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Inventarsi il lavoro da senior

I 55-75enni che vogliono continuare ad essere attivi (attivi in senso generale) sono la quasi totalità e quelli che con invecchiamento attivo intendono anche il proseguire un’attività di natura lavorativa sono una nutrita schiera, anche se probabilmente non la maggioranza, soprattutto tra gli over60.  Essere attivi e lavorare sono comunque due dimensioni ben presenti nella realtà dei sessantenni, anche per via delle nuove norme pensionistiche. Però all’interno di queste fasce di età vi sono delle differenze significative per cui il tema che propongo a molti risulterà estraneo, per altri invece di attualità.

Ad esempio, tra i sessantenni e i settantenni di voi che hanno già interrotto il lavoro da tempo e che percepiscono la pensione sarà probabilmente difficile capire perché propongo questo argomento, dell’inventarsi un nuovo lavoro; allo stesso modo, il tema è poco d’attualità per coloro che proseguono con successo l’attività artigianale, commerciale o professionale di sempre o per coloro che in attesa della pensione proseguono nello stesso posto di lavoro.  D’altra parte, vi è un numero crescente di cinquantenni e sessantenni che devono o vogliono avviare una nuova attività o trovare un nuovo lavoro. Eccone qualche esempio.

Serena ha 58 anni e abita a Parma. Per vent’anni ha portato avanti con soddisfazione un negozio di abbigliamento: clientela abbastanza danarosa e fedele, un’immagine di negozio che non rifila merce scadente, unita a un discreto savoir faire anche con le clienti più difficili. Poi ad un certo punto i conti del negozio non sono più tornati. Per un paio d’anni Serena ha stretto la cinghia, ma al terzo ha dovuto alzare bandiera bianca e accettare l’idea della chiusura. Era un anno fa, Serena da 57enne senza figli e senza essersi mai sposata aveva ben chiaro che avrebbe dovuto mantenersi da sola per il resto della vita. Che m’invento ? si è chiesta. Un amico l’ha introdotta presso una compagnia assicurativa che organizzava corsi per chi volesse prepararsi a fare una sorta di consulenza e vendita telefonica sui prodotti assicurativi. Serena ci ha messo dei soldi suoi e dopo sei mesi ha iniziato a svolgere questo nuovo lavoro. Lo fa da casa, ad orari meno duri di quelli richiesti da un negozio, con più libertà ma ancora non ha capito quanto guadagnerà perché le prime entrate stanno arrivando solo ora.  Ad ogni modo Serena è uscita da un insuccesso e si è reinventata. Secondo lei sono stati fondamentali non solo la sua intraprendenza ma anche l’aver avuto da parte qualche risparmio che le è servito per il periodo di traghettamento e per il piccolo investimento che ha dovuto fare.

La storia di Carlo è diversa, ma anche nel suo caso si è trattato di un grosso cambiamento lavorativo. Carlo, 60 anni tondi, ha sempre lavorato per un’azienda privata di prodotti elettromeccanici come venditore e grazie alle sue competenze tecniche e al giro di conoscenze sviluppato in tanti anni ha sempre ottenuto buoni risultati e stipendi più che decenti, sufficienti a far vivere con agio la sua famiglia. Negli ultimi anni però ha sofferto sempre di più la vita aziendale: differenze di vedute e di carattere con il suo capo, unite ad un clima aziendale che si faceva sempre più pesante con l’arrivo di una nuova direzione, l’hanno portato ad accarezzare l’idea di mettersi in proprio sfruttando la sua rete di relazioni . Detto, fatto. Si è dato qualche mese per preparare il terreno con i clienti e con le aziende che gli avrebbero fornito i prodotti, ha trovato un piccolo ufficio in uno stabile a poche decine di metri da casa sua e con un collega un po’ più giovane diventato suo socio ha iniziato a fare l’agente nello stesso settore dove ha sempre lavorato. Dopo circa un anno, l’impresa resiste e anche se Carlo dice che ad un certo punto si è trovato in difficoltà perché lui e il suo socio non avevano predisposto un piano finanziario, la sua soddisfazione per l’autonomia conquistata è palpabile e testimoniata dall’entusiasmo con cui si dedica per dieci ore al giorno alla nuova impresa.

Infine Umberto, ex quadro 63enne con una lunga esperienza in diverse aziende dell’immobiliare e della gestione dei servizi per le imprese. Ad un certo punto Umberto viene lasciato a casa. Con nessuna intenzione di rimanere inoperoso e con la prospettiva di una pensione comunque allontanatasi nel tempo, decide di mettere a frutto la sua esperienza di gestione amministrativa di stabili, studia per diventare amministratore di condomini e si appoggia ad uno studio per l’appunto di amministrazione stabili, dove gli danno da lavorare per quattro ore al giorno. Mi dice che è una strada che avrebbe dovuto intraprendere prima e, malgrado non sia di primo pelo, accarezza l’idea di avviare uno studio proprio. L’unico vero problema è un fastidioso disturbo di salute che periodicamente gli toglie le forze e con cui i suoi sogni devono fare i conti.

Inventarsi un lavoro da senior dunque è difficile ma ci si può riuscire. Con tutta  probabilità chi ci prova non ritrova situazioni di impiego fisso stabile, ma si possono avviare piccole attività o trovare impieghi di breve durata. E’ necessario mettere in campo tutta la propria intraprendenza, le relazioni che si sono sviluppate negli anni e una forte disponibilità ad apprendere competenze nuove. E non bisogna dimenticare di valutare attentamente se il nuovo che si sta iniziando è alla portata dei propri risparmi e delle proprie condizioni di salute. Da senior si può ancora re-iniziare, ma è necessario che mente, corpo, spirito e risorse vadano nella stessa direzione.

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Come ci vedono i giovani

Non mi sono lasciato scappare l’occasione. Ieri avevo di fronte un gruppo di 25 giovani interessati a sapere qualcosa da me sull’universo dei baby boomers e ne ho approfittato per farmi dire da loro come ci vedono. Ora vi riferisco.

A parlare delle generazioni dei baby boomers mi ha chiamato una grande azienda multinazionale del settore delle bevande alcooliche, che ha raccolto intorno al tavolo tutti i suoi specialisti di marketing, la gran parte ragazzi italiani istruiti tra i 25 e i 35 anni, con una minoranza tra i 35 e i 45. Una platea di giovani, dunque.  Ad un certo punto ho chiesto a ciascuno di loro di esprimere una risposta a queste due domande, con una modalità che impedisse, nel rispondere, di influenzarsi a vicenda:  1) come definiresti le persone tra i 55 e i 75 anni ? e 2) a cosa le associ ?

Era solo un piccolissimo campione, ma quel che hanno detto lo trovo comunque interessante. Ecco dunque come questi giovani ci definiscono: ben 9 di loro ci chiamano “maturi” o “neo-maturi”: questa è stata la definizione di gran lunga più gettonata. A seguire tanti altri modi per indicarci: “senior” (3 risposte), “esperti” (1), “signori” (1),  “baby boomers” (1), “ragazzoni” (1), “i ragazzi di oggi” (1), “non più giovani” (1), “inseguitori” (del tempo che passa) (1), “runners” (1), “cariatidi” (1), “croste” (1).  Risposte che hanno poco a che spartire con le definizioni più tradizionali (“terza età”, “anziani”, “pensionati”, “vecchi”), con quelle dei demografi (“giovani anziani”) o con quelle create dai media (tipo “grey panthers”, “diversamente giovani”, “golden age” e altre).

Ma ancora più interessanti sono le risposte ricevute alla domanda: “a cosa associ le persone di 55-75 anni ?”.  Ebbene, qui le associazioni che evocano aspetti positivi o neutri sono state leggermente superiori a quelle negative, che però non sono mancate. Tra le prime: “tempo libero” e “tempo rilassato” (4 risposte), ma anche “persone soddisfatte” (2) e “persone realizzate” (2), seguite da “spensieratezza” (1), “calma” (1), “achievement” (1), “voglia di rimanere attivi” (1), “esperienza” (1) e “buona educazione” (1).  Contemporaneamente a queste associazioni tutto sommato positive ecco quelle meno lusinghiere: “Italia e politica” (3 risposte, da intendersi come critica alle nostre generazioni per le condizioni attuali italiane), “potere” (1), “status” (1), “corruzione” (1). Su un piano diverso: “rughe” (1), “finti teen-agers” (1), “confusi” (1), “in crisi” (1), “in perdita di autorità” (1).

Era solo un piccolissimo campione, ma queste risposte a loro volta qualche domanda la sollecitano. Ad esempio, percezioni come quelle che ho riportato sono una  premessa per la solidarietà o per l’antagonismo intergenerazionale ?      In foto: tre generazioni.

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Come un palloncino…

Anche stamattina mi sveglio.. e sono stanca. Comincio a vedere i miei sessant’anni all’orizzonte eppure continuo ad essere ancora in quella fase di ‘nuovi progetti’.. E’ più forte di me, farà parte del mio dna, non fermarmi mai, pensare sempre a cosa farò da grande (…) e buttarmi a capofitto come quando avevo vent’anni. Poi però mi accorgo che non ho più quell’energia e mi affloscio come un palloncino… ma tant’è..
Sono così testarda da non mollare mai la presa. Devo esserne costretta altrimenti la battaglia continua, ogni giorno, per raggiungere l’obiettivo. Leggo di queste vite tranquille, finalmente ripagate delle fatiche vissute, godersi la vita con un libro, la pittura, il teatro. Tutte cose che io amo tantissimo ma per le quali non ho mai avuto, né avrò mai, il tempo. Se ripercorro la mia vita partendo dal suo inizio ‘lavorativo’ mi vedo in quella grande azienda dove, dopo dieci anni, ho maturato la mia discreta esperienza per una professione che ha poi tracciato tutto il percorso della mia vita. Mi occupavo di eventi, corsi di formazione organizzati per i dipendenti. L’incontro con il mondo degli alberghi e del turismo mi ha affascinato subito scoprendo però poi anche la frustrazione del vivere i dieci metri quadri d’ufficio. Così ho mollato tutto ed iniziato la mia vita un po’ anarchica di un lavoro vissuto viaggiando.. Non mi preoccupavo minimamente della pensione, vivevo la giornata perché un giorno ero a Sydney.. il giorno dopo chissà… Ho una figlia fantastica che oggi ha più di trent’anni e mi somiglia. E’ in carriera, piena di energia vitale, milanese. Io invece vivo ad un’ora d’auto, sulle colline dell’oltrepò pavese, non troppo lontano da lei. Da dieci anni le mie maniche sono rimboccate, le mie mani un po’ acciaccate, la schiena non parliamone.. Ma vivo in un paradiso.. che ancora non è finito. Era una vecchia decrepita casa sommersa dalla vegetazione; come Indiana Jones ho vissuto con il macete facendomi strada tra le sterpaglie. L’acqua del pozzo, la stufa a legna, fuori la notte buia, silenziosa. Se ripenso a quel tempo mi viene la pelle d’oca ma io ero felice lontana dallo stress e dalla competizione sfrenata. Oggi, dopo più di dieci anni, la mia casa è un bed&breakfast, il giardino un’oasi ancora da finire ma c’è il laghetto con le mie anatre selvatiche, i miei gatti alla finestra ad osservare le cincie mangiare le molliche di pane sul davanzale, il mio ultimo cucciolo bianco che diventa ogni giorno più grande..
Il mio motto è sempre stato ‘chi mi ama mi segua’, perché non mi sono mai preoccupata di partire sola, ho sempre fatto da testa d’ariete, da avamposto alla scoperta di nuove mete. Così ho un compagno fantastico ma vive fuori casa dieci e più ore al giorno con il suo lavoro.. ed io qui, con le maniche rimboccate, le ossa indolenzite, lo sguardo un po’ assonnato che vorrebbe svegliarsi un giorno e vedere intorno tutto in ordine e già fatto, almeno una volta.
Con questa nuova crisi sono scoperta, non ho reti protettive perché i lanci nel vuoto sono la mia specialità. Così mi lamento che ancora una volta, come nel ’93 a Milano, la crisi mi sorprende fragile e con scarse risorse per affrontarla. Ma la verità non è il destino beffardo, semplicemente è la mia vita che è sempre vissuta così, sull’onda.
E mentre intorno a me le mie amiche cominciano a godersi la vita da ‘pensionate’ io sono ancora qui a fare i conti con i miei limiti, misurati sempre un po’ oltre la linea di demarcazione.

Allora penso che sì, adesso sì, vorrei qualcuno con cui condividere questo progetto, anche per avere il tempo e il modo di godermelo almeno un poco. Mi piacerebbe molto che fosse una donna, un’amica, irrequieta come me, piena di entusiasmi infantili come me, un po’ colta come me, un po’ matta.. proprio come me.
Per piantare un nuovo fiore, creare un nuovo angolo nel verde, inventare e progettare, eventi per gli ospiti-amici da organizzare in questa oasi di ventimila metriquadri di boschi, prati ed un laghetto. In rete ho messo il mio B&B latorrettadisotto.it creato anch’esso da me, grazie al mio essere stata, anche, una consulente in marketing turistico internazionale. Forse è questa la nuova fase della mia vita: essere partecipata.. Se leggendomi senti un piccolo sobbalzo del cuore, scrivimi!    In foto: il giardino per la colazione della casa di Patrizia

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Lutti, nuovi amori e figli

Mi capita sempre più spesso negli ultimi tempi di sentire di conoscenti over60 che avviano una nuova relazione sentimentale.  Qualche volta si tratta di persone che in passato sono state single, più frequentemente sono uomini e donne che hanno alle spalle rapporti di coppia lunghi che ad un certo punto sono finiti. Ci sono anche, tra questi ultimi, coloro che hanno conosciuto il grande dolore della morte del partner e che dopo un periodo più o meno lungo di lutto e di sofferenza, si sono riaffacciati alla  vita e hanno trovato un nuovo compagno o una nuova compagna, di cui si sono innamorati o comunque con cui hanno deciso di trascorrere un pezzo della vita.  Nelle due storie che conosco di Cristina e di Renzo (entrambi nomi di fantasia), uno dei problemi più sentiti in quanto nuova coppia senior con alle spalle un matrimonio finito con la morte di uno dei partner, è la difficile reazione dei figli grandi.

I sentimenti dei figli di fronte ad un nuovo rapporto di uno dei genitori sono sempre un tasto delicato, qualunque sia la loro età e l’età dei loro genitori, ma la faccenda pare complicarsi ulteriormente se il genitore è un senior e se l’altro genitore è morto.

Cristina ha 65 anni, suo marito è spirato due anni fa dopo una lunga malattia e lei gli è stata vicino fino all’ultimo. Dopo circa un anno un coetaneo ha iniziato a corteggiarla discretamente e lei non è rimasta insensibile ai modi di questa persona. Tra mille dubbi, ha avviato questa nuova relazione e ora, a distanza di mesi, pensa di aver fatto la cosa giusta. I suoi tre figli sono tutti autonomi e hanno una loro famiglia. Però quando Cristina ha comunicato loro, tra mille imbarazzi, l’esistenza del suo nuovo compagno, la reazione è stata prima di incredulità, poi di opposizione crudele. Compatti, hanno preso le distanze, l’hanno fatta sentire in colpa e hanno diradato al minimo indispensabile le comunicazioni. Per la prima volta si sono occupati seriamente del patrimonio familiare e hanno invitato la madre, senza troppi giri di parole, a non frequentare con il suo nuovo partner la casa di campagna di famiglia, che sarebbe servita a loro e ai loro bebè nei weekend e durante le vacanze.

Anche nella storia di Renzo la reazione dei figli è stata un problema. Renzo è più anziano di Cristina, ha 77 anni e sua moglie è morta quando lui ne aveva 73. Gli anni precedenti erano stati di faticosa e penosa assistenza alla moglie malata, che lui aveva sempre amato con passione. I primi due anni successivi alla scomparsa della moglie Renzo era inconsolabile e i suoi due figli quarantenni sono subentrati nel compito di assistenza, questa volta a favore del padre che sembrava non farcela a superare il trauma. Poi, durante una vacanza estiva, è comparsa una signora di dieci anni più giovane, per cui Renzo ha subito provato simpatia, ricambiata, e nel giro di qualche settimana è nata una nuova coppia. Hanno adottato una regola per cui ciascuno mantiene la propria abitazione, ma la frequentazione è quotidiana e non c’è dubbio che la vita ora l’affrontano insieme. Figli contenti che il padre avesse ripreso vitalità ? Nemmeno per sogno. Uno ha impiegato un anno prima di accettare di conoscere la nuova compagna del padre e l’altro appena può esprime un giudizio morale negativo verso il proprio genitore.

Per fortuna, sia Cristina sia Renzo non hanno rinunciato alle loro nuove storie d’amore, ma certamente la serenità di entrambi è stata intaccata da come i figli hanno reagito.

Ormai si può tranquillamente sostenere che il pregiudizio negativo nei confronti dell’amore e dell’innamoramento dei senior sia stato superato, ma non è per niente da sottovalutare la psicologia dei figli nati da precedenti coppie, specialmente se alle spalle c’è il lutto per uno dei genitori.

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Mi sento viva

Scrive Bruna: Mi sento finalmente viva. Era ora ! L’ultima volta che ho provato questa sensazione è stato troppi anni fa. Quanti ? Trenta ? Quaranta? Non ricordo più. La mia vita è stata come dentro un pallone da cui non potevo uscire. Il matrimonio con i figli all’inizio l’avevo voluto, ma non è stato come speravo. Ho fatto quel che fa una brava moglie e una brava madre, non ho fatto mancare l’affetto a nessuno, ma dentro di me sapevo che non stava andando come volevo. Adesso che è finita con mio marito, dolorosamente ma è finita, e che i figli sono autonomi mi sento con una pagina bianca davanti.  Ho fatto anche la brava figlia quando mio padre è rimasto solo e ha avuto bisogno di aiuto. Lo facevo volentieri ma anche quello mi ha condizionato tantissimo la vita. Per non parlare del lavoro, da brava impiegata avevo i miei orari fissi, mai lamentata per il troppo lavoro ma gli orari rigidi, quelli sì non li sopportavo. Adesso in pensione, mi sembra un miracolo che non suona la sveglia la mattina. Libera e viva !

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Tra sogni e realtà

L’esplorazione della fase di vita successiva a quella della piena maturità è spesso contrassegnata da interrogativi su cosa si vuol fare del proprio futuro. I più bravi e fortunati riescono a far emergere sogni e progetti, in qualche caso a far riemergere idee lasciate nel cassetto da molto tempo. Il gusto dei viaggi sempre rimandati, la passione per un’attività manuale di cui si è sentita la mancanza per anni, una vita fatta di relazioni autentiche e non strumentali, un lavoro svolto con meno ansia del solito, sono – per fare degli esempi – delle prospettive su cui mobilitare le proprie energie e delle méte per le quali applicarsi. I mesi nei quali ci si trova a riflettere su se stessi e sulle tante possibili strade da intraprendere sono insieme eccitanti e disorientanti: eccitanti perché si allargano gli orizzonti dopo che per tanti anni si era battuta una strada iper-conosciuta, disorientanti perché c’è il rischio di perdersi tra le possibili alternative e perché, alla veneranda età di 55 o 65 anni, tocca rimettersi a fare i conti con le proprie risorse.

Il sogno ci rende energici e lievi, aperti al confronto con nuove altre persone, capaci di pensare al cambiamento delle abitudini che ci hanno accompagnato per lustri. E quando ci sembra di aver intravisto una nuova strada da percorrere, una desiderabile méta su cui impegnarci, siamo anche rassicurati perché allora la vita riprende più senso.

E’ a questo punto del tragitto che si annida il rischio della delusione, quando il progetto e il sogno sono messi alla prova della realizzabilità. Il progetto che ho accarezzato si regge in piedi? Le capacità necessarie per dargli forma sono tra quelle di cui dispongo ? La nuova identità che verrebbe associata alla realizzazione del sogno mi piace ? Le risorse richieste dal sogno sono alla mia portata ? Eventi imprevisti, ma ahimé a questa età un po’ più frequenti, come qualche serio acciacco fisico, mi obbligano per caso ad abbassare le pretese ?

Sogno e realtà viaggiano a braccetto e il senior impara velocemente che se non vuole cadere in una lunga apatìa, ma nemmeno rimanere nel mondo dei sogni, una buona dose di creatività, flessibilità e iniziativa nel continuare a rigenerarsi è assolutamente necessaria

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Siamo diventati di moda

Fino a un paio di anni fa, quando dicevo che mi occupavo dei senior e della loro nuova vita, vita non più da piena maturità ma non ancora da veri vecchi, metà di quelli che mi ascoltavano non capivano subito di cosa stessi parlando e distoglievano l’attenzione, l’altra metà mi considerava un po’ eccentrico ad occuparmi di un argomento così di nicchia e ascoltava con sufficienza.  Poi, mese dopo mese, l’attenzione è cresciuta, noi senior siamo diventati d’attualità e ormai, negli ultimissimi mesi, si può ben dire che ci hanno trasformato in oggetto di moda.

Certo, era un po’ difficile mantenere l’indifferenza di fronte alla moltitudine che rappresentiamo nelle società di oggi: solo in Italia 14 milioni di persone tra i 55 e i 75 anni, destinati a rapidissima crescita. Un enorme mix di nuovo petrolio da valorizzare per l’economia e di spesa spaventevole per il futuro welfare che non poteva passare inosservato. E infatti…  Dipartimenti universitari che vi si dedicano, saggi e romanzi che aprono un nuovo filone dedicato a questa età, film che hanno per protagonisti attori senior e che sviluppano trame intorno ai sessantenni, spot pubblicitari che dopo aver sempre evitato di mostrare facce e fisici agés adesso cominciano a popolarsi di figure in là con gli anni, convegni di aziende di beni di consumo in cui ci si interroga su come approcciare questo mercato, istituti finanziari che capiscono che le esigenze dei senior sono specifiche e propongono prodotti ad hoc, società di consulenza che danno consigli su come gestire cinquantenni e sessantenni in azienda, associazioni di volontariato specializzate nell’aiuto da senior a senior, politici che elaborano disegni di legge specifici per questa fase di vita, Unione Europea che celebra l’anno dell’invecchiamento attivo, moltiplicarsi delle iniziative di Comuni grandi e piccoli a sostegno degli over60, esplosione delle Università della terza età, ecc.  Ecco, le UTE sono proprio un buon esempio per capire come si stia espandendo il fenomeno: avendo l’avventura di ricevere degli alert quando compaiono delle notizie sugli over 55, posso testimoniare che le notizie riguardanti iniziative delle UTE non sono mai, ogni giorno, meno di una decina, distribuite in tutta Italia.

Alle nostre generazioni, che nella vita si sono trovate a fare da apripista in mille occasioni, non fa molto effetto essere di nuovo sotto i riflettori. E quindi anche questa volta riusciremo a vivere l’attenzione ricevuta senza scomporci più di tanto. Però dovremo allenarci a capire quando si tira la corda.  Sulla pagina facebook collegata a questo blog ho appena riportato (ironicamente, spero che si capisse) un annuncio che pubblicizza “corsi di autodifesa per la terza età”: ma chi sente davvero il bisogno di un corso di questo genere ? Nel marketing non c’è niente di male, ma come reagiremo quando ci inviteranno a frequentare “supermercati dedicati ai senior” o a “bere in tazzine di caffè disegnate appositamente per gli over 65” ?

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Nuova vita a 60

Scrive Sergio: I cani da guardia del mercato del lavoro hanno un nemico giurato: il cinquantenne. Appena ne fiutano uno procedono alla sua eliminazione. Stavo precipitando in questa scomoda posizione quando una coppia di amici decise di investire denaro, energie, speranze e attitudini professionali in una nuova start-up, un sito internet per prenotazioni di visite mediche online: Idoctors. Gli inizi furono terribili ma poi il vento cominciò a girare. Fu così che una mattina bussarono alla mia porta: con la cautela e il tatto che solo il sentimento dell’amicizia sa cavar fuori dalle parole e dai gesti di chi ti vuole aiutare, cominciarono a parlare di sviluppo, nuovi orizzonti, contatti con i media, filmati, gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa. Nella mia condizione di uomo invisibile e inservibile non li feci neanche finire. Dissi sì. Oggi mi trovo a far parte di un progetto in pieno sviluppo, coi conti a posto e prospettive rosee. Lavoro (per la maggior parte del tempo dal pc di casa), dando il mio contributo e sperando di aiutare a crescere l’impresa sempre più velocemente. La maggior parte dei colleghi sono più giovani e più bravi di me col pc, ma le mie idee e i miei progetti vengono discussi e vagliati come quelli di tutti gli altri e, sembrerà strano ai solerti cani da guardia, talvolta anche accettati e realizzati. Peccato sia solo la storia di un vecchio sessantenne, altrimenti varrebbe quasi la pena di raccontarla… In foto: un senior che ha trovato un nuovo lavoro

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Esperienze di volontariato over55

Pino, 58 anni, dedica due sere alla settimana all’associazione che supporta i familiari dei malati di Parkinson. A Lella, 59, si sono liberati i pomeriggi e per tre volte la settimana, su indicazione della fondazione benefica di cui fa parte, accompagna i disabili quando devono uscire di casa. Vincenza invece, da quando è in pensione riutilizza le sue competenze di insegnante e segue dei giovani alunni nel loro percorso scolastico. Anche Massimo, 66enne, mette a frutto la sua precedente esperienza professionale di medico e si rende disponibile per un centro di accoglienza. Alessandro, 62, è poi orgoglioso di continuare ad essere socio volontario del soccorso e di partecipare alle iniziative della protezione civile. Per Sandra infine, volontariato significa andare una volta al giorno dalla sua vicina di casa novantenne per vedere se ha bisogno di qualcosa.

I senior sono tra i principali protagonisti del volontariato, un fenomeno in crescita a tutte le età ma che in particolare riguarda gli over55 e gli under25.  Secondo i più recenti dati dell’Istat, In Italia la partecipazione ad attività di volontariato in poco meno di vent’anni è passata dal 6,9% al 10%. Nel 2011, secondo le stime dell’Istituto di statistica, sono più di 5 milioni gli italiani che hanno svolto una qualche attività gratuita presso un’associazione di volontariato e il valore economico delle attività volontarie in Italia è stimato intorno agli 8 miliardi di euro. Tra i 55 e i 64 anni la partecipazione ad attività di volontariato è sopra la media, in particolare tra i neo sessantenni raggiunge quasi il 13%, a fronte del misero 5,2%, che era il dato nel 1993.

I numeri sembrano precisi, in realtà il volontariato è un oggetto che sfugge come un’ameba.  Innanzitutto non sai mai bene cosa rientra nella definizione volontariato: è solo quello che transita attraverso un’associazione o è anche l’atto generoso spontaneo di una persona verso il prossimo, come quello di Sandra che va ad assistere la sua vicina di casa ? E partecipare, per fare degli esempi, ad associazioni come le pro-loco o le cooperative abitative locali, è anch’esso volontariato ? O ancora: essere attivi senza ricompensa in associazioni culturali, prestare gratuitamete servizio di sorveglianza in un museo, cucinare gratis alla sagra del paese o fare donazioni ad associazioni benefiche rientrano o no nel perimetro delle attività di volontariato ? Molti cinquanta-sessantenni, vogliosi di avvicinarsi a questo mondo, si domandano quali sono le modalità più efficaci, sia per fare cose utili, sia contemporaneamente per trovare una fonte di arricchimento morale e personale, che dia senso alla loro “vita nuova”. Le possibilità sono molte: per questo nell’indagine “vita da senior” abbiamo chiesto agli stessi senior quali sono le pratiche più efficaci che hanno sperimentato quando si sono dedicati al volontariato. I risultati si possono leggere a questo link, dove si possono anche aggiungere le considerazioni che vengono dalla propria esperienza.

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Vita mia

Scrive Gioia: A 54 anni sono rimasta vedova e, nel giorno del funerale di mio marito, a mia madre e’ stata diagnosticata una grave forma di leucemia. Dopo due anni e’ morta. I figli (2) non ancora indipendenti e con un mutuo da pagare. Credevo che per me fosse finita.
Ho lavorato tanto, mutuo pagato e figli sposati.Comunque ero sola. Una sera, da sola, sono andata a teatro per assistere ad un concerto di musica popolare. Sono rimasta folgorata….un piacere immenso. Da li e’ nata la mia nuova vita. Faccio parte di un grande coro popolare che si esibisce anche all’Auditorium di Roma!!!  Ora ho 70 anni e mi sembra un sogno….sul palcoscenico con i piu’ grandi cantanti italiani!!!!!!

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