Posts Tagged: vita nuova

Ce la si fa a ricominciare ?

Nell’ultima storia che ho pubblicato Anna è ad un nuovo passaggio della sua vita: nel suo caso, figlia e nipote tornano ad abitare con lei. In precedenza, tante altre storie su questo blog hanno raccontato di eventi che segnano un ulteriore passaggio dell’ esistenza quando ormai, da senior, si pensava che la vita non dovesse più riservare troppi cambiamenti. A volte sono eventi inaspettati e dolorosi (mariti o mogli che se ne vanno, un lavoro che improvvisamente non c’è più, una malattia che cambia tutto…), altre volte sono previsti e magari desiderati (l’inizio della pensione, i figli che diventano autonomi e lasciano più tempo libero…); in certi casi sono frutto di scelte  di cambiamento (“vado a vivere in un bel posto lontano”), in altri casi lasciano a bocca aperta (“mi sono innamorato a sessant’anni, è mai possibile?).    Quasi sempre si scopre che i binari su cui ci si era assestati nel corso della vita matura non vanno più dritti e qualche curva ancora, prima di arrivare all’età in cui si sperimenta la vera vecchiaia del calo d’autonomia, va affrontata.

Ricominciare diventa così la parola d’ordine. Per qualcuno è un ripartire su piccole cose, per altri è un rimettersi in discussione sugli assi fondamentali della propria esistenza.

Ricominciare: facile a dirsi per chi ha progettato dei cambiamenti da tempo ed ora li realizza. Molto più difficile invece per i tanti che prima di mettersi in una prospettiva di immaginazione del proprio futuro da sessantenni e settantenni devono superare lo shock dei nuovi eventi per i quali si sono trovati impreparati.  Per chi fa questa esperienza, le situazioni sono da affrontare sul piano psicologico prima ancora che sul piano pratico.  Il rischio di sentirsi vuoti, di deprimersi, di non riconoscere più la propria identità, di mettere in discussione la propria autostima, di percepirsi soli nell’affrontare la fase nuova, di non trovare più senso in quel che si fa, sono tutti rischi molto alti. E allora non c’è dubbio che le risorse di sempre che ciascuno possiede (le proprie capacità personali, le amicizie, la propria solidità psicologica, le proprie risorse economiche, eccetera) sono utilissime. Ma possono poco se non sono accompagnate da un atteggiamento aperto: l’attegggiamento di chi va all’ ”ascolto” delle nuove opportunità che potrebbero rivelarsi nei campi più disparati perché non si rifiuta di pensare che per un sessantenne le opportunità continuano ad esistere.

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Esodata

Da parte di Margherita: ”Comincia un nuovo capitolo: una nuova vita. Spero che sia migliore, anche se ne dubito. Mi manca il lavoro, mi mancano i colleghi, mi manca il rapporto con gli altri; mi sento sola fra la gente, non ho scopi, non ho voglia di fare niente. Passerà, mi devo solo abituare a questa nuova situazione, so che sara’ difficile devo solo riprendere la mia vita in mano e decidere cosa farne. Ho tante cose nella testa ma in questo momento non ho la minima idea di cosa voglio fare.”

Queste parole le dicevo un anno fa , quando ho accettato di stare a casa senza stipendio e senza pensione grazie a ‘Monti ‘, ebbene ragazzi la mia vita e’ cambiata ora faccio quello che voglio e quando ne ho voglia: scrivo, leggo, passeggio nei miei silenzi cerco in tutti i modi di tenermi occupata sia nel fisico che nella mente, penso sia l’unica soluzione al problema: solitudine, noia, e per non dire depressione.  In foto: donna che legge un libro

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Marcia trionfale dei film sui senior

I mostri sacri del cinema invecchiano, ma invece di mettersi a riposo come succedeva una volta stanno macinando nuovi film di successo. La loro età avanzata, invece di essere un limite da nascondere, diventa la ragion d’essere delle pellicole che dirigono da registi o che interpretano da attori.  Sì, perché se c’è un fenomeno nuovo nell’offerta cinematografica degli ultimissimi anni è il mostrare le meraviglie e le sorprese della nuova vita dei senior di oggi.

Fino a un paio di anni fa si faceva una certa fatica a trovare film che si soffermassero sull’argomento, adesso Hollywood e compagni devono aver fatto i conti (demografici e di botteghino) e assistiamo a una marcia trionfale di titoli che celebrano l’avanzare dell’età.

Per stare a quelli che sono in programmazione nelle sale cinematografiche in questi giorni, si va da Love is all you need, che ti immagini una commediola d’amori giovanili e dove invece l’unico che si innamora è l’ex James Bond, il 59enne Pierce Brosnan. A La regola del silenzio, in cui il 76enne Robert Redford corre a perdifiato nei boschi (se io a 20 anni avessi corso allo stesso modo sarei stramazzato subito al suolo) e intreccia una storia sentimentale con un’incredibilmente ancora fascinosa Julie Christie (71 anni). E quando il mostro sacro diventa regista, come è il caso di Dustin Hoffman (75 anni) con la sua fiaba Quartet, naturalmente rappresenta i suoi coetanei, che nel suo film sono ex cantanti lirici in pensione.

Tornando indietro di qualche mese, ci possiamo ricordare di Maryl Streep (63) e di Tommy Lee Jones (66) che cercano di riscoprire il sesso coniugale in Hope Springs, oppure di Marygold Hotel, che racconta di viaggiatori in terra straniera tutti ricompresi tra i 78 anni di Judy Dench e i 60 di Celia Imre.    Antesignano del genere (parliamo del 2010) è Another year, in cui il 63enne Jim Broadbent e la 56enne Lesley Manville trascorrono in coppia la routine delle stagioni. E’ poi del 2011 il nostrano Gianni e le donne, con il protagonista Gianni Di Gregorio allora 61enne che cercava di districarsi tra le sorprese della nuova età.   Ma siamo solo all’inizio. C’è da scommettere che il filone avrà un grande seguito e scruterà tutti gli angoli della vita dei senior.  In foto: Pierce Brosnan

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Adesso mi sento realizzata

Scrive Silvana: Due pomeriggi alla settimana collaboro come volontaria di sostegno ai malati di Parkinson e ai loro familiari e tre mattine invece lavoro, sempre da volontaria, come custode in un museo che senza noi volontari in certe ore rimarrebbe chiuso. Considerando anche le riunioni di preparazione e coordinamento presso le associazioni che organizzano queste attività, l’impegno totale è abbastanza assorbente, ma l’ho cercato io convinta e sono pienamente soddisfatta di svolgerlo.
Ho lavorato per trent’anni in una struttura pubblica, in un ufficio di quelli dove si accumulavano le carte sul tavolo come nei film di Fantozzi e anche se in tutti i modi cercavo di trovare interesse in quel che facevo, riuscire ad arrivare a fine giornata era veramente sempre una pena. E’ completamente diverso da quando sono a casa e ho iniziato a fare la volontaria, mentre prima mi sentivo lontanissima da quel che facevo adesso sono completamente coinvolta. Finalmente faccio qualcosa di utile e che serve veramente a qualcuno. Capisci subito, quando vedi la reazione di un malato, se stai facendo la cosa giusta o sbagliata, se gli serve a farlo stare meglio o no. Anche al museo ho questa sensazione quando vedo le scolaresche che imparano cose nuove grazie alla nostra presenza.
Queste cose che sto provando quasi a sessant’anni si dovrebbero fare prima, senza buttar via un sacco di anni con cose inutili. Una volta, sul lavoro mi hanno spiegato che era importante realizzarsi con quello che si faceva e a me veniva da ridere. Adesso mi sento realizzata.

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Lunga vita! Che sia anche buona

Ogni secondo sul pianeta due persone festeggiano il loro sessantesimo compleanno e un individuo su nove oggi ha superato i 60 anni, percentuale che entro il 2050 arriverà a uno su cinque.   L’allungamento della vita è un fenomeno mondiale, non riservato solo a pochi paesi occidentali.  In Cina, il paese più popoloso del mondo con il suo miliardo e 354 milioni di abitanti, la popolazione in età lavorativa nel 2012 è calata in termini assoluti per la prima volta da un lungo periodo di tempo, mentre gli over60 crescono di numero e sono diventati 194 milioni. Nel rapporto internazionale “Invecchiare nel XXI secolo” si legge che “la speranza di vita alla nascita è attualmente di oltre 80 anni in trentatre paesi”, mentre cinque anni fa le nazioni che avevano raggiunto questo obiettivo erano solo diciannove.  Confermano il fenomeno i demografi Golini e Rosina: “Se ancora all’inizio del XX secolo meno di una persona su dieci arrivava a superare gli 80 anni, all’inizio del XXI secolo questa meta è diventata, per la prima volta nella storia dell’umanità, un’impresa alla portata dei più”. E alcuni studiosi sostengono che non è finita qui: a metà di questo secolo la maggioranza dei futuri inquilini del pianeta potrebbero, alla nascita, aspettarsi di vivere fino a 100 anni.

Insomma, siamo nel pieno di una rivoluzione demografica e come tutte le rivoluzioni trascina con sé enormi cambiamenti sociali, economici, umani.  Vivere più a lungo è una grande conquista. Poter vivere in tanti con buona o discreta salute decenni che una volta erano riservati solo a rarissimi fortunati è un progresso dell’umanità. Le opportunità potenziali sono innumerevoli e in queste pagine quotidianamente si cerca di metterle in evidenza. Attenzione però a non dare per scontata l’equivalenza: lunga vita uguale a miglioramento delle condizioni umane. Perché questo si avveri dovremo capire quanta pena porteranno con sé gli inevitabili malanni fisici in aumento, dovremo essere capaci di trovare risorse per garantire la dignità degli anni in più e  dovremo trovare il senso da dare alla porzione di esistenza aggiuntiva che alle nostre generazioni è stata regalata.

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Da senior ho trovato l’anima gemella

Scrive Teresa: Sono in pensione da molti anni. Il mio lavoro di medico ospedaliero mi ha costretta per 34 anni a dei turni molto pesanti, in situazioni molto stressanti, perciò sentivo di aver concluso una fase della vita, che pure mi ha dato molta soddisfazione e che rifarei. Ho continuato a svolgere la mia professione di medico privatamente, ma il mio desiderio di tempo libero mi ha pian piano allontanato dal lavoro e mi sono pian piano riappropriata della mia vita assecondando i miei desideri e i miei gusti.
Durante la mia vita da senior ho incontrato la mia anima gemella. Ci ha unito la condivisione di interessi, viaggi, mostre, concerti e la presenza di quest’uomo ha vivificato la mia vita, come era mio desiderio. Ci siamo sposati dopo qualche anno di frequentazione, ma abbiamo continuato a mantenere le nostre case individuali, anche dopo il matrimonio, per rispettare le nostre abitudini e i nostri spazi. Ora abbiamo scelto di abitare vicini, ma sempre in case separate. Questo non vuol dire che non condividiamo felicemente, anche nelle cose pratiche, la maggior parte del tempo. Ci piace molto seguire le stagioni concertistiche, andare al mare d’inverno, visitare mostre d’Arte in varie città e frequentare amici.
Inoltre, tengo molto ai rapporti famigliari: offro aiuto concreto per i piccoli di casa, che sono la mia gioia e il” dessert della mia vecchiaia”. Ho anche dato per molti anni la mia disponibilità a prestare la mia opera professionale di volontariato in una struttura di accoglienza di bambini e di madri in difficoltà e attualmente vengo chiamata per consulenze.  In foto: medico donna con paziente

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Aggiustamenti della propria vita

Ripiego e ribilanciamento sono due soluzioni molto diverse, ma tutte e due sono degli aggiustamenti della propria vita che molti senior sperimentano.  Provo a spiegarmi.  E il modo migliore per spiegarsi, come sempre, è raccontare dei casi concreti, in questa occasione i casi di Lorenza e di Paolo, entrambi intorno ai sessanta.    Lorenza sta sperimentando delle novità significative nella propria vita, innanzitutto sul fronte familiare e affettivo. E’ stata felicemente sposata per tanti anni, poi il suo matrimonio si è incrinato, lei l’ha lasciato sopravvivere in stato vegetativo per molto tempo, quindi del tutto inaspettatamente, quando ormai credeva di essere fuori tempo massimo, si è innamorata, ricambiata, di un altro uomo. I suoi due figli sono ormai adulti autonomi e la scelta di separazione per lei è stata dolorosa ma non drammatica. Il suo nuovo compagno abita lontano, in un’altra città e non è pensabile far vivere il nuovo rapporto mettendo di mezzo troppi chilometri. Così Lorenza sceglie di trasferirsi in una città che non conosce, insieme fiduciosa e paurosa di ciò che l’aspetta. Il suo cambiamento (compagno di vita e città di residenza) è significativo, ma ci sono altri aspetti sui quali Lorenza non cambia la propria vita. In primo luogo il suo lavoro, che non prevede un ufficio fisso, ma di lavorare al computer e di viaggiare nelle diverse località dove ci sono i clienti da visitare: così per lei dal punto di vista del lavoro è indifferente abitare in una città o in un’altra, e decide di continuare a lavorare come prima. Anche il rapporto con i figli non si modifica di molto rispetto a prima. Si tenevano in contatto telefonicamente, con le email e incontrandosi più o meno ogni due o tre settimane: ora gli spostamenti sono un po’ più lunghi ma proseguono con questa frequenza. Nell’insieme Lorenza è soddisfatta dal suo nuovo equilibrio. Ha fatto un cambiamento importante su alcuni aspetti della propria vita ma non su tutti, in questo senso il suo è stato un aggiustamento e non una cesura totale, e soprattutto vede un futuro promettente grazie sia alle novità che ha introdotto sia al proseguimento di alcune attività e relazioni di sempre: da questo punto di vista il suo è un ribilanciamento, cioè un cambiamento parziale dell’equilibrio preesistente associato a un sentimento di rilancio ottimista della propria vita.

L’altro caso che racconto è quello di Paolo, che pure sta sperimentando un aggiustamento della propria vita, ma percepito in termini di ripiego. Paolo è sempre stato un compagnone e insieme un gran lavoratore. Il meglio l’ha sempre dato nella sua professione e nelle uscite con gli amici: al ristorante, nell’organizzare viaggi, gite, grigliate, grandi bevute. La sua bella carriera e i suoi chili di troppo sono i testimoni di queste preferenze.  Negli ultimi due anni però non tutto è andato per il verso giusto. Prima un ricovero d’urgenza per un problema cardiaco, poi dei continui malanni digestivi, l’hanno obbligato a limitare le uscite sociali. Quasi contemporaneamente, dove lavora gli hanno detto senza molti complimenti che se voleva restare gli avrebbero dovuto ridimensionare il ruolo. In realtà, pur con queste limitazioni, Paolo ha una vita piena: i problemi di salute non hanno completamente tarpato le ali alle sue uscite con gli amici, deve solo starci più attento; e sul lavoro, dato che il problema riguarda anche tanti altri, non ha perso la faccia e finché dura può mantenere lo stesso tenore di vita di prima. Senza contare che Paolo ha una moglie che gli è sempre stata vicino e a cui anche lui vuole bene.  Il punto è che Paolo vive quel che gli sta succedendo con un sentimento di ripiego: gli sembra di non avere più sotto controllo la situazione e si aggrappa a quel che gli rimane (oggettivamente ancora tanto) pensando che l’importante per il futuro è solo di non farsi travolgere e di evitare peggioramenti.

Lorenza e Paolo sperimentano entrambi degli aggiustamenti, cioè dei cambiamenti parziali dei loro equilibri precedenti, ma la prima li sperimenta in termini di ribilanciamento positivo, il secondo invece con un atteggiamento di ripiego.  I cambiamenti e le transizioni di quando si entra nella fase di vita da senior possono essere su molti fronti (lavoro, figli, coppia, salute, danaro, abitazione, ecc), ma sono sicuramente più numerosi i casi di aggiustamento di quelli di cesura totale con il passato. E certamente gli aggiustamenti sono più numerosi anche rispetto ai casi di ricerca di continuità totale con la vita di sempre. E’ vero che eventi più o meno fortunati che esulano dalla nostra volontà possono condizionare molto la qualità dei nostri aggiustamenti, ma per quel che è nelle nostre mani sicuramente atteggiamenti di rilancio a favore di un ribilanciamento sono molto più saggi di atteggiamenti che portano a sentimenti di ripiego.

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Condividere interessi e passioni

Da parte di Angela: Il mio lavoro di insegnante alle Superiori era per me molto gratificante e paventavo l’idea della pensione. Mi sono allora creata un passaggio indolore alla vita da senior che è avvenuto con il part – time nella scuola e con la creazione di relativi spazi di tempo. La mia vita da senior è dunque iniziata così, ma anche con l’acquisto di una nuova casa in campagna, contenitore di un futuro col mio nuovo compagno. Mi sono improvvisata architetto per la ristrutturazione della casa e l’ho vissuta come occasione per rivisitare la nostra vita, utilizzando mobili e oggetti delle nostre famiglie d’origine e del nostro “vissuto” insieme, ricollocandoli in modo contemporaneo. Quest’attività, senza volerlo, è stata per me un vero e proprio percorso spirituale di accettazione delle mie molteplici e in apparenza contrastanti anime che ora convivono in pace tra di loro.
La nostra creatura è questa magione interpretata come Ateneo del vino e della gastronomia. Infatti con il mio compagno, esperto enologo, condivido interessi e passioni: coltivare viti, fare vino, divulgare. In itinere è stato possibile aprirvi un Agriturismo, e incanalarvi tutte le potenzialità, tutte le idee accumulate in almeno quarant’anni, i talenti artistici , gli strumenti metodologici acquisiti nella mia esperienza lavorativa e la voglia di rendere partecipi gli altri delle nostre emozioni. Il convivio è sempre stato l’obiettivo che abbiamo perseguito: infatti qui si incontra una grande varietà di persone, accomunate dal gusto per l’enogastronomia, per la natura, per l’Arte e per la cultura.
Qui c’è il fulcro della mia vita: amo confondermi con la bellezza e l’originalità del paesaggio che mi inducono a passeggiate ed escursioni tra le vigne e sulle montagne circostanti. Le molteplici attività che organizzo per i nostri ospiti, l’invenzione di nuovi canali per la promozione di eventi e la divulgazione della nostra attività contribuiscono a tenermi in forma la mente, e mi sono scoperta un’ intelligenza pratica che prima non sospettavo di avere.
Spero che questa mia realizzazione di vita sia un esempio per i giovani, in questo momento di difficoltà, affinché coltivino la speranza e capiscano che non ci sono limiti né di tempo né di età per esprimere e realizzare se stessi e che è possibile ritrovare la propria identità anche attraverso percorsi alternativi, non necessariamente il lettino dello psicanalista.  In foto, l’agriturismo di Angela, Antica meridiana, a Vicoforte (CN)

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Solo quello pagato è lavoro?

Da parte di Emilia: Sessantaquattro anni, da quattro sono in pensione. Fra gli ultimi fortunati del regime retributivo, avrei continuato ancora qualche anno, se il lavoro stesso non fosse diventato sempre più stressante, se in famiglia non ci fossero stati problemi e malattie che domandavano la mia presenza, se non fosse arrivata al momento giusto la famosa “offerta che non si può rifiutare”, che ho colto al volo.
Ho vissuto la fine del lavoro come una liberazione di energie: finalmente potevo scegliere obiettivi “miei”, anche di lavoro, certo lavoro “altro”, per lo più non pagato. Ma chi ha detto che solo quello pagato meriti il nome di lavoro?
Da giovane avevo cominciato nella ricerca sociale, poi mi ero dovuta occupare d’altro, da pensionata finalmente ho potuto recuperare gli antichi interessi. Da cinque anni tengo un blog, l’ho iniziato quando ancora lavoravo: ho scritto 280 post, ho ricevuto 70 mila visite.
Il ruolo obbligato di caregiver cerco di viverlo come una sfida: “sacrifici” il meno possibile (anche se i vincoli sono tanti.. i viaggi, tanto per nominarne uno), affetto e competenza sì, come anche amicizie e aiuto, e fiducia, nonostante tutto.
Il futuro preferisco non pensarlo troppo, anche perché il presente mi occupa troppo. C’è poco “pubblico” a fianco delle famiglie che ne hanno bisogno, ma c’è anche poco “privato” serio e affidabile. Un’occupazione possibile per tanti giovani, fra l’altro.         In foto: donna al computer

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Non è una questione (solo) anagrafica

Uno studio dell’Università dell’Oregon ha dimostrato che tanto più si mantiene l’attitudine a fare acquisti per se stessi e a prendersi cura della propria persona e delle proprie faccende domestiche, tanto meno si verrà percepiti come persone vecchie nonostante l’età.

Il 58enne che scende disinvolto lungo una pista di sci o che fa senza sforzo particolare quattro vasche olimpioniche di fila, non verrà visto come anziano, al contrario del suo coetaneo che ha eletto a suo sport preferito lo strasene stravaccato sul divano davanti alla tv.

La 64enne che ha la giornata piena di impegni, di attività e di rapporti sociali non si sente affatto nella fase del tirare i remi in barca e non capisce bene perché continuino a parlarle di vecchiaia e di terza età; la sua coetanea che invece si è isolata e lascia scorrere le giornate trascinandosi dal letto al frigorifero è lei per prima che si sente in totale declino.

E i nonni 70enni che alternano la gioia dello stare coi nipotini con viaggi, spettacoli, palestra e camminate si domandano se davvero parlano di loro quando sono citati gli anziani.

L’età anagrafica non spiega tutto.  Che c’entrino anche l’età biologica, lo stato fisico e quello di salute lo sappiamo da sempre: c’è chi ha malanni seri e chi no, chi la natura l’ha dotato di un fisico resistente e giovanile e chi invece già a quarant’anni sembrava vecchio, chi si tiene in forma fisica con del movimento e dello sport e chi si lascia andare.

Ma c’entra anche l’età che ci viene riconosciuta socialmente: e questa dipende appunto da quel che facciamo, da come ci mostriamo agli altri, dai ruoli più o meno attivi che giochiamo, dal livello di partecipazione o di isolamento rispetto alla vita sociale che scegliamo. Mentre l’età biologico-fisica è solo parzialmente condizionabile da noi, quella sociale lo è quasi totalmente.

L’età legale (ecco un’altra accezione ancora dell’età, che ha a che fare con il riconoscimento legale del nostro stato), quella viene dopo: la legge e le regole è difficile che anticipino i fenomeni, è più probabile che si adeguino a come si è trasformata la realtà sociale e demografica. Per non fare il solito esempio delle pensioni, fino a poco tempo fa per avere lo “sconto anziani” sui mezzi pubblici e al cinema bastavano 60 anni, adesso stanno diventando quasi dappertutto 65. Per queste regole anziano adesso sei a 65 anni, ma non vuol dire molto, perchè le regole di solito seguono la trasformazione reale, non è quasi mai il contrario.

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