattere con la burocrazia Medici+Africasanitaria e non essere più ossessionato dagli orari, a questo sì ho rinunciato volentieri ed ero contento di togliermi queste scocciature dai piedi. Ma il rapporto con i pazienti è sempre stata la mia vita e a quella non volevo rinunciare. Alcuni amici che lavorano in un’organizzazione di volontariato e che conoscevano questo mio desiderio mi hanno proposto di trascorrere due periodi l’anno in posti del mondo dove c’è un gran bisogno di medici e ci sono centri di questa organizzazione. All’inizio ero molto perplesso, non solo perché temevo di non essere in grado di reggere la fatica fisica imposta da questi luoghi disagiati, ma anche perché la mia filantropia non era arrivata ad immaginare una sfida del genere. Alla fine mi sono fatto convincere e ci ho provato. E’ stata un’esperienza indescrivibile: molto dura ma anche emozionante, con emozioni che non provavo da tanto tempo. Mi sono sentito utilissimo, ho toccato con mano le differenze del mondo, ho conosciuto realtà che mai avrei immaginato esistessero e persino sul lato professionale mi sono accorto che avevo bisogno di migliorarmi, di studiare cose che non conoscevo. Dopo due esperienze di questo genere posso dire che è stato un vero modo per rigenerarmi, non avrei potuto immaginare un passaggio migliore verso la mia stagione da pensionato.  In foto: medici in Africa

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L’emigrazione dei capelli grigi

Notizia Ansa del 21 agosto 2014, sotto il titolo: “Non solo fuga giovani, nuova emigrazione ha capelli grigi”:

aereo 3“Nel periodo 2007-2013, dall’Italia sono emigrati all’estero in 620mila, quasi il doppio rispetto ai 7 anni precedenti. Solo nel 2013 hanno varcato i confini oltre 125mila adulti. Diversamente dal passato però, il nuovo boom di espatri è trainato da emigrati con i ‘capelli grigi’: negli anni della crisi l’incremento degli espatriati italiani con un’età tra 40 e 49 anni è stato pari al 79,2%. +51,2% nella fascia 50-64 anni. Emerge da una ricerca del Centro studi Cna”.

Da capire se si tratta più di un’emigrazione lavorativa (ad esempio, il tecnico specializzato che viene inviato dall’azienda a lavorare all’estero) o più di un’emigrazione dei pensionati che, come illustravano alcuni dati dell’Inps di mesi fa, si trasferiscono all’estero e lì si fanno inviare la pensione (scelta di vita spesso condizionata da ragioni economiche ma anche dal piacere di trovare luoghi piacevoli dove vivere). In entrambi i casi, testimonianza non solo del periodo di crisi, ma anche della nuova mobilità e iniziativa dei senior.

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Quante vite viviamo ?

Qualche giorno fa, in occasione della sua scomparsa a 63 anni, in tanti abbiamo notato che nel corso della sua esistenza Giorgio Faletti (in foto) aveva vissuto molte vite: prima da cabarettista e comico e poi da cantante, paroliere, attore, oltre che da scrittore di best seller. Una versatilità continua che ha indotto qualche giornalista a definirlo un “decatleta”. Le sue esperienze sono state tutte vissute senza rinnegare quelle precedenti e tutte, qui sta l’eccezionalità, le ha sperimentate con successo.  Una testimonianza straordinaria del fatto che si può cambiare il proprio percorso di vita aggiungendo esperienze, professionalità, passioni.

Peraltro tutti noi, nel corso della nostra esistenza, viviamo più vite, anche se con gradi di successo e soddisfazione diversi e anche se qualche volta i passaggi in cui siamo coinvolti non sono cercati ma subìti.

E’ stato, questo, il tema su cui mi è stato chiesto di esprimere la mia opinione durante la trasmissione tv Rai Uno Mattina di oggi. “Quali sono le ragioni dei cambiamenti di vita, anche di chi non è più giovanissimo?” mi ha chiesto la conduttrice, che sapeva che nel nostro blog sono rintracciabili le risposte leggendo le tante storie inviate.

Ho provato a dare questa sintesi: le occasioni di cambiamento, voluto o subìto, sono numerosissime: la nascita o la morte di qualcuno che ci è vicino, un legame affettivo e familiare che inizia o che finisce, un episodio di salute che mette in discussione delle certezze, un trasloco e un trasferimento di residenza, una vicenda lavorativa e professionale, come possono essere l’arrivo della pensione o un’espulsione improvvisa o la ripartenza con una nuova iniziativa.  Ma possono diventare delle molle importanti per spiegare i passaggi di vita anche qualche nuova pulsione interna, qualche nuovo desiderio, un’inquietudine che ci porta a cercare nuove strade e a reinventarci !

Diciamo che tutte le volte che qualche novità ci induce a modificare i nostri comportamenti di routine, le nostre abitudini, i nostri modi di pensare, in qualche modo iniziamo a vivere una nuova vita. Naturalmente ci sono cambiamenti forti e radicali (come non definire delle vere e proprie fratture con il passato ad esempio il cambiamento della testimone alla trasmissione di oggi che da giovane faceva la modella e che ora fa la vigilessa urbana, o del medico che ad un certo punto lascia professione e famiglia e si trasferisce armi e bagagli in Africa per volontariato ?), ma ci sono anche “cambiamenti morbidi”, li potremmo chiamare degli “aggiustamenti”. Sono, questi ultimi, i casi più frequenti, casi in cui si mantengono parti importanti di ciò che si è costruito e se ne modificano altri, alla ricerca di nuovi equilibri da ridefinire in continuazione.

E fin qui ci limitiamo alla vita cosciente, perché poi, per chi ci crede, ci sono le tante vite vissute in precedenza… anche di questo si è parlato nella trasmissione di questa mattina, a cui é intervenuto Angelo Bona, medico psicoterapeuta che utilizza il metodo dell’ipnosi regressiva…

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Ci sarò anch’io

Scrive Paty: Tra poco ci sarò anch’io, lascerò dopo ben 43 anni la mia amata scuola e a 63 anni d’età sarò … a casa. La novità mi fa paura e mi solletica la mente, potrò dedicarmi di più ai nipotini, avrò più tempo per il mio “cucito creativo” da postare sul mio blog, girerò per la mia città, Milano, e dedicherò più attenzioni al marito e … ai mici di casa.
Ma mi mancheranno tanto le colleghe-amiche, i ragazzi che mi fanno disperare e i problemi lavorativi. Ecco cosa mi mancherà soprattutto, il contatto con gli altri, l’amicizia, lo scambio di idee. Come potrò “ripristinare” tutto questo? Dove potrò trovare altre amiche? Mah, voglio vedere il bicchiere mezzo pieno, ma ogni tanto l’acqua evapora….
Grazie. Paty

In foto: I giardini fioriti di Johan Messely

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La lentezza

Scrive Peppe: Credo che ora la vita è un po’ un’altra storia. E ognuno di noi ha un po’ paura. Ognuno di noi è impegnato ogni giorno a reinventarsi, ricominciare a raccontare e raccontarsi, a sentire un altro odore, a sentire altre prediche, a vedere altre lacrime, a stringere altre mani, a vedere altri occhi, beh, non è semplice. Al di là di ogni possibile ragionevolezza, io ho scoperto il gusto della lentezza, dell’importanza da dare al tempo, alle persone, alle cose. Quando le passioni col tempo cambiano colore, nel cuore già si preparano nuovi luoghi da condividere ed una mappa di spazi comuni che vanno dal libro da leggere insieme, alla vista di una mostra di Caravaggio o del Botticelli ove trovare le piccole poesie di carta straccia trascinate dal tempo. La polvere, i passi veloci, gli affanni, gli stupori dei giorni di lavoro, li guardi con un sorriso ma da lontano, con simpatia ma senza nostalgia. Ed in quell’ esserci, in quella consapevole serenità, sentire un senso di pudore nel credersi ancora salvi, di fronte ai frammenti della vita. L’amore per mia moglie ha un corpo preciso, una sbadataggine particolare, un odore, una voce, un cappello, un caminetto acceso ed un libro aperto sul comodino, una formula di saluto, una calligrafia tremenda, un passo cigolante. Sono sicuro che se per questo tentativo di vera vita abbiamo fatto di tutto ed abbiamo visto possibile un percorso ancora lungo, allora, vestiamoci con i fiori e lasciamo che siano altri a sedersi su una panchina a lamentarsi dei dolori alle ossa, del tempo che passa, del tempo che rimane mentre ci si vergogna un po’ a credersi fin qui ancora salvi, di fronte ai frammenti della vita. Così mi capita di guardare le mani del futuro e scoprirle piene, e che la mano che cerca la tua è quella che volevi e che è li, pronta a stringerti ad ogni risveglio. Peccato che la vita non abbia una serratura dalla quale la si possa guardare di nascosto: forse si riuscirebbe a sentire il profumo della nostra voglia di farcela, sempre, oggi come a vent’anni. Un profumo ipnotico, indimenticabile, luminoso, per chi lo vuole. Mi auguro e auguro a tutti di ascoltare ancora una musica sublime fatta di emozioni, conoscenza, amore per il bello, entrarvi fin dentro le viscere e portarvi sempre in alto mare, anche se non sapete nuotare.
Per molti la tragedia vera forse non è andarsene, ma non esserci mai stati. Giuseppe De Biasi.

Nella foto in alto: Le emozioni di Kandinsky in “Dipinto blu”.  Nella foto in basso un dipinto del toscano Andrea Martinelli, secondo cui «lentezza significa aver voglia di capire e capire significa rinascere»

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Come nuova!

Arriva la primavera e anch’io mi sento che rinasco. Dopo un anno tra ospedali, operazioni, medicine, riposi forzati a letto, dovrebbero avere dato una sistemata al mio fegato e alle mie ginocchia. E’ stata un’occasione per leggere tanto e per sentire l’affetto di chi mi è vicino, però non ne potevo più dei dolori né di questa vita menomata. La sensazione che provo in questi giorni di primo sole che anticipa la primavera è la stessa che mi ricordo avevo provato quando avevo dodici o tredici anni, la sensazione di essere vicinissima alla natura, quasi tutt’uno con il mondo che rinasce. Che bello avere ancora questa possibilità a 66 anni ! Finalmente mi posso muovere e ritornare alla mia vita normale. Dopo aver provato cosa vuol dire quando manca sarà ancora più bello ! Un saluto a tutti. Franca

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Nuovi orizzonti

Scrive Nicole: Francese, quasi 62enne, da molti anni in Italia, prima per lavoro in un’azienda francese a Roma poi per matrimonio in Liguria. Mi sono sposata a 40 anni con un piccolo imprenditore di 14 anni più grande, commettendo l’Errore della mia vita: licenziarmi. Infatti, dopo 2 anni, mio marito è fallito. Eravamo sul lastrico. Ha aperto un bar, a nome mio, e neanche questo è andato bene con penose conseguenze finanziarie per me. Anziché rimboccarsi le maniche, è scivolato nell’alcolismo. E’ da quel periodo che viviamo da separati in casa, né dormiamo né prendiamo i pasti insieme. Solo l’amore per i miei animali ed il mio orgoglio innato mi hanno dato la forza di andare avanti. Otto anni fa ho trovato un lavoro come operatrice in un call center, lavoro penosissimo e mal pagato ma a tempo indeterminato. Poi, 4 anni fa, ho conosciuto l’amore-passione per un mio coetaneo…non libero. Gioia e dolore insieme ma…vita. Sentirsi bella e desiderata alla mia età è fondamentale, rialza l’autostima. Ora non so cosa sarà della mia vita. Avrò finalmente la forza di lasciare marito e amante per nuovo orizzonti? (ma mai i miei animali). La Fornero mi costringe a sopportare per altri 2 anni l’inferno del call center. Poi, chissà… Leggere Voi è stata una scoperta, bellissima, spero poter scambiare pareri con Voi. Grazie

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Una proposta di cohousing – 2a puntata

Il primo pezzo proposto da Danilo sul cohousing, pubblicato su questo blog lo scorso 26 novembre, ha suscitato interesse. Pubblico quindi volentieri una “2a puntata” in cui sono approfonditi alcuni aspetti della vita in cohousing.

Scrive Danilo: “Il primo inserto sul cohousing su questo blog ha suscitato un certo interesse che, unitamente ad altri  sviluppi attuati in interventi e incontri da me organizzati in altre aree,  penso meriti  la ripresa dell’argomento.  Le informazioni richieste sono tante e principalmente legate alla ubicazione del cohousing  e al caso di malattia di un ospite (cohouser).  Vediamo di dare una sintetica risposta ai questi due quesiti.

Per quanto riguarda la localizzazione esiste solo la regola della vivibilità dell’ambiente interno ed esterno.  Può andare bene sia la città (sconsiglierei  la periferia più lontana di una grande città) che una posizione vicino alla città (distante al max una ventina di chilometri), un luogo turistico, climatico, termale, etc. Basta che l ‘ubicazione soddisfile esigenze delle persone coinvolte.

Le considerazioni sulla scelta ottimale si basano essenzialmente, oltre a quanto detto poc’anzi, sulla capacità di garantire  dei vantaggi per gli ospiti rispetto alla situazione attuale e quindi la valutazione dei costi di  acquisto o di ristrutturazione dell’immobile (che si ripercuotano sulla retta mensile) , la vicinanza a servizi  (sia socio-sanitari che rete di trasporti) e la necessità di avere spazi verdi interni  alla struttura.   In modo particolare rispondo volentieri ad una persona e qui confermo che anche un  Comune (inteso proprio come Ente pubblico) o Enti ecclesiastici potrebbero essere interessati a partecipare al cohousing  magari dando in dotazione  edifici di proprietà e forse ora vuoti.  Due sono le condizioni  basilari  : la gestione del  cohousing  deve essere attuata in forma  indipendentee la durata dell’affitto non può essere di certo il 6+6.

Per quanto riguarda il caso di malattie distinguerei fra malattie ”passeggere” (mali stagionali, influenza, etc) dove il comportamento è come quello di una normale famiglia , vale a dire che bisogna aderire a principi attivanti di aiuto e di socialità e di compagnia; l’ospite può farsi aiutare anche da famigliari/amici al di fuori del contesto cohousing e, se lo ritiene opportuno, può recarsi a casa di questi. Nel caso di malattia grave che comporti l’ospedalizzazione, il gestore si incarica di attuare e di seguire tutto l’iter amministrativo dal ricovero alla dimissione e alla eventuale riabilitazione , a meno che l’ospite decida diversamente.  Se ci fossero altre domande e interesse sull’argomento non esitate a contattarmi all’indirizzo <danilocesare@libero.it>

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Accettare i propri limiti…

… e scendere qualche gradino senza farsi male.

Di momenti in cui la scala va percorsa in discesa, nel corso della vita ne sperimentiamo tanti. Sarà sicuramente successo a tutti di rendersi conto che la strada ad un certo punto ha preso a scendere e che, abituati alla pianura o alla salita, non sappiamo come affrontarla rischiando di franare rovinosamente. Nel passaggio verso la fase di vita da senior la discesa di qualche gradino é un’esperienza inevitabile e quindi è importante attrezzarsi per affrontarla al meglio.

Sto parlando di una condizione che non sperimenta solo chi ha raggiunto alte vette di successo e di notorietà e ad un certo punto si rende conto che le ciambelle non vengono più tutte col buco come al solito o che la propria presenza, di solito circondata di attenzione e di plauso, improvvisamente diventa indifferente ai più. Al contrario sto parlando di una condizione che sperimenta chiunque di noi si accorga nella normalissima vita quotidiana che le proprie prestazioni fisiche non sono più quelle di una volta, che il proprio contributo non è più considerato così fondamentale da chi ci sta intorno o che si è meno pronti di un tempo a fronteggiare con sicurezza situazioni nuove e difficili.

Ci sono tempi della vita in cui le parole chiave sono crescere, salire, espandersi, puntare in alto, conquistare il mondo, o detto più prosaicamente, migliorare le proprie condizioni economiche, avere una casa più bella, costruire una bella famiglia, avere successo, dimostrare a sé e al mondo che si esiste e che non si è niente male.

Nella scalata ad un certo punto ci si stabilizza: qualcuno raggiunge quote collinari, qualcun altro arriva a 1300 metri, i più fortunati giungono alle vette dei 3000 o addirittura sull’Everest. Ognuno, raggiunta la propria quota, nel tempo si adatta e si affeziona allo standard di vita corrispondente.  Poi passano gli anni e ad un certo punto succede qualcosa per cui rimanere a vivere a quell’altitudine diventa un problema.

Ad esempio, succede che sul lavoro ci si accorge che il rischio di obsolescenza è diventato reale, che ci sono bravi e rampanti trentenni e quarantenni che si domandano per quale ragione tu cinquanta-sessantenne devi godere di più responsabilità e privilegi di loro; succede che anche tu cominci a chiederti con ansia la stessa cosa e che l’azienda magari ti fa capire che se c’è qualche esubero, considerata la tua età, sei tra i primi della lista; così la reazione umana che ti viene è di avvinghiarti alla poltrona e di prepararti ad una guerriglia di resistenza che però sai già in anticipo che ti vedrà presto o tardi perdente.

E nella vita privata arriva il momento in cui qualcuno, magari anche un amico benintenzionato, ti segnala che hai messo su troppa ciccia, o all’opposto che ti stai rimpicciolendo e restringendo come un frutto un po’ avvizzito, e magari ti aggiunge che “forse non ci senti più benissimo, l’hai fatta una visita audiometrica ?”.  E quando ti accorgi che i figli non solo ce la possono fare senza di te, ma cominciano loro a raccomandarti di essere prudente, invece che tu a loro, allora capisci che sei a una svolta.

Ti rendi conto che se prima ti sentivi l’hub intorno al quale girava tutto il traffico non solo della tua vita ma anche di quella di tanti altri, ebbene ora sei in procinto di diventare uno scalo periferico.   E’ in questo frangente che bisogna tirar fuori la propria cifra e il proprio stile.

Guai a ergere barricate ridicole e antistoriche, guai a far finta di niente negando anche a se stessi che la situazione è cambiata, guai a buttarsi in picchiata presi da improvvisi istinti masochistici ! Questo è il momento invece in cui bisogna riallargare lo sguardo su terreni nuovi e imparare a scendere qualche gradino senza farsi male, con il miglior savoir-faire di cui si é capaci e consapevoli che la serenità e l’autorealizzazione le si possono trovare anche qualche gradino più in basso, che la fase di vita da senior é piena di opportunità diverse da quelle precedenti. E’ il momento di saper accettare i propri limiti e di dimostrare che si è in grado di governare la discesa, non solo di arrampicarsi in salita.

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